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Diritto del lavoro – Legge Biagi Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto del lavoroLegge Biagi. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Presentazione Una riforma per la persona e per l’impresa, Riformare il lavoro in Italia secondo le migliori esperienze in Europa, Assistere chi offre o cerca lavoro con una rete di servizi pubblici... Vedi di più

Esame di Diritto del lavoro docente Prof. L. Calcaterra

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

l’occupazione regolare e di qualità, è stato sempre persuasivo e

determinante, già a partire dalla presentazione del Libro Bianco sul

mercato del lavoro dell’ottobre 2001.

Nel luglio dello scorso anno, dopo una fase di forti tensione sociali

causate dalle ingenerose e infondate polemiche sulla proposta di modifica

sperimentale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il Governo e ben

trentanove organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di

lavoro hanno sottoscritto un patto – denominato “Patto per l’Italia” – in cui si

accoglie senza esitazioni la sfida della modernizzazione e del

cambiamento, convenendo di pervenire a una rapida approvazione del

disegno di riforma del mercato del lavoro lasciatoci in eredità dal

“Professore”.

La sfida è stata particolarmente impegnativa: si trattava di porre le

premesse per dare un nuovo ordine alla vecchia architettura dei rapporti

sociali legati al mondo del lavoro. Ma era una sfida irrinunciabile. Solo le

riforme – le riforme di qualità, come quella che è stata approvata ora dal

Parlamento – possono infatti prevenire i rischi di destrutturazione e

deregolazione strisciante del nostro mercato del lavoro e governare

l’impetuoso mutamento in atto nei rapporti economici e sociali.

Approvata la “legge Biagi” il Governo si impegna ora a dare rapida e

concreta attuazione ai princìpi e alle linee riformatrici in essa contenuti.

Una situazione economica internazionale certo non favorevole e i gravi

problemi del nostro mercato del lavoro ci indicano che il percorso da

compiere per avvicinarci agli altri Paesi europei è ancora molto lungo e

tortuoso. Ma oggi, proprio grazie agli strumenti contenuti nella “legge

Biagi”, possiamo guardare al futuro con ottimismo. Quello stesso ottimismo

con cui il nostro “Professore” ha tracciato le linee di riforma per affrontare le

sfide dei moderni mercati del lavoro, convincendoci che, paradossalmente,

sono proprio le inquietanti stime del lavoro nero e irregolare presenti nel

nostro Paese a dimostrare come non sia tanto il lavoro a mancare. Quello

che sino a oggi mancava erano piuttosto regole e schemi giuridici in grado

di interpretare forme e manifestazioni dei moderni modi di lavorare. Schemi

e regole flessibili e adattabili, tali in ogni caso da consentire l’emersione del

lavoro nero e una più equa ripartizione delle tutele del lavoro a favore di

tutti coloro che si affacciano sul mercato del lavoro.

La riforma Biagi contempla un insieme di interventi coerenti con

l’obiettivo di adattamento del quadro giuridico di riferimento. Interventi volti

soprattutto alla promozione di una società attiva e di un lavoro di migliore

qualità, ove maggiori siano le possibilità di occupazione per tutti, più

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

moderne, modulabili e adatte alle esigenze dei lavoratori e delle imprese le

regole che presiedono alla organizzazione dei rapporti e dei mercati del

lavoro.

Coerentemente a uno sforzo di trasparenza e chiarezza, che ha sempre

contraddistinto l’impegno del Governo sul mercato del lavoro a partire dalla

presentazione del Libro Bianco solo pochi mesi dopo il suo insediamento,

intendiamo ora, anche grazie alla pubblicazione di questo opuscolo,

affidare direttamente al giudizio dei cittadini la valutazione della bontà delle

riforme intraprese con la “legge Biagi”. Siamo altrettanto certi che, al di là di

ogni ulteriore parola, saranno le nuove opportunità di impiego e di

occupazione regolare messe in moto dal processo di riforma approvato

oggi dal Parlamento a dimostrare l’enorme importanza del lavoro sin qui

fatto e a tributare il giusto riconoscimento al lavoro e all’impegno

progettuale del prof. Marco Biagi. Roberto Maroni

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

SCHEDA. il mercato del lavoro italiano

• in Italia lavora regolarmente solo un cittadino su due tra 15 e 65 anni. Il tasso di

occupazione non supera infatti la soglia del 55,4 per cento ed è il più basso d’Europa.

Ciò significa che solo un cittadino su due paga il sistema previdenziale. La media

europea è del 63,9 per cento, e nei Paesi più evoluti si raggiungono percentuali

superiori al 70 per cento. Ancor più grave è la situazione se parliamo di donne, adulti

over 45 e giovani. Per queste categorie il tasso di disoccupazione è inchiodato su cifre

notevolmente superiori rispetto a quelle che si registrano negli altri Paesi europei, in

Giappone e negli Stati Uniti; in Italia il tasso di disoccupazione è attorno al 9 per cento,

con punte superiori al 18 in alcune aree del Mezzogiorno;

• il nostro mercato del lavoro registra il più alto differenziale territoriale in termini di

occupazione. All’Italia senza lavoratori del Nord-Est si contrappone l’Italia senza lavoro

del nostro Mezzogiorno. Nei mesi più recenti la disoccupazione è scesa al Sud sotto la

soglia del 20 per cento, ma l’inefficienza del sistema dei servizi pubblici all’impiego

(nelle regioni meridionali si concentra il maggior numero dei suoi “utenti”) ne aggrava le

caratteristiche strutturali e permanenti nel tempo;

• la partecipazione alle attività educative o formative dei giovani è di oltre 6 punti inferiore

alla media europea, mentre i tassi di disoccupazione giovanile e di disoccupazione

cosiddetta di lungo periodo (più di dodici mesi senza lavoro o formazione) sono tra i più

alti d’Europa;

• contratti di lavoro di buona qualità, che negli altri Paesi hanno mostrato di poter fornire

occasioni di lavoro, non precarie ma adattabili, a persone altrimenti escluse dal mercato

del lavoro regolare vengono fortemente limitati da leggi farraginose e obsolete. Ancora

una volta i dati parlano chiaro. Il lavoro a tempo parziale, per fare un solo esempio, non

supera il 9 per cento, mentre la media europea è del 18 per cento. Paesi come Olanda

e Regno Unito registrano tassi di molti superiori, rispettivamente del 42 e del 25 per

cento.

• il lavoro nero e irregolare assume dimensioni due o tre volte superiori rispetto alla

media degli altri Paesi europei. Stime recenti ci dicono che il fenomeno del lavoro

irregolare riguarda oltre cinque milioni di posizioni lavorative.

• al gruppo di lavoratori protetti da forti tutele (gli occupati nelle amministrazioni pubbliche

e nelle imprese di grandi e medie dimensioni) si accompagnano dunque gruppi con

tutele moderate (i lavoratori atipici e i lavoratori occupati nelle piccole imprese) e gruppi

senza tutela alcuna (i lavoratori in nero). 8

la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

1. Riformare il lavoro in Italia secondo le migliori esperienze in

Europa

Con la “legge Biagi” il Parlamento autorizza il Governo a emanare,

nell’arco dei prossimi anni, alcuni decreti legislativi contenenti misure di

particolare rilevanza e priorità per riformare in tempi rapidi e certi il nostro

mercato del lavoro.

Gli obiettivi di questa riforma sono stati chiaramente indicati dal Governo

già nel «Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. Proposte per una

società attiva e per un lavoro di qualità» (ottobre 2001) e,

successivamente, sono stati condivisi dalle trentanove organizzazioni

sindacali e datoriali firmatarie del «Patto per l’Italia» (luglio 2002).

Tali obiettivi si ispirano alle indicazioni delineate a livello comunitario,

nell’ambito della cosiddetta Strategia Europea per l’occupazione, e

riguardano:

• la creazione di un mercato del lavoro trasparente ed efficiente in

grado di incrementare le occasioni di lavoro e garantire a tutti un

equo accesso a una occupazione regolare e di qualità;

• la messa in atto di una strategia coordinata volta a contrastare i

fattori di debolezza strutturale della nostra economia: la

disoccupazione giovanile, la disoccupazione di lunga durata, la

concentrazione della disoccupazione nel Mezzogiorno, il modesto

tasso di partecipazione delle donne e degli anziani al mercato del

lavoro;

• l’introduzione di forme di flessibilità regolata, e contrattata con il

sindacato, in modo da bilanciare le esigenze delle imprese di poter

competere sui mercati internazionali con le irrinunciabili istanze di

tutela e valorizzazione del lavoro;

• l’introduzione di nuove tipologie di contratto utili ad adattare

l’organizzazione del lavoro ai mutamenti dell’economia e anche ad

allargare la partecipazione al mercato del lavoro di soggetti a rischio

di esclusione sociale;

• il perseguimento di politiche del lavoro efficaci e moderne,

soprattutto nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno, e a favore di

quelle categorie di persone che oggi incontrano maggiori difficoltà

nell’accesso a un lavoro regolare e di buona qualità;

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

• l’affermazione di un maggiore ruolo delle organizzazioni di tutela e

rappresentanza, con particolare attenzione alle forme bilaterali, in

funzione della gestione di attività utili alle politiche per

l’occupazione.

SCHEDA. Occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità sono i

quattro pilastri su cui si basa la cosiddetta Strategia Europea per l’occupazione e sono

anche le parole chiave con cui leggere la “riforma Biagi”.

• l’o c c u p a b i l i t à è rivolta ad assicurare ai giovani e ai disoccupati gli strumenti

per fronteggiare le nuove opportunità occupazionali e i cambiamenti repentini del

mercato del lavoro. Un elemento essenziale di questo pilastro è la consapevolezza

della necessità di interventi immediati, prima cioè che gli individui diventino

disoccupati di lungo periodo. In questa area si collocano le misure volte a rendere

moderni ed efficienti i servizi per l’impiego, nonché le misure volte a innalzare la

qualità del lavoro soprattutto mediante interventi in formazione e istruzione;

• l’i m p r e n d i t o r i a l i t à si basa sul presupposto che la creazione di nuovi e

migliori posti di lavoro richiede un clima imprenditoriale dinamico. La flessibilità del

mercato del lavoro agevolerà la creazione di nuove imprese, lo sviluppo di quelle

già esistenti, e la promozione di nuove iniziative all’interno delle imprese di grandi

dimensioni. La riforma Biagi intende favorire tutte le misure idonee a garantire la

creazione di nuove forme di lavoro, incluse le collaborazioni coordinate e

continuative e l’autoimprenditorialità, e a ripristinare una competizione corretta tra

le imprese, oggi falsata dalla presenza di una vasta area di lavoro sommerso;

• la adattabilità è il pilastro destinato a incidere maggiormente sugli attuali assetti

della organizzazione del lavoro e si propone di agevolare il processo di transizione

della nostra economia verso la società della informazione e della conoscenza. I

nuovi mercati globali richiedono maggiore flessibilità e un più ampio ventaglio di

schemi contrattuali per cogliere appieno le occasioni di lavoro offerte dalle

tecnologie della informazione e della comunicazione. La “legge Biagi” asseconda

queste esigenze, garantendo in ogni caso che coloro che lavorano con contratti di

tipo flessibile godano di una sicurezza adeguata e di una posizione occupazionale

più elevata;

• le pari opportunità sono il parametro più efficace per comprendere la doppia

valenza, non solo economica ma anche sociale, della modernizzazione dei mercati

del lavoro. Non solo le donne devono poter lavorare con il trattamento economico e

normativo garantito agli uomini, ma anche con uguali responsabilità e opportunità

di carriera. Le misure di riforma contenute nella “legge Biagi” hanno come obiettivo

prioritario l’innalzamento del tasso di occupazione delle donne e, in generale di

esclusione sociale. In attuazione del diritto

tutte le categorie di persone a rischio di

costituzionale al lavoro (art. 4 Cost.) le misure contenute nella legge si prefiggono

di garantire a tutti le medesime opportunità di accesso a una occupazione regolare

e di buona qualità. 10

la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

2. Assistere chi offre o cerca lavoro con una rete di servizi pubblici e

privati

Il collocamento pubblico stenta a modernizzarsi. I centri per l’impiego

controllano attualmente poco più del 4 per cento dell’incontro tra domanda

e offerta di lavoro, mentre in molte aree del Paese la qualità dei servizi è

ancora troppo bassa, ben al di sotto degli standard europei. Se si

eccettuano le agenzie di lavoro interinale, i privati autorizzati sono oggi di

fatto esclusi dall’incontro tra domanda e offerta di lavoro mentre dilagano

gli intermediari privi di una vera e propria organizzazione imprenditoriale, i

cosiddetti “caporali”, abili a intercettare le molteplici occasioni di

occupazione disperse nel mercato del lavoro.

Obiettivo del Governo è costruire con le Regioni e le Province un vero

mercato del lavoro, aperto e trasparente. La delega consentirà di pervenire

in tempi rapidi a una normativa unica, semplice e snella, e di portare a

compimento il processo di razionalizzazione di quella che oggi è una

giungla burocratica fatta di autorizzazioni ed accreditamenti.

Ogni persona, in cerca di una prima occupazione o di un nuovo lavoro,

deve sapere che non verrà abbandonata a se stessa e che i nuovi servizi

per l’impiego sono in grado di fornire un sostegno migliore e più solido delle

sole reti amicali e familiari.

L’intervento dei privati nel mercato del lavoro verrà ricondotto ad un

impianto autorizzatorio unitario, graduato secondo il tipo di attività svolte,

mentre il nuovo sistema del collocamento pubblico, messo a regime lo

scorso dicembre (D.lgs. 297/2002), costituirà la spina dorsale di un

moderno mercato del lavoro accessibile a tutti in condizioni di pari

opportunità. La semplificazione delle procedure di collocamento e l’apertura

regolata agli operatori privati consentiranno il potenziamento delle azioni di

prevenzione della disoccupazione e la massima efficacia dei servizi,

attraverso un modello che contempla la cooperazione e la competizione tra

strutture pubbliche, convenzionate e private. Una regolazione più semplice

ed efficace consentirà, peraltro, un più deciso contrasto di tutte le forme di

abusivismo.

La competizione con gli operatori privati aiuterà a migliorare l’efficienza

dei servizi pubblici per l’impiego e, anche, a definire forme virtuose di

cooperazione a tutto vantaggio dei soggetti in cerca di una occupazione.

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

Un Paese moderno deve poter contare su un efficace collocamento

pubblico (servizi per l’impiego in una logica “a rete”, dando vita ad una

“borsa continua del lavoro”, con informazioni in tempo reale sulle

opportunità offerte dal mercato). Ma deve poter contare anche su un ruolo

attivo dei privati.

Il Governo si propone in sostanza un ampliamento della attuale

disciplina del lavoro interinale, superando così anche l’anacronistico vincolo

dell’oggetto sociale esclusivo, sia per le società di lavoro temporaneo, sia

per quelle agenzie di collocamento privato che la legislazione più recente

aveva introdotto, caricandole però di eccessivi vincoli che ne hanno

pregiudicato l’espansione.

3. Regolare la realtà sregolata della fornitura di lavoro

Rendere trasparente il mercato del lavoro non vuole affatto dire

deregolamentare. Significa piuttosto creare regole semplici ed

effettivamente esigibili. Gli attuali drastici divieti, risalenti agli anni Sessanta

e relativi all’intervento degli operatori privati nelle fasi di incontro tra

domanda e offerta di lavoro, sono una delle principali cause del dilagare di

forme parassitarie e fraudolente di intermediazione nei rapporti di lavoro. I

processi di fornitura di manodopera e di appalto di servizi (le cosiddette

esternalizzazioni) si realizzano oggi in un quadro di regole obsolete e poco

chiare che danno luogo a fenomeni di abusivismo o di incertezza

interpretativa, con grave pregiudizio per i diritti dei lavoratori.

Alla luce dei rilevanti processi di riorganizzazione aziendale e di

ristrutturazione, le imprese italiane devono per contro poter competere con

le imprese degli altri Paesi sulla base di normative analoghe, fermi

restando naturalmente il rispetto dei diritti dei lavoratori coinvolti dai

processi di esternalizzazione, secondo quanto stabilito a livello comunitario,

e la necessità di evitare pratiche fraudolente.

La delega prevista nella “legge Biagi” mantiene una ispirazione

antifraudolenta. Rimane dunque confermato l’obiettivo di vietare ipotesi di

intermediazione o interposizione nei rapporti di lavoro volte a ledere i diritti

dei lavoratori. Ciò su cui incide è invece la soppressione di tutte quelle

norme obsolete, proprie di un sistema di produzione e organizzazione del

lavoro oggi superato, finalizzate esclusivamente all’obiettivo di irrigidire in

sé e per sé l’uso della manodopera, anche là dove non esistano istanze di

tutela del lavoro. 12

la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

Ciò consentirà di fornire una regolamentazione efficiente dei processi di

appalto di manodopera ed esternalizzazione del lavoro. E consentirà anche

l’introduzione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro come il

cosiddetto leasing di manodopera: una tecnica innovativa di gestione del

personale imperniata su rapporti con agenzie specializzate – e debitamente

autorizzate - nella fornitura a carattere continuativo e a tempo

indeterminato (e non a termine, come nel lavoro interinale) di parte della

forza-lavoro di cui l’azienda ha bisogno per alimentare il processo

produttivo. Agenzie, è bene precisare, che opererebbero in forme

sicuramente più trasparenti e con maggiori tutele, di legge e di contratto

collettivo, di quanto non accada oggi per effetto di vincoli soffocanti.

Anche rispetto ai processi di esternalizzazione del lavoro la nuova legge

consentirà, dunque, di avviare un percorso di riforma complessiva della

materia, di modo che le istanze di tutela del lavoro, che devono essere

mantenute e anzi rafforzate rispetto a forme di speculazione parassitaria

sul lavoro altrui, non pregiudichino la modernizzazione dei meccanismi di

funzionamento del mercato del lavoro.

4. Coniugare lavoro e formazione lungo tutto l’arco della vita

Senza adeguati interventi in formazione e in istruzione la flessibilità

rischia di tradursi in precarietà ed emarginazione sociale. Obiettivo del

Governo è perseguire una strategia di formazione lungo tutto l’arco della

vita, secondo quanto indicato dalla già ricordata Strategia Europea per

l’occupazione.

In questa prospettiva, una prima area di intervento è rappresentata dalla

revisione e razionalizzazione dei rapporti di lavoro con contenuto formativo,

nel rispetto dei princìpi e delle regole dell’Unione europea in materia di aiuti

di Stato all’occupazione.

Tre sono gli strumenti privilegiati dal legislatore:

• il contratto di apprendistato, anche nella prospettiva di una

formazione in alternanza che raccordi opportunamente i sistemi

della istruzione e della formazione professionale;

• il nuovo contratto di formazione e lavoro, reso compatibile con la

normativa comunitaria, in modo tale da disporre di una tipologia

contrattuale che agevoli anche il reinserimento di quanti siano stati

espulsi nell’ambito di processi di riorganizzazione produttiva;

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la “Legge Biagi” per il lavoro

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capire la riforma

• il tirocinio di orientamento e con finalità formative, che è destinato a

diventare, anche alla luce della riforma, lo strumento preferenziale

di inserimento al lavoro. E’ utile a quest’ultimo proposito ricordare la

preferenza di cui il tirocinante beneficia allorché viene assunto con

un contratto a termine ai sensi della disciplina recentemente

introdotta, visto che le assunzioni a termine di tirocinanti non sono

soggette ad alcun vincolo quantitativo.

Per quanto attiene al lavoro autonomo con caratteristiche di

autoimprenditorialità, in omaggio al secondo pilastro della Strategia

Europea per l’occupazione (imprenditorialità), si prevede inoltre una nuova

e originale forma di apprendistato e di tirocinio di impresa al fine di

consentire il subentro nell’attività stessa di impresa.

Il Governo ha ora il compito di delineare un quadro generale in materia

di contratti a finalità formativa che consenta poi alle Regioni di intervenire,

anche al fine di realizzare meccanismi e strumenti di monitoraggio e

valutazione dei risultati conseguiti, soprattutto in relazione all’impatto sui

livelli di occupazione femminile e sul tasso di occupazione in generale.

Sarà poi la contrattazione collettiva a determinare – nelle concrete

condizioni date - le modalità di attuazione dell’attività formativa in azienda,

contemperando le potenzialità di questa tecnica con la formazione esterna.

Verranno pertanto rimossi i limiti di legge a riguardo lasciando le parti

sociali del tutto libere di concordare le predette modalità, anche all’interno

degli enti bilaterali.

5. Rendere accessibile alle lavoratrici e ai lavoratori nonché utile alle

imprese il lavoro a tempo parziale

Per quanto riguarda il lavoro a tempo parziale, è bene ricordare come

questa tipologia contrattuale, largamente valorizzata dal legislatore

comunitario, venga ancora utilizzata in una misura ridotta rispetto agli altri

paesi comunitari. In Europa usano il part-time meno di noi solo Spagna e

Grecia, Paesi ai quali ci accomuna anche una quota ridottissima (meno

dell’8 per cento) di lavoratori anziani (fra i 55 e i 64 anni) occupati con

questa forma contrattuale, così da poter favorire l’ingresso di giovani nel

mercato del lavoro, uscendone loro stessi con gradualità.

L’esperienza degli altri Paesi è assai significativa quanto soprattutto alle

tecniche incentivanti utilizzate per incoraggiare la stipulazione di contratti a

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AUTORE

Sara F

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Appunti di Diritto del lavoroLegge Biagi. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Presentazione Una riforma per la persona e per l’impresa, Riformare il lavoro in Italia secondo le migliori esperienze in Europa, Assistere chi offre o cerca lavoro con una rete di servizi pubblici e privati, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Calcaterra Luca.

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