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Diritto dell'Unione Europea - la Dichiarazione di Laeken e aspetti principali dell'Unione Europea Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto dell'Unione Europea con una relazione conclusiva del ciclo di lezioni universitarie tenuto dalla professoressa Porchia presso la facoltà di Giurisprudenza di Torino riguardo la c.d. dichiarazione di Laeken del 15 dicembre 2001, la conseguente convocazione della "convenzione sull'avvenire dell'Europa"; e, da ultimo, circa il progetto di trattato che istituisce una costituzione... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. O. Porchia

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INTRODUZIONE GENERALE - Prima di concretarsi in un vero e proprio progetto politico

e di divenire un obiettivo permanente nella politica di governo degli Stati membri, l’idea di

Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di filosofi e di idealisti: secondo l’opinione

occidentale sviluppatasi nel Seicento, infatti, l’organizzazione del mondo era

giuridica

rigidamente impostata sull’evoluzione storica degli Stati nazionali, le cui uniche modalità di

coordinamento intergovernativo consistevano nella loro relazioni dirette e disciplinate da

specifici trattati.

Dall’inizio del Novecento, invece, quale immediata conseguenza del primo conflitto

mondiale, le relazioni statali si sono articolate in due ambiti distinti, ma nello stesso tempo

di specifici trattati e l’innovativa elaborazione

tra loro coordinati: la ormai tipica stipulazione

di politiche comuni attraverso la mediazione delle organizzazioni internazionali.

Per questa ragione, dal 1950, anno cui risale il discorso pronunciato da R. Schuman, gran

parte dell’Europa matura la convinzione che, a fianco dei poteri nazionali o regionali,

debba sussistere un potere europeo, basato su istituzioni democratiche ed indipendenti, in

grado di gestire quei settori (il mercato interno, la moneta, la coesione economica e

dell’occupazione, la tutela dell’ambiente, la politica estera e di difesa, la

sociale, la politica

creazione di uno spazio di libertà e di sicurezza), per i quali l’azione comune si rivela più

efficace che quella svolta da Stati che agiscono separatamente.

del Trattato di Maastricht del 1992, l’istituzione dell’U

In seguito alla firma E

NIONE UROPEA

(UE) rappresenta il risultato degli sforzi fino ad allora compiuti; si instaura così un modello

istituzionale difficile da definire, strutturalmente intermedio tra la tipica organizzazione

internazionale ed il tradizionale Stato Nazione.

L’UE è stata, infatti, investita di una funzione unica nel suo genere, il coordinamento tra le

politiche democratiche degli Stati membri, che hanno creato una serie di istituzioni comuni,

cui delegano parte della propria sovranità. 2

EVOLUZIONE GIURIDICA DELL’UE: IL SUSSEGUIRSI DI TRATTATI - Storicamente, le

radici dell’UE risalgono alla fine della seconda guerra mondiale, quando, nel 1951, il

Trattato di Parigi istituì la C (CECA), allo

OMUNITÀ EUROPEA DEL CARBONE E DELL ACCIAIO

scopo di armonizzare pacificamente lo sviluppo costruttivo di sistemi economici in

potenziale conflitto, obiettivo già precedentemente perseguiti per lo sfruttamento, comune

a Francia e Germania, delle aree carbonifere e industriali della Rhur. La formazione di un

coinvolgeva i sei Stati sconfitti: l’Italia e la Germania (le due

mercato comune settoriale

nazioni che avevano visto ufficialmente lesi i propri principi istituzionali ed ideologici, oltre

che morali), la Francia (paese solo teoricamente vincitore, ma in realtà soggetto

all’occupazione nazista per ben quattro anni e territorio dello sbarco in Normandia) e,

infine, Lussemburgo, Belgio ed Olanda (i tre Stati “cuscinetto” tra le potenze mondiali in

conflitto).

Nel 1952, al fine di organizzare un corpo armato europeo sotto un unico comando, questi

stessi Stati, rinunciando a parte della propria sovranità, tentarono l’istituzione della

(CED), fallita in seguito alla mancata ratifica dell’Assemblea

C OMUNITÀ EUROPEA DI DIFESA

nazionale francese. ’

In seguito, con il Trattato di Roma del 1956, nacquero la C

OMUNITÀ EUROPEA DELL ENERGIA

(EURATOM) e la C (CEE); la prima si costituì quale

ATOMICA OMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA

mercato comune settoriale, anche se di evoluzione limitata, mentre la seconda quale

un’organizzazione economica, incentrata sulla libera circolazione delle merci, dei servizi e

dei lavoratori.

Da questo momento, furono così operanti nel panorama europeo ben tre diverse

comunità, ognuna caratterizzata da uno specifico scopo e, pur avendo in comune una

stessa struttura interna, da propri organi: Commissione (potere esecutivo), Consiglio

(potere normativo), Parlamento o Assemblea comune (potere consultivo) e Corte di

giustizia (potere giudiziario).

Da allora, la volontà di portare avanti il processo d’integrazione europea si è fatta sempre

più concreta, al fine di semplificare la separazione delle specifiche competenze di

ciascuna comunità e di favorirne il coordinamento.

Delineando l’evoluzione cronologica della “politica dello step by step” di questo processo,

la prima tappa, avvenuta nel 1965 a Bruxelles, la cosiddetta “fusione

è da considerarsi

degli esecutivi”, cui fece subito seguito il perfezionamento dell’Atto unico europeo del

1987, che prevedeva la fusione delle tre comunità in un’unica. 3

Quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto a Maastricht, nel 1992, in seguito all’istituzione

della C (CE), comprendente al suo interno le tre precedenti comunità;

OMUNITÀ EUROPEA

parallelamente alla realizzazione di questo ambito progetto, è stata anche sancita la

nascita dell’UE, attribuendole la funzione di coordinamento tra la stessa CE e le due

cooperazioni intergovernative rafforzate già esistenti, P OLITICA ESTERA E DI SICUREZZA

(PESC) e G (GAI).

COMUNE IUSTIZIA AFFARI INTERNI

A Maastricht, infine, si stabilì di convocare una conferenza nel 1996, per definire alcuni

punti ancora oscuri del Trattato, che riguardavano la comunitarizzazione delle politiche

comuni e dei problemi istituzionali.

Le modifiche ivi ipotizzate confluirono direttamente nel Trattato di Amsterdam del 1997,

tra i quindici paesi ormai facenti parte dell’UE, le cariche ed il peso delle

che ridistribuisce,

competenze all’interno dei diversi collegi europei. 4

EVOLUZIONE POLITICA: L’ALLARGAMENTO DELLA COMUNITA’ EUROPEA -

Soffermandosi a questo proposito sull’evoluzione politica dell’UE, tra gli anni Settanta e

Novanta si assistette ad un graduale e costante ampliamento della partecipazione statale

europea.

In seguito al fallimento dell’alternativa associazione di libero scambio (EFTA) tra le

potenze d’influenza anglosassone, la prima fase dell’allargamento comunitario coinvolse,

l’Europa settentrionale, più specificamente, l’Inghilterra, la Danimarca e l’Irlanda.

nel 1973,

Nel 1981 e nel 1986, invece, le adesioni di Grecia, Spagna e Portogallo rafforzarono il

versante meridionale della Comunità, rendendo ancora più necessaria la realizzazione di

programmi strutturali destinati a ridurre le disparità di sviluppo economico tra i dodici Stati

membri; le ragioni storiche, che resero possibile l’ancoraggio al mondo occidentale

democratico, furono la conclusione dell’esperienza dittatoriale dei colonnelli per la Grecia

ed il tramonto delle autocrazie franchista e salazariana di origine filofascista (rimaste fino

ad ora al potere per la loro mancata partecipazione alla II guerra mondiale) per la Spagna

ed il Portogallo. 1995 entrarono a far parte dell’UE tre nuovi paesi, l’Austria, la

Infine, il primo gennaio

Finlandia e la Svezia, che arricchirono l’Europa con il loro patrimonio culturale e le

aprirono nuovi spazi al centro e al nord. Non a caso, quest’ultima tappa di aggregazione

europea é stata possibile solo in seguito alla caduta del muro di Berlino, che ha

definitivamente sancito la rottura del confine tra Blocco Nato e Blocco di Varsavia; in

particolare, mentre l’Austria doveva la sua neutralità all’obbligo internazionale derivante

dagli Accordi di Yalta, la Finlandia e la Svezia adottarono una politica improntata alla

prudenza, per rispettare l’accordo di non invasione concluso con l’URSS. 5

LA DICHIRAZIONE DI LAEKEN SUL FUTURO DELL’UE E LA CONVENZIONE

Attualmente, l’unione dei Quindici si trova ad

SULL’AVVENIRE DELL’EUROPA -

affrontare una grandiosa sfida: l’allargamento ai dieci paesi dell’Europa centrale e

orientale (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Boemia, Slovacchia, Slovenia,

Cipro e Malta), con i quali il Consiglio europeo di Lussemburgo del 13 dicembre 1997 ha

deciso di avviare negoziati di adesione, a partire dalla primavera del 1998.

A questo proposito, il Trattato di Nizza del 2000 si inserisce perfettamente nel nuovo

processo di sistematizzazione normativa, volto a preparare le istituzioni europee a questa

prossima evoluzione politica, che avrà piena attuazione il primo maggio 2004; analizzando

il metodo tradizionale di revisione dei trattati (EX ART.48 TUE), si é evidenziata la sua

scarsa democraticità, dovuta all’esclusiva consultazione dei governi nazionali raggruppati

in una conferenza intergovernativa, senza alcun coinvolgimento dei Parlamenti nazionali e

dell’opinione pubblica.

Per questa ragione, l’innovativo metodo convenzionale, adottato per l’approvazione della

Carta dei diritti nel 1999 a Colonia, era apparso come una possibile soluzione; tuttavia,

non avendo ricevuto il consenso alla ratifica dalla Conferenza intergovernativa (CIG 2000),

il Trattato di Nizza ha generato una crisi generale dell’UE.

La Dichiarazione di Nizza, tuttavia, ha stabilito la convocazione di una nuova

doveva analizzare le innovazioni da apportare all’UE (M

Convenzione, che ETODO

) e delegare poi l’analisi dei risultati così ottenuti ad una nuova

CONVENZIONALE INNOVATIVO

CIG (M ).

ETODO INTERGOVERNATIVO TRADIZIONALE

Di conseguenza, dopo esattamente un mese, il Consiglio europeo si è riunito a Laeken e,

il 15 dicembre 2001, ha adottato una Dichiarazione sul futuro dell'Unione europea, la

cosiddetta Dichiarazione di Laeken, che impegna l'Unione a diventare più democratica, più

trasparente e più efficace.

Il documento ha sollevato 52 quesiti, che si impongono quali nuove sfide, cui l'UE è

chiamata a dare una risposta, implicante una profonda riforma dell'assetto istituzionale e

rispetto alla quale sono stati posti una serie di interrogativi relativi ai seguenti temi: la

e la definizione delle competenze, l’architettura istituzionale, (con particolare

ripartizione

riguardo alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio dell'Unione), il ruolo dei

Parlamenti nazionali, la semplificazione del processo decisionale, la semplificazione del

sistema delle fonti dell'Unione. Stando alle conclusioni del Consiglio europeo, le

prospettive per il futuro dell’Europa così determinate «segnano per i cittadini una tappa

6

decisiva verso un'Unione più semplice, più forte nel perseguire i propri obiettivi essenziali

e più presente nel mondo».

In particolare, nell’ambito delle competenze, i quesiti di fondo vertono rispettivamente sulle

modalità attraverso cui rendere più trasparente la loro ripartizione, sul loro riordino ed,

infine, sulla predisposizione di garanzie atte ad impedire che il loro riassetto

nell'ordinamento comunitario si risolva in una tacita estensione della potestà di azione

dell’UE oppure in una sua invasione dei settori di competenza esclusiva degli Stati membri

e, laddove previsto, delle Regioni.

Per quanto concerne le istituzioni, il quesito principale verte sul modo in cui sia possibile

accrescere la legittimità democratica e la trasparenza degli attuali organi europei,

specialmente tramite la revisione del sistema elettorale del Parlamento europeo e la

pubblicità dei lavori del Consiglio; ulteriore problematica è poi la ridefinizione dei rapporti

fra tutte e tre le istituzioni.

Dall'esigenza di accrescere la legittimità democratica dell'Unione scaturisce inoltre il

riferimento ai Parlamenti nazionali: i principali interrogativi riguardano la possibilità per

questi ultimi di essere rappresentati in una sorta di seconda Camera, la quale si affianchi

al Consiglio e al Parlamento europeo, nonché il ruolo che essi debbano svolgere nel

quadro dell'architettura europea, sempre rispettando la ripartizione di competenze tra

Unione e Stati membri.

L’individuazione dei modi, attraverso i quali migliorare l'efficienza del processo decisionale

e il funzionamento delle istituzioni, nella prospettiva di un'Unione allargata a trenta Stati

membri è un altro dei quesiti cui dare risposta; in particolare, è presa in considerazione

l'ipotesi di estendere la regola della maggioranza qualificata ad un numero più ampio di

decisioni.

A livello di fonti primarie, il quesito principale della Dichiarazione di Laeken risiede tuttavia

nella semplificazione e nel riordino dei trattati esistenti.

Circa il primo aspetto, è stata avanzata l'ipotesi di ridurre il numero dei trattati al momento

esistenti, questione che pone interrogativi circa l'opportunità o meno di eliminare la

distinzione fra Comunità ed Unione e, quindi, di rivedere la struttura dei tre pilastri su cui è

attualmente fondata l'Unione.

Per quanto concerne il secondo, si considera invece l'idea di procedere ad una distinzione

tra un trattato di base e le altre disposizioni del trattato, anche al fine di introdurre una

distinzione fra le procedure di modifica e quelle di ratifica del trattato di base e le altre

disposizioni del trattato. Sempre nell'ottica di una riorganizzazione complessiva dei trattati,

7

la dichiarazione invita a riflettere sull'opportunità o meno di inserire in un trattato di base la

Carta dei diritti fondamentali, nonché sull'eventualità o meno di consentire alla Comunità

l’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Secondariamente, al fine di

controllare la proliferazione di strumenti normativi avvenuta negli ultimi anni, che ha

condotto ad una legislazione troppo particolareggiata, si propone di introdurre una

distinzione tra misure legislative e di attuazione. Da ultimo, è stata richiamata l'attenzione

sulla necessità di valutare la possibilità di redigere un testo costituzionale che integri

l'opera di semplificazione e di riordino dei trattati.

Al fine di procedere alla riforma dei trattati, infatti, la Dichiarazione di Laeken ha previsto la

convocazione di un organo ad hoc, la Convenzione sull'avvenire dell'Europa, la quale ha

avuto il compito di assicurare, con la stesura di un documento finale, una preparazione

quanto più ampia e trasparente possibile della successiva Conferenza intergovernativa.

Organo di rilievo, con funzioni di impulso e di preparazione dei lavori della Convenzione, a

questo proposito, è stato il Presidium, composto dal Presidente (V. Giscard d'Estaing), dai

due Vicepresidenti (G. Amato e J.L. Dehaene) e da altri nove membri della Convenzione;

vi hanno partecipato 105 membri, in rappresentanza dei governi nazionali, del Parlamento

europeo, dei Parlamenti nazionali degli Stati membri, dei paesi allora candidati e della

Commissione europea e, parallelamente ai lavori svolti al suo interno, un forum on line ha

strutturare e allargare il dibattito sul futuro dell'Unione anche all’opinione

consentito di

pubblica.

Tracciando un breve excursus sull’operato della Convenzione europea, è opportuno

ricordare che il 28 febbraio 2002 si è tenuta a Bruxelles la prima sessione inaugurale; in

tale data si è avviata la cosiddetta fase preliminare di ascolto, conclusasi il 2 luglio dello

stesso anno, in seguito al frazionamento dei 105 membri coinvolti in 11 gruppi di lavoro

(S , C , P , R

USSIDIARIETÀ ARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI ERSONALITÀ GIURIDICA UOLO DEI

P , C , G , A

ARLAMENTI NAZIONALI OMPETENZE COMPLEMENTARI OVERNANCE ECONOMICA ZIONE

, D , S , S L S & G E

ESTERNA IFESA EMPLIFICAZIONE PAZIO IBERTÀ ICUREZZA IUSTIZIA E UROPA

), ciascuno dei quali è stato denominato in base alle tematiche chiave di Laeken.

SOCIALE

Durante una successiva fase di valutazione, tutti i gruppi di lavoro hanno elaborato un

rapporto sintetico sulle principali idee derivate dal loro operato, cui ha fatto seguito, a

partire dal 6 febbraio, la stesura di una bozza del Trattato che istituisce una Costituzione

per l’Europa; tuttavia, la fase conclusiva di redazione era in realtà già iniziata il 28 ottobre

2002, giorno in cui il Presidium ha delineato una sorta di indice del progetto di trattato. 8

Il 30 giugno 2003, presso il Consiglio europeo riunito a Salonicco, è stata invece

consegnata la formulazione ridotta del progetto, il cosiddetto trattato costituzionale in

senso stretto, riguardante la Parte I (A ) e la Parte II (C

RCHITETTURA COSTITUZIONALE ARTA

).

DEI DIRITTI FONDAMENTALI

Infine, dopo la definitiva chiusura dei lavori, il 18 luglio 2003 Giscard d'Estaing ha

presentato al presidente del Consiglio europeo (S. Berlusconi) un Progetto di trattato che

istituisce una Costituzione per l'Europa, comprendente, nella sua versione integrale,

anche la Parte III (P ) e la Parte IV (D ).

OLITICHE DI AZIONE ISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Ora la Costituzione europea, così come è stata approvata dalla Conferenza

Intergovernativa, dovrà essere ratificata dai 25 paesi membri dell’Unione per diventare

così parte integrante delle Costituzioni nazionali. 9

TITOLO I DELLA PARTE I DEL PROGETTO DI TRATTATO: DEFINIZIONE E

OBIETTIVI DELL’UNIONE EUROPEA - La lettura della Parte I (A RCHITETTURA

) evidenzia che sono stati inseriti nove titoli, di cui il primo, oltre ad

COSTITUZIONALE

ipotizzare una definizione formale di Unione, ne indica anche gli obiettivi essenziali.

L’ART.1, infatti, dichiara che l’UE è istituita da una Costituzione «ispirata dalla volontà dei

d’Europa»; questi ultimi sono autorizzati a conferire le competenze

cittadini e degli Stati

necessarie a realizzare gli obiettivi comunitari, secondo il modello realizzatosi nel corso di

cinquanta anni di integrazione europea.

Un radicale rinnovamento istituzionale riconfigura il soggetto UE, non più composto da tre

ambiti di competenza distinti (CE, PESC, GAI), ma individuato in un unico protagonista,

sorto dalla fusione dei tre pilastri e destinato ad operare nei rapporti internazionali.

Dal punto di vista giuridico, la formulazione piuttosto contorta del testo normativo presenta

alcune ambiguità; il primo comma, infatti, non indica i soggetti istitutivi della Costituzione,

ma solo quelli ispiratori, che non si limitano ai soli Stati membri che stipuleranno il Trattato,

ma, come espresso dal secondo comma, comprendono tutti gli Stati europei che

rispettano i valori dell’UE e si impegnano a promuoverli congiuntamente.

Ritenere l’Unione una realtà a tal punto policentrica, manifesta, quindi, la volontà della

Convenzione di abbracciare non solo gli Stati membri attuali, ma anche quelli non ancora

appartenenti;. in questo modo, l’Unione si identifica in un fenomeno giuridico unico nella

sua specie, che non è circoscritto al proprio territorio (in altre parole, facendo riferimento

alla nozione geografica di Europa), anzi esprime una potenzialità espansiva, che si

traduce nell’indeterminatezza della propria stessa essenza.

Questa definizione così vaga è inoltre in contraddizione con le norme relative

all’ammissione di nuovi Stati attraverso il metodo internazionale classico; a tal proposito, si

rileva un’ulteriore ambiguità di formulazione del testo normativo, in quanto, nonostante la

principale obiezione sollevata all’UE sia la scarsa trasparenza e democraticità delle

l’ampliamento del panorama comunitario a nuovi soggetti statali non

proprie procedure,

coinvolge per nulla l’opinione pubblica europea, ma rimane ancora congelato in un

meccanismo ormai superato, esclusivamente subordinato all’unanimità da parte di tutti gli

Stati membri.

Inserito volutamente tra i primi articoli del Progetto, con l’intenzione di contribuire alla

ristrutturazione dell’architettura europea, l’ART.2 riconferma i valori europei, già

riconosciuti come principi costituzionali dall’ART.6 del Trattato dell’Unione europea (TUE).

Contrariamente ai precedenti progetti, in cui la loro trattazione si limitava ad un elenco

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Appunti di Diritto dell'Unione Europea con una relazione conclusiva del ciclo di lezioni universitarie tenuto dalla professoressa Porchia presso la facoltà di Giurisprudenza di Torino riguardo la c.d. dichiarazione di Laeken del 15 dicembre 2001, la conseguente convocazione della "convenzione sull'avvenire dell'Europa"; e, da ultimo, circa il progetto di trattato che istituisce una costituzione per l'Europa, datato 18 luglio 2003.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2004-2005

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher L.Agliassa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Porchia Ornella.

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