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singoli Stati continuano a prevalere su quelli dell’insieme in quanto essendo le tematiche (politica

estera e giustizia) delicate, gli Stati accettano di essere coordinati dall’organizzazione, ma preferi-

scono controllare le singole decisioni.

Inoltre, per quanto riguarda la PESC e le decisioni relative la politica estera, la Corte di Giustizia non

ha alcun potere di veto. Al contrario, nella CGAI la Corte ha un potere, per quanto limitato a potere

solo interpretativo.

Nel 1992, quindi, vi sono due organizzazioni internazionali (CEE ed UE) che non vanno confuse si-

no al 2007 quando, con il trattato di Lisbona, si parlerà soltantopiù di UE. L’UE non è qualcosa di

diverso dalla Comunità Europea, ma inoltre racchiude in sé i pilastri di cui abbiamo appena detto.

Trattato di Amsterdam, 1997:

5. trattato di transizione, non apporta rimarcabili novità. Infatti, il T. di

Amsterdam non è riuscito a risolvere né il problema dell’allargamento, né del deficit democratico.

Ma che cosa ha introdotto?

L’art. 6

a. del T. dell’UE, che è, dopo Lisbona, stato inserito nell’art. 2. Tale articolo è impor-

tutela dei diritti

tante perché per la prima volta all’interno del trattato si fa riferimento alla

dell’uomo e delle libertà fondamentali. Fino ad allora i riferimento erano agli Stati demo-

cratici, ma non espressamente ai diritti dell’uomo.

“L’Unione

L’art. 6, ossia l’odierno art. 2, recita: si fonda sui valori del rispetto, della dignità

umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto

dei diritti umani compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori so-

no comuni agli stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discri-

minazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uo-

mini”;

L’art. 7: sanzione

b. procedura di in capo agli Stati qualora dovessero violare tali diritti. Tale

sanzione prevedeva la perdita del diritto di voto e l’accettazione passiva delle decisioni prese

dai restanti stati;

Comunitarizzazione di Visto Asilo e Immigrazione:

c. queste materie erano precedentemen-

te affidate rispettivamente ai pilastri intergovernativo e giustizia affari interni. Con il T. di

Amsterdam, le materie vengono gestite dal primo pilastro, all’interno della Comunità Euro-

“comunitarizzazione”, “renderle

pea (da qui il termine comunitarie”). Con il T. di Amster-

dam, inoltre, le due materie vengono portate dal voto di unanimità al voto di maggioranza.

Disposizione sulla Coo-

Ovviamente, perdendo un pezzo, il terzo pilastro cambia nome in

perazione di Polizia e Giudiziaria in Materia Penale;

Principio di trasparenza

d. all’interno delle procedure legislative della CE: permettere di co-

noscere tutti gli atti normativi e organizzativi che portano all’adozione di una norma giuridi-

ca. Così facendo, si ha la possibilità di seguire il percorso formativo di una norma e di com-

prendere le ragioni che hanno spinto uno Stato o un’istituzione a votare a favore o contro un

determinato atto.

Tale principio era già presente all’interno dei nostri ordinamenti statali. All’interno dello

Stato italiano, nel 1990, venne introdotto il diritto ad accedere agli atti, ovvero poter acquisi-

re la documentazione a sostegno di una norma giuridica adottata dallo Stato.

Cooperazione rafforzata:

e. durante la creazione del T. di Amsterdam, troviamo 15 Stati

membri, la presenza di domande di candidatura di altri Stati e, quindi, una situazione di al-

largamento consistente. Si teme perciò una situazione di stallo, un’involuzione

dell’organizzazione, si teme il fatto che per raggiungere una situazione di eguaglianza tra un

numero di Stati sempre crescente sia necessario un lasso di tempo troppo lungo. Venne

a due velocità,

quindi proposta un’Europa ovvero che tutti gli Stati in situazione comune e

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pronti ad attuare uno sviluppo politico e sociale intraprendessero tale percorso, mentre i ri-

“passo

manenti Stati faranno il avanti” successivamente. In un’Europa con tanti Stati diffe-

renti, la Cooperazione Rafforzata mira a non bloccare tutti gli Stati in attesa solo di alcuni.

Un esempio di Cooperazione forzata è quello dell’Unione Economica Monetaria (UEM).

Quando essa venne prospettata, fu necessario verificare se tutti gli Stati fossero in possesso o

meno dei requisiti richiesti dal trattato relativi ad una situazione economica sviluppata. Fu

necessario verificare inoltre le problematiche relative i cambi e i tassi d’interesse. Al mo-

mento della verifica, fu chiaro che non tutti gli Stati possedevano tale requisiti e si decise di

non bloccare coloro che invece li avevano. Così fu creata l’UEM, consentendo un ingresso

graduale di tutti gli Stati al suo interno. È per questo motivo che, ancor oggi, l’aera Euro non

è composta da tutti e 28 gli Stati. L’UEM nacque effettivamente nel 1999. Dei 15 Stati fa-

centi parte, non tutti aderirono (es. Danimarca e Gran Bretagna non aderirono; Svezia e Gre-

cia vennero rigettate). Schengen,

Altro esempio di Cooperazione rafforzata è l’Area in cui non rientra ancora la to-

talità degli Stati.

Il meccanismo della Cooperazione rafforzata nacque per le materie relative al primo pilastro,

con l’evoluzione del trattato sull’EU e del trattato sulla CE, la cooperazione rafforzata oggi

trova applicazione anche nell’ambito del secondo e del terzo pilastro.

riorganizzazione degli organi

Ciò di cui il T. di Amsterdam non si è occupato è la della CE, in pro-

spettiva di allargamento, problematica di cui ci si accorse esser rimasta irrisolta e che si affrontò in

un’altra conferenza intergovernativa, a Nizza nel 2000.

Trattato di Nizza, 2000, firma 2001, in vigore nel 2003:

6. riorganizzò e modificò le istituzioni che

da allora, eccetto qualche modifica apportata dal T. di Lisbona, sono tuttora le stesse. In

Carta

quest’occasione non venne soltanto discusso il testo del nuovo trattato, ma venne redatta la

dei Diritti Fondamentali dell’UE (2000), all’interno del quale sono elencati tutti i diritti dell’essere

umano (diritto all’equo processo, al ricongiungimento familiare, allo studio, alla cultura, allo sport,

etc.). A tal proposito, prima di allora, l’unico riferimento era l’art. 6 del T. di Amsterdam. La Carta

dei Diritti non aveva in origine carattere vincolante, caratteristica che è stata nel tempo oggetto di

numerosi dibattiti e che è stata poi modificata. “relativa

dichiarazione, al futuro

In occasione del T. di Nizza venne inoltre allegata una la n. 23,

dell’Unione”, in cui si mette nero su bianco la consapevolezza che l’Unione Europea subirà dei

cambiamenti ed aggiornamenti. Infatti, ogni qual volta è stato firmato un trattato, si sono subito evi-

denziate le lacune di cui occuparsi successivamente, nel prossimo trattato.

frammentazione dell’UE e della

Nel caso del T. di Nizza, le nuove problematiche sono legate alla

CE. Tali due organizzazioni internazionali convivono e si occupano di materie tra loro affini, ma so-

no in realtà due realtà diverse, con metodologie di voto e di decisioni diverse (CE a maggioranza,

UE unanimità); una duplice realtà che comporta una situazione di incertezza. Altro tema rimasto irri-

deficit democratico,

solto è quello del tematica fondamentale in quanto riguarda il peso della voce

Carta dei

dei cittadini all’interno delle scelte dell’organizzazione. In ultimo, vi è poi il tema della

Diritti Fondamentali, che si desidera ora assuma carattere vincolante. È quindi necessario un nuovo

trattato ma, anziché limitarsi alla sola convocazione di una conferenza intergovernativa, viene indet-

ampio dibattito,

to un una conferenza specifica per tematiche di massima importanza.

convenzione europea

Tale conferenza prende il nome di ed è composta da 105 persone, a cui parte-

cipano non solo i rappresentanti degli Stati, ma anche soggetti diversi. I 105 membri sono scelti dai

parlamenti nazionali, dai governi, dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea non solo

degli Stati membri ma anche degli Stati in attesa di veder approvata la loro domanda d’ingresso.

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Questo perché si vuol creare una realtà di discussione in cui i punti di vista siano molto diversi fra

105 membri

loro e possano così dar corpo a un documento condiviso da tutti. All’interno dei tro-

viamo:

 56 membri dei parlamenti nazionali, 2 per ogni stato;

 28 membri dei governi degli stati, 1 per ogni stato;

 16 rappresentanti del Parlamento Europeo;

 2 rappresentanti della Commissione Europea;

 Il Presidente della Convenzione, allora Valéry Giscard d’Estaing;

 2 vice-presidenti della Convenzione, allora Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene.

La Convenzione Europea iniziò i lavori nel 2002 e li terminò nel 2003. L’opera finale di tale riunio-

ne fu la redazione del Trattato Costituzionale dell’Unione Europea.

Trattato Costituzionale dell’Unione Europea,

7. 2004-mai in vigore: tocca le tematiche trattate du-

decisioni,

rante la convenzione. La peculiarità di questa conferenza fu che le all’interno della con-

per con-

venzione europea, non vennero adottate con votazioni a maggioranza o all’unanimità, ma

senso (“se siete d’accordo, andiamo avanti”). Nel 2003 viene redatto il T. Costituzionale che però

dev’essere ancora sottoposto, secondo l’art. 48 del T. sull’UE, alla conferenza intergovernativa, or-

gano preposto alla negoziazione definitiva e alla redazione del testo finale. I lavori per la stesura di

una Costituzione per l’Europa furono lunghi e introdussero novità significative, molte anche di natu-

ra simbolica. Il trattato venne firmato nel 2004 ma non entrò mai in vigore.

Tali novità sono:

 UE;

Eliminazione della differenza tra CE e UE, si parlerà solo più di

 Attribuisce un ruolo importante ai parlamenti nazionali all’interno dell’organizzazione inter-

nazionale, per colmare il deficit democratico;

 La Carta dei Diritti Fondamentali diviene vincolante;

 diritto di Recesso:

Introdotto il lo Stato può dire, quando lo ritiene, che vuole uscire

dall’UE. Fino ad allora non era possibile perché si riteneva che l’entrata nell’Ue fosse defini-

tiva;

 Rinomina e riqualifica gli atti normativi adottati dall’UE: non sono più definiti più direttive,

leggi;

regolamenti, decisioni, ma

 Costituzione,

Per la prima volta viene introdotto, a livello di UE, il vocabolo quell’atto che

dà origine ad un entità statale. Fin dal principio, infatti, l’UE si fondava su un trattato. Parla-

re ora di Costituzione, cambia la terminologia, ma nella sostanza l’UE è sempre fondata su

un documento. In ogni caso, l’introduzione del vocabolo allarmò i componenti

dell’organizzazione;

 inno bandiera.

Vengono scelti un e una

Tale trattato non entrò in vigore perché molti stati ritennero che fosse un passo troppo importan-

mai

te e temevano che, si rischiasse di attribuire all’UE un ruolo troppo determinante all’interno della

Comunità Internazionale, a scapito delle sovranità nazionali. Al momento delle ratifiche si crearono

Francia e Paesi Bassi,

quindi dei problemi. Innanzitutto, la i due Stati fondatori dell’organizzazione

ratificarono negativo.

internazionale, Per quanto riguarda la Francia, le votazioni erano avvenute

secondo referendum popolare, tuttavia si dubita che i cittadini siano stati correttamente informati sul-

le modifiche da apportare. Perciò le cause di tali ratifiche negative non vennero mai del tutto chiarite.

Nel 2004, inoltre, l’UE aveva subito un forte allargamento, passando da 15 a 25 stati. Perciò, gli stati

che facevano già parte dell’organizzazione avvertirono una sensazione di pericolo, temettero di do-

ver affrontare una concorrenza troppo forte; nacque la paura di vedere immettersi nel mercato lavora-

12

“vecchi

tori meno retribuiti, con cui i cittadini europei” avrebbero dovuto fare i conti. Questa paura

“la paura dell’idraulico polacco”,

venne etichettata dai giornali come in seguito all’ingresso della

Polonia nel 2004. Questo probabilmente fece sì che, al momento del referendum, i cittadini francesi

non votassero al referendum in favore della ratifica.

“idraulico

(È curioso notare come la dicitura polacco” fu riproposta tale e quale nel 2007, quando vi

fu l’entrata di Romania e Bulgaria all’interno dell’UE).

Il successivo T. di Lisbona riprende tale e quale il T. Costituzionale, eliminandone qualche dettaglio

a proposito dell’inno, della costituzione o della bandiera. Entrò così in vigore nel giro di due anni.

Trattato di Lisbona, 2007-2009:

8. recupera integralmente il T. Costituzionale, depurandolo da tutti i

riferimenti a un’idea di Stato europeo. Le modifiche quindi mantenute sono:

a. Eliminazione della differenza tra CE e UE e mantenimento dell’UE;

b. Introduzione di un ruolo determinante per i parlamenti nazionali all’interno

dell’organizzazione;

c. Aggiunta del valore vincolante alla Carta dei Diritti Fondamentali;

d. Introduzione del Diritto di recesso.

Il T. di Lisbona cambia inoltre i nomi dei precedenti trattati.

modifiche 

T. di Maastricht e aggiornamenti T. sull’UE

 

T. di Roma T. Istitutivo della Comunità Economica Europea di Roma Trattato sul funziona-

mento dell’UE

Requisiti per entrare a far parte dell’UE

L’UE conta oggigiorno 28 stati membri. Ovviamente, il trattato disciplina le modalità attraverso cui uno stato

“ogni

può chiedere di entrare a far parte dell’organizzazione. L’art. 49 del T. sull’UE recita: stato europeo

che rispetti i valori, di cui all'art.2, e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro

I requisiti indicati sono:

dell’Unione”.

 continente Europa.

Lo stato deve far parte dal punto di vista geografico del (In passato Marocco e

Algeria chiesero di entrare a far parte dell’UE, ma la loro domanda di ammissione venne rigettata in

primis per un problema geografico);

 stato de-

Stato che rispetti i valori di cui all’art. 2 (prima art. 6 del T. di Amsterdam) ed essere uno

mocratico;

 situazione economica

Lo stato deve possedere una tale da permettergli di entrare nell’UE; nel caso

in cui lo stato avesse problemi economici significativi, la crisi si ripercuoterebbe all’interno

dell’intera UE.

Meccanismo per approvare l’ingresso di un nuovo stato nell’UE

Parlamento Europeo e Parlamenti Nazionali

1. sono informati della richiesta;

Consiglio

2. Lo stato richiedente trasmette la sua domanda al (organo composto da un rappresentante

per ciascuno stato), che si pronuncia all’unanimità, previa consultazione della Commissione e ap-

provazione del Parlamento Europeo(l’unanimità è dettata dal fatto che all’interno dell’UE non vi è

separazione dei poteri, ma tutte le decisioni vengono prese, con modalità diverse, dagli organi com-

ponenti l’organizzazione); requisiti

3. A questo punto vengono valutati dal Consiglio Europeo i richiesti;

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4. Una volta verificati i requisiti è necessario stabilire la modalità attraverso la quale lo stato entrerà a

far parte dell’UE. L’UE è una realtà nata nel 1957 che ha subito pacificamente una serie correzioni e

sviluppi. Gli stati che da subitoentrarono a farne parte hanno seguito i cambiamenti e si sono quindi

adeguati e modellati in base alle richieste dell’organizzazione internazionale. Diverso è quando nel

2007 entrano a farne parte Romania e Bulgaria, dopo 50 anni di vita dell’organizzazione. L’entrata

percorso di ammissione

non può quindi essere effettuata dall’oggi al domani, ma va organizzato un

affinché lo stato entrante possa adeguarsi ai traguardi già raggiunti.

Accordo di ammissione:

5. le condizioni per l’ammissione e gli adattamenti che devono essere operati

costituiscono l’oggetto di un accordo tra gli stati membri e lo stato candidato. Tale accordo viene po-

sto a ratifica da tutti gli stati.

In Norvegia accadde che, alla presentazione della domanda, essa venisse subito accettata in quanto

stato assai ricco e con pochi cittadini. Tuttavia, la ratifica passò per referendum popolare e, per ben

due volte, il popolo norvegese si dichiarò negativo a entrare nell’UE. Occorre, quindi, che l’accordo

venga ratificato non solo dagli stati già membri, ma anche da quello richiedente.

Lo stato richiedente, nel momento in cui entra a far parte dell’UE, accetta in toto le determinazioni

dell’organizzazione fatte fino a quel momento. Non può apportare modifiche e prendere decisioni sugli atti

com-

precedenti. Tutto ciò che l’organizzazione internazionale ha già raggiunto, ha già realizzato (acquis

munataire). Tappe dell’UE

 1957-1958, Europa dei 6: la CEE nasce ed inizia a essere operativa sul territorio. Gli stati costituen-

ti sono: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Belgio. Inizialmente il progetto è di

interesse anche della Gran Bretagna, cosa sorprendente dato che oggi la Gran Bretagna è dentro l’Ue

ma si è mantenuta tutta una propria sfera di dominio autonomo, per esempio la Gran Bretagna non fa

parte degli accordi di Schengen e non fa parte dell’area Euro, per scelta e non per mancanza di con-

dizioni;

 1961: Gran Bretagna

la presenta la propria candidatura ma viene rifiutata a causa del veto della

Francia. De Gaulle temeva di perdere il ruolo di leader all’interno dell’organizzazione. La candidatu-

ra venne riproposta quando De Gaulle non era più al governo e la candidatura venne accettata.

Grecia

Ancora nel 1961 fece domanda la che non venne però accettata dopo numerosi controlli sulla

situazione economica. La candidatura venne sospesa;

 1967: Grecia

la subì la Dittatura dei Colonnelli, un sistema politico liberticida che fece mancare un

altro dei requisiti fondamentali per entrare a far parte dell’UE. Ancora una volta, la candidatura ven-

ne sospesa, per poi esser recuperata al cadere del regime dittatoriale.

 1973, Europa dei 9: Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda e Norvegia

le candidature di vengono

accettate. Tutti gli stati ratificarono l’accordo, tranne la Norvegia, il cui popolo rifiutò la ratifica del

trattato. Tutt’oggi la Norvegia non è parte dell’UE;

 1975:la Grecia

domanda della viene recuperata, sarà poi accolta nel 1979;

 1981, Europa dei 10: la Grecia fa parte della CEE;

1986, Europa dei 12: entrano Spagna e Portogallo. Avevano presentato domanda di candidatura nel

1977, dopo 20 anni dalla nascita dell’organizzazione perché, fino ad allora, erano sotto regime ditta-

toriale. Caduti i regimi, presentano la candidatura nel 1977. Anche tali domande vengono vagliate

strettamente, per via delle condizione economiche provate dalle dittature. Il loro ingresso nella CEE

avrebbe quindi causato delle ripercussioni all’interno dell’organizzazione. Ci vollero quasi 10 anni

per accettare le candidature e, dopo l’ingresso nella comunità, agli stati fu concesso un tempo più

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lungo per adattare la loro situazione interna ai traguardi già raggiunti dalla comunità economica eu-

ropea (7 anni per il mercato interno e 10 per la politica agricola);

 Germania dell’Est:

(1989, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1990 le due Germanie vennero

riunificate. Non fu necessaria la procedura di ammissione di un nuovo stato poiché la Germania ave-

va quindi soltanto subito un ampliamento del territorio);

 1995, Europa dei 15: Austria, Finlandia e Svezia.

entrarono La Norvegia presenta ancora la candi-

datura, ma il popolo non ratifica il trattato;

 2004, Europa dei 25: Cipro, Malta, Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Ungheria,

entrarono

Slovacchia, Repubblica Ceca e Slovenia. L’ampliamento dell’UE fu significativo, dopo l’ingresso

di 10 nuovi stati in maggioranza frutto della disgregazione dell’URSS. A tali stati venne concesso un

periodo di adattamento di 7 anni, con monitoraggio dopo il primo anno, ogni 3 anni. Contestualmen-

te a questi stati presentarono la domanda anche Bulgaria e Romania;

 2007, Europa dei 27: Bulgaria e Romania.

entrarono ’70.

Turchia

(La avrebbe dovuto essere il 28esimo stato, dopo aver fatto domanda già negli anni

Non venne però accolta per via dei contrasti esistenti con Cipro riguardo il traghettamento di carichi

sulle navi. La candidatura venne quindi accettata, ma gli accordi di adesione non furono raggiunti);

 2013, Europa dei 28: Croazia

la viene accolta nell’UE, dopo una formale opposizione da parte de-

gli stati membri perché accusata di nascondere soggetti ritenuti responsabili di crimini di guerra con-

tro l’umanità commessi nell’Ex-Jugoslavia. La Croazia si rifiutò di cedere al tribunale tali soggetti e

questa condotta venne ritenuta, inizialmente, incompatibile con la tutela dei diritti fondamentali

dell’individuo.

Nel 2010 la Croazia decise finalmente di collaborare con il tribunale per i crimini commessi nell’Ex

Yugoslavia e assecondare i voleri degli altri stati e nel 2013 la Croazia fu ufficialmente ammessa;

Turchia, Serbia, Ex Repubblica di Macedonia, Islanda e Montenegro hanno presentato la domanda.

Precisazioni sulla Norvegia: va evidenziato che il cittadino norvegese ha un redito pro capite molto elevato.

La Norvegia è uno stato ricco, possiede giacimenti di petrolio e i cittadini sono pochi.L’entrata a far parte

dell’UE avrebbe portato a condividere delle ricchezze, ad una libera circolazione del cittadino, quindi avreb-

be permesso a chiunque di collocarsi in Norvegia e beneficiare di tutta una serie di vantaggi che, effettiva-

mente, un cittadino norvegese possiede. Il cittadino norvegese ha avuto quindi paura di perdere le sue ric-

chezze che rimanendo in disparte continua ad avere.

L’UE, così ampia, ha tuttavia 24 lingue ufficiali ed identità nazionali tuttora ben delineate.

15

L’Unione Europea

soggetto di diritto internazionale

È un organizzazione internazionale, un composto da più stati che decido-

no di attribuire a questo nuovo soggetto dei poteri, accettandone le decisioni. Per realizzare e raggiungere gli

organi.

obiettivi prefissati, l’UE è composta da

Principio di leale cooperazione

Prevede che l’UE e gli stati collaborino tra loro senza ostacolarsi al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati

T. sull’UE.

come descritto nell’art. 4 del

Competenze

L’Unione Europea è un’organizzazione internazionale che lavora su determinate materie, dette competenze,

che gli stati le hanno attribuito al momento della sua costituzione. Tali materie competevano, in precedenza

ai singoli stati, mentre ora sono delegate all’organizzazione.

Le competenze sono specificate meglio nel T. di Lisbona (negli art. da 2 a 6) e sono raggruppate in 3 catego-

rie:  Competenze esclusive: l’UE è l’unica a poter gestire determinate decisioni, che gli stati sono obbli-

gati ad accettare. Tali competenze riguardano:

Il settore dell’unione doganale;

o Il funzionamento del mercato interno;

o La politica monetaria;

o La conservazione delle risorse biologiche del mare;

o La politica commerciale comune.

o

 Competenze concorrenti: nel momento in cui l’UE sia già intervenuta, ma non legiferi più, possono

gli stati intervenire esercitando il proprio potere. Le competenze concorrenti principali sono:

Mercato interno

o Politica sociale

o Fusione economica e sociale

o Agricoltura e pesca

o Ambiente

o Protezione dei consumatori

o Trasporti

o Reti trans europee

o Energia

o Spazio di libertà, sicurezza e giustizia

o Problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica

o

 Competenze di sostegno, coordinamento o complemento, introdotte dal Trattato di Lisbona: com-

petenze statali nell’ambito delle quali, però, l’Unione Europea può intervenire, senza il diritto a legi-

ferare e senza atti vincolanti. L’UE può intervenire per coordinare e per indicare determinati obietti-

vi. Non ha potere vincolante ma di suggerimento.

Tutela e miglioramento della salute umana

o Industria

o Cultura

o Turismo

o Istruzione, formazione professionale, gioventù e sport

o Protezione civile

o 16

Cooperazione amministrativa

o

(È la prima volta che il vocabolo turismo, entra, in modo così espresso, nelle competenze

dell’Unione Europea).

I principi

Regolano e delimitano in modo specifico le competenze, nonché le modalità di esercizio. Ci sono 3 principi

“La

capo saldo dell’Unione Europea, enunciati nell’art.5 del Trattato sull’Ue: delimitazione delle competenze

dell’Unione Europea si fonda sul principio di attribuzione; l’esercizio delle competenze dell’unione si fonda

sui principi di sussidiarietà e di proporzionalità”.

Principio di attribuzione:

1) l’Unione Europea e, nello specifico, le sue istituzioni, lavorano

nell’ambito delle competenze loro attribuite.

“In

Art., comma 2: virtù del principio di attribuzione, l’unione agisce esclusivamente nei limiti delle

competenze che gli sono attribuite dagli stati membri, nei trattati, per realizzare gli obiettivi da essi

stabiliti”.

Per ovviare alle lacune emerse dai lavori svolti durante il corso degli anni, durante la stesura dei trat-

tati, è stato fin da subito previsto che i trattati venissero costantemente aggiornati tramite uno stru-

clausola di flessibilità,

mento che prende oggi il nome di prevista proprio per poter allargare le

competenze dell’UE senza la redazione di un nuovo trattato. Oggi la clausola è disciplinata nel T. sul

“Se

funzionamento dell’UE: un’azione dell’Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche de-

finite dai trattati,per realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati, senza che questi ultimi abbiano

previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta

della Commissione, e previa approvazione del Parlamento Europeo, adotta disposizioni appropria-

te”.

Si tratta di un meccanismo particolare che va monitorato e disciplinato e, in quantoallargamento

temporaneo, vale solo per quella determinata azione. Inoltre, l’UE deve dimostrare che il proprio in-

tervento su quella determinata azione è effettivamente necessario. Tale procedura richiede poi

l’unanimità del Consiglio dei Ministri. È quindi spesso troppo complicata per essere adottata.

Principio dei poteri impliciti,

In alternativa,esiste quindi il attinente anch’esso all’attribuzione delle

competenze. Esso è stato elaborato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti ed è poi stato condiviso

dalla Corte di Giustizia dell’UE. Il Principio dei poteri impliciti viene preferito alla Clausola di fles-

sibilità in quanto è basato sulla logica: in presenza di un errore o di una dimenticanza, le competenze

possono essere allargate senza alcuna formalità, senza l’intervento del Consiglio, della Commissione

o del Parlamento Europeo, senza l’unanimità degli Stati o dimostrazione di necessità.

Principio di sussidiarietà:

2) disciplinato dall’art.5comma 3, è relativamente recente. Enunciato ini-

zialmente all’interno dell’Atto Unico Europeo (1986/1987) era abbinato esclusivamente alla politica

ambientale. Successivamente, con il T. di Maastricht,è diventato un capo saldo dell’organizzazione.

competenze

Esso viene applicato nelle competenze non esclusive dell’Unione,nello specifico nelle

concorrenti. “In

Art.5, comma 3: virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza

esclusiva l'Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono es-

sere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e

locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti

meglio a livello di Unione.” 17

regolare, l’intervento dell’UE o degli

Ovvero serve a nell’ambito delle competenze concorrenti,

Stati, in base alla precedenza. Nella sostanza, l’UE può intervenire in determinate questioni soltanto

nel caso in cui l’obiettivo da raggiungere trovasse modalità poco efficienti da parte degli Stati.

Principio di proporzionalità:

3) disciplinato dall’art. 5, comma 4,regola le modalità d’intervento

dell’Unione Europea.

“In

Art.5, comma 4: virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell'azione

dell'Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati”.

L’Unione Europea deve scegliere i mezzi di intervento all’interno delle proprie competenze, o delle

competenze concorrenti, utilizzando quelle norme giuridiche previste dal trattato necessarie per il

conseguimento degli obiettivi. Deve utilizzare gli strumenti più semplici e meno invasivi all’interno

delle realtà statali, ovvero quelli che permettono agli stati di poter comunque gestire l’argomento.

Anche questo principio limita l’operatività dell’UE all’interno degli stati.

Esempio:

Tra gli strumenti normativi a disposizione dell’Unione Europea, troviamo 2 differenti tipologie di

regolamento direttiva.

norme giuridiche: e

Il regolamento è un atto vincolante, ovvero esso vincola lo Stato sia per quanto riguarda l’obiettivo

da raggiungere sia per quanto riguarda gli strumenti prefissati per raggiungerli. La direttiva è

anch’essa un atto vincolante, ma lascia libera scelta agli Stati riguardo gli strumenti da utilizzare.

Quando l’Unione Europea deve scegliere lo strumento con cui intervenire all’interno degli Stati, se

può, deve optare, in forza del principio di proporzionalità, per la direttiva, in quanto strumento meno

incisivo, che lascia maggiore libertà agli Stati.

Principio di prossimità:

4. regolato dall’art. 10, dichiara che tutte le decisioni riguardanti l’Unione

Europea devono essere adottate nell’interesse dei cittadini. L’UE non solo lavora per lo sviluppo di

sé e degli Stati, ma, richiamando il discorso di Schumann, soprattutto per i cittadini.

Istituzioni dell’Unione Europea: gli organi che la compongono

“L'Unione

Secondo l’art. 13 del T. sull’UE: dispone di un quadro istituzionale che mira a promuoverne i va-

lori, perseguirne gli obiettivi, servire i suoi interessi, quelli dei suoi cittadini e quelli degli Stati membri, ga-

rantire la coerenza, l'efficacia e la continuità delle sue politiche e delle sue azioni”.

Le istituzioni che compongono l’Unione Europea sono:

 Parlamento Europeo;

 Consiglio Europeo;

 Consiglio dei Ministri (anche Consiglio dell’UE o Consiglio);

 Commissione Europea (anche Commissione);

 Corte di Giustizia dell’UE;

 Banca Centrale Europea;

 Corte dei conti.

“Ciascuna

Comma 2: istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo

le procedure, condizioni e finalità da essi previste. Le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione”.

Tale principio fa riferimento al principio di attribuzione, secondo il quale le istituzioni possono occuparsi

soltanto di materie di cui sono competenti. 18

“Le

Comma 3: disposizioni relative alla Banca centrale europea e alla Corte dei conti figurano, insieme a

disposizioni dettagliate sulle altre istituzioni, nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea.”

“Il

Comma 4: Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato economico

e sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive.”

quadro istituzionale,

Si parla di un un insieme di organi, chiamate istituzioni, che hanno il compito di pro-

muovere l’Unione Europea e a sua volta gli Stati membri. Dal trattato di Lisbona (2009) le istituzioni passa-

no da 5 a 7, con l’aggiunta del Consiglio Europeo e della Banca Centrale Europea (BCE.).Il Consiglio dei

Ministri e il Consiglio Europeo sono due organi distinti.

1. Il Parlamento Europeo

Organo tra i più caratterizzanti dell’UE, il Parlamento tutela gli interessi degli individui. È interessante nota-

“Il

re come non tutte le organizzazioni internazionali ne possiedano uno. Secondo l’art. 14 del T. sull’UE,

Per questo motivo, inizialmen-

parlamento europeo è composto di dell’Unione”.

rappresentanti dei cittadini

te i membri del Parlamento venivano scelti tra i membri dei parlamenti nazionali e gli veniva dato un doppio

mandato. Essi erano, perciò, parlamentari sia del proprio Paese, sia dell’UE. In seguito a un diffuso problema

assenteismo,

di si è sentita l’esigenza di cambiare metodo di scelta dei parlamentari. Si è quindi pensato di

dare l’opportunità ai cittadini stessi di poterli scegliere. suffragio universale diretto.

Nel 1979 si tenne la prima elezione del Parlamento Europeo a I cittadini parte-

ciparono alla scelta dei parlamentari direttamente attraverso una formale elezione. Il meccanismo è tutt’oggi

presente nell’ordinamento. 750+1 membri.

Secondo il tetto massimo stabilito dal T. di Lisbona, il Parlamento Europeo è composto da Il

limite, in alcuni casi, può però superarsi. Per esempio, con l’ingresso della Croazia nel 2013, i seggi vennero

ampliati a 766, per permettere alla Croazia di avere i propri rappresentanti in parlamento. Per un anno il par-

lamento rimase più numeroso, per poi tornare ad essere di 750+1 già nel 2014. In passato, il superamento

numerico dei membri si era già verificato con l’ingresso di Romania e Bulgaria. principio demografico,

La distribuzione dei seggi all’interno del Parlamento Europeo avviene sulla base del

maggiore è il numero dei cittadini, maggiore la corrispondenza in seggi. Con il T. di Lisbona, inoltre, è stato

stabilito che il Parlamento deve comporsi almeno di 6 seggi, ma non più di 96.

Con scarsi risultati, si è cercato di stabilire un unico sistema elettorale da applicare all’interno di ogni Stato.

Tuttavia tutto ciò che si è riusciti a stabilire è che il sistema elettorale è proporzionale. Le elezioni devono

inoltre avvenire contemporaneamente all’interno di ogni Stato, così come lo spoglio delle schede.

8 gruppi politici.

I parlamentari non sono suddivisi in Stati di appartenenza, ma in Il parlamentare europeo

dev’essere un cittadino di almeno 25 anni di età; gli elettori, invece, devono semplicemente aver raggiunto la

maggiore età e, quindi, il diritto di voto. Esistono poi soggetti che non possono essere candidabili:

 Membri del governo nazionale, in quanto, in alcune occasioni, essere anche membri del Consiglio

dei Ministri;

 Membri di un’altra istituzione europea, per evitare conflitti di interessi;

 (Membri del Parlamento Europeo non possono essere membri dei parlamenti nazionali, per via

dell’assenteismo da doppio mandato).

Presidente

Il viene eletto dai membri del Parlamento europeo ed ha un mandato di 30 mesi rinnovabili, così

com’è per il Presidente del Consiglio Europeo. 19

Essendo il Parlamento una realtà molto numerosa (non si è infatti mai verificata un’assemblea plenaria al

completo), si è stabilito che le decisioni vengano adottate a maggioranza. In particolare, è stato stabilito un

quorum di 1/3 dei parlamentari, ossia 250 seduti e almeno la metà di essi votanti. In casi particolari che

richiedono maggioranza più significative, i seggi obbligatori sono indicati espressamente nel trattato. com-

Dato l’ingente numero di parlamentari, si è ritenuto opportuno suddividere i parlamentari europei in

missioni permanenti, gruppi,

ossia20 le quali cercano di riprodurre i rapporti numerici, le percentuali dei

“mini-parlamenti”

gruppi politici del Parlamento. Si tratta di in cui si cerca di rispettare le relazioni tra i vari

gruppi politici.

A ciascuna commissione permanente viene assegnata una materia di competenza di cui dovrà occuparsi (am-

biente, trasporti, agricoltura, etc.) cosicché, qualora al parlamento venga fatta una domanda su un determina-

to tema, questo possa rivolgersi direttamente alla commissione permanente che si occupa dello stesso.

14 vice-presidenti

L’ufficio di presidenza vede anche e ha un suo segretario generale, il quale coordina gli

impegni e i lavori del Presidente del Parlamento Europeo.

Anche se la prima riunione formale del Parlamento è fissata il secondo martedì di marzo, si parla di riunioni

permanenti del Parlamento, come se vi fossero tutto l’anno. In realtà, il Parlamento ha una pluralità di ses-

sioni (delle commissioni permanenti, della commissione plenaria, etc.) che fanno sì che si dica che il Parla-

mento è in riunione tutto l’anno.

Nel 1992 il Consiglio Europeo selezionò tre mete che potevano accogliere la sede del Parlamento. Esse era-

no:  Strasburgo, sede delle sessioni plenarie;

 Bruxelles, sede delle riunioni delle commissioni permanenti;

 Lussemburgo, sede del segretariato.

mandato dei parlamentari 5 anni,

Il europei dura ricandidabili. I membri del parlamento europeo godono

di due tipi di immunità:

Immunità funzionale:i

1) parlamentati non possono essere perseguiti per le proprie opinioni e per le

condotte poste in essere nell’esercizio delle proprie funzioni;

Immunità giurisdizionale:

2) il parlamentare europeo, durante il periodo di mandato, non può essere

sottoposto a procedimenti giuridici. Può essere indagato ma non processato: il processo è rinviato a

fine carica.

Funzioni del Parlamento Europeo consultazione:

Inizialmente, prima delle varie modifiche, la procedura legislativa era di il Parlamento, quan-

do interpellato, poteva esprimere un parere, prendere una posizione riguardo una legge a lui sottoposta. Il suo

parere non era quindi vincolante. Con il percorso di modifica dei trattati, però, sono state introdotte altre pro-

procedura di pa-

cedure legislative che hanno incrementato il ruolo del Parlamento Europeo. Si tratta della-

rere conforme, procedura di cooperazione procedura di codecisione.

della e della Quest’ultima vede il

Parlamento Europeo e il Consiglio quali colegislatori.

1. Funzione legislativa

procedura ordinaria

La è la maggiormente usata all’interno del trattato, è prevista per il maggior numero di

materie ed ha sostituito la procedura di codecisione. Essa vede la funzione legislativa esercitata contempora-

neamente sia dal Parlamento sia dal Consiglio ed è disciplinata dall’art.294 del T. sul funzionamento

dell’UE. 20

Vediamo ora tutti i passaggi per la creazione di una legge:

1. Iniziativa legislativa: la Commissione europea propone una norma;

2. La proposta legislativa è inviata al Parlamento Europeo e al Consiglio, i quali l’analizzano;

3. Il Parlamento Europeo è invitato a esprimere un giudizio in merito alla proposta di legge a lui sotto-

posta;

a. Se il Consiglio approva ciò che dice il Parlamento, la proposta della Commissione è accetta-

ta, l’atto normativo viene adottato;

b. Se il Consiglio non approva e suggerisce ulteriori modifiche:

i. Se il Parlamento accetta le modifiche del Consiglio, l’atto è accettato e poi adottato;

ii. Se il Parlamento tace in merito le modifiche del consiglio per una durata di 3 mesi,

l’atto si considera ugualmente approvato ed emanato;

iii. Se il Parlamento non accetta le modifiche del Consiglio, l’atto non viene adottato e

l’intera procedura viene cestinata; emendamenti:

c. Se il Parlamento propone ulteriori modifiche, formulando

i. Se il Consiglio approva gli emendamenti, l’atto viene approvato; terza fase

ii. Se il Consiglio approva solo parzialmente gli emendamenti, l’atto entra in

di procedura, comitato di conciliazione

in cui viene creato un formato da alcuni

rappresentanti del Parlamento e alcuni del Consiglio. Esso ha 6 settimane di tempo

progetto comune

per redigere un documento, il in cui sono sintetizzate la proposta

iniziale e le modifiche proposte dagli organi. Quindi può accadere che:

1. Se il comitato di conciliazione non redige il progetto, l’atto si cestina;

2. Se il comitato redige un progetto comune, esso viene inoltrato al Parlamento

Europeo e al Consiglio per essere valutato. Entrambi possono approvare o

meno il progetto.

a. Se entrambi gli organi accettano, l’atto è approvato;

b. Se gli organi sono ancora discordi, la proposta è annullata.

L’atto, nel momento in cui viene accettato, porta la firma di entrambi i presidenti (Parlamento e Con-

siglio). L’intera procedura può durare fino a 12 mesi di tempo.

procedura speciale

La si manifesta in due modalità:

procedura legislativa per consultazione,

1. La ossia la vecchia procedura di consultazione prevista

dal T. di Roma del 1957. Il Consiglio inoltra al Parlamento la proposta formulata dalla Commissio-

ne, su cui il Parlamento è tenuto ad esprimere un parere, non vincolante ma obbligatorio. Infatti, il

Consiglio non potrà mai adottare un atto normativo senza prima chiedere la consultazione del Parla-

mento. Nel caso in cui questo si verifichi, l’atto potrà esser dichiarato nullo dalla Corte di Giustizia.

Il fatto poi che il Consiglio debba attendere la risposta del Parlamento, fa sì che questi possa ritarda-

re l’emanazione dell’atto normativo. Così facendo, però, vista la leale cooperazione necessaria tra gli

ricorso in carenza.

organi dell’UE, può rischiare di essere processato dalla Corte di Giustizia con il

In caso di ulteriori modifiche da parte del Consiglio, esse dovranno esser tutte sottoposte al parere

del Parlamento. Infine, l’atto dev’essere firmato dal Presidente del Consiglio.

procedura legislativa per approvazione,

2. La la quale prevede che la Commissione formuli una pro-

posta e la invii al Consiglio, il quale, a sua volta, la inoltra al Parlamento. Tale procedura è andata a

sostituire la procedura legislativa per parere conforme. Il Consiglio invia al Parlamento l’atto, do-

mandando un parere. Il Consiglio può adottare l’atto soltanto se si conforma con la posizione del

Parlamento. Qui, il Parlamento non ha alcun potere di modifica; mentre la procedura ordinaria gli

21

permette di correggere l’atto. Il Consiglio ha quindi piena libertà di rifiutare i pareri del Parlamento e

decidere di non adottare l’atto.

I protagonisti, come per la procedura ordinaria, sono: Commissione, Parlamento e Consiglio. In particolare,

tanto nella consultazione quanto nell’approvazione la Commissione,la Commissione ha sempre funzione di

iniziativa legislativa: è lei che presenta le proposte di legge.

In entrambe le procedure speciali la proposta è inoltrata in prima battuta al Consiglio, non c’è più l’invio,

come nella procedura ordinaria, contemporaneamente al Consiglio e al Parlamento. Il Parlamento riceve co-

municazione diretta dal Consiglio sull’esistenza della proposta di norma.

Funzione di controllo

2.

Il Parlamento Europeo esercita funzione di controllo su diversi ambiti del nostro ordinamento:

 istituzioni

Sulle dell’Unione Europea, monitorando il corretto svolgimento delle rispettive funzioni;

 atti

Sugli adottati dalle istituzioni, in particolare sull’adozione del bilancio;

 amministrativo

Sull’apparato dell’Unione Europea. Commissione Europea.

Sulle istituzioni La principale azione di controllo è svolta sulla Secondi l’art.

234 del T. sul funzionamento dell’UE, è infatti prevista una procedura particolare che

mozione di censura.

prende il nome di

Il soggetto controllante è quindi il Parlamento, mentre il controllato è la Commissione.

irregolarità particolarmente gravi

Qualora il Parlamento Europeo dovesse riscontrare

ed episodi di corruzione nel lavoro svolto dalla Commissione, il Parlamento può for-

mulare la mozione di censura, che può essere presentata nel momento in cui almeno 10

parlamentari la sottoscrivono.

Una volta enunciati i fatti accaduti, la mozione viene presentata all’assemblea del Par-

lamento Europeo e sottoposta a votazione, quindi inserita nell’Ordine del Giorno. Dopo

tre giorni di tempo, in cui il Parlamento analizza il testo del mandato, l’assemblea si

votare.

riunisce per

Occorre sottolineare che la mozione di censura viene approvata con una maggioranza di

2/3 dei voti espressi dai membri del Parlamento. Si tratta di un caso particolare, in

quanto la maggioranza non è raggiunta con la metà+1, ma con votazioni più specifiche.

Qualora venisse adottata la mozione di censura, la Commissione Europea è tenuta a

presentare le proprie dimissioni. Si tratta di una conseguenza molto severa, in quanto

viene a mancare un’istituzione fondamentale per l’UE. Per questo motivo, la procedura

è molto lunga e prevede la sottoscrizione di almeno 10 parlamentari, almeno 3 giorni di

tempo per il controllo e una votazione a 2/3.

Va poi precisato che la condotta illecita, quella criticata dal Parlamento Europeo, può

un solo membro della Commissione.

anche riguardare Può succedere che il commis-

sario in questione decida di dimettersi o, se il componente decide di non presentare le

dimissioni, la mozione colpisce l’intera Commissione.

La mozione di Censura è stata presentata 10 volte, non di più, dalla nascita dell’UE, ma

non è mai stata approvata. Ci si è andati molto vicini all’approvazione nel 1999, ma

prima che il Parlamento Europeo votasse la mozione, l’allora Commissione incriminata

decise di dare spontaneamente le proprie dimissioni.

Il potere di controllo è esercitato dal Parlamento anche su altre istituzioni con forme e

Consiglio interrogazioni rendiconti

modalità diverse, come nel caso del attraverso e

sull’attività svolta. Le interrogazioni sono certamente un metodo di controllo meno in-

vasivo rispetto alla mozione di censura, ma è un aspetto peculiare che caratterizza il

Parlamento Europeo. 22 procedura di adozione del bilancio.

Sugli atti Il controllo del Parlamento si concretizza nella Il

bilan-

Parlamento ha infatti un ruolo determinante nella formazione e nell’adozione del

cio, quello strumento contabile adottato ogni anno dall’UE in cui sono riportate le en-

trate e le uscite (es. dazi doganali, salari dei dipendenti, affitto dei locali in cui ha sede

l’istituzione, fondi strutturali, denari dell’UE che vengono devoluti agli Stati) dell’UE.

È fondamentale che il bilancio sia annuale, in modo che fotografi lo sviluppo

dell’organizzazione e permetta la pianificazione futura.

Per quanto riguarda l’adozione e l’approvazione del bilancio, le istituzioni coinvolte

sono il Parlamento Europeo e il Consiglio, i due soggetti cardini della procedura, la

Commissione Europea e la Corte dei Conti. Ma come funziona la procedura di bilan-

cio?

1. Il 01/09 la Commissione elabora un progetto preliminare di bilancio, racco-

“bilancino”;

gliendo da tutte le istituzioni il proprio

2. Il progetto preliminare è consegnato al Consiglio, il quale ha un mese di tempo

(fino al 01/10) per valutarlo, analizzarlo e trasmetterlo al Parlamento Europeo;

3. Il Parlamento Europeo analizza il progetto preliminare modificato dal Consi-

glio;il Parlamento ha 42 giorni per studiare il progetto e decidere se procedere o

modificarlo;

4. Se il Parlamento decide di modificare il progetto preliminare attraverso gli

emendamenti, il Consiglio ha 10 giorni di tempo per valutare le modifiche;

5. Se il Consiglio accetta le modifiche, il bilancio è redatto; comitato di con-

6. Se il Consiglio non accetta le modifiche, viene convocato un

ciliazione (introdotto dal T. di Lisbona e composto da rappresentanti del Par-

lamento e del Consiglio), il quale ha 21 giorni per raggiungere una posizione

comune;

7. Elaborata una posizione comune, essa viene inviata ai due organi, i quali hanno

14 giorni di tempo per decidere se approvarla o meno;

8. Nel caso in cui venga respinto, il progetto viene cestinato.

Il bilancio è un documento contabile che deve essere adottato entro il 31/12 dell’anno

in corso. Nel caso in cui non si trovasse una conciliazione tra gli organi, l’anno dell’UE

regime dei dodicesimi,

comincerà in ovvero l’UE utilizzerà il bilancio dell’anno pre-

cedente, nello specifico dei mesi precedenti (per gennaio, il bilancio del gennaio prece-

dente, etc.), fino a quando non verrà adottato un nuovo bilancio.

L’organo che si occupa dell’applicazione e della verifica del rispetto del bilancio è la

Commissione Europea, sotto il controllo del Parlamento, il quale certifica, attraverso

lettera di discarico,

una che la Commissione si sta adoperando per una corretta esecu-

zione del bilancio.

Infine, il controllo dei conteggi, ossia la verifica della veridicità delle entrate e delle

Corte dei Conti.

uscite, è operata dalla altri atti

Il Parlamento esercita poi un controllo anche su tutti gli adottati dalla Com-

missione. Come previsto nel trattato, la Commissione redige ogni anno una redazione

generale in cui indica tutti gli atti adottati nel corso dell’anno appena passato. Sulla ba-

se di tale redazione, il Parlamento svolge un controllo a posteriori, comunque utile a in-

dirizzare i lavori per l’anno in corso.

Anche il Consiglio è tenuto a stilare un rapporto di comunicazione con il Parlamento. In

particolare, deve presentare ogni 6 mesi il programma del proprio lavoro. Attraverso

raccomandazione,

tale atto, detto il Parlamento può suggerire delle condotte e indiriz-

zare l’operato. commissioni d’inchiesta,

Sull’apparato Il Parlamento Europeo ha la possibilità di costituire ovvero

amministrativo commissioni di indagine rispetto ad alcune problematiche, al fine di controllare il cor-

23

retto lavoro delle istituzioni. Chi stimola il Parlamento a costituire le commissioni

un qualunque cittadino dell’UE

d’inchiesta è (un qualunque soggetto fisico o giuridi-

petizioni,

co), attraverso le quei documenti scritti nell’ambito dei quali vengono evi-

denziate le irregolarità o perplessità riguardo l’operato delle istituzioni. Esempio ne è la

petizione in ordine alla linea TAV in Val di Susa, inoltrata dall’associazione per la tute-

la della valle al Parlamento Europeo, la quale ha fatto riesaminare il progetto.

Le petizioni non richiedono formalità specifiche ed è possibile inviarle nella propria

lingua madre, con il diritto di ricevere una risposta nella stessa. Una volta pervenuta la

petizione, la Commissione petizioni ne verifica la fondatezza attraverso le commissioni

d’inchiesta. denunce per cattiva amministrazione

Altro particolare strumento in mano sono le che

“mediatore europeo”,

qualsiasi persona fisica o giuridica può presentare al quel sog-

getto nominato a maggioranza dal Parlamento Europeo e la cui carica dura 5 anni. Il

mediatore è un soggetto estraneo al Parlamento, ovvero non fa parte dei parlamentari e,

“difensore

a livello nazionale, viene chiamato civico”.

Le denunce che vengono presentate normalmente attendono a irregolarità nello svolgi-

mento delle funzioni amministrative o burocratiche all’interno delle istituzioni. Per

“truccati”.

esempio, venne sporta denuncia per concorsi

2. Consiglio Europeo

Inizialmente il Consiglio Europeo non era previsto all’interno del trattato di Roma, esistevano però già dal

Vertici,

1961 delle riunioni informali, i fra capi di Stato e di governo di natura politica, che venivano indette

in caso di contrasti di natura politica fra Stati. Una delle primissime riunioni che si tenne nella CEE, fu pro-

prio nel 1961, riguardo la domanda di adesione della Gran Bretagna, bocciata dalla Francia. Dal momento

che i contrasti sussistevano, si decise di programmare le riunioni nel tempo e renderle meno informali. Nel

1974 si decise di attribuire loro un ruolo più strutturale definendone 3 per anno e vennero definiti Consigli

della comunità a titolo di cooperazione politica.

Il Consiglio come oggi lo conosciamo divenne istituzione solo con il trattato di Lisbona (2007/2009). Esso è

composto da:

 Capi di Stato o di governo degli Stati membri;

 presidente:

Un eletto dai membri del Consiglio Europeo a maggioranza, con un mandato di 30 mesi;

rappresenta l’istituzione di appartenenza, coordina i lavori e ne garantisce la continuità; si relaziona

in via diretta con il Parlamento Europeo;

 Presidente della Commissione Europea

Il (+ Vice Presidente).

organo ibrido,

Il Consiglio Europeo si dice in quanto composto dai capi di Stato e di governo, a tutelare gli

interessi degli Stati e il Presidente della Commissione, a tutelare gli interessi dell’organizzazione. Ai lavori

del Consiglio Europeo partecipa altresì l’altro rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza, ovvero il Vice-Presidente della Commissione Europea.

Prima del T. di Lisbona, il Consiglio cambiava sede ogni riunione, 4 volte l’anno. Oggi, si riunisce a Bruxel-

les e, in caso di urgenza, può convocare riunioni straordinarie.

“Il

Secondo l’art.15: Consiglio Europeo dà all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli

orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative”.

24

La necessità di prevedere un Consiglio Europeo è legata al fatto che esso dà gli input necessari

all’organizzazione affinché si sviluppi. Il Consiglio serve inoltre a definire e coordinare gli orientamenti, le

priorità politiche dell’UE.

Le riunioni del Consiglio Europeo durano generalmente un paio di giorni, e terminano quando il Consiglio

conclusioni,

Europeo deposita le proprie quel documento, non vincolante ma fondamentale, atto a raccoglie-

re quanto discusso durante la riunione, una posizione condivisa da tutti i partecipanti. Il Consiglio Europeo

non esercita funzione legislativa, non adotta norme, ma solo le conclusioni. Proprio per la sua natura di orga-

consenso.

no ibrido, non adotta decisioni attraverso le votazioni, ma con il metodo del

Consiglio dei Ministri (Consiglio)

3. a livello ministeriale.

Il Consiglio dei Ministri è composto da un rappresentante per ciascuno Stato, scelto

Quando si utilizza a livello ministeriale si fa certamente riferimento al Ministro, ma qualora il ministro fosse

impegnato in altra sede, può partecipare al suo posto, per esempio, il sottosegretario, che è pur sempre un

soggetto a livello ministeriale.

La peculiarità è che tale soggetto quando entra a far parte del Consiglio, rappresenta lo Stato ed esercita il

organo collegiale di Stati,

diritto di voto. Il Consiglio viene per questo definito un in quanto le persone fisi-

che in quel momento rappresentano i propri Stati.

28 membri.

Oggi è composto da presidenza,

Per quanto riguarda la il Presidente cambia ogni 6 mesi/ogni semestre, passando da Stato a Sta-

to. Il presidente del Consiglio è il presidente del governo dello Stato che ha la presidenza (es. fino a dicembre

2016, la presidenza era all’Italia, quindi il presidente del Consiglio Italiano Renzi era presidente del Consi-

glio dei Ministri dell’UE). Dal momento che la suddivisione in semestri per quanto riguarda la presidenza ha

creato e crea situazioni di incertezza, si è stabilito che il presidente attuale operi congiuntamente con il presi-

troica

dente che l’ha preceduto e quello che lo seguirà. Il meccanismo prende il nome di (termine utilizzato

anche per definire il rapporto tra Commissione, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale).

organo non permanente

Il Consiglio dei Ministri è un in quanto i ministri chiamati a partecipare alle riu-

nioni ministeriali non sono sempre gli stessi. Per esempio, se il Consiglio è chiamato a deliberare in tema di

agricoltura, sono chiamati in causa i 28 ministri dell’agricoltura. Lo stesso avviene in tema di economia, tra-

sporti, etc.

Si tratta di una realtà in continua trasformazione e, dal momento che il Consiglio è strettamente legato al go-

verno degli stati e che nel corso di 5 anni possono cambiare più governi, non è possibile avere un mandato.

Per questo motivo, questa situazione di non permanenza poteva, prima del T. di Roma, creare alcuni proble-

Comitato dei rappresentanti permanenti,

mi. Successivamente, è stato creato il composto anch’esso da un

rappresentante per Stato. Esistono due comitati dei rappresentanti permanenti (COREPER): uno per le que-

stioni politiche, l’altro per le questioni tecniche. Entrambe di 28 membri ambasciatori. Il COREPER non ha

chiaramente diritto di voto, non è un soggetto che, come il Consiglio, adotta le leggi. Esso ha compiti speci-

fici determinati dal trattato: è abilitato a ricevere le proposte di norme giuridiche formulate dalla Commissio-

ne, a studiarle e a suddividerle in due gruppi:

 Gruppo A: proposte che il COREPER ritiene possano esser approvate immediatamente dal Consi-

glio;

 Gruppo B: proposte che il COREPER ritiene necessitino di una discussione formale in seno al Con-

siglio. 25

Il COREPER organizza le riunioni del Consiglio e, almeno 14 giorni prima della riunione, ne inoltra l’ordine

del giorno ai vari partecipanti, informando gli Stati su quale rappresentante ministeriale inviare.

Come adotta le decisioni

Il Consiglio adotta le decisioni dopo aver espresso un voto, le cui modalità sono tre:

Unanimità:

1. prevede che i voti siano tutti a favore o contro. L’unanimità può essere raggiunta anche

se uno Stato decide di astenersi dalla votazione, ma non può essere raggiunta se assente. Inizialmen-

te, con la nascita della CEE, l’unanimità era la modalità maggiormente utilizzata come metodo di vo-

tazione. Dopo il T. di Roma, si decise di votare più sovente per maggioranza in quanto era sempre

più complicato raggiungere l’unanimità data l’assenza della Francia, situazione che venne definita

“politica della sedia vuota”. Tuttavia, gli Stati continuavano a esser contrari al voto di maggioranza,

per cui fu definito che, qualora uno Stato dovesse ritenere un argomento di assoluta importanza, allo-

ra poteva essere richiesta la regola dell’unanimità. La distinzione tra unanimità e maggioranza venne

poi definita più precisamente con l’Atto Unico Europeo;

Maggioranza semplice:

2. la metà+1 dei voti espressi dagli Stati membri (oggi 15 voti). Tra le varie

tipologie di maggioranza, questa regola era inizialmente molto utilizzata. Oggigiorno ha perso fre-

quenza;

Maggioranza qualificata:

3. modalità di voto peculiare e propria del Consiglio. Inizialmente indicava

una percentuale a favore della decisione intorno al 70% dei voti. Nel tempo tale tipologia di votazio-

ne ha subito dei cambiamenti, fino ad esser stata adottata definitivamente dal Consiglio nel 2014.

a. La maggioranza qualificata prevedeva che a ciascuno Stato, in base al principio demografi-

co, venissero assegnati un numero determinato di voti. Quando l’UE era composta da 15

Stati, il pacchetto era di 87 voti complessivi, i quali venivano ripartiti. La maggioranza qua-

lificata era raggiunta con 62 voti a favore della decisione, mentre con 26 voti contrari (“mi-

noranza di blocco”), la decisione era rifiutata;

b. 1994-1995: viene introdotto un meccanismo di valutazione dei voti contrari, attraverso la re-

dazione del Compromesso di Ioannina. Nel momento in cui, al momento della votazione, si

riscontrino voti contrari tra i 23 e i 25, i quali non costituiscono ancora la minoranza di bloc-

co, allora il Consiglio deve ridiscutere la proposta. L’atto sarà adottato al raggiungimento di

ridiscussione dell’atto

65 voti favorevoli. Tale meccanismo di viene mantenuto fino al T. di

Nizza, il quale affrontò il problema dell’allargamento dell’UE;

c. Con l’allargamento dell’UE si passò da 87 voti a 345 e la maggioranza era raggiunta con

255 voti a favore. A ciò si aggiunse che, oltre la sussistenza di 255 voti, si verificasse che es-

si rappresentassero il 63% della popolazione. Si trattava di un procedimento lungo e laborio-

“doppia maggioranza”,

so chiamato ma che definiva meglio il numero di cittadini rappre-

sentati. Con l’ingresso della Croazia nel 2013, i voti diventarono 352 e la maggioranza qua-

lificata di 260 voti;

Novembre 2014:

d. la modalità di maggioranza qualificata cambia: non prevede più pacchetti

di voti assegnati agli Stati. Ogni Stato ha un voto a disposizione e la maggioranza qualificata

15 Stati a favore,

è raggiunta con purché essi rappresentino il 65% della popolazione. Il te-

ma dei conteggi è stato quindi semplificato, ma è stata inserita la doppia maggioranza per

minoranza di blocco

qualsiasi tipo di decisione. La è costituita da 4 Stati contrari alla deci-

non

sione. Se il Consiglio dovesse deliberare una norma su proposta della Commissione, è

previsto che la maggioranza qualificata sia raggiunta se a favore si esprimono 20 Stati e pur-

ché gli stessi siano rappresentativi del 65% della popolazione complessiva dell’Unione Eu-

ropea. 26

Funzioni del Consiglio

 Funzione legislativa/decisionale: fino all’adozione della procedura legislativa ordinaria attuale, ov-

vero quella di codecisione, il Consiglio era l’unico ad adottare le norme a livello di Unione Europea,

cosa che oggi opera unitamente al Parlamento Europeo. In particolare la funzione decisionale del

Consiglio riguarda il bilancio e gli accordi internazionali (ovvero con i soggetti estranei all’UE), i

quali vengono negoziati con la Commissione Europea e firmati dal Consiglio in chiusura;

 Funzione di controllo: il Consiglio ha la possibilità di monitorare: gli atti legislativi presi all’interno

dell’organizzazione e il comportamento delle altre istituzioni dell’UE e, qualora dovesse riscontrare

irregolarità, può presentare ricorso alla Corte di Giustizia.

Ovviamente anche il Consiglio è tenuto a rispettare il principio di attribuzione. Il Consiglio ha sede a Bruxel-

les. La Commissione Europea “cuore”

È l’istituzione che tutela gli interessi dell’organizzazione, è definita il dell’Unione Europea e la

“guardiana” dei trattati dell’Unione. La sua disciplina si trova all’interno del TUE e del TFUE. In particolare

l’Art. 17 TUE. organo permanente una volta a settimana.

La Commissione è un e si riunisce almeno Essa adotta le pro-

maggioranza semplice,

prie decisioni a anche se quasi sempre le decisioni riescono a raggiungere

l’unanimità.

Composizione Commissari europei 28,

I membri che compongono la Commissione sono detti e sono in totale uno per ogni

Stato. Essi devono essere indipendenti dal proprio Stato, non possono svolgere alcun tipo di attività diversa

dal ruolo di commissario, neanche gratuitamente, né per soggetti pubblici né per soggetti privati in quanto

incaricati di proteggere gli interessi dell’organizzazione.

Nel corso degli anni si è cercato di ridurre il numero dei componenti, in modo che l’Unione Europea non

fosse vincolata al numero degli Stati, ma gli Stati non hanno ceduto questa posizione all’organizzazione.

L’ultima Commissione è stata nominata a novembre 2014.

Procedura di nomina e formazione Consiglio Europeo, Parlamento Consiglio dei

Partecipano alla scelta dei commissari e alla nomina: il il e il

Ministri, in quanto, secondo il principio di non-separazione dei poteri tutti le istituzioni hanno un ruolo atti-

vo.  presidente:

Il ruolo fondamentale in quanto rappresenta l’istituzione di appartenenza. È compito del

presidente organizzare le attività di lavoro dell’istituzione.

Viene scelto per primo. Il Consiglio Europeo propone al Parlamento Europeo un candidato, il quale

presenta una relazione con gli obiettivi e le scelte da lui sostenute. Il Parlamento Europeo decide se

ritenerlo idoneo o meno. In caso non lo fosse, il Consiglio deve, entro un mese di tempo, selezionare

un altro candidato. A questo punto, il neo presidente sceglie, unitamente al Consiglio, gli altri mem-

bri della Commissione;

 Membri della Commissione: gli Stati individuano i potenziali commissari e poi il presidente e il

Consiglio decidono se i candidati sono idonei. Su questo passaggio ci sono state diverse critiche per-

27

ché ci si è resi conto che quasi tutti i potenziali candidati venivano scelti all’interno dei governi degli

Stati membri e, in questo modo, veniva a mancare l’indipendenza dallo Stato di appartenenza;

 Una volta selezionati i commissari, se ne selezionano solo 26 e non 27 più un presidente perché il

rappresentante

ventisettesimo è l’alto che viene scelto con una procedura un po’ diversa.

A ciascun candidato viene attribuita una competenza specifica (es. trasporti, economia etc.) e viene chiesto di

presentare davanti al Parlamento Europeo, in particolare davanti alle Commissioni Permanenti, il programma

di lavoro (es. il commissario all’economia si presenterà davanti alla commissione permanente

dell’economia).

 Una volta che il Parlamento Europeo approva un insieme di commissari, la formale nomina dei

Consiglio Europeo;

commissari e del presidente è ad opera del

 Particolare è la figura del commissario degli affari esteri e della politica di sicurezza, componente

della Commissione Europea. Oggi è Italiana, l’on. Mogherini, nostra ex ministra.

Alto Rappresentante

Tale figura prende il nome di e trova la sua disciplina nell’art. 18 del T.

“Il

dell’UE. Secondo l’art. 18, Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata con l'ac-

cordo del presidente della Commissione, nomina l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari

esteri e la politica di sicurezza. Il Consiglio europeo può porre fine al suo mandato mediante la me-

Questo vuol dire che l’Alto Rappresentante viene direttamente selezionato dal

desima procedura”.

Consiglio insieme al Presidente della Commissione, saltando la fase di presentazione al Parlamento

Europeo.

L’Alto Rappresentante rappresenta una figura particolare perché, oltre ad esser membro della Com-

Presidente del Consiglio Affari Este-

missione Europea e ad esserne il Vice-Presidente, è altresì il

ri. figura ibrida,

È perciò una dato il conflitto di interessi. Ovvero: in quanto membro della Com-

missione, l’Alto Rappresentante lavora negli interessi dell’organizzazione internazionale; al tempo

stesso però, gestisce gli affari esteri e, quindi, tutela interessi dello Stato, diversi rispetto a quelli del-

la Commissione.

L’Alto Rappresentante si occupa principalmente del settore PESC, settore particolare in cui ancora

tutte le decisioni si prendono all’unanimità.

Durata delle cariche

 Presidente della Commissione: 5 anni;

 Presidente del Parlamento e Presidente del Consiglio Europeo: 2 anni e mezzo;

 Membri della Commissione Europea: 5 anni rinnovabili.

Irregolarità e intoppi

Durante i 5 anni di incarico, i membri devono continuare ad avere questa indipendenza assoluta dallo Stato

di appartenenza. Qualora anche solo un membro dovesse avere una condotta irregolare, esso può essere invi-

tato dal Presidente della Commissione o dal Consiglio, a dimettersi.

Qualora la Commissione dovesse macchiarsi di irregolarità gravi, come già sappiamo, esiste la Mozione di

Censura che il Parlamento Europeo può promuovere contro la Commissione provocando la dimissione col-

lettiva dell’intera Commissione. “organo collegiale di individui”,

La peculiarità della nostra Commissione è che essa viene definita: proprio

perché sono un insieme di organi indipendenti dagli Stati.

perdere un membro

Qualora la Commissione dovesse (decesso, dimissioni, etc.), se si ritiene di dover no-

minare un nuovo commissario, si ricomincia la procedura. Se invece il Consiglio delibera all’unanimità che

non è necessario nominare un sostituto, la Commissione Europea porta a termine il mandato con 27 membri.

28

Qualora l’intera Commissione dovesse venir meno, in caso di una Mozione di Censura, per non rimanere

senza Commissione, essa dev’essere rieletta (anche se mancano solo 6 mesi alla fine del mandato).

Attività e funzioni

La Commissione esercita tre differenti funzioni all’interno dell’UE:

Funzione di iniziativa legislativa Tanto la procedura legislativa ordinaria quanto quella speciale, ogni

procedura prevede una proposta legislativa iniziale presentata dalla

Commissione o al Parlamento e al Consiglio o solo al Consiglio (con

la procedura speciale).

Tale funzione di proposta è svolta dalla Commissione che, in seguito,

non partecipa però alla redazione dell’atto.

L’intervento della Commissione si limita quindi alla proposta, ma esi-

stono pochi ed eccezionali casi in cui non si necessita della proposta

della Commissione.

Se il Consiglio non si conforma alla indicazioni, esso può modificare

la proposta solo qualora raggiungesse l’unanimità a fronte della nor-

male maggioranza. È rilevante che sia la Commissione a proporre

norme perché difendendo gli interessi dell’organizzazione internazio-

nale, le sue proposte saranno certamente di tutela e promozione dello

sviluppo dell’Unione Europea.

Gli atti fondamentali che la Commissione produce sono le leggi, ma

può adottare anche altre tipologie di documenti, sempre volti a pro-

muovere lo sviluppo dell’UE, a indicare le linee guida degli Stati, os-

fogli bianchi.

sia i o

memorandum

Funzione esecutiva Attività in esecuzione delle norme

La Commissione Europea può emanare atti in esecuzione di norme

adottate dal Consiglio e dal Parlamento (o solo dal Consiglio). Infatti,

dopo l’adozione di un atto normativo, la Commissione riceve una de-

in delega

lega che la autorizza ad operare (attività dal Consiglio alla

Commissione).

La Commissione può inoltre emanare norme in esecuzione degli atti

“norme delegate”:

legislativi, le la Commissione legifera norme de-

legate sotto il controllo del Consiglio, in particolare di comitati eletti

dal Consiglio, che suggeriscono e controllano la Commissione.

Funzione di controllo nei confronti degli Stati

La Commissione, atta a tutelare il diritto dell’UE, è il soggetto com-

petente a controllare il comportamento degli Stati membri,

l’applicazione dei trattati e delle norme. Qualora uno Stato dovesse

violare tali norme, la Commissione può promuovere un ricorso per

inadempimento nei confronti dello Stato davanti alla Corte di Giusti-

zia.

Una particolare competenza di controllo esercitata dalla Commissione

“politica della concorrenza”

è in tema di tra gli Stati membri. In ca-

so di irregolarità, la Commissione può sanzionare, normalmente con

una multa, lo Stato in causa.

Funzione di rappresentanza Proprio perché ne rappresenta i diritti, la Commissione è l’organo che

rappresenta l’UE. Perciò, quando l’organizzazione si relaziona con

soggetti a lei esterni, il soggetto che si presenta è la Commissione Eu-

ropea, nello specifico, il Presidente o il Vice. Questa funzione è fon-

29

damentale quando l’UE negozia fonti internazionali, quando conclude

accordi internazionali. La conclusione dell’accordo è di competenza

del Consiglio, ma la negoziazione è della Commissione.

La Corte dei Conti

Trova la sua disciplina negli articoli dal 285 del TFUE, mentre non ci sono riferimenti nel TUE. È

un’istituzione relativamente recente, creata nel 1975 ed entrata a far parte dell’UE con il Trattato di Maastri-

“organo collegiale di individui”.

cht (1992/1993). Anche la Corte dei Conti è detto

I membri (28)

 Uno per ogni Stato, scelto dal Consiglio a maggioranza qualificata;

 Selezionati tra persone che, all’interno del proprio Stato, hanno particolari competenze in ambito

economico-finanziario;

 Devono dare garanzie di indipendenza dagli Stati di appartenenza, come per i membri della Com-

missione Europea;

 Durano in carica 6 anni, come per la Corte di Giustizia;

 Il presidente: è eletto dai membri e tra i membri; dura in carica metà mandato, ossia 3 anni, rinnova-

bili.

Funzioni e competenze

Funzione di Controllo sul Bilancio La Corte dei Conti verifica la formazione del bilancio, verifica e va-

lida i conteggi presentati dalle istituzioni attraverso un documento

“affidabilità”

formale di dei conti dell’UE.

Funzione consultiva La Corte dei Conti può intervenire all’interno dell’UE e delle sue

scelte presentando la propria posizione. In particolare, in alcuni casi

il suo parere è obbligatorio, in altri la Corte dei Conti a decidere se

intervenire. Il parere non è mai vincolante, ma può essere obbligato-

rio.

La Banca Centrale Europea

*Vedere fine file* Organi di natura consultiva all’interno dell’Unione Europea

“Il

Secondo l’art. 13 del TUE, Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Co-

Si tratta di

mitato economico e sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive”.

organi consultivi e, come per la Corte dei Conti, ciò significa che entrambi contribuiscono alla vita dell’UE

“pareri”,

attraverso atti non vincolanti. Anche in questo caso sono previste ipotesi di pareri obbligatori (le

istituzioni prima di adottare l’atto devono consultare i comitati) e altri in cui è facoltativo e a scelta dei comi-

tati. 344 membri

Comitato È composto da scelti dal Consiglio, previa consultazione della Commis-

Economico e sione Europea, attraverso una votazione a maggioranza qualificata. I membri vengono

Sociale presentati dagli Stati secondo il principio demografico e il Consiglio seleziona gli ido-

30

nei.

La nomina prevede un mandato di 5 anni per i membri e una carica di 30 mesi rinnova-

bili per il presidente.

Caratteristiche

 È rappresentativo di categorie presenti all’interno dello Stato relative alla vita

economica e sociale dello stesso (ed. rappresentanti dei datori di lavoro, dei la-

voratori, degli agricoltori, dei consumatori);

 I soggetti nominati sono indipendenti dagli Stati membri: la nomina non è volta

a rappresentare lo Stato di appartenenza, ma gli interessi dei cittadini facenti

parti delle suddette categorie.

344 membri,

Comitato delle È costituito da con un tetto massimo di 350. Come per il precedente, il

Regioni Comitato delle Regioni, i membri sono nominati dal Consiglio a maggioranza qualifica-

ta, senza però consultazione della Commissione.

titolari di un mandato elettorale loca-

I membri devono anche essere contestualmente

le (es. membri del Consiglio Regionale o Giunta provinciale). In questo modo si vuole

avere la possibilità di conoscere nel dettaglio le esigenze delle realtà locali a livello di

Unione Europea.

La durata delle cariche è la stessa di quella dei membri del Comitato Economico e So-

ciale. La differenza è che i membri devono avere qui un mandato a livello nazionale.

Qualora non dovessero possederlo, non potrebbero far parte del Comitato.

La Corte di Giustizia

“La

Art. 19 TUE, comma 1: Corte di Giustizia dell’Unione Europea comprende la Corte di Giustizia, il Tri-

Tra questi, l’organo che sicuramente ha maggiore rilevanza è la Corte di

bunale e i Tribunali specializzati”.

Giustizia, da sempre esistente nell’UE e a cui sono in seguito stati aggiunti il Tribunale e il Tribunale Specia-

lizzato. Il T. di Lisbona ha cercato di dare maggiore organicità alle realtà giudiziarie. In realtà, l’unico orga-

no ufficiale è la Corte di Giustizia, mentre gli altri le sono complementari ed anno assunto un ruolo sempre

più importante all’interno del nostro ordinamento, sebbene non siano mai stati elevati a livello istituzionale.

Corte di Si compone di un giudice per ciascun Stato membro, nominato di comune accordo dai

Giustizia governi di ogni Stato attraverso un voto all’unanimità.

I giudici sono scelti tra coloro che a livello statale possono rivestire le più alte cariche

giudiziarie (es. non può essere nominato un qualunque giurista). In Italia, per esempio,

possono diventare membri della Corte di Giustizia solo membri della Corte di Cassazione

o della Corte Costituzionale, avvocati di fama nazionale con almeno 20 anni di profes-

sione, etc. indipendenza dallo Stato di

Una volta nominati, i giudici devono garantire un’assoluta

appartenenza. Hanno un mandato di 6 anni, ma è previsto che il rinnovo della Corte di

Giustizia avvenga ogni 3 anni, cambiando metà giudici (ossia 14) nell’ottica di garantire

la continuità del lavoro della Corte. comitato

Con il T. di Lisbona è stato inoltre introdotto la costituzione di un incaricato di

valutare i futuri giudici della Corte, prima della formale nomina dei governi. Tale comi-

tato è composto da 7 soggetti ex membri della Corte di Giustizia o del Tribunale.

Ma com’è composta nello specifico la Corte?

 28 giudici;

 8 avvocati generali (destinati a diventare 11): la procedura di nomina degli Av-

vocati Generali è la stessa di quella dei giudici. Essi non sono 1 per Stato, ma

rappresentano a rotazione gli Stati. La carica degli Avvocati dura 6 anni e, come

31

per i giudici, è previsto un rinnovo ogni 3 anni della metà del gruppo.

“Avvocato

Il termine Generale” non deve ingannare: tale soggetto non difende

parte all’interno del procedimento, in realtà viene definito

una amicus curiae,

amico della corte, cioè affianca i giudici e li aiuta nello svolgimento delle loro

funzioni.

In particolare, l’avvocato generale studia i casi come se fosse un giudice della

Corte e manifesta la propria posizione attraverso un documento scritto (non vin-

“conclusioni

colante) che prende il nome di il quale

dell’avvocato generale”,

viene esposto al processo e depositato negli atti di causa;

 presidente:

Il dura in carica 3 anni, rinnovabili e rappresenta la Corte, coordi-

nandone i lavori

La Corte di Giustizia non lavora mai a 28 giudici seduti al banco, ma ne suddivide i ma-

sezioni,

gistrati in che possono essere composte da 3/5/7 giudici e che sono specializzate

in determinate competenze e materie. Nel caso in cui si verifichino, in rapporto a uno

stesso tema, pronunce profondamente diverse, viene creata una sola sezione.

Gli atti emanati

 Sentenze: atti pubblicati dalla Corte di Giustizia a chiusura di un processo, (La

Corte decide chi ha ragione e chi ha torto e chiude il processo);

 Ordinanze: atti scritti dai magistrati atti a regolare lo svolgimento del processo.

Non si tratta di documenti di chiusura. Per esempio: attraverso un’ordinanza la

Corte ammette le prove, decide di ascoltare un testimone, etc.

“tribunale

Tribunale Oggi è detto solo più Tribunale, ma in realtà nasce come di primo grado”. È un

affianca la Corte di Giustizia,

(di Primo organo che nasce attraverso l’Atto Unico Europeo

Grado) (1986/1987) e inizia a lavorare nel 1989 al fine di agevolare, alleggerire il lavoro della

Corte di Giustizia.

Il Tribunale si occupava, inizialmente soltanto di alcune tematiche. Con il T. di Lisbona

ha poi visto ampliare le proprie competenze e accrescere la mole di lavoro.

È composto da almeno un giudice per Stato, ciascuno scelto dai governi di comune ac-

cordo. A livello nazionale, i prescelti devono avere competenza specifica in materia giu-

ridica e ricoprire le più alte cariche giudiziarie statali. Prima di essere nominati devono

essere valutati dal Comitato di cui all’art.255 TFUE.

I giudici del tribunale hanno un mandato da 6 anni e anche per loro è previsto un rinnovo

parziale ogni 3 anni. All’interno del tribunale, non è prevista una figura aggiuntiva di

Avvocato Generale. Tale ruolo è svolto a turno da uno dei giudici.

La creazione del Tribunale è stata importante in quanto, oltre ad alleggerire i lavori della

doppio grado di giu-

Corte, il Tribunale ha permesso di ottenere all’interno dell’UE un

dizio. Infatti, è possibile far ricorso davanti la Corte di Giustizia nei confronti delle sen-

tenze emanate dal Tribunale. La pronuncia del Tribunale non è quindi definitiva ed è

permessa una rivalutazione da parte della Corte di Giustizia. Tale passaggio è stato ag-

giunto poiché un doppio grado di giudizio è previsto nella giustizia di ogni Stato e dove-

va esser quindi inserito anche all’interno dell’UE.

In Italia, il tribunale è l’organo di primo grado, per la cui sentenza a cui è possibile fare

ricorso, in secondo grado, alla Corte d’Appello. È infine previsto anche un terzo grado,

quello della Corte di Cassazione, per i casi particolari. “camere

Tribunali È una novità introdotta con il T. di Nizza, il quale aveva introdotto le cosiddette

“tribunali

specializzati giurisdizionali”, definite dal T. di Lisbona specializzati”, disciplinati dall’art.

257 del TFUE.

Una volte istituiti i Tribunali Specializzati, i membri sono scelti dal Consiglio

all’unanimità. Anche per quanto riguarda tali membri, sono candidabili soltanto coloro

indipen-

che hanno competenze specifiche in materia giuridica e che possono garantire

32

denza dallo Stato di appartenenza. “tribunale

Da Nizza a oggi è stato istituito solo 1 tribunale specializzato, nel 2004, il del-

competente di esaminare tutte le questioni relative ai dipendenti

la funzione pubblica”,

dell’Unione Europea.

Nei confronti delle sentenze pronunciate dal tribunale specializzato è possibile presentare

ricorso davanti il Tribunale, e le sentenze del tribunale possono essere a loro volta im-

3 gradi di giudizio.

pugnate davanti alla Corte. In questo caso, sono così garantiti

Le cause della Corte di Giustizia (e del Tribunale) due tipologie di cause:

La Corte di Giustizia ha una duplice competenza, può essere investita di

Di natura contenziosa: ricorsi diretti. dirime-

1. procedimento dei La Corte di Giustizia è chiamata a

re una controversia (risolvere un contrasto) tra 2 soggetti, stabilendo la ragione e il torto;

Di natura non contenziosa: rinvii pregiudiziali.

2. procedimento dei Il ruolo attribuito alla Corte di

interpretare le norme

Giustizia è quello di di diritto dell’Unione Europea, senza risolvere nessun

contrasto.

Ricorso Il ricorso diretto è una modalità di svolgimento del processo per contenzioso e si compone

diretto di due fasi.

I soggetti che entrano in causa sono due: uno si lamenta della condotta dell’altro. Colui che

segnala la situazione di contrasto è l’attore, colui che viene criticato è il convenuto.

Fase scritta

1. Il ricorso diretto incomincia con un documento scritto, il che l’attore invia

ricorso, cancelliere

alla Corte di Giustizia. Giunto in Corte, al ricorso viene attribuito dal

(una sorta di segretario della Corte) un numero di ruolo;

2. Il ricorso viene notificato e inviato al convenuto;

3. Il convenuto può depositare un in cui manifesta la sua posizione;

controricorso,

“memoria di replica”,

4. L’attore deposita una dove ribatte la posizione del contro-

ricorso; “memoria di controreplica”.

5. Il convenuto deposita una

Si tratta, quindi, di una fase scritta che vede rimbalzare la palla dall’attore al convenuto. In

seguito, si apre una fase orale, caratterizzata da udienze pubbliche in cui viene discussa la

causa.

Fase orale Giudice Relatore,

1. Intervento del uno dei giudici della Corte a cui è stata assegna-

ta la causa e che è incaricato di analizzare tutte le carte e di esporle agli altri parte-

cipanti alla causa

Fase istruttoria e dibattimentale acquisire prove

1. La Corte valuta se e in quali termini si debbano (documentali o

testimoniali); Generale,

2. Intervento dell’Avvocato il quale espone le proprie conclusioni;

Camera di Consiglio

3. La Corte si ritira in per deliberare la sentenza;

4. La sentenza viene depositata in cancelleria e poi pubblicata (ultimo atto del ricorso

diretto). procedimento non contenzioso

Rinvio Il rinvio pregiudiziale è il ed ha come presupposto

procedimento a livello nazionale,

pregiudiziale l’esistenza di un davanti un giudice nazionale,

33

dubbio interpretativo

all’interno del quale nasce un riguardo una norma dell’Unione Eu-

ropea. In sostanza, il giudice nazionale non può interpretare la norma a livello di Unione

Europea in quanto non è di sua competenza. Se lo sospendere

Se lo stesso decide che l’interpretazione di tale norma è fondamentale, deve il

inviare le carte

procedimento nazionale e alla Corte di Giustizia. Deve, ossia, preparare

un rinvio pregiudiziale per chiedere come debba essere interpretata la norma dell’UE in

questione.

Soltanto il giudice nazionale è competente ad inviare le carte alla corte di giustizia.

Fase scritta

rinvio pregiudiziale

1. Il arriva alla Corte di Giustizia; (il giudice, cioè, chiede aiuto

alla Corte per l’interpretazione di una norma);

2. Al rinvio viene dato un numero di ruolo e viene notificato dagli Stati membri e

dalle istituzioni dell’UE, le quali hanno due mesi di tempo per poter depositare le

proprie osservazioni scritte. Decorsi due mesi, si apre la fase orale.

Fase orale

Procedura:

1. il Giudice Relatore espone il tema, le eventuali attività istruttorie che

la Corte può ritenere opportuno svolgere; l’Avvocato Generale, se previsto, espone

le sue conclusioni;

2. La Corte si ritira in Camera di Consiglio per deliberare;

3. La sentenza viene inviata al giudice nazionale, il quale, una volta ricevutala, riapre

il caso ed emana la sentenza applicando l’interpretazione fornitagli dalla Corte di

Giustizia. La conformazione all’interpretazione della Corte di Giustizia è obbliga-

toria.

Normalmente, un rinvio pregiudiziale dura un paio d’anni. Si tratta di un processo che va

ad allungare il processo nazionale che, in quel periodo, resta sospeso. È per questo che Li-

sbona ha allargato la caratteristica interpretativa dalla sola Corte anche al Tribunale.

Come a livello nazionale, è previsto che coloro che non possono permettersi un difensore

abbiano il diritto ad un patrocinio a spese dello Stato.

Le tipologie di Ricorsi diretti

Ricorso per Oggetto del ricorso

annullamento o Atti legislativi e normativi prodotti dalle istituzioni dell’UE. Il trattato aggiunge che

legittimità sono oggetto di ricorso per annullamento o legittimità anche tutti quegli atti che creano

effetti giuridici e che hanno conseguenze quando vengono adottati (es. bilanci).

(art. 263-264 “La

TFUE) Art. 263, comma 1: Corte di Giustizia dell'Unione Europea esercita un controllo di legitti-

mità sugli atti legislativi, sugli atti del Consiglio, della Commissione e della Banca Centrale

Europea che non siano raccomandazioni o pareri, nonché sugli atti del Parlamento Europeo e

del Consiglio Europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi. Esercita inol-

tre un controllo di legittimità sugli atti degli organi o organismi dell'Unione destinati a produr-

re effetti giuridici nei confronti di terzi”. gli atti che creano effetti, devono es-

Dalla lettura di questo comma emerge che tutti

sere atti vincolanti. Nello specifico, precisa che non sono soggetti a controllo di legit-

timità pareri o raccomandazioni.

Attore del ricorso diretto (chi può fare ricorso avanti la Corte di Giustizia):

Ricorrenti privilegiati: Stati Membri, Consiglio, Commissione e Parlamento

1. 34

Europeo. Tali soggetti, al momento del ricorso, non devono presentare ragioni

per il loro intervento.

“La

Comma 3: Corte è competente, alle stesse condizioni, a pronunciarsi sui ricorsi

che la Corte dei conti, la Banca Centrale Europea ed il Comitato delle Regioni pro-

pongono per salvaguardare le proprie prerogative”;

Ricorrenti semi-privilegiati: Corte dei Conti, Banca Centrale Europea, Comi-

2. tato delle Regioni (fino a Nizza ne faceva parte anche il Parlamento Europeo).

“semi-privilegiati”

Si definiscono perché non possono presentare ricorso con-

verso

tro qualsiasi atto normativo che produce effetti giuridici, ma soltanto

quegli atti che hanno violato un loro diritto.

Per esempio, in tema di libera circolazione di capitali, se l’UE vuole ripristina-

re dei controlli riguardo il flusso di capitali, il Consiglio deve, prima di adotta-

re una norma, consultare la BCE. Qualora il Consiglio dovesse adottare l’atto

senza attendere il parere, l’atto viene invalidato in quanto viene violata una

prerogativa della BCE.

Ricorrenti non-privilegiati: persone fisiche e persone giuridiche.

3. privato cittadino

Stiamo quindi parlando del degli Stati membri (in quanto

persona fisica) e di associazioni, cooperative e società (in quanto soggetti giu-

solo in casi parti-

ridici). Il ricorrente non privilegiato può presentare ricorso

colari. “Qualsiasi

Comma 4: persona fisica o giuridica può proporre, alle condizioni previste

al primo e secondo comma, un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che

la riguardano direttamente e individualmente, e contro gli atti regolamentari che la

riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura d'esecuzione.”

La giustificazione che la persona fisica o giuridica è tenuta a presentare è una

prova complicata e articolata che attesti che l’atto lo riguardi nello specifico. In

“portata

particolare, a livello di UE le tipologie di atti specifici a individuale”

“decisioni”.

vengono chiamate “regolamento”

Talvolta accade che l’UE etichetti come un atto normativo che,

“decisione”.

nella sostanza, è una A questo punto, la persona fisica o giuridica

non può impugnarlo. Occorre allora che la persona dimostri che tale atto non è

un regolamento, bensì una decisione. Tale procedimento prende il nome di

“smascheramento dell’atto dell’UE”.

Particolarità è che la persona fisica e giuridica indirizza il proprio ricorso al

Tribunale e non alla Corte di Giustizia.

Motivi del Ricorso, sono quattro:

Incompetenza:

1- deriva dall’assenza di un potere dell’Unione o delle istituzioni

ad emanare l’atto. Può configurarsi in una delle tre ipotesi classiche:

 quando l’atto non rientra nella sfera di competenza

Ratione materiae,

dell’organo;

 quando l’atto ha effetti al di fuori del territorio sul quale si

Ratione loci,

esercita la competenza dell’organo;

 quando l’atto è adottato oltre i limiti di tempo fissati.

Ratione temporis,

Violazione delle forme sostanziali:

2- rilevata principalmente sotto tre aspetti:

relative alla formazione degli atti (es. le modalità

Garanzie di procedura:

o di votazione in seno alle istituzioni, il rispetto delle consultazioni obbliga-

torie previste dai Trattati).

35

In particolare, ciò avviene per quanto riguarda il Parlamento e gli organi

consultivi quando non è avvenuta la prescritta consultazione o non sono ri-

spettate le modalità di consultazione. O, ancora, quando il Parlamento non

viene riconsultato in caso di modifica della proposta normativa (in quanto

il parere costituisce un elemento essenziale dell’equilibrio istituzionale).

a garanzia degli interessi nella procedure di

Rispetto delle forme essenziali:

o adozione degli atti e nelle procedure non contenziose;

che consente agli interessati di comprendere la

Obbligo di motivazione:

o portata dell’atto e di assicurare la difesa dei loro interessi, permettendo al

giudice di esercitare il controllo di legittimità.

Sviamento di potere:

3- questa ipotesi si verifica quando viene violato il princi-

pio di proporzionalità che impone alle istituzioni di adottare gli atti sufficienti

per raggiungere gli obiettivi, utilizzando, se c’è, l’atto meno vincolante. Se

l’istituzione viola questo principio e sceglie un atto troppo incisivo per gli Sta-

ti, si verifica uno sviamento di potere;

Violazione del trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua ap-

4- plicazione: viene definita un’ipotesi residuale. Se le precedenti tre ipotesi non

“vizio”,

sono sufficienti a spiegare un allora è questa ipotesi.

Es.: quando una norma giuridica viene adottata a livello di UE, il documento

finale che viene pubblicato, e poi tradotto in tutte le lingue ufficiali, è un do-

cumento che deve avere determinate caratteristiche. Per es., tali atti devono ri-

portare il riferimento della norma giuridica del trattato che attribuisce alle isti-

“riferimento

tuzioni dell’UE quella specifica competenza. Si parla di alla base

“vizia-

che, se dovesse mancare o fosse ma errato, renderebbe l’atto

giuridica”

to”. Non è una delle 3 prime ipotesi, ma un’ipotesi residuale. Quindi,

all’interno di queste ipotesi ricadono tutte quelle situazioni in cui l’atto ha un

vizio al suo interno e, per poterlo correggere, è necessario presentare ricorso

alla Corte di Giustizia.

Termini e conseguenze del Ricorso

Il termine per presentare ricorso è breve:

 2 mesi dalla pubblicazione dell’atto in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Euro-

pea;

 2mesi, ipotesi rara, dalla Notifica dell’Atto.

Se decorrono i 2 mesi dalla pubblicazione o dalla notifica e nessuno presenta ricorso

all’atto, a quel punto l’atto è valido a tutti gli effetti.

Qualora la Corte di Giustizia ritenesse fondato il ricorso, la Corte pronuncerà la propria

annullamento

sentenza di con cui dichiarerà l’atto nullo, eliminandolo quindi

dall’ordinamento giuridico dell’UE. Si parla di sentenza (nei confronti di

Erga Omnes

effetto

tutti i soggetti dell’Ue). La sentenza ha quindi ovvero è come se

retroattivo,

l’atto non fosse mai stato creato e, di conseguenza, i suoi effetti.

Può capitare che la Corte possa precisare, all’interno della sentenza di annullamento,

quali effetti dell’atto annullato devono essere considerati definitivi e quindi ancora va-

lidi.

Ricorso Oggetto del ricorso

Inadempimento istituzioni

in carenza posto in essere da una delle dell’UE.

“Qualora,

(Art. 265 TUE) Art. 265: in violazione dei trattati, il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo, il

Consiglio, la Commissione o la Banca Centrale Europea si astengano dal pronunciarsi, gli Sta-

ti membri e le altre istituzioni dell'Unione possono adire la Corte di Giustizia dell'Unione Eu-

36

ropea per far constatare tale violazione. Il presente articolo si applica, alle stesse condizioni,

agli organi e organismi dell'Unione che si astengano dal pronunciarsi”.

Il ricorso, in sostanza, chiama a intervenire la Corte nel momento in cui un’istituzione

non pone in essere una condotta prevista dal trattato (non fa qualcosa che avrebbe do-

vuto fare).

 Soggetti Convenuti: Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Consiglio,

Commissione e BCE;

 Soggetti Attori: Stati e Istituzioni.

Es. In caso di procedura legislativa speciale, il Parlamento Europeo viene interpellato

per esprimere un parere, che tale istituzione ha l’onere di esprimere e trasmettere al

Consiglio. Talvolta però il Parlamento approfitta di questa sua posizione tardando

l’emanazione del parere e ritardando così l’emanazione dell’atto legislativo da parte

del Consiglio, il quale è obbligato a attendere il Parlamento. La condotta del Parlamen-

to, in questo modo, non rispetta il principio di Leale Cooperazione e si pone quindi

contro i trattati. Qualora il Parlamento, dopo diverse sollecitazioni del Consiglio, non

dovesse emanare il Parere, può subire un ricorso in carenza. Il ricorso in carenza è stato

promosso molto raramente. fase preliminare

Il ricorso in carenza prevede, come ogni ricorso diretto: una (ricorso

fase pregiudiziale,

scritto, controricorso, replica e controreplica); una durante la quale

“messa in mora”,

l’istituzione inadempiente riceve una lettera di un documento in cui

viene descritto l’inadempimento al fine di sollecitare l’istituzione a compiere il proprio

dovere. In seguito alla ricezione della lettera, l’istituzione ha due mesi di tempo per

adeguarsi. Decorso tale lasso di tempo, l’istituzione attore può presentare ricorso in ca-

renza. soggetti non privilegiati:

Per quanto riguarda i persone fisiche e giuridiche possono

presentare ricorso in carenza solo quando riescono a dimostrare che l’inadempimento

sia stato mirato ad omettere di emanare un atto diretto proprio alle persone che lo pro-

muovono.

Tanto la sentenza all’esito di un ricorso in carenza, tanto in esito di un ricorso per an-

declarativa:

nullamento, è definita la Corte di Giustizia dichiara l’istituzione inadem-

piente e l’atto nullo, non valido. Non spetta alla Corte di Giustizia né adempiere al po-

sto dell’istituzioni, né correggere l’atto nullo. Essa si limita a condannare il problema.

Ricorso per Oggetto del Ricorso

Inadempimento o infrazione Stati.

inadempimento o posto in essere dagli

infrazione Soggetti Attori: Commissione e Stati membri. (Perché la Commissione? perché tra le

(Art. 258-259-260 sue funzioni, ha quella di vigilare sulla corretta applicazione delle norme da parte degli

TFUE) Stati). Questa tipologia di ricorso può essere presentata solo alla Corte di Giustizia e

non al Tribunale.

Procedure: diverse se l’attore è la Commissione o sono gli Stati.

1. Se l’attore è la Commissione: se la Commissione dovesse riscontrare un ina-

dempimento da parte di uno Stato, la rispettiva procedura prevede due fasi:

Fase pregiudiziale:

a. “lettera di messa in mora”,

i. Invio della in seguito alla cui ri-

cezione lo Stato ha due mesi di tempo per giustificarsi e prov-

vedere ad adempiere il suo onere;

ii. In caso in cui la situazione si risolva, il ricorso viene annulla-

37

to;

iii. Se lo Stato non risponde o risponde in modo generico, la

“parere motiva-

Commissione invia un documento chiamato

to”, in cui spiega dettagliatamente l’inadempimento (“capo

d’imputazione di un reato). Tale documento è fondamentale

perché, qualora lo Stato venisse chiamato davanti la Corte di

Giustizia, l’inadempimento per cui sarà processato sarà esat-

tamente quello descritto nel parere motivato;

iv. Lo Stato ha due mesi di tempo per rispondere al parere moti-

vato;

v. Se lo Stato non si attiva per tamponare la situazione, o non ri-

sponde, si chiude la fase pregiudiziale e si apre la fase giudi-

ziaria.

Fase giudiziaria:

b. è una fase facoltativa che la Corte può decidere di

portare avanti se decide di promuovere ricorso. Tale fase segue il per-

corso del ricorso diretto: la Commissione invia ricorso alla Corte di

Giustizia; seguono Ricorso, Controricorso Memoria di Replica, Con-

troreplica, Chiusura Fase Scritta, Fase Orale, Esposizione del Caso,

Istruttoria, Conclusioni Avvocato Generale (se richieste), Conclusione.

Sentenza di natura de-

All’esito del ricorso, la Corte pronuncerà la

clarativa, in cui viene fotografata la situazione e lo Stato viene dichia-

rato o no inadempiente. Qualora venisse emanata una Sentenza di con-

danna, la Corte non si sostituisce allo Stato per colmare la mancanza,

né può dare indicazioni su come procedere. Si limita, in sostanza, a fo-

tografare la situazione. Sentenza di con-

Qualora lo Stato dovesse perseverare, nonostante la

danna, la Commissione può far ripartire un ricorso per inadempimen-

to. La particolarità è che, al secondo giro, la Commissione contesterà il

continuo inadempimento rispetto alla situazione già criticata e anche il

fatto di essere rimasto inadempiente rispetto alla sentenza di Condan-

na. È previsto da Lisbona che questa fase pre-contenziosa (pregiudizia-

le) sia più veloce perché è sufficiente una lettera di messa in mora sen-

za il successivo parere motivato. A questa fase, se la Commissione

vuole perseguire la fase contenziosa, la sentenza sarà più severa perché

prevede la possibilità della Corte di Giustizia, su richiesta della Com-

sanzione pecuniaria

missione, di disporre una in capo allo Stato.

2. Se l’attore è lo Stato: se lo Stato dovesse ritenere un altro Stato inadempiente

a. Lo Stato attore segnala il fatto alla Commissione Europea;

“lettera di messa in mora”

b. Lo Stato attore inoltre una allo Stato con-

venuto; conciliazione

c. La Commissione, incaricata del problema, cerca una tra

gli Stati, la quale può avere o no esito positivo. Nel caso di esito nega-

tivo il ricorso prosegue:

d. Lo Stato attore rimane convinto della propria decisione e quindi della

sussistenza dell’inadempimento dello Stato convenuto. La Commis-

parere motivato;

sione ha 3 mesi di tempo per emettere il proprio

Presentarsi alla Corte di Giustizia:

e. se dopo tre mesi di tempo la

Commissione non emette il parere motivato, lo Stato attore può auto-

nomamente rivolgersi alla Corte, formulando autonomamente un ricor-

so;

f. All’esito del ricorso, la Corte presenta la propria sentenza:

i. Se sentenza di condanna, lo Stato convenuto è tenuto a regola-

rizzare la propria posizione rispetto al diritto dell’UE;

ii. Qualora lo Stato si rifiutasse di regolarizzare la propria situa-

zione, lo Stato attore non potrà promuovere un secondo ricorso

“secondo

davanti alla Corte. Il giro” è solo per la Commissio-

38

ne.

contrattuale:

Ricorso per **Responsabilità nasce in forza di un contratto stipulato, anche non per

responsabilità iscritto, tra due soggetti.

extracontrattuale Es. Quando acquistiamo un oggetto, in quel momento stiamo concludendo un contratto

di compravendita. Qualora arrivati a casa riscontrassimo delle imperfezioni nel prodot-

“La to, possiamo tornare al supermercato e chiedere una restituzione in denaro o il cambio

Art. 268: Corte

di Giustizia dell'U- del prodotto.

nione Europea è

competente a cono- In capo al proprietario del negozio, colui che mi ha venduto l’oggetto, proprio in forza

scere delle contro- di quel contratto di compravendita, nasce una responsabilità contrattuale sulla qualità

versie relative al del prodotto. Se il prodotto presenta dei difetti, è il proprietario a risponderne diretta-

risarcimento dei mente.

danni di cui all'arti-

colo 340, secondo e extracontrattuale:

**Responsabilità nasce tra soggetti che non sono legati tra loro da

terzo comma”. un contratto.

“ Es. Sinistro stradale. Sono alla guida del mio mezzo, il quale è regolarmente assicurato

Art. 340: La re-

sponsabilità con- (rapporto contrattuale con una compagnia assicurativa) quando investo un pedone. Il

trattuale dell'Unio- pedone richiede quindi un risarcimento danni alla mia compagnia assicurativa. Si noti

ne è regolata dalla quindi che tra il pedone e la mia compagnia assicurativa non esiste alcun rapporto con-

legge applicabile al trattuale, ma il rapporto nasce in forza del sinistro. Insorge infatti un dovere di risarci-

contratto in causa”. mento non a causa di un contratto, ma in forza di un evento

“In

Comma 2: ma-

teria di responsabi- l’Unione Europea quale convenu-

Il Ricorso per responsabilità extracontrattuale vede

lità extracontrattua- to. Come sappiamo, l’UE, in quanto organizzazione internazionale formata da organi

le, l'Unione deve che creano atti vincolanti nei confronti degli Stati e dei cittadini, ha degli impegni a cui

risarcire, confor-

memente ai principi adempiere. Qualora tali impegni dovessero realizzarsi proprio violando la legge della

generali comuni ai stessa UE, i danni saranno da lei ripagati. L’UE è infatti responsabile dell’operato dei

diritti degli Stati suoi organi e istituzioni e tra l’UE e i propri organi e dipendenti vi è un rapporto con-

membri, i danni ca- trattuale.

gionati dalle sue Qualora gli organi dovessero creare norme vincolanti, che incidono quindi sulla vita

istituzioni o dai suoi dei cittadini, ma che dovessero rivelarsi contrarie all’ordinamento dell’UE, gli eventua-

agenti nell'esercizio danni cagionati ai cittadini dagli organi

li (tra i due non c’è un rapporto contrattua-

delle loro funzioni”. vengono pagati dall’UE.

le),

“In Es. Il Consiglio e il Parlamento Europeo adottano una norma in tema di industrie che

Comma 3: de- producono vernici e stabiliscono che i fabbricati, ove vengono realizzati tali tipi di la-

roga al secondo

comma, la Banca vorazione, devono essere allestiti con uno specifico impianto di aereazione, con un tot

centrale europea di finestre, etc.

deve risarcire, con- All’interno dell’UE viene quindi adottato un regolamento dal Parlamento e dal Consi-

formemente ai prin- glio, in cui si stabilisce che tutti i produttori di vernici dovranno aggiornare i loro stabi-

cipi generali comu- limenti. Essendo questo un atto vincolante, i produttori di vernici si conformano

ni al diritto degli all’atto normativo, anche perché l’UE stabilisce che se entro 2 anni il soggetto non si

Stati membri, i dan- conforma, verrà sanzionato. In seguito emerge che, però, tale regolamento adottato dal

ni cagionati da essa Consiglio e dal Parlamento sia un atto dichiarato nullo perché era obbligatorio il parare

stessa o dai suoi del Comitato e tale parere non è stato richiesto. Per fatti diversi, quindi, il regolamento

agenti nell'esercizio che precedentemente aveva creato obblighi per i cittadini, viene dichiarato nullo. Ac-

delle loro funzioni”. cade quindi che i produttori di vernici si trovino con spese ingenti sostenute in forza di

Comma 4: La re- un atto dichiarato nullo e vogliono essere rimborsati. Essi potranno promuovere un ri-

sponsabilità perso- “Extracontrat-

corso per responsabilità extracontrattuale in capo all’Unione Europea.

nale degli agenti tuale” proprio in quanto i cittadini e l’Unione non sono legati da un contratto.

nei confronti

dell'Unione è rego- Il trattato evidenzia che l’UE risponderà dei danni provocati da agenti o istituzioni

lata dalle disposi- nell’esercizio delle loro funzioni e, beninteso, non risponderà degli eventuali danni,

zioni che stabilisco- sempre per responsabilità extracontrattuale, posti in essere al di fuori delle funzioni

no il loro statuto o 39

esercitate, per esempio, da un agente.

il regime loro ap-

plicabile”. Per quanto riguarda la responsabilità extracontrattuale, pertanto, è necessario che sussi-

sta una lesione, di tipo fisico o di tipo morale, con tra comportamen-

nesso di causalità

to e evento.

Il trattato non parla della quantificazione del danno, ma, per quanto concerne la moda-

lità di risarcimento, il trattato fa espresso riferimento agli ordinamenti nazionali. Ciò

significa che, il danno può rientrare in più categorie:

Danni patrimoniali: si fa riferimento a due aspetti importanti della vita del

1. danno emergente

soggetto che ha subito il danno. Facciamo riferimento a: e

lucro cessante.

Es. Il soggetto che ha un incidente è un tassista: con l’incidente distrugge la

macchina. Il danno emergente è il costo per riparare la macchina. Il lucro ces-

sante è la perdita di denaro che il tassista ha durante il periodo di riparazione

della macchina, non può lavorare.

Danni non patrimoniali: in Italia, oggi, per semplificare tutto, per danno non

2. danno morale.

patrimoniale si intende il

Il trattato non fa riferimento a questa distinzione e prevede espressamente che la quan-

tificazione dei danni segua le regole degli ordinamenti nazionali.

domanda di risarcimento danno,

La quindi un ricorso per responsabilità extracontrat-

tuale da promuovere contro l’Unione Europea, è rispetto a un

un’istanza autonoma

ricorso per annullamento, ossia non può essere innestato dentro il ricorso per annulla-

mento anche un risarcimento danni. Il soggetto che subisce il danno dovrà autonoma-

mente presentare un proprio ricorso. Anche perché hanno vie diverse.

tempi di decadenza, termine di pre-

Per quanto riguarda i anche questo ricorso ha un

scrizione (come ogni ricorso per risarcimento danni; sinistro stradale, 2 anni; illecito

5 anni

penale, 5 anni). Nello specifico, il termine di prescrizione è di dall’evento dan-

noso.

Esistono altre tipologie di ricorsi diretti che possono essere promossi di fronte alla Cor-

te di Giustizia. Un tempo, la Corte di Giustizia era competente a risolvere anche le con-

troversie tra UE e i suoi agenti (attività oggi prevista dal tribunale specializzato) così

come la Corte di Giustizia è competente a conoscere anche controversie tra gli Stati,

purché essi abbiano previsto tale specifica competenza:

“La

Art. 273 TFUE: Corte di Giustizia è competente a conoscere di qualsiasi controversia tra

Stati membri in connessione con l'oggetto dei trattati, quando tale controversia le venga sotto-

posta in virtù di un compromesso”.

Quindi a livello di Unione Europea, oltre ai ricorsi che abbiamo analizzato (per annul-

lamento, in carenza, per inadempimento o responsabilità extracontrattuale) esistono al-

tre tipologie di ricorsi di cui però non ci occuperemo.

Rinvio pregiudiziale della Corte di Giustizia (art. 267 TFUE)

non contenziosa, funzione

Il rinvio pregiudiziale è quella competenza per antonomasia ovvero esercita la

interpretativa. Tale funzione è oggi esercitata soltanto dalla Corte di Giustizia, sebbene il T. di Lisbona

prevede che venga assegnata anche al Tribunale.

Il Rinvio pregiudiziale è previsto su tutto il settore, dell’allora, Terzo Pilastro e non previsto per quanto ri-

guarda la PESC, salvo situazioni particolari.

Procedura: causa a livello nazionale

Deve sussistere una che veda contrapporsi tra loro un attore e un convenu-

1. to davanti a un giudice nazionale; 40 norma di diritto dell’UE.

Nell’ambito della causa, il problema riguarda una Le parti possono chie-

2. dere al giudice nazionale, o direttamente il giudice nazionale può promuovere un rinvio pregiudiziale

alla Corte di Giustizia, ossia un ricorso con cui chiede delucidazioni riguardo la determinata norma;

giudice nazionale

Il è l’unico soggetto abilitato a presentare un rinvio pregiudiziale. Se egli decide

3. di promuoverlo, deve rispettare due passaggi:

a. Sospendere il procedimento a livello nazionale, in attesa che la Corte si pronunci;

b. Redigere il proprio rinvio pregiudiziale in forma scritta, in cui spiega le motivazioni, e in-

viarlo alla Corte. cancelliere,

A questo punto, la Corte, nello specifico il riceve il ricorso, gli attribuisce un numero di ruolo e

lo notifica a Stati e istituzioni. Questi ultimi hanno due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni.

fase orale:

In seguito incomincia la l’acquisizione delle prove, la discussione della causa e la sentenza.

“la

Secondo il trattato, dell’Unione Europea a pronunciarsi, in via pregiudi-

Corte di Giustizia è competente

ziale:

a) Sull’interpretazione dei trattati;

b) compiuti dall’istituzione, dagli organi o dagli organismi

Sulla validità e l’interpretazione degli atti

dell’Unione”.

Il Giudice Nazionale potrà perciò chiedere alla Corte di Giustizia di interpretare i trattati o le norme e di va-

lutare la validità di tali norme. Le competenze della Corte si circoscrivono a questi due aspetti.

Tutti i giudici nazionali sono obbligati a presentarsi davanti la Corte di Giustizia? Dipende da qual è il giudi-

ce nazionale. Infatti, i giudici nazionali non sono obbligati a presentare rinvio pregiudiziale, salvo non siano

“giudici di ultima istanza”, ossia i giudici le cui sentenze non sono impugnabili, non possono essere scalfi-

te. Tale meccanismo è previsto perché se il dubbio interpretativo o la validità della norma dovesse essere

presentato davanti al Tribunale di primo grado, il giudice ordinario può sostenere che il problema non è fon-

Corte d’Appello,

dato. A quel punto l’attore può presentare ricorso in secondo grado alla la quale può rin-

viare alla Corte di Cassazione, di cui fa parte il giudice di ultima istanza.

Corte di Cassazione

La è obbligata al rinvio pregiudiziale, essendo l’ultimo grado di giudizio, perché non

ha gradi maggiori di giudizio. Non è infatti ammesso dall’ordinamento dell’UE che un giudice rimanga con

un dubbio interpretativo sul diritto dell’Unione Europea.

Corte di Cassazione Costituzionale.

A livello italiano, i giudici di ultima istanza sono e Corte Oltre a Tri-

bunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione, ci sono altri soggetti a cui si può presentare ricorso, per esem-

TAR, Consiglio di Stato.

pio, il il efficacia

Una volta avuta la sentenza, essa ha ossia ha effetto vincolante esclusivamente

inter partes,

nell’ambito del procedimento in cui è stato promosso il rinvio. La Corte di Giustizia emette la sentenza, la

pubblica, la invia al Giudice Nazionale che ha promosso il rinvio e questi è tenuto a riaprire il procedimento

nazionale applicando il contenuto della sentenza. –

eccezioni:

Tale regola ha però delle per quanto riguarda le sentenze pronunciate dalla Corte di Giustizia a

seguito di un rinvio pregiudiziale e aventi a soggetto una domanda se la Corte

sulla validità di una norma

norma non valida,

di Giustizia, anche all’esito di un rinvio pregiudiziale, dovesse ritenere una la sentenza

con la quale viene definita e dichiarata una norma non valida, anche se è una sentenza pronunciata all’esito

di un rinvio pregiudiziale, che per regola ha efficacia essa acquisisce un’efficacia

inter partes, erga omnes:

efficace per tutti. Questo perché se un atto non è valido, non solo non è valido nell’ambito del procedimento

ove il giudice nazionale si è accorto del problema, ma non sarà valido nei confronti di tutti.

41

Perciò, la sentenza ha efficacia soltanto quando l’oggetto del rinvio è una richiesta di sola inter-

inter partes

pretazione. È possibile però che si propongano situazioni simili all’interno di più Stati membri; a questo pun-

to, una sentenza già pronunciata dalla Corte di Giustizia può essere riutilizzata come Ciò non to-

precedente.

glie che i giudici possano comunque richiedere una nuova analisi della norma, dato che ogni norma presenta

più sfaccettature interpretabili.

Attenzione!

Perché la Corte di Giustizia ha la competenza in ordine alla validità di una norma, quando già esiste un ricor-

ricorso diretto per annullamento?

so specifico in materia contenziosa, che è il Quali sono i vantaggi otte-

nuti aggiungendo questa specifica competenza? limiti e requisiti

In materia di annullamento o legittimità ci sono determinati per presentare ricorso. In tale

ambito, infatti, vengono distinti i ricorrenti privilegiati, semi-privilegiati e non privilegiati; si ha un breve

termine di prescrizione, vale a dire due mesi dalla pubblicazione. Il ricorso diretto per annullamento, quindi,

è solo per alcuni soggetti, per alcuni oggetti e a tempistiche ristrette.

Il rinvio pregiudiziale, invece, non ha termini di decadenza. Infatti, nel corso di un procedimento nazionale,

non può cade-

il ricorso potrà esser presentato ogni qual volta una norma si ritenesse mal formata e la causa

re in prescrizione.

Inoltre, per quanto riguarda le persone fisiche e giuridiche, sappiamo che nel ricorso per annullamento, esse

“ricorrenti non privilegiati”

sono definite e possono presentare tale tipo di ricorso soltanto per cause che li

riguardano direttamente ed individualmente. Nel rinvio, invece, la causa può esser presentata soltanto da un

giudice nazionale, che si fa quindi portavoce di una problematica espostagli da un attore o convenuto. È così

che persone fisiche o giuridiche possono avere la possibilità, attraverso il rinvio, di sollevare questioni ri-

guardanti atti normativi anche di portata generale, anche che non li riguardino direttamente. Questa specifica

“ricor-

competenza della Corte ha quindi allargato i diritti di quelli che, nel ricorso diretto, erano considerati

renti non privilegiati”. Le fonti del diritto dell’Unione Europea

del diritto:

**Fonte atto normativo capace di produrre norme giuridiche.

Le fonti del diritto vengono distinte in:

 produce effetti giuridici,

atto normativo che che ha conseguenze dirette

Fonte di produzione:

all’interno dell’ordinamento giuridico;

 riportate le fonti di produzione.

documenti all’interno dei quali vengono

Fonte di cognizione:

Es. Gazzetta Ufficiale Unione Europea o Gazzetta Ufficiale dello Stato Italiano all’interno dei quali ven-

gono quotidianamente riportate le leggi, i decreti legge, i decreti legislativi prodotti dall’UE o dallo Sta-

to. Nel momento stesso in cui vengono pubblicati, tali documenti creano effetti giuridici e diventano atti

mirati a informare i cittadini.

Nella Gazzetta Dell’UE vengono pubblicati i regolamenti e le direttive e dal momento in cui vengono

pubblicate, comincia ad esser calcolata la tempistica oltre la quale le procedure vanno in prescrizione.

Per esempio, un ricorso per annullamento ha termine due mesi dalla pubblicazione. Si tratta quindi di un

momento importante per quanto riguarda la vita dell’atto.

due regole

Tra le fonti del diritto esistono che sono valide tanto per l’UE quanto per ogni Stato membro e

che servono a porre in relazione tra loro le diverse fonti del diritto:

42

Tra le fonti del diritto sussiste una gerarchia:

1) esistono fonti primarie e secondarie e le fonti che si

trovano nel gradino sottostante non potranno mai modificare le fonti che si trovano al di sopra;

Tra fonti di pari grado,

2) la fonte successiva può modificare la fonte precedente.

Entrando nello specifico per quanto riguarda l’Unione Europea, essa è dotata di propri organi e norme. Al

ordinamento giuridico

suo interno, troviamo un composto da norme, le quali sono state prodotte e formate

dalle istituzioni dell’Unione Europea. Tali norme sono specifiche per la nostra organizzazione internazionale

e sono vincolanti per gli Stati membri. Anche all’interno dell’ordinamento dell’UE esiste una specifica ge-

rarchia delle fonti.

Ordine gerarchico crescente

1. Primo gradino: i trattati (da Roma a Lisbona)

Come riporta una delle due regole prima enunciate, ovvero che per modificare una norma è necessario un

trattato successivo, solo un ulteriore trattato può modificare il precedente (art. 48). Ossia, tra fonti di pari

grado, la fonte successiva modifica la precedente.

2. Secondo gradino: principi generali dell’ordinamento comunitario

Principi a tutela Primi fra tutti, tra i principi che trovano tutela all’interno dell’UE sono quelli che at-

dei diritti tengono alla tutela dei diritti dell’uomo.

dell’uomo Oggigiorno, l’Unione Europea prevede espressamente che uno Stato, qualora decida

di richiedere di entrare a far parte dell’organizzazione, tra i requisiti fondamentali

dev’essere in grado di tutelare i diritti dell’uomo.

Breve approfondimento

Quando l’Unione Europea nacque nel 1957, tali diritti non erano stati minimamente presi in

considerazione. Il T. di Roma prevedeva che gli Stati richiedenti di entrare a far parte dell’UE

fossero democratici, ma non vi era un riferimento espresso alla tutela dei diritti dell’uomo. Il

percorso che ha visto introdurre per la prima volta tale concetto all’interno dell’UE ha visto

come protagonista la Corte di Giustizia che, nel 1969, espresse alcune sentenze in cui si faceva

espresso riferimento ai diritti fondamentali dell’uomo. T. di Maastricht,

Un primo accenno alla tutela di tali diritti si ha con il nell’art. EFFE, che

T. di Amsterdam.

venne poi integrato con il Quest’ultimo prevedeva l’art. 6, il quale deter-

minava la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo tra i requisiti inscindibili per l’ingresso

nell’UE. Attualmente, i diritti dell’uomo sono tutelati dall’art. 2 del T. di Lisbona.

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

Inoltre, nella (Nizza, 2000) è riportata

una lunga enunciazione dei principi fondamentali propri di ciascun individuo. Il problema che

si evidenziò con tale carta fu che la Carta venne proclamata non vincolante, sebbene le venisse

attribuita una grande importanza. Questa questione fu oggetto di trattative e discussioni in seno

alla Convenzione Europea che, con il T. di Lisbona si è risolta con l’attribuzione alla carta del

carattere vincolante. “L'Unione

Art. 6 TUE, comma 1: riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti

fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che

ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le

competenze dell'Unione definite nei trattati. I diritti, le libertà e i principi della Carta sono interpretati in

conformità delle disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e

applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella Carta, che indicano le

fonti di tali disposizioni”.

“L'Unione

Comma 2: aderisce alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e del-

le libertà fondamentali. Tale adesione non modifica le competenze dell'Unione definite nei trattati”.

“I

Comma 3: diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti

dell'uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati mem-

43

bri, fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali”.

Principi comuni Ciascuno Stato si basa su principi di diritto. L’UE ha deciso di raccoglierli tutti e di

agli ordinamenti renderli propri.

interni

Principi generali La Corte di Giustizia, istituzione fondamentale per l’UE, nel corso della sua attività

elaborati dalla ha elaborato, in forza della sua funzione interpretativa, dei principi fondamentali an-

Corte di Giustizia cor oggi per l’ordinamento dell’UE.

 Principi del mutuo riconoscimento: un prodotto realizzato da uno Stato

membro può essere venduto senza limitazioni all’interno di tutti gli Stati

“Mutuo” “reciproco”.

membri. significa infatti Tale principio è stato introdot-

to dalla Giurisprudenza della Corte di Giustizia (Sentenza Cassis de Dijon,

1979) e vale anche per gli attestati scolastici ed altri soggetti;

 Principio di priorità del diritto dell’Unione Europea: il diritto dell’UE, in

caso di contrasto tra una norma interna e una norma dell’UE, prevale sempre

su qualsiasi altro diritto nazionale.

Principi generali Principi generali propri del diritto dell’Unione Europea sono di:

propri del diritto Sussidiarietà;

dell’Unione  Attribuzione;

Europea  Proporzionalità;

 Leale cooperazione.

Li troviamo nel secondo gradino perché, per poter esistere, hanno bisogno

dell’esistenza del trattato.

3. Terzo gradino, il più consistente dell’ordinamento dell’UE: norme di

diritto derivato

“norme frutto di procedure legislative

Si dicono derivate” quelle norme giuridiche (ordinarie e speciali).

L’intera disciplina di formazione della norma è contenuta e deriva dal trattato.

Le troviamo nel terzo gradino, al di sotto dei principi, perché le istituzioni, al momento dell’elaborazione di

una norma, devono rispettare i principi stabiliti dal trattato (attribuzione, sussidiarietà, proporzionalità).

Esse si inseriscono, secondo l’art. 288 TFUE, in due categorie:

non vincolanti:

1) Fonti di diritto derivato

Raccomandazioni:

a. sono le più utilizzate dalle organizzazioni internazionali (es. dall’ONU).

“consiglio”,

Attraverso le raccomandazioni viene dato un un’indicazione su come agire.

L’istituzione che, a livello europeo, utilizza maggiormente le raccomandazioni è la Commis-

sione Europea, guardiana dei trattati;

Pareri:

b. sono atti non vincolanti, attraverso i quali l’istituzione che li emana esprime la pro-

pria posizione. I pareri possono essere facoltativi o obbligatori.

vincolanti:

2) Fonti di diritto regolamenti, direttive e decisioni, gli atti vincolanti per esser considerati

determinati requisiti

validi devono avere fondamentali:

Motivazione:

a. l’istituzione o gli organi che adottano l’atto devono giustificarne la scelta in

modo esplicito all’interno di un documento scritto;

Riferimento alla base giuridica:

b. riferimento alle norme del trattato che attribuiscono la

competenza specifica all’interno della quale è stato emanato l’atto. Si tratta di un passaggio

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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture per il turismo
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcyt94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mattone Monica Chiara.

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