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Diritto costituzionale

Introduzione al diritto costituzionale

Il diritto costituzionale costituisce l'insieme di norme che disciplinano l'organizzazione della comunità politica. Comunità politica che si è imposta a partire dal Trattato di Vestfalia del 1648. Esso trova il suo sviluppo negli ordinamenti statali (per questo affermiamo che ha un legame con lo Stato) ed è proprio questo che ha influito sullo studio e sulla storia del diritto costituzionale. Lo studio del diritto costituzionale è di tipo storico, perché il diritto è un fenomeno radicato nella società ed esso si è modificato in base alle trasformazioni della società stessa.

Lo stato e il diritto costituzionale

Quando nasce lo stato come organizzazione della comunità politica, sono profonde le differenze di modalità di organizzazione che i diversi stati hanno tra loro, per fattori storici, culturali ecc. Per questo lo studio del diritto costituzionale deve essere aperto a molteplici visioni, esperienze. Ciò che resta fondamentale è il problema che riguarda il rapporto tra il diritto costituzionale e lo stato.

Ricorda l'esempio del filosofo Thomas Hobbes: egli formulò la teoria dello stato assoluto e scrisse "Il Leviatano", di cui va ricordato il frontespizio: è l'immagine di un sovrano (visto sia da un verso, che dall'altro) che domina un territorio fatto di città, bosco, campanile. Il corpo è fatto di tanti omini non distinguibili, tutti uguali, aventi tutti lo sguardo rivolto al sovrano, che tiene in mano spada e pastorale (simbolo delle insegne vescovili).

Tutta la storia del diritto costituzionale è stata la storia di uno sforzo culturale di incatenare il leviatano, ponendo limiti all'assolutezza del potere. In altre parole, l'assolutezza del potere politico doveva essere circondata da limiti giuridici. Lo stato, secondo Marx Weber, è un soggetto che si afferma come detentore della forza legittima, in quanto deve assicurare il perseguimento della collettività riunita nello stato.

Rapporto tra stato e diritto

È importante il rilievo della dimensione sociale della vita individuale, perché è in essa che si inseriscono gli aspetti del diritto e dello stato. Il diritto è il fenomeno regolativo della vita sociale e, perciò, le norme si differenziano sia dalle leggi naturali (legate a causalità naturali), sia da leggi che riguardano la dimensione della coscienza (per esempio l'uomo in isolamento può seguire leggi religiose).

Ogni gruppo sociale costituisce un organismo per il raggiungimento dei suoi obiettivi, dando origine a norme essenziali e quindi rispettate da tutti i consociati per raggiungere quel fine. Il fenomeno giuridico ha una latitudine più ampia della realtà degli ordinamenti statali: lo stato, infatti, è solo una delle forme di organizzazione della vita sociale. Tra individuo e stato vi sono molti organismi intermedi.

Pluralità degli ordinamenti giuridici

Di forme di organizzazione della vita sociale ve ne sono state di primitive, come la fila alla biglietteria, dove se qualcuno sgarra va incontro a una sanzione per un comportamento difforme a queste norme comportamentali. La stessa cosa vale per qualsiasi altro gruppo sociale che si costituisce per raggiungere un determinato fine (esempio il club sportivo ha uno statuto, organi direttivi ecc.).

Le norme regolano la vita del gruppo in due aspetti:

  • Rapporti tra consociati
  • Rapporti tra consociati e l'apparato al quale il gruppo ha affidato il compito di vegliare sul perseguimento dei fini che si vogliono raggiungere.

Conflitti tra ordinamenti giuridici

Tutto ciò si afferma nei primi decenni del '900, contro chi identificava il diritto con lo stato, nell'800. Si afferma l'idea che il diritto è sociale, prima che statale, e quindi si afferma il concetto di pluralità degli ordinamenti giuridici. L'ordinamento sportivo, per fare un esempio concreto, è organizzato intorno a una rete di strutture sportive, club, collegati in federazioni nazionali, europee, mondiali, e questa rete di collegamenti riguarda sia le singole branche, che il complesso dell'organizzazione sportiva. Ognuna rispetta le regole, perché esse sono parte dell'ordinamento sportivo.

In contesti di pluralità degli ordinamenti giuridici, bisogna tenere presente che porre dei limiti può collidere con i principi di altri ordinamenti: un esempio di tale fenomeno è rappresentato dalla regole di non fare giocare più un determinato numero di giocatori stranieri all'interno di una squadra di calcio: questo limite può collidere con i principi dell'ordinamento europeo, comunitario ecc. Riassumendo, i conflitti possono nascere tra norme poste da ordinamenti giuridici diversi.

Classificazione giuridica dei comportamenti

Il problema della collisione, bene si evidenzia nelle associazioni criminali: infatti, ogni gruppo sociale, come sappiamo, ha un ordinamento giuridico. La mafia e la camorra, per esempio, sono organizzazioni sociali che esprimono norme giuridiche proprie, in contrasto con gli ordinamenti che devono assicurare la pacifica convivenza. L'organizzazione criminale, però, esprime a sua volta norme che hanno una grande forza (esempio: chi sgarra può essere ucciso ecc.).

La pluralità degli ordinamenti giuridici pone un altro problema: occorre classificare giuridicamente i comportamenti, a seconda che siano trattati nell'ottica di un ordinamento o di un altro. Per esempio, che il socio di un circolo sportivo indossi scarpe da tennis o stivali per giocare, è uguale, ma cambia per l'ordinamento del club e lo stesso vale per la fila alla biglietteria.

Ordinamento giuridico e gruppi sociali

È importante ricordare che:

  • Qualsiasi gruppo sociale, dando vita a una istituzione sociale, produce norme che rappresentano l'ordinamento giuridico del gruppo stesso, per il raggiungimento delle proprie finalità. Ciò avviene indipendentemente dal fatto che il gruppo sociale sia fortemente radicato sul territorio o meno.
  • La pluralità degli ordinamenti pone in essere il problema della collisione tra norme giuridiche diverse e quindi la necessità di risolvere conflitti tra ordinamenti diversi.
  • Poteri esercitati all'interno di un gruppo: un gruppo sociale, per il conseguimento delle proprie finalità, deve esprimere un apparato di potere, un centro che è chiamato ad assicurare il conseguimento dei fini comuni, organizzando la vita del gruppo, cercando le risorse finanziarie, per assicurare l'osservanza delle regole e difendersi dall'ingerenza di società esterne, se queste mettono in pericolo il conseguimento delle finalità del gruppo (proprio come lo stato si difende da attacchi esterni ecc.).
  • Vi sono stati ordinamenti dove l'espressione dell'apparato di potere ha avuto una compattezza non presente in altri casi, dove invece può svolgere solo determinati compiti non altri, perché è parte di un gruppo più ampio. Ciò accade, per esempio, tra stato ed associazioni private. Quindi, vanno distinti i gruppi sociali in grado di esprimere un apparato che può svolgere compiti con pienezza e ordinamenti giuridici che, invece, derivano da altri in cui sono compresi.

Finalità e sviluppo dello stato moderno

Vi sono gruppi sociali che si costituiscono per perseguire finalità delimitate (associazioni culturali, sportive, economiche ecc.). Ve ne sono altri, invece, che si costituiscono per perseguire tutte le finalità che, in un dato momento storico, sono essenziali perché il gruppo stia insieme. In particolare questa distinzione è importante perché lo stato è stato storicamente un gruppo sociale che si è assunto come compito la soddisfazione di tutte le finalità della generalità dei consociati.

Con lo stato dell'età moderna (a partire dalla fine del XVI secolo ed alla Pace di Vestfalia) ha inizio in Europa il processo di formazione e consolidamento delle strutture statali, che va avanti per alcuni secoli e che ha fatto sì che lo stato appaia come la forma più complessa di organizzazione di un gruppo sociale. Si formano, così, unità politiche che recidono i legami con l'impero ed il papato. Esse sono saldamente impiantate su un territorio, sono soggetti dotati di un potere sovrano, sono dette unità politiche territoriali.

Questo processo si sviluppa in risposta alle lacerazioni causate dai conflitti religiosi dell'età moderna. La pretesa dello stato di affermarsi come soggetto dotato di una sovranità senza pari è dovuta anche al desiderio di ristabilire la pace. Se da una parte questo processo di formazione dello stato è tipicamente europeo, dall'altra esso si propaga oltre il contesto europeo, per diverse ragioni storiche:

  • Innanzitutto, per l'insediamento in diversi continenti di coloni di Paesi europei, dove c'era stato un caso forte di formazione di ordinamenti statali (come accadde negli Stati Uniti).
  • Si propaga inoltre verso Paesi dov'erano in corso processi di decolonizzazione, conservando, tuttavia, l'impronta degli ordinamenti che li avevano colonizzati.

Legittimazione del potere e sovranità

Durante la formazione dello stato moderno, emerge il forte nucleo degli ordinamenti statali: gli stati creano unità politiche coese attorno a un potere accentrato, che gli consente di esercitare stabilmente il potere su di un determinato territorio. Lo stato è un gruppo sociale stabilmente organizzato su un territorio, attorno a un centro di potere dotato di sovranità.

Legittimazione del potere: lo stato è un fenomeno di organizzazione politica di un gruppo sociale, che mette capo alla creazione di un apparato di governo legittimato alla sovranità. Weber parla di monopolio della forza legittima. È fondamentale questo passaggio: con il profilo della legittimazione della sovranità, si è intersecato il problema della legittimazione del potere, che sono sempre stati in relazione: ciò ha origine dall'essenza dello stato, dove da una parte vi è un gruppo statale che esprime un potere e dall'altra vi è un gruppo che si oppone ad esso.

Questa tensione percorrerà tutta la storia degli ordinamenti statale. La tensione esplode con le rivoluzioni costituzionali, alla fine dell'età moderna (rivoluzione inglese del 1688, rivoluzione americana del 1756 e rivoluzione francese del 1789), che esprimono in modo diverso il problema di inquadrare la legittimazione del potere sovrano in un complesso di limiti dell'esercizio dei poteri politici. Questo legame strettissimo, che è allo stesso tempo anche tensione dialettica, tra assetto di potere e gruppo sociale, è un punto cruciale.

Democrazia e forma di governo

Lo stato, infatti, ci appare da una parte come democratico (libertà di pensiero, associazione, libertà dello stato ecc.), dall'altra può usare anche la forza nei confronti del gruppo. A ciò si collega una distinzione tra stato società (che è la comunità), cioè lo stato guardato dalla visuale del gruppo sociale e lo stato apparato (che è il governo), guardato dalla visuale dell'apparato che può esercitare sul gruppo poteri autoritativi.

Altra distinzione importante è la seguente:

  • Forma di stato = riguarda i rapporti fra il gruppo sociale organizzato e l'apparato i governo, fra governati e governanti, fra autorità e libertà. (ad esempio i cataloghi dei diritti riconosciuti dalle costituzioni)
  • Forma di governo = È il modo in cui, fra i supremi organi dell'apparato statale, è distribuito il potere di direzione politica dello stato. (ad esempio il governo per attuare il suo programma politico deve assicurarsi una maggioranza parlamentare attraverso un voto di fiducia)

Rapporto tra forma di stato e forma di governo

Se da una parte è importante distinguere forma di stato e di governo, bisogna però tenere presente che esse non sono realtà concettuali incomunicabili. Per esempio, la struttura dell'ordinamento statale si è decentrata (federale o regionale) e ciò ha incide sulla forma di stato perché introduce nella dinamica dei rapporti tra governanti e governati, elementi di articolazione forti. Quindi, il decentramento territoriale del potere politico, rappresenta un ostacolo, poiché incide anche sulla distribuzione del potere nell'organizzazione del potere statale.

Questa distinzione è di tipo storico. È fondamentale, per capire i rapporti tra forma di stato e di governo, l'affermazione di principi di democrazia come il suffragio universale: rispetto ad ordinamenti in cui l'organizzazione politica avveniva in una ristretta cerchia di individui è importante che negli ordinamenti ci sia stato l'allargamento della partecipazione dei cittadini al processo politico.

Nelle odierne democrazie, i partiti sono lo strumento con cui i cittadini partecipano alla vita politica.

Sviluppo storico delle forme di stato e di governo

Il processo di formazione dello stato moderno, che in Europa avviene tra il XVI e il XVII secolo, è un fenomeno di accentramento del potere politico. La condizione politico-costituzionale prima della monarchia assoluta in Europa, era caratterizzata da una serie di contraddizioni: se da una parte la struttura politica aveva un carattere universalistico (impero), dall'altra vi era il rafforzamento della struttura con carattere particolaristico, che minavano il potere politico (come le signorie territoriali con carattere feudale).

L'impero si scontrava anche con altre istituzioni particolaristiche, rappresentate dal ruolo dei comuni e dalle lotte di questi contro l'impero. Lo sviluppo delle città e dei comuni rappresenta, infatti, il primo atto di una società sempre più dinamica, intenta a volersi liberare di quei "ceppi" che ne bloccano lo sviluppo economico. Le corporazioni, oltre ai comuni, sono altre strutture con cui lo stato moderno deve fare i conti. Alla base dello stato moderno, vi era un popolazione che chiedeva l'accentramento del potere, anche al fine di difendere un mercato più vasto.

Se da una parte lo stato moderno rappresenta quindi, per lo sviluppo della società, un elemento che ne facilita i traffici, i commerci, e quindi che ne favorisce l'ascesa, dall'altra esso è un elemento costrittivo, per le ricadute dell'accentramento del potere politico sulle condizioni dei ceti. Un concetto centrale è il problema che quindi viene a formarsi in Europa sulla limitazione del potere. Il diritto costituzionale è, per gran parte, un insieme di congegni regolativi e costrittivi del potere politico.

Costituzionalismo e limitazione del potere

La stessa espressione costituzionalismo, indica il movimento politico-filosofico, che interessa l'Europa dal XVII secolo e che si batte per l'affermazione di un complesso di congegni di limitazioni del potere politico. Quindi il costituzionalismo è l'ideologia della limitazione del potere politico. È dall'esperienza inglese, francese ed americana (USA), che si forma l'ideologia del costituzionalismo. Costituzionalismo misto = nasce con lo scopo tenere in equilibrio le diverse componenti della società, impedendo così che una componente prevalga sull'altra.

Temi comuni del costituzionalismo moderno

Il costituzionalismo, quindi, è quel movimento di pensiero ed esperienze costituzionali attorno all'idea che il potere debba essere limitato. Esso trova sviluppi differenti in Inghilterra, Nord America dopo la dichiarazione di indipendenza del 1789 e in Francia. Vi sono però dei temi comuni, e più precisamente i fili conduttori sono due:

  • Il riconoscimento e la protezione dei diritti individuali
  • Il principio di divisione dei poteri

Questi due aspetti attraversano tutta la storia del costituzionalismo moderno ma con diversi svolgimenti. Per esempio, in Inghilterra la Rivoluzione parlamentare del 1688 si conclude con alcuni documenti costituzionali, tra cui il Bill of Rights (1689), cioè un catalogo dei diritti individuali, che riassume un patto tra il sovrano e i sudditi. Negli USA, si arriva all'indipendenza delle 13 colonie attraverso le costituzioni che si aprono ognuna con la costituzione dei diritti (per esempio in Virginia "i diritti sono base e fondamento del potere politico").

Esperienza francese

Anche in Francia la centralità del tema dei diritti è espressa dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1789. In particolare, l'art. 2 afferma che "Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione". Si chiarisce, così, come l'apparato di potere sia strumentale rispetto alla conservazione dei diritti, che è il vero aspetto centrale. Il fine di ogni società politica, quindi, è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili.

La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino apre la Rivoluzione francese, il terzo stato si dichiara assemblea costituente, abbandona gli stati generali, e tale dichiarazione rappresenta il suo primo atto. Art. 16: "Ogni società in cui non è assicurata la garanzia dei diritti, né determinata la separazione dei poteri, non ha costituzione". Questo è un concetto storico-politico di costituzione, visto come un documento caratterizzato dalla garanzia dei diritti e dalla separazione dei poteri. Sempre in Francia, la rivoluzione come movimento costituzionale ha inizio quando il terzo stato si dichiara assemblea costituente, cioè si autoproclama potere costituente e si auto investe del...

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albertovadala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Ridola Paolo.
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