DIRITTO DELL’AMBIENTE
GIOVANNI COCCO
PER FREQUENTANTI: DUE PROVE, UNA INTERMEDIA (nella
settimana dei parziali) E UNA ALLA FINE, VOTO FINALE è
UNA MEDIA. DOMANDE APERTE
21 febbraio
L’uomo è intervenuto sull’ambiente da sempre, anche per motivi di tipo esistenziale,
come ad esempio l’agricoltura, egli è intervenuto modificandolo e distruggendolo con
diversi strumenti. Il primo intervento massiccio si è avuto con il passaggio dalla
pastorizia nomade all’agricoltura. Le modalità con cui l’uomo è intervenuto sono
diverse in base alle aree e alle condizioni naturali. Il primo periodo di intervento
consistente risale dal XX all’VIII secolo a.C., quando in una zona della Palestina, cioè la
Mezzaluna fertile, l’uomo è intervenuto sviluppando l’agricoltura con tutti i mezzi a
disposizione: l’uomo dunque ha sempre influenzato l’ambiente, ma a loro volta
l’ambiente e le condizioni naturali influiscono sull’uomo, rendendo possibile la
sopravvivenza umana e lo sviluppo umano. Questo rapporto è dunque biunivoco. La
natura è stata considerata in maniere diverse, da alcuni è stata considerata come un
dono su cui l’uomo doveva intervenire il meno possibile, avendo rispetto, mentre in
alcuni casi viene considerata come un oggetto di dominio. Questa considerazione può
essere significativa in quanto influenza il risultato finale dell’ambiente: fin dal passato
l’intervento sulla natura era tollerato, ma anche incentivato.
L’idea di forzare la natura non ci piace, ma è anche vero che l’uomo ha ottenuto
moltissimi vantaggi dallo sfruttamento dell’ambiente, ad esempio la lunghezza e le
condizioni della vita che viviamo dipendono dalla trasformazione e, purtroppo, dalla
degradazione dell’ambiente. Come si può reagire? Ci sono due filoni di pensiero. Da
una parte alcuni dicono che bisogna cercare tutti gli strumenti di carattere tecnico,
sociale e giuridico per controllare e regolare lo sfruttamento della natura (idea di
sviluppo sostenibile, cioè un’idea per la quale il progresso non viene bloccato, ma si
cercano soluzioni di carattere tecnico, sociale e giuridico, attraverso l’educazione
ambientale e i sistemi sanzionatori per fronteggiare l’avanzo del degrado
dell’ambiente etc.); un altro filone di pensiero ritiene che bisogna fare un salto
completo, cioè è necessaria una riforma intensa, cioè un cambio di mentalità globale,
ossia sono coloro che ritengano che ci si debba affidare a una decrescita, che loro
sostengono essere felice.
Da sempre l’attività dell’uomo ha inciso sulla natura, ma è anche vero che per molti
anni non ci si è accorti dei problemi ambientali, ossia fino a quando gli interventi
umani hanno causato delle conseguenze dannose massicce ed evidenti, ossia fino a
quando non sono diventate visibili. Solo quando ci si è resi conto che le risorse naturali
diventavano scarse e che c’era una finitezza delle stesse (non sono infinite), si capì
che c’era bisogno che regole e limitazioni fossero imposte -> introduzione disciplina.
Il momento iniziale dell’introduzione di una regolamentazione, cioè di alcune regole
relative all’ambiente e alla sua tutela, si può collocare nella seconda metà del 1800,
con l’avvento della seconda rivoluzione industriale, perché allora sono stati percepiti
effetti che dal punto di vista sociale erano visti positivamente (crescita popolazione),
ma non dal punto di vista ambientale (popolazione causa inquinamento). Compaiono
le prime regolamentazioni giuridiche, ma molto sporadiche, che non riguardano
l’ambiente in quanto tale, ma dei singoli aspetti dell’ambiente, uno degli aspetti che
da subito sono stati considerati è la tutela dei parchi nazionali (1800 – USA). Questa
tutela ha generato dei dubbi sulla finalità sui quali erano stati istituiti, essendo lo
stesso periodo del fordismo, alcuni credevano che gli operai potessero sfogarsi nei
parchi naturali, pensando quindi che la creazione di parchi naturali non fosse a
vantaggio della natura.
Il XX secolo viene considerato come il picco dello sfruttamento delle risorse naturali
che non potranno essere trasmesse alle generazioni future fino alla misura in cui gli
uomini le hanno utilizzate fino ad adesso. Una corrente di pensiero pensa che lo
sviluppo tecnologico possa dominare gli aspetti negativi sull’ambiente, quindi il
progresso tecnologico e il benessere che esso porta devono proseguire per permettere
un maggior livello di benessere a livello mondiale, in quanto sono in grado di portare i
paesi poveri a un livello di sviluppo accettabile.
I problemi ambientali sono da tenere sotto controllo, ma in maniera equilibrata, se no
si rischia di far scoppiare il sistema, bisogna utilizzare tutti gli strumenti che si hanno a
disposizione, in primo luogo sono strumenti di carattere culturale, l’informazione è una
cosa importantissima, tecnologici e giuridici (accordi internazionali o sistemi
sanzionatori).
Fra le varie alternative, è difficile prendere una scelta: bisogna capire per chi la scelta
è operata, per chi i cambiamenti sono buoni o cattivi e in funzione di quali destinatari,
ossia i soggetti interessati. Ad esempio, per i paesi ricchi è più facile frenare l’utilizzo
delle risorse naturali, incentivando la tutela ambientale, mentre per i paesi in via di
sviluppo è molto più difficile; questa scelta è anche in funzione di quali interessi, ossia
in tutela dell’interesse dei produttori o degli abitanti del luogo dove le risorse vengono
sfruttate, oppure dei consumatori.
Come si è affermato il diritto dell’ambiente? Le caratteristiche sulle quali si è
affermato sono:
Rapidità/celerità: il diritto dell’ambiente è passato da qualche cosa che si stava
formando a una fase in cui ha avuto una sistemazione consistente in un periodo
di tempo molto ridotto, nel 1970 una disciplina relativa al diritto dell’ambiente
c’era solo negli USA, Danimarca, Paesi Bassi e Germania. I sistemi di diritto
dell’ambiente si formano raccogliendo le diverse norme che sono relative
all’ambiente che sono sparse nelle altre branche di diritto, queste norme
vengono messe insieme e progressivamente vengono aggiunte nuove
disposizioni e nuove materie. Anche in Italia, ad eccezione dei parchi nazionali,
mancavano disposizioni. Lo sviluppo di una disciplina giuridica dell’ambiente
nasce nel 1970 perché in America viene approvato un atto “National
Environmental Policy Act” (NEPA), ossia una normativa per la disciplina
dell’ambiente a livello nazionale, nel 1971 in Giappone viene creato un
ministero dell’ambiente, da questo momento tutto si svolge in tempi rapidi.
Negli anni 80, il diritto dell’ambiente diventa una disciplina differenziata da
quelle nelle quali era ricompreso, ossia l’urbanistica, la sanità e la tutela del
consumatore. Vengono creati degli organismi appositi. In Italia nel 1986 (legge
349) viene creato il ministero dell’ambiente, che non ha una consistenza propria
in quanto prende competenze un po’ qua e un po’ là, perché in quell’anno ci fu
una catastrofe ambientale considerevole, ossia l’incidente di Chernobyl (fu
fattore acceleratore). Non è una disciplina ben organizzata in quanto è figlia di
un evento particolare. A livello internazionale, l’affermarsi di questo diritto ha
tempi molto contratti. Il primo evento da collocare è la dichiarazione sottoscritta
nel 1972 dalle Nazioni Unite a Stoccolma che pone delle norme vincolanti a
livello internazionale a tutela dell’ambiente, ci sono alcuni principi importanti:
21 -> tutti i paesi possono sfruttare le risorse del proprio territorio grazie al
principio di sovranità, purché non provochino danni ai territorio vicini; 24 -> dà
l’idea di un obbligo di cooperazione di tutta la comunità internazionale per
ridurre, eliminare o prevenire i danni ambientali (impegno generico). Nel
preambolo di questa dichiarazione si dice che la difesa e il miglioramento
dell’ambiente sono divenuti uno scopo imperativo per tutta l’umanità, ossia un
obiettivo che deve essere raggiunto -> già qui si vede l’idea della difesa
dell’ambiente come globale. Principio 1 -> l’uomo è altamente responsabile
della protezione e del miglioramento dell’ambiente davanti alle generazioni
future (sviluppo sostenibile) -> è la fissazione di standard per far sì che il
patrimonio di risorse di cui godiamo possa essere trasmesso alle generazioni
future; principio 2-> le risorse naturali della terra (come acqua etc.) devono
essere salvaguardate a beneficio delle generazioni presenti e future mediante
un’adeguata amministrazione -> è un proclama dello sviluppo sostenibile;
principio 3 -> la capacità della terra di produrre risorse naturali deve essere
mantenuta, restaurata e migliorata; 5 -> le risorse non rinnovabili devono
essere utilizzate in modo tale che possano essere utilizzate da tutta l’umanità
anche in futuro; principio 8-> non si parla solo di tutela e risorse naturali, ma
anche di uno sviluppo economico e sociale, il quale è l’unico modo per dare
all’uomo un ambiente favorevole -> c’è legame fra benessere economico,
concetto molto importante; 10 -> nei paesi in via di sviluppo bisogna tener
conto sia dei fattori economici che dei quelli ecologici, non si può tutelare
l’ambiente senza un livello di qualità della vita adeguato. Un altro pilastro per
questa disciplina è il rapporto Brundtland, Brundtland è un ministro, questo
rapporto chiarisce la relazione fra la povertà e l’inquinamento dell’ambiente,
dicendo che il degrado ambientale si manifesta particolarmente nei paesi
poveri, sancisce anche il concetto dello sviluppo sostenibile, sfruttando le
risorse, senza toccare quelle da trasmettere alle generazioni future. Nel 1992,
conferenza di Rio, che partorisce una serie di atti molto importanti, come la
convenzione sulla biodiversità e sul cambiamento climatico, la dichiarazione di
Rio sull’ambiente e sullo sviluppo che contiene tutti i principi di base per il
diritto ambientale, compresa l’agenda 21, che è una pianificazione di tutte le
azioni che dovrebbero essere svolte a livello internazionale, nazionale e locale
da parte di tutti gli agenti (cittadini, amministrazioni, governi etc.) nei casi in cui
la presenza umana abbia un impatto sull’ambiente. La parola ambiente è stata
introdotta in costituzione solo nel 2001 con la rivoluzione del titolo quinto,
questo conferma il velocissimo sviluppo della materia.
Policentrismo, ci sono stati molti centri di produzione del diritto dell’ambiente. Il
policentrismo vuol dire che il diritto dell’ambiente non è disposto da un’unica
autorità, ma si compone di livelli diversi che sono statale, sovranazionale
(comunitario europeo) e internazionale. Negli Usa esiste un codice dei
regolamenti ambientali del governo centrale che ha 130’000 pagine, insieme a
questo c’è una produzione fatta da tutti i governi dei diversi stati federati
(tantissime norme) e poi ci sono molte agenzie che si occupano del diritto
dell’ambiente più o meno direttamente che emettono più di 1800 atti all’anno
-> si compone di diversi strati
Abbondanza: alcuni dicono che ci sia un eccesso di produzione normativa,
questa idea di eccesso è una critica, ma rimane sterile se non si capisce perché
la crescita della disciplina è stata tanto abbondante. L’abbondanza è dovuta al
fatto che la materia è ancora in fase di assestamento, non ha raggiunto uno
sviluppo di carattere sistematico e interferisce con altri rami del diritto, ma
occupa anche terreni che prima erano della politica, della società e
dell’economia. Il diritto dell’ambiente deve fare i conti con il mutamento della
realtà sottostante, cioè bisogna considerare che il diritto è una tecnica per
trovare delle regole che disciplinano i rapporti fra i consociati e che si evolvono
in relazione al mutare della società civile. Il diritto dell’ambiente è cresciuto
perché è cresciuta la realtà circostante, lo sviluppo della società civile e cioè
l’impatto dell’uomo sull’ambiente; questa crescita è basata su due direttrici
diverse, ossia da una parte si sono accresciute le informazioni che la tecnologia
e la scienza hanno posto a disposizione dell’uomo quindi alcuni fenomeni sui
quali prima non si interveniva con delle regole di diritto sono diventati fenomeni
affrontabili con delle regole giuridiche (es. clorofluorocarburi, immessi nelle
bombolette spray, sono gas in sé innocui, ma quando incontrano l’ozono lo
fanno precipitare -> fino a che non si è scoperto questo fenomeno, non si è
agito in funzione di questo; a un certo punto si è creato il buco dell’ozono,
diventando un problema evidente attribuibile all’attività umana, con la
convenzione di Montreal si è cercato di ridurli prima del 50%, ora sono quasi a
zero). In altri casi ci sono vere e proprie innovazioni portate dalla scienza, la più
importante sono gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), che richiedono
una disciplina peculiare per evitare che tutto venga influenza dagli OGM. Il
diritto dell’ambiente si pone sulle spalle dei giganti, ossia le scienze (metafora
di Newton).
Trasversalità: il diritto dell’ambiente non è una disciplina autonoma e organica,
è diversa dalle discipline tradizionali, si è formato in modo singolare, prendendo
le norme da diversi settori, mettendole insieme e guardando le norme dal punto
di vista della tutela ambientale, raggruppandole sotto questo profilo. Il diritto
dell’ambiente è una lente attraverso la quale si unificano le norme presenti
nelle altre discipline.
Il diritto è solo una delle risposte possibili ai problemi sociali che nascono, es: l’uso
sconsiderato delle autovetture viene fronteggiato da strumenti sociali ed educativi
(esame di teoria), poi tecnologici, economici-fiscali (es. incentivi e tassazioni). Nella
tutela dell’ambiente intervengono gli strumenti sociali/educativi/conoscitivi,
tecnologici (best practices, cioè quelle che meno impattano sull’ambiente, incentivi e
disincentivi), norme tecniche (per imporre una determinata tecnica per svolgere
un’attività produttiva, ci sono anche gli standard di emissione, ossia normative che
stabiliscono limiti massimi di inquinamento che possono provenire da una fonte
inquinante e gli standard di qualità, che si riferiscono al corpo ricettore stabilendo il
livello minimo di qualità accettabile).
26 febbraio
Tutela dell’ambiente e livello di benessere.
Il livello di tutela dell’ambiente dipende da una molteplicità di fattori, fra cui la storia,
la politica economica e la politica in generale dei governi. È innegabile, però, che
l’ambiente sia tutelato più intensamente nei paesi ricchi piuttosto che nei paesi poveri,
questo per una triplice ragione: 1) i paesi ricchi si dotano di regole ambientali più
severe, 2) i paesi ricchi dispongono di finanze in grado di sostenere un
amministrazione e un apparato giudiziario in grado di tutelare l’ambiente, dando
esecuzione alle regole a tutela dell’ambiente, 3) i paesi ricchi hanno un’opzione
pubblica che tende a porre i problemi ambientali come problemi di grande importanza,
oppure li considera compiti prioritari di un governo. In Italia, partiti che si basano sulla
tutela ambientale non ce ne sono, ma prima ce n’erano (ad esempio partito del sole),
mentre in Germania ci sono ancora e alcuni sono anche molto importanti e influenti.
Nei paesi poveri la natura è considerata come qualcosa da sfruttare, non esiste l’idea
di un patrimonio naturale. La difesa dell’ambiente dipende dal grado di benessere,
maggiore esso è, maggiore è la tutela dell’ambiente (in linea generale -> ci sono
eccezioni come gli USA attualmente).
Gli economisti hanno studiato il rapporto fra livello di benessere e tutela
dell’ambiente, in particolare Kuztnes (economista) ha elaborato una propria teoria
dicendo che ci sono tre effetti: in una prima fase, quando aumenta il livello di
benessere aumenta il livello di inquinamento (per acquisire benessere serve un
aumento della produzione) -> effetto di scala, l’aumento del benessere comporta un
aumento dell’inquinamento e del consumo delle risorse. Arrivato a un certo livello di
benessere, le persone cominciano a rivolgersi all’idea della tutela dell’ambiente,
chiedendo delle produzioni meno inquinanti, un’aria più respirabile, questo comporta
che i governi che ricevono le istanze dei cittadini impongono regole di tutela
dell’ambiente, degli standard, restringendo o vietando le produzioni più inquinanti,
quindi attraverso un sistema di sanzioni o incentivi si cerca di avere produzioni meno
inquinanti. A questo punto le imprese cercano di trovare delle soluzioni per produrre,
ma attraverso sistemi meno inquinanti così il livello di inquinamento inizia a diminuire
grazie anche all’effetto tecnologico. Ma da solo questo non basterebbe, perché per far
sì che la curva di inquinamento si abbassi serve l’effetto consumo, attraverso il quale i
consumatori si dirigono verso prodotti meno inquinanti. Quando l’effetto tecnologico e
di consumo si combinano c’è un miglioramento generale dell’ambiente (1 effetto: di
scala, 2: tecnologico, 3: di consumo). Un problema è che a volte il prodotto ecologico
non è efficace come quello inquinatore.
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