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Una Costituzione “flessibile” può essere cambiata con una semplice legge, alcune costituzioni di altri stati,

sono “flessibili”, quindi “meno stabili”. L’obbiettivo della nostra Costituzione è appunto quello di mantenere

quanto più possibile la Costituzione così com’è.

Sono sufficienti 139 articoli per gestire i singoli ordini dello Stato? Evidentemente i 139 articoli

rappresentano i principi cardine, ma tutto questo non è sufficiente, il cittadino deve conoscere dal testo

costituzionale, quindi i padri costituendi studiarono la “RISERVA DI LEGGE”, che è qualcosa di

preliminare, che ha creato il disegno su cui si fonda la Costituzione. Attraverso il rinvio alla legge, si

consente di avere un testo esaustivo degli organi costituzionali. Serve quindi a completare quelli che sono i

principi della Costituzione, quindi quello che la nostra Costituzione dice non è solo nei 139 articoli.

La Costituzione rinvia alla legge partendo da un principio (es. art. 13, la libertà personale è inviolabile, salvo

i casi previsti dalla legge, quindi l’art. 13 è un contenitore del codice penale e del codice di procedura

penale).

Si ha una riserva di legge quando la Costituzione riserva la disciplina di una determinata materia alla legge

del parlamento completando a questo modo quello che non ha espresso esplicitamente nel testo

costituzionale. La riserva di legge è quindi, uno strumento di completamento della Costituzione, ma è anche

uno strumento di garanzia per il popolo, infatti, attraverso il parlamento che fa le leggi e che rappresenta il

popolo (il parlamento viene eletto dal popolo), su determinate materie, attraverso la riserva di legge, si è

garantiti dall’organo che ci rappresenta nei confronti di altre fonti di diritto (ad es. il governo, bisogna

pensare che, nel contesto storico in cui fu redatta la carta costituzionale, si proveniva da una forma di

governo dittatoriale, infatti, in sintesi, ritornando all’esempio precedente del richiamo all’art. 13, il codice

penale lo scrive il parlamento e non il governo, a questo modo si impedisce alle leggi di diventare strumento

politico, anziché strumento democratico quali dovrebbero essere).

Facendo riferimento alla legge del parlamento, facciamo riferimento alla legge ordinaria, si chiama così,

perché segue il procedimento classico e tipico per far nascere una legge (l’art. 70 infatti dice: La funzione

legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere), tutte le altre leggi seguono un altro procedimento,

infatti, non soltanto le camere svolgono funzione legislativa. Il decreto legge (provvedimento urgente) nasce

da altre fonti di legge (il governo), però deve essere approvato dal parlamento che lo converte in legge.

La nostra Costituzione consente ad altri organi di poter essere fluida e non avere problematiche funzionali.

Quando la legge viene creata dal parlamento, ha tempi lunghi, quindi, attraverso la “delegificazione” si pone

rimedio, chiamando il governo a collaborare delegando quest’ultimo a legiferare.

Lezione del 04/03/2009

La riserva di legge, ha carattere garantista e di carattere integrativo alle norme della Costituzione.

La riserva di legge completa la Costituzione, che rinvia alle leggi, attraverso alcuni suoi articoli, in questo

modo i 139 articoli della Costituzione bastano.

Tipologia di riserve di legge:

Assoluta, cioè esclude che si possa legiferare in un organo diverso dal parlamento;

Contrapposta alla riserva di legge assoluta è quella relativa, che consente ad altre fonti diverse dal

parlamento, ad es. regolamenti, in questo caso la riserva di legge è controllata e non illimitata. Altre riserve

di legge, sono: La riserva di legge costituzionale, quando la Costituzione riserva la disciplina della materia a

se stessa e non alla legge, quindi, noi per capire dobbiamo guardare proprio alla Costituzione.

Nell’art. 1 della Costituzione, al 2° comma, abbiamo l’esposizione di un principio: “la sovranità appartiene al

popolo”, ma in che modo? La norma dice: nei modi e nei termini indicati nella nostra Costituzione, questa

disposizione costituzionale, integra una riserva di legge costituzionale. In pratica, il 2° comma rinvia ad altri

articoli della Costituzione, es. art. 48, art. 75, art. 138, art. 71, quindi ad una serie di norme che rendono il

popolo sovrano.

Ci sono ipotesi di riserve esplicite ed implicite, cioè di chiara interpretazione e di difficile interpretazione, ci

sono riserve di legge di natura rafforzata, che si hanno quando si usano termini che ne rafforzano il

contenuto, rafforzata è la riserva chiara ed esplicita, quindi “rafforzata”, es. Titolo IV, i giudici sono soggetti

alla legge e sono tenuti a rispettare l’ordinamento giudiziario.

L’evoluzione tra Stato e legge procede parallelamente e vanno a convergere nella carta costituzionale.

Appunti di Raffaele Notarstefano 3

Il passaggio dallo Stato feudale allo Stato assoluto, si divide in due epoche, una prima epoca di carattere

fortemente assolutistico, quindi potere accentrato (il re) ed agiva nei confronti del popolo con propria

discrezionalità, la seconda fase è un’epoca rivoluzionaria, che vive uno sconvolgimento di carattere

normativo, in questa seconda fase, si sente l’esigenza di un regolamento. La prima forma grezza di

Costituzione è lo statuto Albertino, in questa fase ci sono le prime norme, ma sono diritti fortemente astratti.

Quando una norma è astratta? Quando non ha concretezza del vivere sociale, si giunge all’ultima fase di

Stato sociale con i diritti riconosciuti nella Costituzione, che è un contenitore di norme, strutturato in modo

da poter essere osservate e tutelate in maniera effettiva. L’innovatività della Costituzione è dare concretezza

alle norme.

Stato sociale deriva appunto dai diritti sociali, che sono quelli che consentono la partecipazione attiva alla

vita politica e sociale dei cittadini, la sovranità, oltre ad appartenere al popolo, è un elemento costitutivo

dello Stato. La norma che meglio inquadra questo concetto è l’art. 3 (principio di uguaglianza), nel 1°

comma tutti i cittadini sono uguali, il riconoscimento di uguaglianza ha radici storiche, in passato era un

principio astratto per le difficoltà di attuazione di questa norma, nel 2° comma, la repubblica si impegna a

rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza tra i cittadini e quindi da concretezza alla norma. Nella

carta fondamentale troviamo sanciti principi che riguardano la persona e lo Stato.

Oggi il disegno costituzionale si fonda sul principio della separazione dei poteri, per far si che non ci sia

come in passato, un accentramento del potere e consente di vedere rispettata la Costituzione, secondo la

disposizione degli organi costituzionali. Attraverso la Corte Costituzionale, si controlla che non ci siano

invasioni e interferenze di poteri.

Altra caratteristica della nostra Costituzione è quella di essere caratterizzata dalle “interferenze funzionali”,

es. il governo è detentore del potere esecutivo, però il governo fa anche le leggi, ma l’art. 70 dice che sono le

camere a legiferare, quindi attraverso le interferenze di funzioni, ammesse dalla nostra Costituzione, è

possibile che un organo appartenente ad un potere, possa svolgere funzioni diverse.

La funzione è il compiere un’attività.

Il potere è un contenitore di funzioni, quindi il governo è limitato nel potere di far leggi, questo è solo un

espediente per rendere più snelle le funzioni dello Stato.

In pratica, le interferenze funzionali si avverano, quando un organo dello Stato, prende in prestito le funzioni

di un altro organo.

Se l’interferenza funzionale costituisse una violazione al principio della separazione delle carriere, dovrebbe

intervenire la Corte Costituzionale, avente funzioni di vigile e che fa si che ogni organo operi secondo

Costituzione.

La nostra Costituzione è un esempio di fonte del diritto, distinta tra fonti di produzione e fonti sulla

produzione, es. è fonte di produzione la Costituzione stessa, oppure una legge o un decreto legge. La fonte

sulla produzione invece prende un cammino diverso, è la norma che studia il procedimento, attraverso il

quale nasce una legge es. art.71 e 72.

Fonti atto e fonti fatto

La “fonte atto” è la legge scritta, la “fonte fatto” sono i comportamenti non scritti (consuetudini).

La fonte fatto non può essere in contrasto con la legge, caratteristica della fonte fatto è il comportamento

ripetuto nel tempo del gruppo sociale, elemento soggettivo è la consapevolezza che quella condotta è giusta

ed equa e va ripetuta nel tempo. La consuetudine ha dei limiti, non è ammessa la consuetudine contrastante

con la legge, è ammessa invece la consuetudine che disciplina qualcosa che la legge non dice o quella in

linea con la legge. Nel nostro ordinamento c’è la consuetudine costituzionale, che ha le stesse caratteristiche

di quella ordinaria, ma che regola i rapporti tra organi costituzionali, ad esempio, una consuetudine non

sancita dalla carta costituzionale è una fase della costituzione del governo ed esattamente durante la nomina

del consiglio dei ministri da parte del capo dello Stato, quest’ultimo infatti, fa delle consultazioni al fine di

trovare condivisione, questa fase non è prevista dalla carta costituzionale, ma è usanza consuetudinaria

svolgerla regolarmente.

Distinguiamo la consuetudine costituzionale dalla convenzione costituzionale, anche la convenzione

costituzionale è una fonte fatto, ma a differenza della consuetudine, la convenzione è frutto di un accordo tra

organi costituzionali che convergono su qualcosa, la consuetudine è ripetuta nel tempo, la convenzione passa

da una volontà di accordo e quindi gli organi possono in qualsiasi momento revocarlo.

Appunti di Raffaele Notarstefano 4

Fonti fatto sono anche: la prassi o il precedente, alcuni definiscono fonti fatto anche la giurisprudenza, cioè,

la raccolta di provvedimenti giurisprudenziali.

La fonte atto per eccellenza è la legge, l’art. 70 determina la legge formale, cioè, il modo che rispetta la

tipica forma di legiferare.

La legge ordinaria segue l’iter di formazione della legge. La legge tipica è quella classica del nostro

ordinamento giuridico. Esistono anche leggi “atipiche”, es. legge costituzionale finalizzata a modificare una

norma costituzionale oppure anche i decreti legge, sono forme atipiche di legiferazione.

Lezione del 05/03/2009

L’art. 82 prevede la possibilità che ciascuna camera possa svolgere le cosiddette inchieste parlamentari, esse

svolgono un duplice ruolo, strumento di controllo del parlamento, nell’esercizio di questa funzione

(esecutiva), si caratterizza anche una funzione giurisdizionale, in sostanza svolgono questa inchiesta come

giudici, quindi, sono una fonte duplice di interferenze funzionali, esse sono consentite dalla Costituzione e

servono a snellire le funzioni.

Altri principi della Costituzione sono: il principio democratico, con la possibilità del popolo, di partecipare

ad elezioni e referendum, la Costituzione è la fonte posta al vertice dell’ordinamento giuridico. Tutte le leggi

costituzionali sono al vertice della scala gerarchica, successivamente abbiamo le leggi del parlamento,

emanate attraverso l’iter di emanazione della legge, disciplinato dagli articoli 71 e seguenti della

Costituzione.

Allo stesso livello sono gli atti normativi equiparati alla legge ordinaria, es. atti normativi del governo,

come i decreti legge, che sono comunque sottoposti al controllo del parlamento. Anche se la Costituzione

consente l’attività normativa al governo, quest’ultima è comunque un’attività normativa limitata e

controllata.

Vedremo con gli articoli 76 e 77, con cui il decreto legge deve essere convalidato in legge dal parlamento, i

decreti legislativi non hanno anch’essi una discrezionalità totale, perché il parlamento deve inviare la legge

delega al governo, indicando i criteri a cui il governo deve attenersi.

Nel 1999 e nel 2001, il nostro ordinamento costituzionale, ha avuto una forte modifica, sono stati intaccati

alcuni articoli del Titolo V, che si occupa delle autonomie locali. Si è arrivati a questa riforma a causa di

origini culturali diverse, che oggi con l’ipotesi federalista si è fatta più forte rispetto alla prima stesura

costituzionale, dove comunque era presente un principio di autonomia e di decentramento, stabilito dall’art.

5, con un’autonomia amministrativa, finanziaria e normativa.

Il principio del decentramento dove lo Stato non doveva più accentrare il potere amministrativo, esecutivo,

ecc. quindi, le regioni dovevano avere la possibilità di emanare atti aventi pari efficacia rispetto a quelli

statali.

Nel corso degli anni si sono riscontrati problemi oggettivi nell’attuare l’art. 5, si è quindi reso necessario dare

maggiore concretezza ai poteri dell’art. 5, studiando una riforma delle norme del Titolo V.

I campi nei quali le regioni hanno trovato maggiore autonomia sono:

1) Dal punto di vista normativo dando la possibilità alle regioni di fare leggi in funzione delle esigenze

del territorio;

2) Esecutivo;

3) Finanziario.

Con la riforma, la legge regionale diventa fonte primaria, perché le regioni ricevono dallo Stato una più forte

autonomia e non sono più soggette al controllo statale, cosa che in passato, prima della riforma, in via

preventiva poteva avvenire, inficiando l’autonomia regionale, le regioni invece, potevano richiedere un

controllo sulle leggi statali, ma solo in via successiva. Dopo la riforma, le cose si sono equiparate tra Stato e

regioni, che possono sottoporre a controlli di legittimità alla Corte Costituzionale, le norme statali o regionali

solo in via successiva, per un “controllo di legittimità costituzionale”.

La gerarchia delle fonti si crea rispettando la Costituzione, che è posta al vertice della scala, quindi le leggi

non possono essere in contrasto con la Costituzione, a pena di abrogazione, ne consegue che se le regioni

Appunti di Raffaele Notarstefano 5

ritengono che una legge statale sia incostituzionale possono chiedere un controllo alla Corte Costituzionale,

stesso ricorso può fare lo Stato nei confronti di una legge regionale.

Nella scala gerarchica, poniamo in un livello secondario i regolamenti, che sono fonti atto con efficacia

limitata all’organo da approvare, come ad esempio gli organi costituzionali, i regolamenti parlamentari,

governativi, presidenziali, costituzionali, regionali, provinciali e comunali. Anche i regolamenti non possono

entrare in contrasto con la Costituzione.

I criteri di composizione delle fonti, dicono che il criterio temporale, faccia prevalere una legge, rispetto ad

una di pari grado, ma più vecchia. Altro criterio è quello di specialità, in base al quale la legge più specifica,

prevale su quella di carattere generale, quindi, la legge speciale, deroga quella generale. Terzo criterio è

quello della competenza, in base al quale, la contingenza di due atti normativi equiparabili, viene superata

facendo riferimento all’organo legislativo che ha emanato l’atto, la ricerca si sposta sull’organo

maggiormente legittimato ad emanare quell’atto .

Costituzione formale e Costituzione materiale

Formale è l’insieme delle norme costituzionali (i 139 articoli della Costituzione italiana).

Materiale è l’insieme degli organi statali (costituzionali).

Lo Stato perfetto è quello che vede sia la Costituzione formale, sia la materiale, perfettamente identificate tra

loro, le norme della Costituzione vengono totalmente ad identificarsi nell’operato dei singoli organi. La

totale divergenza porterebbe a dover ridisegnare l’intero ordinamento (colpo di Stato).

I principi su cui si fonda la nostra Costituzione sono immodificabili (i primi 12 articoli). La nostra

Costituzione è caratterizzata da tre cose:

1) Principi fondamentali;

2) Diritti e doveri;

3) Ordinamento costituzionale.

I principi fondamentali sono intangibili, ma anche i diritti e doveri sono diventati intangibili, l’unica norma

tangibile è l’ordinamento costituzionale. Lezione del 18/03/2009

I principi fondamentali rappresentano l’inizio della nostra Costituzione e sono intangibili, essi rappresentano

il metro di comparazione dell’equità delle norme e delle disposizioni legislative del nostro ordinamento, per

avere chiara questa equità, si fa sempre riferimento al principio di uguaglianza, infatti, quando si applica una

nuova legge, ci si riferisce al principio di uguaglianza pensando appunto se la norma sarà uguale per tutti

senza creare diseguaglianze.

L’art. 1 della Costituzione è un esempio di riserva di legge costituzionale, perché contiene il rinvio a se

stessa.

All’atto della stesura della Costituzione, ci fu una coesione di differenti ideologie politiche presenti in quel

contesto, quindi nasce una Costituzione “convenzionale”, votata (referendum del 1946), di media grandezza

e rigida perché non può essere modificata con procedure normali, ma con procedure straordinarie. Questa

peculiarità, da stabilità al rapporto popolo - ordinamento costituzionale, perché il popolo sa di avere un testo

costituzionale non facilmente modificabile. I principi che caratterizzano la nostra carta costituzionale sono:

personalista, dettato dall’esigenza di trasferire come centro primario di interesse, dallo Stato al popolo questo

passaggio porta al centro delle attenzioni della Costituzione il popolo, in passato ci si fondava su principi

statalisti (accentramento di potere, assolutismo), attualmente si pone tutto in funzione del popolo. L’art. 2

sancisce il principio per cui lo Stato garantisce i diritti inviolabili della persona, stiamo parlando del

passaggio dallo Stato di diritto allo Stato sociale che ha visto il riconoscimento dei diritti individuali e

collettivi.

Nel primo comma dell’art. 1, che cita: l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, si parla

per la prima volta di democrazia, di repubblica, frutto della scelta del 1946, di principio garantista (richiamo

all’art. 4).

Nel secondo comma è sancito il principio di sovranità popolare, il popolo è sovrano perché ha la possibilità

di utilizzare democraticamente i poteri dategli dalla Costituzione, ovviamente questa sovranità si manifesta

Appunti di Raffaele Notarstefano 6

all’interno dei confini nazionali, il concetto di unità nazionale invece, attribuisce sovranità allo Stato rispetto

ad altri ordinamenti esterni ai nostri confini nazionali (Stato sovrano).

L’altra caratteristica del secondo comma dell’art. 1, ci da la possibilità di utilizzare la riserva di legge che

come sappiamo ha funzione garantista, in cui può legiferare soltanto il parlamento, in questo caso, il rinvio

della riserva di legge è da parte dell’articolo 1 alla stessa Costituzione.

Esistono tre tipologie di Stato, “lo Stato istituzione” (la nostra nazione), “lo Stato apparato”, rappresentato

dagli organi costituzionali, “lo Stato comunità”, rappresentato dal popolo, dalla collettività.

L’art. 2 cita: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle

formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di

solidarietà politica, economica e sociale. Quindi, la repubblica riconosce una sfera di diritti inviolabili, di

conseguenza, lo Stato ha un obbligo nei confronti dei cittadini, sono riconosciuti i diritti inviolabili, sia

personalmente, sia collettivamente, la prima espressione di formazione sociale è la famiglia. Da questa

situazione giuridicamente passiva dello Stato, scaturisce per il cittadino quella situazione giuridica di

vantaggio, che da la possibilità di poter agire in giudizio e chiedere tutela giurisdizionale.

Art. 3, principio di uguaglianza

Formale, presente nel primo comma e sostanziale, presente nel secondo comma. In passato il principio di

uguaglianza era già conosciuto, ma rimasto inespresso, perché l’espressione normativa era rimasta senza

tutela, quindi, astratta. Con il secondo comma dell’art. 3, in cui lo Stato è obbligato a far rispettare il

principio di uguaglianza, quest’ultima deve essere effettiva, infatti, con la tutela giudiziaria, garantita al

cittadino, che si trova in posizione di vantaggio rispetto allo Stato, si hanno più garanzie.

Art. 4, disciplina il diritto – dovere al lavoro.

Nel primo comma si riconosce il diritto al lavoro e promosse le condizioni che rendano effettivo questo

diritto, ma la Costituzione non è risolutiva, infatti, non perché ci sia il diritto al lavoro tutti devono avere un

lavoro dallo Stato, la Costituzione detta i criteri guida, sarà poi il legislatore ad adottare gli strumenti idonei

affinché questo diritto si realizzi, questa è una norma programmatica, soggettiva passiva in base alla quale i

cittadini devono beneficiare del diritto al lavoro.

Nel secondo comma nasce la fattispecie soggettiva passiva a carico dei cittadini, il lavoro è l’elemento

fondante della Costituzione (art. 1), esso è finalizzato al progresso della collettività (chiaro intento dei padri

costituendi quello di favorire la collettività rispetto ai singoli soggetti), quindi ogni cittadino ha il dovere di

contribuire con il proprio lavoro, affinché la società cresca sia materialmente, sia spiritualmente.

Art. 5 rapporto tra organi costituzionali (Stato-regioni) ente sovrano-enti derivati.

Attribuzioni di podestà alle regioni e di autonomia politica e finanziaria (possibilità di imporre tributi

regionali), le regioni sono in grado di emanare atti di simile conformazione a quelli statali. L’altro principio

di rapporto Stato-regione, è il decentramento delle funzioni alle regioni, delegando queste ultime.

Art. 6, tutela delle minoranze linguistiche.

Art. 7 rapporto Stato-chiesa.

Il rapporto viene inquadrato come rapporto tra organi indipendenti e sovrani, regolato dai patti lateranensi,

per modificare detti rapporti, non occorre ricorrere alla Costituzione, con la procedura aggravata (art. 138

che regola le modificazioni della Costituzione nazionale), perché si tratta di ordinamenti diversi, posti

all’esterno dell’ordinamento costituzionale.

Lezione del 08/04/2009

Diritti di libertà

Sono collocati nella seconda parte della Costituzione, sostanzialmente assumono una veste analoga ai

principi intangibili, per una ragione di carattere storico, che ha visto in passato un punto d’arrivo. Con

l’avvento dello Stato sociale, sono diventati un punto d’arrivo della nostra Carta Costituzionale, cambiare

qualcosa significherebbe sovvertire la Costituzione.

Nei diritti di libertà, le situazioni attive e passive le ritroviamo dagli articoli 13 in poi. La lesione di un diritto

di libertà è tutelato dalla legge, es. perquisizione personale, questo atto può veder lesa la mia sfera personale,

quindi, posso chiedere la tutela della legge davanti all’autorità giudiziaria, per accertare se c’erano i

presupposti per una perquisizione oppure l’arresto dove si nota ancora di più la lesione della mia sfera

Appunti di Raffaele Notarstefano 7

personale, quindi devo chiedere al giudice di controllare se ci sono i presupposti per la limitazione di libertà

che costituzionalmente è garantita dalla legge.

L’art. 13, è la prima norma introduttiva dei diritti di libertà e fino all’art. 54 sono norme di diritti e doveri.

L’efficacia di un diritto è tale se esiste un dovere corrispettivo (un limite). Nel caso specifico, i diritti di

libertà si dividono in due sottocategorie, positivi e negativi, i positivi si realizzano nello Stato come

istituzione, i negativi trovano fondamenti dallo Stato.

Il diritto di libertà positiva è quando lo Stato da attuazione al diritto, quindi, lo Stato interventista.

Il diritto di libertà negativa, è la condotta omissiva dello Stato, quindi lo Stato che si astiene dall’intervenire.

Un esempio tipico di libertà positiva è il diritto al lavoro, lo Stato infatti, deve impegnarsi affinché tutti

abbiano un lavoro, quindi deve intervenire, affinché si rimuovano gli ostacoli che impediscono l’attuazione.

Un esempio tipico di libertà negativa è la libertà personale (art. 13), questa libertà è già nella norma, quindi,

lo Stato si astiene da comportamenti che possono limitare questa libertà personale.

Altra caratteristica di questa parte della Costituzione, è la presenza delle cosiddette “norme processuali della

Costituzione”, si occupano di studiare il rapporto che intercorre tra un soggetto e il processo inteso come

sistema processuale, es. nel Titolo I (art. 13-54) si parla di processo penale e di codice di procedura penale.

Le norme processuali partono dai diritti di libertà del Titolo I e si completano nel Titolo IV (art. 101-113)

della Costituzione, il titolo della magistratura.

Esame dell’art. 13

Il primo comma dell’art. 13 “la libertà personale è inviolabile” da subito l’impressione di un diritto

intangibile, è un diritto della persona e non della collettività, il suo limite è la legge, un soggetto potrà

beneficiare della sua libertà personale a meno che non violi la legge, in qual caso, la sua inviolabilità può

essere ristretta dalla legge stessa.

Nel secondo comma dell’art. 13 (Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione

personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità

giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge), l’unica ipotesi di perdita della libertà personale, sono i

casi ed i modi previsti dalla legge, quindi, l’art. 13, rinvia alla legge e precisamente alla legge penale.

Nell’art. 13 abbiamo una riserva di legge assoluta (rinvio al codice penale, quindi, alla legge del

parlamento).

Il secondo comma indica i limiti alla libertà personale (il codice penale) e l’organo competente per eventuali

limitazioni (il giudice penale), quindi, una doppia riserva.

L’art. 13 è una libertà negativa, perché è già completo e lo Stato ha un comportamento omissivo nei suoi

confronti, è anche norma processuale, perché l’art. 13 studia una parte tra soggetto e processo penale, quindi,

è norma processuale penale.

Nel terzo comma dell’art. 13 (casi straordinari ed urgenti), si ipotizza una deroga della deroga, ma in realtà

non è così, in questi casi il provvedimento restrittivo alla libertà personale del soggetto (non necessariamente

deve essere l’arresto, potrebbe anche essere una perquisizione) può essere emanato dall’autorità di P.S.

anziché dall’organo giudiziario. Questo provvedimento che è applicabile unicamente per carattere di urgenza

straordinaria, ha comunque carattere provvisorio, infatti, l’autorità di P.S. deve comunicare entro 48 ore

all’autorità giudiziaria l’atto, affinché quest’ultima lo legittimi, verificandone i presupposti di legittimità

entro le successive 48 ore e se ritiene legittimo il provvedimento, lo convalida.

L’atto è nullo se non notificato dall’autorità di P.S. al giudice entro 48 ore e quindi, in questo caso, il

soggetto non deve più subire limitazioni di libertà personale, se il giudice non convalida il provvedimento

entro le 48 ore successive, l’atto perde efficacia.

Il terzo comma crea un’ipotesi alternativa al consueto di limitazione di libertà personale, anche se di natura

provvisoria, c’è un rinvio all’art. 111 (atto motivato), tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere

motivati. A questo modo il soggetto può difendersi, conoscendo le motivazioni della sua limitazione al suo

diritto alla libertà personale.

Il comma 4 (È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di

libertà), sancisce che anche chi è soggetto a restrizione di libertà personale, è comunque tutelato nella sua

identità psicofisica.

Altra libertà negativa da analizzare, che va in parallelo con l’art. 13 è l’art. 24, che è anche norma

processuale, infatti, è il diritto alla difesa, lo Stato riconosce il diritto alla difesa e non interviene (libertà

negativa). La difesa è ammessa sia per le situazioni giuridiche soggettive attive o di vantaggio (diritto

Appunti di Raffaele Notarstefano 8

individuale), sia per gli interessi legittimi (quelli della collettività), si può procedere in giudizio e si ha la

garanzia di tutela, sia per difendere la lesione di un diritto personale, sia per difendere la lesione di un diritto

della comunità (tutela dell’ambiente, ricorso verso un concorso pubblico), nel primo caso, il giudice

competente sarà il giudice ordinario (giudice civile o penale), nel secondo caso, i giudici competenti sono

quelli amministrativi (T.A.R.).

Il secondo comma ripete il concetto di inviolabilità, visto nell’art. 13, il diritto alla difesa è inviolabile in

ogni Stato e grado del processo, cioè, in ogni momento del processo, è un diritto che permane in ogni

singola fase ed in ogni grado (tribunale, appello, corte di cassazione).

Il terzo comma garantisce il caso in cui i costi della difesa, siano impossibili da affrontare dai singoli

soggetti, essi saranno assorbiti dallo Stato (gratuito patrocinio), ovvio che bisogna dimostrare di non avere

redditi tali da potersi permettere la spesa della difesa, richiamo all’art. 3. La norma nel quarto comma,

prevede anche la riparazione degli errori giudiziari, nel caso sia data prova di emanazione di provvedimento

ingiusto, il soggetto potrà richiedere un risarcimento che sarà stabilito e determinato dalla legge.

Lezione del 15/04/2009

Esistono norme all’interno della Costituzione che sono diritti di libertà e contemporaneamente norme

processuali, nell’ultimo comma dell’art. 13, c’è una riserva di legge di natura assoluta, il quinto comma

dell’art. 13 recita infatti “La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva”, quindi per

conoscere i termini di carcerazione preventiva (che variano a seconda del tipo di reato di cui si è imputati),

bisogna guardare al codice penale.

L’art. 24, tutela il diritto alla difesa, ribadendo che tutti possono tutelare i propri interessi.

Il diritto alla difesa è inviolabile, quindi lo Stato deve astenersi dall’intervenire a limitare questo diritto ed

anzi deve intervenire sostenendo i costi di chi non può permettersi un difensore (uguaglianza sostanziale, art.

3), in ogni Stato e grado del procedimento. Infine l’ultimo comma dell’art. 24, parla di errori giudiziari

(qualsiasi errore giudiziario, non necessariamente una sentenza), richiamando l’art. 28, in cui lo Stato si

prende carico della responsabilità dei suddetti errori, in quanto commessi da funzionari pubblici dipendenti

da esso, ma lo Stato successivamente si rivarrà su questi ultimi, in quanto direttamente responsabili

dell’errore.

L’art. 25 (Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge), serve a tutelare il

cittadino, che, nel caso debba subire un processo, deve essere giudicato dal giudice precostituito per legge,

cioè, dal magistrato che in quel momento è quello naturale e titolare della funzione di giudice nel tribunale in

cui deve svolgersi il processo, infatti, il cittadino deve conoscere in via preventiva quale sarà il giudice

giudicante, quest’articolo è strettamente connesso con l’art. 102 che recita: non possono essere istituiti

giudici straordinari o giudici speciali.

Nel secondo comma (principio di temporalità), viene ribadito il concetto, per cui un soggetto che tiene una

condotta, non punibile dalla legge, non potrà mai rispondere di essa, anche se successivamente alla sua

condotta, entrasse in vigore una legge che vieti quel comportamento.

Il terzo comma dell’art. 25 è una riserva di legge, che prevede il divieto di porre in essere misure di sicurezza

analoghe alle restrizioni di libertà personale (obbligo di firma, divieto di espatrio, ecc.), tranne nei casi

previsti dalla legge.

L’art 27 è una libertà negativa e contemporaneamente una norma processuale, al primo comma si ribadisce

che la responsabilità penale è personale. Nel secondo comma lo Stato ha una condotta omissiva, in quanto

l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Il terzo comma ha un parallelismo con il quarto comma dell’art 13, infatti si cerca di reinserire il soggetto

che ha scontato una pena nella società, ma nella prima parte del comma, si parla di tutela della dignità

personale, da qui il parallelo con l’art. 13 quarto comma, le differenze sono che nell’art. 13 si parla della

restrizione preventiva della liberta personale, nell’art, 27 si parla di pena definitiva.

Il quarto comma di quest’articolo ribadisce la non ammissibilità della pena di morte.

L’art. 111 è una norma processuale, detta: la norma del giusto processo, definizione attribuita con la legge n.

2 del 1999, la norma intercorre tra il cittadino ed il processo, è frutto di una riforma dell’art. 111, che è stata

criticata per la sua utilità, si parla di giusto processo, perché nella Costituzione, attraverso l’art. 111, si è

voluta inserire una categoria di principi, già preesistenti al di fuori del testo costituzionale, per elevarli a

principi costituzionali, quindi al rango più elevato del nostro ordinamento giuridico. Un’altra obbiezione alla

Appunti di Raffaele Notarstefano 9

riforma, è stata mossa perché riguarda nella quasi totalità, principi del codice di procedura penale, anche se

nei primi due commi si parla di tutti i procedimenti. Il primo comma parla di giurisdizione (quindi tutti i

processi, militare amministrativo, penale, ecc.), che si attua mediante “giusto processo”, che viene regolato

dalla legge. Fortissime sono state le critiche, perché il comma si fonda sulla legge, quindi molto generico,

con la riserva di legge appunto si ha un’estrema genericità.

Nel secondo comma si evidenzia, che ogni processo si svolge in contraddittorio tra le parti, in condizione di

parità, davanti al giudice, terzo ed imparziale, la presenza di tutte le parti, crea il “contraddittorio”

(compresenza di tutte le parti), il soggetto deve essere a conoscenza del procedimento, per partecipare al

processo in cui è chiamato in causa e potersi difendere in condizioni di parità, in quanto tutti i soggetti sono

messi in condizione di potersi difendere in egual misura, quindi stessi diritti (in base al principio di

uguaglianza), davanti ad un giudice, terzo ed imparziale, in quanto egli è al di fuori del contraddittorio,

quindi, al di sopra delle parti. L’ultima disposizione di questo comma (la legge ne assicura la ragionevole

durata), cerca di snellire i tempi dei processi, a seguito di questa riforma, è nata la “legge Pinto”, in cui un

soggetto può chiedere un risarcimento in caso di tempi lunghi di processo.

Il terzo comma è molto specifico e parla di processo penale, sempre con riserva di legge, serve a tutelare chi

è indagato per qualsiasi reato, affinché sia, nel più breve tempo possibile, messo a conoscenza del fatto che

si svolgono indagini su di lui (non sempre questo avviene, perché bisogna conciliare la norma con l’esigenza

di tutelare l’indagine, l’indagato, sapendo di essere sotto osservazione potrebbe sviare le indagini, infatti

quando ci sono contrasti tra norme costituzionali, si cerca di interpretare quale norma debba prevalere

rispetto all’altra, ad esempio, si tutela la collettività rispetto al singolo individuo, in ogni caso è compito della

Corte Costituzionale, che è l’organo garante della Costituzione, valutare quale norma costituzionale dovrà

essere tutelata maggiormente, guardando ovviamente alla Costituzione stessa e tutelando soprattutto i

principi fondamentali), l’informazione deve essere riservata e deve contenere la natura dell’accusa ed i

motivi della stessa. Il motivo per cui il soggetto deve essere avvisato al più presto di essere indagato, è per

far si che egli possa preparare al meglio la sua difesa, affinché abbia la facoltà di poter chiedere davanti al

giudice di interrogare o di far interrogare chi rende dichiarazioni a suo carico, di poter da subito presentare

prove e testimoni a sua difesa. Si da la possibilità di avvalersi di un interprete a chi non dovesse conoscere la

lingua italiana.

Il quarto comma è il principio del contraddittorio, tutti i soggetti devono essere in grado di partecipare alla

fase della formazione della prova, in sintesi tutti gli interessati, accusatori ed imputati, devono essere in

grado di partecipare quando si sta creando una nuova prova sia a favore della difesa, sia a favore dell’accusa,

affinché si crei un contraddittorio anche in questa fase, si ribadisce inoltre il principio di non colpevolezza

dell’imputato, quando l’accusatore, per sua libera scelta non si fa interrogare davanti al giudice dall’imputato

o dal suo avvocato, per cui la colpevolezza dell’imputato non può essere provata, in quanto non si crea il

contraddittorio.

Al quinto comma troviamo una riserva di legge, la legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha

luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva (in caso

di morte dell’accusatore) o per effetto di provata condotta illecita (accertate minacce a testimoni).

Lezione del 16/04/2009

Al sesto comma dell’art.111 si ribadisce che ogni provvedimento (sentenza, ordinanza, decreto) deve essere

motivato, in mancanza, si può chiedere l’annullamento, la conoscenza della motivazione, serve ovviamente a

poter opporre una difesa più idonea, potendo ricorrere nei confronti del provvedimento, infatti tanto più è

motivato il provvedimento, tanto maggiori sono le possibilità di potersi difendere al meglio.

Il settimo comma (in origine, prima della riforma, secondo comma dell’art. 111), cita il diritto a ricorrere in

cassazione, contro sentenze e provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati da organi giurisprudenziali,

ordinari o speciali, in caso di violazione della legge da parte di questi ultimi, cioè, quando il provvedimento

(non necessariamente una sentenza) è Stato emanato in violazione alla legge (es. quando nonostante non ci

siano presupposti, viene comunque disposta la carcerazione preventiva o gli arresti domiciliari). Essendo la

corte di cassazione giudice di legittimità (non entra nel merito del processo, si limita a controllare la

legittimità dei procedimenti usati per giungere ad un provvedimento) e non giudice di merito, come nel caso

Appunti di Raffaele Notarstefano 10

di tribunale di primo grado e corte di appello, quindi, l’organo che si occupa di controllare la legittimità dei

procedimenti, ci si può rivolgere ad essa, affinché si pronunci in merito all’illegittimità del provvedimento

restrittivo.

L’art. 14 recita: il domicilio è inviolabile, si ribadisce altresì, attraverso una riserva di legge costituzionale,

qual è il limite di questo diritto.

Il secondo comma ci porta una riserva di legge un pò diversa, visto che va a specificare le leggi speciali e la

loro tipologia che permettono la limitazione della libertà di domicilio.

L’art. 15 tutela la segretezza e la libertà di comunicazione, nel secondo comma, attraverso una riserva di

giurisdizione, si stabiliscono i limiti, che devono essere motivati e con le garanzie di legge (riserva di legge).

L’art. 16 stabilisce la libertà di poter circolare e soggiornare sul territorio nazionale, esso si riferisce ai

cittadini italiani, una riserva di legge stabilisce i motivi di sanità o di sicurezza per cui può essere limitato

questo diritto.

Il secondo comma permette ai cittadini italiani di uscire e rientrare nei confini della repubblica con una

riserva di legge a regolarne i limiti.

L’art. 17 regola la libertà di riunione, che può essere esercitata in diversi modi, ci si può riunire nei luoghi

aperti al pubblico (cinema, teatri, bar, ecc.), nei luoghi pubblici (piazze, parchi, ecc.) o nei luoghi privati, la

riunione viene limitata dal proprietario del luogo privato in cui essa si svolge, attraverso regole che egli

decide, nei luoghi pubblici, va dato preavviso alle autorità, che possono decidere di vietarle, solo per

comprovati motivi di sicurezza, questo non accade invece nei luoghi aperti al pubblico perché questi sono già

regolamentati con norme che ne regolano l’accesso.

L’art. 18 parla della libertà di associazione, che si differenzia dall’art. precedente per il carattere di stabilità,

la riunione infatti, potrebbe essere occasionale, inoltre, l’associazione ha una finalità prestabilita, con un

regolamento ed uno statuto, anche in questo caso è un diritto riservato ai soli cittadini italiani ed anche in

quest’articolo esiste una riserva di legge che ne indica le limitazioni, infatti ci si può associare solo per fini

che non sono vietati ai singoli dalla legge penale, sono inoltre vietate dalla norma stessa, le associazioni

segrete e quelle che perseguono (anche indirettamente) scopi politici mediante organizzazioni di carattere

militare, come si può evincere dal secondo comma dell’articolo.

Nell’art. 21 troviamo una norma atipica, si tratta di una libertà negativa ed in continua evoluzione, si presta

ad interpretazioni sia letterali, sia sistematiche, di fatto, la libertà di pensiero, di cui l’articolo parla,

coinvolge molte tematiche, infatti, oggi sono tanti i mezzi di comunicazione e di diffusione del proprio

pensiero, quindi l’articolo 21, diventa il fulcro di questi sistemi di comunicazione di massa. Tutto trae origine

dalla libertà di informazione che nell’art. 21 si differenza come libertà di manifestazione del pensiero, nella

forma orale e nella forma scritta, quindi come libertà di esprimersi e di libertà di stampa, la prima viene

sancita nella prima parte dell’articolo, dove leggiamo: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio

pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Nell’ipotesi in cui questa libertà venga

utilizzata nella forma scritta, si parla di libertà di stampa, infatti nel secondo comma si parla di libertà di

stampa. All’atto della stesura della carta costituzionale, c’è stata una netta presa di distanze dal vecchio

regime fascista, in cui la stampa non era libera, oggi il controllo sulla stampa si è trasformato da preventivo a

successivo, quindi il limite della libertà di stampa è nella fase successiva all’esternazione del proprio

pensiero attraverso la stampa, come possiamo leggere nel terzo comma, che attraverso una riserva di legge

esplicita, ci indica le barriere a questo diritto, cioè, il sequestro, che si verifica soltanto per atto motivato

dell’autorità giudiziaria in caso di delitti (riserva di giurisdizione), per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva (riserva di legge

esplicita). Abbiamo visto che ci sono una riserva soggettiva (quale organo può eseguire il sequestro), cioè la

riserva giurisdizionale ed una riserva di legge molto chiara, che indica espressamente il tipo di legge da

prendere in considerazione.

Nel quarto comma sono indicati i casi, che devono essere con carattere di urgenza, in cui il limite al diritto

può essere posto da ufficiali di polizia giudiziaria, affinché il provvedimento abbia valore, l'autorità

giudiziaria deve esserne informata entro 24 ore e deve esprimersi sulla sua convalida entro le successive 24

ore.

Con l’interpretazione sistematica dell’art. 21 all’intera Costituzione, si evidenza, oltre la libertà di

manifestare il proprio pensiero (parte attiva), una tutela alla libertà di informarsi (parte passiva), infatti, ad

esempio, guardando l’art. 48 (diritto di voto), si evidenzia una necessità di informazione preventiva al voto,

Appunti di Raffaele Notarstefano 11

per conoscere programmi, candidati, ecc., ma, tutti gli istituti di democrazia diretta concessi al cittadino,

sottintendono un diritto ad informarsi.

Nelle libertà positive, lo Stato oltre a garantirle, deve impegnarsi a rendere queste libertà realmente efficaci,

quindi, l’effettività nelle garanzie positive, passa necessariamente attraverso un intervento dello Stato. Tra le

libertà positive, rivestono un ruolo fondamentale le cosiddette “formazioni sociali”, che sono quei

raggruppamenti di individui o, gruppi collettivi di soggetti, di cui ci parla l’art. 2 della Costituzione, infatti,

la norma cita i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, quindi questo

concetto è nei principi fondamentali della Costituzione, quindi il soggetto che partecipa naturalmente ad una

collettività di persone, saprà di poter godere degli stessi diritti inviolabili, cioè non perde la garanzia che

l’art. 2 da al soggetto individuale.

La famiglia viene riconosciuta nell’art. 29, essa è la prima espressione di formazione sociale, viene definita

dalla Costituzione, dopo accesissimi dibattiti, “società naturale”, cos’ha la famiglia di naturale? Perché essa

si crea naturalmente, quindi, è priva di derivazione, infatti possiamo chiamarla anche società originaria,

fondata sul matrimonio, con diritti e doveri, essa è la libertà positiva per eccellenza (L’intervento statale è

spesso di fabbisogni economici, di natura fiscale).

Libertà positive sono anche gli articoli 35 (La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed

applicazioni) e 36 (Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo

lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa) a cui il

legislatore deve guardare con ottica interventista.

L’art. 48 stila i criteri del diritto al voto, esso è personale, non esiste infatti un diritto di delega, uguale per

tutti, sia nel valore del voto, sia nei modi per poter esercitare il diritto, libero da costrizioni e segreto, votare è

un dovere civico (partecipazione della cittadinanza), nel 2000 quest’articolo è stato riformato, estendendo il

voto anche ai cittadini italiani residenti all’estero.

Importante anche l’art. 54, in esso si ribadisce il rispetto da parte di tutti i cittadini della Costituzione e delle

leggi della Repubblica, questo dovere civico e giuridico che ha natura passiva, è di carattere generale, che

assume un valore più elevato per i funzionari pubblici e per chi riveste cariche pubbliche (ministri, il

Presidente della Repubblica, ecc.), questi ultimi tra l’altro, sono soggetti a prestare giuramento di fedeltà alla

Repubblica.

La terza parte della Costituzione (art. 55-139), caratterizza l’attività degli organi costituzionali, questa parte

della carta costituzionale può essere modificata, essa comincia citando il parlamento, non è casuale che si

incominci dall’organo rappresentativo del popolo, posto al vertice nella scala gerarchica tra gli organi

costituzionali, infatti, esso è quello che più caratterizza la nostra forma di governo, definita appunto

“parlamentare”. Il parlamento ha funzioni normative, quindi, ha un ruolo fondamentale, è la fonte atto per

eccellenza e lo fa in rappresentanza del popolo da cui viene eletto. I Padri Costituendi, al momento di stilare

le norme sugli organi costituzionali, si posero un dubbio, avendo presente quello che era il contesto dal quale

l’Italia era appena uscita nel 1948, ci si pose il problema se creare un parlamento concamerale oppure un

parlamento bicamerale, cioè se creare un’unica assemblea legislativa o un parlamento differenziato in due

camere, quindi, un bicameralismo, si finì per creare due camere. La finalità era ben precisa, la camera dei

deputati con finalità strettamente connesse alle esigenze dello Stato, inteso come istituzione, la camera del

senato doveva essere la camera delle esigenze locali, in pratica delle singole regioni quale organo mediatore.

Con il tempo, le due camere hanno finito con il sovrapporsi, creando uno sdoppiamento di funzioni, il senato

nelle sue attuazioni non è stato in linea con le sue funzioni iniziali, oggi una legge che segue l’iter di

approvazione, deve passare da entrambe le camere e poi magari tornare nuovamente alla prima per subire

modifiche, ovviamente con notevole dispendio di tempo e risorse. Tra le due camere vi è una differenza

numerica, vi è una differenza anagrafica, vi è una differenza dei criteri elettorali di accesso, infatti, la camera

dei deputati ha una base d’accesso interamente elettorale, la camera del senato della Repubblica, è fondata su

base mista, in parte elettorale in parte su criteri di nomina (ad esempio, i senatori a vita), entrambe le camere

sono fondate sul principio della rappresentatività di carattere democratico, svolgono cioè le loro funzioni, in

rappresentanza del corpo elettorale. Il parlamento ha una rappresentanza di tipo indiretto, che svolge le sue

funzioni in maniera svincolata, cioè, non ha obblighi nei confronti del corpo elettorale, infatti il rapporto tra

il parlamentare ed i suoi elettori, si esaurisce con l’espressione del diritto al voto (art. 67 Ogni membro del

Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato).

Appunti di Raffaele Notarstefano 12

Lezione del 29/04/2009

La rappresentanza privatistica può essere revocata, quella pubblica no, quindi quando eleggiamo i nostri

rappresentanti, essi non hanno l’obbligo di mandato operativo, quindi gli elettori non possono revocare il

voto che hanno esercitato ed i parlamentari svolgono il loro mandato, senza vincoli (art. 67).

Ciascun organo costituzionale è dotato di un regolamento proprio, che serve a definire tutte le modalità di

come deve funzionare il singolo organo costituzionale, esistono i regolamenti del Senato della Repubblica e

della Camera dei Deputati, essi nascono in seno a ciascuna camera, che li approva attraverso il

raggiungimento del quorum, che deve essere, come stabilisce l’art. 64 primo comma, con maggioranza

assoluta.

L’art. 79 disciplina le leggi ad indirizzo politico e deve essere approvata con maggioranza qualificata ( dei

parlamentari).

Anche per l’art. 138, che disciplina la revisione costituzionale, si usa la maggioranza qualificata per evitare

un eventuale referendum su una modifica ad una legge costituzionale, in quanto, nel caso le camere

raggiungano una maggioranza dei degli aventi diritto al voto, il popolo non ha il diritto ad esercitare il

referendum costituzionale.

Per approvare un regolamento parlamentare occorre la maggioranza assoluta dei suoi componenti, i

regolamenti servono a completare il quadro normativo, il parlamento è regolamentato dagli articoli che

vanno dal 55 in poi, ma sono soggetti anche ai propri regolamenti.

L’art. 55 prevede anche delle sedute comuni delle due Camere, nei casi previsti dalla Costituzione, dando

così luogo, ad una riserva di legge costituzionale, cioè, nei casi che richiedono maggiore attenzione, come

nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83), l’art. 90, messa in stato d’accusa nei

dei componenti del CSM (consiglio superiore della

confronti del capo dello Stato, l’art. 104, la nomina di

magistratura), l’art. 91, il parlamento, in seduta comune, riceve il Presidente della Repubblica per il suo

giuramento, l’art. 135, l’elezione di dei componenti della Corte Costituzionale, le camere, in queste

occasioni, si riuniscono nella sede della camera dei deputati, sotto un’unica presidenza, che è lo stesso

presidente della camera dei deputati e votano tutti insieme.

Nell’art. 64 troviamo anche la possibilità di assistere alle sedute delle Camere da parte di altri soggetti,

membri del governo, ma non appartenenti a nessuna delle due Camere, quest’opportunità è un po’ trascurata,

noi sappiamo che il parlamento ed il governo, sono legati dal rapporto di fiducia, essi devono lavorare in

simbiosi, la norma dell’art. 64, serve appunto ad avvicinare i membri del parlamento a quelli del governo.

Il parlamento può esercitare una forma di controllo sul governo (procedura ispettiva o procedura ad indirizzo

di controllo), sia con iniziative di natura collegiale, sia individuale (un singolo parlamentare), che possono

controllare l’attività di governo per verificare eventuali scostamenti dal programma presentato per ottenere la

fiducia. Interrogazioni parlamentari, interpellanze parlamentari, mozioni parlamentari, inchieste

parlamentari, sono tutte forme di controllo che il parlamento può esercitare sul governo sia collettivamente,

sia individualmente.

L’art. 66, (Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte

di ineleggibilità e di incompatibilità.), si tratta di una funzione giudiziaria espletata dal parlamento, quindi, è

un’interferenza funzionale visto che le camere hanno funzione legislativa e non giudiziale, questa fase di

controllo è una verifica di elezioni che ha due fasi, una fase preliminare, il cosiddetto “giudizio di

derivazione” e una fase conclusiva, la 1° fase è definita “necessaria”, perché deve essere necessariamente

espletata, con l’accertamento che i singoli candidati abbiano tutti i requisiti di eleggibilità e di compatibilità,

la 2° fase, dove nasce il pregiudizio, è una fase eventuale, infatti, essa è vincolata al risultato della 1° fase,

inizia infatti, solo se nella fase preliminare nascono dei presupposti di ineleggibilità o di incompatibilità.

Questa funzione di verifica dei procedimenti elettorali, non è svolta da tutta la Camera, ma da particolari

giunte parlamentari, che sono degli organismi interni di rappresentanza delle camere, che vengono nominati

proprio per determinate funzioni, che in questo caso si occupano appunto della funzione di controllo dei

procedimenti elettorali, nel secondo caso, nasce il giudizio, in base al quale l’elezione potrà essere

convalidata oppure annullata. Altro tipo di controllo è indicato nell’art. 68, che coinvolge le giunte

Appunti di Raffaele Notarstefano 13

parlamentari, organi istituiti all’inizio del mandato parlamentare, in rappresentanza delle diverse componenti

politiche, seguendo la maggioranza dei singoli partiti del parlamento, esso ci parla delle immunità

parlamentari ed è una norma richiamata parzialmente nel titolo V della Costituzione, in quanto è adottata

anche per i consiglieri regionali.

L’art. 68 paralizza i criteri per i quali i parlamentari possono beneficiare dell’immunità, questa norma è stata

modificata nel 1993, con la legge costituzionale n. 3. La necessità della modifica fu resa necessaria, in

quanto, tempo fa si stava verificando una disapplicazione dell’uso voluto dai Padri Costituendi dell’art. 68,

per cui esso fu riformato con la legge costituzionale del 1993, ponendo un freno alla possibilità di beneficiare

dell’immunità da parte dei parlamentari.

Nella seconda parte dell’art. 68 si stabiliscono i limiti dell’immunità, superati i quali, si può procedere

penalmente contro un componente del parlamento, senza chiedere l’autorizzazione della giunta parlamentare

per le autorizzazioni a procedere. Nell’ultimo comma dell’articolo, si prevedono misure di analoghe

autorizzazioni da chiedere alla Camera, attraverso le giunte per le autorizzazioni a procedere, per esercitare

intercettazioni o sequestri di comunicazioni di un suo componente.

Quindi riepilogando, l’art. 68 prevede l’immunità di un parlamentare solo nel caso in cui esso svolga le sue

funzioni di parlamentare, l’origine su cui si fonda la norma è quello per cui un componente delle camere

possa svolgere il suo lavoro, senza interferenze esterne che possono venire da un organo diverso dal

parlamento, quindi seguendo il principio della separazione dei poteri.

Le procedure di indirizzo di controllo, esse sono lo strumento attraverso il quale il parlamento esercita il

controllo sui membri del governo. Quando un governo nasce, presenta un programma politico al parlamento

per ottenere la fiducia, attraverso il “voto di fiducia”, che dovrà essere mantenuta dal governo per tutto il

mandato, infatti il parlamento, che ha i mezzi per controllare il governo attraverso le procedure di indirizzo

di controllo, che sono la capacità ispettiva del parlamento, può votare una mozione di sfiducia, avvalendosi

di due procedure esplicabili anche da un singolo parlamentare e cioè, dell’interrogazione parlamentare, al

quale il governo può anche decidere di non rispondere, senza che ci siano conseguenze e l’interpellanza

parlamentare, che ha maggiore invasività, il governo infatti, dovrà dare delle risposte, nel caso non lo facesse

o se pur facendolo non fosse convincente, il parlamento potrebbe votare una mozione di sfiducia. La nostra

Costituzione, all’art. 82, individua un’altra procedura ispettiva, “l’inchiesta parlamentare”, essa è un’attività

di controllo da parte delle camere, questa volta svolta da determinati organi parlamentari, le cosiddette

“commissioni d’inchiesta”, nominate apposta per lo scopo, che si occupano di questioni di interesse

nazionale (questioni politiche, economiche, giudiziarie, sociali, ecc.). Le Camere in queste occasioni, hanno

potere di autorità giudiziaria (interferenza funzionale), dovranno in seguito rendere noto all’assemblea

parlamentare, l’esito dell’istruttoria di indagine. Quello che è alla base di questa funzione, è la Camera posta

in una mansione ispettiva e giudiziale.

L’art. 70 parla di funzione legislativa, svolta collettivamente dalle due Camere, la funzione legislativa è

l’attività creativa delle fonti atto.

La legge del parlamento è tipica e si differenzia dalla legge atipica di provenienza ad esempio dalla

Costituzione o dal governo (decreti legge).

Lezione del 30/04/2009

La funzione tipica del parlamento è la funzione legislativa, che a norma dell’art. 70 opera collettivamente tra

le due camere.

L’art. 71 prevede l’iter di formazione delle leggi che si divide in due fasi, la prima fase della formazione

della legge si chiama fase istruttoria, che porta all’approvazione, la seconda fase è la fase conclusiva, che

porta alla pubblicazione della legge. La fase dell’iniziativa spetta al Governo, a ciascun membro delle

Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale (questa è una riserva di legge, di

natura costituzionale e soprattutto abbiamo un rinvio alla funzione normativa di carattere indeterminato,

perché non sappiamo in via esplicita quali sono questi organi ed enti). Per cogliere il senso di questa riserva

di legge costituzionale, il riferimento è ad un organo definito ausiliario, il consiglio nazionale di economia e

lavoro “CNEL” che può proporre testi di legge che devono essere approvati dal parlamento, il richiamo agli

enti dei Padri Costituendi è riferito ad enti che hanno podestà normativa ed hanno anche podestà di iniziativa

Appunti di Raffaele Notarstefano 14

legislativa, quindi possono essere anche propositori di una legge, il riferimento è ovviamente agli enti

regionali, infine il popolo, con proposta di almeno 50.000 elettori di un progetto redatto in articoli, come

abbiamo visto le proposte di legge possono essere espresse da diverse fonti, ma, poi tutto è ricondotto

all’assemblea parlamentare perché l’art. 70, ha espresso in maniera chiara, la riserva funzionale dell’attività

legislativa alle camere, quindi l’ultima parola deve essere dettata dalle camere.

La seconda fase è caratterizzata dall’istruttoria normativa, la parte che contraddistingue la formazione del

progetto di legge, che lo porterà all’approvazione del testo definitivo, qui dobbiamo distinguere diverse

tipologie di fasi istruttorie, quando il testo di legge viene trasferito all’assemblea parlamentare da parte di un

organo proponente, questa dovrà decidere se approvarlo o meno, stabilire se apporre qualche modifica

oppure approvarlo integralmente, quindi, ci sono diverse possibilità di scelta da parte di quest’ultima. Così

come dice lo stesso art. 71, la proposta di legge potrebbe nascere direttamente dall’interno dell’assemblea

parlamentare e non sia trasferita da organi esterni, in questo caso l’iter che si segue è una delegazione da

parte del parlamento di raggruppamenti parlamentari nominati all’inizio del mandato parlamentare e

chiamati “commissioni parlamentari”.

Le commissioni parlamentari sono raggruppamenti di membri del parlamento, che vengono istituite

rispettando la maggioranza politica presente all’interno del parlamento, quindi quelli che sono i criteri di

maggioranza a livello numerico, secondo una proporzione politica e secondo due distinte finalità. Vengono

istituite commissioni temporanee e commissioni permanenti, le commissioni temporanee vengono istituite

all’occorrenza per ogni singola funzione, a seconda delle necessità si creano commissioni specifiche (ad es.

le commissioni d’inchiesta, che nascono con l’esigenza di svolgere un’inchiesta). Invece le commissioni

permanenti svolgono i loro compiti contemporaneamente all’assemblea parlamentare e permangono durante

tutto il corso dell’attività parlamentare. All’interno delle commissioni ci sono le deleghe, le commissioni che

più rappresentano l’assemblea parlamentare, sono le commissioni normative, che sono commissioni in

continua attività attraverso le deleghe, queste commissioni svolgono la redazione, il controllo, la votazione

dei progetti di legge. L’iter di formazione della legge, della fase istruttoria centrale, può avvenire con diverse

procedure, a seconda del ruolo affidato alle singole commissioni. Alle commissioni può essere concesso un

ruolo decentrato, quindi maggior potere o può essere concesso un ruolo più accentrato, quindi con minor

potere (una delega delle camere più ristretta), in questa complessa fase istruttoria, le commissioni possono

lavorare in sede redigente, occupandosi della redazione del programma di legge, oppure in sede referente

quando riferiscono all’assemblea parlamentare o ancora in sede deliberante, quando non soltanto si occupano

della stesura, curando la fase formale del progetto di legge, ma anche si occupano dell’approvazione dello

stesso progetto di legge, questa è la fase più decentrata, che delega maggiori poteri a queste commissioni.

Della norma che inquadra la fase istruttoria centrata nella produzione normativa ci dice l’art. 72, in esso si

detta il criterio guida del procedimento ordinario, ovviamente, per entrare nei dettagli, bisognerebbe studiare

i singoli regolamenti camerali, in quanto nell’articolo c’è una riserva di legge, che rinvia al regolamento

interno di ciascuna camera (all’atto della stesura della Carta Costituzionale, non esistevano i regolamenti

interni delle camere, quindi questa, e le riserve di legge in genere, hanno un valore “programmatico”, per

indicare quali sono i criteri a cui dovrà attenersi il legislatore, quindi in questo caso il richiamo è al

regolamento interno, in quanto la norma dice esplicitamente che saranno i regolamenti interni a disciplinare

la fase istruttoria), successivamente sarà la camera stessa ad approvare articolo per articolo il disegno di

legge (questo è il procedimento “tipico” o “ordinario”). Il 2° comma individua una deroga al procedimento

ordinario tipico, infatti, il regolamento, stabilisce un procedimento abbreviato per i disegni di legge per i

quali è dichiarata l’urgenza, questa è una caratteristica della fase istruttoria, cioè, quella di richiedere il

carattere di urgenza, quindi si parla di “procedimento abbreviato”, ovviamente dovrà essere indicata nel

disegno di legge la motivazione per cui si richiede il procedimento abbreviato. Il regolamento camerale, nel

3° comma può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti

a commissioni, (ecco la possibilità di un procedimento non più ordinario, ma un procedimento decentrato)

composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al

momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un

decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato

dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto (da

qui si capisce quanto il nostro ordinamento, in particolar modo il potere legislativo, è caratterizzato dalla

collegialità delle decisioni e dalla centralità del parlamento). Questo perché anche se la legge, la Costituzione

Appunti di Raffaele Notarstefano 15

ed i singoli regolamenti a cui si fa cenno consentono la possibilità di delegare una funzione normativa alle

commissioni legislative, quindi, di decentrare, dice la stessa Costituzione, che anche nei procedimenti

decentrati, cioè, quando le commissioni lavorano in sede deliberante, ciascuna camera del parlamento può

riservarsi sempre la deliberazione finale, questo per non rischiare che il progetto di legge approvato in sede

decentrata, sia un progetto non rispondente alla volontà dell’assemblea. L’ultimo comma precisa che per

alcune categorie di leggi rilevanti, la procedura di formazione deve seguire sempre il procedimento

ordinario.

Una volta concluso l’iter di formazione del disegno di legge, sia attraverso un decentramento di poteri, sia

attraverso un accentramento di poteri da parte di ciascuna Camera, il disegno di legge viene inviato agli

organi competenti, cioè quelli che dovranno occuparsi della fase conclusiva, quindi provvisoriamente il

disegno di legge esce dal controllo parlamentare e si passa alla fase della promulgazione. In questa fase, che

è precisata negli art. 73 e 74, il testo viene esaminato in maniera approfondita dal Presidente della

Repubblica, per effettuare un controllo di costituzionalità e promulgato dallo stesso entro un mese

dall’approvazione, o, se è urgente, in termini più brevi, il 3° comma dell’art. 73 recita: “Le leggi sono

pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro

pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.”. Il Presidente della Repubblica può

anche rifiutare la promulgazione se ritiene ci siano dubbi di costituzionalità del disegno di legge (art. 74),

rinviando alle camere, con messaggio motivato (i possibili contrasti con la Costituzione, infatti in questa fase

il capo dello Stato, svolge una funzione preventiva di controllo di legittimità della legge), queste ultime dopo

aver esaminato le motivazioni del rinvio alle camere, possono rinunciare alla legge ed abbandonarla oppure

possono apportare modifiche alla legge e ripresentarla, ma se decidono che il progetto di legge va bene così,

approvandolo nuovamente, la legge deve essere promulgata.

L’art. 74 conclude l’iter di formazione della legge.

L’art. 75 disciplina il referendum abrogativo, che è un istituto di democrazia diretta (in quest’articolo c’è un

richiamo agli art. 1 La sovranità appartiene al popolo, 48 Il diritto di voto e 71 Iter di formazione delle leggi

che comprende anche le proposte di legge formulate dal popolo) e consente la modifica, totale o parziale di

una legge del parlamento. Esso ha suscitato l’attenzione della Corte Costituzionale, in quanto, l’art. 75 indica

i criteri e le circostanze, attraverso i quali viene spiegato chi può richiedere e come può essere approvato il

referendum abrogativo, ma, non ci dice la Costituzione, quali organi devono esercitare il controllo di

legittimità e di ammissibilità del referendum, perché questo è stato il frutto di iniziativa legislativa

successiva, infatti, il legislatore ha trasferito dopo l’entrata in vigore della Costituzione queste mansioni, a

determinati organi, essi sono: la Corte di Cassazione, che svolge il lavoro preliminare, deve verificare

l’aspetto formale e preliminare dell’esercizio del voto referendario, ma l’organo più invasivo ed analitico è la

Corte Costituzionale.

Il legislatore ha pensato alla Corte Costituzionale, in quanto essa è l’organo che deve garantire il rispetto dei

principi costituzionali, quindi meglio di ogni altro è l’organo difensore della Costituzione e poteva essere

chiamata a svolgere il ruolo di controllore sui profili di ammissibilità dei referendum. Quindi,

successivamente all’entrata in vigore della Costituzione, nel 1970, dando seguito a quanto in via

programmatica avevano previsto i Padri Costituendi nell’ultimo comma dell’art. 75 (La legge determina le

modalità di attuazione del referendum), attraverso la legge istitutiva dei referendum n 352 del 1970 e

attraverso le leggi che hanno integrato le disposizioni costituzionali sulla Corte Costituzionale stessa oggi

sappiamo che la Corte Costituzionale è l’organo che giudica l’ammissibilità dei referendum.

La Corte Costituzionale ha emanato delle pronunce in merito al referendum, in particolare ha voluto

integrare quelli che sono i requisiti di ammissibilità del referendum, esprimendosi su come completare l’art.

75.

L’aspetto soggettivo del referendum è chi può richiederlo (cinquecentomila elettori o cinque Consigli

regionali).

L’aspetto oggettivo del referendum è che può agire su leggi del parlamento o atti che hanno valore di legge.

Non è ammesso invece il referendum, per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e di

autorizzazione a ratificare trattati internazionali (leggi chiamate “ad indirizzo politico” perché nascono

attraverso la concertazione tra il Governo ed il Parlamento, su iniziativa che poi trova adozione attraverso il

voto parlamentare), esse sono leggi importanti, leggi su cui si fonda anche il bilancio e l’economia dello

Stato (le leggi finanziarie), per cui non possono essere abrogate attraverso il referendum. Il 3° comma

Appunti di Raffaele Notarstefano 16

dell’art. 75 precisa chi ha il diritto di votare, il 4° comma indica i criteri di approvazione del referendum, il

5° comma è una riserva di legge sui referendum di cui si è parlato ampiamente in precedenza.

La Corte Costituzionale alla luce delle prime proposte referendarie degli anni 70 ed in particolare con la

sentenza n 16 del 1978, ha detto: non è sufficiente il disposto normativo dell’art. 75 per poter dichiarare

ammissibile un referendum, ma bisogna guardare anche ad altri aspetti di natura formale, che incidono sulla

valutazione della corte, cioè :

1) I quesiti referendari devono essere “chiari ed univoci”, cioè chiari, in modo da essere di facile

interpretazione da parte di qualsiasi cittadino e univoci, cioè con l’indicazione attraverso i quesiti (SI

- NO), in maniera da rendere inequivocabile il testo, in modo da potersi raggiungere quello che è

l’obbiettivo del referendum, cioè far scegliere al popolo il mantenimento o l’abrogazione di una

legge.

2) La Corte Costituzionale entra nel merito del requisito oggettivo e dice: il referendum abrogativo non

può essere richiesto oltre che per le leggi costituzionali e quelle ad indirizzo politico, anche per

alcune leggi a contenuto costituzionalmente vincolato (leggi che pur essendo ordinarie del

parlamento, sono strutturate in forma atipica, cioè più vicina alle leggi costituzionali, che a quelle

ordinarie, quasi costituzionali), che se modificate o abrogate, intaccherebbero la nostra Costituzione,

alcuni esempi sono: la proposta referendaria del 1997 di abrogazione della legge 194 del 1978

sull’interruzione della gravidanza, la Corte costituzionale ha detto che non è ammissibile il

referendum abrogativo, perché la legge ha contenuti costituzionalmente vincolanti, ancora, sulla

legge n. 40 del 2004, sulla fecondazione assistita, la Corte Costituzionale dice che le proposte

referendarie finalizzate all’abrogazione totale della legge n. 40 del 2004, non possono trovare

accoglimento, in quanto la legge ha contenuti costituzionalmente vincolanti sul diritto alla vita del

nascituro.

3) La Corte Costituzionale dice anche che non si può chiedere referendum abrogativo, su leggi

costituzionalmente necessarie, vale a dire, leggi così talmente incardinate con la Costituzione, che

una loro modifica intaccherebbe la Costituzione stessa, sono le leggi che vengono dallo Stato come

apparato, cioè, gli organi costituzionali (es. ci fu qualche anno fa, una proposta referendaria per

creare il parlamento padano, ovviamente la modifica di una legge finalizzata a modificare l’assetto

bicamerale del parlamento equivarrebbe ad una modifica di una legge costituzionalmente necessaria,

quindi la pronuncia di inammissibilità da parte della Corte Costituzionale, parte dal principio del

bicameralismo che è di natura costituzionale), quindi, le leggi costituzionalmente necessarie,

vengono dalla struttura della nostra Costituzione.

Lezione del 06/05/2009

Art. 138, Referendum costituzionale e procedura aggravata

La procedura aggravata si differenzia dal procedimento ordinario, in quanto ci sono due distinte deliberazioni

da parte delle camere, che si riuniscono due volte a distanza di tre mesi l’una dall’altra, la duplice

deliberazione si rende necessaria per avere la certezza di un voto consapevole ed avere i tempi tecnici per

documentarsi e discutere, infatti, il riunirsi due volte, consente ai parlamentari di modificare nel tempo la

loro opinione e di avere maggiori certezze, derivanti da più tempo per farsi un’idea della nuova legge

costituzionale. E’ richiesta una maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera per modificare una

legge costituzionale.

Nel 2° comma si inserisce il referendum costituzionale, che può essere indetto quando entro tre mesi dalla

pubblicazione della legge, ne facciano domanda almeno 500.000 elettori, 5 consigli regionali o dei membri

di una camera.

La pubblicazione di una riforma costituzionale serve solo ai fini conoscitivi e non ha la stessa validità della

legge ordinaria, la legge sottoposta a referendum non è promulgata, quindi inizia la fase referendaria, in base

all’esito del referendum, la legge sarà promulgata o decadrà.

Appunti di Raffaele Notarstefano 17


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Rodio Raffaele Guido.

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