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Governance societaria

Introduzione e contesto normativo

Il tema della governance societaria è stato affrontato inizialmente solo dalle scienze aziendali. Successivamente, il legislatore ha deciso di istituzionalizzarlo e trasferirlo in una legge. L'articolo 2881 c.c. segna la finalità degli assetti organizzativi societari, inclusa una società finanziaria. Questa norma è fondamentale perché stabilisce che sugli amministratori incombe un dovere organizzativo sull’assetto dell’impresa (intesa come attività esercitata). Devono interrogarsi rispetto alle caratteristiche delle attività esercitate e stabilire l’assetto corretto per la società.

Assetti organizzativi

Allestire un assetto organizzativo significa istituire un insieme di procedure e processi che permettono all’impresa di funzionare. Un’impresa funziona attraverso il processo decisionale. L’amministratore ha bisogno ex ante di una struttura che gli consenta di operare ex post. Nei mercati finanziari, quest’obbligo non è più lasciato alla piena discrezionalità, ma è riempito di contenuti dall’ordinamento finanziario.

La riforma del diritto societario del 2003 è stata influenzata dal TUF, migliorando alcuni aspetti. La clausola generale è l’adeguatezza degli assetti organizzativi (dimensione e natura dell’impresa). Il legislatore speciale ha specificato cosa è adeguato per la legge, per proteggere risparmiatori, investitori e clienti.

Corporate governance e assetti organizzativi

C'è una netta distinzione tra corporate governance, intesa come organizzazione corporativa della società, e l’assetto organizzativo d’impresa, cioè la proceduralizzazione dell’assetto. L’impresa finanziaria introduce rischi che gli amministratori non riescono a monitorare continuamente. Pertanto, è necessario un assetto organizzativo specifico che includa funzioni di compliance e internal audit.

Funzioni e regolamentazione

Come ha la Consob espletato la propria potestà regolamentare?

Secondo l'articolo 6 comma 2 bis, si conferma che il governo societario è diverso dall’amministrazione societaria. Appartengono a due lettere diverse, con la lettera a) inserita nel 2011. Si ragiona per funzioni: supervisione strategica, gestione e controllo. Il regolamento indica cosa devono fare queste funzioni per mantenere una struttura adeguata.

Il CdA decide la propensione al rischio. L’organo esecutivo attua le politiche stabilite. I controlli interni sono parte dell'assetto organizzativo e agevolano gli amministratori nell’espletamento del proprio incarico.

Livelli di controllo interno

  • Controlli di linea – primo livello
  • Controlli di compliance, risk management, antiriciclaggio – secondo livello
  • Internal Audit – terzo livello, deve essere assolutamente indipendente perché controlla tutte le altre funzioni.

Tre livelli di controllo:

Primo livello (di linea): a livello operativo i principi trovano riscontro nell'applicazione delle procedure o direttamente nelle strutture produttive.

Secondo livello, controlli sulla gestione dei rischi: definizione delle metodologie di misurazione del rischio (risk management). Il risk manager appartiene ai controlli di secondo livello. La concessione di fido è controllata dal risk manager dal punto di vista del rischio di credito e dalla compliance per il rispetto delle norme.

Terzo livello, attività di revisione interna: internal audit, controllo di terzo livello. Questo livello individua andamenti anomali, violazioni delle procedure e della regolamentazione, nonché valuta la funzionalità del complessivo sistema dei controlli interni. Risponde direttamente al CdA.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro Paolo Piccoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del mercato finanziario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Di Brina Leonardo.
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