La regola di diritto e le fonti
La regola di diritto è spesso il frutto di una serie di fonti/formanti (tra i quali viene annoverata anche la giurisprudenza). Al centro dell’attenzione del giurista ci sono principalmente le norme di diritto positivo. La regolazione legale nazionale costituisce la maggior parte del diritto positivo.
Diritto del lavoro e contrattazione collettiva
Nel diritto del lavoro c’è una fonte molto importante: la contrattazione collettiva. I contratti collettivi nascono storicamente per settori produttivi basati su ciò che fa l’impresa. Per la grande maggioranza dei rapporti di lavoro le regole in base alla quale si potranno risolvere le controversie che potranno sorgere tra le parti discendono dalla legge ma anche dalla contrattazione collettiva.
Alla contrattazione collettiva spesso la legge fa riferimento e quindi uno deve individuare il contratto collettivo applicabile in un certo momento e in un certo lavoro. Il più importante e comune dei contratti collettivi è il contratto collettivo del terziario (o del commercio) che regola il rapporto di lavoro dei dipendenti, dei negozi ecc… Il contratto collettivo è strutturato come se fosse una specie di codice per i lavoratori. I contenuti sono molto articolati e infatti questi contratti hanno centinaia di regole al loro interno.
Importanza della giurisprudenza
Oggi la conoscenza delle regole legali certe volte non basta ma occorre anche la conoscenza degli orientamenti giurisprudenziali. Quando parliamo di giurisprudenza facciamo un’operazione di sintesi e finzione in quanto non esiste la giurisprudenza ma esiste l’insieme degli organi giurisdizionali.
Nel momento in cui i giudici risolvono controversie in materie di lavoro devono svolgere un’attività di risoluzione e interpretazione della regola giuridica, applicandola al caso concreto. Il nostro è un sistema di civil law, fondato sull’autorità della fonte di diritto legale. In questo sistema l’insegnamento tradizionale è quello secondo il quale il precedente giudiziario non ha valore vincolante. Qualsiasi decisione giudiziale assume forza di giudicato, una volta diventata definitiva, solo per le parti della controversia. I precedenti giurisprudenziali hanno un valore rilevante per orientare il comportamento dei consociati.
Regole in materia di sanzioni del licenziamento
In questi ultimi anni sono cambiate le regole in materia di sanzioni del licenziamento (es: Jobs act). Tra queste regole è cambiata quella relativa a come si sanziona il licenziamento, per motivi soggettivi, perché il lavoratore ha tenuto una condotta ritenuta colpevole e non accettabile (o perché costituisce un grave inadempimento oppure perché il lavoratore tiene un comportamento personale che viene considerato tale da incrinare il rapporto con il datore di lavoro stesso, tale da ledere in maniera irreparabile il rapporto fiduciario con il lavoratore.
Se il licenziamento viene riconosciuto come giusto e corretto non succede nulla e viene confermato, ma se il giudice dovesse ritenere che quel licenziamento non fosse giusto dovrà applicare delle sanzioni (ci sono casi in cui la legge prevede la reintegrazione, il risarcimento del danno…). L’unico caso di licenziamento suscettibile di una sentenza di reintegrazione è il caso in cui si riveli insussistente il fatto materiale contestato al lavoratore. Nel momento in cui è uscita questa norma si è iniziato a discutere sul significato di essa. Si è aperta una discussione a cui hanno partecipato gli studiosi ma che poi viene decisa dai giudici. Il giurista deve saper capire che rilevanza ha quella decisione e saper darne il giusto peso.
Complessità dell'ordinamento giuridico
Soprattutto da quando, negli ultimi decenni, l’ordinamento giuridico è diventato più complesso, gli intrecci tra le regole dei vari settori giuridici sono costanti. La regolazione del lavoro consiste in una serie di rapporti economici e giuridici che hanno in comune il fatto che riguardano un’attività lavorativa. Per diritto del lavoro parliamo di un fenomeno economico che incide su meccanismi economici e che però riguarda anche la vita delle persone che lavorano e che quindi ha dei risvolti anche sulle relazioni sociali.
C’è anche il tema di come l’attività lavorativa si connette al perseguimento degli interessi pubblici (es: tema dello sciopero dei trasporti pubblici; si intrecciano regole del lavoro ma anche regole che riguardano l’adempimento dei servizi pubblici). La regolazione del lavoro ha a che vedere anche con questioni che si studiano in altri corsi. Non c’è dubbio che vi sia una relazione molto forte tra diritto del lavoro e diritto dei mercati. La regolazione del lavoro ha certamente risvolti importanti sulla regolazione dei mercati e sulla concorrenza.
Origini e sviluppo del diritto del lavoro
Il diritto del lavoro (moderno) nasce originariamente dopo la rivoluzione industriale dell’800 per poi svilupparsi nella seconda metà del 900. Il diritto del lavoro nasce principalmente come diritto della persona, con la finalità di tutelare alcuni aspetti importanti della persona da alcuni aspetti negativi che ci sarebbero una volta in cui la persona viene inserita nel contesto dell’attività lavorativa.
Il diritto del lavoro nasce con la legislazione sociale verso la fine dell’800 cominciando a preoccuparsi di quei fenomeni definiti “esternalità negative”. La legislazione sociale parte ad occuparsi dei temi di lavoro che erano oggetto della regolazione civilistica per limitare progressivamente le esternalità negative: si inizia dal lavoro dei minori e delle donne per poi allargare questi temi (es: prime leggi che riguardano il lavoro nelle miniere) per poi finire ad occuparsi del tema della tutela della persona nelle relazioni di lavoro.
Connessione tra regole del lavoro e della concorrenza
Una caratteristica dell’attuale diritto di lavoro che si afferma sempre di più nella seconda metà del 900 è quella della connessione tra regole del lavoro e regole della concorrenza. Le regole del lavoro diventano esse stesse regole dell’economia e dei mercati. Nelle società contemporanee un mercato non esiste se non secondo un suo ordine giuridico. Il diritto ha il compito di porre un mercato e di definirne l’ordine giuridico.
Tutte le regole che si occupano di fenomeni di rilevanza economico possono incidere su regole che riguardano l’influenza dei mercati. Questo può accadere anche per il diritto del lavoro. La retribuzione è il prezzo dello scambio tra domanda e offerta e quindi dipende da meccanismi di carattere economico.
Appalti pubblici
Es: pensiamo al mercato degli appalti pubblici, cioè quegli appalti di opere e di servizi che vengono disposti dalla macchina pubblica per ottenere dei servizi. Questo è un settore dell’economia molto importante in quanto la quantità degli investimenti è ingente. Gli appalti pubblici sono oggetto, a livello europeo ed internazionale, di una regolamentazione pubblicistica al cui interno le regole del lavoro giocano un ruolo molto importante (ad es., c’è una regola che dice che tutti quelli che gareggiano per ottenere un appalto, nel momento in cui fanno la loro offerta, questa deve tenere conto dei livelli minimi del costo del lavoro. In sede di gara viene imposta, ad un soggetto privato, il rispetto di una certa normativa contrattuale del lavoro. Lo scopo e il meccanismo di una regola di questo genere è quello di imporre lo stesso costo e quindi la competizione con le altre offerte economiche bisogna svilupparla sull’efficienza dei vari modelli organizzativi. Molto spesso le imprese hanno puntato a competere con altre imprese, magari straniere, abbattendo il costo del lavoro. Questo significa però creare condizioni sociali negative che hanno effetti negativi anche sulla società stessa. Si interviene quindi con la fissazione di soglie minime che devono essere rispettate).
Regole sui distacchi o appalti transazionali
Tra le regole più discusse sotto questo profilo vi sono le regole sui distacchi o appalti transazionali. Con l’apertura dei mercati, tra le regole relative a ciò, c’è anche il diritto alla libera prestazione dei servizi in tutta l’UE. Questo vuol dire che un’impresa può andare a svolgere la sua attività in un altro stato dell’UE senza che questo possa opporre dei vincoli. Siccome avviene ciò, di un diritto di questo genere si avvalgono coloro che provengono da stati che sono più indietro dal punto di vista economico e quindi vi sono condizioni salariali più bassi ed anche il costo del lavoro è minore.
Es: già negli anni 70-80 dello scorso secolo, soprattutto nelle attività edilizie, si verifica questo fenomeno. A quei tempi, uno dei paesi più indietro dal punto di vista dello sviluppo economico era il Portogallo, e le imprese edili portoghesi iniziano ad andare in giro in altri paesi a gareggiare per fare opere edili portandosi dietro dipendenti che costavano molto meno e creando così un problema di distorsione della concorrenza. L’UE si preoccupò di regolare ciò emanando una direttiva sui distacchi transazionali che prevedeva, e prevede tuttora, che le imprese siano libere di circolare e offrire i propri servizi all’interno dell’UE ma ogni paese può imporre un tessuto minimo di regole ed obblighi a chiunque operi nel suo territorio (es: regole sui salari minimi, sulle ferie, sui riposi, sulle regolamentazioni dei rapporti di lavoro, sulle retribuzioni…).
Intersezione delle regole del lavoro con altre aree del diritto
Questo esempio serve per chiarire come le regole dei rapporti di lavoro molto spesso hanno una rilevanza anche sui meccanismi economici e di concorrenza nei quali si inserisce l’utilizzo di quella prestazione di lavoro. Le regole del lavoro possono anche intrecciarsi con regole studiate sotto altre prospettive, come ad esempio il diritto pubblico, il diritto fallimentare (in caso di insolvenza/crisi dell’impresa), il diritto degli stranieri (parte del diritto che regola le condizioni in base alle quali un cittadino straniero può svolgere un’attività lavorativa), il diritto processuale (insieme di regole che governano il meccanismo del processo e di tutti i procedimenti diretti a consentire e favorire l’assoluzione delle controversie tra i privati. Il diritto esiste in quanto c’è un processo che ne garantisce l’effettività) ecc…
L’ordinamento è intervenuto a cercare di garantire, nelle controversie del lavoro, un processo facilmente accessibile per i lavoratori, più effettivo e meno costoso. La regolazione del lavoro si occupa del fenomeno per il quale si è posto il problema della tutela del contraente debole. Ci si comincia a rendere conto che non è sempre vero che i soggetti che operano secondo le regole di diritto privato possono essere presunti come uguali tra di loro perché può accadere in alcune relazioni contrattuali che ci sia un soggetto che si trovi in una condizione di maggiore debolezza rispetto all’altro. Questo accade prima di tutto nei rapporti di lavoro subordinato.
Importanza della stabilità del lavoro per i lavoratori
Mentre per il datore di lavoro che perde un lavoratore, quel lavoratore è relativamente facile da sostituire, per il lavoratore sostituire il lavoro è più difficile. La condizione di fungibilità del lavoratore è diversa da quella del datore. Questo fa sì che per il lavoratore la stabilità del rapporto è molto più rilevante che per il datore di lavoro. La cessazione del rapporto dal lato del lavoratore difficilmente mette in crisi l’esistenza dell’impresa, ma la perdita di lavoro del lavoratore può mettere in crisi sé stesso e le condizioni della propria famiglia. Il lavoro, dal lato del lavoratore, non è solo un tema economico ma uno strumento attraverso il quale si realizza un’esistenza libera e dignitosa (mantenere i figli agli studi, accedere alla cultura, all’arte, al teatro ecc…).
Il diritto del lavoro diventa un settore di regole che assume come uno dei principali problemi il tema della tutela del contraente debole e quindi orienta lo sviluppo della sua regolazione a trovare delle risposte a questo problema. Abbiamo una regolazione che si occupa di un problema di condizione soggettiva delle parti del contratto, soprattutto del lavoratore, per porre in campo dei rimedi giuridici a questa condizione per eliminare una condizione soggettiva di pregiudizio, da un lato per tutelare la condizione di quella persona e dall’altro per determinare degli effetti sul piano esterno e sul piano generale per perseguire finalità di miglioramento degli equilibri sul piano sociale ed economico, contribuendo così a quello che viene definito “sviluppo economico socialmente equilibrato”.
Finalità della legislazione sociale
Le finalità sui quali si è sviluppata la regolazione del lavoro sono differenti. Ad esempio, una di esse è la finalità della legislazione sociale (regole che hanno la finalità di contenere, prevenire ed eliminare le conseguenze socialmente negative nell’ambito del lavoro).
Se parliamo con un imprenditore lo sentiremo lamentarsi dei costi della normativa sulla sicurezza del lavoro. Questa normativa si è poi sviluppata nel tempo grazie all’evoluzione della tecnologia e della ricerca, che hanno aggiunto prescrizioni sempre più specifiche a tutela della sicurezza delle persone che utilizzano determinati macchinari. La normativa anti-infortunistica, nel corso del tempo si è poi evoluta in diverse direzioni: innanzitutto, secondo una concezione della tutela della salute ma anche sulla sicurezza in quanto questo è un concetto che si espande a dimensioni che non riguardano più solo la salute fisica ma anche la dimensione psicologica della persona.
Tema della salute e sicurezza sul lavoro
Con il termine “salute” si passa dalla definizione di assenza di malattia alla definizione di concezione di benessere. Malattie professionali→ patologie che si sviluppano come conseguenza dell’attività lavorativa e che di solito determinano una malattia professionale. Oggi si parla di malattie che decenni fa non erano nemmeno considerate (es: malattie da costrittività lavorativa).
Il sistema prevenzionale si evolve nel tempo, prima di tutto per quanto riguarda la dimensione della salute e poi su un modello teso a prevenire i danni sulla salute creando un insieme di obblighi che portano ad obbligare il datore di lavoro ad istituire delle figure esperte e specializzate che hanno come compito quello di occuparsi della prevenzione della salute. Qualsiasi obbligo di questo tipo comporta dei costi che possono essere avvertiti dal titolare dell’attività economica come “eccessivi”. Tuttavia, nel valutare questa problematica, bisogna ricordarsi del tema che quando una normativa impone degli obblighi che trascinano dei costi, la regola giuridica definisce anche la distribuzione di questi costi.
Costi sociali e obblighi assicurativi
La dimensione dei costi non è limitata ai soggetti direttamente interessati (es: datore di lavoro e lavoratori) ma vi sono anche i costi di carattere generale, cioè collegati alla tematica “malattie professionali”; sono costi sociali fondamentalmente di 3 tipi:
- Costi di tipo sanitario;
- Costi dell’assistenza alle persone per via di un infortunio;
- Costi di carattere economico-generale che nascono dall’impoverimento medio della capacità lavorativa dei produttori che deriva dal fatto che essi si infortunano o si ammalano. [Ciò significherebbe perdita parziale o definitiva di una professionalità in tema di lavoro].
Stabilito che dietro il tema sicurezza e salute non vi è solo un problema di costi individuali, la regola giuridica che pone certi obblighi è una regola che finisce per incidere anche sulla distribuzione di questi costi. È evidente che meno questi costi sono posti a carico dell’impresa più aumenteranno i costi sociali. Una regola di questo genere farebbe anche una scelta politica in quanto, se i costi li metti a carico dell’impresa essi incideranno sull’equilibrio della stessa, ma se quei costi li sposti sulla generalità allora questi verranno pagati secondo criteri diversi.
Obblighi assicurativi e copertura
Una regola giuridica può intervenire ad obbligare un certo soggetto ad accendere delle tutele assicurative proprio per gestire le conseguenze economiche che possono derivare da eventi negativi collegati a quella attività economica. Il sistema delle assicurazioni, in qualche modo, va ad incidere sulla tematica della distribuzione dei costi.
Lo stesso avviene per le altre categorie imprenditoriali dove questo discorso degli obblighi assicurativi si pone su più terreni, il più importante dei quali è quello in tema di salute e sicurezza. In questo caso, la copertura assicurativa interviene imponendo al datore di lavoro il costo della copertura assicurativa, che ovviamente sarà relativo ad ogni lavoratore.
I premi assicurativi finanziano delle prestazioni assicurative. Il lavoratore che subisca delle conseguenze temporanee o definitive alla salute ha diritto ad una serie di prestazioni, che vengono assicurate dall’istituto nazionale sul lavoro, sulla base di questo rapporto assicurativo. Queste prestazioni sono molto importanti nel funzionamento del nostro sistema: tutelano sia la parte reddituale del lavoratore, quindi per es. il lavoratore che in conseguenza di un infortunio maturi un’invalidità parziale avrà diritto ad una rendita per tutto il resto della vita che compensi questa perdita, così come ad un indennizzo per il cd. danno biologico, cioè il danno permanente alla salute che tutti noi abbiamo nel momento subiamo una lesione; a parte le coperture di carattere reddituale ci sono tutta una serie di importanti interventi, per es. sulle spese di riabilitazione.
Possiamo dire che il tema della salute e della sicurezza è un tema sul quale la regolazione molto intensa degli obblighi del datore di lavoro di prevenzione e di assicurazione contro infortuni e malattie professionali ha sostanzialmente la finalità di tutelare sia il lavoratore che l’equilibrio sociale ed economico generale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.