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Diritto dell'informazione e della comunicazione Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: L’azione comunitaria in materia di telecomunicazioni, Le basi giuridiche e gli strumenti di azione comunitaria, L’armonizzazione e l’eliminazione delle distorsioni di concorrenza,... Vedi di più

Esame di Diritto dell'informazione e della comunicazione docente Prof. L. Gatt

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Capitolo 2. L’abolizione dei diritti speciali ed esclusivi

Il modo in cui è stata affrontata l’eliminazione dei monopoli è il punto di partenza per lo studio del

diritto comunitario delle telecomunicazioni. Nonostante i principi del trattato e numerose pronunce

della Corte di Giustizia abbiamo messo in discussione la legittimità dei monopoli, rimangono

ancora incertezze e divergenze di opinione relative, appunto, alla loro compatibilità o

incompatibilità con il Trattato e delle eventuali condizioni per far prevalere l’una piuttosto che

l’altra.

L’art.90, par. 1

1. Gli Stati membri non emanano né mantengono, nei confronti delle imprese pubbliche e delle imprese cui

riconoscono diritti speciali o esclusivi, alcuna misura contraria alle norme del presente trattato, specialmente a quelle

contemplate dagli articoli 6 e da 85 a 94 inclusi.

Questo paragrafo, che ha una portata più ampia dell’art.37 riferendosi quest’ultimo solo ai

monopoli commerciali, si basa sul principio di non discriminazione (art.6) e sulle regole di

concorrenza. Sicuramente è poco chiaro perché sembra ammettere l’esistenza di diritti speciali ed

esclusivi, non dichiarandoli contrari al Trattato ma imponendo solo dei limiti alle misure che gli

stati possono adottare nei confronti delle imprese di questo tipo.

La Corte ha sentenziato che nonostante esso lasci desumere la legittimità in linea di principio di

questi diritti, non si può arrivare a concludere che essi siano sempre legittimi.

Accettato ormai che i diritti speciali ed esclusivi sono compatibili con il Trattato, dobbiamo vedere

a quali condizioni essi siano legittimi o meno.

In generale la norma che mantiene in vita il monopolio è legittima se non si scontra con tutti i

principi del trattato come sostiene il par. 1, salvo una possibile giustificazione ai sensi del par.2 (nei

limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della

specifica missione loro affidata).

Quindi per verificare la compatibilità della norma bisogna:

1. analizzare le disposizioni interne che mantengono diritti speciali ed esclusivi e vedere se sono

compatibili con le singole norme del trattato in particolare con quelle in tema di libera

circolazione e concorrenza (di seguito si analizzeranno separatamente in (a) e (b) per

evidenziare l’evoluzione della giurisprudenza)

2. una volta individuate le disposizioni compatibili si valuta se esse possono essere giustificate ai

sensi dell’art.90, par.2

a. Le norme in materia di libera circolazione: inizialmente erano ad esse contrarie solo quelle

regolamentazioni interne restrittive di questa libertà che davano luogo a discriminazioni sulla base

della nazionalità. Invece oggi si tende a considerare contrarie ad esse tutte le disposizioni nazionali

che colpiscono suddetta libertà, anche se indistintamente applicabili a cittadini stranieri. Per

risultare compatibili, le disposizioni nazionali di questo tipo devono essere dettate da motivazioni di

interesse generale di ordine non economico oppure appartenere ad un catalogo stilato dalla Corte e

modificato ogni volta che se ne presenta l’occasione e comunque ispirate ai principi

dell’indispensabilità, proporzionalità e non duplicazione.

Alla luce di ciò che è stato appena detto, i diritti speciali ed esclusivi (riservando ad uno o pochi

soggetti l’esercizio di determinate attività impediscono, di fatto, l’esercizio delle libertà in

questione) risultano incompatibili con il Trattato e più specificatamente con l’art.90, par.1 letto in

combinazione con le regole di concorrenza a meno che non possano essere giustificati ai sensi

dell’art.90, par.2

b. Le regole in tema di concorrenza: Si riconosce che i soggetti titolari di diritti speciali ed

esclusivi siano in posizione dominante sul loro mercato di riferimento, per il solo fatto di godere di

questo status. 8

Questa posizione non è vietata dall’art. 86 se non mette in atto alcune pratiche di abuso definite

dall’articolo stesso:

1. nell'imporre direttamente od indirettamente prezzi d'acquisto, di vendita od altre condizioni

di transazione non eque

2. nel limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori,

3. nell'applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti condizioni dissimili per

prestazioni equivalenti, determinando così per questi ultimi uno svantaggio per la

concorrenza

4. nel subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di

prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano

alcun nesso con l'oggetto dei contratti stessi

La valutazione di un abuso, non deve essere condotta solo applicando i parametri generali che sono

rigidi ma deve tenere conto di:

- particolarità della situazione concreta definizione del mercato in rilevante,

- comportamento del titolare dei diritti e la sua influenza sul contesto concorrenziale

In merito alla rilevazione dell’abuso, la Corte di Giustizia ha sviluppato un approccio particolare

per il quale esso (l’abuso) sarebbe strutturale nell’impresa titolare di diritti speciali ed esclusivi.

Cioè sarebbe inevitabile, per la tendenza mostrata dai soggetti protetti dalla concorrenza di

approfittare di questa situazione imponendo prezzi eccessivi; obbligando ad acquistare servizi non

voluti o non necessari; traendo profitto dalla posizione di monopolio legale per estendere la propria

posizione di vantaggio a mercati contigui non coperti da monopolio mediante sussidi incrociati.

Più viene accolta, quindi, questa nozione di abuso strutturale (che contrasta con l’art. 86 {…}

incompatibile con il mercato comune e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al

commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una

posizione dominante sul mercato comune o su una parte sostanziale di questo{…} letto in

congiunzione con l’art.90 par.1) più i diritti speciali ed esclusivi vengono a considerarsi

incompatibili con il Trattato.

L’art.90, par. 2 (e la problematicità del Servizio Pubblico)

Prevede una deroga ai principi contenuti nel par. 1, solo se questa è necessaria allo svolgimento

della specifica missione e non ostacola lo sviluppo degli scambi in misura contraria agli interessi

della Comunità. Questa disposizione va interpretata in modo restrittivo visto che si tratta di porre

un’eccezione alle regole del Trattato.

Il Trattato non prevede una disciplina di quello che in diritto interno viene definito Servizio

Pubblico e sembra quindi logico che esso trovi la sua collocazione, nell’ambito del diritto

comunitario, all’interno di quell’insieme di attività di interesse economico generale a cui si fa

riferimento nell’art.90, par.2 (si ricorda, però, che sarà di prossima introduzione nel Trattato

l’art.7D vertente in specifico sul servizio pubblico). Applicare, praticamente, il par. 2 pone diversi

problemi fra cui:

1. individuare le specifiche missioni di interesse economico generale in funzione del cui

perseguimento si potrebbe giustificare l’esonero dall’osservanza delle regole del Trattato. Ma

purtroppo non esiste una nozione comunitaria che specifichi cosa si debba intendere per

un’attività di questo tipo e neanche la giurisprudenza della Corte è illuminante a riguardo.

Oramai la stessa Corte sembra protendere per l’accoglimento di un’interpretazione abbastanza

ampia del concetto, pur non seguendo in pieno le prescrizioni degli Stati membri (ad esempio

non facendo rientrare nella nozione, le attività parallele a quella per cui sono riconosciuti

speciali diritti).

2. Verifica dell’indispensabilità dell’esonero al conseguimento dell’obiettivo identificato e della

proporzionalità delle conseguenti restrizioni. Questa verifica dovrebbe spettare alla

Commissione in virtù dei poteri attribuiti ad essa dall’art.90, par.3. Ma fino al suo intervento

sarebbe sensato permettere ai giudici di pronunciarsi sulla compatibilità delle misure in

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questione con il trattato anche se bisogna riconoscere che si tratterà spesso di una valutazione

complessa e con forti implicazioni politiche che non sarebbe opportuno lasciare ai giudici,

specie quelli nazionali.

Quest’analisi appena descritta somiglia molto a quella che si adotta per verificare la compatibilità

delle regole nazionali con i principi in materia di libertà di circolazione -> questo potrebbe

comportare in linea teorica una duplicazione e spiegherebbe forse perché finora nei casi decisi dalla

Corte le misure statali contrarie alle disposizioni in tema di libera circolazione non sono state poi

riesaminate ai sensi dell’art.90, par.2.

L’applicazione di questo paragrafo dell’art.90, inoltre, risulta complessa soprattutto quando bisogna

valutare un diritto esclusivo che apparentemente si presenta come unico ma in realtà ha per oggetto

una serie di attività distinte sotto il profilo economico (es.: il servizio telefonico o postale di base ed

altri servizi come la vendita dei terminali …).In questi casi bisogna valutare ogni singola attività

stabilendo:

- se essa sia di interesse economico generale,

- se ci sono i presupposti per giustificare un diritto esclusivo per il suo esercizio

- se le restrizioni conseguenti sono proporzionali.

C’è da dire che, spesso anche se un’attività secondaria non è riconosciuta di interesse economico

generale può cmq valere il diritto esclusivo se esso è funzionale allo svolgimento dell’attività di

interesse economico generale affidata al medesimo soggetto.

I limiti di compatibilità con il Trattato: La giurisprudenza sull’incompatibilità dei monopoli

rispetto ai principi del trattato è ricca di incertezze e contraddizioni (una volta viene esaminato con

un articolo, un’altra volta con un altro…) ma nonostante questo emerge sempre più chiaramente la

tendenza a ritenere i diritti speciali ed esclusivi in contrasto con il Trattato, sia in materia di libera

di circolazione che di concorrenza. L’incompatibilità, non scontata quando fu adottato il Trattato,

discende fondamentalmente da due motivi: l’allargamento della nozione di posizione dominante

fino a farle comprendere anche i soggetti monopolisti e l’importanza sostanziale attribuita alle

regole in materia di libera circolazione, indispensabili all’esercizio di qualsiasi libertà fondamentale

… E quindi se da una parte la Corte è aperta a riconoscere l’indispensabilità di attività di

interesse economico generale, dall’altra ritiene che comunque queste attività non debbano sottrarsi

al gioco della concorrenza. Soprattutto alla luce di progressi tecnologici che, facendo venire meno

in molti casi i c.d. monopoli naturali, contribuiscono a fornire strumenti alternativi al perseguimento

dell’interesse generale.

Il ruolo del legislatore comunitario e l’equilibrio fra gli interessi degli Stati e quelli della

Comunità: Il sistema dell’art.90 appare sufficientemente articolato e flessibile per legittimare quasi

tutte le deroghe all’applicazione delle regole del Trattato necessarie per scopi di interesse generale

(inclusi quelli del servizio pubblico) anche se gli Stati membri devono adoperarsi per trovare

soluzioni più efficienti e meno restrittive.

Quindi non appaiono fondate quelle preoccupazioni per le quali un’applicazione fedele dell’art.90

avrebbe smantellato un modello europeo basato sulla tutela di interessi non economici e sul servizio

pubblico a favore unicamente dei principi di concorrenza.

A diminuire queste preoccupazioni contribuirà anche l’art.7D, che pur salvando l’art.90,

sottolineerà l’importanza dei servizi di interesse economico generale nell’ambito dei valori comuni

dell’Unione chiamando gli Stati a provvedere affinché tali servizi funzionino in base a principi che

consentano loro di assolvere i loro compiti.

Comunque la difficoltà di conciliare gli interessi statali con le regole comunitarie può suscitare

varie difficoltà. Per questo è necessario un intervento del legislatore comunitario in sede di

armonizzazione (oppure un intervento della commissione ai sensi dell’art.90, par.3) per individuare

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gli interessi generali il cui perseguimento è possibile, malgrado il contrasto con i principi del

Trattato nonché le modalità per raggiungerli.

In sostanza bisogna operare una comunitarizzazione di interessi e obiettivi prima solo nazionali.

In questo ambito, è riconducibile lo sviluppo del concetto di servizio universale, la veste moderna

del servizio pubblico.

L’approccio comunitario per l’abolizione dei diritti speciali ed esclusivi: tutti i principi appena

esposti sono quelli realmente utilizzati dalla Commissione per l’abolizione dei diritti speciali ed

esclusivi. Il quadro complessivo si ricava dalle direttive e quindi ora ricostruiremo il loro percorso

logico. Ma ci accorgeremo che ciò che è stato fondamentale non sono state le norme quanto

piuttosto le loro motivazioni, dalle quali possiamo rilevare come la Commissione abbia seguito

scrupolosamente l’approccio dettato dal trattato (e di cui abbiamo parlato fino ad ora!!!).

Infatti essa ha prima identificato i profili sotto i quali le norme nazionali, sostenitrici di diritti

speciali ed esclusivi, si ponevano in contrasto con quelle comunitarie alla luce delle due categorie

già viste e cioè la libera circolazione e la concorrenza. Dopo questo ha provveduto a verificare se

esistevano giustificazioni per i contrasti identificati.

I profili di contrasto: La commissione ha cercato di dare una definizione precisa e separata per

diritti speciali e diritti esclusivi, per la prima volta, nelle direttive 88/301 e 90/388, incorrendo però

nella censura della Corte per non aver chiarito la differenza fra i due e soprattutto il contenuto dei

diritti speciali. Il chiarimento è avvenuto con successive direttive.

Il diritto esclusivo è il monopolio legale, cioè il diritto, concesso dall’autorità pubblica ad un unico

soggetto, di svolgere una certa attività su di un’area geografica precisa con la conseguente

esclusione di altri soggetti.

Il diritto speciale è invece relativo allo svolgimento di una certa attività in un’area geografica

specifica o il diritto che consente al titolare di svolgere l’attività in una posizione di vantaggio

rispetto ai non titolari e che viene attribuito ad un numero limitato (ma cmq più di uno) di soggetti

senza criteri di obiettività, proporzionalità e non discriminazione.

Contrasti con le norme in tema di libertà di circolazione: La circolazione delle merci (art. 30 ss.) e

dei servizi (art. 59). L’analisi delle direttive muove dal presupposto che i diritti esclusivi e speciali

ostacolano la circolazione intracomunitaria relativa soprattutto a:

a. importazione, commercializzazione, allacciamento ed istallazione delle apparecchiature

provenienti da altri paesi membri

b. i servizi di telecomunicazioni compreso quello di telefonia vocale e la fornitura e gestione

delle infrastrutture

La limitano nella misura in cui impediscono ad altri di accedere a certe attività soprattutto nel punto

b -> se possiedo delle infrastrutture che gestisco solo io non solo impedisco ad altri di gestire la rete

ma gli impedisco anche di fornire il servizio che solo attraverso la mia infrastruttura può passare.

Stabilito questo bisognava vedere se eventuali eccezioni erano giustificate da art.30 per le merci o

dagli artt. 55 e 56 per i servizi.

Rispetto alle merci (punto a) si è concluso che l’unica cosa bisognosa di tutela fosse l’integrità della

rete e che questa poteva salvaguardarsi con misure più leggere rispetto al monopolio.

Rispetto ai servizi (punto b) è stato subito rilevato che essi (i diritti …) non hanno i requisiti

richiesti da artt. 55 e 56 che riguardano l’esercizio dei pubblici poteri, l’ordine pubblico, la

sicurezza e la sanità.

Poi é stata scartata anche la giustificazione addotta dagli Stati e relativa alla tutela dei consumatori,

che può essere salvaguardata benissimo anche in un regime di concorrenza.

Si conclude che in materia di telecomunicazioni solo alcune esigenze fondamentali ben specifiche

possono costituire il fondamento di restrizioni alla libertà garantita dal Trattato. Alcune di queste,

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individuate nella dir. 90/388, sono la necessità di garantire l’integrità e la sicurezza della rete

pubblica e nei casi giustificati l’interoperabilità e la protezione dei dati.

Sentenze successive estendono questi principi ad altri servizi specifici come le trasmissioni via

satellite, radiomobili …. Riprendendo un principio ribadito dalla Corte, si afferma che il contrasto

sussiste anche quando c’è impedimento per gli operatori nazionali e non solo per gli altri degli stati

membri.

Contrasto con i principi di concorrenza: La corte ha preferito citare anche i motivi di contrasto con

le norme sulla concorrenza, sebbene i contrasti con quelle di libera circolazione bastassero per

imporre l’obbligo di abolizione dei diritti in questione.

La premessa per il lavoro della Commissione è stata il riconoscimento degli organismi di

telecomunicazioni all’interno del disposto dell’art.90, par.1, oltre che del par.2 perché:

- trattasi di imprese

- loro carattere pubblico o comunque titolari di diritti speciali

- il conferimento o il mantenimento di questi diritti speciali costituisce una misura ai sensi del

medesimo articolo

Si riconosce, inoltre, che ciascuno di questi organismi occupa, per effetto del monopolio sulla rete

di telecomunicazione una posizione dominante, posizione rafforzata dall’assegnazione a questi di

ulteriori attività, oltre quella di gestione della rete, come la commercializzazione dei terminali e dei

servizi e la fornitura degli elenchi. Quest’ultime attività aggravano l’abuso in quanto impediscono o

restringono l’accesso al mercato ad altri, limitano la scelta degli utenti, impongono prestazioni non

richieste, restringono il progresso tecnologico ed impongono tariffe elevate. Queste sono le

conclusioni per i servizi (punto a).

Si arriva alle stesse conclusioni anche sul monopolio delle infrastrutture (punto b). Ammettendo

implicitamente il fallimento dell’approccio ONP, si riconosce che tale monopolio pone i soggetti in

questione in una posizione di insanabile conflitto di interessi visto che essi, contemporaneamente,

offrono servizi e posseggono le reti medianti altri possono offrirli. Quindi si trovano in un’evidente

situazione di vantaggio perché possono ostacolare gli altri operatori con tariffe elevate o

semplicemente con informazioni che li pongono in una situazione di privilegio -> questa situazione

non garantisce pari opportunità, presupposto fondamentale per un sistema di concorrenza.

Quindi, siccome si ravvisano abusi in ciascuno di questi comportamenti l’attribuzione di diritti

esclusivi (monopoli legali), in quanto contrastano con il combinato degli artt. 86 e 90, par.1, è stata

ritenuta illegittima (mentre permangono per forza di cose, i diritti speciali … verificare se è così)

Assenza di giustificazione dei diritti esclusivi e speciali : (Riepilogo di Daniela: Finita l’analisi in base

al par. 1 (quella con la quale abbiamo verificato se le norme applicate alle imprese titolati di diritti speciali

ed esclusivi erano contrari ai principi del trattato … ed abbiamo visto che sono contrarie), passiamo a

quella relativa al par; 2 dell’art. 90 (con il quale possiamo verificare se esistono missioni di interesse

generali tali di comportare una deroga ai principi contenuti nel par.1 … e vediamo!!!)

Innanzitutto bisognava individuare il servizio d’interesse economico generale e la sua specifica

missione, che fu rinvenuto nel compito affidato agli organismi di telecomunicazioni di installare e

gestire la rete di telecomunicazioni universale (che deve coprire una certa area geografica, deve

essere fornita, su richiesta, entro un tempo ragionevole) Ma il carattere di questo tipo di servizio

non si ferma alle infrastrutture ma si estende anche ad un servizio universale di telefonia di base a

prezzi abbordabili (obbligo del servizio universale)

Dopo aver chiarito questo, bisognava verificare se i vari diritti nazionali erano funzionali questo

compito. Per quanto riguarda le apparecchiature terminali non si è ritenuto che le attività ad esse

connesse dovessero essere protette da diritti speciali od esclusivi.

Invece per i servizi è stata subito colta la strumentalità dell’assenza di concorrenza, nel senso che

essa appariva necessaria per conciliare la missione d’interesse generale e l’attività di gestione delle

infrastrutture. Dobbiamo sottolineare che l’obbligo di fornitura del servizio universale comporta

anche delle attività non redditizie (ad esempio il collegamento di zone remote) e che queste

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“perdite” vengono integrate con le attività remunerative (fornitura dei servizi). Ciò fa si che questi

operatori debbano praticare, nell’offerta dei servizi, prezzi più alti rispetto agli altri sui quali non

grava lo stesso obbligo -> quindi la concorrenza avrebbe portato un grosso squilibrio. Comunque

oggi si tende a circoscrivere suddetta strumentalità specificatamente alla telefonia vocale e alla

rivendita di capacità sulle linee affittate per la trasmissione dei dati.

La prima (la telefonia vocale) rappresentava l’entrata più cospicua per i fornitori di servizio

universale; su questa venivano praticati prezzi sufficientemente alti da poter coprire anche i costi

sostenuti per l’installazione della rete e mantenere il loro equilibrio finanziario -> questa era la

giustificazione del monopolio ai sensi dell’art. 90, par.2, misura che è stata ritenuta non ostacolare

lo sviluppo degli scambi comunitari.

Nella seconda, (fornitura di capacità affittata con il conseguente divieto di rivendita di tale capacità)

il monopolio era giustificato dagli squilibri tra i prezzi praticati per l’affitto delle linee dedicate, e

quelli per l’uso della rete commutata. Prezzi che avrebbero consentito agli stessi utilizzatori di

mettere a disposizione di eventuali terzi la parte di capacità non utilizzata a prezzi vantaggiosi, con

un evidente danno per gli organismi di telecomunicazioni -> questo monopolio risultava giustificato

per un periodo transitorio, fino al 31 dicembre 1992, entro il quale ci sarebbe dovuto essere il

riequilibrio delle tariffe.

Per altri servizi non veniva ravvisata nessuna giustificazione ai sensi dell’art. 90, par.2 e neppure

per la fornitura e gestione delle infrastrutture se non nella misura in cui queste venivano utilizzate

per la fornitura dei servizi che permettevano il finanziamento del servizio universale, ossia la

telefonia vocale.

Comunque, la valutazione del monopolio sulla telefonia vocale muta con il passare del tempo e si

riconosce che è venuta meno quella strumentalità o quantomeno l’indispensabilità e la

proporzionalità delle restrizioni che vi discendono. Ne consegue che, in primo luogo, il Parlamento

europeo ed il Consiglio hanno individuato strumenti meno restrittivi del monopolio (dir. 96/19) ed

inoltre il progresso tecnologico delle reti, che consente la fornitura di una gamma maggiori di

servizi, ha permesso un riequilibrio della struttura dei costi e delle tariffe dei soggetti incaricati della

missione di servizio universale. Tale riequilibrio, ottenuto nel gennaio dell’’88 fa venire meno i

requisiti d’indispensabilità e della proporzionalità e quindi il monopolio anche per la telefonia

vocale.

L’abolizione dei diritti esclusivi e speciali nel settore delle telecomunicazioni

Il primo stadio

Riguardando l’ultimo paragrafo vediamo che, alla fine, tutti i diritti speciali ed esclusivi vengono

ritenuti in contrasto con le norme del Trattato in tema di libera circolazione e di divieto di abuso

della posizione dominante.

Il primo passo è la dir. 88/301 che abolisce tali diritti in materia di apparecchiature terminali, poi

estesa alle apparecchiature satellitari. Il secondo è stato fatto con la dir. 90/388 che ha abolito i

diritti in questione in relazione a tutti i servizi di telecomunicazione, con le eccezioni già analizzate

della telefonia vocale e della rivendita di capacità per i servizi di trasmissione -> la sua applicazione

ha destato molte proteste e divergenze d’opinione sulla nozione di telefonia vocale, in parte

strumentalizzate per giustificare ritardi e incompletezze nell’attuazione da parte degli stati membri.

Il completamento della liberalizzazione

I servizi radiomobili, di radioavviso, satellitari e telex (che si credeva destinato ad una rapida

obsolescenza) pur ricadendo nella nozione di servizi di telecomunicazione, restavano esclusi dalla

dir. 90/388. A ciò non c’era nessuna giustificazione riconoscibile ai sensi dell’art. 90, par. 2:

probabilmente la Commissione non aveva ritenuto che i tempi fossero ancora maturi ma aveva

comunque previsto un riesame entro un breve periodo. Così è stato!

- 1994 abolizione dei diritti speciali ed esclusivi per i servizi satellitari

- 1996 per i radiomobili, telex

- 1998 per la telefonia vocale 13

Sono inclusi, anche se non sono propriamente servizi di telecomunicazioni, anche quelle attività

come la distribuzione degli elenchi.

Dalla dir. 90/388 restava esclusa anche l’attività di gestione e sfruttamento delle infrastrutture, non

essendo essa un servizio di telecomunicazioni, nell’accezione lì accolta. I primi obblighi di

abolizione dei diritti speciali ed esclusivi rispetto a questa vengono imposti nel 1995 in relazione

alle infrastrutture televisive via cavo con la motivazione che la deviazione del traffico liberalizzato

verso infrastrutture alternative non comprometteva l’equilibrio finanziario dei gestori della rete

pubblica. Successivamente l’obbligo è stato esteso anche alla fornitura e alla gestione delle

infrastrutture per la prestazione di altri servizi, come per la telefonia mobile.

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Sara F

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Appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: L’azione comunitaria in materia di telecomunicazioni, Le basi giuridiche e gli strumenti di azione comunitaria, L’armonizzazione e l’eliminazione delle distorsioni di concorrenza, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Gatt Lucilla.

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