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Diritto del lavoro

Lezione 28 febbraio

Impatti che la materia economica va a determinare all'interno della materia di diritto del lavoro. Possiamo dire che il diritto del lavoro nasce in maniera sussultanea rispetto all'economia, nasce nell'800, ogni paese europeo ha vissuto la rivoluzione industriale infatti il diritto del lavoro nasce proprio grazie alla rivoluzione industriale.

Ripartizione del diritto del lavoro

  • Diritto del lavoro per proprio: possiamo definirlo rapporto di lavoro (ambito della materia che si occupa della relazione individuale tra datore e lavoratore). Parentesi: quale tipo di relazione esiste all'interno del rapporto di lavoro? Una particolare tipologia di lavoro perché noi non ci occupiamo di tutti i tipi di lavoro, bensì il lavoro subordinato (questa parola ci accompagnerà per tutti i mesi del nostro corso quindi attenzione). Informalmente siamo soliti a definire il lavoro subordinato come lavoro dipendente.
  • Definizione di lavoro subordinato: diciamo che è una precondizione di tutto il corso che faremo perché anche se il corso si chiama diritto del lavoro il corso dovremmo chiamarlo diritto del lavoro subordinato. (FOODORA, la distinzione tra lavoro subordinato e non subordinato, poli estremi, però ci sono una serie di lavori che sta a metà tra questi due tipi di lavoro, tipo lavoro parasubordinato, conseguenze di ordine pratico incredibili, per esempio se mi metto nei panni del lavoratore vado ad analizzare tutte le tutele, dal punto di vista dell'imprenditore una distinzione molto rilevante per quanto riguarda i costi tra un tipo di contratto e un altro). Conseguenze di ordine pratico e giurisprudenza che riguarda le decisioni dei giudici che parlano e delineano se un lavoro sia subordinato o meno.

{Nel diritto del lavoro ricorda che vale di più la sostanza che la forma}. Ci si rivolge al giudice per capire riguardo a quel tipo di rapporto che avevamo definito come autonomo o come parasubordinato ha delle conseguenze di ordine giuridico ma soprattutto di tipo economico per attraverso questo andiamo a capire se l'imprenditore ha utilizzato quei contratti in maniera legittima rispetto alle norme o meno.

Quindi abbiamo detto diritto del lavoro subordinato che è quello di cui parleremo fino a dopo pasqua.

  • Altra macro materia: diritto sindacale: non solo il momento del rapporto del lavoro individuale, ma analizzare come in questo ambito quella che si chiama contrattazione collettiva (autonomia sindacale: sindacati dei lavoratori). Affrontiamo l'ambito dell'associazionismo e capiamo quali sono le controparti. Associazionismo dei datori di lavoro (Confindustria ecc.). Un altro termine che ci interessa è il contratto collettivo di lavoro nell'ambito della nostra materia, quindi oltre subordinazione c'è anche questo. Siamo sempre nell'ambito del diritto privato. Non siamo nell'ambito del diritto pubblico (in un periodo della storia si) ma adesso no. La materia di cui stiamo parlando adesso appartiene all'ambito del diritto privato.
  • Terza parte: diritto della previdenza sociale (per esempio le pensioni, istituti come INPS, INAIL).

Torniamo a noi, abbiamo introdotto il nesso che c'è tra economia e diritto del lavoro. Abbiamo avuto già due indicazioni che sembrano contraddirsi tra di loro, diritto del lavoro con tutti i se e ma (ci occuperemo in questi mesi) e i contratti di rapporto di lavoro (sono tanti, non dobbiamo pensare al contratto in forma scritta anche comprare al bar una bottiglia d'acqua è un contratto di compravendita). Quindi dobbiamo capire che cosa differenzia il diritto del lavoro dal diritto privato. Il diritto privato esiste dall'antica Roma, invece il diritto del lavoro è più recente, dalla rivoluzione industriale. Il diritto del lavoro con la sua accezione più economica del termine esiste dall'età della pietra, perché l'uomo della pietra quando andava a lavorare per procacciarsi il cibo.

Diritto privato esiste da 2000 anni, diritto del lavoro in senso economico esiste da sempre, il diritto del lavoro in generale dalla rivoluzione industriale (fine 800). Perché proprio da quel momento si pone attenzione su questa materia che in realtà è sempre esistita? La risposta risiede nel lavoro dipendente (nell'800 chiamato lavoro all'altrui servizio). Cosa avviene nell'800 con la rivoluzione industriale? Cambia la società e cambia la modalità di produzione di bene e di servizio. A seguito di questa rivoluzione succede che lo stato cambia assetto e diventa uno stato liberale, quindi tornando alla rivoluzione industriale non siamo più all'interno di una economia basata sul commercio o sull'artigianato (l'artigiano è un lavoratore ma è un lavoratore particolare perché è proprietario dei suoi mezzi di produzione e anche abbastanza libero, cioè il modo in cui arriva a porre in essere un determinato risultato lo fa attraverso il frutto del suo ingegno e della sua esperienza) ma siamo all'interno di una economia dove ci sono lavoratori all'interno delle fabbriche. Quindi a partire dalla rivoluzione industriale il lavoratore in base alla mutata situazione sociale (e anche economica), lavora all'altrui servizio, non è proprietario dei beni che lavora e non è autonomo nel decidere quali beni produrre e quali no (ricorda che quando si parla di giurisprudenza si parla di giudici, quando si parla di dottrina si parla degli studiosi che hanno elaborato queste teorie. Doppia alienazione, il lavoratore è alieno cioè estraneo, non ha né i mezzi di produzione né può determinare come produrre. Di chi sono i mezzi di produzione? Nasce in quel momento l'economia capitalistica. Quindi sono i capitalisti che detengono i mezzi di produzione. Ecco il motivo per cui inizia a svilupparsi nell'800 con la rivoluzione industriale (il decennio esatto muta a seconda del paese europeo, prima in UK poi in seguito in Italia), nasce non tanto il diritto del lavoro ma nasce quella figura sociale che poi verrà ritenuta meritevole di particolare tutela parte del diritto. Il diritto analizza una realtà sociale esistente e inizia ad affrontare una serie di tutele. Altro fenomeno di cui si parla è l'urbanizzazione cioè quel fenomeno in cui gli abitanti cominciarono a trasferirsi dalle campagne alle città, si costruiscono quartieri abitati interamente da operai (fenomeno successivo alla rivoluzione industriale) in cui le condizioni di vita non sono delle più semplici (mezze forze: donne e bambini sono chiamati così proprio perché pagati la metà rispetto l'operaio).

2 marzo 2017

Non vi chiederemo i casi tipo Foodora all'esame, né io né gli altri. Il caso Foodora è bene studiarlo per il discorso della subordinazione. Abbiamo parlato di personalità — la materia cerca di emanciparsi dal diritto privato, coinvolge l'essere della persona come titolare di diritti. "La costituzione entra nei luoghi di lavoro" (1970). Particolarità: contratto collettivo di lavoro — perché siamo sempre nell'ambito del diritto privato, però il contratto collettivo è stipulato da particolari parti che sono le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Questo contratto produce, come tutti, effetti tra le parti, però ha l'ambizione di non esplicare gli effetti solo tra le parti, ma anche tra chi parte non è — vuole applicare le proprie norme a tutti i lavoratori di quel settore.

A questo proposito, la costituzione aveva offerto una mano, cioè aveva trovato una modalità affinché questo avvenisse (art.39 dice: sindacati siete liberi di organizzarvi come meglio ritenete, se però volete che il contratto abbia efficacia verso tutti all'interno della vostra categoria, dovete sottostare all'iscrizione di alcuni uffici. In questo modo avverranno questi effetti del contratto collettivo di lavoro). Ma, a causa di vari motivi storici, la norma parte da un "dato sociale" quindi, vedendo questa situazione, il legislatore aveva predisposto la strada da seguire, ma questa cosa non è avvenuta. Si arriverà in maniera indiretta a questa efficacia erga omnes.

Fonti del diritto del lavoro

Ci sono state una serie di norme di nascita non legale, hanno sempre avuto molta importanza storica. A maggior ragione, con l'introduzione dei contratti collettivi di lavoro. Si pone il problema del rapporto che sussiste tra le varie fonti del diritto del lavoro:

  • La legge
  • Contratto collettivo

La legge ha sempre dettato i "trattamenti minimi inderogabili" — sotto i quali non si può scendere, sono inderogabili in maniera unilaterale (cioè i trattamenti minimi stabiliti dalla legge non possono essere modificati in peius dalla contrattazione collettiva, ma possono essere derogati in melius dalla contrattazione collettiva. Es. ferie, la costituzione ci dice che ogni lavoratore ha diritto alle ferie, ma è la contrattazione collettiva che espone per ogni settore quante settimane di ferie si ha diritto — nel 2003 la legge comunitaria decide che il lavoratore ha diritto a 4 settimane di ferie annue. Con la contrattazione collettiva sarebbe efficace qualunque contratto che ne preveda 5, ma sarebbe inefficace uno che ne preveda 3).

Però non sempre la legge, nell'esprimere un trattamento minimo, riguarda una parte di contenuto numerico. Quindi la questione è più complessa — si applicherà la norma di maggior favore nei confronti del lavoratore (questo è un altro principio che riguarda tutto il diritto del lavoro). A parità di più norme applicabili, prevale la norma più favorevole al lavoratore. Ci sono problemi nel verificare quando una norma è favorevole o meno…

Il contratto individuale, da un punto di vista di gerarchia delle fonti, si pone nei confronti del contratto collettivo nello stesso modo in cui il contratto collettivo si ponga nei confronti della legge. Quindi l'individuale che il subordinato stipula nei confronti del datore di lavoro, presuppone solo norme migliorative, non derogative in peggio. Inderogabilità del diritto del lavoro — la disciplina non reputa il contratto individuale il momento più coerente rispetto alle sue premesse (il D.L. è un diritto diseguale, poiché fa sì che nel rapporto individuale tra datore e lavoratore non si possa derogare, perché verrebbero meno tutte le premesse). Il ruolo, eventuale, del contratto individuale (posto che non può derogare) può prevedere aumenti della retribuzione — solo in meglio.

Concetto prossimo alla inderogabilità — tassatività del tipo legale: se sussiste un rapporto di lavoro subordinato, è la legge e la contrattazione collettiva a determinare questo rapporto. Quindi inderogabilità e tassatività riguardano la medesima cosa: non si può scegliere quali parti del contratto applicare. (Guarda art.8 — deroga, a determinate condizioni, la contrattazione collettiva su base aziendale alla legge).

Fino qui si è parlato di come si sia evoluto nel tempo il diritto del lavoro, quindi in una prospettiva passata, poi ci sono stati una serie di interventi da parte dei sindacati che hanno modificato la situazione. Riprendiamo il concetto di tassatività del tipo legale: se l'esplicazione concreta del rapporto di lavoro risponde a un certo quadro legislativo le conseguenze sono già predeterminate dalla legge (non si possono prendere dalla legge solo gli istituti che ci fanno più comodo). Prima di poter parlare di tutto questo apparato bisogna delineare i confini di chi sia il prestatore di lavoro subordinato (lavoratore). (Tutto ciò si applica al prestatore di lavoro subordinato, non ad altri tipi di lavoro).

La subordinazione

Il C.C. non ci dice cosa sia la subordinazione, ma ci esplica chi è il prestatore di lavoro subordinato. L'art. 2094 — è un mezzo per spiegare cosa sia la subordinazione. "Il prestatore di lavoro subordinato è chi si obbliga (chi stipula un contratto) mediante retribuzione (la causa del contratto di lavoro è quindi la retribuzione mediante una prestazione) a collaborare nell'impresa (non è necessaria la collocazione fisica all'interno dell'impresa, ma nell'organizzazione del datore di lavoro)." Il lavoro suddetto può essere sia intellettuale che manuale. Ma la parte importante dell'articolo è: "alle dipendenze e sotto la direzione di un imprenditore". In mancanza di queste 2 parole staremmo parlando anche del lavoro autonomo.

Questa endiadi fa sì che si parli di eterodeterminazione (elemento che determina la subordinazione) — è l'essere assoggettato alle direttive e alle decisioni altrui. Nel concreto, non c'è solo un unico tipo di forma di lavoro subordinato. L'eterodeterminazione è senz'altro necessaria nel lavoro subordinato, ma non è solo il contratto di lavoro subordinato che ha questa peculiarità. Vi possono essere altri casi. Non va bene il concetto di subordinazione dal punto di vista sociale, perché, anche se il più delle volte lo sia, il lavoratore non può essere sempre equiparato al soggetto debole dal punto di vista socio-economico (il CEO è un lavoratore subordinato).

Il polo opposto del 2094 è l'art. 2222 — contratto d'opera, contratto di lavoro autonomo (si applica solo a condizioni particolari). Però nemmeno quest'art. ci è d'aiuto per capire chi è il lavoratore subordinato, perché la norma dice che è una prestazione senza vincolo di subordinazione (il c.c. sembrerebbe non dirci cosa è questo vincolo di subordinazione). Si diceva che il lavoratore autonomo, per porre in essere la propria prestazione deve consegnare un'opera/un servizio, mentre quello che caratterizza il subordinato è l'attività attraverso la quale si giunge al prodotto servizio. (Questa teoria è però da molti anni accantonata dagli studiosi, perché in molti lavori subordinati conta anche il risultato — cottimo e poi per il lavoro autonomo non conta solo il risultato — medico/avvocato). Non si è ancora arrivati alla soluzione di questa distinzione.

Chi ogni giorno decide le controversie su queste questioni sono i giudici — se nel contratto per es. c'è il scritto lavoro autonomo, ma nel concreto è subordinato. Ci si è quindi ispirati al lavoro svolto dai giudici: metodo sussuntivo (nell'analizzare un concreto rapporto di ognuno dei ricorrenti, i giudici analizzano gli indici di subordinazione come la divisa, entrare ad un certo orario etc..). Quindi non si parte tanto dal 2094, ma dalla presenza di indici è probabile che siamo davanti alla prestazione di lavoro subordinato. Si deve capire che la distinzione tra autonomo e subordinato non è inerente alla loro indice non ci sono nel dato concreto, possono ritenere che sia più vicino al subordinato e quindi applicarne le norme.

  • Sottoposizione alle direttive tecniche, al controllo e al potere disciplinare del datore di lavoro (più importante)
  • Inserzione del lavoratore nell'organizzazione

Questi sono i 2 indici in presenza dei quali un rapporto che si svolgeva effettivamente a queste condizioni — lavoro subordinato. In più:

  • L'esclusività del dipendente da un solo datore (un lavoratore autonomo può avere più committenti)
  • Modalità della retribuzione
  • Vincolo dell'orario di lavoro
  • Assenza di rischio per il lavoratore
  • Indossare una divisa
  • Avere una mail con il dominio della società

Questi indici determinano anche un certo soggettivismo giudiziario, a differenza del metodo sussuntivo — dice che questi indici ci devono essere tutti.

7 marzo 2017

Abbiamo visto come nell'ambito del lavoro, avete preso familiarità con la distinzione tra lavoro parasubordinato e lavoro subordinato e come questa distinzione non sia una distinzione meramente nozionistica ma da questa ne derivano importanti conseguenze (stipulazione del contratto di lavoro subordinato parleremo oggi), ultima cosa va detta in ordine a quello che è il lavoro parasubordinato. Sono intervenute delle modifiche con il jobs act. Quando parliamo di jobs act: sintesi di matrice giornalistica, perché non esiste una norma che si chiama jobs act che poi è stata emanata ma all'interno della legge delega 183 del 2014 sono scaturiti 9 decreti legislativi che vanno a riscrivere gran parte del diritto del lavoro. Tra questi decreti uno dei più importanti è il decreto 81 del 2015 perché al suo interno troviamo una norma interessante ai fini dell'ambito della parasubordinazione. Avevamo visto come in realtà questa nozione (parasubordinazione: si pone a metà tra la subordinazione e il lavoro autonomo, che sono due poli opposti) nasce in maniera estemporanea nell'ambito del nostro ordinamento perché non è contenuta in una norma del codice civile (anche aggiornata) o in una legge ordinaria (diritto sostanziale) bensì è contenuta all'interno del codice di procedura civile (importante perché anche dopo il jobs act se all'esame dovessero chiedere qual è la fonte del lavoro parasubordinato dobbiamo dire che una prima definizione normativa è tuttora presente nel 409 del codice di procedura civile). Ma perché è nel codice di procedura civile? Come qualsiasi diritto sostanziale sia esso riguardante il diritto patrimoniale, u...

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Panny9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Altimari Mirko.
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