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IL SISTEMA PARLAMENTARE E LE SUE VARIANTI.

FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE E RAZIONALIZZAZIONE DEL POTERE.

La forma di governo parlamentare si caratterizza per un rapporto di fiducia tra Governo e

Parlamento il quale può costringere il Governo alle dimissioni votandogli contro la sfiducia.

La Camera Bicamerale = la sfiducia può essere votata da ciascuna Camera. ( Italia )

La Camera politica = E’ il rapporto di fiducia che intercorre con una sola Camera. ( Germania ).

Le costituzioni del secondo dopoguerra per evitare un eccessiva instabilità e debolezza dei governi,

hanno fatto si che prendesse corpo la razionalizzazione del parlamentarismo che consiste nel

tradurre in disposizioni costituzionali scritte, le regole sul funzionamento del sistema parlamentare.

La costituzione italiana prevede una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione,

attraverso il quale il Presidente della Repubblica è titolare dei propri poteri, e di una Corte

Costituzionale a cui è sottoposto l'esercizio della funzione legislativa

PARLAMENTARISMO MAGGIORITARIO E COMPROMISSORIO.

Per comprendere il funzionamento della forma di governo è fondamentale fare la distinzione tra

parlamentarismo maggioritario e compromissorio.

Parlamentarismo maggioritario(a prevalenza del Governo) = Presenta le seguenti

caratteristiche: sistema bipolare - governo di legislatura - la coalizione di minoranza assume il ruolo

dell'opposizione - pratica politica dell'alternanza.

Parlamentarismo compromissorio (a prevalenza del Parlamento) = Presenta le seguenti

caratteristiche: sistema politico multipolare - accordi sulla maggioranza e sulla composizione del

governo dopo le elezioni (governo di coalizione) - debolezza e instabilità del Governo - maggiore

forza del parlamento. PRESIDENZIALISMO.

La forma di governo presidenziale è quella in cui il Capo dello stato è:

• eletto dall'intero corpo elettorale

• non può essere sfiduciato da un voto parlamentare

• presiede e dirige i governi da lui nominati

La forma di governo presidenziale che ha avuto maggior successo è quello degli Stati Uniti.

Negli Usa il Presidente e il Vice-Presidente sono eletti per un mandato di 4 anni. Il Presidente degli

Stati Uniti gode della forte legittimazione politica che deriva dall’investitura popolare diretta. Il

Presidente ha alle sue dipendenze l’amministrazione dello Stato federale e nomina i suoi

collaboratori, che non possono essere membri del Parlamento. I collaboratori quando sono in

riunione formano il cosiddetto Gabinetto privo di rapporto con il Parlamento. Il Presidente dirige la

politica estera ed è al comando delle forze armate. Di fronte al Parlamento vi è il Congresso ed ha

una struttura bicamerale. Le due Camere sono il Senato formato da 2 rappresentanti di ogni Stato

membro e viene rinnovato parzialmente ogni due anni. La camera dei rappresentanti formata da

deputati con mandato biennale. Il Congresso è titolare del potere legislativo; approva il bilancio

annuale, affinché l’amministrazione sia autorizzata a spendere; può mettere in stato di accusa il

Presidente (impeachment) per reati gravi. Presidente e Congresso sono indipendenti l’uno dall’altro,

il Presidente ha il potere di veto sospensivo delle leggi approvate dal Congresso che però può

superare le resistenze presidenziali avendo la maggioranza dei 2/3.

SEMIPRESIDENZIALISMO.

La forma di governo semipresidenziale si caratterizza per i seguenti elementi:

• Il Capo dello Stato è eletto direttamente dal corpo elettorale della Nazione;

• Il Presidente è indipendente dal Parlamento ma non può governare da solo ma deve servirsi

di un governo da lui nominato.

• Il Governo deve avere la fiducia del Parlamento.

Esistono tuttavia:

- forme di governo semipresidenziali a presidente forte e forme di governo semipresidenziali a

prevalenza del governo

Nella forme di governo semipresidenziali a presidente forte il Capo dello Stato:

- nomina del primo ministro;

- può sciogliere l'assemblea nazionale;

- presiede le riunioni del consiglio dei ministri;

- può deferire al Consiglio nazionale una legge prima della sua promulgazione, affinché né controlli

la sue legittimità costituzionale;

- nomina tre membri del Consiglio costituzionale;

- sottopone a referendum ogni progetto di legge attinente all’organizzazione dei pubblici poteri;

- può inviare messaggi al Parlamento.

Nei sistemi semipresidenziali in cui prevale la forma parlamentare - governativa il ruolo del

presidente si riduce a quello di garanzia.

ALTRE FORME DI GOVERNO CONTEMPORANEE.

La forma di governo Neoparlamentare si caratterizza per:

- rapporto di fiducia tra governo e parlamento;

- elezione diretta del primo ministro;

- elezione contestuale di Governo e Parlamento;

- governo di legislatura.

La forma di Governo Direttoriale adottata solamente della confederazione Svizzera caratterizzata

dalla presenza accanto al parlamento di un direttorio eletto ma non revocabile dal primo formato da

sette membri che hanno la funzione contemporaneamente di Governo e di Capo dello Stato.

I SISTEMI ELETTORALI E LA LEGISLAZIONE DI CONTORNO.

LA LEGISLAZIONE ELETTORALE.

Nella legislazione elettorale confluiscono tre componenti diverse:

- cittadinza politica ossia delle norme stabilite dai soggetti che godono dell’elettorato attivo;

- le regole sul sistema elettorale, ossia i meccanismi attraverso cui i voti espressi dagli elettori si

trasformino in seggi parlamentari;

- la legislazione elettorale di contorno, sono le regole che stabiliscono le modalità di svolgimento

delle campagne elettorali, il finanziamento della politica, il regime di ineleggibilità e delle

incompatibilità parlamentari.

L’ELETTORATO PASSIVO E ATTIVO.

L’art. 48 della Cost. afferma infatti che sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto la

maggiore età. Questa norma sancisce il cosiddetto elettorato attivo, cioè la capacità di votare. Esso

è subordinato al possesso di due requisiti: la cittadinanza italiana e la maggiore età.

L’art. 48.2 della Cost. pone alcuni principi che caratterizzano il diritto di voto:

il voto è personale, è eguale, è libero, è segreto è un dovere civico.

Elettorato passivo = consiste nella capacità di essere eletto.

Per essere eletti alla Camera dei Deputati occorre avere 25 anni.

Per essere eletti al Senato della Repubblica occorre avere 40 anni.

INELEGGIBILITA’ E INCOMPATIBILITA’ PARLAMENTARI.

Incompatibilità è invece quella situazione giuridica il cui soggetto, validamente eletto, non può

ricoprire contemporaneamente la funzione parlamentare e un'altra carica.

Ineleggibilità si ha quando un cittadino non possa essere eletto a cagione di una situazione

di inopportunità indicata dalla legge.

Le ineleggibilità mirano a garantire la libertà di voto e la parità di chances tra i candidati, mentre le

incompatibilità mirano a garantire che l’imparziale esercizio delle funzioni elettive non venga

minacciato da conflitti di interessi o da altri motivi. Le cause di ineleggibilità hanno natura

invalidante e determinano la nullità delle elezioni, le cause di incompatibilità sono invece caducanti

e producono la decadenza del titolare della carica elettiva.

Ineleggibilità sopravvenute = è quando le cause di ineleggibilità sopraggiungono nel corso del

mandato elettivo.

DISCIPLINA DELLE CAMPAGNE ELETTORALI.

La libertà di scelta dell’elettore e la parità di chances dei candidati costituiscono principi

irrinunciabili. La Cost. tutela la libertà di voto art. 48 e il diritto di tutti i cittadini di poter accedere

alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza art .51.

IL FINANZIAMENTO DELLA POLITICA.

La politica ha costi crescenti nelle odierne democrazie pluralistiche. Da un lato i partiti

costituiscono organizzazioni complesse che, per funzionare, richiedono ingenti risorse. Dall’altro

lato, le campagne elettorali, basate sull’uso dei mass-media richiedono spese ingenti.

Per far fronte a tutto ciò si è ricorso a forme di finanziamento pubblico, cioè a carico del bilancio

statale. Il finanziamento della politica è un fatto necessario. Il finanziamento pubblico della politica

rischia di trasformare i partiti in apparati burocratici e autonomi insensibili alle esigenze della

società. Nel 1999 è stato reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti politici, sotto forma però di

rimborso delle spese elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento.

I SISTEMI ELETTORALI.

Il sistema elettorale è il meccanismo attraverso cui i voti espressi dagli elettori si trasformano in

seggi. Il sistema elettorale si compone essenzialmente in tre parti:

Il tipo di scelta che può essere categorica (una sola preferenza) o ordinale (più preferenze).

• La dimensione del collegio. Si distingue: il collegio unico, più collegi, collegio

• uninominale (un candidato) e il collegio plurinominale (più candidati).

Formula elettorale il meccanismo attraverso il quale si procede sulla base dei voti espressi

• alla ripartizione dei seggi.

Tenendo conto della formula elettorale, i sistemi elettorali si distinguono in maggioritari e

proporzionali.

MAGGIORITARIO = maggioranza assoluta (sistema del ballottaggio) - maggioranza relativa

(chi ottiene più voti). Ha un effetto selettivo perché consente l’accesso al Parlamento solo a chi ha

ottenuto più voti.

PROPORZIONALE =I seggi sono distribuiti a seconda della quota di voti ottenuti da ciascuna

lista in competizione. Ha un effetto proiettivo perché consente l’accesso al Parlamento anche alle

minoranze politiche.

Clausola di sbarramento = possono accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che a livello

nazionale hanno conseguito una percentuale significativa di voti.

IL SISTEMA DI ELEZIONE DEL PARLAMENTO IN ITALIA.

Sino al 1993 in Italia le due Camere erano elette con un sistema proporzionale ciò ha sempre dato

luogo a un parlamentarismo compromissorio a seguito di trasformazioni della società si è spinto per

una democrazia maggioritaria, con il referendum elettorale del 1993 (oltre il 90% di SI). Tuttavia

nel 2005 il sistema elettorale maggioritario è stato abbandonato, al suo posto è stato introdotto un

sistema elettorale proporzionale che si caratterizza per i seguenti elementi:

- lista bloccata cioè l’elettore vota per una delle liste in competizione ma non può esprimere alcuna

preferenza per i candidati;

- la possibilità che i partiti dichiarino il collegamento di più liste in un’unica coalizione che dovrà

presentare un unico programma elettorale;

- preventiva indicazione del capo della coalizione;

- clausola di sbarramento;

- premio di maggioranza

Premio di maggioranza:

- per la Camera dei Deputati è previsto che alla coalizione che ha ottenuto più voti siano attribuiti

ulteriori seggi fino a raggiungere la quota di 340 seggi.

- per il Senato della Repubblica l’attribuzione dei seggi procede su base regionale. E’ previsto che

alla coalizione che ha ottenuto più voti siano attribuiti ulteriori seggi affinché si raggiunga il 55%

dei seggi assegnati alla Regione.

Tale legge elettorale ha trovato la sua prima applicazione nelle elezioni politiche del 9/4/06.

LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO.

Le elezioni del Parlamento europeo sono svolte a partire dal 1979, in base alle diverse leggi

elettorali di ciascun Stato. I seggi attribuiti all’Italia attualmente sono 78.

Ai fini della loro ripartizione fra le liste concorrenti si opera nel modo seguente:

- Si calcola il quoziente elettorale nazionale, dividendo il numero complessivo dei voti validi per il

numero complessivo dei seggi da assegnare;

- si determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista;

- si divide la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per il quoziente elettorale;

- il risultato di questa divisione indica il numero dei seggi che spetta a ciascuna lista.

Si passa alla fase successiva, che consiste all’assegnazione dei seggi. Si opera nel modo seguente:

- Si calcola il quoziente elettorale di lista, che è ottenuto dividendo la cifra nazionale di lista per il

numero di seggi ad essa assegnati;

- si calcola la cifra circoscrizionale di lista, che è eguale al numero di voti validi ottenuti da

ciascuna lista nelle singoli circoscrizioni elettorali;

- si divide la cifra circoscrizionale di lista per il quoziente elettorale di lista;

- il risultato indica il numero dei seggi attribuiti;

- ove alcuni seggi non risultino assegnati, si applica il metodo dei più alti resti.

LA VERIFICA DEI POTERI E IL CONTENZIOSO ELETTORALE.

La verifica dei poteri è lo specifico procedimento che ciascuna Camera svolge per controllare la

regolarità delle elezioni, nonché l’esistenza o meno di ineleggibilità o di incompatibilità di ognuno

dei suoi componenti. A decidere se convalidare o meno le elezioni, è in prima fase la Giunta per le

elezioni, che fa la sua proposta all’Assemblea a cui spetta la decisione finale dove non è ammesso

alcun tipo di ricorso.

Per le elezioni del Parlamento europeo, la legge affida le controversie relative alle operazioni

elettorali al TAR del Lazio, mentre quelle in materia di ineleggibilità e di incompatibilità sono

assegnate alla Corte d’Appello competente per territorio.

5 L’ORGANIZZAZIONE COSTITUZIONALE IN ITALIA

1) LA FORMA DI GOVERNO ITALIANA: EVOLUZIONE E

CARATTERI GENERALI.

- Il dibattito costituente e la razionalizzazione del parlamentarismo.

- La disciplina del rapporto di fiducia e la maggioranza politica.

- I caratteri della società e del sistema politico.

- Da un sistema politico multipolare ad un sistema bipolare.

- La formazione della coalizione.

- Crisi di governo.

2) GOVERNO.

- Definizione.

- Formazione del Governo.

- Unita’ ed omogeneità del Governo.

- Formazione del Governo.

- Rapporti tra gli organi di Governo.

- L’unita’ dell’indirizzo politico e amministrativo della legge 400/88.

- La presidenza del Consiglio dei Ministri.

- Organi governativi non necessari.

- I settori della politica amministrative.

- Il governo e la pubblica amministrazione.

- I principi costituzionali sull’amministrazione.

- Gli organi ausiliari.

3) IL PARLAMENTO.

- La struttura del Parlamento.

- Il bicameralismo perfetto.

- Il Parlamento in seduta comune.

- I regolamenti ed il ruolo del Parlamento.

- L’organizzazione interna delle Camere: Presidenti e Uffici di presidenza.

- I Gruppi parlamentari.

- Commissioni parlamentari e giunte.

- Il funzionamento del Parlamento.

- Durata in carica del Parlamento e regole decisionali.

- Come lavora il Parlamento.

- Le prerogative parlamentari.

- Gli interna corporis.

- Le funzioni del Parlamento.

- La funzione legislativa.

- La funzione parlamentare di controllo.

- Atti parlamentari di indirizzo.

- Le inchieste parlamentari.

- Parlamento e comunita’ europea.

- Il processo di bilancio tra Governo e Parlamento.

- La finanza pubblica nella costituzione.

- La spesa pubblica.

4) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

- Capo dello Stato e forma di governo.

- L’elezione del Capo dello Stato.

- La controfirma ministeriale.

- La irresponsabilità del Presidente.

- La soluzione della crisi di governo: nomina del Premier.

- La soluzione della crisi: lo scioglimento anticipato del Parlamento:I dati

costituzionali e il sistema politico.

- L’esperienza italiana.

- Dopo lo scioglimento l’ordinaria amministrazione.

- Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali.

- Atti formalmente e sostanzialmente governativi.

- Atti compiuti nella qualità di presidente del consiglio superiore di difesa e del

consiglio superiore della magistratura.

- La supplenza del capo dello Stato.

5° Capitolo. L’ORGANIZZAZIONE COSTITUZIONALE IN ITALIA.

LA FORMA DI GOVERNO IN ITALIA: EVOLUZIONE E CARATTERI GENERALI.

IL DIBATTITO COSTITUENTE E LA RAZIONALIZZAZIONE DEL

PARLAMENTARISMO.

La forma di governo italiana, è una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione in

cui cioè sono previsti solo limitati interventi del diritto costituzionale per assicurare la stabilità del

rapporto di fiducia e la capacità di direzione politica del Governo, ma il rapporto di fiducia ed il

ruolo del governo restano affidati ad una disciplina piuttosto essenziale compatibile con assetti assai

differenti della forma di governo e quindi sia con un parlamentarismo maggioritario che concentra il

potere di direzione politica del Governo sia con un parlamentarismo compromissorio che invece

esalta la centralità del parlamento.

LA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI FIDUCIA E LA MAGGIORANZA POLITICA.

La razionalizzazione costituzionale del rapporto di fiducia (art. 94) è diretta a garantire la stabilità

del Governo, esistono alcuni vincoli che dovrebbero rendere più difficoltosa l'approvazione di una

mozione di sfiducia.

La costituzione contempla la mozione di sfiducia ossia l'atto con cui il Parlamento interrompe il

rapporto di fiducia con il Governo obbligandolo alle dimissioni , la mozione di sfiducia deve essere

motivata e votata per appello nominale.

Franchi tiratori = i parlamentari che si nascondono dietro al voto segreto per minare la

maggioranza.

La Costituzione ha avuto cura di precisare che il voto contrario di una o di entrambe le Camere su

una proposta del Governo non comporta obbligatoriamente obbligo di dimissioni (art. 94.4).

Maggiori effetti concreti ha avuto l'altro aspetto della disciplina costituzionale del rapporto di

fiducia secondo cui il Governo entro 10 giorni dalla sua formazione deve presentarsi alle Camere

per ottenere la fiducia che viene accordata o respinta sempre con mozione motivata e sempre votata

per appello nominale.

La questione di fiducia che può essere posta dal Governo su una questione che richiede

l'approvazione parlamentare. In questo caso, il Governo dichiara che ove la sua proposta non

dovesse essere approvata dal Parlamento trattandosi di una proposta necessaria per l'attuazione

dell'indirizzo concordato riterrà venuta meno la fiducia di quest'ultima e rassegnerà le dimissioni,

costituire una maggioranza di Governo è necessità istituzionale.

I CARATTERI DELLA SOCIETA' E DEL SISTEMA POLITICO.

La democrazia Italiana, società attraversata da profonde divisione ha dato origine ad un sistema

politico a multipartitismo esasperato caratterizzato da una notevole distanza ideologica tra i partiti

(tanto la sinistra comunista che la destra neofascista non erano considerate forze utilizzabili per la

formazione di una maggioranza di governo conventio ad excludendum).

MULTIPARTITISMO ESASPERATO E FORMA DI GOVERNO.

Le caratteristiche della società e del sistema politico impedivano l’affermazione di una democrazia

maggioritaria. Tutto ciò aveva conseguenze importanti per il funzionamento della forma di governo.

Erano impraticabili sia la dinamica bipolare del sistema politico, con la contrapposizione

maggioranza – opposizione, sia l’investitura popolare diretta del governo. La forma di governo ha

funzionato sulla base di accordi presi dopo le elezioni sulla base del peso di ciascun partito

(parlamentarismo compromissorio.)

Governo di solidarietà nazionale presieduto dall’on. Andreotti che aveva il sostegno dell’80%

delle forze parlamentari fu data la fiducia a questo governo a seguito del rapimento dell’on. Aldo

moro nel 1978.

DA UN SISTEMA POLITICO MULTIPOLARE AD UN SISTEMA A TENDENZA

BIPOLARE.

Dopo la crisi e la ristrutturazione le forze politiche hanno avviato una forte competizione per

ottenere il consenso degli elettori mobili, gli anni 90 hanno visto una forte modificazione del

sistema politico creando le basi per costituzione di un sistema bipolare che a sua volta costituisce

una premessa del parlamentarismo maggioritario. Il fatto più significativo fu la nascita di nuovi

partiti e dalla scomparsa dei partiti storici. I soggetti più consistenti nell’area di centro – sinistra

sono: la Margherita, i DS, Rifondazione Comunista, i Verdi e il Partito dei Comunisti Italiani,

mentre nell’area di centro – destra i partiti più importanti sono. Forza Italia, UDC, la Lega e AN.

LA FORMAZIONE DELLA COALIZIONE.

La formazione di una maggioranza politica, costituisce una necessità istituzionale. La maggioranza

sarà necessariamente formata attraverso l’accordo tra più partiti che prende il nome di coalizione.

Il Governo che si basa sull’accordo di più forze politiche sarà chiamato Governo di coalizione, per

differenziarlo dal Governo monocolore che costituisce l’espressione di un solo partito che sono

tipici del parlamentarismo maggioritario. Le modalità seguite per la formazione della coalizione

possono essere diverse a seconda delle caratteristiche del sistema politico e della forma di governo.

Vanno distinte le coalizioni annunciate da corpo elettorale e le coalizioni formate in sede

parlamentare dopo le elezioni. Nel 1° caso il corpo elettorale può scegliere tra coalizioni

alternative, quella che vince diventa la maggioranza. Il leader che guida la coalizione di solito

diventa Premier.

Nel 2° caso le coalizioni nascono tra accordi tra partiti dopo le elezioni. Ciascun partito si presenta

davanti agli elettori con la propria identità e il proprio programma per conquistare il maggior

numero di seggi. Solo dopo le elezioni iniziano i negoziati per la scelta della maggioranza e del

Governo, pertanto l’elettore non sceglie né la maggioranza né la persona che ricoprirà la carica di

Premier. In Italia, prima del 1994, le coalizioni si sono sempre formate dopo le elezioni attraverso

negoziati molto complessi tra le forze politiche. Solamente dopo la crisi politica degli anni ’90 si è

passato ad un sistema dove le coalizioni venivano formalmente annunciate al corpo elettorale.

LE CRISI DI GOVERNO.

La crisi del Governo è causata dalla rottura del rapporto di fiducia tra il Governo e il Parlamento.

Si deve distinguere tra le crisi parlamentare e crisi extraparlamentare:

CRISI PARLAMENTARE = mozione di sfiducia o voto contrario a fiducia. In questo caso, il

Governo è giuridicamente obbligato a presentare le dimissioni.

CRISI EXTRAPARLAMENTARE = dimissioni volontarie del Governo causa una crisi politica

all’interno della sua maggioranza.

le crisi EXTRAPARLAMENTARI - si può dimettere anche il solo capo del governo che però

determina la cessazione in carica dell' intero governo.

La prassi delle crisi extraparlamentari ha posto il problema di come far conoscere ai cittadini i

motivi della crisi, affinché quest’ultimi potessero giudicare le responsabilità politiche dei vari partiti

e del Governo, per cui ( da Sandro Pertini ) si e' tentata la strada della

PARLAMENTARIZZAZIONE DELLE CRISI nate fuori dal parlamento che consiste nell'invito

dal Presidente della repubblica al Governo dimissionario a presentarsi alle Camere per esporre i

motivi che hanno portato alla crisi. IL GOVERNO

Definizione.

Organo costituzionale complesso formato dal presidente del consiglio dai ministri e dall'organo

collegiale consiglio dei ministri. Governo = funzione esecutiva.

LE REGOLE GIURIDICHE SUL GOVERNO.

FORMAZIONE DEL GOVERNO.

• Il presidente della repubblica nomina il Presidente del consiglio;

• I ministri sono nominati dal presidente della repubblica su proposta del presidente del

consiglio;

• i membri del governo prima di assumere le loro funzioni devono giurare nelle mani del

presidente della repubblica;

• entro 10 giorni il nuovo governo deve presentarsi alle camere per ottenere la fiducia;

• la fiducia e accordata o revocata mediante mozione motivata votata per appello nominale.

LA STRUTTURA.

L’art. 92 della Cost. si limita ad indicare quali sono gli organi governativi necessari:

• PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

• MINISTRI

• CONSIGLIO DEI MINISTRI

Esistono però organi governativi non necessari (vice – presidente - ministri senza portafoglio-

sottosegretari di stato – comitati interministeriali).

FUNZIONAMENTO.

L’art. 95 della cost. il quale rinvia alla legge sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei

Ministri ed al regolamento interno del consiglio del ministri.

RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

Le regole costituzionali sono fissate dagli art. 95, 97 e 98.

UNITA’ ED OMOGENEITA’ DEL GOVERNO.

GOVERNO = soggetto politicamente unitario, responsabile politicamente nella sua unità per

l'indirizzo politico che segue e capace di dare attuazione coerente a tale indirizzo, sia nella sua

attività che nei rapporti con gli altri organi costituzionali.

Perciò l’art. 95 della Cost. prevede che:

Il P.C.D.M. dirige la politica generale del governo e ne è responsabile;

• promuovendo e coordinando l'attività dei ministri; Il P.C.D.M. mantiene l'unità

• dell'indirizzo politico ed amministrativo del Governo,

• i ministri rispondono collegialmente per gli atti del Consiglio e individualmente per gli atti

dei lori Ministeri.

L’art. 95 della Cost. stabilisce tre diversi principi di organizzazione del Governo:

- il principio della responsabilità politica di ciascun ministro ( autonomia di ciascun ministro nella

direzione del suo Ministero);

- il principio della responsabilità politica collegiale, incentrata nel Consiglio dei Ministri;

- il principio della direzione politica monocratica, basata sui poteri del Premier.

LA FORMAZIONE DEL GOVERNO.

La formazione del Governo nelle democrazie pluraliste può avvenire essenzialmente in due modi:

Democrazie mediate = i partiti dopo le elezioni decidono la struttura e il programma del governo

Democrazie immediate = sostanziale investitura popolare diretta del capo del governo.

La Cost. italiana esclude che il corpo elettorale possa formalmente scegliere il presidente del

consiglio, ma il testo costituzionale è compatibile sia con la modalità di formazione di Governo

tipica della democrazia mediata sia con quella che prevede la sostanziale investitura popolare del

vertice del potere esecutivo.

CONSULTAZIONI E INCARICO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO.

Dopo l’apertura della crisi di Governo, il Capo dello Stato procede alle consultazioni per la

formazione del Governo. Il Capo dello Stato convoca, più per rispetto formale che per avere

indicazioni utili al riguardo, varie personalità politiche importanti come: i Presidenti dei Gruppi

parlamentari, gli ex Presidenti della Repubblica, i segretari dei partiti e i Presidenti delle due

Camere. Il Capo dello Stato attraverso le consultazioni può scegliere il soggetto ritenuto più idoneo

dai vari partiti. L’incarico è conferito oralmente dal Capo dello Stato, e di regola viene accettato con

riserva da parte del candidato perché deve individuare la lista dei propri ministri da sottoporre al

vaglio del Presidente.

LA LISTA DEI MINISTRI, LA NOMINA E IL GIURAMENTO.

Formata la lista dei ministri, il Capo dello Stato nomina con proprio decreto il Presidente del

Consiglio e su proposta di quest’ultimo, i ministri. Dopo la nomina, entro 24 ore il Premier e i

ministri prestano giuramento nelle mani del Capo dello Stato. Con il giuramento il Governo è

immesso nell’esercizio delle sue funzioni. Il primo atto formale del premier è controfirmare i

decreti di nomina di se stesso e dei ministri. Il governo viene formato con lo scopo di ottenere la

fiducia parlamentare, una volta ottenuta la fiducia da entrambe le Camere il Governo è nella

pienezza dei suoi poteri. Entro 10 giorni il Governo presentandosi alle Camere espone il programma

di governo. In ciascuna Camera la maggioranza presenta una mozione di fiducia che deve essere

votata per appello nominale.

I RAPPORTI TRA GLI ORGANI DEL GOVERNO.

per garantire l'unità e l'omogeneità del Governo la Costituzione si basa sul Principio democratico e

sul principio collegiale che servono a contrastare gli eccessi di autonomia dei ministri che

potrebbero minacciare l'unità politica del Governo.

Strumenti giuridici:

• Potere del Pres. del Consiglio di proporre al Capo dello Stato la lista dei ministri da

nominare;

• il Consiglio dei ministri delibera sulla politica generale del Governo;

• potere di indirizzare direttive politiche ed amministrative ai ministri.+

L’UNITA’ DELL’INDIRIZZO POLITICO E AMMINISTRATIVO DELLA LEGGE 400/88.

Nel 1988 è stata approvata la legge 400, che ha razionalizzato gli strumenti di garanzia dell’unità

politica e amministrativa del Governo, seguendo le seguenti direttrici:

- Concentrazione delle decisioni relative alla politica generale del Governo nel C.d.M.;

- Attribuzione al Premier dei poteri relativi al funzionamento del C.d.M;

- Attribuzione del Premier di poteri strumentali rispetto al coordinamento delle attività dei ministri;

Il Presidente del Consiglio:

- può sospendere l’adozione di atti da parte dei ministri competenti;

- adotta le direttive politiche e amministrative;

- adotta le direttive per assicurare l’imparzialità, il buon andamento e l’efficienza della P.A.;

- concorda con i ministri le pubbliche dichiarazioni che essi intendono fare;

- può istituire particolari Comitati di ministri con il compito di esaminare questioni di comune

competenza.

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.

Per lo svolgimento dei suoi compiti il Premier dispone di una struttura amministrativa di supporto

che è la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli uffici di diretta collaborazione col Premier sono

organizzati nella Segreteria di Presidenza del Consiglio dei Ministri, che sono suddivisi in uffici e

dipartimenti.

GLI ORGANI GOVERNATIVI NON NECESSARI.

Vice – presidente del Consiglio dei Ministri = funzioni di supplente del Premier nel caso sia

assente o impedito.

Consiglio di Gabinetto = che il Premier ha istituito per riunire i ministri che rappresentano le varie

forze politiche.

Comitati interministeriali = che possono essere di due tipi: quelli istituiti per legge e quelli istituiti

con decreto del Premier.

Ministri senza portafoglio = sono ministri non preposti ad un ministero;

Sottosegretari di Stato = sono collaboratori dei ministri o del premier, non fanno parte del C.d.M.

Viceministri = sono quei sottosegretari a cui vengono conferite deleghe relativa alla loro area di

competenza. Possono essere invitati dal Premier nel C.d.M., senza il diritto di voto.

Commissari straordinari di Governo = nominati al fine di realizzare specifici obbiettivi, sono

nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Premier.

GLI STRUMENTI PER L’ATTUAZIONE DELL’INDIRIZZO POLITICO.

Presidente del Consiglio = Rappresenta l’intero Governo, tiene i contatti con il Capo dello Stato,

controfirma leggi e atti aventi forza di legge, pone la questione di fiducia e manifesta all’esterno le

volontà del Governo. Le linnee politiche e amministrative del Governo sono indicate nel

programma di Governo. Per attuare il suo programma, il Governo ha a disposizione una

molteplicità di strumenti giuridici in particolare:

- la direzione dell’amministrazione statale;

- i poteri di condizionamento della funzione legislativa del Parlamento;

- i poteri normativi di cui è titolare il Governo e che consistono nell’adozione di atti aventi forza di

legge.

SETTORI DELLA POLITICA AMMINISTRATIVA.

POLITICA DI BILANCIO E FINANZIARIA principale responsabilità del Governo

POLITICA ESTERA stipula di trattati internazionali

POLITICA COMUNITARIA rapporti con le istituzioni comunitarie.

POLITICA MILITARE Il documento costituzionale ha disciplinato il regime di emergenza bellica

con gli art. 78 e 87, secondo i quali: - Le Camere deliberano lo stato di guerra; il Capo dello Stato

dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere; il Capo dello Stato ha il comando delle forze

armate e presiede il Consiglio superiore di difesa.

POLITICA INFORMATIVA E DI SICUREZZA riguarda la difesa dello Stato democratico e delle

istituzioni poste dalla Costituzione.

IL GOVERNO E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

Ogni ministro è preposto ad uno dei grandi rami dell’amministrazione statale che prende il nome di

Ministero. Il Ministro assume una doppia veste istituzionale: da una parte è membro del C.d.M,

dall’altra parte è il vertice amministrativo di un Ministero.

L’organizzazione dei Ministeri è basata sul principio della separazione tra politica e

amministrazione: agli organi di Governo spetta l’esercizio della funzione di indirizzo politico e

amministrativo; ai dirigenti amministrativi spetta l’adozione degli atti e dei provvedimenti

amministrativi che impegnano l’amministrazione verso l’esterno. Il ministro periodicamente

definisce: obbiettivi, priorità, piani e programmi da attuare ed emana le conseguenti direttive

generali. Accanto ai ministeri operano le agenzie che sono strutture amministrative che svolgono

attività a carattere tecnico – operativo di interesse nazionale, dotate di piena autonomia e sottoposte

al potere di indirizzo e vigilanza di un ministero.

I PRINCIPI COSTITUZIONALI SULL’AMMINISTRAZIONE.

I principi costituzionali sull’amministrazione sono i seguenti:

- la legalità della pubblica amministrazione e la riserva di legge in materia di organizzazione;

- l’imparzialità della pubblica amministrazione, che vieta di effettuare discriminazioni tra

soggetti;

- il buon andamento della pubblica amministrazione, che richiede un attività amministrativa

efficiente ed efficace;

- il principio del concorso pubblico, per l’accesso al rapporto di lavoro con le pubbliche

amministrazioni;

- il dovere di fedeltà, che è sancito in termini generali per tutti i cittadini: art. 54 “tutti i cittadini

hanno il dovere di essere fedeli alla repubblica e di osservare la costituzione e le leggi”;

- il principio della separazione tra politica e amministrazione, secondo cui gli organi di governo

determinano obbiettivi e programmi e gli organi burocratici hanno la titolarità dei poteri di gestione

amministrativa, in modo tale che non ci siano ingerenze della politica nelle scelte amministrative;

- la responsabilità personale dei pubblici dipendenti, che esclude ogni forma di immunità per i

pubblici dipendenti per le violazioni da essi compiute;

- il principio di sussidarietà, che impone l’amministrazione pubblica sia un amministrazione

locale.

GLI ORGANI AUSILIARI.

la Cost. prevede alcuni organi che hanno funzioni di ausilio ad altri organi.

il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL). Organo di consulenza delle

1) Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e

sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge. I componenti del CNEL sono 121

oltre al Presidente. Sono nominati dal d.P.R e durano in carica 5 anni

Il consiglio di stato. Organo di consulenza giuridico- amministrativa del governo ed organo

2) giurisdizionale di appello della giustizia amministrativa. Si articola in 7 sezioni: 4 con

competenze consultive e tre con competenze giurisdizionali

La Corte dei Conti esercita:

3) Il controllo preventivo di legittimità su alcuni atti delle amministrazioni;

a) Il controllo successivo sulla gestione del bilancio dello stato;

b) Il controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo stato contribuisce;

c) La funzione giurisdizionale esercita:

d) (1) In materia di giudizi di responsabilità dei pubblici funzionari;

(2) Di giudizi di conto;

(3) Di giudizi in materia di pensioni ( civili e militari ).

La Cost. prevede l'indipendenza del Consiglio di Stato e della Corte dei conti nei confronti del

Governo.

L’avvocatura dello stato (non gode della copertura costituzionale) difende le amministrazioni

statali nei giudizi in cui sono parte. IL PARLAMENTO

LA STRUTTURA DEL PARLAMENTO.

IL BICAMERALISMO PERFETTO.

La Cost. prevede un bicameralismo perfetto o paritario con le due camere dotate delle medesime

funzioni seppure con lievi differenze strutturali, è previsto un aggancio tra Senato e territorio

regionale.

IL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE.

Il parlamento in seduta comune è un organo collegiale composto da tutti i parlamentari ( deputati

e senatori ). È considerato però un collegio imperfetto, perché non è padrone del proprio ordine del

giorno; viene riunito solo per specifiche funzioni elencate dalla cost. nelle funzioni elettorali e nella

funzione accusatoria:

- Elezione del Capo dello Stato;

- Elezione di 5 giudici della Corte Costituzionale;

- Elezione di un terzo dei membri del CSM;

- Votazione dell’elenco dei cittadini dal quale si sorteggiano i membri aggregati alla Corte

Costituzionale;

- La messa in stato d’accusa del Capo dello Stato.

Il parlamento in seduta comune è presieduto dal presidente della camera dei deputati e segue il

regolamento della camere dei deputati.

I REGOLAMENTI E IL RUOLO DEL PARLAMENTO.

L’organizzazione interna del Parlamento e lo svolgimento delle sue funzioni trovano la loro

disciplina fondamentale nel testo costituzionale e nei regolamenti parlamentari. A quest’ultimi la

Cost. demanda la disciplina del funzionamento interno di ciascuna Camera. Ciascuna Camera adotta

un proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri.

L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DELLE CAMERE: PRESIDENTI E UFFICI DI

PRESIDENZA.

Ciascun ramo del Parlamento ha un organizzazione interna molto complessa dove agiscono diversi

organi: il presidente dell’assemblea, l’ufficio di presidenza, le commissioni, i gruppi parlamentari e

la conferenza dei capogruppo.

I due Presidenti dell’Assemblea rappresentano la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica.

Le differenze più significative tra i due presidenti sono le seguenti:

Presidenti del Senato presiede il Parlamento in seduta comune e supplisce il Capo dello Stato in

caso di impedimento. Entrambi devono essere sentiti dal Capo dello Stato prima di sciogliere le

Camere anticipatamente.

La tradizione parlamentare italiana riconduce le funzioni dei presidenti a una posizione di

imparzialità. Il regolamento della camera dei deputati dispone che l’elezione del presidente avvenga

con scrutinio segreto con un quorum che nella prima votazione è dei due terzi dei componenti della

camera; dopo la terza votazione esso richiede solo la maggioranza assoluta dei voti.

Per il Senato, il regolamento stabilisce che è eletto presidente colui che ottenga la maggioranza

assoluta dei voti dei componenti; se per due scrutini non si raggiunge detta maggioranza è

sufficiente la maggioranza dei presenti.

Successivamente all’elezione dei Presidenti, le Camere provvedono all’elezione dei vicepresidenti,

dei deputati o senatori questori e dei segretari che costituiscono l’Ufficio di presidenza, il cui

compito è quello di assistere il Presidente nell’esercizio delle due funzioni. I regolamenti

parlamentari stabiliscono che nell’ufficio di Presidenza siano rappresentati tutti i gruppi

parlamentari. A seguito delle migrazione dei vari parlamentari da uno schieramento all’altro, il

regolamento del Senato ha stabilito che “ i segretari che entrino a far parte di un gruppo

parlamentare diverso da quello al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono

dall’incarico”.

I GRUPPI PARLAMENTARI.

I Gruppi parlamentari si indicano le unioni di membri di una Camera, espressione dello stesso

partito o movimento politico, che si costituiscono con organizzazione stabile e disciplina di gruppo.

Le commissioni devono essere formate in modo da rispecchiare la consistenza dei gruppi

parlamentari, i parlamentari devono dichiarare a quale gruppo appartengono, quelli che non

effettuano la dichiarazione confluiscono nel gruppo misto

COMMISSIONI PARLAMENTARI E GIUNTE.

Le commissioni parlamentari sono organi collegiali e possono essere: permanenti o

temporanei, monocamerali o bicamerali

La costituzione sia delle giunte sia delle Commissioni devono rispecchiare la composizione dei

gruppi parlamentari. Le commissioni parlamentari temporanee assolvono compiti specifici e durano

in carica il tempo stabilito per l'adempimento della loro particolare funzione, le commissioni

permanenti sono organi stabili e necessari e sono titolari di importanti poteri di indirizzo, di

controllo e di informazione.

Le commissioni bicamerali : sono formate in parte eguale dai vari rappresentanti delle due

Camere. Adottano il regolamento parlamentare della Camera, nella quale la commissione ha sede.

La cost. prevede una solo commissione bicamerale quella per le questioni regionali, con legge sono

state istituite anche:

- Comitato per i servizi di sicurezza;

- Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Le Giunte sono organi collegiali che assolvono funzioni diverse da quelle legislative e di controllo

- compiti di garanzia del regolamento e di modifica dello stesso;

- verifica dell'assenza di cause di ineleggibilità e di incompatibilità;

- al senato vi è pure una giunta per gli affari delle comunità europee, mentre alla camera vi è una

commissione permanente per le politiche europee.

IL FUNZIONAMENTO DEL PARLAMENTO.

DURATA IN CARICA DEL PARLAMENTO E REGOLE DECISIONALI.

La durata in carica delle due Camere è pari a 5 anni. Le funzioni della Camera e del Senato

possono essere esercitate anche al di là del termine di scadenza in caso di Proroga (disposta solo in

caso di guerre) e di PROROGATIO in virtù della quale l'organo scaduto continua ed esercitare le

sue funzioni fino alla riunione delle nuove camere.

Per la validità della seduta la cost. richiede la maggioranza dei componenti cioè il numero legale

(quorum strutturale = metà +1 dei componenti). Il numero legale si presuppone esistente fino al

momento in cui, richiesta la verifica da parte dei parlamentari o dal Presidente, se ne accerti la

mancanza. In questo caso la seduta è rinviata o tolta.

Per la validità delle deliberazioni e richiesta, salvo che la cost. non prescriva maggioranze diverse,

la maggioranza dei presenti. (quorum funzionale)

La regola generale è il voto palese l'eccezione e il voto segreto ( deliberazioni che riguardano

persone) e che può essere richiesto da un certo numero di parlamentari per questioni che riguardino

principi e diritti di libertà (art. 6, da 13 a 22 da 24 a 27 cost.), diritto di famiglia (da 29 a 31 cost.),

diritto della persona umana (32.2)

Le sedute delle Camere sono pubbliche (principio di pubblicità dei lavori parlamentari) .

COME LAVORA IL PARLAMENTO.

L’ordine dei lavori si basa sulla predisposizione del programma, del calendario e dell’ordine del

giorno. Il programma contiene l’elenco degli argomenti che la Camera intende esaminare.

Il calendario indica quali materie saranno discusse nelle sedute previste. L’ordine del giorno

organizza i lavori di ogni singola seduta e ha una funzione esecutiva. Per approvare il programma e

il calendario alla Camera serve il consenso dei Presidenti dei gruppi che rappresentano i ¾ dei

componenti della Camera, se tale maggioranza non fosse raggiunta il calendario e il programma

sono predisposti dal Presidente per 1 settimana e diventano esecutivi dopo la comunicazione

dell’assemblea. Mentre al Senato l’approvazione del programma e del calendario spetta alla

Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari che determina il tempo a disposizione dei gruppi

per la discussione degli argomenti presenti all’interno del calendario. Alla Camera il regolamento

tiene conto della reale articolazione delle forze politiche e stabilisce che a tutti i gruppi spetta una

quota uguale di tempo. I disegni di legge di tipo governativo fanno si che alla Camera,

l’opposizione abbia una quota maggiore di tempo rispetto alla maggioranza.

LE PREROGATIVE PARLAMENTARI.

L’art. 68 della Cost. fa riferimento a due istituti:

L’insindacabilità per le opinioni e per i voti;

• L’immunità penale il parlamentare non può essere sottoposto a misure restrittive della

• libertà personale senza la previa autorizzazione della camera di appartenenza.

GLI INTERNA CORPORIS.

interna corpis acta : ogni camera e’ dotata di autonomia normativa – autonomia contabile e di

autodichia. Il principio dell’ insindacabilità degli interna corpis acta, consiste nella sottrazione a

qualsiasi controllo esterno degli atti e dei procedimenti che si svolgono all'interno delle assemblee

parlamentari.

LE FUNZIONI DEL PARLAMENTO.

LA FUNZIONE LEGISLATIVA.

L’ art. 70 della Cost. afferma che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due

camere.

LA FUNZIONE PARLAMENTARE DI CONTROLLO.

La funzione parlamentare di controllo si concretizza in singoli istituti di diritto parlamentare il

cui unico scopo è quello di far valere la responsabilità politica del Governo nei confronti del

Parlamento. Gli istituti di cui stiamo parlando sono:

L’interrogazione = domanda di un parlamentare al governo sulla veridicità o meno di un

• determinato fatto.

L’interpellanza = domanda scritta di conoscere quale sia l'intenzione politica del Governo

• in relazione ad un determinato fatto o situazione date per scontate.

Interrogazioni a risposte immediate: si tratta di interrogazioni aventi ad oggetto una sola

domanda.

ATTI PARLAMENTARI DI INDIRIZZO.

I regolamenti parlamentari prevedono alcuni atti:

- la mozione può essere presentata da un presidente di un gruppo parlamentare o da dieci

parlamentari della camera o da otto parlamentari al senato. Lo scopo è quello di determinare una

discussione che incidono sull’attività del governo: il governo può porre la fiducia.

- la risoluzione può essere proposta anche in commissione, ha come scopo quello di manifestare un

orientamento o un indirizzo governativo.

LE INCHIESTE PARLAMENTARI: PROFILI GENERALI.

La costituzione attribuisce a ciascuna camera la facoltà di istituire commissioni di inchieste su

materie di pubblico interesse, con i poteri e i limiti dell’autorità giudiziaria. L’oggetto dell’

inchiesta deve riguardare una materie di pubblico interesse. Merita attenzione, il problema delle

inchieste parlamentari che si svolgono parallelamente alle indagini giudiziarie.

La commissione può esercitare poteri tipici dell’autorità giudiziaria “procede alle indagini e agli

esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”.

La commissione ha il potere di opporre il segreto sui risultati acquisiti nel corso delle indagini.

Compare cosi il segreto funzionale.

PARLAMENTO E COMUNITA’ EUROPEA

L’appartenenza dell’Italia alla Comunità europea, pone al Parlamento due fondamentali esigenze:

- la prima è quella di recepire le direttive comunitarie in tempo ragionevoli;

- la seconda è di avere cognizione sui grandi temi e sui progetti di atto normativo prima che essi

siano approvati dagli organi competenti della comunità.

La legge la Pergola ha introdotto uno strumento annuale, la legge comunitaria per recepire le

direttive che non presentano particolari problemi di attuazioni; invece per le direttive più delicate, il

recepimento avviene attraverso un disegno di legge ad hoc. La legge la pergola è stata sostituita

dalla legge n°11 del 2005 “legge Bottiglione” che ha disciplinato sia la fase ascendente e sia la fase

discendente. La fase ascendente precede l’adozione formale di tali atti dai competenti organi

europei. La fase discendente è la fase in cui si tratta di dare attuazione nell’ordinamento italiano agli

atti europei.

IL PROCESSO DI BILANCIO TRA GOVERNO E PARLAMENTO.

LA FINANZA PUBBLICA NELLA COSTITUZIONE.

L’esercizio dei compiti dello stato richiede l’uso di risorse finanziarie ingenti. I servizi forniti, da

quelli più elementari a quelli tipici dello stato sociale hanno costi elevati. Elevati sono i costi che lo

stato deve sopportare per pagare gli stipendi della burocrazia, perciò lo Stato da un lato, deve

imporre i tributi, dall’altro lato deve erogare la spesa pubblica. La disciplina delle entrate e delle

uscite costituiscono i due aspetti della finanza pubblica. Per quanto riguarda le entrate sono stabiliti

due principi fondamentali:

1° tutti devono pagare le tasse in base al proprio reddito. L’imposizione fiscale non è proporzionale

ma si ispira al principio di progressività che significa che la percentuale di reddito prelevato dal

fisco cresce col crescere del livello di reddito.

2° nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. Le

imposte rientrano tra le prestazioni patrimoniali che devono essere previste con legge.

L’imposizione tributaria è oggetto di una riserva di legge relativa.

LA SPESA PUBBLICA.

In materie di spesa la costituzione pone alcuni fondamentali principi:

- stabilisce che ogni anno il governo deve redigere un bilancio preventivo che il parlamento deve

approvare con legge. Il bilancio preventivo è un documento contabile nel quale vengono

rappresentate le entrate e le uscite che nel corso dell’anno successivo, lo stato prevede di incassare e

di spendere. Nel caso in cui il parlamento non arrivi ad approvare il bilancio preventivo entro il 31

dicembre, il Parlamento può autorizzare con legge, il governo a ricorrere al cosiddetto esercizio

provvisorio.

- in secondo luogo la cost. disciplina la legislazione che prevede nuove spese; ogni legge che

importa nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte. Questa disposizione

costituzionale introduce il cosiddetto obbligo di copertura delle leggi di spesa.

Un disavanzo è ritenuto eccessivo se:

- il disavanzo supera la soglia del 3 % del Prodotto Interno Lordo (PIL);

- il debito pubblico supera la soglia del 60% del PIL.

L PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

CAPO DELLO STATO E FORMA DI GOVERNO.

il capo dello stato può avere due compiti a seconda della forma di governo

- organo di garanzia costituzionale;

- organo governante.

la cost. italiana prevede un presidente della repubblica distinto e autonomo dal Governo e si limita a

• fissare alcune caratteristiche dell'organo (ampia rappresentatività derivata dall'accordo

sganciato dalla maggioranza);

• alcuni poteri - nominare il pres. del consiglio - sciogliere le camere, rinviare le leggi, nomina

di alcune alte cariche.,

• pone alcuni limiti tra cui la controfirma governativa che cosi facendo esercita un controllo

sull'attività del capo dello stato;

• sancisce e garantisce la sua irresponsabilità politica. art. 89

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Il Capo dello Stato è eletto dal parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali.

L’elezione del Capo dello Stato avviene a scrutinio segreto e viene richiesta la maggioranza dei

2/3, dopo il 3 scrutinio viene richiesta solo la maggioranza assoluta (metà +1).

I requisiti per essere eletti Presidente della Repubblica sono: 50 anni di età, cittadinanza italiane e il

godimento dei diritti civili e politici. Il capo dello Stato secondo la Cost. è incompatibile con

qualsiasi altra carica. Alle dipendenze del Capo dello Stato è posta una struttura amministrativa,

chiamata Segretario generale della Presidenza della Repubblica.

La cessazione della carica avviene per:

- conclusione del mandato;

- morte;

- impedimento permanente;

- dimissioni;

- decadenza per effetto della perdita di uno dei requisiti di eleggibilità;

- destituzione, causa condanna della Corte Costituzionale per reati come alto tradimento o

attentato alla Costituzione.

Nei casi di dimissioni, conclusione del mandato e impedimento permanente il Capo dello Stato

viene nominato Senatore a vita, a meno che non vi rinunci.

LA CONTROFIRMA MINISTERIALE.

La Costituzione stabilisce che “nessun atto del Capo dello Stato è valido se non è controfirmato dai

Ministri proponenti che ne assumono la responsabilità”.

La controfirma è, la firma apposta da un membro del Governo sull’atto adottato e sottoscritto dal

Capo dello Stato; essa è requisito di validità. La controfirma garantisce la irresponsabilità del Capo

dello Stato. Tra gli atti che formalmente sono emanati dal Capo dello Stato bisogna distinguere tre

diverse categorie, cosi si possono distinguere:

Atti formalmente presidenziale e sostanzialmente governativi gli atti sono adottati formalmente

dal Capo dello Stato ma il loro contenuto è deciso sostanzialmente dal Governo.

Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali gli atti sono adottati formalmente dal Capo

dello Stato, e i cui contenuti sono sostanzialmente decisi dal Presidente.

Atti complessi eguali atti adottati dal Capo dello Stato, il cui contenuto è deciso dall’accordo tra

Capo dello Stato e Governo.

La controfirma secondo la Cost. riguarda tutti gli atti presidenziali, esclusi gli atti personalissimi,

cioè le dimissioni e li controfirma il ministro proponente.

Il Governo decide ed il Capo dello Stato esercita un controllo costituzionale. Nell’esercizio di

questo compito il Capo dello Stato può chiedere al Governo un riesame dell’atto, ma di fronte alla

conferma governativa dei suoi contenuti, non può rifiutarsi di adottarlo, a meno che non incorra in

ipotesi di alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Negli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, manca una proposta perché chi decide del

contenuto dell’atto è lo stesso presidente. La Costituzione ha affidato la controfirma di questi atti al

ministro competente per materia. La controfirma serve a garantire che il Capo dello Stato rimanga

entro i limiti che la Costituzione traccia al suo ruolo.

Così per esempio, la scelta sostanziale dei giudici della Corte Costituzionale o dei senatori a vita è

di competenza presidenziale.

Gli atti complessi eguali (che sono la nomina del Premier e lo scioglimento anticipato delle

Camere) sono di regola controfirmati dal Presidente del Consiglio ( sono detti atti duumvirali ).

LA IRRESPONSABILITA’ DEL CAPO DELLO STATO.

Il principio cardine fissato dalla Costituzione è l’irresponsabilità del Capo dello Stato. Il Presidente

può essere sottoposto alla critica politica senza che essa dia luogo ad una forma di responsabilità

politica. Per quanto riguarda, la responsabilità giuridica del Presidente, occorre distinguere gli atti

posti in essere nell’esercizio delle sue funzioni, da quelli che adotta come qualsiasi altro cittadino.

Per i primi la Costituzione prevede esclusivamente una responsabilità penale per i reati di alto

tradimento e attentato alla Costituzione. Al di fuori di queste ipotesi estreme il Presidente è

giuridicamente irresponsabile e non potrà essere perseguito neppure dopo che è cassato il suo

mandato. Nel secondo caso la Costituzione ritiene che il Capo dello Stato sia penalmente

responsabile per i fatti commessi, anche se l’azione penale sarebbe improcedibile per tutta la durata

del suo mandato, mentre sarebbe civilmente responsabile al pari di qualsiasi altro cittadino.

LA SOLUZIONE DELLE CRISI DI GOVERNO: NOMINA DEL PREMIER.

Per la soluzione delle crisi di governo il capo dello Stato dispone di due poteri: il potere di nomina

del premier ( art. 92 ), e il potere di sciogliere anticipatamente il Parlamento ( art. 88 ). Nel

parlamentarismo maggioritario, l’atto presidenziale di nomina del premier e l’atto di scioglimento

del parlamento costituiscono delle decisioni prese da altri:

- nella prima ipotesi è il corpo elettorale che sceglie la maggioranza;

- nella seconda ipotesi è il governo che propone lo scioglimento.

Il problema principale è quello di fare in modo che si formino maggioranze che siano capaci di

esprimere un governo stabile. Il capo dello Stato in alcuni casi ha una funzione di intermediazione

politica che si basa su due caratteristiche:

- il primo è dato dal diritto costituzionale. La costituzione attribuisce al capo dello Stato la nomina

del premier, ma nello stesso tempo precisa che il governo entro dieci giorni deve presentarsi alle

camere per ottenere la fiducia. Questo ultimo fattore esclude che il capo dello Stato possa nominare

suoi governi contro la volontà del parlamento;

- il secondo è prodotto dal sistema politico. Il sistema politico pluripartitico con coalizioni post

elettorali, faceva si che il governo potesse formarsi attraverso laboriose trattative tra i partiti. In tale

situazione il capo dello Stato poteva utilizzare gli strumenti che sono serventi rispetto al potere di

nomina: le consultazioni, il conferimento dell’incarico e il mandato esplorativo.

LA SOLUZIONE DELLE CRISI: LO SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DEL

PARLAMENTO. I DATI COSTITUZIONALI E IL SISTEMA POLITICO.

Se leggiamo la disposizione costituzionale sullo scioglimento anticipato ( art. 88 ) vediamo che:

- il Capo dello Stato può sciogliere entrambe le Camere o anche una sola di esse;

- prima di sciogliere le Camere deve sentire i loro Presidenti, che esprimono un parere al riguardo,

ritenuto da tutti obbligatorio ma non vincolante,

- il suddetto potere non può essere esercitato negli ultimi 6 mesi del mandato presidenziale, salvo

che essi coincida in tutto o in parte con gli ultimi 6 mesi della legislatura ( si parla di semestre

bianco ).

L’ESPERIENZA ITALIANA.

Lo scioglimento è stato considerato come “atto complesso o duumvirale”. In presenza di coalizioni

post – elettorali il Capo dello Stato svolgeva la funzione di intermediazione politica. Se ogni

tentativo falliva, l’unica soluzione era lo scioglimento anticipato del Parlamento.

Lo scioglimento anticipato veniva deciso insieme dal Capo dello Stato e dal Governo.

Lo scioglimento anticipato è stato definito come una sorta di extrema ratio: solo se il Parlamento

non è in grado di esprimere nessuna maggioranza e nessun Governo si procede allo scioglimento.

I presupposti dello scioglimento consistono nell’impossibilità del Parlamento di funzionare

correttamente in quanto incapace di formare una maggioranza, questo scioglimento viene chiamato

scioglimento funzionale una sorta di autoscioglimento.

Nello scioglimento del 1994 disposto dal Presidente Scalfaro, dopo il referendum elettorale del

1993 e l’approvazione della legge elettorale maggioritaria, non ci fu una crisi di governo, eppure il

Capo dello Stato sciolse anticipatamente il Parlamento, motivando lo scioglimento con i risultati del

referendum del 1993, che esprimevano l’esigenza del popolo italiano di avere, non solo una riforma

elettorale, ma anche un Parlamento nuovo. Il Capo dello Stato sciolse in accordo col Governo, della

cui controfirma ha bisogno. La Costituzione prevedendo l’obbligo della controfirma governativa, ha

escluso la possibilità di uno scioglimento unilaterale da parte del Capo dello Stato.

Rifiutato un secondo scioglimento nel dicembre 1994, il Capo dello Stato non ha potuto fare a meno

di sciogliere le Camere, con il consenso del Governo, nel 1996, a causa del degrado politico che

impediva di formare una maggioranza.

DOPO LO SCIOGLIMENTO: L’ORDINARIA AMMINISTRAZIONE.

Il Governo che gestisce le elezioni può usare i suoi poteri e i mezzi di comunicazione per

influenzare i risultati elettorali. La soluzione ritenuta preferibile è che una volta appurata la crisi, il

decreto si scioglimento sia controfirmato dal Governo dimissionario, che resta in carica per

l’ordinaria amministrazione. Assai discussa, è stata nel 1972, la nomina di un Governo privo di

sostegno parlamentare che ha controfirmato il decreto di scioglimento: il Presidente nomina un

Governo in partenza minoritario per ottenere la controfirma dello scioglimento anticipato.

ATTI FORMALMENTE E SOSTANZIALMENTE PRESIDENZIALI.

Gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali sono i seguenti:

Gli atti di nomina cioè quegli atti con cui il Capo dello Stato:

A)

Nomina 5 senatori a vita. La nomina dei senatori a vita quei cittadini che hanno illustrato la patria

per altissimi meriti nel campo letterario, sociale, scientifico e letterario;

Nomina 1/3 dei giudici costituzionali. Il decreto presidenziale di nomina di 1/3 dei giudici

costituzionali è controfirmato dal Presidente del Consiglio, la controfirma certifica la sola regolarità

del procedimento seguito;

Il rinvio delle leggi. Il Capo dello Stato con un messaggio motivato può rinviare una legge

B) alle Camere per una nuova deliberazione.

I messaggi presidenziali. Il Capo dello Stato può inviare messaggi liberi alle Camere. Essi

C) non sono vincolati nel senso che la Costituzione non disciplina il contenuto, che può variare

secondo quella che è la volontà presidenziale; di regola dovrebbe trattarsi di atti con i quali

il Capo dello Stato intende stimolare o orientare l’attività politica su problemi ritenuti da lui

cruciali per il paese.

L’invio alle Camere del messaggio non promuove necessariamente un dibattito parlamentare sui

suoi contenuti.

esternazioni atipiche: sono quelle manifestazioni del pensiero presidenziale i cui destinatari

D) sono il popolo. Tali esternazioni si sottraggono alla controfirma e hanno come destinatari i

cittadini. Le esternazioni atipiche, realizzano un rapporto diretto fra Capo dello Stato e il

popolo;

la convocazione straordinaria delle Camere che è diretta a garantire il funzionamento delle

E) istituzioni costituzionali.

ATTI FORMALMENTE E SOSTANZIALMENTE GOVERNATIVI.

Gli atti formalmente e sostanzialmente governativi sono i seguenti:

A) l’emanazione degli atti governativi aventi valore di legge, cioè dei decreti – legge e dei decreti

legislativi, nonché dei regolamenti del Governo, che assumono la forma del decreto presidenziale.

In questi casi il Governo determina il contenuto dell’atto, che poi il Presidente emana;

B) l’adozione, con la forma del decreto presidenziale, dei più importanti atti del Governo, ed in

particolare della nomina dei funzionari dello Stato, nei casi previsti dalla legge.

Conservano la forma del decreto presidenziale pochi atti governativi, come lo scioglimento

anticipato dei consigli comunali e provinciali, la decisione dei ricorsi straordinari al Capo dello

Stato.

C) La promulgazione della legge è attribuita al capo dello Stato, che deve provvedere entro un mese

dall’avvenuta approvazione parlamentare.

La formula di promulgazione:

1) accerta che la legge è stata approvata nel medesimo testo da entrambi i rami del parlamento;

2) manifesta la volontà di promulgare la legge;

3) ne ordina la pubblicazione nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

Italiana;

4) obbliga chiunque ad osservarla e a farla osservare come legge dello Stato.

D) La ratifica dei trattati internazionali, predisposti dal governo e autorizzati dal Parlamento;

l’accreditamento dei rappresentanti diplomatici esteri ( art. 87 ), la dichiarazione dello Stato di

guerra previa deliberazione delle Camere, chiamate a conferire al governo i poteri necessari ( art.

78 ). In questo caso, al Capo dello Stato è affidato il comando delle forze armate e presiede il

Consiglio Supremo di Difesa. Al circuito Parlamento – Governo sono rimesse le decisioni per

quanto riguarda la conduzione della politica estera, la formazione dei trattati, la dichiarazione dello

Stato di guerra e il comando delle forze armate. Il Capo dello Stato ha solamente il potere di essere

informato dal governo sui contenuti della politica estera e della difesa.

E) la concessione della grazia e la commutazione delle pene ( art. 87 ) che si differenziano

dall’amnistia e dall’indulto. Per parecchio tempo si discuteva se la decisione di concedere la grazia

fosse del capo dello Stato o del Governo. La grazia viene configurata come un atto complesso alla

cui formazione dovevano concorrere il Governo e il Capo dello Stato. La legislazione ordinaria

conferisce al ministro di grazia e giustizia l’attività istruttoria.

Recentemente, la Corte Costituzionale ha ribaltato la situazione configurando la grazia come un atto

formalmente e sostanzialmente presidenziale. Il Presidente della Repubblica è stato qualificato

come “titolare del potere di grazia”, escludendo che il ministro possa esercitare “una sorta di potere

veto”. La controfirma è necessaria per la validità del decreto di grazia, si limita ad attestare la

completezza e la regolarità dell’istruttoria, ma non implica una responsabilità politica e giuridica da

parte del ministro.

F) la costituzione affida al Capo dello Stato i poteri:

- di autorizzare la presentazione alle camere dei disegni di legge governativi;

- di indire le elezioni delle nuove camere fissandone la prima riunione;

- di indire il referendum popolare;

- di conferire le onorificenze della repubblica;

- di emanare il decreto di scioglimento dei Consigli regionali e la rimozione del Presidente della

Giunta che abbiano compiuti atti contrari alla Costituzione a gravi violazioni di legge ( art. 126 ).

ATTI COMPIUTI NELLA QUALITA’ DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE

DI DIFESA E DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA.

In alcuni casi, il Capo dello Stato opera come Presidente di un organo collegiale. Al Capo dello

Stato è attribuita la presidenza del Consiglio supremo di difesa che è un organo di cui fanno parte il

Premier che svolge la funzione di vice – presidente, alcuni ministri (esteri, interni, difesa, tesoro e

commercio). Il Consiglio supremo di difesa si occupa di problemi generali, tecnici e politici in tema

di difesa.

La titolarità sostanziale dei poteri militari e di difesa è del Governo, che risponde davanti al

Parlamento nel merito di questi poteri. Il Capo dello Stato, d’intesa con il Premier, ha attribuito al

regolamento di attuazione della legge alcuni poteri connessi alla Presidenza del Consiglio supremo

di difesa che sono: poteri di convocazione, di formazione dell’ordine del giorno, di nomina e

revoca del segretario del Consiglio.

Per quel che riguarda la Presidenza del Consiglio superiore della Magistratura, l’attività

presidenziale si fonda con quella del collegio, con la conseguenza che si hanno atti del Presidente

del Consiglio e non atti del Capo dello Stato.

Per quando riguarda i provvedimenti che hanno lo status giuridico dei magistrati ordinari, essi

assumono la forma dei decreti del Presidente della Repubblica controfirmati dal ministro di

giustizia. ( delibera del CSM art. 17 legge 195/1958 ).

LA SUPPLENZA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Tutte le volte che il Presidente della Repubblica non può assolvere le sue funzioni, queste sono

esercitate dal Presidente del Senato ( art. 86 ). La supplenza è un istituto che consente la continuità

delle funzioni presidenziali, il supplente deve attenersi all’esercizio dell’attività di ordinaria

amministrazione.

Gli impedimenti si distinguono in impedimenti temporanei e impedimenti permanenti.

Nel caso in cui si verifica un impedimento temporaneo il Presidente del Senato è legittimato

all’esercizio delle funzioni presidenziali, assumendo la funzione di supplente del Presidente della

Repubblica; nel momento in cui cessa l’impedimento cessa la supplenza e il Presidente della

Repubblica riacquista il pieno esercizio delle sue funzioni.

Nel caso in cui si verifica un impedimento permanente, cosi pure di morte o di dimissioni, scatta

sempre la supplenza del Presidente del Senato, ma in questo caso il Presidente della Camera dei

Deputati, ai sensi dell’art 82.2, avvia il procedimento per l’elezioni del nuovo Presidente della

Repubblica.

L’accertamento dell’impedimento temporaneo è dichiarato dallo stesso Presidente della Repubblica,

la supplenza opera automaticamente senza l’obbligo per il Presidente del Senato di prestare

giuramento. Più delicato è invece l’ accertamento dell’impedimento tutte le volte nelle quali il Capo

dello Stato sia privo di capacità di intendere o di volere.

In occasione, della grave e irreversibile malattia del Presidente Segni nel 1964, si diede vita ad una

particolare procedura che vide attivarsi il segretario generale della Presidenza della Repubblica, che

ufficializzò un bollettino del collegio dei medici di fiducia del Presidente, cui seguirono attività del

Governo e dei Presidenti delle Camere con lo scopo di dare atto che si era verificato un

impedimento tale da far ritenere legittimo il ricorso all’istituto della supplenza

6 REGIONI E GOVERNO LOCALE.

1) LE REGIONI NELLA STORIA ISTITUZIONALE ITALIANA.

- La riforma Bassanini.

2) LA RIPARTIZIONE DELLE COMPETENZE TRA STATO,

REGIONI ED ENTI LOCALI.

3) I RACCORDI TRA I DIVERSI LIVELLI TERRITORIALI DI

GOVERNO.

- La Commissione bicamerale integrata.

- La Conferenza tra Stato – Regione e le altre Conferenze.

- Altri tipi di raccordo.

4) I RAPPOTI TRA LE REGIONI E GLI ENTI LOCALI.

5) FINANZA REGIONALE E FINANZA LOCALE.

6) LA FORMA DI GOVERNO REGIONALE.

- La c.d. forma di governo transitoria.

7) LA FORMA DI GOVERNO DEGLI ENTI LOCALI .

6° Capitolo. REGIONI E GOVERNO LOCALE.

LE REGIONI NELLA STORIA ISTITUZIONALE ITALIANA.

La Costituzione italiana ha previsto uno Stato regionale ed autonomista. Per le Regioni essa

prevedeva:

autonomia politica (art. 114) capacità di darsi un proprio indirizzo politico;

• autonomia legislativa (art. 117);

• autonomia amministrativa (art. 118) in specifiche materie;

• autonomia finanziaria (art. 119) attribuzione di risorse finanziarie necessarie per

• esercitare le loro competenze.

Inoltre la Costituzione ha distinto tra Regioni ordinarie e Regioni a Statuto speciale (Valle

d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia). A queste ultime veniva

garantita un’autonomia più ampia.

Nonostante i dettami costituzionali, le regioni ordinarie sono state istituite solo nel 1970, mentre il

concreto trasferimento delle funzioni amministrative è stato parzialmente effettuato nel 1972 e

1977.

Tre eventi hanno prodotto un deciso cambio di rotta nei rapporti tra Stato e Regioni:

1) 1997 - legge Bassanini (59/1997): produsse un capovolgimento della logica di ripartizione delle

competenze tra Stato e Regioni:

prima: la Regione esercitava solo le funzioni amministrative nelle materie in cui aveva

• competenza legislativa

dopo: le funzioni amministrative sono state attribuite a Regioni ed enti locali anche nelle

• materie in cui era lo Stato ad avere la titolarità della funzione amministrativa.

2) 1999 - legge costituzionale 1/99: introdusse l’elezione popolare diretta del Presidente della

Giunta regionale.

3) 2001 - legge costituzionale 3/01: essa produsse una riforma organica del Titolo V della

Costituzione. Entrata in vigore dopo il referendum costituzionale.

Tale riforma realizzò un forte decentramento politico: nasce una Repubblica delle autonomie,

articolata su più livelli territoriali (Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni) ciascuno dotato

di autonomia politica.

LA RIPARTIZIONE DI COMPETENZE TRA STATO, REGIONI ED ENTI LOCALI.

Con la Riforma del Titolo V della Costituzione, lo Stato ha perso la potestà legislativa generale:

• può legiferare solo nelle materie espressamente riservategli

• legge statale e regionale sono sottoposte agli stessi limiti

Con la Riforma, si distinguono vari tipi di potestà legislativa:

potestà legislativa esclusiva: il nuovo art. 117 riserva allo Stato le seguenti materie: esteri,

• immigrazione, ordine pubblico, difesa, cittadinanza, giustizia, moneta

potestà legislativa concorrente: lo Stato fissa i “principi fondamentali” e rinvia alla

• legislazione regionale le norme specifiche nelle seguenti materie: tutela del lavoro, sanità,

protezione civile, previdenza integrativa, governo del territorio.

potestà legislativa residuale: per tutte le materie non elencate nell’art. 117 la potestà

• legislativa è attribuita alle Regioni

I RACCORDI TRA I DIVERSI LIVELLI TERRITORIALI DI GOVERNO.

Tutti gli Stati federali o a forte decentramento politico devono stabilire strumenti di collegamento e

coordinamento tra i diversi livelli territoriali di governo. Lo strumento tipico degli Stati federali è la

Camera delle Regioni.

In Italia, gli strumenti istituiti sono:

Commissione bicamerale integrata: la riforma del 2001 ha previsto che la Commissione

• parlamentare per le questioni regionali possa essere integrata da rappresentanti delle Regioni

e degli enti locali, quando i Regolamenti parlamentari lo prevedano.

Sistema delle Conferenze: creato per sviluppare il principio di leale collaborazione. Tra le

• conferenze più rilevanti ricordiamo la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza delle

autonomie locali. Esse sono sede di confronto tra Governo e istituzioni locali su materie

che incidono sugli interessi e le competenze di Regioni, Province e Comuni.

esercizio di potere estero delle Regioni

• potere sostitutivo del Governo

• I RAPPORTI TRA LE REGIONI E GLI ENTI LOCALI

.

Come per le Regioni, anche l’ordinamento degli enti locali ha subito varie modifiche dal 1990.

Ricordiamo le fasi salienti:

legge 142/90: ha aumentato l’efficienza dell’ordinamento degli enti locali

• riforma del 1993: introduzione dell’elezione diretta di Sindaco e Presidente della Provincia

• testo unico degli enti locali (d.lgs. 26/00): ha riordinato la materia.

Le riforme citate hanno introdotto alcune novità:

Comuni e Province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa,

• amministrativa, impositiva e finanziaria nell’ambito delle leggi di coordinamento della

finanza pubblica.

sono state introdotte le Città metropolitane, costituzionalizzate nella riforma 2001: nelle

• aree di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, il

Comune capoluogo e i Comuni limitrofi possono decidere di costituirsi in Città

metropolitana. Essa assume le funzioni della Provincia.

FINANZA LOCALE E FINANZA REGIONALE.

L’articolo 119 Cost. riconosce e garantisce l’autonomia finanziaria di Regioni, Province, Comuni e

Città metropolitane, sia per le entrate che per le spese. Perciò:

gli enti territoriali devono avere entrate proprie

• devono poter concorrere a determinarne composizione e quantità

• devono poter stabilire liberamente come spendere le risorse proprie.

Lo Stato mantiene comunque il potere di intervenire in materia di finanza regionale perché

“l’armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica” sono affidati alla

potestà legislativa concorrente; inoltre lo Stato ha potestà esclusiva circa la “perequazione delle

risorse finanziarie”.

Essendo dotate di tributi ed entrate proprie, i vari enti sub-statali potranno disporre di risorse

finanziarie diverse a seconda della ricchezza economica della propria popolazione: per evitare

squilibri tra le aree più ricche e le aree più povere del Paese, è stato creato un fondo perequativo

che destina risorse aggiuntive ai territori con minore capacità fiscale per abitante.

FORMA DI GOVERNO REGIONALE.

La legge cost. 1/99 ha modificato gli articoli 121 e 126 Cost. introducendo una forma di governo

regionale basata sull’elezione diretta del Presidente della Regione. Essa rappresenta una forma di

governo transitoria, perché le Regioni avranno la possibilità di disciplinare autonomamente la

propria forma di governo e la propria legge elettorale.

Prima del 1999: le Regioni avevano una forma di governo parlamentare a predominanza

assembleare con sistema elettorale parlamentare. Tale assetto ha prodotto notevole instabilità

delle Giunte regionali, con frequenti crisi.

1995: riforma del sistema elettorale regionale (tuttora in vigore). Esso, è ancora basato sul

proporzionale, prevede:

premio di maggioranza alla lista o coalizione che ottiene più voti, che garantisce alla

• coalizione vincente almeno il 55% dei seggi in Consiglio regionale.

l’indicazione del Presidente della Giunta collegato a ciascuna lista. La designazione è poi

• divenuta elezione diretta con la riforma del 1999.

Introduzione di una soglia di sbarramento.

1999: Accanto alle riforme introdotte nel 1995, la legge costituzionale ha introdotto la nuova forma

transitoria di governo regionale basata su due strutture egualmente legittimate dal corpo

elettorale:

Il Consiglio regionale: eletto dagli elettori regionali. E’ titolare della funzione legislativa, del

potere di fare proposte alle Camere e delle altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle

leggi.

Il Presidente della Giunta regionale : eletto a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale

regionale. Rappresenta la Regione, dirige la politica della Giunta, promulga le leggi ed emana i

regolamenti regionali.

La Può votare la sfiducia alla Giunta regionale. In tal caso, si va automaticamente a nuove

elezioni per rieleggere Presidente e Consiglio regionale.

Giunta Regionale: Organo esecutivo regionale. I suoi componenti sono nominati (ed

eventualmente revocati) dal Presidente della Giunta, come previsto dalla Costituzione

LA FORMA DI GOVERNO DEGLI ENTI LOCALI.

E’ stata delineata dalle leggi 81/93 e 265/99. Esse hanno introdotto l’elezione popolare diretta del

Sindaco e del Presidente della Provincia. Sindaco e Presidente della Provincia durano in carica 5

anni. Sono rieleggibili una sola volta.

Sono previste due leggi elettorali diverse:

Comuni fino a 15.000 abitanti: sistema a turno unico prevedono:

• ogni Sindaco è collegato a una lista di candidati per il consiglio comunale

l’elettore vota per una lista elettorale e il voto automaticamente si estende al candidato

• Sindaco collegato.

è eletto Sindaco chi ottiene più voti (maggioranza relativa)

• la lista collegata al Sindaco vincente ha diritto ai 2/3 dei seggi (premio di maggioranza); i

• restanti sono distribuiti con il sistema proporzionale e metodo d’Hondt

è prevista una soglia di sbarramento del 3%: sono ammesse all’assegnazione dei seggi del

• Consiglio comunale solo le liste che abbiano superato tale soglia.

Comuni con più di 15.000 abitanti e Province: sistema a doppio turno

• ciascun candidato Sindaco è collegato a una o più liste;

l’elettore vota Sindaco e lista per il Consiglio comunale. Egli può praticare il voto disgiunto

• (votare una lista e il candidato Sindaco collegato ad una lista diversa);

• l’elettore può indicare una preferenza, scegliendo uno dei candidati al Consiglio comunale

all’interno della lista votata;

Al primo turno, è eletto Sindaco chi ottiene il 50% + 1 dei voti (maggioranza assoluta) • se

• nessun candidato Sindaco raggiunge la maggioranza assoluta, si procede, dopo 15 giorni, al

ballottaggio tra i due candidati più votati al secondo turno, i due candidati Sindaco possono

collegarsi ad altre liste oltre a quelle chi erano collegati al primo turno;

la ripartizione dei seggi avviene con formula proporzionale e metodo d’Hondt;

• E’ prevista una soglia di sbarramento al 3%

• E’ previsto un premio di maggioranza: se il Sindaco è eletto al primo turno, la lista o le liste

• ad esso collegate, nel caso abbiano ottenuto almeno il 40% dei voti, hanno diritto al 60% dei

seggi;

• se il Sindaco è eletto al ballottaggio, la lista o le liste ad esso collegate hanno diritto ad

almeno il 60% dei seggi.

7 L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA.

1) GIUDICI ORDINARI E GIUDICI SPECIALI.

2) PRINCIPI COSTITUZIONALI IN TEMA DI GIURISDIZIONE.

- Principio di precostituzione del giudice.

- Diritto di difesa e giusto processo.

3) LO STATUS GIURIDICO DEI MAGISTRATI ORDINARI.

- Indipendenza, autonomia e inamovibilità della magistratura ordinaria.

4) IL CSM.

5) IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

7° Capitolo. L’ AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA.

GIUDICI ORDINARI E GIUDIZI SPECIALI.

I giudici ordinari: amministrano la giustizia civile e penale attraverso:

Organi requirenti:

Gli organi requirenti sono i Pubblici Ministeri (PM). Essi curano gli interessi pubblici e osservano

l’obbligo di esercitare l’azione penale. I loro uffici si rinvengono presso i Tribunali, le Corti

d’appello e la Corte di Cassazione.

Organi giudicanti:

Organi giudicanti civili:

organi di primo grado: giudici di pace e Tribunale

organi di secondo grado: Corte d’appello.

Organi giudicanti penali:

organi di primo grado: giudici di pace, Tribunale, Tribunale dei minorenni, Corte d’Assise

organi di secondo grado: Corte d’appello, Corte d’assise d’appello e Tribunale della libertà.

I giudici speciali:

I giudici amministrativi, invece, sono i c.d. T.A.R. (Tribunali Amministrativi Regionali) e il

Consiglio di Stato: a loro è affidata la tutela giurisdizionale degli interessi legittimi, che prevede la

possibilità che siano annullati gli atti della Pubblica Amministrazione.

Il Consiglio di Stato è giudice d’appello dei T.A.R. ma ha anche poteri consultivi.

La Corte dei Conti giudica i pubblici amministratori in caso di danno economico per lo Stato.

I giudici tributari dirimono le controversie tra cittadini e amministrazione finanziaria statale.

I giudici militari, in tempo di guerra, esercitano la loro giurisdizione secondo quanto previsto dalla

legge. In tempo di pace, giudicano solo per i reati commessi dagli appartenenti alle Forze Armate.

PRINCIPIO DI PRECOSTITUZIONE DEL GIUDICE.

La Costituzione stabilisce che “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per

legge” (art.25 Cost): in tal modo, nessuno potrà essere giudicato da un giudice appositamente

costituito dopo la commissione di un determinato fatto.

Inoltre è posto il divieto di istituire giudici speciali, cioè organi formati fuori dall’ordinamento

giudiziario. Non ricadono nel divieto tutte le giurisdizioni speciali cui si è accennato in precedenza.

Altre disposizioni costituzionali hanno portata generale:

• la giustizia deve essere amministrata in nome del popolo

• il giudice deve essere soggetto solo alla legge

• la legge deve assicurare l’indipendenza delle giurisdizioni speciali e del pubblico ministero.

DIRITTO ALLA DIFESA E GIUSTO PROCESSO.

La garanzia del diritto di difesa, unitamente al principio del giudice naturale precostituito per legge,

fondano il processo su due principi:

il contraddittorio tra le parti

• l’imparzialità e la terzietà del giudice

Inoltre, la Riforma dell’art. 111 Cost consacra tali principi nella formula del giusto processo. Il

nuovo testo dell’articolo 111, inoltre, stabilisce che la legge deve assicurare la ragionevole durata

del processo. LO STATUS GIURIDICO DEI MAGISTRATI ORDINARI.

L’ACCESSO ALLA MAGISTRATURA.

La Costituzione stabilisce che la nomina a magistrato debba avvenire per concorso (ad eccezione

dei consiglieri di Cassazione, per meriti insigni e dei giudici di pace).

La carriera dei magistrati ordinari si svolge automaticamente: tale automatismo, che rende scontato

l’avanzamento dei magistrati, è studiato al fine di garantire la loro autonomia.

AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA.

L’autonomia dell’ordine giudiziario è una garanzia destinata a far sì che ciascun magistrato possa

determinarsi autonomamente senza ricevere alcun condizionamento da altri magistrati.

INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA.

L’indipendenza dell’ordine giudiziario è invece riferita all’ordine giudiziario nel suo complesso: i

magistrati sono tutelati dai condizionamenti che possono provenire da poteri diversi da quello

giudiziario. IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA.

A garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati, la Costituzione ha previsto che la loro

carriera e, in generale, il loro status debbano essere disciplinati da un organo di “autogoverno”,

slegato dal Governo: il C.S.M.

Composizione: 27 membri

3 membri di diritto: Presidente della Repubblica (che lo presiede), Primo Presidente della

Cassazione e Procuratore generale della Corte di Cassazione.

16 membri togati: 2/3 del Collegio. Sono eletti dai magistrati ordinari.

8 membri laici: 1/3 del collegio. Sono eletti dal Parlamento in seduta comune, fra gli appartenenti

alle seguenti categorie: professori universitari in materie giuridiche avvocati che esercitano la

professione da almeno 15 anni.

Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica solo in rari casi. Nelle altre riunioni, è

presieduto da un Vicepresidente, nominato dal CSM tra i membri laici.

ELEZIONE DEI MEMBRI TOGATI.

Dopo la Riforma del 2002, l’elezione dei 16 membri togati avviene nel seguente modo:

- In un unico collegio nazionale, per 2 magistrati che esercitano funzioni di legittimità presso la

Corte di Cassazione e la procura generale presso la medesima Corte.

- In un collegio unico nazionale, per 4 magistrati che esercitano le funzioni di pubblico ministero

presso gli uffici di merito e presso la Direzione Nazionale Antimafia.

- In un collegio unico nazionale, per 10 magistrati che esercitano le funzioni di giudice ovvero che

sono destinati alla Corte suprema di Cassazione. All’elezione partecipano tutti i magistrati.

COMPETENZE DEL CSM.

Adotta tutti i provvedimenti inerenti la carriera e lo status dei magistrati ordinari: assegnazioni,

trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Azioni disciplinari: per evitare la trasformazione della Magistratura in corporazione, la titolarità

dell’azione disciplinare è attribuita al Ministro di Giustizia. Le decisioni, in tal senso, spettano

all’apposita sezione disciplinare del CSM.

La responsabilità disciplinare opera in caso di violazione dei doveri connessi al corretto esercizio

della funzione giurisdizionale: i magistrati rispondono di ogni comportamento, assunto in ufficio e

fuori, in violazione dei propri doveri, tale da compromettere il prestigio dell’ordine giudiziario.

Gli atti del CSM sono Decreti del Presidente della Repubblica e sottoposti al TAR del Lazio e, in

appello, al Consiglio di Stato.

Per assicurare l’indipendenza dei giudici speciali, esistono degli organi collegiali, ricalcati sul

modello del CSM: il Consiglio di Presidenza della giurisdizione amministrativa, il Consiglio di

Presidenza della Corte dei Conti, il Consiglio di Presidenza della Magistratura militare e il

Consiglio della Magistratura Militare.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

Prima della Costituzione del 1948, il ministro di grazia e giustizia pregiudicava l’autonomia e

l’indipendenza della magistratura. La Costituzione italiana del 1948 segna una svolta fondamentale

perché, sposta in capo al CSM gran parte di questi poteri. Il ministro di grazia e giustizia si limita a :

- curare l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia;

- a promuovere l’azione disciplinare davanti all’apposita sezione disciplinare del CSM;

- a partecipare al procedimento di conferimento degli uffici direttivi. La Corte Costituzionale ha

affermato che i rapporti tra il CSM e il ministro di grazia e giustizia devono ispirarsi al principio di

leale collaborazione;

- esercitare poteri di sorveglianza ed eventuali attività ispettive nei confronti degli uffici giudiziari.

8 LE FONTI DEL DIRITTO.

1) FONTI DI PRODUZIONE.

- Definizione.

- Norme di riconoscimento.

2) FONTI DI COGNIZIONE.

- Fonti ufficiali e non ufficiali.

3) FONTI ATTO E FONTI FATTO.

- Definizione.

- Le consuetudini.

- Altre fonti fatto.

4) TECNICHE DI RINVIO AD ALTRI ORDINAMENTI.

- Definizione.

- Rinvio fisso.

- Rinvio mobile.

5) LA FUNZIONE DELL’INTERPRETAZIONE.

6) LE ANTINOMIE NORMATIVE.

- Definizione.

7) IL CRITERIO CRONOLOGICO E L’ABROGAZIONE.

- Definizione del criterio cronologico e dell’abrogazione.

- Tipi di abrogazione.

- Deroga e sospensione.

8) IL CRITERIO GERARCHICO E L’ANNULLAMENTO.

- Definizione del criterio gerarchico e dell’annullamento.

- Effetti dell’annullamento.

9) IL CRITERIO DELLA SPECIALITA’.

- Definizione.


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Lamberti Armando.

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