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 Il riparto di competenze tra lo Stato centrale e gli Stati membri che avviene

attraverso l’elenco di materie di competenza della federazione. La materie non

elencate spettano agli stati membri.

 Partecipazione degli Stati membri alla composizione di alcuni organi della

federazione(es.nel senato) e ad alcuni procedimenti federali(es.revisione Costit.)

Negli Stati unitari invece la sovranità non è divisa. Ciò nonostante possono decidere di

articolarsi al proprio interno, riconoscendo ad enti territoriali substatali competenze che

possono portare al riconoscimento della potestà legislativa e quindi dell’autonomia.

Gli stati unitari vengono chiamati Stati Regionali. Questa è una forma di Stato unitario

nella quale viene suddivisa la potestà legislativa. Negli Stati regionali non c’è la

partecipazione delle Regioni alla composizione di organi dello Stato centrale né ad alcuni

procedimenti.

Rapporto tra sovranità e popolo:

Lo stato democratico-pluralista presenta 4 caratteristiche:

1) Ci deve essere la possibilità per tutti i gruppi politici di competere liberamente per il

governo dello Stato:”libera competizione”. Ciò implica una serie di diritti(diritto di

voto, di associazione, di riunione).

2) Ci deve essere una garanzia delle minoranze.

3) Si adottano soltanto quelle decisioni politiche che dispongono di un sostegno della

maggioranza.

4) Le decisioni prese dalla maggioranza vengono adottate ed eseguite sotto il

controllo delle minoranze .

FORMA DI STATO ITALIANA

È uno:

 Stato sociale

 Stato pluralista

 Stato democratico

 Stato costituzionale

 Stato unitario o composto?

Non vi è una vera definizione dello Stato Italiano ma possiamo ricavare la nostra forma di

Stato osservando i principi fondamentali.

È una forma di Stato sociale. Nell’art.1 troviamo indicato:”l’Italia è una rep.democratica

fondata sul lavoro. L’art.3 comma 2 parla di lavoratori e contiene il principio di uguaglianza

sostanziale.

A)Si afferma il Principio Lavorista ritenuto uno dei 4 principi che caratterizzano la

Costituzione. Questo consiste nella valorizzazione dei lavoratori e del lavoro. In

contrapposizione con le altre forme di stato si rifiuta la valorizzazione dei titoli e della

proprietà .

Il principio lavorista configura una di quelle norme programmatiche che pongono dei

principi da raggiungere con l’intervento dei pubblici poteri ma che non possono essere

fatte valere da un giudice. Queste fungono da parametro nei giudizi di fronte alla Corte

Costituzionale per ottenere l’annullamento di leggi che siano in contrasto con esse. Hanno

anche loro un valore giuridico e non sono mere proclamazioni ideali. 8

Tra il 1948-56 questo valore giuridico delle norme programmatiche in Italia è stato negato

dai giudici e dalla corte di Cassazione.

Poi vi sono le norme precettive che possono essere fatte valere in un giudizio da un

giudice e hanno carattere prescrittivi.

È una forma di Stato pluralista. Riconosce l’esistenza dell’elemento popolo.

B)L’art 2 individua il Principio pluralista. Vi è una visione diversa rispetto allo Stato liberale,

l’uomo è immerso in una relazione di gruppi sociali.

È uno Stato democratico. C)Nell’art 1 c’è un riferimento chiaro al Principio democratico.

È uno Stato costituzionale. La supremazia della Costit., che caratterizza lo Stato Costit.,

non è affermata esplicitamente ma la ricaviamo da molti articoli.

Art117 comma1 o TitoloVI parte II o 18° disposiz.transit e finale.

È una forma di stato unitario su base regionale. Ciò lo ricaviamo dall’art 5 che fonda il

riconoscim.delle autonomie locali. Nel titolo V art.114 lo Stato è uno degli enti che costit.la

Rep.e rispetto agli altri enti che sono autonomi lo Stato è sovrano.

Il quarto Principio è quello della Personalità. Nel nostro ordinam. il valore fondamentale è

la persona umana. Nella cost.non vi è l’affermazione esplicita alla salvaguardia della

dignità umana.

Questi 4 principi sono stati individuati dalla dottrina. La corte costit.ha detto che hanno

triplice valore:

1)da guida per interpretare le singole disposizioni della Costit.

2)come parametro nei giudizi di fronte alla corte costit.

3)non possono essere oggetto di revisione costit.

Sono un limite alla revisione perché sono i principi che caratterizzano la forma di Stato.

Ogni modifica determina un cambiamento della forma di Stato.

LA COSTITUZIONE

Nel linguaggio tecnico-giuridico le parola Costituzione è utilizzata in 3 sensi:

Valenza descrittiva - indica l’insieme delle caratteristiche di un certo ordinam.giuridico

 statuale.

Valenza ideologica

- indica una sorta di manifesto politico.

 Valenza prescrittivi

- vede la Costit.come un atto normativo. Questa non descrive ma è

 un insieme di norme giuridiche.

Lo Stato liberale di diritto si caratterizza per assumere il terzo significato e cioè il

significato di Costituzione come atto normativo prodotto del potere costituente.

Questa valenza prescrittiva va di pari passo con la valenza ideologica. La Costit, cioè è un

atto normativo che ha una certa forma ed un certo contenuto.

Lo Stato assoluto invece è caratterizzato dalla valenza descrittiva. La Costit.era la

risultante di rapporti materiali che si traducevano in testi scritti all’interno dello Stato

assoluto(Magna Carta).

STATO LIBERALE STATO

COSTITUZIONALE 9

Costituzione ottriata(concessa): Costituzione patrizia:

è il risultato di una concessione regia è il prodotto di un accordo tra le

(es.Francia). varie componenti della società.

Costituzioni brevi- Costituzioni lunghe-

l num.degli articoli è ridotto. più articoli e più diritti

Hanno articoli brevi, si limitano Hanno articoli lunghi che

a dettare i principi. contengono norme di

(tecnica relazionale) dettaglio.

Costituzioni flessibili- Costituzione rigida-

Non riescono a resistere alla prevalgono sulla legge.

legge ordinaria.

L’Italia ha avuto nello Stato liberale di diritto lo Statuto Albertino. Questa era una

Costit.concessa, breve(84art) e flessibile fin da subito.

La costit.anche se concessa è il risultato di un accordo tra la monarchia e la borghesia per

limitare i poteri del re. Il patto si ripropone anche alla base della legge. Nello Stat. Albertino

l’unica norma immodificabile era quella sul procedimento legislativo(grund norm).

La Costit.italiana è una cost. patrizia, che si suole dire lunga( garantisce più diritti rispetto

allo Statuto Albertino) e rigida.

Se mettiamo a confronto la Cost.italiana con le Costituzioni dei nuovi cicli non appare così

lunga ma rispetto a quelle più antiche si.

La nostra costit.è rigida perché è il frutto di un patto. Non può essere modificata se non si

ripropone lo stesso patto. Le formule di revisione Costit.rispecchiano il patto che è alla

base della Costit.

La Costit.italiana è patrizia. È entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ed é il prodotto di un

potere costituente incarnato da una Assemblea Costituente. Questa è stata eletta il 2

giugno 1946. Il lasso di tempo dalla elezione dell’ass. costituente all’entrata in vigore della

Costit.va sotto il nome di Periodo Costituente.

Prima del periodo costituente in Italia vi è stato un Periodo Transitorio che si chiude con

l’elezione dell’assemblea costituente. È un periodo di passaggio dallo Stato fascista al

periodo costituente.

PERIODIZZAZIONE:

Periodo fascista

 25 luglio 1943- Periodo Transitorio. Il re revoca il potere di governo a Mussolini e lo

 affida a Badoglio. Il re da ciò dopo che il 24 luglio avviene il voto di sfiducia nei

confronti di Mussolini. Vi è la monarchia, c’è la guerra, forze belligeranti, forze

antifasciste che si riuniscono nei comitati di liberazione nazionale(CLN). Il Patto di

Salerno (febb.1944) costituisce un accordo tra il CLN e la monarchia sull’assetto

dell’Italia e le procedure da seguire dopo la pace. Si stabilisce che al momento della

liberazione di Roma il re dovrà cedere i suoi poteri al figlio utilizzando un Istituto

previsto dallo Statuto Albertino, cioè la Luogotenenza.

Giugno 1944 –Liberazione di Roma.

 10

il 25 giugno 1944 si ha un decreto legge luogotenenziale detto anche Costituzione

 Provvisoria. Dopo la liberazione si stabilisce che sarà eletta una Assemblea

Costituente che dovrà scegliere le forme istituzionali e che durante questo periodo la

funzione legislativa sarà esercitata dal Consiglio dei Ministri (Governo).

16 marzo 1946- seconda Costituzione provvisoria. Con il decreto legislativo del 16

 marzo 1946 n°98 si stabilisce che:

1. L’assemblea Costituente dovrà elaborare una nuova Costituz.ma la nuova

forma di stato sarà scelta con un referendum.

2. il Governo sarà responsabile di fronte all’Assemblea Costituente. Si da vita

ad un Governo Parlamentare.

3. la funzione legislativa sarà svolta dal governo anche dopo l’elezione

dell’assemblea Costituente, ad eccezione di alcune leggi approvate

dall’assembl.costituente come le leggi elettorali e le leggi dei trattati

internazionali. .

il 2 giugno del 1946 si elegge l’Assemblea Costituente e si sceglie con Referendum la

 forma di stato (Monarchia o Repubblica).

Periodo Costituente- va dal 2 giugno ’46 al 1° genn.’48. L’Assembl. Costituente ha

 continuato a lavorare però fino al 31 gennaio perché ha approvato alcune leggi

costituzionali.

Il 18 aprile del ’48 vi furono le prime elezioni per il Parlamento. I partiti anti-fascisti

 furono i protagonisti d questo periodo. Le forze politiche erano tante riconducibili a 3

grandi correnti ideali ciascuna delle quali ha apportato il suo contributo.

a. Componente Cattolica- costituita dal partito della democrazia cristiana. Seggi

n°207.

b. Componente Marxista- costituita da 2 partiti: il Partito socialista ed il partito

comunista(seggi 115-104).

c. Componente liberale- è costituita da vari partiti tra cui il partito liberale e il

Partito d’onore.

Ognuna di queste componenti ha portato qualcosa. La componente liberale l’idea di stato

costituzionale; la componente socialista ha contribuito a scrivere nella Costit.i principi

propri dello Stato sociale; la componente cattolica ha contribuito al Principio Personalista e

Pluralista.

L’assemblea Costituente ha lavorato quindi per costruire un accordo tra le 3 componenti,

raggiunto con la redazione della Costituzione. L’assemblea lavorò con quello che è stato

detto un “velo di ignoranza” cioè, senza che si sapesse chi avrebbe governato dopo le

elezioni. Ciò ha reso molto più facile l’accordo tra le 3 forze politiche.

Dopo l’entrata in vigore della Costituzione vi fu però una rottura dell’unità tra le forze anti-

fasciste che ebbe un forte impatto sull’attuazione della Costituzione. Quest’ultima infatti ha

sofferto di una grave “inattuazione”da parte del legislatore. Sono mancate le leggi per far

operare le norme della Costit.

FORME DI GOVERNO

È una nozione creata dalla dottrina. Nella Costit.non troviamo una definizione però

incontriamo l’espressione nell’art.123.

Per forma di Governo si intende il modo attraverso il quale la funzione di indirizzo politico

si distribuisce tra i diversi poteri dello Stato. 11

La funzione di indirizzo politico consiste nella determinazione e nella scelta dei fini da

perseguire in un certo momento storico. Tra le finalità vi è la scelta delle priorità da

perseguire.

La forma di governo attiene all’elemento “organizzazione-istituzione” dello Stato cioè,

come si distribuisce il potere politico tra i vari organi costituzionali.

Andiamo a vedere le forme di governo nelle forme di Stato( Stato liberale di diritto e Stato

costituzionale).

1. Nello Stato liberale di diritto troviamo 3 forme di governo:

a) Monarchia Costituzionale pura;

b) Parlamentare;

c) Presidenziale.

2. Nello Stato Costituzionale troveremo la forma di governo:

I. Parlamentare ;

II. Presidenziale;

III. Parlamentare razionalizzata

IV. Semi-presidenziale

V. Neo-parlamentare.

Lo stato liberale nasce come limitazione dello Stato assoluto. La prima conseguenza della

limitazione del sovrano è la Monarchia costituzionale pura. È una forma di governo

dualistica poiché la funzione di indirizzo politico spetta sia al monarca che al Parlamento.

Caratteristiche:

1)L’organo governo in una prima fase è dipendente dalla monarchia, cioè è composto

da ministri nominati dal re. In questo organo si delinea la figura del Presidenza del

Consiglio che inizia a sostituire il re.

2)Esiste una separazione tra l’organo titolare della funzione legislativa e di quella

esecutiva. La funzione legislativa spetta in modo sempre crescente al Parlamento; la

funzione esecutiva al Re ed al Governo.

3)Il potere giudiziario dipende dal potere esecutivo, dalla monarchia. È esercitato da

organi che dipendono dalla monarchia.

La forma di governo costituzionale pura si evolve nella forma di governo Parlamentare

classica in momenti diversi. Nasce nel momento in cui il Parlamento riesce ad imporre al

re la nomina di un governo gradito al Parlamento medesimo (scelta dei ministri) e a

revocare i ministri non graditi ad esso.

È una forma di governo monista, nella quale la funzione di indirizzo politico spetta al

Parlamento. Questo è eletto con il principio rappresentativo. Il suo elemento costitutivo

centrale è il rapporto di fiducia tra il Governo ed il Parlamento. L’organo collegiale governo

deve avere la fiducia della maggioranza parlam, se non ce l’ha deve dimettersi.

Il Re perde la sua potestà per la scelta dei suoi rappresentanti di governo.

Caratteristiche:

a) La responsabilità politica del Governo nei confronti del parlamento, cioè la

necessaria sussistenza di un rapporto di fiducia.

b) Il Capo dello Stato non coincide con il Capo del governo. Il C. dello stato è

un organo di garanzia che non partecipa alle funzioni di indirizzo politico.

c) Esiste una integrazione dei poteri che si condizionano e si influenzano l’uno

con l’altro, a differenza di ciò che accadeva con la monarchia costit. 12

La forma di governo Presidenziale nasce negli stati Uniti attraverso un’opera di

“ingegneria costituzionale”, cioè mediante un’opera di creatività(1787).

Caratteristiche:

A) Il Capo dello Stato coincide con il capo del Governo,

B) Non esiste un organo collegiale chiamato Governo che sia titolare della funzione

esecutiva. Il titolare è il Capo dello Stato.

C) È caratterizzata da una netta separazione tra l’organo titolare della

funz.esecutiva(Presidente) e l’organo titolare della funz.legislativa(Parlam). Il

Congresso(Parlam) è eletto attraverso il principio rappresentativo; il Presidente

viene eletto direttamente dal corpo elettorale ed è titolare della funzione esec.

Questo modello nasce nel 1800 e viene imitato nelle costit.dei Paesi dell’America latina.

Negli stati Uniti è stato importante il bilanciamento voluto dai costituenti perché credevano

che separare i poteri impedisse una loro degenerazione ed un ritorno dell’assetto

assolutista. In Sud america questa forma di governo è degenerata in senso autoritario.

Nello Stato Democratico Costituzionale troviamo:

1) la forma di governo Presidenziale;

2) la forma di governo Parlamentare. Con l’avvento del suffragio universale e dei

partiti politici di massa ha mostrato l tendenza a funzionare in modo diverso sulla

base del sistema partitico. In Italia Leopoldo Elia, giurista di diritto costit, ha

analizzato il legame tra i sistemi dei partiti che incide sulla forma di governo Parlam.

Il sist.dei partiti sono analizzati attraverso due variabili:

a) il numero dei partiti, cioè quanti partiti sono rappresentati in Parlamento si possono

distinguere in sistemi bipartitici, multipartitici, a multipartitismo estremo ed

esasperato.

b) La distanza ideologica tra i partiti. Si distinguono sistemi partitici polarizzati( gli

estremi ideologici sono lontanissimi tra loro) o consensuali( non si hanno ali

estremi, c’è convergenza).

LE FONTI DEL DIRITTO

Il tema delle fonti del diritto può essere affrontato in vari modi, sulla base della concezione

che si ha del diritto oggettivo.

Vi sono 3 definizioni di fonti del diritto:

I. Fonti di produzione del diritto;

II. Fonti sulla produzione;

III. Fonti di cognizione.

I. Sono tutti quegli atti o fatti ritenuti idonei dall’ordinamento a produrre norme

giuridiche, quindi idonei a produrre diritto oggettivo.

II. Sono fonti che individuano in un ordinamento quelle che sono le fonti di

produzione. Ci dicono quali sono gli atti o fatti idonei a produrre diritto oggettivo.

Vengono anche definite norme di riconoscimento.

III. Sono gli strumenti che consentono di conoscere le fonti di produzione.

Es. 13

Una fonte d produzione può essere la legge del Parlamento(atto normativo);

una fonte sulla produzione saranno gli art.70 e seguenti della costit.;

una fonte di cognizione sarà il testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Fonti di produzione del diritto: sono atti o fatti normativi idonei a produrre diritto.

Gli atti normativi o fonti-atto sono quei comportamenti volontari finalizzati a produrre norme

giuridiche. Gli atti normativi sono tipici, cioè hanno una loro forma tipica che li rende

riconoscibili e che è ricavabile da una serie di elementi quali: il nome, l’autorità emanante,

il procedimento ( una sequenza di atti preordinata alla produzione di un atto finale).

Gli atti normativi sono individuasti dalle norme sulla produzione.

Nell’ordinamento italiano individuare gli atti -normativi non è semplice non si trova nella

Costit.un unico elemento delle fonti di produzione.

Il nostro ordinamento è quasi interamente retto da fonti-atto. Questi ordinamenti sono

definiti di Civil-Law, cioè le fonti-atto non coincidono necessariamente con il diritto scritto in

quanto anche le fonti- fatto possono essere scritte.

Gli ordinamenti di Common- Law sono rette da fonti-fatto.

I fatti normativi o fonti-fatto sono comportamenti che producono diritto-norme giuridiche-

pur essendo sprovvisti dell’elemento volontaristico. Si produce diritto involontariamente.

La principale fonte- fatto è la consuetudine. Questa consente di produrre diritto quando

ricorrono 2 elementi: 1 elem.oggettivo ed 1 soggettivo.

L’elemento oggettivo è la ripetizione costante nel tempo di un comportamento.

L’elemento soggettivo è la convinzione profonda che il soggetto ha che un comportamento

sia giuridicamente obbligatorio e dovuto.

Le fonti- fatto hanno lo spazio che le fonti- atto lasciano loro.

Devono essere sempre secundum legem(possono produrre norme conformi alle fonti-atto)

o praeter legem (possono colmare le lacune delle fonti-atto). Non possono esistere

consuetudini contra-legem, cioè contro le fonti-atto.

Nel nostro ordinamento troviamo traccia delle fonti- fatto nelle:

 Preleggi(Disposizioni preliminari)- art 1 che si intitola: “indicazione delle fonti”

 Nel Codice Civile ci sono richiami agli usi

 La dottrina dice che nel nostro ordinamento esistono consuetudini, specialmente

nel diritto costituzionale x ciò che attiene i rapporti tra i poteri dello Stato. La

dottrina assimila alle consuetudini le “convenzioni costituzionali”. Mentre la

consuetudine è una fonte- fatto del diritto; le convenzioni sono accordi tra soggetti

politici sulla applicazione degli articoli della Costituzione che non producono norme

giuridiche. Es. la conventio ad excludendum- è un accordo tra le forze politiche per

escludere dal Governo il partito comunista.

 Art. 10 comma 4- l’ordinamento italiano si conforma alle consuetudini

internazionali.

Nel nostro ordinamento la giurisprudenza è fonte del diritto? Vi sono due conseguenze:

1) le fonti del diritto devono essere conosciute d’ufficio dal giudice( IURA NOVIT

CURIA).

2) Individuare il vizio di violazione di legge. Se viene violata una norma giuridica, cioè

prodotta da una fonte del diritto, si dà luogo al vizio di violazione di legge.

Quali sono le fonti di produzione dell’ordinamento italiano?

Le fonti si ricavano dalle norme sulla produzione che provengono dallo Stato o al di fuori.

Per quanto riguarda le fonti del diritto che provengono dallo Stato vige il criterio

gerarchico. Si posizionano prima gli atti con più forza. La forza degli atti la dividiamo in: 14

FORZA ATTIVA- è la capacità di quell’atto di innovare l’ordinamento giuridico.

FORZA PASSIVA- è la capacità di un atto di resistere alle modifiche apportate da altri atti.

Al vertice di questo ordinamento vi è la Costituzione rigida.

 Poi vi sono le la fonti primarie- leggi, che comprendono anche gli atti con forza di legge.

 Di seguito vi sono le fonti secondarie, cioè i regolamenti governativi.

 E poi le fonti terziarie. Non hanno la forma del regolamento. Provengono dalla pubblica

 amministrazione e sono generali ed astratti.

Questa scala è costruita sulla base del criterio della forza. Ogni fonte di produzione trova

la sua fonte sulla produzione in un gradino superiore della scala gerarchica.

Le fonti primarie sono soltanto quelle fonti che trovano la loro norma (sulla produzione) di

riconoscimento nella Costituzione( art.117 comma 6). Esiste un numerus clausus di fonti

primarie. Una fonte primaria non può dar vita ad un’altra fonte primaria.

Le fonti secondarie- I regolamenti governativi sono fonti- secondarie che trovano la loro

norma sulla produzione ad es. nella legge 400 dell’’88 art 17.

Nello stato liberale di diritto, in una Costit.flessibile, il sistema delle fonti è nato nel

 rapporto tra legge e regolamento.

I regolamenti gov.hanno assunto uno spazio sempre crescente.

Accanto allo Stato vi sono altri ordinamenti che producono diritto. Le norme giuridiche

prodotte da altri ordinamenti interagiscono con le norme prodotte dallo Stato nella misura

in cui sia loro consentito.

A) Norme prodotte dall’ordinamento internazionale;

B) Norme prodotte dall’ordinamento comunitario;

C) Norme esterne ed interne allo Stato, enti autonomi territoriali(Regioni, Province e

Comuni).

CRITERI PER LA RISOLUZIONE DELLE ANTONOMIE NORMATIVE:

Criterio della Gerarchia: opera tra norme prodotte tra fonti di grado diverso. La norma

posta da una fonte di grado inferiore in contrasto con una norma posta da una fonte di

grado superiore è invalida , è viziata e deve essere annullata .

Le norme sono invalide quando si è di fronte a norme affette da vizi in quanto sono in

contrasto con le norme superiori.

I vizi di legittimità sono vizi che derivano dal contrasto di un atto con norme di grado

superiore. Si distingue in:

VIZI DI LEGITTIMITà FORMALI- che si hanno quando un atto è in contrasto con le norme

previste per adottare un procedimento legislativo.

VIZI DI LEGITTIMITà SOSTANZIALI- si hanno quando un atto è stato adottato in

violazione di norme superiori che ne indicano il contenuto.

I vizi di merito sono quei vizi che attendono non al contrasto con una norma superiore ma

alla opportunità degli atti giuridici. Nel nostro ordinamento lo spazio per il controllo dei vizi

di merito è affidato al Presidente della Repubblica che ha il compito di promulgare le

leggi(art.73 e 74) e può rinviare una legge alle camere con un messaggio motivato.

L’istituto dell’annullamento è lo strumento tecnico attraverso cui opera il criterio gerarchico.

I. È un istituto giuridico che consente la cessazione retroattiva dell’efficacia di norme

giuridiche viziate.

II. Attiene ad una patologia dell’ordinamento, opera lì dove vi sono norme viziate. 15

III. Opera erga omnes, un atto annullato perde la propria efficacia per tutti i soggetti

dell’ordinamento.

IV. Opera ex tunc(da allora), cioè agisce retroattivamente, i suoi effetti sono retroattivi.

L’annullamento opera nel momento in cui l’atto ha acquistato la sua efficacia, cioè

ha prodotto i suoi effetti. Tutti gli effetti prodotti da un atto invalido vengono meno.

L’eccezione sono i rapporti esauriti che restano regolati dall’atto invalido.

I rapporti esauriti sono quelli nei quali non è più possibile agire in giudizio, ovvero quando:

1. si è verificata una sentenza passata in giudicato, cioè non è più impugnabile;

2. sono decorsi i termini di prescrizione o decadenza.

La retroattività dell’annullamento vuole far affermare un valore, cioè il criterio gerarchico.

C’è una eccezione alla eccezione. Vi sono alcuni rapporti esauriti che vengono riaperti. Ad

esempio l’annullamento di leggi penali di condanna. Un soggetto privato della libertà

personale sulla base di una legge dichiarata invalida. In questo caso si rimette in

discussione e la libertà personale tenderà a prevalere sulla certezza del diritto.

Criterio Cronologico:opera per risolvere le antinomie fra le norme poste da fonti dello

stesso grado. Occorre applicare la norma più recente nel tempo.

È l’espressione dell’ordinamento di potersi rinnovare e si esprime attraverso l’istituto

dell’abrogazione.

Si collega ad un importante principio: “tempus regit actum”, ogni comportamento deve

essere regolato dalle norme vigenti nel momento in cui è stato posto in essere.

L’abrogazione è :

 è un istituto giuridico tipico del criterio cronologico;

 espressione della fisiologia dell’ordinamento, del cambiamento;

 determina la cessazione per il futuro(ex nunc) dell’efficacia di una norma;

 può operare sia erga omnes sia inter partes.

L’abrogazione è disciplinata nell’art 15 delle Preleggi che ci consente di individuare 3 tipi di

abrogazione:

1) ABROGAZIONE ESPRESSA- si ha per dichiarazione espressa del legislatore

quando c’è una norma successiva che dispone che una certa norma precedente

deve essere abrogata. In questo caso l’abrogaz.opera erga omnes.

2) ABROGAZIONE IMPLICITA- si ha per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le

precedenti. Opera inter partes, cioè nei singoli casi sarà il giudice che dovrà

decidere se c’è incompatibilità tra 2 norme.

3) ABROGAZIONE TACITA- si ha perché la nuova legge regola l’intera materia già

regolata dalla legge precedente. Opera inter partes, cioè deve dichiarata caso per

caso dal giudice.

Nell’art 11 delle Preleggi stabilisce che:” La legge non dispone che per l’avvenire. Essa

non ha effetto retroattivo”. La legge abrogata perde efficacia per il futuro ma gli atti regolati

precedentemente restano dalla stessa legge. Circoscrive nel tempo l’efficacia delle norme

giuridiche.

Criterio della Specialità: opera tra norme poste da fonti di grado diverso. In certi casi

quando abbiamo 2 norme poste da fonti di pari grado non si applica il criterio

cronologico( cioè non applichiamo la più recente) ma la più vecchia.

Ciò avviene quando la norma più recente è una norma generale: “ Lex specialis derogat

legi generali; lex posterior generalis non derogat legi priori speciali”. 16

È un rapporto tra una legge generale, che si rivolge ad un insieme di soggetti non

determinati, e una legge speciale, che si rivolge ad una categoria individuata di soggetti.

Quando la legge generale è precedente e la legge speciale è successiva si determina una

deroga rispetto alle norme generale previdenti.

La deroga è :

1)un istituto che costituisce l’applicazione del criterio della specialità e gestisce le

antinomie.

2) Non è una patologia, cioè le norme non sono invalide o viziate, ma non attiene

nemmeno all’efficacia della legge anteriore generale perché continua a produrre i suoi

effetti.

3)attiene alla complessità dell’ordinamento che specie negli stati pluralisti trova difficoltà

ad avere norme generali(ogni componente della società pretende di avere norme ad hoc).

4) opera inter partes, cioè nei casi concreti ed è espressa dal giudice.

5) opera sempre e solo per il futuro( ex nunc).

Criterio della Competenza: ci dice che quando siamo di fronte ad una antinomia tra due

norme poste da fonti di pari grado dobbiamo preferire quella posta dalla fonte competente.

È un criterio sia per risolvere le antinomie sia per spiegare la struttura delle fonti

dell’ordinamento.

Non opera attraverso un suo proprio istituto giuridico ma opera attraverso l’istituto

 dell’annullamento.

Mette in pericolo la validità degli atti normativi.

 Si lega alla forma di stato. Nella forma di stato pluralista ci sono soggetti produttori di

 norme giuridiche e tanti procedimenti attraverso cui si produce diritto.

Ci sono materie che devono essere disciplinate attraverso procedimenti appositi e la

Costit.prevede queste riserve di competenza. La Costituzione riserva la disciplina di

alcune materie a fonti che hanno determinate caratteristiche. Tutte queste fonti saranno

primarie perché trovano la loro fonte sulla produzione nella costit.

Il criterio della competenza ci fa vedere quanto sia complesso e difficile il nostro sistema.

Ad es.una fonte primaria, come un regolamento parlamentare, non può essere modificata

da una fonte primaria successiva.

Le fonti che incidono su materie riservate, tipo i regolam.parlamentari , sono fonti atipiche

perché la loro forza attiva e passiva è dissociata.

Questi regolamenti hanno una forza attiva propria delle fonti primarie* e ed una forza

passiva superiore in quanto non può essere modificata da una fonte primaria successiva.

Su Criterio della Competenza bisogna incardinare il concetto di riserva di legge. Questo è

un istituto che trova le sue radici e i suoi strumenti nello Stato liberale di diritto(es. il

principio di legalità e la separaz.dei poteri).

*Possiamo definire fonti primarie tutte le fonti che trovano la loro norma sulla produzione

nella Costituzione e che per questo motivo sono sottoposti al solo controllo di legittimità

delle Corte Costituzionale.

Riserva di legge: Riservare una certa materia alla legge significa escludere le fonti

secondarie, cioè il Governo.

Il procedimento di formazione delle fonti primarie devono vedere un intervento del

 Parlamento. Questo coinvolgimento ha un duplice significato:

1) Più trasparenza rispetto alle fonti secondarie. Per sapere il procedimento di

formazione di un regolamento parlamentare non abbiamo accesso. Per

sapere ciò che riguarda la formazione di una fonte primaria invece si. 17


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Sara F

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Frosini Tommaso Edoardo.

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