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Diritto del Lavoro - lezioni

Appunti di Diritto del lavoro per l’esame della professoressa Vettor . Gli argomenti trattati sono i seguenti: problema dell’evoluzione storica del diritto del lavoro e le tendenze di regolamentazione del diritto del lavoro, il diritto previdenziale, della sicurezza sociale.

Esame di Diritto del lavoro docente Prof. T. Vettor

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SUDDIVISIONE DEL CORSO:

PRIMO CICLO DI LEZIONI:

• Problema dell’evoluzione storica del diritto del lavoro e le tendenze di

regolamentazione del diritto del lavoro;

• Fonti del diritto del lavoro (si le fonti di produzione che quelle di cognizione).

SECONDO CICLO DI LEZIONI:

• Oggetto del diritto del lavoro: cioè la regolamentazione del lavoro subordinato o

dipendente;

• Definizione di regole di disciplina del lavoro subordinato; accanto a questo modello si

è aggiunto il modello post- fordista, lavoro autonomo con le caratteristiche

contrattuali di lavoro autonomo;

TERZO CICLO DI LEZIONI:

• Figure di lavoro dipendente atipiche (che x uno o più profili si discostano dal modello

tipico ovvero quello subordinato: lavoro a tempo determinato, part-time; job on call

(lavoro intermittente, a chiamata); job shering (lavoro a coppie), lavoro interinale.

• Regole del rapporto di lavoro: rapporto individuale del lavoro dipendete e dei

rapporti che si discostano dal modello contrattuale e tipico.

• Regole che governano la costituzione del rapporto di lavoro.

QUARTO CICLO DI LEZIONI:

• Cessazione del rapporto di lavoro: licenziamento individuale, il recesso può

provenire dal datore o dal lavoratore/ lavoratrice recesso per giusta causa.

QUINTO CICLO DI LEZIONI:

• Diritto sindacale: libertà sindacale, diritto di sciopero ecc…

EXCURSUS STORICO

L’origine della materia e tappe essenziali della cronologia del diritto del lavoro: nasce con la

rivoluzione industriale (in Gran Bretagna alla fine del ‘700). Successivamente si è diffusa in altri

Paesi, tanto che in Italia arriva nell’800.

Alla rivoluzione industriale si collegano dei fenomeni collaterali:

inurbamento (spostamento dalle campagne e costituzione di agglomerati urbani intorno ai

centri industriali);

trasformazione della struttura famigliare (messa in crisi del modello patriarcale);

 perdita della solidarietà famigliare (perché la famiglia diventa di tipo nucleare, limitata nei

suoi componenti);

costituzione di una classe operaia, di una forza lavoro applicata, non all’agricoltura, ma al

lavoro industriale.

La rivoluzione industriale genera la classe operaia ma, al contempo, i problemi per la stessa

che li patisce (la morte a causa del lavoro era molto frequente), da qui la necessità di unirsi per

fronteggiare gli eventi nocivi (malattia, morte) del lavoro. C’è, quindi, una presa di coscienza da

parte della neo-classe operaia. L’unica possibilità era quella di autoorganizzarsi, per fronteggiare i

rischi economici collegati alla malattia, ossia la perdita di reddito a seguito di periodi di non lavoro

causati dalla malattia. Era necessario costituire reti di solidarietà.

Sono gli anni in cui hanno origine la società di mutuo soccorso (le mutue). Le mutue vengono

indicate come l’anno zero del fenomeno sindacale. La Cgl, la Cisl e la Uil hanno origine in questi

nuclei di auto-tutela. Il fenomeno delle mutue ha preoccupato il pubblico potere perché in esse si

vedeva la possibilità di nascita di conflitti (contropotere).

Questo è il motivo per cui fu stabilito per legge (legge 80/1898) lo scioglimento di questi fenomeni

associativi e lo Stato si assunse il compito di svolgere la loro funzione (nascita dell’assicurazione

per gli infortuni sul lavoro). Le imprese furono obbligate a stipulare tali assicurazioni per tutelare i

lavoratori. Questa legge 80/1898 costituisce la struttura portante del vigente testo unico nr.

1124/1965. Vengono gettate le basi del welfare italiano, del diritto previdenziale della sicurezza

sociale. Si passa, quindi, da un intervento di tipo privatistico ad uno di tipo statuale: nasce il

diritto previdenziale, della sicurezza sociale.

Vi sono, quindi, due origini e due elementi del quale il diritto del lavoro è solcato:

per un verso il diritto sindacale (che nelle mutue ha la sua primaria origine);

 per un altro, il diritto della sicurezza sociale che è comunque parte del diritto del lavoro;

La legislazione in tema di assicurazione in caso di infortunio sul lavoro risale al 1898, ma in

quegli anni c’era una codificazione che si occupasse di regolamentare i contratti di lavoro?

No, infatti, in quegli anni, era vigente il codice civile del 1865 che riproduceva il codice

napoleonico del 1804, ma in esso c’era una sola norma che poteva riferirsi al rapporto di lavoro,

ma dentro lo schema contrattuale della locazione (come potevano essere locati i mezzi, così

poteva essere locato il lavoro). In altri termini il lavoro veniva sussunto dentro lo schema locatizio.

Nel codice del 1865 non vi è traccia del significato e delle problematiche inerenti il rapporto di

lavoro e il lavoratore.

Il codice del 1865 non sentì l’esigenza di introdurre il contratto di lavoro perché i principi che

portava in sé erano quelli della rivoluzione francese, ossia i valori ispirati all’individualismo, all’idea

paritaria tra gli umani, all’uguaglianza (quindi non accoglie l’idea di disparità che può sussistere tra

il lavoratore e il datore di lavoro).

Nello schema locatizio si trova il germe del contratto di lavoro, ma nulla più. Nel codice civile del

1865 il contratto di lavoro non esiste se non nello schema locatizio.

Questa assenza di legislazione si protrae fino al primo ventennio del ‘900, periodo in cui si

instaura in Italia il cd. periodo corporativo. E’ un periodo che comincia negli anni ’20 e termina

nel ’44 con la fine della seconda guerra mondiale. E’ il periodo che la storiografia individua come il

ventennio fascista. Durante questi venti anni, l’auto-tutela collettiva viene relegata nell’area della

illiceità penale.

Ciò significa che lo sciopero (lo strumento moderno attraverso il quale la parte lavoratrice

rivendica diritti per sé), cioè l’astensione dal lavoro, è considerata reato e quindi penalmente

punibile.

C’è da notare che, precedentemente, l’astensione dal lavoro era considerata una libertà (non un

diritto, in quanto lo diverrà solo con la Costituzione italiana, all’art. 40), e chi si asteneva dal lavoro

era passibile semplicemente di un’azione di inadempimento contrattuale.

Sotto il profilo sindacale si può quindi dire che questa fase storica si presenta fortemente

connotata da elementi negativi, infatti c’era anche il mancato riconoscimento della libertà

sindacale (non era possibile

lecitamente dare luogo a fenomeni associativi). A prova di ciò sta il fatto che in quegli anni fu

costituito un sindacato unico, rappresentativo, allo stesso tempo, della parte lavorativa e del

datore di lavoro.

Non c’era dialettica tra i due interessi, come invece avviene oggi con il pluralismo di sindacati.

Sotto il profilo dell’intervento legislativo, nel ventennio fascista, vanno sottolineati due corpi

normativi che, in qualche misura, segnano il primo consolidarsi del diritto del lavoro:

una legislazione in tema di orario (nella quale viene fissata, per la prima volta, la durata

o massima

della giornata lavorativa);

una legislazione che disciplina il rapporto di lavoro degli impiegati (si guarda al ceto sociale

o

più vicino all’imprenditore).

Nel 1942, in Italia, viene emanato il codice civile vigente; che differenze si possono notare tra

quest’ultimo e quello del 1865?

• Nel codice del 1865 il rapporto di lavoro era sussunto nello schema della locazione, mentre

nel nuovo codice del 1942, il lavoro acquisisce una sua centralità (libro V) e viene staccato dal

corpo di regole che disciplinano rapporti paritari tra le parti contraenti (libro IV delle obbligazioni).

Lo spirito che caratterizza il libro V non considera primario il conflitto capitale-lavoro, ma considera

fondamentale l’interesse superiore della Nazione. I lavoratori e il datore di lavoro dovevano

collaborare per ottenere l’interesse superiore della Nazione. Si diceva che il lavoratore doveva

essere diligente e i parametri di tale diligenza che si trovavano nella redazione originaria di questa

norma, erano: la natura della prestazione, gli ordini impartiti dal datore di lavoro, l’interesse

economico generale.

Quindi:

E’ possibile scansionare, nella storia del diritto del lavoro, alcuni periodi:

Il primo può essere individuato come la fase originaria del diritto del lavoro, enucleatasi

attorno alla legislazione sociale che viene risposta alle società di mutuo soccorso (lo Stato fa

propria quella tutela fino ad allora realizzata dalle società di mutuo soccorso). Nel 1898 viene

posta in essere una legislazione disciplinante l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro che

segna l’anno zero della previdenza sociale.

Successivamente vi è stato il ventennio fascista durante il quale sono state azzerate

alcune libertà fondamentali quali la libertà sindacale, lo sciopero viene relegato nell’area della

illiceità penale, e tuttavia ci sono alcune legislazioni che vanno a consolidare il nucleo originario

del diritto del lavoro (la legislazione in tema di orario e in tema di disciplina del rapporto di lavoro

degli impiegati).

Il ventennio si chiude con la redazione del codice civile del 1942, nel quale si trova

un’attenzione particolare al lavoro attraverso il libro V, e con ciò si determina una rottura col

passato (precedente codificazione del 1865 nella quale il lavoro non aveva un riconoscimento

perché quel codice ereditava i principi della rivoluzione francese, ed era inserito solo nell’area

generica della locazione).

Tuttavia il codice del 1942 risentiva molto dell’ideologia dei principi ispiratori del regime corporativo

(infatti non troviamo descritta una relazione conflittuale tra datore di lavoro e lavoratore, non

visualizza la contrapposizione tra capitale e lavoro, non identifica una contrapposizione di

interessi, ma sacrifica entrambi all’interesse superiore della Nazione, dell’economia). Si dice infatti

che le norme del codice civile sono attraversate da uno spirito comunitarista, ove le istanze

potenzialmente in conflitto vengono completamente azzerate a vantaggio della Nazione.

Con la fine della seconda guerra mondiale prendono corpo i diritti sociali o diritti fondamentali

(diritti umani), che vengono inscritti nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, ove

troviamo il principio della dignità personale, dell’uguaglianza a prescindere da qualsivoglia

connotazione.

Diviene evidente quanto fosse stato pericoloso porre delle distinzioni in rapporto, per esempio, alla

nazionalità o ad altre caratteristiche. Nei costituzionalismi precedenti, i diritti di cui un individuo

poteva godere erano comunque collegati all’appartenenza ad una comunità territoriale (infatti, in

nome dell’appartenenza o della non appartenenza ad una comunità territoriale si è potuto

perseguitare gruppi di persone).

Questi problemi della storia hanno fatto sì che l’essere umano, preso nella sua irriducibile

umanità, dopo la fine della guerra mondiale, venisse messo al centro dell’attenzione, a

prescindere dalla cittadinanza o da altri connotati. I diritti che vengono riconosciuti all’essere

umano, ai fini dell’espressione della sua stessa umanità, vanno a costituire il patrimonio dei cd.

diritti fondamentali o diritti umani o diritti sociali o diritti di seconda generazione (perché vengono

dopo il riconoscimento della libertà).

I diritti fondamentali sono caratterizzati da due principi:

quello della salvaguardia della dignità personale

 quello dell’uguaglianza (in senso sostanziale, per poter accedere al principio di uguaglianza

 formale).

Sono questi i diritti che trovano fondamento nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo,

che viene dopo la seconda guerra mondiale e che proietterà la sua influenza sulle costituzioni

post-belliche europee. Infatti, ha avuto influenza anche sulla Costituzione italiana, ove troviamo

scolpiti i diritti fondamentali, nell’ambito dei quali occupano un posto molto rilevante i diritti del

lavoro e i suoi corollari.

DIRITTO DEL LAVORO E COSTITUZIONE ITALIANA

La Costituzione italiana riconosce:

i diritti dell’inviolabilità dell’essere umano art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i

 

diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua

personalità;

dell’uguaglianza art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti

 

alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di

condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il

pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Questi due principi sono alla base dei diritti sociali nel cui ambito il lavoro ha un posto centrale.

La Costituzione italiana riserva al lavoro una grossa importanza e ciò si evince soprattutto dal

titolo III intitolato “rapporti economici” che sia apre con l’art. 35 e si chiude con l’art. 47.

Con il titolo III della Costituzione, si dà centralità al lavoro infatti:

• L’art. 35 recita “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni

In quest'art. la nostra Costituzione ha cercato di dare risposte ai problemi inerenti la questione

sociale. Da cui discende il rilievo particolare attributo al lavoro, considerato l'elemento

indispensabile per promuovere la società. Nello stato democratico l'elemento fondamentale è il

lavoratore e considera il lavoro come diritto-dovere. Nell'art.35 vi è stabilito come criterio generale

il riconoscimento di un'uguale protezione a tutti tipi di lavoro. Ed è inclusa la conservazione del

posto di lavoro e la garanzia d'occupazione

• L’art. 36 è altrettanto importante e si apre così: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione

proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e

alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”; si può notare che con esso si va oltre la semplice

idea di proporzionalità, di scambio.

In quest'art. vengono fissati i presupposti per una giusta retribuzione. Deve essere tenuto conto

della qualità, quantità, e sufficienza (tale che conduca una vita dignitosa) L'istituto degli assegni

famigliari e le detrazioni fiscali sono i mezzi assicurati per legge al lavoratore per garantire il

potere d'acquisto della sua retribuzione

• Nell’art. 37 viene posto in modo inequivocabile il principio di eguaglianza, tra uomini e

donne, nel lavoro; non ci devono essere discriminazioni in ragione del sesso. Lo stesso articolo fa

riferimento al limite minimo di età per il lavoro salariato.

Tutti questi articoli sono strettamente collegati agli art. 2 e 3 Cost.

Nell’art. 37, però, è prevista la possibilità anche di derogare al principio della parità di trattamento,

nel caso di maternità della donna perché questo segna il punto di discontinuità nella vita materiale

di uomini e donne. E’ l’unica possibile disuguaglianza applicabile.

L'art. garantisce la tutela specifica per le donne e i minori e stabilisce che siano riconosciuti gli

stessi diritti e la stessa retribuzione che spetta al lavoratore. Vi sono garanzie offerte alla donna di

poter adempiere alla sua essenziale funzione familiare.

• L’art. 38 è fondamentale per la previdenza sociale: “Ogni cittadino inabile al lavoro e

sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I

lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita

in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i

minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo

articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è

libera”.

Dall'art.38 discende il dovere dello stato di provvedere ai cittadini più indifesi (disoccupati,

minorati). Infatti l'art. si riferisce all'assistenza appoggiando il diritto al mantenimento dei lavoratori

non più attivi con mezzi adeguati. Esiste un sistema assicurativo e prevenziale pubblico con cui

viene garantita la protezione di fronte a eventi futuri contro eventuali rischi. Le assicurazioni sociali

sono obbligatorie. Lo stato tutela tutti i cittadini contro i rischi della vecchiaia con la pensione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.romeo.58 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Vettor Tiziana.

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