la “Legge Biagi” per il lavoro
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capire la riforma
la “Legge Biagi”
per il lavoro
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Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
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Pubblicazione a cura del
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
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“Riformare il mercato del lavoro
è la condizione per conseguire l’obiettivo
di aumentare l’occupazione,
accrescendone la qualità”
Marco Biagi
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Sommario
Presentazione Una riforma per la persona e per l’impresa ...................................... 5
1. Riformare il lavoro in Italia secondo le migliori esperienze in Europa ............ 9
2. Assistere chi offre o cerca lavoro con una rete di servizi pubblici e privati ... 11
3. Regolare la realtà sregolata della fornitura di lavoro .......................................... 12
4. Coniugare lavoro e formazione lungo tutto l’arco della vita................................ 13
5. Rendere accessibile alle lavoratrici e ai lavoratori nonché utile alle imprese il
lavoro a tempo parziale........................................................................................... 14
6. Introdurre nuovi contratti per portare nel mercato regolare le occasioni di
lavoro disperse........................................................................................................ 15
7. Rappresentare con regole semplici i nuovi modi di lavorare: il lavoro a
progetto ................................................................................................................... 17
8. Dare certezza ai contratti di lavoro con la certificazione volontaria.................... 18
9. Coordinare le attività di vigilanza per sanzionare e soprattutto prevenire le
irregolarità ............................................................................................................... 18
10. Promuovere il continuo sviluppo delle risorse umane attraverso la
collaborazione organizzata tra i rappresentanti dei lavoratori e degli
imprenditori ............................................................................................................. 19
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Presentazione
Una riforma per la persona e per l’impresa
Le caratteristiche del mercato del lavoro italiano sono ben note non solo
agli studiosi e ai tecnici, ma prima di tutto proprio alle persone che cercano
un lavoro. Quanti genitori assistono impotenti alle mille peripezie che
devono affrontare i nostri ragazzi per trovare un lavoro degno di questo
nome? Quanti lavoretti in nero e in grigio, quanti sacrifici non premiati e
quante porte chiuse prima di ottenere una occupazione regolare e di buona
qualità? Quante persone, perso un lavoro che credevano garantito a vita
dalle leggi dello Stato, faticano a trovare una nuova occupazione e
rischiano, in un numero sempre maggiore di casi senza ancora aver
superato la soglia dei cinquant’anni, di non trovare mai più una
occupazione stabile? E quante donne si trovano oggi nella condizione di
dover scegliere tra lavoro e famiglia, solo perché le regole del mercato del
lavoro non prevedono strumenti per conciliare carriera professionale e cura
dei figli e/o dei familiari anziani o disabili?
L’Europa ci ricorda in continuazione che il nostro è uno dei peggiori
mercati del lavoro, e ci invita a intraprendere le riforme necessarie per
avvicinarci alla realtà degli altri Paesi. I dati che ci forniscono gli esperti
parlano chiaro e non possono che creare allarme. Dati che ci collocano in
una posizione di svantaggio nella competizione internazionale, e che ci
hanno indotto a intraprendere con convinzione e coraggio la strada del
cambiamento.
E’ stata una persona speciale come il prof. Marco Biagi, vittima di un
vile attentato terroristico quasi un anno fa, ad ammonirci che, dinanzi a
questo inquietante scenario, “è responsabilità di qualunque Governo
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adottare misure appropriate, anche a costo di impopolarità” . Ed è stato
sempre il prof. Marco Biagi a convincerci che “riformare il mercato del
lavoro è la condizione per conseguire l’obiettivo di aumentare
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l’occupazione, accrescendone la qualità” .
Oggi il Parlamento ha finalmente approvato una legge importante per la
riforma del mercato del lavoro. Una legge che, giustamente, ha il suo
nome, perché era stata disegnata da Marco Biagi in ogni sua riga e il suo
ruolo, nel lavoro di questo Governo sul versante delle politiche per
1 Biagi, Tutti i rischi di una protezione a senso unico, in Il Sole-24 Ore , 20 febbraio 2002.
2 Biagi, Ridurre le regole fa bene al lavoro, in Il Sole-24 Ore , 13 febbraio 2002.
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l’occupazione regolare e di qualità, è stato sempre persuasivo e
determinante, già a partire dalla presentazione del Libro Bianco sul
mercato del lavoro dell’ottobre 2001.
Nel luglio dello scorso anno, dopo una fase di forti tensione sociali
causate dalle ingenerose e infondate polemiche sulla proposta di modifica
sperimentale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il Governo e ben
trentanove organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di
lavoro hanno sottoscritto un patto – denominato “Patto per l’Italia” – in cui si
accoglie senza esitazioni la sfida della modernizzazione e del
cambiamento, convenendo di pervenire a una rapida approvazione del
disegno di riforma del mercato del lavoro lasciatoci in eredità dal
“Professore”.
La sfida è stata particolarmente impegnativa: si trattava di porre le
premesse per dare un nuovo ordine alla vecchia architettura dei rapporti
sociali legati al mondo del lavoro. Ma era una sfida irrinunciabile. Solo le
riforme – le riforme di qualità, come quella che è stata approvata ora dal
Parlamento – possono infatti prevenire i rischi di destrutturazione e
deregolazione strisciante del nostro mercato del lavoro e governare
l’impetuoso mutamento in atto nei rapporti economici e sociali.
Approvata la “legge Biagi” il Governo si impegna ora a dare rapida e
concreta attuazione ai princìpi e alle linee riformatrici in essa contenuti.
Una situazione economica internazionale certo non favorevole e i gravi
problemi del nostro mercato del lavoro ci indicano che il percorso da
compiere per avvicinarci agli altri Paesi europei è ancora molto lungo e
tortuoso. Ma oggi, proprio grazie agli strumenti contenuti nella “legge
Biagi”, possiamo guardare al futuro con ottimismo. Quello stesso ottimismo
con cui il nostro “Professore” ha tracciato le linee di riforma per affrontare le
sfide dei moderni mercati del lavoro, convincendoci che, paradossalmente,
sono proprio le inquietanti stime del lavoro nero e irregolare presenti nel
nostro Paese a dimostrare come non sia tanto il lavoro a mancare. Quello
che sino a oggi mancava erano piuttosto regole e schemi giuridici in grado
di interpretare forme e manifestazioni dei moderni modi di lavorare. Schemi
e regole flessibili e adattabili, tali in ogni caso da consentire l’emersione del
lavoro nero e una più equa ripartizione delle tutele del lavoro a favore di
tutti coloro che si affacciano sul mercato del lavoro.
La riforma Biagi contempla un insieme di interventi coerenti con
l’obiettivo di adattamento del quadro giuridico di riferimento. Interventi volti
soprattutto alla promozione di una società attiva e di un lavoro di migliore
qualità, ove maggiori siano le possibilità di occupazione per tutti, più
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moderne, modulabili e adatte alle esigenze dei lavoratori e delle imprese le
regole che presiedono alla organizzazione dei rapporti e dei mercati del
lavoro.
Coerentemente a uno sforzo di trasparenza e chiarezza, che ha sempre
contraddistinto l’impegno del Governo sul mercato del lavoro a partire dalla
presentazione del Libro Bianco solo pochi mesi dopo il suo insediamento,
intendiamo ora, anche grazie alla pubblicazione di questo opuscolo,
affidare direttamente al giudizio dei cittadini la valutazione della bontà delle
riforme intraprese con la “legge Biagi”. Siamo altrettanto certi che, al di là di
ogni ulteriore parola, saranno le nuove opportunità di impiego e di
occupazione regolare messe in moto dal processo di riforma approvato
oggi dal Parlamento a dimostrare l’enorme importanza del lavoro sin qui
fatto e a tributare il giusto riconoscimento al lavoro e all’impegno
progettuale del prof. Marco Biagi. Roberto Maroni
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SCHEDA. il mercato del lavoro italiano
• in Italia lavora regolarmente solo un cittadino su due tra 15 e 65 anni. Il tasso di
occupazione non supera infatti la soglia del 55,4 per cento ed è il più basso d’Europa.
Ciò significa che solo un cittadino su due paga il sistema previdenziale. La media
europea è del 63,9 per cento, e nei Paesi più evoluti si raggiungono percentuali
superiori al 70 per cento. Ancor più grave è la situazione se parliamo di donne, adulti
over 45 e giovani. Per queste categorie il tasso di disoccupazione è inchiodato su cifre
notevolmente superiori rispetto a quelle che si registrano negli altri Paesi europei, in
Giappone e negli Stati Uniti; in Italia il tasso di disoccupazione è attorno al 9 per cento,
con punte superiori al 18 in alcune aree del Mezzogiorno;
• il nostro mercato del lavoro registra il più alto differenziale territoriale in termini di
occupazione. All’Italia senza lavoratori del Nord-Est si contrappone l’Italia senza lavoro
del nostro Mezzogiorno. Nei mesi più recenti la disoccupazione è scesa al Sud sotto la
soglia del 20 per cento, ma l’inefficienza del sistema dei servizi pubblici all’impiego
(nelle regioni meridionali si concentra il maggior
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