Manuale del punta 2018
Non più vecchio del 2016. Materiale integrativo sull’e-learning. Cerca contratto collettivo.
Proposte politiche in tema di lavoro
- Reddito di cittadinanza: intervento che ha scopo di erogare un reddito da parte pubblica a persone che non riescono a realizzare reddito. Intervento di tipo assistenziale, ma che si lega molto alla possibilità che l’intervento operi positivamente sull’accesso all’occupazione.
- Quota 100: intervento sugli aspetti previdenziali, previdenza sociale (pensioni), che però si collega al tema del lavoro.
Tema dei riders
Si discute tra i giuristi il problema di chi sono giuridicamente i rider. Perché? Figura con caratteristiche nuove, trasporto con mezzi propri. Piattaforma tecnologica che gestisce questo tipo di lavoro —> tutte le operazioni del ciclo lavorativo di queste persone sono gestite da un software e algoritmi, che non solo governano la singola consegna e di organizzazione, ma anche tutte altre organizzazioni temporali (giudizi che esprimono i ristoranti e i clienti). Il datore di lavoro quindi invece di essere una persona fisica, è un algoritmo e questo fa molto discutere.
Perché fa discutere?
Caso di Torino: Foodora 2/3 rider discutevano sul fatto di non essere pagati abbastanza, avevano partecipato ad un’iniziativa di protesta e dopo è successo che la app non gli passava più consegne da fare. Non avevano più il loro lavoro e hanno deciso di agire in giudizio. Chiedevano che il tribunale di Torino riconoscesse la loro posizione di lavoratori subordinati e che fosse riconosciuto che il fatto che l’app non passasse più consegne implicava il licenziamento.
Caso Milano: il rider cade e si fa male. Lavoratore autonomo o lavoratore subordinato?
Lavoro subordinato e lavoro privato
Fenomeni innovativi e fenomeni tradizionali includono il lavoro di tipo impiegatizio, manuale, e manageriale (dirigenti, quadri d’impresa). Il fenomeno del lavoro si pensa al lavoro classico dell’impresa capitalistica. Non c’è solo questo, ma anche organizzazioni diverse dalle imprese. Senza fini di lucro, mondo delle associazioni, terzo settore, non perseguono un fine di tipo capitalistico, ma funzionano sulla base di una organizzazione che si caratterizzano per essere simili all’impresa capitalistica.
Le imprese possono funzionare su diversi modelli organizzativi e anche culturali. Nel terzo settore è più facile trovare forme di organizzazione dell’impresa che si distinguono dal modello autoritario dell’impresa capitalistica classica, fino ad arrivare ad imprese che si basano su meccanismi di tipo associativo (cooperative —> forma particolare di impresa che, riconosciuta e tutelata dalla Costituzione, si basa sul fatto che i soci sono coproprietari dell’impresa e perseguono scopi mutualistici).
Cooperative di produzione del lavoro —> i soci si mettono insieme per procurarsi e dividersi possibilità di lavoro a condizioni migliori rispetto a quelle che si trovano sul mercato capitalistico classico. Caso particolare dei rapporti giuridici di lavoro —> normalmente nel lavoro subordinato classico il lavoratore lavora per altri, mentre nelle cooperative si basa sul concetto per cui ogni lavoratore dell’impresa cede alla stessa il proprio contributo, ma nel contempo è egli stesso proprietario dell’impresa.
Nella realtà attuale, negli ultimi decenni, il fenomeno del cooperativismo soprattutto nel mercato dei servizi si è sviluppata significativamente, ma anche un fenomeno patologico delle false cooperative —> soggetti imprenditoriali che assumono la forma della cooperativa per avere dei vantaggi, ma in realtà nascondo fenomeni di una struttura imprenditoriale classica capitalistica.
Spesso vengono assegnati degli appalti alle cooperative nel settore dei servizi, ma spesso ci si trova di fronte a cooperative che sfruttano la manodopera che crea una serie di fenomeni negativi nella società. Il lavoro del privato si articola in modi differenziati a seconda dell’impresa e del soggetto. Ma anche dove ci sono attività lavorative complesse (sia in imprese classiche o imprese con scopo sociale) c’è una caratteristica comune del lavoro subordinato —> di solito qualsiasi soggetto che produce beni o servizi, fonda la propria attività su un’organizzazione complessa del lavoro.
Il lavoro subordinato classico si caratterizza per il fatto di essere un’organizzazione complessa —> elemento comune, inserimento dell’attività lavorativa del singolo in una organizzazione che è gestita da colui che ha il potere di farlo.
Lavoro pubblico
Ciò avviene anche per il lavoro pubblico —> altro settore molto importante del lavoro in Italia. Fino agli anni '90, il diritto del lavoro inteso come disciplina che esiste perché qualcuno la studia (?), si è occupato solo di lavoro privato principalmente delle imprese. Gli studiosi hanno cominciato ad occuparsi di diritto del lavoro pubblico solo negli anni '90, perché il lavoro pubblico è stato trattato come un fenomeno di diritto pubblico, amministrativo. I lavoratori pubblici erano la stessa cosa che sono oggi, però il rapporto tra lavoratore e ente pubblico era considerato come un rapporto di tipo organico regolato dal diritto amministrativo. Non era quindi un rapporto di tipo contrattuale, privato.
Questo ha molta importanza per il tipo di conseguenze che ha il rapporto. Rapporto di dipendenza organica Quali sono le fonti della regolazione del rapporto di lavoro? —> prima degli anni '90, i lavoratori si inserivano nell’attività lavorativa attraverso concorsi regolati dal diritto amministrativo. Le regole di quel rapporto di lavoro quindi derivavano da una fonte esterna, senza la possibilità di autonomia privata. Il fatto che fosse negata l’autonomia intesa come autoregolazione contrattuale, significa che il lavoratore in tale tipo di rapporto non può esprimere alcuna autonomia.
(Contratto —> strumento con cui si supera il conflitto di interesse creando un interesse comune). Per lungo tempo è accaduto che lo stato accettasse una sorta di compromesso e si è ammesso che i lavoratori si organizzassero in sindacati che interagissero con lo stato per gli interessi dei lavoratori. Si è riconosciuto quindi che il rapporto di lavoro pubblico è un rapporto di tipo contrattuale, i lavoratori pubblici lavorano come i lavoratori privati in base ad un contratto, possibilità di contratti collettivi, mantenendo alcune caratteristiche di regolazione speciale —> lavoratore pubblico non svolge un lavoro sul mercato.
Mentre un’impresa privata investe soldi pubblici e se lo fa male chi pagherà i danni saranno gli azionisti (l’ordinamento non si interessa alle scelte dell’impresa privata), nella pubblica amministrazione non sta sul mercato e non deve perseguire logiche di lucro di mercato, ma scopi sociali e lo fa attraverso una curata gestione delle risorse finanziarie —> soldi che i cittadini mettono pagando le tasse. Privatizzazione del lavoro pubblico negli anni '90 —> contrattualizzazione del lavoro pubblico. Oggi è una tipologia del lavoro dipendente analoga alla tipologia del lavoro privato.
Lavoro domestico
Tipologia di lavoro subordinato particolare perché è il lavoro alle dipendenze di un soggetto che non realizza la produzione di beni e servizi, ma per esigenze personali e della propria famiglia. Rapporto di lavoro subordinato che ha delle regole particolari che fanno eccezioni alle regole generali, l’ordinamento non può non contare il contesto in cui il lavoratore svolge la propria attività. È socialmente un fenomeno rilevante.
Lavoro autonomo
Il lavoro si presenta storicamente in un’altra forma importante che è il lavoro autonomo. Fenomeno di cui per lungo tempo gli studiosi non si sono occupati molto, in quanto per le problematiche di tipo giuridico per il lavoro autonomo bastava il diritto civile generale, diritto privato. Lavoro autonomo classico —> art. 2222 cc —> prestazione d’opera. E contratti per es. contratto di mandato, contratto di agenzia. Lavoro autonomo classico prevede che una persona svolga una prestazione d’opera con lavoro personale o prevalentemente personale in cambio di un corrispettivo e organizzando da solo la propria attività lavorativa.
Figure classiche:
- Artigiani
- Professionisti
Il rapporto sul mercato tra il professionista e il suo cliente, è un rapporto in cui normalmente se c’è uno squilibrio contrattuale è a favore del professionista. Art. 1372 Contraente debole —> si riferisce ad una situazione in cui l’ordinamento presume che ci sia una situazione tipica di quel contesto contrattuale, da un lato il professionista e dall’altro il cliente. Diverso dal dire che in qualsiasi negoziazione c’è una parte più forte e una parte più debole.
Lavoro autonomo e protezione sociale
Hanno sviluppato dei metodi di protezione sociale —> meccanismo che porta le persone nel giorno in cui non saranno più in grado di lavorare ad avere una pensione. Quando nasce il diritto del lavoro moderno nascono anche meccanismi di previdenza —> per i professionisti si sono sviluppati i meccanismi di previdenza autonomi in base alla professione del lavoratore —> previdenziale secondo ai redditi che guadagna.
Si è sviluppato un altro settore che è diventato negli ultimi decenni del ‘900 particolarmente significativo, ovvero una sorta di livello intermedio tra lavoro subordinato e lavoro autonomo —> economicamente dipendente. Nel mondo del lavoro autonomo si è sviluppata una figura di lavoratori che non seguivano la figura tipica del lavoratore dipendenti, ma figure di lavoratori che rimanevano sostanzialmente all’esterno dell’impresa ma in una condizione sul mercato diversa da quella del lavoratore autonomo classico —> quello classico è colui che sta sul mercato offrendo la propria prestazione al cliente (situazione di pluricommittenza ?).
Tariffe minime per le prestazioni intellettuali —> meccanismo introdotto dall’ordinamento per evitare che il professionista si trovi dalla parte debole della negoziazione. A parte le tariffe minime, in linea generale comunque in relazione al lavoratore autonomo l’ordinamento è rimasto abbastanza indifferente. Si è presentata però nella realtà sociale, appunto, il fenomeno particolare di lavoratori autonomi (operano sul mercato e vendono le prestazioni alle imprese tipicamente dietro accordo contrattuale), ma che si trovano tipicamente in una situazione di dipendenza economica.
Ciò che cambia è il fatto che si allarga la presenza nella realtà sociale di figure di lavoratori spesso dotati di professionalità che rimangono fuori dalla figura classica del lavoratore dipendenti (e quindi non ha le tutele classiche del lavoratore dipendente), ma interagiscono con le imprese secondo forme contrattuali come per es. la collaborazione coordinata continuativa. Questa figura di lavoratore è molto richiesta nelle piccole medie imprese che non possono permettersi dei lavoratori autonomi per ogni ramo della loro impresa.
Come interagire con questa figura di lavoratore? Negli ultimi anni del ‘900 per la prima volta erano presenti nella società, soggetti che lavoravano stabilmente come figura tipica del lavoro autonomo, ma non avevano qualsiasi tutela previdenziale. Il legislatore con la riforma pensionistica del 1995 è intervenuto a “disciplinare” questo fenomeno nuovo di lavoratore. Si istituisce quella che oggi è chiamata gestione separata INPS, che è quel settore di raccolta di contributi previdenziali alla quale si devono iscrivere tutti i cittadini che svolgono attività coordinata continuativa, ma che non sono né lavoratori autonomi né lavoratori subordinati. Si obbliga così i lavoratori e di committenti a pagare i contributi.
L’ordinamento si pone il problema se sia il caso di intervenire anche sul piano contrattuale —> le tutele previdenziali infatti si trovato al di fuori del contratto. L’ordinamento deve regolare i poteri delle diverse parti contrattuali. Perché l’ordinamento regola alcune possibilità dei lavoratori? Perché sono vicende nelle quali sorge un problema di bilanciamento di diversi interessi e valori. Implicazione della persona nella prestazione lavorativa —> la gran parte dei contratti sono contratti che possono essere considerati a se e distinti dalla persona.
Il contratto di lavoro invece mette al centro la persona —> non si può immaginare giuridicamente sull’esecuzione del contratto separandolo dal fatto che in quel momento c’è una persona che svolge la prestazione. Questo fa sorgere quindi l’esigenza di come trovarlo spazio nella relazione contrattuale i valori della persona (sfera della riservatezza). La regolazione quindi si deve occupare di tanti aspetti —> deve risolvere questioni di bilanciamento degli interessi (tra interessi del datore di lavoro e del lavoratore).
Per tutte le questioni regolative che si pongono, il diritto nel momento in cui crea la norma fa anche delle scelte di allocazione dei costi (per es. l’ampliamento dei meccanismi per la tutela della maternità ha anche aumentato i costi dell’impresa).
Regolamentazione lavorativa
La regolamentazione ha un compito di bilanciamento di valori e di interessi. Le norme devono fare delle scelte di bilanciamento tra i diversi valori e interessi che stanno dietro le persone coinvolte, e le esigenze che possono emergere. Altro aspetto —> scelta che qualsiasi regola deve fare nella locazione dei rischi e dei costi, che sono collegati alla vicenda oggetto della regolamentazione.
Esempio di regolamento aziendale: documento di un’impresa che gestisce attività di vendita tramite televisione. Personale che presenta le aste (presenter), quindi vanno in onda e diventano note. Per questo l’impresa ha stipulato un contratto apposta. In questo documento sono presenti elementi che di solito non fanno parte del rapporta tra datore di lavoro e lavoratore (come per esempio i social media). Infatti tutti i social media dei presenter devono essere gestiti secondo un determinato regolamento. Questo regolamento ha lo scopo di determinare il comportamento dei presenter nei social media. Lo stesso regolamento si pone il limite di non adottare o autorizzare controlli a distanza delle opinioni e abitudini dei dipendenti.
In questo caso è evidente che nel momento in cui si deve individuare una regola, il nostro ordinamento è costruito in maniera tale che per qualsiasi ragione sollevata una regola c’è sempre, anche quando una regola non è scritta. (Ad es. non esiste una regola che affermi che le ore che i presenter spendono sui social sono ore di lavoro o meno). L’assenza della regola non significa che essa non esista, ma che dobbiamo reperirla dall’ordinamento attraverso le diverse teorie dell’interpretazione (es. interpretazione estensiva). Si può ricostruire una regola sulla base dei principi e delle regole generali.
Altro problema in questo caso —> il dipendente può essere obbligato ad avere una presenza sui social dell’azienda, ma con il suo nome personale? È ammissibile che l’impresa chieda che questo obbligo sia esteso anche alla pagina social personale del dipendente?
Limiti entro i quali la sfera privata può entrare negli obblighi del contratto: controllo opinioni dei presenter, imporre un determinato abbagliamento. Non può essere impedito al datore di lavoro di dettare una regolamentazione sull’immagine personale del presenter in relazione all’immagina aziendale dello stesso. Questo però non dice fino a che punto il datore di lavoro può esigere degli aspetti che riguardano la sfera privata.
Ci deve essere un equilibrio tra i valori e della dignità —> parola usata nella costituzione all’art. 2 e 41 Cost —> norma che sancisce la libertà dell’economia di mercato. Questo non è scontato visto il periodo in cui è stata votata la costituzione. Allo stesso tempo il secondo comma art 41 —> iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale ovvero ledere la libertà, la sicurezza e la dignità umana.
Il problema dell'equilibrio
Il problema è come si mettono in equilibrio i singoli interessi —> es. del presenter lezione precedente. I valori personali non sono separabili dalle obbligazioni alle prestazioni. Nella regolazione del lavoro dal punto di vista giuridico si deve tenere conto anche dei valori della persona —> lo afferma anche la costituzione nei primi articoli —> norma che non parla solo di lavoro, ma “la repubblica riconosce e tutela i diritti inviolabili dell’uomo”, infatti la vita sociale è l’ambito in cui si svolge la vita dell’uomo. Il lavoro non serve solamente ad ottenere reddito, ma anche a sviluppare la propria personalità.
Dignità art. 3 —> introduce la dignità come pari eguaglianza tra cittadini. Art. 35 —> la repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme. Art. 41 —> afferma in maniera più esplicita il problema di creare in ogni situazione una sorta di equilibrio tra l’impresa e il lavoratore. Nel secondo comma si focalizza e si afferma il tema centrale che è quello dell’equilibrio. Nel secondo comma si toccano dei temi fondamentali:
- Equilibrio: Come evitare che l’iniziativa economica entri in contrasto con i valori della persona (dignità, sicurezza,...). Lo fa l’ordinamento stesso ponendo dei limiti.
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