Diritto dei mercati finanziari
Unità in surplus
Il mercato finanziario è il luogo dove si scambiano strumenti finanziari (azioni, obbligazioni) → si scambiano titoli di credito o debito che servono alle aziende per raccogliere risorse. Il mercato finanziario è quel mercato all’interno di cui si incontrano domanda e offerta di denaro. Lo scambio dei titoli non è altro che una modalità efficiente per agevolare lo scambio del denaro, scambio tra chi di denaro ne ha in eccesso rispetto ai propri bisogni e chi di denaro necessita per bisogni che eccedono il denaro che ha a disposizione. Il denaro a sua volta è un mezzo di scambio che trae il suo valore dalla convenzione pubblica e dal fatto che tale valore viene riconosciuto dall’autorità che lo emette. Il mercato finanziario è il luogo in cui il denaro si scambia attraverso la negoziazione di strumenti finanziari che incorporano una convenzione di scambio.
Unità in deficit
I soggetti che hanno costantemente bisogno di denaro in eccesso rispetto a quelli che hanno disponibile sono le imprese e lo Stato:
- Le imprese sono unità in deficit perché devono necessariamente investire, sia quando si costituiscono sia quando sono nel mercato perché devono adeguarsi continuamente al mercato; normalmente i flussi correnti non garantiscono di far fronte autonomamente alle uscite correnti e alla somme necessarie per gli investimenti: per questo le imprese creano uno stock di debito che predispone la disponibilità di terzi a sopperire finanziariamente a queste esigenze;
- Gli Stati sono unità in deficit perché anch’essi devono investire (investimento: impiego di denaro destinato quindi a realizzare un’utilità fruttifera nel tempo, rivela la sua utilità nel futuro) → l’autostrada è un investimento per poter meglio sviluppare i territori e di conseguenze le risorse. Sono in deficit perché dovrebbero strutturalmente investire in un’ottica medio – lungo termine (costruire ospedali, autostrade, ferrovie ecc); spesso per far fronte agli investimenti si necessita di stock di debito che presuppongono la disponibilità di soggetti con denaro in surplus ad intervenire.
Il problema si ha quando il debito viene usato per far fronte alle spese correnti anziché agli investimenti. Se imprese e stati non dispongono di quanto serve per investire, il sistema economico si blocca e in questo sistema economico i soggetti che tradizionalmente vengono individuati come in surplus sono le famiglie: le famiglie sono unità in surplus perché si ritiene debbano far fronte non solo ai bisogni correnti, ma anche a spese straordinarie → si suddividono perciò le entrate in spese correnti e accantonamento spese straordinarie future: per questo sono unità potenzialmente in surplus.
Intermediari e costi
Cosa spinge l’unità in surplus verso quella in deficit? È la ricerca di un rendimento. Queste due tipologie di unità si incontrano con difficoltà. Le due unità devono prima incontrarsi, sapere dell’esistenza dell’altra, il che comporta un costo in termini di tempo (perché sottraggo denaro alle mie entrate, passando del tempo a cercare l’unità in deficit a cui rivolgermi) → si ha un costo di ricerca della controparte. Se già so che per fare qualcosa di utile devono affrontare un costo, logicamente ci si chiede se ne valga la pena: in questo caso dipende dalla cifra che ho da impiegare, più è piccola più è dubbia l’utilità di ricercare la controparte. Più alto è il costo di ricerca quanto più alto è il disincentivo alla ricerca dell’investimento delle risorse → primo ostacolo alla circolazione diretta di denaro.
Quando le due parti si incontrano, la prima cosa che la parte in surplus fa per addentrarsi nella negoziazione è apprezzare l’affidabilità della controparte → processo di valutazione del merito di credito: non ci si può basare sulle informazioni date dall’unità in deficit, perché è un soggetto contro interessato, darebbe informazioni orientate che vanno poi verificate. Questo processo può partire dalle dichiarazioni della controparte, ma lì non può fermarsi, è necessario andare oltre. Anche questa attività comporta un costo, perché ci sono valutazioni che possono essere svolte in prima persona (e che richiedono comunque costi in termini di tempo) e altre valutazioni per cui è necessario rivolgersi a soggetti terzi che agiscano per nostro conto → ci si richiede nuovamente se ne valga la pena alla luce del costo da sostenere, costo che infine verrà pagato dall’unità in deficit se l’accordo verrà ad esserci, sull’unità in surplus se non si concluderà.
Problemi e soluzioni
Se la negoziazione non ha copro per evitare i costi, si impedisce ad un possibile soggetto positivo di affacciarsi sul mercato; se la negoziazione si conclude l’unità in deficit dovrà comunque perdere risorse per sostenere le spese di valutazione compiute dall’unità in surplus. Supponiamo che si affrontino tali costi atti a concludere le valutazioni (costi di transazione) e che si concluda l'operazione tra le unità, c’è l’accordo tra le parti (ad es. determinando il tasso di guadagno dell’attività in surplus), manca ancora la determinazione della durata del debito, il termine entro cui l’unità in deficit dovrà restituire il prestito.
L’affare si chiude solo se ricorrono circostanze che portino al raggiungimento di scadenze omogenee, utili per entrambe le parti → è il problema della conciliazione delle scadenze. Qui l’unità in surplus non è un soggetto che per mestiere presta soldi, lo fa per esigenze private, il rischio è che nell’effettuare queste valutazioni sbagli, è elevato, come lo è il rischio che nell'interloquire con l’unità in deficit più esperta, sia traviato dalle informazioni fornite, venendo quindi imbrogliato dall’unità in deficit, comportando una perdita totale del patrimonio investito.
Questo fa sì che nel futuro l’unità in surplus rifiuterà in partenza qualsiasi proposta di investimento, senza effettuare gli approfondimenti debiti → il primo contraente ha approfittato della ridotta esperienza e il contraente meritevole viene escluso dal mercato a causa della condotta del contraente malizioso → fenomeno della selezione avversa.
Informazione asimmetrica e selezione avversa
Questo fenomeno origina in un mercato in cui le informazioni sono distribuite in modo asimmetrico senza alcun correttivo esterno in merito a questa situazione, che genera fallimenti del mercato che producono l'esclusione dallo stesso dei soggetti meritevoli. Es. crack Parmalat: si è verificato un disincentivo collettivo, si è fatta una legge per incrementare il tasso di controllo sugli emittenti al fine di incentivare la gente ad investire nuovamente.
Modello di Akerlof: mercato dell’usato (auto) → è uno dei mercati più difficili, perché ha ad oggetto beni la cui valutazione esterna dall’utente è molto limitata, in quanto l’auto usata è bene complesso; l’elemento fiduciario è essenziale, per chi di mestiere non maneggia tali beni, diventa un mercato opaco. Se vi sono due venditori che vendono la medesima vettura, con stesse caratteristiche, una è distrutta, l’altra è in ottime condizioni (parlando del motore): il venditore della prima conosce il suo bene, il secondo sa di avere un'auto buona. Il compratore inesperto vede due auto identiche con prezzo diverso, tendenzialmente va verso quella che costa meno, che a breve non andrà più → il compratore non comprerà più un’auto usata, creando perdita per il venditore di auto buona, che uscirà dal mercato (selezione avversa).
Intermediazione bancaria
Il sistema economico fornisce da molto tempo delle risposte al problema dello scambio tra unità in deficit e in surplus: la risposta più consolidata al problema è la risposta bancaria → che tipicamente si vede affidato denaro dai soggetti privati (unità in surplus), la banca svolge un servizio di custodia del denaro. La banca raccoglie risparmio dal pubblico e lo impiega prestandolo a soggetti finanziari: è il tre d’union tra unità in surplus e in deficit, è mediatrice (art. 10 TUB). È una risposta ai problemi che si creano nella relazione tra unità, perché risolve anzitutto il problema della ricerca di controparte: ha una sede fisica e riconoscibile che diventa punto di riferimento delle unità per poter reciprocamente chiedere ed offrire denaro.
Come risolve il problema dei costi di transazione? Quando la banca raccoglie soldi dai risparmiatori, è la banca che risponde del denaro che questi hanno versato → è la banca che fa da intermediario solo in senso economico, in senso giuridico però è controparte di due affari (uno di raccolta, uno di finanziamento) ed assume su di sé il rischio di entrambi gli affari (di restituire il denaro a chi l’ha versato, e il rischio di non rivedere restituito il credito dato al soggetto finanziato). Se la banca presta male i soldi versati dai risparmiatori, la banca fallisce perché non ha più a disposizione i soldi da restituire ai prestatori (noi risparmiatori). Non ha riottenuto ciò che aveva prestato.
La banca, a differenza del privato che occasionalmente vuole farsi controparte di un affare finanziario, esercita questo mestiere professionalmente, il che comporta che eserciti questa attività nel continuo e su ipotesi operative che si ripetono costantemente avvalendosi di strutture il cui costo si spalma su moltissimi affari. L’interesse che muove la banca è di tipo economico, perché la sua attività viene generata per avere utili, che derivano da una somma composta dalla differenza tra l’ammontare dell’applicazione degli interessi sul capitale prestato (passivi) meno gli interessi degli importi raccolti dal pubblico (attivi). Essendo soggetto specializzato, la banca analizza meglio in merito di credito, sostenendo costi inferiori rispetto a quelli sostenuti dal singolo, e lo fa con un obiettivo di efficacia ed efficienza coerente con il suo scopo di lucro: se non fa prestiti consoni, fallisce.
Il ruolo della banca riduce il rischio della selezione avversa → il soggetto non meritevole di credito ha più ago nel concludere una transazione con un privato, piuttosto che con una banca. Il sistema bancario risolve anche il problema della conciliazione delle scadenze: il denaro che raccoglie viene prestato assegnando ai soggetti finanziati un termine per la restituzione (a certo tempo data o seconda certi piano di ammortamento o rateizzazione, il prestito a vista è quello della cassa automatica).
Come si garantisce ai risparmiatori, che versano denaro, il rimborso a vista (ossia la possibilità di prelevarlo in qualsiasi momento), e, ai soggetti cui viene prestato il denaro a titolo di finanziamento, la possibilità di restituire il denaro nel tempo? Come si conciliano le scadenze? La banca usa meccanismi di calcolo che prevedono statisticamente quali sono le giacenze medie e quali possono essere le uscite di cassa: questo calcolo a basi statistiche consente di individuare una quantità di denaro suscettibile di essere impiegata in finanziamenti.
La banca dà anche risparmi a tempo sotto forma di libretti di risparmio, obbligazioni bancarie, e questo permette un agile attività di finanziamento nei confronti dei privati: il denaro viene restituito in termini precisi. Non tutti coloro che depositano a vista prelevano il denaro contemporaneamente, così si creano giacenze → è questo il presupposto su cui si risolve il problema, non a tutti i risparmiatori servono tutti i soldi immediatamente: non li prelevo perché ho fiducia nell’agire della banca, faccio affidamento sulla stabilità dell’istituto di credito; se non ci fosse fiducia nella banca, non verrebbe versato nulla in banca.
Rischi e regolamentazioni
La stabilità della banca non è scontata: nella recente esperienza italiana, i depositanti che abbiano perso soldi non ce ne sono stati, hanno perso soldi coloro che avevano sottoscritto titoli (fino ai primi anni ‘90, le banche in Italia erano principalmente pubbliche, il capitale apparteneva allo stato e l’idea del fallimento della banca era inconcepibile). La banca può avere difficoltà nel restituire i soldi per due ragioni:
- La banca non riesce a recuperare il credito dato, comincia ad avere problemi di liquidità, che vengono avvertiti dal pubblico, che a sua volta reagisce con la corsa allo sportello → è una reazione razionale. Le conseguenze sono drammatiche in quanto da una situazione di scarsa liquidità si arriva velocemente all’insolvenza; inoltre, la situazione di difficoltà di una banca fa sì che i privati tolgano parte del patrimonio della gestione della banca in questione → diversifico il rischio, rischio che comunque in parte rimane in forza degli eventuali rapporti che la banca da cui tolgo il denaro abbia rapporti con la banca a cui do i risparmi (prestiti interbancari) → il problema di liquidità di una banca di può riflettere anche su altre banca nazionali. Questo comporta il fatto che sia il sistema bancario ad avere un problema, non la singola banca: il sistema di controllo sull’attività non ha funzionato → è naturale che il privato agisca per ridurre il rischio di perdita: prelievo, trasferimenti anche se banche estere (è sempre un agire razionale). L’effetto è che anche le banche che nulla hanno anche vedere con la banca in crisi, subiscono criticità non indifferenti: c’è un movimento imprevisto e incontrollabile del flusso di denaro → c’è un effetto domino. La fiducia nel sistema bancario è centrale (sia relativamente al sistema bancario che all’intero sistema economico).
Questo spiega perché l’attività bancaria sia altamente regolata: i sistemi giuridici disciplinano in tutti gli ordinamenti, l'esercizio dell’attività bancaria, prima ancora l’accesso, lo svolgimento, le modalità di gestione degli enti che svolgono attività bancaria; esiste un interesse pubblico al funzionamento del sistema bancario. La regolazione è transazionale, tende ad allocarsi qualificativamente a livello comunitario: negli ultimi 25 anni, con il fenomeno di globalizzazione, anche per effetto di una gran quantità di barriere agli scambi, gli scambi finanziari tendono oggi ad essere globalizzati.
Mutui subprime: le banche americane tendevano a prestare denaro per comprare case anche a chi non aveva garanzie; lo svilupparsi di un problema economico fece sì che questi non potevano restituire il credito, per cui le banche cedettero i loro crediti, li avevano frazionati e incorporati in titoli detenuti da fondi comuni di investimento di milioni di risparmiatori. L’attività bancaria è riservata, sono necessarie autorizzazioni pubbliche subordinate al controllo di requisiti posti a capo di colui che desidera iniziare l'attività, sconta una forte barriera d’accesso e nell'esercizio ci sono poi molte regolazioni, limiti e vincoli posti dalla autorità di vigilanza bancaria, che assicurano l’effettivo conformarsi dell’attività a principi di sana amministrazione. Anche la fase dell’insolvenza bancaria viene regolata dai singoli sistemi giuridici a seconda dell’impatto che potrebbe avere il default di una banca.
La borsa e mercati finanziari
La borsa è il luogo in cui le unità in deficit cercano risorse: nel sistema di borsa (di mercato) non c’è intermediazione, con la banca invece sì. I soggetti che si muovono in questi contesti hanno necessità di risorse economiche, porta con sé strutturatone la necessità di una funzione intermediatrice che ne consegue un utile (differenze tra tassi corrisposti ai depositanti e quelli percepiti dai soggetti finanziati); la banca strutturalmente applica ai finanziati un tasso molto superiore rispetto a quello applicato ai depositanti.
Con la banca c’è un problema (è un oligopolio naturale): i clienti non hanno molto potere contrattuale; da un alto l'intermediazione ha una costosità che si associa alla necessità di conseguire un utile, dall’altro alto il mercato bancario oligopolista dove la capacità contrattuale del cliente è bassa, è un mercato che non favorisce una allocazione favorevole delle condizione di remunerazione delle condizioni di costo. Il mercato bancario come funzione di raccordo tra le unità ha altri aspetti: i soldi prestati sono dei depositanti, è naturale quindi che, proprio a beneficio della sana a prudente gestione (condizione posta alla base della fiducia dei consumatori,) la politica di allocazione finanziaria per l’erogazione del credito, ha un approccio conservativo, non si orienta verso impieghi rischiosi.
Le banche devono quindi essere prudenti nell’erogare il credito: il problema sorge nei confronti delle nuove attività imprenditoriali → solitamente la banca controllando il piano industriale (ad es.) valuta sulla base di precedenti dati disponibili, aggiungendo valutazioni che possono sapere essere fallace; la nuova attività che viene proposta alla banca non ha precedenti di riferimento, la banca ha quindi difficoltà nel dare fiducia al soggetto imprenditoriale che la propone. Un sistema economico cammina solo nella misura in cui registra al suo interno componenti innovative, altrimenti perderebbe valore aggiunto → ma il sistema bancario fa fatica a finanziare l’innovazione.
Il sistema bancario inoltre, è al centro dell’attenzione dei pubblici poteri perché svolge comunque una funzione essenziale alla base del buon funzionamento del sistema.
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