Estratto del documento

Appello nei normali appelli. 3 domande aperte, 1 ora di tempo. Nel pomeriggio orale.

16 dicembre ore 9

13 gennaio ore 9

27 gennaio ore 9

10 febbraio ore 9 Diritto indù.

Una differenza importante introduttiva è che l'induismo è tipicamente indiano, il buddismo è nato

in India e ha poi avuto un'espansione panasiatico.

Esiste un'induismo nepalese e c'è un diritto indù europeo.

Il diritto indù è antichissimo, tradizionalmente si adotta come data di inizio il 1.500 a.C., però è un

diritto vigente. L'India di oggi, laica, esiste una parte di diritto statale laico che si applica agli indù.

Pur essendo poco conosciuto, riguarda una porzione dell'umanità molto maggiore ad esempio

del diritto italiano (gli indiani sono 1 milione e gli indù sono circa l'80%).

Diritto indù.

Si intende il diritto degli indù. è il diritto prodotto e seguito dalle comunità che si riconoscono parte

dell'induismo. è un diritto che segue gli indù. Ci possono essere varie interazioni con i diritti

statali, e si applica solo agli indù.

L'induismo è una religione, ma dal punto di vista degli scienziati della religione pone problemi,

perchè per alcuni si dovrebbe parlare di un fascio di religioni, che unifica una serie di correnti

religiosi che si sono sviluppate in India.

Tutte queste religioni condividono alcune credenze nella creazione del cosmo, del ruolo degli

uomini nel cosmo, che permette di riconoscere l'induismo come una serie di religioni che si

riconoscono a vicenda.

L'induismo è una realtà estremamente plurale. Gli studiosi occidentali hanno individuato 3 criteri

come criteri di riconoscimenti di appartenenza all'induismo:

• riconoscimento dell'autorità dei veda come testi sacri (elemento di differenziazione

rispetto al buddhismo).

• credenza nel karma (concezione ciclica dell'esistenza umana come una serie di

rinascite). Questo accomuna induismo e buddismo.

• adesione al sistema delle caste. Differenziazione rispetto al buddismo.

Le singole comunità indù, che possono essere estremamente frastagliate, possono dare versioni

diverse di questi concetti. Ci può essere una comunità che può essere più vicina al buddismo,

perchè neutralizza il sistema delle caste.

L'induismo è un sistema completo, un vero e proprio diritto completo, che riguarda non solo il

matrimonio, ma anche il contratto.

Dharma.

è il concetto più importante anche per il diritto indù. è il concetto che viene utilizzato per la

costruzione del diritto indù tradizionale.

Può essere tradotto come diritto, ma ha un aspetto più ampio, può essere tradotto anche come

religione, legge, giustizia.

Il suo significato etimologico è di sostenere, derivante da una radice indoeuropea.

Il dharma è ciò che sostiene il mondo, sia l'ordine cosmico sia l'ordine sociale. Entrambi questi

ordini vengono visti come unitari.

è ciò che deve essere fatto per mantenere l'ordine sociale. L'idea è che chi compie il proprio

dharma, conserva l'ordine sociale e partecipa anche all'ordine del cosmo.

è un concetto religioso, perchè strettamente legato al concetto di karma.

Elemento dell'inclusività: nel pensiero indù classico, il dharma regolava tutti gli aspetti della vita,

tutti i doveri di un individuo. Da questo punto di vista, è un diritto estremamente inclusivo. Tutti gli

atti venivano pensati in virtù dell'effetto dell'azione, che era un effetto karmico.

Elemento della differenziazione: il dharma viene concepito come variabile. Il dharma concreto

varia sulla base di una serie di circostanze. I doveri cambiano a seconda delle appartenenze, del

contesto e dello stadio della vita. Il dharma muta a seconda dell'appartenenza di casta, che fa sì

che ciò che è doveroso per un individuo appartenente ad una casta alta può essere vietato ad un

individuo appartenente ad una casta. Le pene possono variare a seconda dell'appartenenza ad

una casta.

Fonti del dharma.

Aspetto centrale.

Le fonti del diritto indù sono designate col termine "dharmamula" (radice del dharma). Sono

quattro quelle riconosciute come autoritative dalla tradizione stessa.

Chi pone il dharma? Le fonti devono essere intesi come mezzi di conoscenza di un dharma. Le

regole del dharma non sono poste da un'autorità umana, ma neppure da un Dio personale. Non

c'è lo schema della rivelazione da un Dio personale ad un profeta, ma c'è l'idea di una parola

sacra, increata, eterna, che viene ascoltata, e quindi rivelata ad una serie indeterminata di

veggenti, che sono i "rishi". è una parola sacra divina di per sè.

Prima fonte è il veda o shruti, la seconda è la cosiddetta smriti, la terza è sadacara, quarta è

atmanastushti. SOno delle categorie di fonti.

Shruti significa ciò che è udito. Sono stati messi iscritto, ma molto tardi. La loro trasmissione è

orale. Si identifica con il veda (conoscenza), si intende l'insieme della conoscenza valida, ed

insieme di raccolte di testi vedici (non necessariamente scritti). Scarsa importanza pratica.

Sono 4 raccolte: rig - veda (più antichi, testi compositi), sama - veda, yajur -veda, atharva - veda

(non si riconosce l'autorità in alcune comunità induiste del sud).

Smiriti: importante dal punto di vista pratico. Significa memoria. Tutti i testi della tradizione.

Categoria generale, al cui interno i più importanti sono i dharma shastra; dharma sutra;

manusmriti; manavadharmashstra.

Shastra può significare scienza (elaborazione colta del dharma; può significare anche trattato.

Dharma shastra sono i trattati sul dharma, più facilmente utilizzabili come strumenti di

comprensione del dharma. Sono stati considerati dai britannici nel periodo coloniale come

equivalenti dei codici, quindi applicati come legge (erroneamente). Smitri: bhashya (commenti ad

uno specifico dharma shastra o dharma shutra, ogni commento viene ricommentato da altri) e

nibandha (gesti, opere più rivolte che alla pratica, che organizzano per capitoli le regole che si

trovano nei vari dharma shastra, è una sorta di repertorio, prende in considerazione più testi).

I dharma sutra hanno la stessa natura del dharma shatra, con l'unica differenza che sono scritti in

sutra (genere letterario, che significa filo). è solo una differenza stilistica. Molto stringata, tenta di

inserire il maggior numero di informazioni in una formula densa.

Sadacara: pratiche consuetudinarie, modelli di comportamento non scritte.

Atmanastushti: non riconosciuta da tutti. Significa di approvazione/soddisfazione personale. è

una fonte il cui statuto è molto più problematico. Il dharma può essere conosciuto anche

attraverso il senso di soddisfazione personale, chi di solito si comporta secondo il dharma. ha

una sorta di educazione al dharma sente se si sta comportando secondo il dharma o meno in

situazioni in cui non sono riconosciute regole.

Il passaggio fondamentale è quello tra smriti e sadacara.

La radice della religione (dal testo di Manu): l'intero veda, la tradizione di cui Manu è uno dei testi

più importanti, la condotta dei virtuosi, ciò che soddisfa sè stessi. è la stessa tradizione che

identifica le fonti che possono essere considerati autorevoli per la conoscenza del Dharma.

Karma.

Significa azione, azione vista nelle sue conseguenze, l'effetto dell'azione.

Ogni azione può avere un effetto sovrasensibile che influenzerà le vite successive. Determina la

qualità delle rinascite.

Chi si comporta secondo il proprio dharma, avrà un karma positivo, chi viola il proprio dharma

avrà un karma negativo.

Sistema delle caste.

Le caste sono immutabili. Si nasce in un varna e si cambia varna, ma in una vita successiva. Il

sistema delle caste è religiosamente giustificato, perchè va visto nel sistema del cosmo

complessivamente considerato. Nei Veda si vede solo un riferimento alle caste.

Si narra dello smembramento mitico di un maschio primordiale, dal cui corpo sarebbero nati i vari

varna. Da qui l'idea che tutte le parti del corpo sono importanti e che hanno bisogno l'una

dell'altra, ma ci sono delle gerarchia.

Varna, Jati, Wajati = Brahamana, Kshatriya, Vaishya, Shudra.

Varna: primo livello di classificazione, significa "colore". Quattro varna: Brahamana (classe

sacerdotale), Kshatriya (classe aristocratica, guerriera), Vaishya (uomo comune, insieme di

mestieri), Shudra (servo). Si a

ppartiene per nascita.

Fuori casta: dalit (oppressi). Al di fuori di questo sistema, ultimi tra gli ultimi.

Un'ulteriore classificazione sia fatta per Jati: termine che traduce più esattamente Casta. Sono

centinaia.

Upajati: sotto - casta.

Dall'appartenenza di casta derivano regole diverse. Influenza il lavoro ed il matrimonio. Il lavoro

perchè determina il lavoro che può essere svolto (ognuno deve svolgere il lavoro della famiglia,

che appartiene ad una casta). Matrimonio: anche gli indù meno ortodossi. Gli indù devono

sposarsi all'interno della medesima casta. Il matrimonio inter casta è vietata, è visto come una

violazione del dharma, con effetti negativi sugli sposi, le famiglie e l'ordine cosmico. Nel diritto

odierno, laico, non riconnette divieti in base alla casta. Diverso è il valore di questo matrimonio

dal punto di vista sociale, a livello non ufficiale.

Sovrano - Stato.

Il ruolo del sovrano può essere visto attraverso due concetti principali: raja - dharma

(legittimazione del potere in termini dharmici) e danda (bastone del potere, ha a che fare con la

forza, è il potere del sovrano di punire).

Il primo dovere del sovrano è di proteggere i sudditi dalle minacce esterne ed interne (ecco la

prerogativa della punizione legittima). Deve assicurarsi che i suoi sudditi possano vivere secondo

il proprio dharma.

In vari periodi storici, c'è stata una coincidenza tra potere religioso e potere politico. Il fatto che

esista una raja - dharma significa che il re ha determinati poteri che devono essere pensati

secondo il dharma. Un sovrano che si comporta secondo il suo dharma protegge il suo regno.

Una decadenza della sovranità produce degli effetti che producono una dissoluzione del cosmo.

Una prerogativa fondamentale è quella dell'amministrazione della giustizia. Il termine con cui

facciamo riferimento all'amministrazione della giustizia è vyawahara, che in realtà significa

soluzione delle liti, che non necessariamente prevede l'intervento di un terzo. Sono sempre

intervenuti dei fori alternativi (tribunali di casta, più o meno informati al dharma). Il re già nel

modello non è il detentore esclusivo di questa capacità di amministrare la giustizia.

Quali regole doveva applicare il re nelle corti regie quando qualcuno si rivolgeva a lui per ottenere

giustizia? Su questo non si sa tantissimo, perchè quello che ci arriva dal periodo classico è la

tradizione colta, che poteva essere anche un modello aulico. Il re doveva comunque applicare il

dharma specifico delle parti che si rivolgevano a lui. Manu, libro 8 versetto 41. Ogni comunità

stabilisce quale è il proprio dharma.

Fonte regia (rajashasana): decreti del re. Vi è una sfera legata all'amministrazione dello Stato,

che necessita di regole pratiche.

Almeno in linea di principio, secondo alcuni studiosi, il re può essere deposto se non si comporti

secondo il dharma.

Fini dell'uomo.

4 fini dell'uomo:

• dharma

• artha: l'utile, sia in senso economico sia in senso politivo, è il valore tipico del raja.

• kama: il desiderio, che è la base di tutta la vita umana. Ha anche il significato di

soddisfazione di questi piaceri/desideri.

• mosksha: rinuncia (samnyasin, cioè il rinunciante). Si dedica a pratiche ascetiche e

ricerca la liberazione. Non vale la ricerca del dharma, ma ricerca una liberazione dal

karma. Per il rinunciante non valgono le regole del dharma.

I primi tre aspetti, assime, vengono definiti triplice gruppo, che si leggono assieme (trivarga).

Tutti e quattro insieme formano il camurvarga.

Aspetti sostanziali del dharma.

La vita dell'indù è scandita da una serie di passaggi (anche rituali) che determinano anche un

cambiamento del proprio status dharmico. Ciò si applica soprattutto al modello di vita del bramini,

a cui si applica una distinzione (ashrama = stadio di vita: studentato religioso, vita matrimoniale,

eremitaggio e della rinuncia).

Il rito è il sanskara (traducibile come sacramenti).

La rinuncia è molto interessante per la vita indù, ma è religiosamente lo stadio di vita più

complesso.

Il matrimonio (vivaha). Il matrimonio indù è un sacramento e non contrattuale, è un matrimonio

monogamico ed indissolubile. è un'unione eterna. In alcune comunità o caste indù esistevano

forme poligamiche così come esistevano dei divorzi consuetudinarie, in alcune parti dell'India

ancora praticate.

Un aspetto molto noto della concezione del matrimonio indù è relativo all'età matrimoniale: viene

proposta come età matrimoniale molto bassa: donna dovrebbe sposarsi appena raggiunta l'età

matrimoniale (intorno ai 12 anni) ed anzi sia un dovere (dharma) del padre di dare in sposa la

figlia in età puberale ed eventualmente anche anticiparla. Il matrimonio dei bambini (motivo di

preoccupazione per lo stato ed organismi internazionali come l'UNICEF) è regolato

dharmicamente. I matrimoni dei bambini sono molto praticati nel nord - ovest, mentre nel Kerala

(sud) sono praticamente sconosciuti, ma entrambe le comunità vivono in base al dharma!

Alla morte del marito, la donna dharmica dovrebbe dimorarsi sulla pira funebre (sacrificio rituale).

Le comunità hanno espresso un diritto a base dharmica. Il diritto indù si è trasformato, è molto

antico ed è ancora vigente in India in materia di famiglia e successioni.

Dritto indù.

Dal 1500 a.c. al 1100 d.c periodo di formazione dei indù.

All'inizio del periodo coloniale si è avuta una grossa presenza di sovrani musulmani, che non

riconoscevano l'autorità del dharma. Non si hanno grosse trasformazioni, se non nei centri

cittadini per quanto riguarda il diritto penale, che viene islamizzato.

Fine 1700: politica del diritto coloniale. Nel 1772 viene adottato il sistema delle materie elencate,

si decise di applicare nelle corti coloniali il diritto indù agli indù ed il diritto musulmano ai

musulmani, ma solo in materia di matrimonio, successioni, caste ed altre materie religiose. La

società indù è stata irrigidita dall'applicazione di regole molto antiche.

Intervento dei Pandit (esperti di sanscrito) nelle Corti, che agivano come consulenti del giudice.

Per il diritto indù, già nel periodo coloniale, e soprattutto oggi, è importante la distinzione tra diritto

ufficiale (applicato o prodotto dallo Stato, ma quello davvero importante è l'operato delle Corti) e

diritto non ufficiale (diritto che non viene riconosciuto dallo Stato, non è prodotto nè applicato

dallo Stato, ma da parte di alcune comunità viene osservato come proprio diritto).

Indù epoca contemporanea.

Si ha una forma di statalizzazione del diritto indù.

Indu marriage act: diritto che si applica agli indù = legge dello Stato che si applica solo ad una

parte della società. Oltre agli indù si applica anche ad altre comunità, per finalità di

semplificazione: si applica anche ai buddhisti, ai sick ed ai jainisti.

Diritto statale e diritti tradizionali indù.

Il diritto dell'India è un diritto laico, ma comunque l'80% della popolazione è indù.

Indu marriage act: si applica solo ad alcune persone (indu, buddhisti, jainisti e sikh). Il diritto indù

è un diritto residuale.

Articolo 3: consuetudini ed usi=regole osservate in maniera continua ed uniforme per lungo

tempo abbiano ottenuto rilevanza tra gli indù in ogni area locale, gruppo o famiglia, sul

presupposto che la regola sia certa e non irragionevole e non sia contraria ai principi generali

dell'ordinamento. Un giudice di oggi può applicare il diritto indù se conformi alla Costituzione,

quindi non potrà mai applicare le caste (c'è il principio di uguaglianza!!).

Il giudice potrà giudicare assumendo come fonte il precedente giudicato secondo la regola dello

stare decisis.

Special marriage act: regola il matrimonio tra persone appartenenti a religioni diverse. è

obbligatorio per matrimonio interreligiosi, ma è facoltativo anche per tutti gli altri. In realtà tendono

tutti a sposarsi in base all'indu marriage act.

Secondo alcuni, il diritto indù dovrebbe essere superato come diritto applicato a famiglia e

successioni. Art 44 Cost prevede l'adozione di un codice civile uniforme. Per tale si intende in

materia di famiglia e successioni, perchè le altre materie sono già uniformi.

Dopo la costituente, si riteneva che avere tanti sistemi diversi fosse contrario al principio di

laicizzazione, e fosse un retaggio della colonizzazione. Ci furono molte opposizioni, soprattutto

ad opera dei musulmani. Ancora oggi questo codice civile uniforme ancora oggi. Secondo alcuni

è un sistema di gestione del grande pluralismo indiano che funziona meglio di tanti sistemi unitari.

L'interpretazione dei diritti religiosi secondo le garanzie costituzionali, secondo alcuni è una forma

di evoluzione del diritto religioso.

Articolo 29: gestione dei matrimoni tra indù prima dell'ent

Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 70
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 1 Diritto delle religioni - Appunti Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 70.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto delle religioni - Appunti Pag. 66
1 su 70
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/02 Diritto privato comparato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca ghione di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto comparato delle religioni nei Paesi europei e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Zuanazzi Ilaria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community