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una situazione priva di qualsiasi connessione con quelle contemplate dal diritto comunitario.

Nel trattato CE non vi è indicazione esplicita delle competenze normative della comunità.

desumibili dall’insieme delle molteplici regole

Le competenze della Comunità sono quindi

4. Le competenze che attribuiscono alla comunità certe funzioni nei vari campi nei quali si prospetta

normative della l’attività; l’art 308

ma prevede che qualora ve ne sia bisogno per raggiungere certi obbiettivi

Comunità europea regola competenze che vanno oltre a quelle specificatamente previste.

L’esigenza di ampliare il campo d’intervento della comunità si è avuta dopo l’instaurazione del

mercato comune poiché dopo di questa molte azione compiute dai singoli stati avrebbero avuto

un significato molto ristretto; sicché per attuare nuove politiche si è posta l’esigenza di creare

CE, e ciò è accaduto con l’atto Unico

basi giuridiche specifiche adottando modifiche del trattato

Europeo e quindi con il Trattato di Maastricht e quello di Amsterdam.

L’atto di un’istituzione comunitaria che eccede la competenza della comunità è illegittimo;

qualora adottato con il consenso di tutti gli stati membri si potrebbe postulare un accordo tra gli

stessi il quale non sarebbe però conforme al Trattato CE e potrebbe risultare creato in violazione

di alcune norme costituzionali degli stati membri. Resta la considerazione che quando un atto sia

adottato dal Consiglio con voto unanime e comunque senza obiezioni circa le competenze della

comunità difficilmente la corte ravviserà un difetto di competenza.

Nel trattato CE non è posta nessuna differenza tra le competenze esclusive e quelle

Solo nell’art

concorrenti con gli stati membri. 5 introdotto con il trattato di Maastricht per

Competenze esclusive l’elaborazione del principio di sussidiarietà che viene avanzata tale distinzione.

e competenze La corte di giustizia aveva già individuato, invece, le materie di competenza esclusiva, in questi

concorrenti casi non solo le norme comunitarie prevalgono rispetto alle norme degli stati membri, ma risulta

illecita una normativa nazionale adottata fuori dalle circostanze già indicate. Il carattere esclusivo

delle competenze della comunità presuppongono una normativa comunitaria ben sviluppata

altrimenti si verrebbe a determinare una situazione di vuoto normativo.

La corte ha affermato il carattere esclusivo delle competenze relative alla politica

commerciale e per la pesca.

Quest’ultima fa parte della materia dell’agricoltura alla quale è stata riconosciuta un

margine di competenza anche degli stati membri.

La Commissione ha cercato di estendere l’ambito delle competenze esclusive, sostenendo

l’esistenza di un blocco di competenze esclusive organizzato attorno alle quattro libertà

fondamentali e ad alcune politiche comuni indispensabili all’istituzione del mercato interno o suoi

corollari. Il concetto di competenza esclusiva utilizzato dalla Commissione è diverso da

quello ideato dalla corte dato che non si riferisce a materie quanto invece agli imperativi

della libera circolazione e quindi piuttosto a limiti di contenuto che la normativa nazionale

verrebbe ad incontrare.

consente che l’azione della comunità entro i limiti delle sue competenze sia

La sussidarietà

ampliata laddove le circostanze lo richiedano, e ristretta laddove non sia più giustificata.

Principio di È da notare che tale principio non è applicabile nelle materie di competenza esclusiva della

sussidiarietà comunità; nei loro confronti è applicabile solo il paragrafo 3 dello stesso articolo relativo alla

proporzionalità: concerne sia l’esistenza di un’attività normativa comunitaria sia le modalità

seguite per svolgerla. Il rispetto di tale principio può richiedere che il Consiglio non emani una

normativa inutile oppure che esso adotti un atto normativo che lasci maggiore libertà ai suoi

destinatari.

Quando una normativa tocca una materia concorrente sia il principio di sussidiarietà sia quello di

operano in maniera restrittiva per limitare l’esercizio della competenza legislativa

proporzionalità

comunitaria; il criterio di sussidiarietà implica un’analisi comparativa tra ciò che lo stato potrebbe

fare per raggiungere l’obbiettivo posto e ciò che invece può fare la comunità.

Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno raggiunto nel 1993 un accordo per

l’applicazione del principio di sussidiarietà, la parte essenziale regola la procedura per l’adozione

di atti. La commissione deve giustificare ogni proposta con il principio di sussidiarietà, allo stesso

modo ogni emendamento del Parlamento o del consiglio devono contenere la stessa

giustificazione. Inoltre la commissione è tenuta a redigere un rapporto annuale sul rispetto del

principio di sussidiarietà.

Le fonti del diritto comunitario sono delineate in modo identico nel trattato CE e CEEA; questi

si limitano a definire quale sono gli atti adottabili dalle istituzioni senza enunciare alcuna

5. Il sistema gerarchia, ma ciò non significa che tutti gli atti abbiano lo stesso valore, ciò è vero solo in line di

comunitario

delle fonti principio. Un atto va considerato superiore ad un altro quando il secondo è posto ad

applicazione del primo.

Principi generali e accordi internazionali , sono fonti subordinate ai trattati poiché attengono la

usa applicazione e che sono invece da considerare sovraordinate agli atti delle istituzioni poiché

incidono sulla loro validità.

Sia il trattato CEEA che il trattato CE hanno natura giuridica di accordo internazionale, ma

allo stesso momento operano all’interno del sistema come l’insieme delle norme poste al livello

Trattato- costituzione più elevato, si può quindi dire che costituisce la carta costituzionale di una comunità di diritto. Il

CE costituiscano le norme fondamentali dell’ordinamento

fatto che trattato CEEA e trattato

comunitario comporta, per la loro interpretazione l’utilizzo di metodi diversi da quelli usati per

interpretare gli accordi internazionali, la corte ha elaborato un metodo sostanzialmente uguale a

l’interpretazione delle norme costituzionali:

quello adottato dai giudici interni per tale

interpretazione produce un effetto diretto sui soggetti.

La corte ha solitamente considerato effetti diretti solo in senso verticale costruendo situazioni

giuridiche attive tra persone fisiche e giuridiche nei confronti degli stati membri.

La produzione di effetti orizzontali cioè che stabiliscano obblighi di persone fisiche e giuridiche

nei confronti di altre è prevista solo in alcuni casi particolari.

effetto diretto: elaborato dalla Corte di Giustizia solo per quelle norme dotate di 3

caratteristiche:  chiarezza

 precisione

 incondizionatezza

nel trattato CE un riferimento esplicito ai principi generali comuni ai diritti degli stati membri è

contenuto soltanto per la materia della responsabilità extracontrattuale della comunità. I principi

Principi generali generali contribuiscono a dare elementi per interpretare le norme comunitarie e per

integrare il contenuto.

I diritti fondamentali costituiscono parte integrante dei principi generali del diritto di cui la

corte garantisce l’osservanza. Parlando degli atti delle istituzioni si deve considerare la regola

della motivazione: La motivazione è solitamente inserita nel preambolo dell’atto e costituisce

per l’interpretazione dell’atto

elemento fondamentale

 Sono la forma più completa di normativa comunitaria;

 sono obbligatori in tutti i loro elementi;

Regolamenti  sono definiti come direttamente applicabile: cioè le disposizioni dei regolamenti operano

senza che occorra un atto interno di attuazione, ma deriva la sua applicabilità dalla

pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale;

 sono anche direttamente efficaci a far sorgere situazioni soggettive per le persone fisiche

e giuridiche;

accompagnati dai regolamenti d’esecuzione

 sono per permettere di attuare gli stessi

all’interno dei vari stati;

 si rivolgono all’intera comunità

altra caratteristica dei regolamenti è la portata generale:

sia agli stati che ai singoli cittadini ma a livello europeo può essere interessante solo per alcuni

cittadini o alcuni stati

 atto obbligatorio in ogni sua parte per i soggetti che ne sono destinatari:l’obbligatorietà

indica che gli stati non devono intervenire per darle applicabilità;

Le decisioni  la presenza di destinatari indica che si tratta di un atto a portata specifica cioè indirizzata

a determinati soggetti ( stati e singoli);

 la notificazione deve essere fatta ai destinatari: può essere fatta allo stato o ad un

privato:che può comunque chiedere l’osservanza;

 le decisioni indirizzate allo stato hanno effetto diretto verticale.

 Atto che vincola gli stati solo per il risultato lasciando libero nei mezzi;

Direttive  possono essere indirizzate a tutti gli stati membri, e traggono efficacia dalla pubblicazione

nella GU;

 possono essere indirizzate solo ad alcuni stati e hanno effetto dalla notifica;

 si distinguono in: la libertà è condizionata dal raggiungimento dell’obbiettivo ma

a mezzi liberi:

vengono scelte dagli stati. Obbiettivo della scelta è la loro efficacia.L’unico

divieto è quello di emanare leggi contrarie alle direttive stesse;

dettagliate: non si può più parlare di direttiva è comunque vincolante ma il

nomen iuris non è valido.Il problema si pone nel caso in cui l’organo che ha

prodotto una direttiva dettagliata non poteva in realtà farlo

l’effetto diretto orizzontale,

Per ciò che riguarda non sembra ammissibile ( secondo la corte di

giustizia)

 perché equiparerebbe le direttive alle decisioni

 perché indirizza solo gli stati

nuova teoria detta dell’effetto

viene così introdotta una indiretto: presenta tutti quei casi in cui

le direttive hanno un effetto:

obbligo d’interpretazione conforme

1. : si deve interpretare le norme statali

conformemente alla direttiva comunitaria

a. anche se non decaduta

b. ha effetto anche orizzontale

impedire l’applicazione

2. di norme statali in conflitto con la direttiva

3. responsabilità dello stato

a. diritto privato

b. mancata attuazione direttiva

c. nesso causale tra violazione del diritto e mancata attuazione

Sono:

Gli atti non vincolanti raccomandazioni: non sono vincolanti ma sono utili soprattutto per interpretare delle

norme il giudice ordinario ha però l’obbligo di seguire l’interpretazione espressa nella

raccomandazione

pareri: sono opinioni chieste ad organi competenti e sono:

- facoltativi. Si possono chiedere o meno

- obbligatori. Vanno chiesti ma non si devono per forza seguire

- vincolante. Vanno chiesti e seguiti

- parere consultivo per la conclusione di accordi internazionali elementi

fondamentali competenze e conformità

- parere del parlamento per accordi di associazione

Sono :

Gli atti atipici o non che sono necessarie per il passaggio alla terza fase dell’unione economica;

delibere

nominati gli accordi interistituzionali quando producono effetti giuridici, sono conclusi per

attuare il principio di cooperazione tra le istituzioni o perché tali effetti sono stabiliti da una norma

specifica.

Il diritto comunitario è preminente su quello statale e ciò non deriva da norme costituzionali degli

stati membri bensì deriva dalla costruzione della comunità come ente superiore le cui regole

6. Norme s’impongono per forza propria.

comunitarie e Per ciò che riguarda i rapporti fra norme comunitarie e norme interne si è potuto quindi parlare di

norme italiane una concezione monista della Corte: nel senso che, secondo la corte, le prime operano per

effetto della loro appartenenza all’ordinamento comunitario e si integrano con le seconde,

prevalendo su di esse in caso di contrasto.

L’obbligo di applicare una norma comunitaria a preferenza di una norma interna opera non solo

in presenza di regolamenti ma anche di norme con effetti diretti; l’attribuzione di effetti diretti ad

una norme comunitaria ha spesso avuto la funzione di farla imporre su una norma interna.

Nel caso in cui la norma comunitaria non sia però dotata di efficacia la sua applicazione non è

più preferibile a quella della norma dello stato membro,ed il conflitto può essere anche colo

apparente poiché con una interpretazione della norma interna la stessa può essere adattata alla

norma comunitaria.

Nel caso in cui il contrasto tra norma interna e norme comunitaria non sia superabile a livello

interpretativo, mancano nell’ordinamento strumenti interpretativi utili per assicurare

l’adempimento degli obblighi posti dalle norme che non siano direttamente applicabili o che non

producono effetti e ad escludere l’applicabilità delle norme interne con esse contrastanti.

Spetterà ad ogni stato membro ad eliminare le norme contrastanti.

la Corte costituzionale non accetta il modello monista elaborato dalla Corte di Giustizia e

cerca continuamente motivazioni per dimostrare la propria preminenza.

La prospettiva della In caso di conflitto il diritto comunitario dovrà prevalere e la norma interna verrà disapplicata, cioè

Corte costituzionale messa da parte, ma non abrogata poiché a svolgere tale azione era il giudice ordinario e ciò

permetteva di apprezzarne immediatamente gli effetti. La ragione di tale soluzione sembra

rintracciabile in una sorta di riserva garantita all legge comunitaria con l’ Art 11 Cost. che

assicura alla normativa comunitaria uno spazio proprio in cui la legge non può entrare.

La non intromissione del diritto italiano nella sfera comunitaria è possibile solo finché la

normativa comunitaria in questione sia direttamente applicabile, ma non in relazione a direttive e

decisioni poiché in questo caso il legislatore nazionale deve far si che vi sia una norma interna

conforme alle norme comunitarie.

Nel caso di norma comunitaria non direttamente applicabile il contrasto della legge con la

normativa comunitaria non da luogo alla disaplicazione della legge italiana.

La Corte avrebbe in alcuni casi anche altre competenze:

I. relativa al contrasto di leggi con norme comunitarie: le competenze di valutare

quelle situazioni della legge statale che si assumano costituzionalmente illegittimi, in

l’osservazione del trattato;

quanto dirette ad impedire o pregiudicare

II. potersi pronunciare in via principale su ricorso del governo qualora fosse fatto

valere il contrasto tra la delibera di un Consiglio regionale ed una noma comunitaria

anche se direttamente applicabile o produttrice di effetti diretti.

Il trattato CE è entrato in Italia tramite una legge detta ordine di esecuzione che serve ad

internazionale all’interno dell’ordinamento italiano

L’attuazione della incorporare il trattato e lo stesso è accaduto

per tutti i trattati successivi: tale legge ha dato attuazione ad alcuni obblighi posti nello stesso

normativa comunitaria trattato ed inoltre è idonea a giustificare l’applicabilità di regolamenti comunitari o di qualsiasi

altro atto con effetto diretto.

Le leggi hanno carattere ordinario e devono quindi essere approvate dal parlamento.

In caso di atti che non hanno effetti diretti vi è bisogno di una normativa interna di attuazione, è

si producevano ritardi nell’applicazione dei medesimi poiché si doveva

per questo che spesso

sempre comunque seguire le regole del procedimento legislativo proprio di ogni stato.

Una procedura che rende più agevole tale procedimento d’integrazione è la così detta legge la

Pergola che ha previsto un procedimento detto legge comunitaria.

La stessa legge è stata modificata con la legge 11/2005 la quale può scegliere tra diversi modi di

attuare gli obblighi comunitari in particolare quelli posti dalle direttive.

attuazione della legge comunitaria:cioè contiene direttamente norme di

adattamento agli obblighi comunitari (nella pratica ha assunto scarsa

rilevanza);

delegificazione: Meccanismo che può essere utilizzato in caso di materie già

disciplinate con legge ma non coperte da riserva assoluta;

tratta dell’attuazione di una direttiva in via

atto amministrativo:si

amministrativa possibile solo se non esiste riserva di legge (nei casi più

semplici);

delega al governo: utilizzata molto frequentemente.

il diritto comunitario non disciplina le competenze regionali, ma allo stesso momento si deve

verificare se le materie di legislazione esclusiva riconosciute alle regioni dalla costituzione vanno

Il ruolo della a coincidere con quelle comunitarie.

legislazione regionale Secondo la legge la Pegola le regioni non potevano dare attuazione alle direttive nelle

materie di competenza concorrente se non dopo l’entrata in vigore della prima legge

comunitaria successiva alla notifica della direttiva; questa è stata modificata nel 1998

stabilendo che le regioni invece potessero dare attuazione alle direttive indipendentemente.

Se le regioni concludessero accordi internazionali questi vincolerebbero lo stato poiché sono

solo gli stati che hanno di questi poteri di fatti le regioni non possono concludere trattati ma

possono prenderne parte.

si prevede l’intervento degli organi nazionali:

Legge 131/2003

1. inadempimento ( intervento del governo al massimo livello)

pericolo per l’unità nazionale ( ministro competente per materia

2.

3. uniformità di applicazione

tutela d’interessi fondamentali

4.

Le relazioni esterne alla comunità vengono disciplinate con diritto internazionale, ma sono

oggetto di norme comunitarie per determinare competenze della comunità e degli stati membri.

7. Le relazioni

esterne della

comunità la Comunità può concludere accordi internazionale in:

- politica commerciale,

Gli accordi relativi alla - accordi di associazioni,

politica commerciale - modalità della cooperazione con stati terzi ed organizzazioni internazionali nei settori

della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

La corte ha altresì affermato che la natura aperta della politica commerciale comprenderebbe

anche il commercio dei servizi ma limitatamente alle forniture transfrontaliere.

rientra nell’ambito della politica commerciale solo

Per ciò che concerne la proprietà intellettuale

per il divieto d’immissione di merci contraffatte.

Gli stati possono inoltre partecipare ad accordi internazionali quando concernono materie oltre

l’ambito della politica commerciale e se non sono di competenza esclusiva della comunità; la

conclusione del medesimo accordo deve avvenire con la partecipazione sia della Comunità sia

degli Stati (accordi misti).

Gli stati parteciperanno alla conclusione di trattati anche nei casi in cui siano tenuti al

partecipano anche all’accordo istitutivo dell’ Organizzazione mondiale del

finanziamento,

commercio.

l’art 310 tr CE riconosce la stipulazione di accordi di associazione come competenza esclusiva

della comunità: la comunità può concludere con uno o più stati membri o organizzazioni

Gli accordi di internazionali accordi che istituiscono un’associazione caratterizzata da diritti e obblighi reciproci,

associazioni da azioni in comune e da procedure particolari.”

Gli accordi di associazioni:

- sono in alcuni casi stati misti cioè conclusi con la partecipazione di tutti gli stati

membri;

- hanno in genere un oggetto più ampio della politica commerciale, ma allo stesso

momento vi sono delle caratteristiche comuni che portano alla formazione dei consigli

di associazione;

si distinguono anche in quanto possono essere diretti a preparare un’adesione dello

- stato associato, ma non sempre ciò accade.

La comunità ha competenza ad adottare atti normativi, ma nel caso in cui allo stesso momento

non vi fosse una competenza parallela a concludere accordi si verrebbe a creare un duplice

Gli accordi nelle altre inconveniente:

materie di competenza - la comunità non potrebbe integrare la propria normativa con accordi con stati non

comunitaria membri

- le iniziative degli stati membri sul piano internazionale condurrebbero a conclusioni

configgenti con la normativa comunitaria

ogni qualvolta la comunità ha adottato delle disposizioni contenenti, sotto qualsiasi forma, norme

comuni, gli stati membri non hanno più il potere di contrarre con gli stati terzi obbligazioni che

incidano su dette norme. la capacità della comunità a concludere accordi non può essere limitata

al caso in cui la stessa abbia adottato norme comunitarie nell’ambito di una politica comune e

allo stesso momento impone agli stati di facilitare tale attività.

In tema di servizi la competenza della comunità risulta esclusiva quando essa ha incluso nei

suoi atti legislativi clausole relative al trattamento da riservare ai cittadini di paesi terzi o ha

conferito espressamente alle proprie istituzioni una competenza a negoziare con paesi terzi..

La Comunità può impegnarsi mediante la conclusione di accordi o convenzioni con uno Stato

terzo, un organizzazione internazionale o un cittadino di uno stato terzo. Nel momento in cui

La conclusione degli alcuni poteri sono attribuiti alla comunità gli stati membri non possono più imporre a quest’ultima

accordi secondo il obblighi che limitano l’esercizio delle prerogative ormai ad essa aspettanti e quindi sottratte dalla

trattato CEEA sfera della sovranità nazionale.

In alcuni casi il potere di concludere accordi spetta alla commissione: questa ha un potere

generale di concludere accordi nell’ambito del trattato CEEA. Gli accordi cono conclusi dalla

Procedura per commissione con l’approvazione del Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.

concludere gli accordi L’esigenza di determinare a chi spetti la competenza di concludere un accordo si pone in

comunitari relazione alle varie fasi per la sua formazione: innanzitutto rispetto alla negoziazione; per

risolvere il problema della competenza basterà che l’oggetto sia indicato in modo sommario, e

tale determinazione è preferibile compierla all’inizio di un negoziato poiché vi è il rischio che il

negoziato sia condotto da chi non è competente e quindi inutilmente.

Anche una volta adottato il testo dell’accordo resta la possibilità per la corte di pronunciarsi prima

che il consenso della Comunità sia definitivamente espresso

può accadere che prima di diventare membro della comunità uno stato abbia concluso un

accordo con stati terzi i cui obblighi risultano incompatibili con quelli risultanti con norma

Gli accordi conclusivi comunitarie; così per non trovarsi di fronte alla necessità di violare o gli obblighi posti dagli

degli stati prima di accordi o quelli comunitari è stato concesso di rispettare gli obblighi posti da precedenti accordi.

divenire membri della Si configura così un limite alle norme comunitarie poiché la loro portata deve considerarsi

comunità subordinata al rispetto delle regole contenute negli accordi in questione.

Nel caso delle materie di competenza esclusiva comunitaria è accaduto che l’accordo

continuasse a vincolare formalmente gli Stati membri ma questi operassero sostanzialmente

nell’attuazione dell’accordo per conto della comunità.

l’oggetto di un accordo ricade in parte nella competenza esclusiva della

accordo misto :quando

Comunità e in parte nella competenza propria solo degli stati membri per concludere un accordo

Gli accordi misti occorre la partecipazione di entrambe.

Se non partecipassero entrambe il trattato avrebbe effetto solo parziale poiché produrrebbe

effetto solo nel campo di appartenenza del concludente.

Quando viene concluso un accordo misto, gli obblighi e i diritti che spettano rispettivamente alla

Comunità e agli stati membri non sono sempre distinti sul piano internazionale.

A rigore l’esecuzione delle materie che rientrano nell’ambito delle competenze concorrenti

potrebbe essere compiuta indifferentemente da entrambe, ma solitamente la ripartizione risulta

da un accordo interno


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente del lavoro
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Vigni Patrizia.

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