Diritto della pubblicità
La pubblicità ci circonda, è nei vestiti che indossiamo, nella locandina fuori dal cinema, su un banner, nel video dell’influencer che parla bene di un prodotto ecc.
Cos'è la pubblicità
La pubblicità è una comunicazione con lo scopo di promuovere un servizio o prodotto. Ci sono forme di pubblicità che non hanno lo scopo di promuovere prodotti o servizi, come ad esempio la pubblicità istituzionale.
Pubblicità istituzionale
Nella pubblicità istituzionale, l’inserzionista veicola al pubblico il messaggio per promuovere sé stesso. [es. Politico che augura buone feste a tutti]
La comunicazione pubblicitaria deve essere destinata ad un pubblico indifferenziato, e deve essere veicolata indipendentemente dal mezzo di comunicazione.
Fonti che disciplinano la pubblicità
1. Fonte di origine statuale
La fonte è il legislatore, ovvero il Parlamento, l’organo che ha il potere di fare le leggi; e in casi particolari il Governo. Le regole di condotta diventano efficaci nei confronti dei cittadini, perché sono emanate da un organo a cui i cittadini stessi hanno riconosciuto questo potere.
- Codice del consumo: include e considera la pubblicità ingannevole e la pubblicità comparativa, le quali sono scorrette nei confronti dei consumatori.
- Decreto legislativo 2005: stabilisce il divieto di pubblicità ingannevole e pubblicità comparativa, e prende in considerazione la pubblicità di un professionista nei confronti di un altro operatore economico.
L’autorità garante della concorrenza del mercato è di natura amministrativa, e verifica se una comunicazione commerciale è ingannevole o comparativa scorretta. Si muove su impulso da parte dei soggetti interessati (consumatori o impresa concorrente), i quali denunciano la diffusione di un messaggio pubblicitario non corretto. Sul sito web dell’autorità garante chiunque può segnalare una pubblicità scorretta. L’autorità garante può agire anche autonomamente, aprendo una procedura così da arrivare alla sanzione (inibitoria -> ordine di cessare la diffusione della pubblicità; pene amministrative economiche).
2. Fonte autoregolamentare
Alla fine degli anni ’60, gli operatori del settore hanno deciso di darsi delle regole da rispettare. Così istituirono: il Giurì, il Comitato di controllo, e lo IAP.
- Giurì: è il “giudice” che decide se un operatore economico, nel diffondere una pubblicità, ha avuto un comportamento in contrasto o meno con il codice di autodisciplina.
- Comitato di controllo: ha il compito di controllare se ci sono messaggi pubblicitari in contrasto con il codice, e avvisare l’inserzionista di cessare la diffusione del messaggio (l’inserzionista può rivolgersi al Giurì e chiedere la revoca dell’ordine di ingiunzione; il Giurì diventa vincolante, e spetta ad esso l’ultima decisione).
- Istituto autodisciplina pubblicitaria: insieme di regole che disciplinano l’uso scorretto della pubblicità.
La clausola di accettazione
Gli operatori che aderiscono allo IAP accettano di rispettarne le regole. La clausola di accettazione è un articolo all’interno di un contratto, nel quale la persona si impegna ad osservare il codice di autodisciplina. La clausola ha lo scopo di rendere il codice vincolante per i soggetti che non hanno ancora aderito.
Lo scopo del codice di autodisciplina
La pubblicità è anche uno strumento concorrenziale, attraverso il quale si svolge il gioco della concorrenza, principio cardine del mercato. Quindi lo scopo del codice è di avere un mercato concorrenziale.
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