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produzione non è retroattiva). Bisogna dire però che l’art. 10 è una

norma sulle fonti ma non contempla la fonte dell’ordinamento

internazionale (consuetudine), ma contempla la norma che tale fonte

produce: la norma nata diviene fonte, e in questo modo funzionano

anche le norme precedenti alla sua entrata in vigore. Così il dispositivo è

permanente, vale per il futuro ma anche per il passato.

Cosa sono le norme generalmente riconosciute?

Il diritto internazionale generale è quello che si applica a tutti gli Stati. Tali

norme che valgono per tutti si dice possano nascere solo dalla consuetudine.

Fonti del diritto internazionale sono la consuetudine e l’accordo (ma l’accordo è

un contratto che vincola solo chi l’ha stipulato). Le norme dei trattati

internazionali non sono generalmente riconosciute, quindi il dispositivo si

rivolge solo a norme nate da consuetudine generale. La dottrina dominante

afferma allora che se vi sono trattati internazionali serve l’ordine di esecuzione

o il procedimento ordinario. Una tesi ripresa da Quadri è che è vero che il

dispositivo automatico si riferisce alle norme generalmente riconosciute, ma

una norma generalmente riconosciuta è PACTA SUNT SERVANDA, che è una

norma sulla produzione alla quale deve adattarsi l’ordinamento; e quindi il

dispositivo produrrebbe effetto anche per i patti che nascono da pacta sunt

servanda. E ancora, Quadri dice: l’art. 10 contemplerebbe anche pacta sunt

servanda e attraverso le consuetudini il dispositivo produrrebbe effetti anche

nei confronti degli accordi. Questa è una tesi non confortata dalla prassi. In

Italia l’accordo produce effetti se è richiamato dalla legge e non attraverso

l’art. 10 1° comma. Per smontare la tesi Quadri non vi sono argomenti

convincenti:

si riferisce ai lavori preparatori: in Assemblea costituente si boccia

- l’emendamento per far cadere “norme generalmente riconosciute”. E se

non l’ha voluto abolire allora l’Assemblea non ha voluto inserire i trattati.

Per Quadri questo argomento è minuscolo perché nell’accordo dobbiamo

ricostruire la volontà storica della parti ma nell’atto normativo legge tutti

sono vincolati e quindi non possiamo sapere quali fossero le intenzioni

dei costituenti;

si basa sulla separazione dei poteri: le leggi le fa il legislativo mentre

- l’esecutivo ha il potere estero. Gli accordi internazionali sono voluti

dall’esecutivo, che in questo modo farebbe legge. Ma come si fanno gli

accordi internazionali? L’art. 87 Cost. prevede la ratifica del Presidente

della Repubblica ma egli non ha il potere estero: egli esprime

solennemente la volontà dello Stato (Esposito: il Capo dello Stato è come

la bandiera), però dietro c’è l’esecutivo. Ma l’art. 87 deve combinarsi con

11

l’art. 80: il Parlamento che ordina l’esecuzione di accordi non ancora

ratificati. Quando è prevista questa autorizzazione del Parlamento

dall’art. 80? Nel caso di trattati in modificazione di leggi: il Parlamento

non interviene se il trattato opera a livelli inferiori (regolamenti, che sono

fatti dall’esecutivo. Ma allora può fare anche i trattati internazionali senza

l’autorizzazione nel caso di trattati che operano al di sotto della legge).

Pacta sunt servanda è una norma sulla produzione, cioè sulla fonte e

- quindi non può essere oggetto di adattamento. Ma le norme sulla

produzione possono essere trasformate dal dispositivo di adattamento

così come le norme materiali (pacta sunt servanda ci dice che l’accordo

internazionale è fonte del diritto internazionale; in questo modo ci dice

che l’accordo internazionale è fonte del diritto interno).

Si basa sull’art. 10 2° comma (obiezione di Antonio La Pergola). Questo

- comma si riferisce alla condizione giuridica dello straniero: tale

condizione deve essere regolata con legge (riserva di legge), “una legge

in conformità alle norme e ai trattati internazionali”: allora il trattato

produce effetti solo se richiamato da una legge e non automaticamente.

Ma il secondo comma parla anche delle norme (consuetudinarie) per le

quali non serve l’ordine di esecuzione. L’art. 10 secondo comma in realtà

si riferisce ad altro: ci dice che la specificazione di trattati non

autoapplicativi o di norme, anche consuetudinarie, incomplete deve

venire dalla legge, e sol da essa può venire, non ad esempio dai

regolamenti. 18/01/2006

PRINCIPI E VALORI COSTITUZIONALI:

I principi esprimono un dover essere, partecipano della natura delle norme. I

principi non scritti (di prima generazione) si ottengono per astrazione dalle

norme di dettaglio. Il principio è più generale delle norme (differenza

quantitativa) e da solo non produce effetti ma ha bisogno di attuazione

(differenza qualitativa).

Il valore non ha carattere normativo, non esprime un dover essere (vita, tutela

dell’ambiente, libertà, dignità). Sono tutti obiettivi, sono beni meritevoli di

tutela. L’ambiente è un valore la tutela dell’ambiente deve essere realizzata.

essi hanno innanzitutto la tensione alla realizzazione;

- il valore non opera nella logica del bilanciamento, ma è tendenzialmente

- totalizzante: aspira ad essere realizzato e basta. Possono esserci due

valori tra loro contrastanti nel senso che se se ne realizza uno l’altro non

12

può essere realizzato a pieno (sviluppo economico e tutela

dell’ambiente). Ma i valori vogliono realizzarsi e basta senza tener conto

degli altri valori;

manca il carattere prescrittivo (se c’è A ci deve essere B: ogni norma è

- riconducibile a questo schema condizionale). La condizionalità è estranea

alla logica dei valori. I valori entrano nelle norme ma devono essere

mediati. I valori hanno dei momenti di emersione: per l’interpretazione

del diritto e per la produzione di norme.

Valori e interpretazione: c’è stata l’illusione illuministica che l’interprete fosse

una specie di automa (Montesquieu: il giudice è bocca della legge:

interpretazione come opera meramente meccanica e non creativa;

Roberspierre: uno Stato in cui la giurisprudenza è diversa dalla legge non ha

Costituzione). Ma noi sappiamo che questo non è vero perché lo strumento del

legislatore (la lingua) è imperfetto e suscettibile di molteplici interpretazioni.

Mettere insieme le disposizioni è un’operazione creativa e non meccanica. Il

giudice quindi deve interpretare, e per interpretare egli sceglie, e quando

sceglie lo fa sulla base dei propri valori.

Valori e normazione: dietro qualsiasi norma giuridica ci sono i valori, c’è una

scelta di valori. La norma esprime i valori nei termini del dover essere.

L’impronta assiologica è maggiore nei testi costituzionali. La Costituzione è più

intrisa di valori.

Le Costituzioni moderne sono il frutto di compromessi tra forze politiche che

hanno diverse visioni del mondo (Cost italiana: filone cattolico, marxista e

liberale). Questa sintesi si riflette sul pluralismo dei valori che si trova nella

Costituzione.

Dignità dell’uomo (art. 41 comma 2: come valore prevalente

1. all’iniziativa economica privata; tutte le norme sulla libertà dell’uomo;

il carattere rieducativo della pena…);

2. Difesa nazionale (l’art. 52 lo definisce sacro dovere del cittadino);

3. democrazia: dei sindacati, dei partiti politici; delle forze armate;

4. pluralismo sociale: (art. 2, 5 e art. 8: pluralismo religioso; art. 18:

pluralismo sindacale);

5. pace (art. 11)

6. famiglia;

7. lavoro;

8. unità nazionale;

9. maternità ecc….

c’è quindi un sistema molto articolato di valori.

Vi è poi una tecnica del legislatore in cui è molto forte l’impronta assiologica:

13

norme programmatiche (prefigurano le linee di sviluppo dell’ordinamento); tra

queste ci sono le norme sui diritti sociali (ad esempio il diritto al lavoro, che è

diverso dalle libertà, le quali sono immediatamente efficaci). L’obbligo che

nasce da un diritto sociale non è giuridicamente sanzionato.

Le norme programmatiche (e quelle sui diritti sociali) non sono autosufficienti

ma hanno bisogno di essere attuate a differenza dei diritti di libertà.

La libertà personale è un valore (facciamo riferimento alla libertà nuda e cruda)

e un diritto (ci riferiamo anche alla sua tutela).

Le norme programmatiche sono efficaci prima dell’attuazione? Se non lo sono

dobbiamo considerarle come semplici inviti al legislatore, ma finchè il

legislatore non li accolga esse sarebbero come norme non scritte e non

avrebbero incidenza nell’ordinamento.

Calamandrei chiama le norme programmatiche “la rivoluzione promessa”.

Invece le norme programmatiche sono da considerarsi efficaci.

I valori della Costituzione sono potenzialmente antagonistici.

All’interno della Costituzione c’è una gerarchia di valori (alla pace è subordinata

anche la sovranità) ma in alcuni casi questa gerarchia espressamente manca:

valori della tutela del paesaggio e della difesa militare; sciopero e diritto degli

utenti; privacy e diritto di cronaca. Come si risolvono queste tensioni? Abbiamo

due approcci diversi:;

1. prevalente in Germania: se la Costituzione non dà una gerarchia, questa

deve essere data dal legislatore ordinario: ove la Costituzione non ha

deciso il legislatore crea la soluzione;

2. prevalente in Italia: se la Costituzione contiene enunciazione di valori in

reciproco contrasto la Costituzione contiene un meta-valore, cioè

l’esigenza che si trovi una concordanza pratica. Quindi la parola

andrebbe non al legislatore ma al giudice.

25/01/2006

Classica distinzione tra democrazie occidentali e democrazie socialiste. Non

scompaiono gli Stati di democrazia socialista, solo che questo non è più il

modello. Gli elementi essenziali per un sistema liberaldemocratico sono:

 suffragio universale;

 tutela delle minoranze;

 principio maggioritario;

 divisione dei poteri;

 principio di legalità;

 garanzia dei diritti fondamentali;

 Stato di diritto; 14

 Pluralismo partitico;

 Uguaglianza;

 Tutela giurisdizionale;

 Parlamento.

(dove i tre elementi in rosso sono essenziali nel polo democratico; gli altri

fanno parte della componente liberalgarantistica).

Per il polo democratico vi sono due principi:

1) Principio organizzativo, nel quale le decisioni dello Stato sono

riconducibili a decisioni popolari;

2) Principio maggioritario: convergenza sulle decisioni della maggioranza (o

dell’unanimità).

La logica democratica è la logica nella quale è il popolo a prendere le decisioni

e nella quale i voti si contano, non si pesano.

L’eguaglianza è un dogma della democrazia: i voti hanno tutti lo stesso valore.

Nella democrazia rappresentativa il popolo sceglie chi decide. Viene a volte

rappresentata come un surrogato della democrazia diretta, del quale dobbiamo

accontentarci perché la democrazia diretta non può essere materialmente

realizzata. La democrazia rappresentativa viene infatti rappresentata come

mistificazione: gli inglesi sono liberi solo il giorno dell’elezione e schiavi per

l’intera legislatura.

Problemi per la democrazia diretta: sarebbe impossibile la comunicazione

contemporanea di tutti per la mancanza di un tale spazio fisico, ma questo oggi

non è più vero grazie alla telematica. Allora perché non passare alla

democrazia diretta? Essa è teoricamente possibile. Ma è desiderabile?

 Il lavoro di chi legifera è un lavoro a tempo pieno;

 Non è gestibile con la telematica uno scambio di opinioni in cui tutti gli

elettori possano interagire;

 La lingua della democrazia diretta è povera: o sì o no. Obiezione a

questo punto: anche il parlamentare segue la logica binaria si-no;

tuttavia c’è la possibilità di proporre emendamenti.

Quindi il limite non è costituito dallo spazio ma esistono limiti intrinseci alla

democrazia diretta: si avrebbe una democrazia peggiore.

Tra l’altro con la democrazia diretta non ci sarebbe la responsabilità: la

sanzione della responsabilità politica è la mancata rielezione: ho la possibilità

di alternativa (voto per l’opposizione se non sono stato soddisfatto).

Inoltre c’è la razionalizzazione delle scelte (non c’è passione): il giudizio del

corpo elettorale si esprime a scadenze regolari e non ha ad oggetto una singola

decisione ma l’intera legislatura (RAFFREDDAMENTO DELLA DECISIONE).

Carl Schmitt: il popolo si esprime col sì e col no e non può adottare decisioni

15

complesse, può solo acclamare il capo che tali decisioni adotta. L’acclamazione

è l’unica vera democrazia, e non quella delle elezioni. La somma dei voti

segreti non può darmi la volontà dello Stato: l’alternativa quindi è l’investitura

di un capo che decida. La segretezza del voto invece è indispensabile perché

ne garantisce la genuinità. Nella maggioranza c’è il modo civile della somma

aritmetica ed è questa ad assicurare garanzie.

La democrazia rappresentativa non è minore ma diversa da quella diretta: è

quella che ha la responsabilità e il raffreddamento delle decisioni.

Il referendum abrogativo è espressione della democrazia diretta ed è in

tensione con quella rappresentativa perché la volontà del popolo vince su

quella del legislatore.

Una normale fonte del diritto è bidirezionale: può abrogare ma può anche

creare. Il referendum può solo abrogare (fonte del diritto unidirezionale), ma

togliendo modifica.

Quindi è fonte, ma essendo usata la tecnica della sottrazione non tutte le

norme sono referendabili: è una fonte depotenziata in quanto non crea dal

nulla ma cambia qualcosa che già esiste. Ha il grado della legge ordinaria

(perché può abrogarla), quindi è una fonte con forza di legge.

Gli istituti della democrazia diretta entrano in tensione con quelli della

democrazia rappresentativa per gli elementi che introducono.

Il legislatore può rifare una norma abrogata dal referendum? Secondo il prof la

soluzione è che solo il nuovo Parlamento potrebbe farlo, ma non quello vecchio

che è stato smentito.

Ci sono tensioni anche riguardo al principio maggioritario: la maggioranza ha

sempre ragione e può decidere senza limiti. Allora il principio maggioritario

ucciderebbe se stesso.

Negli ordinamenti liberal democratici si introducono degli atteggiamenti a

tutela delle minoranze:

 Temporaneità delle cariche;

 Maggioranza qualificata;

 Riserva di legge.

Le minoranze devono essere tutelate perché sono indispensabili per la

possibilità di alternativa, per la responsabilità e le rispettive sanzioni.

06/02/2006

polo liberal garantistico: al centro vi è la libertà, che si pone in tensione con la

democrazia. Libertà: pretesa ad un astensione a 360°; essa va fatta valere

soprattutto nei confronti dello Stato. Se lo Stato è democratico la libertà va

fatta valere nei confronti delle maggioranze.

Prima via per superare l’antitesi libertà-democrazia: Kelsen: quando

1. 16

nascono le Costituzioni rigide i diritti di libertà servono a garantire le

minoranze politiche e non i singoli di fronte allo Stato. Chi è garantito è

quella minoranza nel Parlamento necessaria ad ottenere il quorum. Vi è

una critica: così si pongono i diritti di libertà sullo stesso piano delle

garanzie a tutela delle minoranze (ma queste garanzie hanno per scopo

la tutela della democrazia). I diritti di libertà invece non sono riconosciuti

per garantire la democrazia ma il soddisfacimento di bisogni individuali.

Spesso per garantire le libertà intervengono i limiti alla revisione

costituzionale (diritti inviolabili) e le minoranze politiche non c’entrano

niente. Hanno diversa ratio e destinazione.

la seconda via per superare l’antitesi libertà-democrazia si basa sul fatto

2. che una serie di libertà trovano nella democrazia la loro finalizzazione:

grazie alla libertà di manifestazione del pensiero è possibile lo scambio di

opinioni necessario alla democrazia; la libertà di riunione è necessaria

per i comizi: vi è quindi riconoscimento di libertà in funzione della

democrazia (tesi delle libertà funzionali). Ma se è vero allora le libertà

possono essere limitate o se ne può regolare l’esercizio. E poi, se è così,

nel momento in cui esprimono un pensiero politico sono garantito, se ne

esprimo un altro non godo della garanzia costituzionale che è rivolta solo

alla democrazia. E poi, il versante negativo delle libertà (posso non farlo)

è difficile se esse sono garantite nell’ottica della democrazia.

Libertà: appagamento di un bisogno egoistico;

Democrazia: decisione della maggioranza.

Possono entrare in tensione.

Il sistema liberale che assicura la convivenza tra libertà e democrazia è lo

Stato di diritto:

divisione dei poteri: a) potere in senso soggettivo: ci riferiamo ai soggetti

1. che esercitano poteri pubblici. Principio della divisione dei poteri in senso

soggettivo: contrario de “lo Stato sono io”; b) potere in senso oggettivo:

Schmitt: togliamo dallo Stato ciò che non è democrazia, così avremo uno

stato di democrazia assoluta. In questo Stato quale è la funzione della

legge? “la legge è tutto ciò che il popolo vuole”. Il potere si distingue in

disporre (decidere in termini tendenzialmente generali e astratti) e

provvedere (atto individuale e concreto). Quale circuito è chiamato a

disporre? Il circuito democratico. L’organo non può garantire

l’imparzialità quindi è limitato dalla generalità;

principio di legalità: è il collante tra i due piani. Non è riserva di legge: la

2. regola può essere posta da qualsiasi fonte, ma l’atto deve trovare la sua

giustificazione in una regola generale e astratta, che prefigura l’atto

17

concreto;

3. tutela giurisdizionale: nei confronti dell’atto della pubblica

amministrazione che deve rispettare la norma che lo prefigura per il

principio di legalità. 08/02/2006

PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’:

Sussidiarietà verticale: enti;

sussidiarietà orizzontale: pubblico-privato.

Per l’esercizio di un’attività è preferito l’ambito più vicino agli interessati.

Viene introdotto dal trattato di Maastricht.

Nel diritto comunitario la comunità, se non ha competenze esclusive, può

assumere altre competenze in quanto gli Stati non siano sufficienti

(inadeguatezza del livello statale).

PRIMATO ETICO DELLA PERSONA:

1. Dottrina sociale della Chiesa: 1931 in Europa c’erano sistemi totalitari. Il

Papa dice che lo Stato non deve assorbire l’uomo.

2. pensiero liberale: il centro è l’individuo, come titolare di libertà, tra le

quali ci sono le libertà economiche.

federalismo: divisione dei poteri in senso orizzontale (Stato,

3. Parlamento..) e in senso verticale (Stato centrale e Comuni) si salga

di livello se e in quanto il più vicino non riesce.

4. il livello più vicino è il livello più democratico. La preferenza gli va

accordata in nome della democrazia.

Il principio di sussidiarietà è un principio relazionale.

Quale è il livello preferibile? Non bastano motivazioni economiche (il privato mi

fa pagare meno allora lo preferisco al pubblico).

Essendo il principio di sussidiarietà fondato sulla preferenza del livello più

vicino, il livello pubblico va scelto solo se ha condizioni più vantaggiose.

Tecniche giuridiche: il principio di sussidiarietà può presentarsi come:

enunciazione o come

 applicazione del principio.

Secondo il prof la sussidiarietà trova applicazione anche attraverso dispositivi

statici.

Procedimentalizzazione dell’intervento: in Unione Europea si afferma la prassi

secondo cui quando la Commissione propone un intervento comunitario deve

dimostrare che tale intervento è necessario con un’istruttoria, valutando il

valore aggiunto dall’operazione comunitaria. Accumulo istruttorio e

motivazione dell’atto: ora la Corte può giudicare. Tramite la

procedimentalizzazione il principio di sussidiarietà viene preso sul serio.

18

Legge Bassanini 1 (n° 59/1997): introduce accanto alla sussidiarietà verticale

(rapporti tra enti) quella orizzontale e prevede una tutela dell’autonomia

funzionale: università degli studi e camera di commercio.

Prevede la riallocazione delle funzioni amministrative verso il basso. Lo Stato

conserva certe funzioni che ritiene non possano essere esercitate da altri. Da

questa riallocazione sono escluse le funzioni dell’Università e della Camera di

Commercio (che sono gli enti funzionalmente più vicini agli interessati, come il

Comune è l’ente territorialmente più vicino).

Pubblico-privato non sono le uniche alternative: se si deve scegliere il pubblico

c’è la terza via: pubblico come?

Gli Stati non bastano: la Comunità deve intervenire con il mezzo meno

intrusivo: raccomandazione, se non basta direttiva, altrimenti regolamento 

graduazione degli atti.

Ma anche graduazione degli attori.

Tutti gli enti territoriali sono legati alla rappresentanza politica mentre nella

Camera di Commercio sono le imprese a scegliere i rappresentanti.

La sussidiarietà orizzontale immette questa esigenza di graduazione.

Europa: graduazione degli atti.

Sussidiarietà orizzontale: graduazione degli attori. 29/03/2006

Ferrari: “Le Regioni a che servono?”

Amato: “Le Regioni sono enti senza volto”.

I compiti delle Regioni non erano quelli di assistenza ma di beneficenza.

Tutte le competenze legislative delle Regioni erano competenze concorrenti

(sempre accompagnate dai principi statali)

Crisafulli: il giudice quando applica la legge regionale applica una legge

costituita in parte da una norma regionale in parte da una norma statale.

Principi statali Ma dove è questa linea?

---------------------- Dove finisce il principio e inizia la norma di

Norme di dettaglio dettaglio? C’è una zona grigia che crea problemi.

In favore della riforma:

Crisi del Regionalismo: si cerca di far uscire le Regioni dalla crisi. In Italia

 i inizia a parlare di federalismo. Il sistema politico non creava un habitat

favorevole alle Regioni.

Le Regioni erano costituite come enti a competenze enumerate (elenco di

materie che guarda al passato: non commercio ma fiera e mercato; non

industria ma artigianato) le Regioni erano ridotte a ruoli di marginalità.

 19

Inoltre c’era il riparto verticale delle competenze (tra principio e dettaglio).

Altro aspetto di debolezza del sistema costituzionale:

Le Regioni sono aggiunte ma già esistevano altri due livelli territoriali

 (Comuni e province). Comuni e province hanno un’influenza maggiore

delle Regioni.

Nella Costituzione non c’è una scelta sulla posizione delle Regioni:

1. Giannini: Regione come ente ad amministrazione indiretta necessaria che

non è chiamato ad esercitare le funzioni amministrative autonomamente

ma attraverso gli enti locali;

2. Regione che non si integra ma si aggiunge agli enti locali: amministra

con propri uffici. Possono anche costituirsi enti pararegionali. 03/04/2006

RIFORMA DEL TITOLO V:

1. 1/1999;

2. 3/2001.

Senso complessivo: finisce il ruolo tutorio dello Stato:

controlli: tutti gli atti regionali erano sottoposti a controlli di legittimità e

- di merito;

concorrenza: tutte le leggi regionali erano concorrenti; non c’era ambito

- in cui non c’era presenza dei principi dello Stato.

C’era rapporto gerarchico tra Stato e Regioni.

Lo Stato non ha più funzione di controllo e soprattutto Stato e Regioni hanno

competenze separate (non c’è più il tutore).

Competenze legislative (art. 117):

2° comma: legislazione esclusiva dello Stato;

3°comma: legislazione concorrente;

4° comma: clausola residuale (di tipo federale) è lo Stato a dover

dimostrare di poter legiferare perchè c’è competenze esclusiva delle Regioni.

La conclusione della dottrina è nel senso di una competenza esclusiva delle

Regioni.

Tuttavia le competenze finalistiche dello Stato non consentono di considerare

la competenza delle Regioni esclusiva.

Competenza residuale: quello che non è elencato nel secondo e terzo comma

è ampia e suscettibile di espansione.

Le leggi adottate dalle Regioni nello svolgimento della competenza esclusiva

non hanno su di loro i principi statali ma DIRETTAMENTE la Costituzione e le

norme interposte.

Art. 117 1° comma: parametro della legge:

1°: Costituzione; 20

2°: obblighi comunitari;

3°: obblighi internazionali.

Art. 80 Cost.: in alcuni casi il Presidente della Repubblica per la ratifica

necessita dell’autorizzazione della legge parlamentare. Tra questi casi c’è il

trattato in modificazione di legge.

Prima dell’art. 117 il senso era: se il trattato è in contrasto con atti legislativi è

necessario che intervenga l’organo legislativo.

Il Parlamento interveniva per modificare una legge anteriore perché non c’era

l’art. 117.

Oggi c’è l’art. 117 1° comma: se l’art. 80 richiede la legge per modificare una

legge anteriore a maggior ragione è richiesta la legge per vincolare una legge

successiva.

La legge regionale era tenuta anche prima al rispetto degli obblighi

internazionali.

Quella regionale ex art. 117 comma 4° non è competenza esclusiva: al

massimo può dirsi esclusiva salvo le norme finalistiche dello Stato.

03/04/2006

competenza regionale (4° comma art. 117): esclusiva sì, ma ci sono le

competenze finalistiche dello Stato (non hanno un oggetto specifico).

Una materia è la tutela della concorrenza: non è un oggetto, è uno scopo

(come anche la tutela dell’ambiente).

La Costituzione evoca non un’entità statica ma una tensione: concorrenza nel

commercio spetta allo Stato, anche se il commercio spetta alle Regioni.

Lo Stato introduce un principio sulla concorrenza può anche dettare norme

di minuto dettaglio e la Regione è esclusa. 05/04/2006

le Regioni ad autonomia speciale sono consacrate dal nuovo art. 116 che non

modifica il precedente.

Art. 10 l. cost. 3/2001: clausola di equiparazione delle Regioni ad autonomia

speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.

Si introduce l’ultimo comma dell’art. 116: regioni ad autonomia ordinaria

possono avere autonomia speciale con una legge con cui la Regione acquisisce

competenze.

Alle Regioni speciali passano le maggiori competenze.

Principio del parallelismo delle funzioni nelle Regioni ad autonomia speciale.

Controlli: sugli atti degli enti locali da parte delle regioni speciali (ma non di

quelle ordinarie). Occorreva modificare lo statuto, ma non è stato fatto.

FUNZIONI AMMINISTRATIVE:

parallelismo: la Regione era chiamata nelle funzioni in cui aveva competenza

21

legislativa.

Questo per le Regioni ordinarie non è più previsto.

Comune: titolare della competenza amministrativa generale. Si può spostare

dal comune alla provincia, dalla provincia alla regione, dalla regione allo Stato

con legge.

Si sono introdotti dei correttivi:

1. necessità dell’esercizio unitario della competenza (Tu ti occupi delle

Caserme, ma la difesa è competenza statale);

principio di sussidiarietà (insufficienza e inadeguatezza) art. 118 1°

2. comma.

Competenza propria: attribuita dalla Costituzione;

competenza conferita: attribuita dalla legge.

Tesi del prof su art. 118 2° comma: il Comune non può avere competenze

conferite perché ha la competenza generale non gliele puoi dare, gliele puoi

solo togliere) ”…secondo le rispettive competenze…”.

1. da intendersi come competenza del legislatore? Questa la conferisce la

legge statale perché la materia è statale; questa la conferisce la legge

regionale perché la materia è di competenza regionale;

2. Marini: da intendersi le competenze degli enti e non del legislatore:

quelle dei comuni sono proprie, quelle delle province sono conferite. In

questo modo non si va in contrasto con il primo comma dello stesso

articolo.

Nelle Regioni speciali l’amministrazione competente è l’amministrazione

regionale e non comunale. 03/05/2006

Germania, fine XIX secolo: Laband e Jellinek come costituiscono il sistema

delle fonti?

Concetto formale di fonte: fatto giuridico: un fatto al quale le norme

riconoscono l’idoneità a produrre norme giuridiche. Fonte in senso formale:

formazione e processo formativo.

Sostanza della norma: contenuto normativo: le norme.

Le fonti sono graduabili in base alla forza formale. Questa graduazione delle

fonti rispecchia l’organizzazione costituzionale.

De Grulle: 5° repubblica repubblica semipresidenziale: il nuovo centro

rispetto al Parlamento è il Presidente della Repubblica che governa i Ministri

quindi c’è una parificazione tra legge e regolamento.

Costituzione 1871 (Germania): le leggi della Federazione stanno sopra alle

leggi dei Lander. 22


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof D'Atena Antonio.

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