Evoluzione delle tutele del diritto d'autore
Relatore Giorgio Assumma. Il 20 settembre 2005 l'Assemblea degli associati ha designato Presidente della SIAE l'Avvocato Professor Giorgio Assumma. Nato a Civitavecchia nel 1935, egli è uno tra i più noti studiosi di diritto d’autore e dello spettacolo, da molti anni lavora infatti in questo campo. Il neo-presidente della SIAE, definendosi ironicamente “autore ed editore fallito”, analizza e racconta il settore del diritto d’autore, in cui è immerso da ormai 50 anni, e di come la SIAE stia recuperando un ruolo di primo piano fra le Società di autori nel mondo.
La SIAE è la Società Italiana degli Autori e degli Editori che conta circa 90.000 soci i quali, come afferma lo stesso Assumma, sono in continuo disaccordo tra loro sulla ricorrente mutazione del campo in cui si esercita la tutela del diritto d’autore in rapporto alla multimedialità e alle nuove tecnologie. Fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, Mussolini nelle sue lettere del 1926 cercava di “calmare le acque” tra autori ed editori che già quasi cento anni fa si trovavano in disaccordo sullo stesso tema.
Definendosi il tutore di tutti i diritti di autori ed editori, Assumma introduce subito una data importante nella storia del diritto d’autore, il 10 Aprile 2010, giorno in cui il Copyright ha compiuto 300 anni. Infatti la prima a chiedere di introdurre questa protezione fu la regina Anna d’Inghilterra nel suo editto del 1710; in questa epoca il diritto d’autore consisteva nel dare all’autore la possibilità di riprodurre le proprie opere e di specularne gli esemplari (venderle in cambio di denaro). Prima di questa data nel Medioevo gli autori proteggevano le loro opere da utilizzi illeciti semplicemente inserendo “maledizioni” nei loro scritti.
Nei successivi due secoli anche la Normandia e la Repubblica Veneziana introducevano la prima vera forma del diritto d’autore: l’esigenza di proteggerlo è nata a causa del fenomeno della pirateria, molto frequente in quell’epoca storica fortemente caratterizzata dal commercio.
Qualche anno dopo l’editto della regina Anna, Emmanuel Kant scrive “Della pirateria editoriale” dicendo che l’opera dell’ingegno altro non è che un colloquio che l’autore intraprende con un gruppo di interlocutori determinato o indeterminato. Chi è autore del colloquio deve scegliere quello che più lo aggrada (se farlo, quando farlo, con corrispettivo o senza, ecc…); in ciò sta tutto il diritto d’autore di stampo franco-germanico.
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