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L'arte e la cultura in materia costituzionale

Nel nostro Paese la tutela del patrimonio storico-artistico e la promozione della cultura sono compiti dei poteri pubblici. A stabilirlo è la Costituzione (1948), che si occupa della tutela delle cose d’arte e, più in generale, della promozione della cultura agli articoli 9, 33, 117 e 118 che letti nel loro insieme, disegnano un modello di intervento in campo artistico e culturale definendo i limiti entro i quali esso può e deve svolgersi e individuando i soggetti chiamati a realizzarlo.

In verità la Carta non esclude che anche i soggetti privati possano intervenire nel settore, ed anzi lascia ampi spazi al contributo della “società civile”. Ma mentre per i soggetti privati il sostegno all’arte e alla cultura è una scelta libera, per quelli pubblici esso è un potere/dovere.

Ordinamenti liberal democratici

Occorre, prima di addentrarci in argomenti più specifici, delineare le caratteristiche essenziali degli ordinamenti liberal democratici: il conflitto autorità/libertà si manifesta nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato di diritto.

Lo stato assoluto

Lo stato assoluto (legibus solutus, cioè sciolto dall'osservanza della legge) si ha quando lo stato, e per esso il sovrano, detta la legge per i cittadini (che in realtà sono sudditi, si trovano cioè in uno status subjectionis [posizione di sudditanza/soggezione]), ma non la osserva perché è al di sopra della legge. Questa situazione è ben rappresentata dalla famosa frase di Luigi XIV: "l'état c'est moi" che, oltre che "io sono lo stato", potrebbe ben tradursi "la legge sono io".

D'altra parte, il termine "cittadino", colui cioè che si trova in uno status civitatis [posizione di cittadinanza], nasce con le rivoluzioni borghesi contro l'ancien régime, quella inglese del 1689, quella americana del 1776, quella francese del 1789.

Lo stato assoluto è spesso uno stato "personale" (l'autorità si identifica tutta e solo nella persona - "sacra e inviolabile" - del sovrano, che considera "cosa sua" popolo e territorio) ed anche uno stato "patrimoniale" (le "casse" dello stato non si distinguono dalle "tasche" del principe il quale considera suo patrimonio tutti i beni dello stato, nel quale, peraltro, non c'è registrazione né controllo della spesa "pubblica").

Lo stato di diritto

Allo stato assoluto si contrappone lo stato di diritto, (nato per contrapporsi alla tirannia e all’arbitrio) nel quale gli stessi organi sovrani che producono la legge vi sono ugualmente sottoposti. In esso compare la separazione dei poteri, quello legislativo affidato al parlamento, quello esecutivo affidato al governo, quello giudiziario affidato ai giudici, e cominciano a comparire alcuni diritti individuali per i cittadini; in esso le sentenze dei giudici e gli atti amministrativi della Pubblica Amministrazione sono subordinati alla legge.

Lo stato liberale

Lo stato di diritto si distingue in stato liberale e stato democratico. Lo Stato liberale è il tipico stato europeo ottocentesco basato sull'ideologia liberale (e liberista), che rappresenta un superamento dello stato assoluto, in quanto è la prima forma moderna di stato di diritto, uno stato, cioè, nel quale anche i suoi organi sono sottomessi alla stessa legge che emanano. Ma la legge è "onnipotente", non è a sua volta soggetta ai princìpi superiori di una costituzione, in quanto le "carte" e gli "statuti" allora vigenti sono flessibili, hanno cioè la stessa forza della legge ordinaria che dunque può modificarli o contraddirli.

Lo stato liberale del XIX secolo è caratterizzato soprattutto dal suffragio elettorale ristretto per censo e/o per istruzione, oltre che per sesso e per età. Considera intangibile la proprietà privata e mette al centro dell'economia l'impresa privata e il mercato (liberismo) e il non intervento (laisser faire). Dunque uno stato elitario e limitato.

Si deve avvertire che quanto sopra detto a proposito dell'accostamento tra liberalismo e liberismo è, come si può capire, una semplificazione/astrazione, valida come primo approccio e come descrizione generale. La realtà storica è stata più complessa e non sempre lo stato liberale in politica ha abbracciato pienamente il liberismo in economia, o, almeno, nell'economia internazionale. Se all'interno l'impresa privata, il mercato, il non intervento sono i perni dell'economia, all'esterno si adottano politiche non liberiste.

La III Repubblica francese (alla fine dell'Ottocento) e l'Italia dell'età giolittiana (primi anni del Novecento), qualificabili come stati liberali, furono "protezionisti" in tema di commercio internazionale.

Lo stato democratico

Lo stato democratico, quale quello delineato, per esempio, dalle costituzioni francese del 1946, italiana del 1948, tedesca del 1949 è uno stato "costituzionale" (cioè più che "legale") in quanto neanche la legge è onnipotente, ma soggetta ai princìpi fondamentali di una costituzione "rigida", non modificabile cioè con legge ordinaria e fonte suprema delle altre fonti del diritto.

Lo stato democratico, oltre ad essere "di diritto", con separazione dei poteri, con il "principio di costituzionalità", ha le radici stesse della sua sovranità nel popolo (i cittadini) e dunque si caratterizza anche per il suffragio universale e diretto (tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso, censo e istruzione, eleggono direttamente almeno i membri del Parlamento o di un ramo di esso, con voto "personale e uguale, libero e segreto").

Si ha cioè pluralismo dei partiti politici e libere elezioni, con forme di garanzia per le minoranze che hanno la possibilità, formale e sostanziale, di diventare maggioranza. Si ha il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo e l'ampliamento di quelli del cittadino che diviene partecipe, sia pure indirettamente o non sempre direttamente, della conduzione della cosa pubblica (res publica), che si trova cioè in uno status activae civitatis [posizione di cittadinanza attiva/partecipazione].

Con il progressivo consolidarsi dello Stato di diritto democratico l’autorità si ridimensiona enormemente nella compressione delle libertà e quindi l’autorità diventa invece strumento per la definizione di ogni libertà.

Lo stato democratico è anche, c'è chi dice necessariamente, uno stato sociale (welfare state) equidistante dallo stato liberale-liberista che, sacrificando l'uguaglianza alla libertà, la comunità all'individuo, considera intangibile la proprietà privata e mette al centro dell'economia l'impresa privata, il mercato, il profitto e il non intervento; e dallo stato socialista che, sacrificando la libertà all'uguaglianza, l'individuo al collettivo, sceglie il sistema economico collettivista (i beni strumentali durevoli, o capitali, sono forzatamente di proprietà "collettiva", in realtà statale) e pianificato (l'intervento dello stato nell'economia è massimo e un'autorità centrale stabilisce cosa, quanto, quando, come, dove, per chi produrre).

Lo stato sociale sceglie un sistema economico misto che fa coesistere proprietà dei capitali e iniziativa economica sia private che pubbliche; è uno stato che, cercando di coniugare libertà e uguaglianza attraverso la solidarietà e la sussidiarietà, interviene con programmi e controlli, con atti positivi a favore di singoli e gruppi svantaggiati in tema di salute, istruzione, ma soprattutto in tema di assistenza e previdenza, tutela del lavoro e del risparmio con incentivi ("trasferimenti") e con meccanismi perequativi ("stabilizzatori automatici") e redistributivi (ad es. legislazione sociale, sistema pensionistico e assicurativo, progressività dell'imposta sul reddito, etc.).

Non vi è più solo nella imposizione di vincoli nei confronti del destinatario e quindi in una limitazione della sua libertà bensì anche in provvedimenti amministrativi che tendono a favorire il destinatario e dunque espandono la sfera giuridica della sua libertà.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michele.matino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei Beni Culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof .
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