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Diritto dell'UE, appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto dell'Unione Europea basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Mattone dell’università degli Studi di Lingue e letterature straniere, facoltà di Lingue e letterature straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. M. Mattone

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ESTRATTO DOCUMENTO

2) Nel 1961 presenta la candidatura la Grecia: nel ’67 vi fu un ribaltamento politico

e in Grecia troviamo il “regime dei colonelli” (ovvero totalitario); venne sospesa

la sua candidatura perché non ritenuto stato democratico. Nel ’75 ripresenta la

sua candidatura che le verrà successivamente concessa nel ’79; diventa

membro ufficiale nel ’81.

3) Portogallo e Spagna avevano un regime totalitario all’interno, per cui la

candidatura non poté essere presentata. Quando caddero, presentarono la loro

candidatura nel ’77; questa venne valutata a lungo perché reduci di un regime

totalitario (dovevano capire se era opportuno far entrare all’interno della

comunità questi stati). Vengono accettati solo nel ’85 formalmente. La loro

entrata ufficiale avviene nel ’86 e l’asso temporale per adeguarsi fu più lungo,

ovvero di 7 anni (per l’ambito doganale) e 10 (per la politica agricola).

16 ottobre 2017

Quando ci fu il crollo del muro di Berlino si parlò solo di un allungamento dello Stato e

non si formò un nuovo Stato.

4) Nel 1995, tre nuovi stati, per cui diventa a base 15: Austria, Finlandia, Svezia.

Nel 1993 anche la Norvegia presentò nuovamente la domanda, ma venne

bocciata di nuovo da un referendum popolare.

5) Nel 2004, 10 nuovi stati: assistiamo al crollo dell’URSS, si aprì così un lungo

percorso. Gli stati che entrarono il 1 maggio furono: Cipro, Malta, Lettonia,

Lituania, Estonia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

Verifiche scadenzate nel tempo, la prima dopo tre anni, poi dopo due e infine

dopo altri due.

6) Nel 2007 entrarono la Romania e Bulgaria;

7) Nel 2013 (1-07-2013) entrò la Croazia.

DIRITTO DI RECESSO- BREXIT

Con il trattato di Lisbona il diritto di recesso entra a far parte della realtà dell’UE. La

Brexit è stata decisa il 23 giugno 2016 tramite un referendum popolare, notificata nel

marzo 2017. L’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea si occupa del diritto

di recesso, che ogni Stato ha. Lo Stato che decide di allontanarsi deve comunicarlo

ad un’autorità preposta, il Consiglio europeo riceve la notifica. Si deve organizzare

l’allontanamento dello Stato (numero di parlamentari; rapporti che lo Stato avrà nei

confronti degli Stati ancora membri). Lo Stato che esce sarà uno Stato terzo e dovrà

comportarsi come se non avesse mai fatto parte dell’UE. I cittadini stranieri, ma

europei, presenti in quello Stato che esce, perderanno dei diritti, e questi “problemi”

vanno negoziati. Bisogna valutare l’uscita ma anche gli accordi futuri. L’accordo è

negoziato dalla Commissione europea a base 27 stati, la firma dell’accordo invece è

siglata dal Consiglio Europeo, previa consulta del Parlamento Europeo. Coinvolgimento

di tutte le istituzioni. Dall’entrata in vigore dell’accordo, tutti i trattati cesseranno di

esistere per lo Stato uscente. In mancanza di accordo, due anni dopo la notifica, lo

Stato uscirà “da solo”; se lo Stato chiede ancora di far parte dell’UE, deve essere

accettato dal Consiglio Europeo all’unanimità. Se lo Stato fuoriesce dall’UE, viene

considerato come stato terzo e se volesse di nuovo entrare a far parte dell’UE, deve di

nuovo attenersi alle norme dell’articolo 48.

BREXIT

Fu una scelta tramite il referendum popolare del 23 giugno 2016. Il Consiglio Europeo

il 29 marzo 2017 ha ricevuto la notizia dal Regno Unito e sono iniziati i negoziati.

Durante la seduta del 29 aprile 2017 il Consiglio ha deciso dei criteri per far fronte alle

prime problematiche sorte (banche e college), approccio per fasi, anche la fuoriuscita

deve avvenire per tappe. Il 20 ottobre si terrà il prossimo Consiglio inerente alla Brexit.

Entro il 29 marzo 2019 la Brexit dovrà concludersi. Si vuole comunque mantenere un

buon rapporto con il Regno Unito, considerandolo un partner per il futuro, la Gran

Bretagna dovrà sottostare a tuti i vincoli dell’UE. Il diritto di recesso si potrà dire

raggiunto quando tutte le problematiche saranno disciplinate. Bisogna anche valutare

le future relazioni con il Regno Unito, sempre durante la fase di negoziazione. Principio

di trasparenza che è il protagonista durante questa fase. Maggior problematiche:

Tema dei cittadini: cittadini dell’UE che diventano stranieri all’improvviso,

 nella fase di recesso questi cittadini hanno la possibilità di ottenere un

permesso di permanenza definitiva (se soggiornano da più di 5 anni)

Tema imprese

 Rapporto tra Irlanda del Nord e Irlanda, si creerà un confine interno allo

 Stato

Tema di Cipro, la Gran Bretagna ha zone di sovranità a Cipro, zona suddivisa

 già territorialmente (una parte è Turca)

Tema della cooperazione: giudiziaria e della polizia, vanno riorganizzate le

 attività di cooperazione

Ruolo della corte di giustizia: le cause che vedono protagonista la Gran

 Bretagna verranno chiuse o continueranno e la Gran Bretagna verrà

sanzionata? Problema di come sanzionare il Regno Unito

L’UNIONE EUROPEA

È un’organizzazione internazionale con determinati obiettivi. Lavora in ambiti a lei

attribuiti dai trattati. Gli Stati stessi si sono privati di questi ambiti.

Ha 7 organi principali detti “istituzioni” (che portano interessi), più altri organi

periferici.

L’equilibrio istituzionale è il principio alla base dell’UE. Principio di leale

cooperazione: gli organi devono lavorare insieme, collaborare fra loro. Non esiste la

separazione dei poteri. L’articolo 4 del Trattato sull’Unione Europea e l’articolo 13.

È composta da Stati e quindi è rilevante l’intervento degli Stati e il principio di leale

cooperazione vale anche tra UE e Stati membri. Gli Stati devono rispettare le norme

vincolanti.

Principio di attribuzione: è il principio che regola gli ambiti in cui lavora l’UE,

disciplinato dall’articolo 5 del Trattato sull’unione europea. L’UE agisce esclusivamente

nei limiti delle competenze a lei attribuite. Le competenze sono individuate dal

Trattato di Lisbona.

1) Esclusione dell’UE, categoria di competenze completamente assegnate all’UE e

gli Stati on possono intervenire. Unione doganale, politica monetaria, politica

commerciale

2) Concorrenti, competenze in cui possiamo trovare l’intervento statale condiviso

con l’UE. L’agricoltura e la pesca, politica dei trasporti, politica ambientale e

politica dell’energia.

3) Di sostegno o di coordinamento, l’azione è degli stati, ma l’UE interviene sulla

gestione generale. Cultura, turismo, istruzione, formazione professionale.

Il principio di attribuzione è sempre richiamato all’interno del Trattato, l’UE deve

lavorare solo negli ambiti a lei attribuiti. I trattati possono avere delle lacune e così è

stato previsto un meccanismo che può allargare le competenze dell’Unione Europea,

“Clausola di flessibilità” disciplinato dall’articolo 352 del Trattato sul funzionamento

dell’Unione Europea: meccanismo complesso, è previsto che per poter azionare la

clausola, bisogna dimostrare che l’intervento è necessario giustificandolo e il

Consiglio, su proposta della commissione, accetta all’unanimità l’allargamento delle

competenze, previa approvazione del Parlamento; allargamento momentaneo,

raggiunto l’obiettivo la competenza viene tolta. Quindi abbiamo detto che non tutta la

materia è stata disciplinata nel dettaglio. Quando ci troviamo di fronte ad una lacuna,

allora cos’è possibile fare? Se indispensabile che venga gestito, allora vi è un

meccanismo formale, gesticolato dall’articolo 352 detto appunto “Clausola di

flessibilità”. Il Consiglio allora delibera ad unanimità.

Lezione 17/10/2017

Si tratta di un allargamento momentaneo e non prevede una modifica del trattato. La

clausola di flessibilità non può essere utilizzata nella politica estera. L’alternativa alla

clausola di flessibilità è: “la teoria dei poteri impliciti”. È un’alternativa teorica, non

scritta, basata solo sul ragionamento. La competenza dell’unione europea è ampia.

Può capitare che nel momento delle assegnazioni delle competenze, vi siano delle

dimenticanze, ovvero che ci siano delle competenze di alcune materie non assegnate

ad alcuna organizzazione. Per ciò la teoria dei poteri impliciti ci dice che si tratta di

una dimenticanza, una lacuna. Se c’è stata una dimenticanza nelle assegnazioni delle

competenze, e una di queste si riferisce ad elementi di cui necessariamente l’unione

europea si deve occupare per raggiungere il traguardo successivo, allora quella

competenza è implicitamente assegnata all’unione europea. Perché altrimenti non le

sarebbe stato detto di raggiungere il traguardo successivo, ma le sarebbe stato detto

di fermarsi al traguardo precedente. Altrimenti non le sarebbe stato detto di andare

oltre. Nel senso che: se l’unione europea deve andare da A a Z, si deve occupare di

tutto ciò che sta tra queste lette. Se nell’elencare le lettere dell’alfabeto ci si è

dimenticati della lettera I, evidentemente è una dimenticanza, altrimenti alla Z

non sarebbe potuta arrivare l’unione europea. Dunque pacificamente è una

dimenticanza. È una teoria che è stata elaborata dalla corte di giustizia degli Stati

Uniti. È una teoria che evita tutte le formalità. È una teoria meno gravosa per le

istituzioni.

È un’assegnazione per puro ragionamento. Il rischio è che l’assegnazione non venga

formalmente assegnata, quindi potrebbe capitare che uno stato dica all’unione

europea non aveva le competenze, e che abbia fatto un intervento sbagliato. Quindi

l’unione europea potrebbe essere accusata di incompetenza.

Perché non era previsto che lei intervenisse in quella materia.

L’aspetto positivo è che si tratta di un ragionamento molto veloce, e permette all’UE di

lavorare in ambiti non ufficialmente a lei assegnati, senza bloccare il lavoro e

interpellare il consiglio. (pro e contro delle due teorie).

L’articolo 5 ci dice dunque che la delimitazione delle competenze si fonda sul

 principio di attribuzione. Dopodiché ci dice che l’esercizio delle competenze

dell’unione si fonda su principi di sussidiarietà e proporzionalità. Una volta che

abbiamo le competenze assegnate, dobbiamo capire come esercita il potere

l’unione europea.

Principio di sussidiarietà: venne introdotto nell’ambito dell’unione europea la

 prima volta con il trattato del ’86, ovvero l’atto unico europeo. Fino ad allora

venne associato alla politica ambientale, successivamente trovò una sua

formale disciplina e fece il suo ingresso ufficiale, e applicata alle competenze

dell’unione europea. Regola l’intervento o dell’unione europea o degli

stati membri, nell’ambito delle competenze non esclusive dell’unione

europea (nello specifico nelle competenze concorrenti). Se ho una competenza

concorrente lo Stato è il soggetto che interviene per primo; l’unione europea

interviene nel momento in cui lo Stato non raggiunge la sufficienza nel suo

intervento. All’unione europea non è richiesta la sufficienza ma qualcosa in più;

il suo intervento deve essere maggiore. È un principio introdotto quando nasce

l’unione europea, ma esso in realtà non tutela l’unione europea, ma gli Stati.

L’intervento dell’UE deve dare un intervento in più rispetto a quello che viene

dato dallo Stato. È un principio che regola dunque l’intervento dei soggetti

preposti (lo Stato e l’UE).

Principio di proporzionalità: “specifica che il contenuto e la forma dell’azione

 dell’unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obietti dei

trattati”; è stato introdotto per regolare la modalità di intervento.

Tra le forme di atti vincolanti che l’unione europea possiede, abbiamo i regolamenti e

le direttive. La differenza è che il regolamento è un atto vincolante che vincola il

destinatario sull’obiettivo da raggiungere e indica inoltre i mezzi per raggiungere tale

obiettivo. La direttiva invece indica l’obiettivo da raggiungere, però si lascia libero lo

Stato sul come raggiungere tale obiettivo. Per cui la direttiva sembra un atto

vincolante al 50%.

L’UE se deve scegliere tra le due forme di atti, deve scegliere la direttiva. L’UE deve

sempre valutare la situazione; si limita a quanto necessario, non deve andare oltre.

Il trattato di Lisbona ha formalizzato un ulteriore principio:

Principio di prossimità: ci dice che ogni cittadino ha il diritto di partecipare alle

 decisioni dell’unione europea (alla vita democratica dell’unione). Le decisioni

vanno prese il più vicino alle esigenze del singolo individuo;

ORGANI CHE LAVORANO E PRODUCONO LE NORME GIURIDICHE ALL’INTERNO

DELL’UE

Sappiamo che gli organi sono gli strumenti che sviluppano attività per raggiungere gli

obiettivi prefissati; attualmente sono 7 e prendono il nome di istituzioni (fino al trattato

di Lisbona erano 5). L’elenco è inserito all’interno dell’articolo 13 del trattato

sull’unione europea.

Consiglio europeo

 Parlamento europeo

 Consiglio (che è ≠ dal consiglio europeo e dal consiglio d’Europa; quest’ultimo è

 un’organizzazione internazionale che ha creato la carta dei diritti)

Corte di giustizia

 Banca centrale europea

 Commissione europea

 Corte dei conti

CONSIGLIO EUROPEO

Vede il suo inserimento tra le istituzioni dell’unione europea con il trattato di Lisbona.

È importante dal punto di vista formale. Trova la sua comparsa subito all’inizio, e non

si chiamava così, ma “vertici”; erano riunioni di carattere politico. L’atto unico europeo

aveva formalizzato tale organo e sappiamo che il nome “consiglio europeo” verrà fuori

con il trattato di Mastrid. L’articolo 15 ci dà informazioni a riguardo: la funzione del

consiglio è di impulso; lo strumento del consiglio europeo è utile; si riunisce 3 volte

all’anno.

Quindi il consiglio europeo è un organo quindi che si occupa della sfera politica

dell’unione europea. Proprio Mastri ci dà delle indicazioni sul come è formato il

consiglio europeo, chi vi partecipa e quali sono le riunioni che si svolgono durante

l’anno.

Il consiglio europeo oggi trova la sua disciplina all’interno dell’articolo 15. In

particolare ci dà indicazioni riguardo l’obiettivo del consiglio europeo. La sua

funzione è di impulso. L’unione europea deve perseguire questi obiettivi. Il consiglio è

un momento di confronto/incontro e valutazione dove vengono esposte le priorità

dell’unione europea. Le riunioni del consiglio sono utili per definire i nuovi obiettivi

dell’unione europea. Si riunisce 4 volte all’anno (2 volte per semestre). In realtà

può avere delle riunioni straordinarie (normalmente previste quando accadono delle

situazioni particolari).

Le riunioni sono caratterizzate dal fatto che durino 2 giorni e al termine di tale

riunione il consiglio deve produrre un documento scritto. Esso prende il nome di

“conclusioni del consiglio europeo”.

La riunione non può considerarsi conclusa se non viene prodotto questo documento.

Non è un documento legislativo, non è vincolante, però è un atto fondamentale. Indica

il frutto dell’attività del consiglio.

Il consiglio è composto da: capi di stato degli stati membri, dal suo presidente,

dal presidente della commissione (perché tutela gli interessi dell’unione europea).

Sono soggetti con interessi diversi (il rappresentante degli stati tutela gli interessi

dello stato di appartenenza, ma contemporaneamente partecipa anche il presidente

della commissione, che tutela gli interessi dell’organizzazione internazionale). Per cui

può essere definito un organo ibrido. Due entità con interessi diversi si possono

mettere d’accordo, e insieme decidere il percorso.

Tutte le riunioni vengono sempre aperte da una relazione del presidente del

parlamento europeo (in quanto gli interessi dei cittadini hanno sempre una certa

rilevanza).

I membri del parlamento europeo possono chiedere di essere affiancati dai ministri. Il

consiglio adotta le proprie decisioni per consenso. Se le parti si trovano d’accordo,

allora essa verrà adottata.

Il presidente ha determinati compiti: (previsti dall’articolo 15): deve organizzare i

lavori dell’istituzione; rappresentare l’istituzione; assicurare una continuità delle

attività svolte dal consiglio europeo. Ne garantisce la continuità. Non può avere alcun

mandato nazionale (quindi deve essere un soggetto indipendente dagli stati di

appartenenza, non deve svolgere alcun tipo di incarico a livello nazionale, ma deve

lavorare assolutamente per le istituzioni).

PARLAMENTO EUROPEO

È un’istituzione che rappresenta gli interessi dei cittadini all’interno dell’organizzazione

internazionale. Come vengono scelti questi rappresentanti? All’inizio i rappresentanti

venivano scelti fra i parlamentari nazionali. Ad un certo punto però emerge un

problema, perché all’inizio poteva funzionare (perché le riunioni erano molto limitate),

man mano che l’UE si sviluppava, si evidenzia la problematica dell’assenteismo. Allora

si è deciso che non venivano più selezionati fra i parlamentari nazionali, ma si sarebbe

proceduto ad un suffragio universale diretto. Ovvero i soggetti si candidano e noi

cittadini li eleggiamo. 1976 viene introdotta la modifica al trattato. E la prima elezione

formale si è tenuta nel 1979.

I componenti non possono superare i 750 membri + 1 (il presidente). Questi seggi

sono distribuiti in base demografica fra i Stati (più cittadini ha uno Stato, più seggi ci

sono). Il minimo è di 6, il massimo di 96. Per esempio la Germania ha 96 seggi, l’Italia

73, l’Estonia 6.

Lezione 18/10/2017

L’elezione avviene fra i parlamentari degli Stati membri (all’inizio), successivamente si

passa al suffragio universale. All’interno di tutti gli stati membri, da giovedì a

domenica. È un periodo che vede tutti gli Stati coinvolti, mentre lo spoglio avviene

contemporaneamente la domenica (solitamente la sera; c’è stato un periodo in cui si è

potuto votare anche il sabato pomeriggio; questa è una novità particolare). Non c’è

attuale un sistema elettorale comune, ma ogni stato utilizza il proprio metodo.

Il mandato dura 5 anni e può essere rinnovabile, nel senso che si può ricandidare.

Esistono incompatibilità:

Relativa a incarichi all’interno di altre istituzioni europee (perché si tutelano

 interessi diversi)

Relativa a eventuali mandati all’interno di governi nazionali (perché i

 membri del consiglio dell’unione europea vengono scelti tra i membri dei

governi nazionali)

Relativa al fatto di non poter avere incarichi all’interno dei parlamenti

 nazionali (il problema è sempre legato all’assenteismo)

Una volta che abbiamo i nostri soggetti, questi devono scegliere il proprio presidente,

più 14 vice-presidenti, a cui si uniranno 5 questori. Questi costituiscono insieme

“l’ufficio di presidenza”. Il presidente del parlamento europeo dura 2 anni e mezzo ed

è rinnovabile. Il suo ruolo è molto importante, ed è colui che apre i consigli europei,

ovvero le riunioni dei consigli europei. Il presidente è affiancato da un segretario.

I parlamentari europei vengono divisi all’interno degli spicchi; questi spicchi

rappresentano i gruppi politici; all’interno di questi spicchi vengono inseriti i vari

parlamentari europei.

Come far lavorare i parlamentari? Vengono divisi in commissioni permanenti

(attualmente sono 20). Cercano di riprodurre le percentuali dei gruppi politici. Vengono

creati dei mini parlamenti. A ciascuna viene data una materia specifica di cui dovrà

occuparsi. In questo modo è più facile gestire il tutto e studiare per bene ogni singola

materia.

Il parlamento si riunisce il secondo martedì del mese di marzo di ogni anno. Ma le

commissioni permanenti si riuniscono molto spesso, per cui si dice che il parlamento è

sempre in sessione. In aula ci deve essere almeno 1/3 dei parlamentari. La votazione è

raggiunta se la metà ha espresso lo stesso giudizio. Non si raggiungerà mai

l’unanimità. Ci sono alcuni casi particolari in cui la richiesta è di 2/3 di presenze in

aula.

Il parlamento europeo ha 3 sedi che sono state stabilite dal consiglio europeo (perché i

membri del parlamento stesso non sono stati in grado di scegliere e mettersi

d’accordo).

STRASBURGO (si trova di fronte alla corte europea dei diritti dell’uomo) BRUXELLES

(si riuniscono le commissioni permanenti) LUSSEMBURGO (le riunioni del segretariato

generale). Sono tutte visitabili.

I membri del parlamento europeo godono dell’immunità:

1) Funzionale, ovvero che i parlamentari non possono essere perseguiti per le

espressioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni

2) Giurisdizionale, ovvero nel momento in cui il soggetto ha il mandato da

parlamentare europeo, non può essere processato. Questa regola non funziona

quando la persona viene colta nel bel mezzo del reato. Terminato il proprio

mandato, verrà sottoposto al processo

LE FUNZIONI

Ha progressivamente cercato di ampliare le proprie competenze a vere un ruolo attivo

all’interno dell’organizzazione internazionale.

Legislativa

 Bilancio

 Di controllo sulle attività degli Stati

 Di controllo sulle attività delle istituzioni

 Di controllo sulle attività dell’apparato amministrativo

Possiamo dividere tutte queste funzioni in due macro categorie: legislativa e di

controllo (su diversi aspetti della vita dell’unione europea; esercitata sulle attività

normative e sulle istituzioni e sull’apparato amministrativo).

Funzione legislativa

Nel corso dello sviluppo dei vari trattati, sono state aggiunte delle procedure

legislative a favore del parlamento europeo. Il ruolo di co-legislatore è stato

riconosciuto dal parlamento europeo attraverso la procedura legislativa ordinaria. Il

parlamento europeo ha una funzione legislativa che esercita come legislatore

all’interno della nostra unione europea. In particolare il trattato di Lisbona ha previsto

due tipologie di procedure:

Ordinaria (utilizzata nel 90% dei casi); è una procedura articolata che vede

 la sua disciplina all’interno dell’art. 294 del Trattato sul funzionamento

dell’unione europea. Il consiglio e il parlamento europeo sono posti sullo

stesso piano. È una procedura che oggi viene prevista quasi tutti gli ambiti

di interesse dell’unione europea. Si vuole fare in modo che il parlamento

europeo intervenga in modo significato all’interno della vita

dell’organizzazione internazionale. Se si trovano immediatamente

d’accordo, la situazione si risolve in cica2/3 settimane. Altrimenti rischia di

diventare una procedura legislativa molto più lunga (circa 12 mesi). È una

procedura che rischia di rallentare lo sviluppo dell’unione europea.

La procedura parte con una proposta di legge formulata dalla commissione

europea (il principale soggetto che propone norme giuridiche) al

parlamento europeo. Quest’ultimo la valuta, la analizza e redige un

documento scritto all’interno del quale inoltra le sue osservazioni. Questo

documento verrà inoltrato al Consiglio. Se tutto combacia, allora l’atto

normativo viene adottato. Questa è la soluzione ideale (15 giorni). Non

sempre però funziona così. Può succedere che il consiglio non accetti la

posizione del parlamento europeo. Allora a questo punto il consiglio redige

un proprio documento, dove informa il parlamento di non condividere

alcune posizioni. Il consiglio formalizza le sue proposte.

A questo punto si apre una seconda lettura. Il parlamento europeo si

riguarda la proposta iniziale della commissione, la sua proposta personale,

la proposta del consiglio. Ha tre mesi di tempo per approvare le modifiche

del consiglio. Cosa succede a questo punto: A) può esprimere una

posizione favorevole, B) non dire nulla (in tal caso l’atto viene

comunque approvato), C) rigettare integralmente la posizione del

consiglio (l’atto viene cestinato), D) il parlamento europeo suggerisce

alcune modifiche alla posizione del consiglio. A questo punto la

decisione passa nelle mani del Consiglio. Esso può accettare le modifiche

del parlamento europeo, e allora l’atto può essere adottato. Se così non

fosse, si apre una terza fase, caratterizzata da un tentativo di conciliazione

fra Consiglio e parlamento. Esso verrà operato da un “comitato di

conciliazione”, composto da alcuni rappresentanti del parlamento e alcuni

rappresentanti del Consiglio. Questo comitato ha 6 settimane di tempo per

terminare il suo lavoro. In questo periodo deve produrre un documento

scritto condiviso da tutti i rappresentanti. Può capitare che non riesca a

produrre questo progetto comune (in tal caso si butta tutto nel cestino). Se

invece arrivano a produrre questo documento, si apre la fase della terza

lettura. A questo punto il parlamento europeo e il consiglio hanno 6

settimane di tempo per approvare il progetto comune. È un meccanismo

complesso.

Speciale (il restante 10%); sono quelle dove il ruolo del parlamento è

 consultivo. In tale procedura il soggetto legislatore è solo il consiglio (quindi

che adotta l’atto). Le procedure legislative speciali sono di due tipo:

consultazione (prevede che il consiglio prima di adottare un atto

normativo debba chiedere al parlamento europeo un suo parere) e

approvazione. Il parlamento europeo dovrà emanare un parere (atto

legislativo non vincolante; dunque il Consiglio può non tenerlo in

considerazione). Allo stesso tempo il parere è obbligatorio. Altrimenti

potrebbe essere considerato un atto nullo. Se il parlamento europeo non

risponde in tempo, allora rischia di essere processato perché inadempiente

(ovvero violazione del principio leale di cooperazione). È suo dovere

rispondere al consiglio.

Parlando della seconda tipologia di funzione legislativa speciale (di

approvazione), sappiamo che il meccanismo è il medesimo. Abbiamo una

proposta di legge che viene sottoposta all’attenzione del consiglio (che è il

legislatore). Esso la sottopone all’attenzione successivamente del

parlamento; esso dovrà esprimere la propria approvazione o meno di tale

proposta. Se viene approvata, la proposta si trasformerà in atto normativo,

altrimenti viene cancellata definitivamente. La procedura di approvazione è

sempre stata interpellata per alcuni ambiti del settore. Sono situazioni rare

(per esempio l’ammissione di un nuovo Stato). Le procedure legislative

speciali sono quindi utilizzate per casi specifici. Ed è previsto solitamente il

voto dell’unanimità.

Funzione di controllo

Ha una funzione di controllo sugli atti delle atre istituzioni, in particolare su

 quelli adottati dalla commissione europea. All’inizio di ogni anno, la

commissione deve fornire al parlamento l’elenco degli atti adottati nel corso

degli anni precedenti. Per dare indicazioni suk come comportarsi in futuro. Il

bilancio= è un documento complesso dove vengono riportate le entrate

(della nostra organizzazione sociale; le risorse; i dazi doganali riscossi sulle

frontiere con gli Stati terzi) e le uscite della società (il pagamento di

affitti/spese; stipendi di tutti i membri).

Lezione 23/10/2017

Al bilancio partecipano diverse istituzioni, ma il ruolo principale è nelle mani del

Consiglio e del Parlamento europeo. È una procedura legislativa ordinaria semplificata,

disciplinata dall’art.310 del Trattato sul funzionamento. Entro il 1 settembre la

commissione deve raccogliere i prospetti dei costi di gestione di tutte le istituzioni; fa

un progetto preliminare inoltrato al Consiglio, il quale lo manda al Parlamento entro il 1

ottobre. In 42 giorni analizza il bilancio e può non dare nessuna indicazione contraria e

allora verrà approvato, ma può anche fare degli emendamenti e così ritorna al

Consiglio, il quale può approvarli o può non essere d’accordo su alcuni emendamenti.

Si tenta la conciliazione con la formazione del comitato, il quale in 21 giorni deve

decidere una posizione comune che tornerà al Consiglio e al Parlamento, i quali hanno

14 giorni per approvare o respingere. Se respingono il bilancio non verrà approvato

entro il 31-12, per l’anno successivo verrà adottato il regime dei dodicesimi: si prende

il bilancio dell’anno precedente, mese per mese. Finora è sempre stato adottato entro

il 31-12, tranne per 3-4 volte. In questa fase di valutazione è coinvolta anche la Corte

dei Conti, la quale verifica l’attendibilità dei conti. Quando si ha il bilancio viene di

nuovo interpellata la Commissione, la quale ha il compito della fase esecutiva. Il

Parlamento viene chiamato a valutare la corretta esecuzione del bilancio, dovrà

emanare una “lettera di discarico” (ulteriore controllo sulla fase esecutiva). Il

Parlamento è sempre attivo, dall’inizio alla fine.

Controllo esercitato sulle istituzioni: art.234 del TFUE, controllo sulla Commissione

europea e le sue attività soprattutto quelle dei singoli commissari. Le scelte devono

essere fatte rispettando i principi dell’UE. “Mozione di censura” = azione di controllo:

può essere presentata se c’è 1/10 dei parlamentari che la sottoscrivono, il Parlamento

potrà votare dopo tre giorni che è stata presentata. I parlamentari devono studiare

bene il caso e la votazione sarà valida se in aula saranno presenti i 2/3 dei

parlamentari. La conseguenza della mozione sarà la dimissione collettiva dell’intera

commissione, anche se la colpa è di solo un commissario, ma essendo un organo

collegiale di persone deve garantire una certa condotta (il presidente può allontanare

il singolo, ma se manca il controllo da parte di esso, interviene il Parlamento). Le

condotte illecite possono essere legate ad illeciti quali favoreggiamento o conflitti

d’interesse (dei singoli o statali). Provvedimento che è stato minacciato due volte, ma

mai adottato dal 1957 ad oggi. La commissione si è dimessa prima dell’approvazione.

Controllo sull’apparato amministrativo: struttura burocratica che lavora all’interno

dell’UE. Attività di interrogazione verso le altre istituzioni, la Commissione è tenuta a

rispondere per scritto, disciplinata dall’art. 230 del Trattato sul funzionalismo dell’UE. Il

Parlamento può essere informato tramite il meccanismo di petizione o il mediatore

europeo.

La petizione può essere inviata al Parlamento da persone fisiche o giuridiche,

documenti scritti con segnalazioni (es. “TAV”) e domande. Diritto che si può esercitare

nelle 24 lingue ufficiali dell’UE e la risposta verrà data nella stessa lingua. Può essere

mandato per lettera o e-mail. Il Parlamento legge e valuta la petizione, prevede la

creazione della commissione d’inchiesta e può essere coinvolta la Corte di giustizia.

Il mediatore europeo è una persona scelta dal Parlamento a partire dal Trattato di

Maastricht. Persona che può occupare le più alte cariche e ha il compito di ricevere

delle denunce sulla cattiva amministrazione. Ad esempio: concorso per ottenere il

posto in una delle amministrazioni, scoperta di illeciti e preferenze. Il mediatore apre

una commissione d’inchiesta che svolgerà le opportune indagini.

Il mediatore europeo, una volta avuto l’esito, comunica ciò all’organo coinvolto, può

fare un rapporto al Parlamento se non gli piacciono le risposte dell’organo. Le denunce

possono essere inviate entro i primi due anni dall’illecito. Il mediatore sta in carica per

cinque anni.

IL CONSIGLIO DEL’UE o CONSIGLIO DEI MINISTRI o CONSIGLIO

Disciplinato nell’art. 16 del Trattato sull’UE e dall’art 237 al 234 del Trattato sul

funzionamento dell’UE. Tutela gli interessi degli Stati membri. Costituito da un membro

per stato, organo collegiale di Stati. I membri sono scelti a livello ministeriale,

esercitano il diritto di voto, vi partecipano i ministri degli Stati membri o i

sottosegretari, per evitare il rischio di assenteismo. Organo non permanente ovvero

che a seconda dell’argomento e dei temi trattati vi partecipano i ministri competenti in

materia in oggetto di discussione. Non partecipano mai le stesse persone. Questo

organo si riunisce solo in occasione delle riunioni. L’”assenza” di questo organo è un

problema, ha il compito della funzione legislativa, per evitare quest’assenza ha un

presidente che svolge il ruolo principale. Ogni 6 mesi cambia il presidente (ministro),

meccanismo della Troica per dare continuità. Per 18 mesi la presidenza è nelle mani di

tre ministri di stati diversi, che lavorano congiuntamente. La rotazione di semestri è

stabilita dal Consiglio europeo.

Quindi:

membri. Ogni Stato può richiedere che i 255 voti siano la manifestazione

di volontà del 62% della popolazione dell’UE (sistema di doppia

maggioranza).

Lezione 25/10/2017

Oggi si ha una Commissione a base 28, dal 2014 si era deciso che doveva essere

composta da meno membri rispetto agli Stati, ovvero doveva essere composta dai 2/3

degli Stati membri, questo perché è un organo indipendente. Gli Stati però potevano

chiedere di rimanere in 28 membri e così è avvenuto, hanno preferito avere un loro

cittadino all’interno della Commissione.

I commissari hanno uno staff che lavora per loro, 28 membri più 24 Stati generali

(strutta burocratica dove si svolgono le ricerche); direzioni generali ognuna con un

proprio compito. La Commissione è permanente e si riunisce una volta alla settimana,

le decisioni sono prese a maggioranza. Ha tre funzioni che sono disciplinate nell’art. 17

del Trattato sull’UE:

Legislativa

 Esecutiva (di controllo e di emanazione di norme delegate)

 Di rappresentanza

Si fa spesso riferimento al principio di attribuzione. La Commissione europea non

adotta l’atto legislativo, ma esercita solo la funzione di iniziativa legislativa, propone

all’inizio; lavora solo a favore dell’organizzazione e tutte le iniziative sono a favore

dello sviluppo dell’organizzazione, attività normativa che parte con proposte a favore.

Può emanare anche atti scritti, programmatici, detti “libri bianchi” o “memorandum”,

illustrano le indicazioni per raggiungere gli obiettivi. La funzione esecutiva è di

controllo della corretta applicazione dei Trattati da parte delle istituzioni e degli Stati,

la Commissione può rivolgersi alla Corte di giustizia se nota delle violazioni; nella

politica della concorrenza la Commissione ha il potere di sanzionare chi viola i trattati.

La Commissione può emanare norme delegate (2^ funzione esecutiva), ovvero può

dare esecuzione ad atti emanati dal Consiglio e dal Parlamento; non è autonomo, ma

vincolata dall’atto. La Commissione riceve l’incarico dal Parlamento e dal Consiglio, i

quali monitorano l’attività della Commissione. Può entrare a contatto delle attività

delle altre istituzioni; nell’ambito del bilancio la Commissione esercita la funzione

esecutiva. La funzione di rappresentanza è verso gli Stati terzi, il presidente della

Commissione si fa portavoce dell’unione durante i negoziati, ovvero rappresenta la

Commissione europea. Gli accordi Brexit vedono incaricati ai negoziati la

Commissione.

LA CORTE DEI CONTI:

Disciplinata dagli art. 285 a 287 del TFUE. Entrata nel 1975, ma formalmente solo dal

1992 con Maastricht. È un organo particolare che controlla i conteggi fatti dalle

istituzioni. Composto da 28 membri scelti dal Consiglio previa consultazione del

Parlamento europeo, i membri devono avere competenze in materia economica

finanziaria.

Stanno in carica per 6 anni, i membri scelgono il Presidente che rimane in carica per 3

anni. I componenti esercitano un controllo specifico nell’attività finanziaria dell’UE.

Attendibilità e affidabilità dei conti. I membri devono essere indipendenti da altre

attività. Può emanare dei pareri relativi a materie di sua competenza, pareri

obbligatori richiesti dal Trattato o pareri facoltativi richiesti dalle altre istituzioni.

LA BANCA CENTRALE EUROPEA:

nasce materialmente nel 1996. Diventa istituzione dal 2009 con Lisbona. Gestisce

l’Unione economica-monetaria, tutto ciò che riguarda l’euro. Ha sede a Francoforte,

l’entrata in area euro è una scelta dello Stato, la vecchia moneta non vale più nulla ed

è una moneta fuori dal corso legale. La moneta euro è battuta dalla banca centrale

europea.

Il Comitato economico-sociale e il Comitato regionale sono due organi di natura

consultiva disciplinati nell’art. 13 del TUE. Esercitano una funzione consultiva, non

sono istituzioni; emanano pareri non vincolanti, ma possono essere obbligatori

(previsti dai Trattati) o facoltativi.

IL COMITATO ECONOMICO-SOCIALE:

È composto al massimo da 350 membri scelti tra gli Stati membri dal Consiglio, hanno

un mandato di 5 anni e tra loro verrà scelto un presidente che sta in carica due anni e

mezzo. Rappresenta la vita economica-sociale, datori di lavoro, lavoratori subordinati,

artigiani. Diverse categorie compongono questo organo e queste tutelano gli individui

appartenenti alla categoria. I membri devono essere indipendenti, organo collegiale di

individui. È interpellato per la libera circolazione deli individui.

IL COMITATO DELLE REGIONI:

è composto da 350 membri più altrettanti supplenti scelti una lista fatta dagli Stati

membri. Nasce nel 1994. I componenti rimangono in carica 5 anni e devono essere in

possesso di un mandato nazionale, decade anche il mandato di membro del Comitato

delle Regioni. Con il Trattato di Lisbona ha acquisito una nuova competenza, può

presentare ricorso davanti alla Corte di Giustizia, questo perché si è coluto dare

maggior voce alle realtà locali.

CORTE DI GIUSTIZIA:

disciplinata nell’art. 19 del Trattato sull’UE. Il trattato di Lisbona ha posto tutti gli

organi giudiziari sotto il nome di Corte di Giustizia dell’UE, composta da tre organi:

1) Corte di giustizia (organo vero e proprio)

2) Tribunale, introdotto dall’Atto Unico europeo

3) Tribunali specializzati, prima “Camere giurisdizionali” (nacquero con Nizza)

Queste ultime 2 realtà si stanno sviluppando solo ultimamente come organi

dell’unione europea. Il compito è quello di far rispettare le norme in maniera corretta

ed eventualmente sanzionare.

Lezione 30/10/2017

II ESONERO

Lezione 31-10-2017; 6-11-2017

Problema catalano: distaccamento della Catalogna dalla Spagna e il sollevatore si è

rifugiato a Bruxelles; va contro i principi dell’Unione Europea.

CORTE DI GIUSTIZIA

Ritornando alla nostra corte di giustizia, sappiamo che ha due 2 competenze principali:

di natura contenziosa (ricorsi diretti) e non contenziosa (rinvii pregiudiziali)

Quali sono le tipologie di ricorsi

Ricorso per annullamento

 Ricorso in carenza

 Ricorso per inadempimento/infrazione

 Ricorso per responsabilità extracontrattuali

RICORSO PER ANNULLAMENTO

Disciplinato negli articoli 263-264 del trattato sul funzionamento dell’UE. Ha come

oggetto dei ricorsi: ATTI NORMATIVI o ATTI CHE PRODUCONO EFFETTI GIURIDICI

adottati dall’UE; essi sono atti legislativi (che sono vincolanti), sugli atti del

consiglio, della commissione, della BCE del parlamento e del consiglio europeo che

hanno effetto giuridico su persone terze (es. bilancio è un atto con oggetti giuridici,

ma non è un atto legislativo). Non sono sottoposte a giudizio i pareri o le

raccomandazioni perché essi non sono vincolanti e non sviluppano effetti giuridici su

persone terze.

Tutti gli atti vincolanti o che possono avere ricadenze su persone terze possono essere

sottoposti a valutazione di legittimità e al ricorso di annullamento.

Quali sono i soggetti che possono presentare ricorso:

I ricorrenti privilegiati non devono spiegare perché vogliono richiedere il

 ricorso all’annullamento (non devono dare spiegazioni); essi sono gli Stati, il

parlamento europeo (solo da Nizza), il consiglio e la commissione

I ricorrenti semi-privilegiati che possono presentare ricorso solo verso

 quegli atti che hanno violato le loro prerogative e che nella formazione

alcuni soggetti sarebbero dovuti essere coinvolti da parlamento e consiglio

ma non lo sono stati; essi sono la corte dei conti, la BCE e il comitato delle;

gli organi possono lamentarsi e richiedere il ricorso perché viene meno una

sua prerogativa; quindi presentano ricorso solo per salvaguardare le proprie

prerogative.

I ricorrenti non privilegiati sono le persone fisiche e giuridiche

 (società/associazioni/cooperative) non possono presentare ricorso verso

tutti gli atti ma solo verso una specifica categoria di atti= le decisioni (un

atto vincolante adottato dall’UE); ovvero il ricorso può essere fatto verso

quegli atti adottati nei suoi confronti e che la riguardano individualmente e

direttamente.

ATTI DECISIONI

Non si utilizza il termine decisione nel trattato perché negli anni si utilizzava un

regolamento per parlare di persone fisiche e giuridiche e quindi per rispettare il

principio di trasparenza e smascheramento, è stato scelto di utilizzare il fatto che

l’atto abbia un’azione specifica nei confronti delle persone. Possibilità di interloquire

con una realtà internazionale. Può capitare che le istituzioni comunitarie anziché

scrivere decisioni, scrivano regolamento o direttiva, per evitare che persone fisiche

non possano fare ricorso. Quindi è opportuno leggere la norma e se ci si rende conto

che questa nella sostanza è una decisione, la persona fisica o giuridica può comunque

fare ricorso. Il ricorso deve essere presentato entro 2 mesi, altrimenti nullo.

Da 15 anni le persone fisiche e giuridiche possono fare ricorso al centro che tutela i

diritti fondamentali dell’uomo.

RAGIONI E MOTIVI PER CUI UN ATTO PUO’ ESSERE IMPUGNATO E SI PUO’ PRESENTARE

RICORSO:

1) Problema di incompetenza perché l’Unione Europea o le istituzioni che lo

hanno redatto non erano competenti e che esse hanno violato il principio di

attribuzione. L’UE può lavorare solo negli ambiti che le sono stati attribuiti.

L’atto adottato viene definito viziato se non rispetta questo principio. Quindi

quando l’UE interviene su una materia che a lei non interessa, quindi crea un

atto nullo.

2) Vengono violate le forme sostanziali, l’atto normativo non è stato creato

rispettando le procedure legislative indicate; se l’atto normativo viene creato

saltando dei passaggi non si rispetta quanto previsto dal trattato o se mi manca

il parere del comitato, l’atto è viziato e perciò vi è stata la violazione nella

procedura di formazione.

3) Sviamento dei poteri avviene quando un’istituzione utilizza i propri poteri per

andare al di là di quanto gli è stato assegnato e si viola il principio di

proporzionalità; le istituzioni devono scegliere la modalità di intervento più

facile e veloce per raggiungere l’obiettivo perciò si può presentare ricorso

4) Ipotesi residuale: comprende tutti gli altri casi in cui l’atto non è formato in

maniera regolare perché l’atto non rispetta il trattato o qualsiasi regola di diritto

relativa alla sua applicazione.

L’atto deve fare riferimento agli articoli del trattato che attribuiscono quella

competenza all’UE, deve essere presente la motivazione e deve rispettare la

formazione prevista dal trattato; l’atto può essere dichiarato nullo se manca degli

elementi fermali.

A chi si presenta il ricorso :

Privilegiati e semi privilegiati: ricorso fatto alla corte di giustizia

 Non privilegiati: al tribunale

Dopo che la corte di giustizia inizia la fase del ricorso diretto, alla chiusura della fase

orale viene dichiarata una sentenza. La Sentenza è di natura declaratoria e si limita a

dire se l’atto è da annullare o no.

La corte di giustizia non può sostituirsi nell’attività legislativa, non può riscrivere l’atto;

può solo dire se va bene o no e perciò dovrà essere ricreato un nuovo atto. La corte

non ha potere legislativo.

Qualora dovessero ritenerlo nullo, gli effetti sono:

Le sentenze di annullamento hanno efficacia “ERGA HOMNES” ovvero nei

 confronti di tutti i soggetti appartenenti all’UE. L’atto perde efficacia nel

momento in cui la corte lo dichiara nullo, e la sentenza ha efficacia sino alla

creazione dell’atto; perciò tutti gli effetti giuridici riconducibili a quell’atto

perdono efficacia: come se l’atto non fosse mai esistito. Questo discorso vale

per tutti e non solo per coloro che hanno presentato ricorso; in alcuni casi la

corte di giustizia può precisare alcuni effetti che dovranno rimanere anche se

l’atto è stato annullato. Pe esempio la DIRETTIVA 366 del 1990 riguardava la

libera circolazione degli studenti che era stata fatta senza chiedere il parere del

parlamento europeo. La direttiva fu annullata per poi essere sostituita nel 93’

(questa rispettava la procedura di formazione ma gli effetti giuridici vennero

conservati.

Efficacia “EX TUNC” (da allora), vengono eliminati tutti gli effetti conseguenti

 che ha prodotto quell’atto dichiarato nullo e si ritorna al momento della

pubblicazione dell’atto, come se non fosse mai esistito.

Efficacia “EX NUNC” (da ora), casi in cui la Corte ritiene opportuno e di minor

 danno far salvi alcuni effetti dell’atto dichiarato nullo.

Esiste un termine di prescrizione per preservare ricorso in 2 mesi dalla pubblicazione

dell’atto, o da quando si è venuti a conoscenza dell’atto stesso. L’UE pubblicava sulla

gazzetta ufficiale solo gli atti con ripercussioni generali (a tutti gli stati) invece gli atti

che riguardavano i singoli stati o persone fisiche e giuridiche perché essi venivano

notificati: OGGI TUTTI GLI ATTI VENGONO PUBBLICATI.

Decorsi i due mesi non si può presentare ricorso, se non in un caso particolare.

RICORSO IN CARENZA

Ha come oggetto una mancanza (inadempimento contestato ad un’istituzione

europea, dettata dall’articolo 265 del trattato sul funzionamento dell’UE). Succede nel

momento in cui un’istituzione dell’UE deve fare qualcosa e non lo fa (si astenie dal

pronunciarsi) e perciò può essere presentato nei loro confronti un ricorso da parte

degli Stati e da altre istituzioni; se non dispongono un provvedimento essi possono

diventare dei convenuti. L’istituzione inadempiente deve essere avvertita (parliamo

della fase PRE-CONTENZIOSA).

I soggetti che possono essere accusati sono: commissione, consiglio, BCE e il

consiglio europeo, il parlamento.

Questo ricorso viola il principio di leale cooperazione che legittima il lavoro e la

cooperazione tra le istituzioni e tra istituzioni e gli stati. Il ricorso viene anticipato

da una lettera di messa in mora; l’attore invia questa lettera all’istituzione e si

comunica alle istituzioni dell’inadempimento e la si invia per colmare la situazione di

squilibrio; dà inoltre un termine nel quale agire (2 mesi), sollecitando l’inadempimento.

È un ricorso particolare in quanto le problematiche tra le istituzioni vengono risolte con

la lettera di messa in mora; se l’istituzione non cogliesse le sollecitazioni, lo Stato o le

istituzioni andranno davanti alla Corte di Giustizia per vedere se c’è realmente un

inadempimento; ma le lettere sono state efficaci per risolvere il problema; la corte di

giustizia non ha mai visto uno di questi ricorsi. La sentenza della corte di giustizia è di

natura declarativa per cui si limiterebbe a dire che vi è stato l’inadempimento e

l’istituzione dovrà risolvere la situazione.

Anche le persone fisiche e giuridiche possono contestare l’inadempimento di

un’istituzione solo per provvedimenti che li riguardava direttamente oppure a livello

individuale, purché non siano raccomandazioni o pareri: mancanza del principio di

leale cooperazione. I ricorsi presentati dagli Stati e istituzioni vengono rivolti alla

Corte, mentre quelli da persone fisiche e giuridiche al Tribunale (hanno un doppio

grado di giudizio).

RICORSO PER INADEMPIMENTO O INFRAZIONE

Ha come oggetto un inadempimento o un’infrazione delle norme del trattato

poste in essere da uno stato membro dell’UE. Il convenuto è lo Stato. Gli articoli

sono 258-259-260. I soggetti che possono presentare ricorso sono i membri della

commissione europea (l’unica istituzione) perché deve controllare che i trattati

vengano applicati e Stati membri. Esso non dà attuazione delle norme o lo fa, ma in

malo modo.

Procedura che riguarda la commissione (90% dei casi)

 Inizia quando la commissione riscontra un inadempimento. Nel 2008 è

stata introdotta una piattaforma online “EU pilot” dove la commissione può

comunicare con lo Stato e verificare eventuali problematiche; dopo la

segnalazione lo stato ha 10 settimane di tempo per risolvere la situazione.

Questa è una fase che precede la fase precontenziosa; si tratta di una fase

preliminare di verifica e di dialogo informale.

fase precontenziosa,

Si ha la prima fase detta caratterizzata da una lettera di

messa in mora che viene inviata dalla commissione allo Stato che ha violato il

trattato o le regole dell’UE; questa lettera invia lo Stato a regolarizzare la sua

posizione. Viene concesso allo stato un lasso temporale di due mesi e dovrà

spiegare perché è inadempiente (se l’infrazione è avvenuta o meno). Ci possono

essere 3 supposizioni diverse: a) lo stato non se ne era accorto e si era

dimenticato, oppure lo stato ha capito male e cambia la norma; b) lo stato non

riconosce di non aver adempiuto perché riteneva di non doverlo fare o sostiene

che la sua posizione sia giusta; c) lo stato tace e non dice nulla.

Gli stati dovrebbero dare delle risposte e dovrebbero risolvere la situazione o

dare almeno delle motivazioni sue sul perché abbia agito così. Se la

commissione valuta le ragioni dello Stato del perché abbia agito così, e capisce

che le sue giustificazioni sono infondate, la commissione si sente legittimata a

procedere oltre; che consiste nell’invio di un parere motivato che è preciso e

dettagliato. È un documento scritto che viene inviato allo stato e serve perché

all’interno si sostengono le motivazioni e le contestazioni fatte allo stato. Se lo

Stato sana la situazione contestata, la procedura si chiude. Se invece facesse il

contrario, la Commissione può adire la Corte di Giustizia, inoltrando un ricorso

diretto per infrazione. Se la Corte dovesse ravvisare l’infrazione dello Stato,

provvede ad emanare una sentenza in cui dichiara lo Stato inadempiente, la

sentenza ovviamente viene pubblicata.

fase contenziosa.

Si passa dunque successivamente alla Il parere motivato

serve per condannare lo Stato in quanto la corte dovrà basarsi sull’accusa della

commissione presente nel parere motivato. Lo Stato ha normalmente 2 mesi (a

volte anche di più) per giustificare eventuali inadempimenti o infezioni e per

sanare la situazione; dopo di che: a) lo stato si è adoperato e ha adempito; b) lo

stato dà delle risposte convinto di aver fatto bene; c) lo stato non dice nulla;

La commissione è l’istituzione che ha l’assoluta discrezionalità; in caso del

ricorso di inadempimento questa è una facoltà che ha la commissione europea.

La commissione può decidere di scegliere se presentare o no il ricorso e non

rischia che ci sia il ricorso in carenza contro di lei. La commissione prima di

imbastire un procedimento contro lo Stato, può accettare le giustificazioni dello

Stato e gli viene data fiducia; ma se lo Stato continua a non adempiere, la

commissione può avviare il ricorso.

Se la commissione decide di inviare ricorso, succede nel momento in cui lo

Stato non risponde. Non ha limiti di tempo per avviare il ricorso. Si avvia dunque

il ricorso diretto, le fasi scritte e orali e poi la sentenza. La sentenza è

puramente declarativa che ci dice che lo Stato è inadempiente ma la corte non

può adempiere al posto dello Stato. Dopodiché lo Stato dovrà adempiere o

correggere la norma e rispettare le sanzioni previste all’interno della sentenza.

Lo Stato nonostante la sentenza emanata dalla corte di giustizia può continuare

a non adempiere. Allora la commissione può riportare lo Stato davanti alla corte

di giustizia e le accuse diventano duplici (l’accusa originale e l’accusa relativa

alla corte di giustizia), che è una situazione più grave. Nel momento in cui la

commissione decide di ripresentare ricorso ad uno Stato per la stessa condotta,

essa può inviare una lettera di mesa in mora; se lo Stato non adempie si passa

al ricorso diretto e la commissione può chiedere alla corte di giustizia di

sanzionare pecuniariamente (ovvero a livello economico) lo Stato. Se lo Stato

adempie nel corso del primo processo alle richieste della commissione, allora si

verificano le seguenti ipotesi: - la commissione rinuncia al ricorso e la causa

viene archiviata. – la commissione rinuncia al ricorso e allora la corte di giustizia

dichiara comunque lo stato inadempiente perché quando era partito il ricorso

era inadempiente. La sanzione pecuniaria caratterizza i ricorsi presentati nel

secondo giro; ma ci sono delle eccezioni, difatti già al primo giro quando lo

Stato deve dare delle comunicazioni su come abbia attivato delle direttive e non

lo fa.

Procedura che riguarda il ricorso presentato da uno stato membro (10% dei

 casi)

Fase precontenziosa : caratterizzata dal fatto che lo Stato vuole essere

ATTORE; nel processo deve segnalare alla commissione che deve notificare lo

Stato convenuto delle eventuali critiche a lui mosse. La commissione è l’organo

di conciliazione tra i due stati analizzando le risposte dei due Stati. Se non si

riesce a raggiungere una conciliazione la commissione europea ha 3 mesi di

tempo per emanare un parere motivato, qualora la commissione non volesse

emanare il parere, in questo caso una volta decorsi i 3 mesi, lo stato ATTORE

può agire e presentarsi davanti alla corte di giustizia (anche in assenza del

parere motivato), facendo partire così la fase contenziosa. Se lo Stato continua

ad essere inadempiente, lo stato ATTORE non può presentare un nuovo ricorso

nei confronti dello Stato convenuto; la possibilità di attivare una sanzione

pecuniaria p una facoltà della commissione. I ricorsi per inadempimento

possono essere fatti in tutti gli ambiti dell’Unione Europea tranne la PESC (che è

un ambito intergovernativo). Terminata la procedura e la Corte ritiene che lo

Stato accusato sia inadempiente e se continua nel suo percorso di infrazione, lo

Stato accusatore non ha l’opzione di presentare un secondo giro di ricorso

diretto che solo la Commissione ha.

RICORSO PER RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE DELL’UE

La responsabilità extracontrattuale è la responsabilità che discende da una condotta

illecita (per esempio la responsabilità da sinistro stradale).

Non c’è un rapporto diretto fra la persona che ha subìto la lesione e quella che paga;

nasce un incontro che è originato dalla condotta illecita che è originato dalla condotta

illecita di un soggetto (per esempio l’autista assicurato che investe qualcuno). Il

ricorso può essere intentato da privati o da Stati membri che sono stati vittime del

danno e che vogliono ottenere un risarcimento. Il ricorso va presentato entro un

termine di 5 anni.

La responsabilità contrattuale, sussiste nel momento in cui c’è un rapporto diretto con

la persona (per esempio il contratto di compravendita).

La responsabilità dell’UE è che deve rispondere delle condotte illecite poste in essere

dai suoi funzionari, dai suoi organi e dalle sue istituzioni. Inoltre è tenuta a risarcire i

soggetti lesi. I danni possono essere cagionati, ad esempio, da un agente dell’UE

nell’esercizio delle sue funzioni, o possono derivare dall’attività normativa delle

istituzioni europee, come l’adozione di un regolamento. Gli articoli di cui l’UE è garante

e che deve risarcire la parte lesa sono 268 e 340 del Trattato sul Funzionamento

dell’Unione Europea. Questo tipo di ricorso nasce quando un atto è stato dichiarato

nullo e dopo un ricorso per annullamento e può conseguire la responsabilità

extracontrattuale.

L’UE emette atti vincolanti, emanando direttive che dà indicazioni agli stati imponendo

determinate caratteristiche che si devono avere per poter lavorare. Ad esempio

un’azienda che produce vernici deve avere un impianto specifico di aereazione. Il

proprietario mette a norma il proprio stabilimento. Può accadere che l’atto possa

essere dichiarato nullo. Il proprietario dell’azienda aveva fatto i lavori di

ristrutturazione e dopo di che scopre che ha speso soldi inutilmente perché l’atto è

stato annullato dalla corte di giustizia. L’imprenditore può richiedere i danni all’UE

perché se l’atto fosse stato fatto bene, tutto ciò non sarebbe successo; dunque l’UE è

inadempiente a quelle spese, e quei danni possono essere richiesti all’UE

dall’imprenditore.

Nel caso del funzionario riguardava solo gli illeciti posto in essere nell’esercizio delle

loro funzioni. Nel caso delle istituzioni esse sono sempre nell’esercizio delle loro

funzioni. I danni che possono essere risarciti sono collegati a quella condotta e deve

anche sussistere il nesso causale.

Se l’imprenditore modifica ciò che viene richiesto dalla norma (ad esempio nuove

finestre), l’UE risponde del danno legato alla norma sbagliata dell’UE. Va dimostrato il

nesso causale. L’UE deve risarcire un danno conformemente per quanto riguarda i

principi comuni all’interno degli stati membri. L’UE non ha propri principi riguardanti i

risarcimenti dei danni; l’UE ha deciso che prende in considerazione le voci di danno

all’interno degli Stati membri.

Termine di prescrizione per preservare ricorso è di 5 anni dall’avvenimento del fatto.

Non è un ricorso che discende automaticamente dall’annullamento di una legge, il

soggetto può presentare ricorso autori amente. Per quanto riguarda la quantificazione

del danno l’UE non ha tabelle particolari, ma utilizza i principi presenti e comuni

all’interno degli Stati membri. In materia di quantificazione del danno si dice che il

danno che deve risarcire l’UE è il danno nella sua complessità che può essere:

Danno patrimoniale

Danno emergente: immediato (perdita subita: si quantifica secondo la

 perdita che ha subito il patrimonio del creditore dalla mancata, inesatta o

ritardata presentazione del debitore o da un danno cagionato).

Danno da lucro cessante: danno che viene recato dal danno immediato e

 dalla mancanza di lavoro legato al danno subito

Danno non patrimoniale

Danno morale (esistenziale): turbamento dell’emotività della persona (un

 terzo e la metà del danno patrimoniale complessivo); legato allo stato

psicologico.

Lezione 13-11-2017; 14-11-2017

Il danno risarcibile deve essere riconducibile alla condotta e perciò deve esserci un

nesso di causalità con la condotta illecita dell’UE. Si tratta di un’azione autonoma

incardinata per fare ricorso contro l’UE e il termine è di 5 anni; decorsi i 5 anni la

persona non potrà più far valere il suo diritto di risarcimento danno. Anche a livello

nazionale c’è il termine di decadenza.

Davanti alla corte di giustizia possono essere richieste altre controversie tra l’UE e le

istituzioni. Il tribunale specializzato dal 2016 non funziona più ed è tutto nelle mani del

tribunale. Si occupava di gestire le controversie tra l’UE e i suoi dipendenti.

La corte di giustizia dirime competenze anche a livello internazionale, in relazione a

controversie tra Stati (nell’articolo 273 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione

Europea). La corte di giustizia deve essere chiamata in causa appositamente se

l’oggetto di controversia, a livello internazionale, tra stati membri, ha come oggetto i

trattati. Purché essa venga accettata e dichiarata competente dagli stati membri che

sono in disaccordo.

COMPETENZE NON CONTENZIOSA

1) Competenza di natura consultiva che la corte di giustizia ha laddove

l’UE decida di concludere accordi internazionali

L’UE può concludere accordi internazionali, competenza disciplinata nell’articolo

218 linea 11 del Trattato sul Funzionamento dell’UE. Alla corte può essere

richiesto un parere in ambito di accordi internazionali; la corte è chiamata a

valutare la compatibilità dei futuri accordi internazionali con i trattati già in

vigore nell’UE. Se la corte dovesse esprimere un parere favorevole, l’accordo

verrà firmato e ratificato; se invece non è favorevole (quindi se dovesse

esprimere un parere negativo), l’accordo previsto non può entrare in vigore,

salvo modifiche dello stesso o del trattato (articolo 48). Non vi era la possibilità

che esso non entri in vigore, perciò l’entrata in vigore dell’accordo sarà più

lunga.

PARERE PREVENTIVO

La corte di giustizia può intervenire quando le viene richiesto un parere da uno

Stato membro, dal consiglio o dal parlamento o dalla commissione; non è

richiesto in tutti gli accordi.

2) RINVII PREGIUDIZIALI (articolo 267 del Trattato sul Funzionamento

dell’Unione Europea)

È una competenza propria della corte di giustizia (particolare riserva del 2’ pilastro

PESC). La corte di giustizia si esprime in via pregiudiziale: (interpretazione delle norme

e valutazione della validità delle norme).

A. Interpretazione dei trattati (norme UE)

B. Validità e Interpretazione degli atti compiuti dagli organi dell’UE

Per poter esistere, ci deve essere una causa a livello nazionale e davanti al giudice si

verifica un problema in merito all’interpretazione di una norma vincolante o di un

trattato, oppure riguardanti la validità. La questione può essere evidenziata sia dal

giudice nazionale che dall’avvocato della causa, ma solo i giudici nazionali sono tenuti

a inviare il rinvio pregiudiziale alla corte.

Il giudice deve allegare alla corte un documento scritto, un ricorso, dove viene

descritta la situazione e dove chiede se una norma è valida o no, e come essa debba

essere interpretata. Gli Stati possono esprimere le proprie osservazioni in quanto la

corte si sia magari già espressa in merito. Anche le istituzioni possono presentare le

proprie osservazioni. Con ciò si conclude la fase scritta.

Il giudice relatore che narra la causa è poi affiancato dall’avvocato generale e

successivamente ci sarà la sentenza. I giudici non sono obbligati a presentare ricorso

alla corte perché non ritiene che sia parte del diritto dell’UE.

I giudici nazionali hanno la possibilità di scegliere in maniera discrezionale se esso sia

un problema dell’UE o no, ma ci sono alcuni giudici che non possono disinteressarsi al

diritto dell’UE e devono presentare ricorso. Essi sono i giudici di ultima ISTANZA, che

devono sospendere il processo nazionale e interpellare la corte di giustizia. Essi sono i

giudici contro le cui sentenze non è possibile presentare ricorso (per esempio in Italia i

giudici della corte di cassazione).

TRIBUNALE- CORTE D’APPELLO- CORTE DI CASSAZIONE

È l’ultima possibilità di ricorso, deve fare domanda alla corte di giustizia e non può

lasciare il dubbio interpretativo su problematiche di diritto dell’UE che possono essere

interpretate solo dalla corte di giustizia.

Dopo aver chiuso la fase orale, si ha la sentenza della corte di giustizia che fornisce un

chiarimento sull’interpretazione di una direttiva. La sentenza, una volta pubblicata,

deve essere inoltrata al giudice nazionale che dovrà riaprire il processo e decidere la

causa utilizzando l’interpretazione della norma. La sentenza ha efficacia “inter partes”,

è una sentenza vincolante per quel giudice nazionale che ha presentato la domanda

alla corte. queste sentenze interpretative della corte di giustizia possono essere usate

come precedenti, ovvero in casi similari dove la corte si è pronunciata in un certo

modo.

FONTI DEL DIRITTO DELL’UE

Sono gli atti normativi scritti prodotti dall’UE che producono conseguenze giuridiche.

Esiste una gerarchia delle fonti del diritto (1^ grado,2^grado…).

Fonti di produzione: producono effetti giuridici

 Fonti di cognizione: documenti nei quali vengono inserite le fonti di produzione;

 per esempio le gazzette ufficiali dell’UE, della Repubblica italiana. Sono dunque

una raccolta di atti che servono per divulgare la presenza delle norme.

Fonti di produzione: hanno una gerarchia e in base ad essa assumono diverse

 competenze.


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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture per il turismo
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aydy.musyc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mattone Monica Chiara.

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