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Gli organi sono finalizzati allo svolgimento di funzioni pubbliche e il massimo auspicio nello stato è quello

che gli organi perseguano il benessere pubblico. Il compito degli organi deve essere svolto “con dignità e

onore” e nell’interesse di tutti e a tal fine si pongono delle condizioni specifiche.

Le limitazioni del potere governativo

concetto di stato del diritto, idea per la quale chi ha potere non può agire arbitrariamente ma in base a ciò che

le norme giuridiche consentono, garantendo al cittadino una certa tranquillità . Un passo successivo è quello

dello stato del diritto costituzionale, nel senso che in tale contesto anche i poteri di vertice devono rispettare

la costituzione e nessun soggetto a potere svincolato dalla Costituzione. In primo luogo l’esecutivo è

comunque legato al parlamento nel suo ruolo legislativo. Parliamo allora di principio legalità: gli organi

esecutivi agiscono nel limite delle leggi . Teniamo però ben presente una cosa: in uno stato

socialdemocratico questo discorso non deve poter valere per i cittadini. A livello individuale parliamo di una

dottrina controversa che prevede il principio di massima espansione delle libertà individuali. Gli individui

devono poter fare ciò che vogliono fintanto che rispettino le norme, ma non discrezionalmente, bensì nel

rispetto della costituzione.

Lo stato come ordinamento

Gli elementi demarcatori dello stato come ordinamento sono:

- Il territorio: confini stabiliti a livello internazionale.

- Popolazione: insieme delle persone che abitano su un territorio. Si tratta di un concetto distinto da

quello di popolo, che comprende solo i cittadini, e da quello di residenti, che possono anche non

essere cittadini (teniamo conto della componente degli immigrati).

- Governo: anche osservando dall’alto avremmo la percezione della presenza di qualcuno a cui è

affidata la gestione dello stato.

Questi tre sono i demarcatori fondamentali della forma di stato .

Concetto di organo di stato

Abbiamo detto che lo stato deve essere considerato anche in quanto soggetto che si rapporta con i cittadini.I

funzionari possono essere elettivi, ma anche ottenere il loro ruolo mediante un concorso (come i giudici)

Sulla base di determinate norme essi agiscono in nome e per conto dello stato. In particolare per organi di

stato intendiamo centri di imputazione di atti e di fatti (centro di responsabilità giuridica, l’organo non esiste

fisicamente, si rapporta tramite persone) per conto dello stato. Quando ad esempio il funzionario pubblico ci

consegna la carta d’identità, agisce per conto è in nome del ministero degli interni (centro di imputazione), o

nel caso di un comune che deve intervenire, esso viene rappresentato dal sindaco.

I poteri dello stato

Più organi compongono un potere. In particolare vedremo che la corte costituzionale ha il compito di fare da

arbitro nei contrasti tra poteri dello stato. nozione di potere dello stato:

Oggettivo: perché un organo possa considerarsi potere deve essere riconosciuto dalla costituzione;

Soggettivo: un organo per considerarsi potere deve essere nelle condizioni giuridiche di esprimere in via

definitiva la volontà del potere a cui appartiene; un esempio: un impiegato all’anagrafe potrebbe essere

investito di potere esecutivo, tuttavia non risponde alle condizioni: non può esprimere in via definitiva la

volontà dell’organo a cui appartiene, piuttosto lo sarà il ministero degli Interni a farlo, costituendo un potere.

Prendiamo allora il caso di un giudice, la cui funzione è prevista dalla costituzione, e che si riferisce al potere

giudiziario: egli invece, è nelle condizioni di esprimere in via definitiva la volontà del potere a cui

appartiene, poiché emette la sentenza in nome del popolo italiano, impegnando l’intera magistratura. Un

esempio ancora diverso è quello del presidente della Repubblica, che addirittura esce dalla tripartizione di

Montesquieu, che ha potere di garanzia sulla Costituzione. Egli è potere in quanto presente in Costituzione;

risponde anche al secondo requisito, a maggior ragione essendo un organo monocratico.

Differenza tra popolo e popolazione

La popolazione è composta da tutti coloro che su un dato momento di trovano su un dato territorio statale. La

popolazione legale è quella che tiene conto di cittadini e residenti; come popolo consideriamo solo i cittadini.

In base al rapporto tra organi di governo e popolazione distinguiamo le varie forme di stato. Tralasciamo

nell’analisi l’elemento territoriale.

Stato assoluto

Storicamente lo stato nasce come “reazione” al disordine dell’età del Basso Medioevo, che si caratterizzava

per una dislocazione del potere e dei centri di produzione giuridica. Un’altra importante esigenza era quella

di garantire un quadro giuridico certo ai fini di regolamentare il commercio sul territorio europeo. La prima

forma di esplicazione dello stato è lo stato assoluto. definiamo assoluto quello stato in cui i tre poteri sono

concentrati nelle mani di un solo capo.

Pensiamo alla Francia: la monarchia nacque come reazione ai particolarismi feudali e di disgregazione di

centri di produzione giuridica e in opposizione a un altro grande potere, quello della Chiesa. I re ricevevano

la legittimazione direttamente da Dio, ma la natura della loro successione era ereditaria.

Il passo verso lo stato liberale

Storicamente, il passaggio da stato assoluto a stato liberale passò attraverso la Rivoluzione Francese o, in

altri contesti, fu meno traumatica; pensiamo ad esempio alla Glorious Revolution in Inghilterra, dimostra

come la nascita di uno stato abbia anche alla base motivazioni di tipo economico-commerciali.

Lo stato liberale

Si tratta della razionalizzazione di quanto avvenuto in Inghilterra per vie di fatto: presenza di parlamenti (poi

lettivi), capi e soggetti fiduciari di tipo esecutivo. Sarebbe stato Montesquieu a teorizzare il fondamento della

tripartizione dei poteri, necessaria per il controllo reciproco di una concentrazione del potere. Non solo il

potere deve essere diviso, ma è opportuno e necessario che abbia fonti di legittimazioni diverse e che almeno

uno abbia una legittimazione che proviene dal basso. In particolare i parlamenti avevano e hanno

legittimazione dal basso, sono eletti da coloro che vanno a rappresentare. C’è poi un potere esecutivo, la cui

legittimazione proviene dall’alto, per nomina del capo. I giudici, infine, debbono vigilare che le norme

vengano rispettate. Ad oggi, si dice che i giudici debbono essere tendenzialmente neutrali ed è per questo

che, quantomeno in Italia, la loro legittimazione è di tipo tecnocratica. Come quello assoluto, anche lo stato

liberale nasce a particolari fini garantistici: si chiede allo stato di creare le condizioni sì per la difesa e la

sopravvivenza dello stato, ma anche per garantire lo sviluppo e la regolamentazione del commercio, a cui

quello dello stato liberale è strettamente connesso. E’ proprio nello stato liberale che nasce lo stato di diritto e

il principio di legalità, proprio perché il fulcro della vita politica dello stato liberale è il Parlamento.

La lotta per il suffragio e l’eccezione americana

Si dice che le democrazie europee sono nate con un vizio originario: quello di considerarsi democrazie

quando in realtà a votare era una bassissima percentuale della popolazione. Questo non è avvenuto in

occasione della Costituzione americana, poiché chi sbarcava sul territorio americano, sapeva che avrebbe

avuto il voto e dunque c’era un approccio diversa, la regola era che l’individuo dovesse avere il voto, esso

non era viceversa un’eccezione. In ambito europeo, la testa d’ariete per il diritto di voto si colloca nel

contesto risorgimentale ed è rappresentata da quelli che sarebbero poi diventati partiti politici , primi gruppi

organizzati che portavano avanti la lotta per il suffragio in nome di fasce sociali che vivevano l’esclusione

dal voto come una certa ingiustizia: militari, insegnanti, classe operaia, di cui i partiti riuscirono a

capitalizzare la fiducia.

Lo stato sociale

Dal 1946 ad oggi si parla propriamente di welfare state, stato del benessere. Esso si caratterizza per una

suddivisione del potere e per la presenza di un capo, l’idea di base è quella di garantire a tutti di vivere

meglio di come si vivrebbe se lo stato non ci fosse.

FORME DI GOVERNO

Abbiamo detto che è nello stato liberale che si razionalizza la separazione dei poteri in quanto tali . I rapporti

reciproci che intercorrono tra questi poteri determinano diverse forme di governo, scelte in base alla storia e

alla situazione specifica di uno stato. Tendenzialmente lasciamo fuori da questo discorso la magistratura, che

nei paesi democratici appartiene a un potere neutrale, terzo e imparziale e non dipende dall’esecutivo. Esso

infatti ha un organo ad hoc, il consiglio Superiore della Magistratura (autogoverno) e un ministro di Grazie e

Giustizia, che però si occupa solo di questioni di carattere pratico. Il rapporto che tendiamo a focalizzare è

allora quello tra capo, parlamento e governo.

Stato Parlamentare

Si tratta della forma più diffusa in ambito europeo, in cui il parlamento rappresenta il fulcro della vita

politica e centro di provenienza dell’indirizzo politico, in quanto l’unico ad essere eletto dal popolo. Nello

stato parlamentare, il capo tende a stare “sullo sfondo” in quanto è neutro e ha funzione di garanzia

istituzionale. Il capo dello stato viene eletto a camere unite e la sua elezione richiede maggioranze

abbastanza ampie, mentre nel caso di monarchie la successione è ereditaria. Per quanto riguarda invece il

governo, la sua legittimazione viene dal capo, passando però attraverso la consultazione del parlamento

nell’ottica di individuare una persona che possa trovare il sostegno da parte del parlamento. Nella forma

parlamentare, infatti, il governo deve godere della fiducia del parlamento, senza la quale si apre una crisi

parlamentare di governo. Esse sono state tutto sommato rare, poiché tendenzialmente è il presidente del

consiglio a rendersi conto di non avere la fiducia del parlamento e di non poter portare avanti la funzione di

governo e quindi a dimettersi.

Una forma di razionalizzazione che vale solo a livello regionale è la regola del simul stabunt, simul cadent,

in forza della quale se si dimette il capo, cade anche l’assemblea. E’ una razionalizzazione perché porta tutti

a ragionare sulla necessità di aprire una crisi di governo. In Germania per esempio non ci possono essere

crisi di governo “al buio”, ma deve esserci pronto un governo a sostituirlo.

Forma di governo presidenziale

Negli Usa e nei paesi dove il modello statunitense è stato esportato il presidente della repubblica è una sorta

di monarca repubblicano, che si assume la responsabilità di rappresentare l’unità dello stato e con grandi

poteri di indirizzo politico. Le elezioni del presidente Usa, sono indirette: vengono quindi eletti i cosiddetti

grandi elettori, che si impegnano con l’elettorato a votare il candidato che avevano loro indicato per

consuetudine costituzionale (non è un obbligo). Il congresso, invece, è eletto dal popolo solo per quanto

riguarda la camera dei rappresentanti (del popolo e quindi della federazione), mentre il senato non è elettivo

e rappresenta i singoli stati. Il governo, non ha nessun legame di fiducia con il Parlamento, ma è composto

da persone di stretta fiducia del presidente,non ci sono i ministeri, bensì i dipartimenti, che sono direttamente

governati dal presidente. Il parlamento rimane importante nel suo ruolo legislativo e in questo senso c’è

comunque il rischio di paralisi se il parlamento non vota le leggi del presidente.

Forma di governo semipresidenziale

Lo stato di riferimento rispetto a questa forma è la Francia. Prima degli anni 60 la Francia era in forma

parlamentare, poi si è fatto un salto di qualità atto a superare la caoticità e l’impossibilità del parlamento di

lavorare, dovuto in parte alla litigiosità dei partiti politici.:

- Il capo (presidente) viene eletto dal popolo attraverso delle elezioni dirette;

- Assemblea nazionale eletta con sistemi che permettono di identificare e votare il proprio candidato;

- Il governo è legato al parlamento da un rapporto di fiducia. E’ molto importante il capo

dell’esecutivo, chiamato primo ministro, che deve avere parimenti la fiducia di governo, parlamento

e capo dello stato. Il primo ministro è dunque una figura estremamente strategica, eletto dal

presidente della Repubblica su proposta del governo.

La coabitazione (presidenziale e semipresidenziale)

Può talvolta verificarsi che l’orientamento politico del parlamento sia diverso rispetto a quello del capo del

governo. Con una riforma del 2008 in Francia si è stabilito che il Presidente della Repubblica venisse eletto

contestualmente (a distanza di due settimane) rispetto al parlamento, rendendo quindi quantomeno

improbabile una coabitazione In caso di non coabitazione possiamo dire che si tende più alla forma

presidenziale nel senso che il primo ministro risulta un po’ schiacciato, poiché il presidente della Repubblica

può chiedere al parlamento di sostituirlo. Se invece c’è coabitazione, la figura a risultare indebolita è il capo

dello stato tende al modello parlamentare, in cui il primo ministro assume maggiore importanza avendo lo

stesso orientamento del parlamento.

LE FONTI DEL DIRITTO-CRITERI DI APPLICAZIONE

Il criterio gerarchico

Abbiamo detto che una fonte del diritto è qualunque atto o fatto idoneo a produrre diritto. Il rapporto

gerarchico enunciato riguarda le fonti, ma richiama implicitamente a una gerarchia anche tra gli organi

stessi che le producono. in caso di contrasto tra una legge e un regolamento prevale la legge, e quindi

indirettamente il parlamento prevale sul governo. Il criterio gerarchico è quindi quello rispetto al quale

se due fonti sono in antinomia si applica la norma gerarchicamente superiore, un'antinomia di questo

tipo non è fisiologica, bensì diremmo patologica, nel senso che non è normale che una norma inferiore

gerarchicamente entri in contrasto con una gerarchicamente superiore. In tal caso ci si deve rivolgere a

un giudice, che annulla la norma inferiore in contrasto con quella maggiore. A provvedere

all'annullamento può essere un giudice amministrativo (i TAR, consigli di stato) nel caso di un contrasto

tra un regolamento e una legge. un eventuale contrasto tra Costituzione e fonti sottostanti, caso in cui

interviene la corte Costituzionale. L'annullamento prevede l'eliminazione definitiva della norma

dall'ordinamento, perché si vuole ripristinare la legalità eliminando una norma che non dovrebbe

esistere.

Il criterio cronologico

Un secondo criterio di risoluzione delle antinomie è quello cronologico. In caso di fonti

gerarchicamente collocate sullo stesso piano, ad esempio due leggi, si applica quella più recente.

Stiamo parlando di un processo fisiologico di superamento di norme precedenti. Tecnicamente si parla

di abrogazione della legge precedente da parte di quella successiva ed è compito dell'interprete capire

quale norma sia quella abrogata e quale sia il tipo di abrogazione alla quale è stata sottoposta.

L'abrogazione è ben diversa dall'annullamento poiché possono, o talvolta debbono esserci casi in cui la

norma abrogata viene comunque applicata. Un caso in cui la norma abrogata deve essere applicata è

quello dei casi che si sono svolti sotto la sua vigenza.

L'ITER LEGIS

La Costituzione, agli articoli 70 e segg. prevede che le leggi debbano essere approvate collettivamente

dalle camere; qualora ciò non avvenisse, ci sarebbe un vizio di forma . I soggetti ai quali può spettare

l'iniziativa legislativa sono :

- governo: ad oggi il 95 % delle leggi risulta a iniziativa governativa; solitamente lo si propone in primo

luogo al ramo del parlamento in cui si ha la maggioranza;

- un parlamentare: nel caso in cui la legge venisse approvata sarebbe riconoscibile dal nome del

parlamentare che l'ha proposta; tendenzialmente viene presentata subito al ramo del parlamento a cui

appartiene chi l'ha proposta;

- iniziativa popolare: almeno 50.000 elettori possono proporre una legge, che però, sempre secondo

questi articoli della Costituzione deve essere presentata nel progetto articolo per articolo (drafting).

Decisivi sono anche i ruoli svolti dal presidente della camera e del senato e da parte dei capigruppo dei

gruppi parlamentari, i quali si occupano di calendarizzare le proposte e di metterle eventualmente

all'ordine del giorno. I capigruppo sono capi di quei gruppi parlamentari che a loro volta sono

espressione dei partiti in parlamento. Ciascun parlamentare, quando viene eletto, deve scegliere un

gruppo parlamentare. Nell'insieme, queste figure compongono la conferenza dei capigruppo. La

costituzione afferma che ogni disegno di legge deve essere prima presentato da parte della

commissione parlamentare, che deve approvarlo articolo per articolo e nella sua totalità e poi

presentarlo in parlamento, dove viene sottoposto allo stesso tipo di votazione

Le commissioni parlamentari hanno uno specifico settore di interesse, che rispecchia abbastanza quello

dei ministeri.

All'articolo 72 viene anche detto che la commissione può anche non essere in sede referente, ma può

anche essere:

-redigente: approva il testo e alla camera rimane solo da decidere se approvare o meno il testo nella sua

interezza.

deliberante: non si limita a approvare o meno, ma delibera in modo tendenzialmente definitivo.

Mentre è molto semplice garantire la trasparenza su quanto avviene in parlamento, questo non succede

in sede di commissione, per le quali le forme di pubblicità sono pressappoco nulle.

Ci sono però anche delle materie che si definiscono “con riserva d’assemblea”, materie cioè così

delicate da essere riservate a una discussione in parlamento. Materie di questo tipo sono

quella:Elettorale; Legislazione di delega; Ratifica dei trattati internazionale; Approvazioni di bilancio;

Materia costituzionale.

Prima che la legge sia vigente mancano ancora due “tasselli procedurali”: la legge deve essere

promulgata dal presidente della repubblica, che ha però la facoltà di riinviare il testo alle camere se le

proposte in questione sono delicate, controverse o di dubbia costituzionalità. La norma che prevede

questa facoltà del presidente è stata interpretata in modi diversi da presidente a presidente. Il presidente

può però mandare indietro la proposta una volta soltanto, dopo di che deve promulgarla. Alla

promulgazione segue un periodo di vacatio legis che dura solitamente 15 giorni, e poi avviene la

pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

ASSETTO ORGANIZZATIVO Agli articoli 56/57 si dice che l’elezione del parlamento è a suffragio

universale diretto. Quello di cui si parla sempre in Italia è di bicameralismo perfetto, ed in effetti ci sono

molte analogie tra camera e senato: composizione, funzioni, organizzazione e durata. Al di là delle

similitudini è bene però evidenziare una differenza fondamentale, oltre all’elettorato di riferimento: il senato

è eletto su base regionale, mentre la camera è eletta su base nazionale. Nelle elezioni a base nazionale ogni

collegio ha un certo numero di seggi, ma alla fine il conteggio avviene a livello centrale, dove tutti i risultati

si ridistribuiscono. Per quanto riguarda il senato, che è camera della regioni, ciascuna di esse ha un numero

di seggi stabilito in modo proporzionale rispetto alla popolazione e i rappresentanti eletti dovrebbero

rappresentare nello specifico gli interessi della regione. Naturalmente la regolamentazione e la

compenetrazione di camera e parlamento è regolata dai regolamenti parlamentari, che sono fonti riservatarie

in materia: l’articolo 64 dice infatti che ciascun ramo del parlamento approva a maggioranza assoluta il

proprio regolamento. (leggere da 55 a 69)

In questo senso hanno grande importanza i presidenti delle camere, che interpretano e fanno rispettare i

regolamenti parlamentari. In questo ruolo sono coadiuvati dall’ufficio di presidenza e dai questori, che

contribuiscono al mantenimento dell’ordine in aula. Oltre ai questori, ci sono le commissioni parlamentari e

le giunte (immunità, elezioni), preposte a materie che esulano dalla partecipazione ai lavori di legge. Ancora

abbiamo i gruppi parlamentari, cha abbiamo definito come espressione dei partiti in parlamento. Teniamo

presente che quando un parlamentare viene eletto ha da uno a tre giorni per decidere in quale gruppo

parlamentare stare, altrimenti in via residuale viene inserito all’interno del “gruppo misto”. Questo è

necessario in quanto le giunte sono composte in modo da garantire la proporzionalità che si registra in

parlamento, che deve essere riprodotta in piccolo dalla commissione. Questo, teniamolo presente, vale per il

caso specifico dell’Italia e degli ordinamenti europei, dove la rappresentanza dei partiti è considerata

fondamentale. I presidenti e i capigruppo creano la conferenza dei capigruppo. Gli articoli 58/59

stabiliscono poi che venga nominato senatore a vita qualunque ex presidente e che qualunque presidente

possa eleggere 5 senatori . Nella prassi a partire da Scalfaro si è stabilito che 5 fosse il numero massimo di

senatori designati dal presidente in senato, per evitare un’eccessiva “presidenzializzazione”.

L’assenza di vincolo di mandato

Art. 67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di

mandato». Chi va in Parlamento, quindi, non ha un mandato privatistico, ma rappresenta la nazione,il suo

mandato è pubblicistico, come pubblici sono gli interessi che debbono essere tutelati in parlamento, un

parlamentare non può farsi carico solo del proprio collegio di appartenenza ma dell’intero popolo. Il

problema è che non è possibile obbligare chi va in parlamento a fare le leggi che aveva proposto prima di

essere eletto, perché in questo senso il parlamentare non ha vincoli di mandato. Ovviamente potranno

intercorrere delle sanzioni politiche, tramite le quali l’elettorato potrà manifestare il proprio dissenso (il non

voto). Questo strumento è fondamentale, basti pensare che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale

(sentenza 1 del 2014) proprio perché la Corte ha ritenuto che non desse agli elettori la possibilità di votare in

modo diretto il proprio rappresentante. Un vincolo che però deve esistere è quello politico, nel senso che la

trasmigrazione parlamentare produce quella che si definisce entropia parlamentare, un disordine che nasce

dal fatto che le commissioni sono specchio dei rapporti tra i gruppi. Spesso l’entropia parlamentare sta anche

alla base del rallentamento dei lavori del parlamento e paradossalmente, mentre in altri ordinamenti europei

era combattuta, in Italia, specie negli anni 80, sembrava quasi essere favorita, nel senso che a disposizione

del gruppo misto c’era un cospicuo finanziamento destinato al gruppo sulla base dell’idea che il parlamentare

non poteva contare su un fondo di partito e dovesse autofinanziarsi. Altro elemento a favore della

trasmigrazione era spesso la visibilità mediatica che in situazioni di maggioranza stretta del governo, che

metteva in luce parlamentari. Peraltro i parlamentari del gruppo misto non avevano un potere inferiore, ma

anzi quasi maggiore rispetto agli altri parlamentari. In altri ordinamenti ci sono invece degli strumenti di

dissuasione; per esempio in Francia chi trasmigra nel gruppo dei “non iscritti” ha meno potere, meno badget,

che viene più che dimezzato e una visibilità mediatica quasi nulla.

Insindacabilità L’articolo 68 è quello di riferimento in questo senso. I membri del parlamento non possono

avere responsabilità rispetto ai voti espressi e alle opinioni date nell’esercizio delle loro funzioni. Il problema

può essere quello dello scambio di voti, ma il voto non è soggetto a sindacabilità, così come avviene per le

opinioni espressi. Ad oggi l’attività parlamentare avviene sempre più fuori dall’aula, ad esempio attraverso i

media. Il problema è se considerare o meno anche le opinioni espresse fuori dall’aula coperte

dall’insindacabilità. Si parla di principio spaziale (Inghilterra), riferendosi al principio secondo cui il

parlamentare può dire quello che vuole, sfiorando i limiti della calunnia, all’interno delle mura del

parlamento.Questa è ormai una posizione minoritaria, ad oggi, per i parlamentari europei si applica un

criterio soggettivo, che tutela il parlamentare nella sua insindacabilità anche fuori dal parlamento fintanto che

il parlamentare si rivolga a un suo simile. In Italia vale il criterio del nesso funzionale, che riguarda

l’esercizio delle funzioni parlamentari, valorizzato dalle cosiddette sentenze Sgarbi (10,11 del 2000).

Secondo la corte costituzionale il parlamentare può essere coperto a condizione che dimostri che quanto ha

detto fuori dalle mura parlamentari corrisponda a quello che era stato detto all’interno delle mura . Se non lo

si dimostra allora non è coperto, peraltro deve anche esserci un lasso di tempo di contestualità. A verificare

che ci sia il nesso funzionale è il presidente in aula, e in caso si evidenzi l’assenza di nesso vengono applicate

delle sanzioni. ci si è chiesti se andassero prese in considerazione anche le affermazioni sporadiche fatte

nelle mura o se si dovesse constatare una certa formalità e soprattutto se le affermazioni calunniose ripetute

al di fuori delle mura potessero essere coperte in quanto preventivamente pronunciate in parlamento.

Tendenzialmente per affermazioni calunniose non si riconosce il nesso funzionale, perché non la si ritiene

una manifestazione della libertà di espressione.

Inviolabilità del parlamentare si esplica nel fatto che il parlamentare non possa essere arrestato o reso

oggetto di provvedimenti limitativi della sua persona. Nel 1993, alla luce della vicenda Tangentopoli, questo

secondo comma è stato modificato: prima infatti era necessario chiedere sempre l’autorizzazione a procedere

alla camera di appartenenza del parlamentare, anche nel caso dell’avvio delle indagini. L’idea di base era

quella che si dovesse garantire agli elettori l’integrità dell’assemblea così come era stata eletta. Dopo il 1993

si è stabilito che si dovesse chiedere l’autorizzazione solo se si stava per privare il parlamentare della sua

libertà personale o se si volevano attivare delle indagini che richiedevano intercettazioni. In tutti i casi ci si

pone il problema che l’inviolabilità non si trasformi in abuso. Si lamenta in ambiente inglese il fatto che

norme di questo tipo stiano trasformando i parlamentari in zone franche.

La funzione di tipo ispettivo

Il parlamento ha anche una funzione di controllo nei confronti del governo, specie in forme di governo

parlamentari, ma non solo, il parlamento deve avere gli strumenti per controllare che il governo faccia ciò

che la legge dice di fare. La funzione ispettiva è funzionale anche rispetto alla fiducia, che può essere usata

come strumento, anche in altri sistemi diversi dal nostro. Alcuni strumenti li ritroviamo in costituzione, altri

sono detti dai regolamenti parlamentari. Parliamo di: Interrogazioni,interpellanze, Mozioni,Risoluzioni

Interrogazioni: Sono degli strumenti in mano a parlamentari e consiglieri regionali che possono domandare

al governo se è vera o falsa una determinata intenzione. Alla domanda, che solitamente viene fatta nel

cosiddetto “question time” il governo è chiamato a rispondere attraverso un comunicato o un ministro

competente, anche se potenzialmente, in caso a una non risposta, l’unica sanzione potrebbe essere la sfiducia

Interpellanza: Domanda di carattere generale rispetto all’intenzione del governo per un determinato

frangente/ problema/settore.

Mozione: Formalizzazione di prese di posizione, ci si dichiara contrari. Una mozione molto significativa è la

mozione di sfiducia. L’articolo 94 dice che il governo deve avere la fiducia delle due camere ,la quale può

essere revocata con una mozione di ciascuna delle due camere che sia motivata e votata per appello

nominale. Il voto quindi non è segreto, trattandosi di un atto molto grave, nel quale si vuole evitare che si

verifichi il fenomeno dei cosiddetti “franchi tiratori”. Oltretutto l’assunzione della responsabilità deve essere

specifica anche per permettere agli elettori di sapere come comportarsi rispetto ai parlamentari. Di per sé la

mozione deve essere firmata da almeno 1/10 dei membri della camera e prima di 3 giorni non può essere

discussa, perché deve passare il cosiddetto “periodo di riflessione”. Nel caso venga meno la fiducia si parla

di crisi parlamentare o parlamentarizzazione della crisi. Normalmente è il presidente del consiglio a

dimettersi quando capisce di non avere più la fiducia, si parla allora di crisi extraparlamentare. è compito del

presidente della Repubblica quello di gestire la crisi parlamentare e verificare che ci sia una maggioranza

disposta a sostenere il governo.

Risoluzione: Si invita il governo a fare qualcosa, normalmente la richiesta proviene dalla maggioranza. Per

esempio una maggioranza del parlamento può chiedere al governo di mettere a punto politiche di contrasto

alla disoccupazione.

La questione di fiducia:Oltre alle dimissioni o alla mozione di sfiducia, c’è un’altra possibilità che può

prevedere una crisi di governo. Un posto a parte lo merita la cosiddetta questione di fiducia, con cui è caduto

il primo governo Prodi. La questione di fiducia è un istituto molto controverso e previsto unicamente dai

regolamenti parlamentari. Può accadere infatti che il governo, specie su questioni molto controverse, ponga

la questione di fiducia su una legge. Su quella legge il parlamento non potrà apportare degli emendamenti,

essa potrà solo essere approvata o meno. In caso però che la legge non venga approvata il governo afferma di

dimettersi. Nel 1996 si aprì una crisi di governo perché la questione di fiducia sulla legge finanziaria, che

non venne approvata per un solo voto.

Per quanto riguarda le mansioni del governo dimissionario o sfiduciato, esso devo di buona norma limitarsi

alla ordinaria amministrazione e non effettuare manovre che richiedano un consenso pieno. Lo stesso tipo di

situazione riguarda poi un governo che è invece in attesa di fiducia.

Le giunte parlamentari:le commissioni permanenti riflettono tutto sommato i ministeri, mentre le giunte sono

chiamate ad appurare il rispetto delle norme di regolamenti parlamentari, delle elezioni e delle immunità

parlamentari. Le giunte non prendono parte all’attività legislativa e sono formate de componenti che possono

anche fare parte delle giunte, sono chiamate anche quando si deve dare l’autorizzazione a procedere.

L’ineleggibilità: 65-66. Il regime di ineleggibilità previsto dalla legge e anche dalla costituzione è mirato a

evitare che partecipino alle elezioni delle persone che potrebbero condizionare l’esito delle elezioni stesse. Ci

riferiamo a figure come quelle di militari, giudici, prefetti, sindaci. L’idea di base è che per loro sarebbe

possibile sfruttare la loro posizione di potere. Sarà necessario che si dimettano oppure verranno considerati

ineleggibili. Nel caso delle amministrative spetta ai giudici, si è affermata quantomeno questa prassi.

Sull’elezione del parlamento si pronuncia la giunta delle elezioni perché l’articolo 66 (verifica dei poteri)

dice che spetta a ciascuna camera verificare che sussista l’eleggibilità.

Nel 2006 si è verificato il fenomeno dei cosiddetti seggi fantasma: il parlamento ha funzionato per un’itera

legislatura senza una 20na di seggi, occupati da parlamentari che si era constatato fossero ineleggibili, ma

che non si era mai provveduto a sostituire.

L’incompatibilità:non preclude la possibilità di essere eletti ma in caso si venisse eletti si dovrebbe rinunciare

a una delle attività svolte, perché è ritenuto inopportuno o troppo impegnativo che vengano svolte entrambe.

Normalmente si dà un certo lasso di tempo, genericamente un mese, per permettere a chi eletto di decidere

l’attività da proseguire.

I regolamenti parlamentari: Sono una fonte molto particolare anche nel loro stesso nome, nel senso che sono

dei regolamenti, ma hanno valore di legge. Sono approvati a maggioranza assoluta, richiedono dunque una

procedura aggravata. Si prevede che le fonti della costituzione siano fonti primarie, mentre quelle previste

dalle leggi siano fonti secondarie. Il regolamento è quindi fonte primaria si pone quindi sullo stesso livello

delle leggi, si differenziano perché sono delle fonti riservatarie, se si tiene conto del criterio di competenza.

Oltretutto nei regolamenti si prevedono delle norme molto importanti e delicate. Gli unici abilitati a

applicarlo sono i presidenti della camera e del senato unita alla giunta per il regolamento, mentre i giudici

non possono applicarla. Se una legge viene fatta contro il regolamento parlamentare esiste un vizio

procedurale, ma non ci si può rivolgere alla corte costituzionale. Anche nel caso in cui una norma di un

regolamento sia in contrasto con la costituzione non è di nuovo possibile rivolgersi alla corte. La corte ha

infatti sempre tenuto in considerazione e il principio di parità e indipendenza degli organi e che ci sarebbe

un’ingerenza da parte di un potere, quello giudiziario, nei confronti di quello legislativo e che ci si servirebbe

della corte per dichiarare incostituzionali certe norme .

I SISTEMI ELETTORALI (PAG. 200-201-202)

Abbiamo già parlato dell’importanza del voto, come elemento imprescindibile affinché si possa parlare di

democrazia in primo luogo. duplice valenza dell’atto di voto, da intendersi come scelta dei propri

rappresentanti sul breve periodo e legittimazione dell’ordinamento costituzionale sul lungo periodo. Questa

rappresentanza è possibile per quanto riguarda comuni, regioni, parlamento e Europa, mentre non si vota più

per le provinciali. L’articolo 54 afferma che le cariche devono essere svolte con dignità e onore e l’idea più

primitiva di democrazia risiede proprio nella legittimazione che deriva dal popolo. Nell’inquadramento

democratico, possiamo avere a che fare con varie carature di democrazia; una prima distinzione è tra:

Democrazia diretta: si fa riferimento al mito dell’antica Grecia (riunioni nell’agorà di Atene) ,l’ordinamento

nasce nella comunità che decide di comune accordo la propria organizzazione. Vale per l’ordinamento

statale.

Democrazia rappresentativa: nel momento in cui sono stati creati degli ordinamenti più grandi è stato

indispensabile ricorrere alla democrazia rappresentativa, anche perché quella diretta era impensabile. Si è

scelto quindi di individuare attraverso il voto delle persone che possano rappresentarci, nel nostro

ordinamento per una durata prevista di 5 anni. Sebbene ad oggi ci sia prevalenza, se non totalità di forme

democratiche di questo tipo, ci sono ancora delle forme di democrazia diretta, tra cui il referendum, forma

nella quale i cittadini deliberano in via diretta. Altre forme sono l’iniziativa legislativa (iter legis) e la

petizione popolare.

Le nuove tecnologie e l’impatto sul voto: l’E-democracy

se si guarda al parlamento, gli eletti dovrebbero rappresentare la totalità del popolo. Ad oggi ci si domanda se

non sia possibile, a dispetto della grandezza dell’ordinamento o del territorio, sfruttare le nuove tecnologie

per ricorrere a una democrazia davvero diretta. Teniamo però presente che la costituzione dice che il voto

deve essere eguale, libero e segreto. Uguale significa che non sono ammesse forme per le quali qualcuno

abbia più di un voto. Sul concetto di libero, ad oggi si lamentano ancora delle forme di scambio di voti (un

cittadino fa la foto col cellulare e la mostra al politico, che in cambio gli promette qualcosa). Sicuramente il

voto deve essere segreto, se ne deve quantomeno garantire la segretezza. L’E-democracy rappresenterebbe

un problema su tutti i frangenti. Innanzitutto il voto a distanza non assicura sull’effettiva libertà della

condizione in cui il voto si svolge. Non sarebbe nemmeno possibile garantire l’autenticità e la referibilità del

voto. Sappiamo che si deve garantire l’identificabilità nella segretezza del voto. Si è anche pensato di

risolvere il problema con un voto informatico, ma in loco. Questo tuttavia non permetterebbe di ottenere il

vero vantaggio che comporterebbe l’uso dell’E-democracy. Questo sistema di voto in loco è usato negli USA

e ha anche provocato dei problemi quando Bush è stato eletto contro Gore e sono stati denunciati brogli

elettorali. Dopo questa vicenda si è scelto di utilizzare questo sistema solo a livello locale. In uno dei paesi

più avanzati in questo senso, l’Estonia, si è proposto che fosse possibile votare in via informatica e poi

recarsi in luogo pubblico e rivotare: il problema era che a quel punto si avrebbe dovuto comunque

comunicare quale fosse stato il voto dato precedentemente e nella migliore delle ipotesi veniva meno la

segretezza. In Svizzera c’è il voto per corrispondenza, che prevede l’utilizzo della doppia busta: su una delle

due vengono scritti i dati anagrafici e introdotti i dati biometrici, sull’altra il voto . Forse questo sistema verrà

applicato per gli italiani all’estero . La procedura in questo caso richiede che venga lasciata la firma

all’ambasciata.

I sistemi di voto non democratici Forme di acclamazione e di ostracismo sono ad oggi caratteristiche delle

organizzazioni di partito, perché è diritto dell’associazione espellere chi non è d’accordo. Il partito in

particolare è un’associazione non riconosciuta la cui attività si svolge su due piani: quella privatistico e

quello pubblico. L’articolo 18 è quello che regola le norme rispetto alle associazioni privatistiche e l’articolo

49 parla del metodo democratico che deve essere usato dai partiti non internamente, ma verso l’esterno.

Sappiamo che in Grecia avveniva il sorteggio, il rischio è che si elegga una persona poco motivata o

incapace.

SISTEMI ELETTORALI

Il sistema elettorale riguarda quell’aspetto formale dell’elemento democratico. Definiamo il sistema

elettorale come un meccanismo normativamente previsto che dice come trasformare le preferenze degli

elettori in voti e i voti in seggi. Le preferenze di voto debbono diventare volontà collettiva che si riporta poi

in parlamento con l’assegnazione dei seggi. Nel sistema elettorale dobbiamo tenere presenti due fasi: Sistema

di votazione e Sistema di assegnazione dei seggi.

Ci sono infatti sistemi che permettono l’espressione di una, due o più preferenze, rispetto a una lista o

rispetto a un candidato etc. i due elementi da analizzare sono le liste di candidati .

La lista

la situazione ideale sarebbe quella di avere un foglio bianco e un numero non limitato di preferenze. Un

esempio storico per capire questa importanza è quello del sistema degli insaccati che vigeva a Firenze e per

la quale era possibile votare solo per i candidati dalle più importanti famiglie fiorentine. Tendenzialmente il

sistema di votazione prevede delle liste di candidati, che nelle elezioni democratiche devono essere più di

una. A presentare le liste sono i partiti. In alcuni casi possono anche esserci delle candidature indipendenti,

come avviene negli USA. Ci possono essere quindi vari tipi di liste di candidati:

Liste molto lunghe (52 nomi nel Porcellum), le cosiddette liste lenzuola

Nei sistemi plurality inglesi le liste sono composte da una sola persona

Liste brevi

Voto in senso stretto

Chiaramente il potere elettorale cambia a seconda di come la lista viene presentata e come l’elettore possa

votare. Distinguiamo comunque ulteriormente:

• Liste aperte: il votante può indicare candidati su liste diverse.

• Liste chiuse: il candidato che vota per la lista A non può dare la preferenza a un candidato che non

sia di quel partito, avendo a disposizione altre preferenze.

• Voto disgiunto: praticabile alle regionali: si può dare il voto per un candidato a sindaco nei comuni

più grandi e poi un candidato al consiglio comunale che appartiene a un partito diverso da quello del

sindaco .

• Liste blindate: sono state dichiarate incostituzionali dalla corte (sentenza 1 del 2014). Erano le liste

utilizzate nel porcellum (legge Calderoli). Essa prevedeva che il candidato non potesse esprimere

una preferenza, ma solo un voto di lista, che era una lista lenzuola. L’elettore quindi aveva un potere

di voto molto ridotto e ciò che la corte ha rilevato era che era difficile per l’elettore individuare, in

una lista di 52 , il proprio rappresentante. Lo stesso principio vale per liste brevi.

Esiste anche la possibilità di numerare i propri candidati rispetto al grado di preferenza: questa modalità

viene utilizzata per esempio per l’elezione del sindaco di Londra si parla di voto preferenziale valutativo. In

Italia si può dare un voto di lista ed uno al candidato.

Sistema di assegnazione dei seggi

Deve anche essere prevista una modalità con la quale sia possibile trasformare i voti conteggiati in seggi.

• Maggioritario: c’è la volontà di far emergere un chiaro vincitore, potremmo definirlo sistema

meritocratico. Sistema tipico del plurality inglese che si accompagna solitamente a liste uninominali

e genera come conseguenza uno spiccato bipartitismo.

• Proporzionale: non passa solo il primo ma anche altri candidati e si cerca di rappresentare tutte le

istanze sociali. La proporzione in quanto a rappresentanza è di natura matematica e sotto certi aspetti

potrebbe anche essere ritenuta più equa.Lo stesso principio vale in ultima analisi per l’assegnazione

dei seggi in parlamento a una lista e , successivamente, al candidato della lista più votato dai voti di

preferenza.

Il porcellum

Il porcellum (legge Calderoli) è un sistema proporzionale al quale però erano state apportate delle modifiche

che puntavano a farlo diventare maggioritario. In particolare esse erano:

Soglie di sbarramento multiple: 8% per le coalizioni, 4% per le liste sciolte e c’erano delle soglie salva

minoranza per le quali se si riusciva a dimostrare che una lista rappresentava una minoranza linguistica la

soglia poteva essere abbassata al 2%. Queste soglie volevano avere un effetto filtro che impedisse alle forze

politiche insignificanti di accedere al sistema di assegnazione dei seggi. La corte non si è pronunciata rispetto

a questo aspetto.

In misura minore un effetto di selezione lo aveva la necessità di raccolta di almeno 100000 firme per potersi

presentare alle elezioni. Puntualmente però questa difficoltà si superava con dei decreti che esentavano da

questo compito i gruppi parlamentari, per cui spesso si è riscontrata una disparità di trattamento.

Premio di maggioranza: esso è stato ritenuto incostituzionale dalla corte, perché l’assegnazione ex lege di un

certo numero di seggi al vincitore comportava inevitabilmente che questi seggi venissero sottratti ad altri.

Volendo quindi riassumere le caratteristiche del porcellum (legge 270 del 2005) lo definiamo:

Blindato Liste lenzuola Soglie di sbarramento multiple Candidature multiple Formula di base

proporzionale

Premio di maggioranza: elemento maggioritario. Una volta calcolato quanti seggi che spettavano alle

coalizioni e al loro interno alle liste, bisognava verificare che la coalizione avesse vinto almeno 340 seggi (su

630 seggi della camera) , in caso contrario essi venivano assegnati ex lege, per garantire che essi avessero

effettiva maggioranza in parlamento. Per quanto riguarda il Senato, il premio veniva assegnato su base

regionale, cioè regione per regione si dava il premio.

Il consultellum

La legge 52 del 2015 entrerà in vigore nel 2017 e vale solo per la camera dei deputati e per il senato bisogna

vedere come andrà sulla riforma costituzionale in corso, che se andasse in porto determinerebbe un’elezione

indiretta . Gli aspetti tecnici sono ancora da chiarire con una legge. Se la riforma costituzionale non dovesse

passare si torna per il senato al cosiddetto Consultellum, ovvero quello che è rimasto dopo la sentenza della

corte. In particolare tra i profili più contestati c’era il premio di maggioranza, molto criticato in dottrina

perché apparentemente tradiva la volontà degli elettori. La seconda ragione è che se si vuole fissare un

premio (dimostrando che ci siano delle esigenze di governabilità) si devono stabilire delle soglie di voto. Se

una forza politica , poniamo, prende il 30% non possono esserle dati 340 seggi, quasi il 60% dei seggi! E’

questa discrepanza che è stata ritenuta inammissibile dalla corte. Il premio di maggioranza così configurato è

stato un unicum italiano. L’unione del premio alle liste lenzuola blindate ha comportato incostituzionalità. Ci

si è posti anche la domanda se il premio di maggioranza garantisca effettivamente la governabilità.

Andando nello specifico del consultellum, le correzioni al Porcellum fatte dalla corte comportavano:

Almeno un voto preferenziale a contrastare, eventualmente, liste lenzuola

Rimangono le candidature multiple, Soglie di sbarramento multiplo, Formula proporzionale

No premio di maggioranza

L’Italicum

La legge 52 del 2015, detta italicum, varrà per la camera a partire dal 2017. Nel sistema precedente c’erano

26 circoscrizioni in ciascuna delle quali veniva eletto un certo numero di candidati. Con l’Italicum i collegi

sono 126 e quindi per ogni collegio sono eletti meno candidati. Se ne desume che le liste siano molto più

brevi, accontentando la corte. Nelle varie liste c’erano alcuni candidati “blindati” mentre altri potevano

essere votati. Si può dare una o due preferenze, ma in caso di due si deve votare un uomo e una donna (il

cosiddetto voto di genere. Potremmo definirlo un sistema misto , perché le liste sono blindate ma brevi. Si

continuano a prevedere delle candidature multiple, rispetto alle quali la corte ha invitato a esercitare cautela :

solo i capilista blindati possono candidarsi in più circoscrizioni e al massimo in 10 collegi. Riassumendo:

Liste brevi,Liste blindate,Voto misto,Candidature multiple limitate, 3% come soglia di sbarramento,Formula

proporzionale applicata dopo l’assegnazione dei seggi, Premio di maggioranza

L’Italicum prevede solo le liste. In una prima fase si va a vedere se c’è una lista che da sola potrebbe

raggiungere il 40 % dei voti. Nel caso improbabile che ciò avvenga si assegnano i seggi, in caso contrario si

fa un doppio turno, ovvero si torna a votare dopo due settimane nel cosiddetto ballottaggio: partecipano solo

le due liste che hanno preso più voti. Chi tra i due partiti prenderà più voti si vedrà assegnato il premio di

maggioranza di 340 seggi. Teniamo presente che c’è stato uno scontro tra chi voleva presentare le coalizioni

e chi le liste. Chi evidenzia le differenze introdotte dall’Italicum evidenzia il fatto che un partito debba

prendere il 51% , ma molti affermano che al primo turno il partito che poi va a ballottaggio potrebbe

potenzialmente aver ottenuto il 20%!

IL GOVERNO deve essere ritenuto un organo complesso, in quanto si compone di organi monocratici (il

presidente del consiglio di ministri e i singoli ministri) e un organo collegiale, ovvero il consiglio dei ministri

stesso. una forma di governo parlamentare è il rapporto di fiducia che intercorre tra il parlamento e il

governo All’interno della forma parlamentare si possono fare delle ulteriori distinzioni , che dipendono dal

contesto, rispetto al quale variano anche le caratteristiche del rapporto tra parlamento e governo. La forma

parlamentare italiana è definita debole, o a debole razionalizzazione. Se la riforma costituzionale passasse il

rapporto di fiducia legherebbe solo più il governo e la camera, ma tutto sommato la situazione non

cambierebbe più di tanto.

Forma parlamentare inglese: forma Westminster

In Inghilterra si affermò la prassi secondo cui il capo di stato nomina il primo ministro sulla base delle

elezioni, quindi il primo ministro sarà anche il leader del partito che ha ottenuto più voti alle elezioni che

presumibilmente potrà anche contare su una maggioranza stabile. La regina si limita, per così dire, a

convocarlo e nominarlo . Il primo ministro il baricentro della vita politica se lui va a casa, va a casa anche il

governo, essendo lui un superiore rispetto agli altri ministri. Il fatto che il primo ministro sia dominus

assoluto del suo gabinetto non esclude che lui debba avere la fiducia del parlamento, ma la fiducia non viene

richiesta al momento della sua entrata in carica, ma si tratta di una fiducia presunta. In un certo qual modo

potremmo anche dire che gli elettori danno un voto sapendo che il partito che vanno a votare esprimerà, in

caso di vittoria, anche il premier. Il formato partitico è all’insegna del bipartitismo Il modello Westminster,

per concludere, è vigente in tutti i paesi che fanno parte del commonwealth, quindi compresa l’India.

Le stagioni di razionalizzazione del parlamentarismo

Una prima stagione di razionalizzazione si colloca immediatamente dopo la prima guerra mondiale, quando

si vengono a creare dei nuovi stati la cui costituzione si inspira palesemente a quella inglese. La

razionalizzazione era considerata un mezzo per far sì che traendo da un ordinamento modello, come quello

inglese, i suoi aspetti caratterizzanti, si sarebbe potuto trarre lo stesso beneficio anche negli stati europei. Una

seconda stagione si colloca dopo la seconda guerra mondiale e un’altra ancora dopo la caduta del muro di

Berlino.

La forma parlamentare italiana

In Italia, dopo la seconda guerra mondiale, si scelse di recuperare la struttura liberale baipassando il

ventennio fascista. La debole razionalizzazione si accompagna a un formato partitico all’insegna del

pluripartitismo (Destra, Sinistra, Centro e posizioni radicali) e della polarizzazione.

Atti con forza di legge del governo

Fanno parte di questa categoria i decreti legge e i decreti legislativi, i quali, avendo forza di leggi, vengono

considerati delle fonti primarie del diritto. L’esecutivo contribuisce a mettere mano a queste fonti secondo i

principi e le modalità espresse dalla costituzione.

Il decreto legge

Sono decreti di tipo emergenziale che sono ritenuti illegittimi tendenzialmente, nel senso che sono atti a cui

non è preceduta la delegazione delle comare, come avviene invece nel caso del decreto legislativo ( la

camera delega al governo il potere legislativo). Teniamo presente che la costituzione nega la possibilità di

fare dei decreti legge , ma nella prassi, in casi di eccezionale emergenza o necessità il governo potrebbe

vedersi costretto a emanare atti con forza di legge. In tal caso, però, il giorno stesso deve avvertire le camere

di questa “ invasione di campo” e le camere, anche se sciolte a causa di una crisi di governo, debbono essere

convocate entro 5 giorni. I decreti legge perdono di efficacia entro 60 giorni se non vengono riconosciuti

dalle camere. Ad esempio nel caso di un terremoto non si può rispettare l’iter legis per motivi evidenti, e il

governo deve procedere, perciò avviene l’emanazione da parte del presidente della Repubblica.

Le camere saranno comunque chiamate a dire la loro sul decreto legge e davanti a loro si aprono 3

possibilità:

• Convenire con quanto stabilito dal decreto legge e “ratificarlo” mediante una legge di conversione

che trasforma il decreto legge in legge ordinaria.

• Non convertire il decreto, che perde efficacia fin dall’inizio, con la conseguenza che è come se non

ci fosse mai stato.

• Non convertirlo ma votare una legge di sanatoria: il decreto perde efficacia ma si ritiene la sua

validità nel regolare i rapporti giuridici sorti sulla base di quel decreto. Per questo, ad esempio, non

è possibile richiedere il rimborso dei soldi spesi durante la validità di un decreto che aumentava il

prezzo della benzina!

La reiterazione dei decreti legge

Ci si è chiesto se sia da ritenersi legittima la reiterazione del decreto legge con continuità (di 60 giorni in 60

giorni), cosa che avveniva di fatto negli anni 80/90 soprattutto in materia di immigrazione. La sentenza 360

del 96 ha dichiarato incostituzionale la reiterazione, che di fatto andava a vanificare i concetti di urgenza e

necessità che dovrebbero caratterizzare il decreto legge. Ad oggi riscontriamo che comunque il 90% della

legislazione e’ fatta con decreti d’urgenza, e questo porta a ragionare se non ci sia forse la necessità di dotare

il governo di uno strumento ordinario assistendolo con le garanzie che necessariamente questa fonte

dovrebbe avere.

La sindacabilità da parte della corte costituzionale

Nel caso in cui il decreto fosse stato convertito in norma di legge, la corte avrebbe la possibilità di dichiarare

incostituzionale la legge di conversione stessa , perché vale un effetto di trasferimento del vizio, che era nel

decreto, nella norma stessa. Questo principio è stato chiarito dalla corte nella sentenza 29 del ’95. La corte

dichiarò incostituzionale la legge sanatoria. Nel caso in cui il decreto non fosse stato ne’ convertito ne’

sottoposto alla legge di sanatoria , coloro che hanno eventualmente subito i suoi effetti incostituzionali

possono rivolgersi a un giudice ordinario perché c’e imputabilita di responsabilità verso il governo.

Giuridicamente , l’abolizione della legge di sanatoria equivale alla mancata conversione senza legge di

sanatoria.

Decreti legislativi fonte fisiologica. E’ lo stesso parlamento ad autorizzare il governo ad agire con atti con

forza di legge. Si tratta di una procedura definita bifasica, in cui la prima fase consiste nella legge di delega ,

che deve avere i seguenti requisiti:

- Chiarimento dei principi e dei criteri direttivi. Bisogna che il parlamento dia al governo degli input

che indichi quali siano le scelte politiche di fondo. Tendenzialmente comunque le deleghe sono di

carattere molto ampio.

- Limitazione della durata della delega. Normalmente un anno, mentre per deleghe ultra biennali e’

richiesta una procedura aggravata, e comunque il limite fisiologico e’ quello della legislatura.

- Chiarimento dell’oggetto ben definito di delega, che non può essere “in bianco”.

La seconda fase prevedeva, entro un certo termine , il decreto delegato. La legge 400 dell’88 prevedette di

differenziare i DPR dai decreti legge e dai decreti legislativi perché sono tutti emanati dal presidente della

repubblica. La corte può sindacare sui vizi di merito sul versante procedurale.

Teniamo presente che gli atti con forza di legge sono delle fonti primarie, dunque hanno anche potere

abrogativo, naturalmente solo se approvato. Vedremo che la stessa efficacia ce l’ ha il referendum abrogativo.

Gli atti con forza di legge possono riguardare anche materie con riserva di legge? La riserva di legge e’ un

istituto tutto sommato garantista in base al quale la disciplina di certe materie e’ riservata solo alla legge, un

esempio è l’articolo 13 della costituzione. Ovviamente l’unica fonte che ha senso indichi riserve di legge e’

la costituzione. La ratio della riserva di legge e’ garantista, per la quale solo chi e’ eletto può decidere su

determinate cose. Nel tempo si è affermata però l’idea che il governo possa intervenire in materie con riserva

di legge, perché comunque il controllo da parte del parlamento non è assente, e comunque in materie delicate

come i codici ci sono stati decreti legislative.

Organi necessari

Essi sono i ministri, il consiglio dei ministri e il presidente del consiglio dei ministri.

Organi non necessari

Infatti all’articolo 6 della legge 400 dell’88 si parla del consiglio di Gabinetto, che può essere designato dal

presidente del consiglio, sentito lo stesso. Sappiamo che nel governo inglese il consiglio di gabinetto è un

organo stabile: a riunirsi non sono tutti i ministri ma solo quelli più importanti. Altri organi non necessari

sono i comitati dei ministri, istituiti con decreto dal consiglio dei ministri o dal presidente del consiglio , che

hanno compiti di studio e di preparazione in vista delle deliberazioni del consiglio dei ministri. Essi hanno

rilievo interno e hanno spesso carattere temporaneo ed istruttorio. Il problema costituzionale è infatti quello

che sono formati solo da alcuni ministri e che quindi non possano prendere delle decisioni che impegnano

l’intero consiglio. Quelle prese dai comitati dei ministri sono dunque delle decisioni preliminari rispetto a

un’approvazione del consiglio. Ci sono poi, sempre come organi eventuali, i comitati interministeriali,

stabiliti con legge dal parlamento, ed hanno specifiche competenze di indirizzo e di amministrazione

attiva. .Alcuni di essi hanno funzione istruttoria e consultiva, e comitati con specifiche funzioni di indirizzo

e di amministrazione attiva. C’è poi il vicepresidente del consiglio, che secondo l’articolo 8 è una carica che

il presidente può attribuire a uno o più ministri. Solitamente il vicepresidente è il ruolo che spetta al leader

del secondo partito di coalizione. Nel governo Renzi non c’è nessun vicepresidente. E sempre la legge

400/88 a prevedere che possano essere nominati dal presidente della Repubblica dei ministri senza

portafoglio a cui vengono attribuite specifiche funzioni dal presidente del consiglio, sentito il consiglio

stesso. L’assenza di un portafoglio dato dallo stato prevede che non ci sia nemmeno un bilancio. Un esempio

di un ministro senza portafoglio è il ministro dei rapporti con il parlamento(attualmente Maria Elena Boschi).

L’articolo 10 prevede anche la possibilità per i ministri di avvalersi di sottosegretari: nominati dal presidente

della repubblica su proposta del ministro del consiglio e sentito il consiglio stesso.

Infine, il commissario straordinario è una carica eventuale, di natura speciale e con competenza

settorialmente definita. Viene nominato dal presidente della Repubblica con decreto e su proposta del

presidente del consiglio, previa deliberazione del consiglio. Il decreto specifica anche la durata e le funzioni

dell’ufficio. La legge 400/88 prevede anche l’esistenza di una conferenza permanente per i rapporti tra lo

stato, le regioni e le province autonome. La conferenza è presieduta dal presidente del consiglio e composta

dai presidenti delle regioni e delle province autonome.Per quanto riguarda, l’organizzazione dei ministeri, il

decreto legislativo di riferimento è il 300 del ’99 , titolo 1, mentre entra nello specifico della presidenza del

consiglio il decreto legislativo 303 del ’99. La costituzione dice che i ministri sono nominati dal presidente

della repubblica su proposta del presidente del consiglio.

REGIONI ED ENTI LOCALI

Le autonomie territoriali, di cui ci parla l’articolo 114 della costituzione (dopo la riforma del titolo

V nel 2001), sono così gerarchizzate: comune (cellula territoriale più piccola dell’ordinamento

giuridico e più vicina al cittadino), le province (ricordiamo che la legge Delrio 56/2014 ha sancito

che le province non si debbano più chiamare così, ma città metropolitane), regioni e stato.

La legge Delrio sulle province

Le province non avrebbero potuto essere soppresse da una legge ordinaria, perché delle province

parla la Costituzione, e precisamente al titolo V; avverrà solo se verrà approvato il disegno di legge

(revisione costituzionale) Renzi-Boschi, che farà sì che ovunque si parla di province le norme

vengano abrogate. La legge Del Rio, e ancora prima il decreto salva Italia di Monti, di per sé si era

limitata a rendere gli organi di governo della provincia eleggibili con elezioni di secondo grado.

Inoltre le funzioni delle province si stanno trasferendo alle città metropolitane (effetto che si

produrrà anche con la revisione costituzionale), quindi nella pratica le province sopravvivono, ma

cambiano il loro nome. Il consiglio metropolitano viene eletto in secondo grado dai consiglieri

comunali e provinciali e dai sindaci, mentre le regioni scelgono da sé il proprio sistema elettorale,

attualmente tutte prevedono l’elezione diretta dei propri organi. In base alla legge elettorale i

senatori e le province non sono più eleggibili in modo diretto. Fondamentalmente ciò che noi

eleggiamo degli ordinamenti derivati eleggiamo i sindaci e i parlamentari

Le regioni: Ogni regione ha un proprio ordinamento, e le regioni sono anche detti enti territoriale.

Alle province, città metropolitane e ai comuni spetta invece la denominazione di enti locali.

Indipendentemente che si tratti di regioni, comuni o città metropolitane l’organizzazione ha una

forma di governo di questo tipo:

• Un capo dell’ente: a seconda dei casi il sindaco, il presidente della provincia, quello della

regione (Toti per noi)

• Organo politico direttivo: consiglio comunale, provinciale, regionale

• Organo esecutivo: giunta comunale /provinciale/regionale

Al momento noi eleggiamo il sindaco e il presidente della regione; il consiglio comunale e

regionale. Questo significa che la giunta (regionale, comunale) non è eletta e che quindi in linea

tendenziale non ha carattere rappresentativo, ma è formato da fiduciari dei capi.

L’articolo 122/123 della costituzione prevede che ogni regione possa scegliere una propria forma di

governo e il proprio sistema elettorale, e dunque in linea teorica potrebbero esserci 20 forme diverse

e altrettante diverse forme elettorale. L’articolo 122 (in precedenza articolo 5 della legge

costituzionale 1 del 99) prevede però che prima che la regione faccia la propria legge elettorale

dopo aver redatto il proprio statuto, che costituisce la fonte più importante delle leggi regionali,

perché ne stabilisce la forma di governo. Il legislatore, nel 99 e poi nel 2001, ha chiarito che sia

necessaria questa sequenza(nel caso della Basilicata il mancato rispetto aveva fatto sì che la

sentenza 45/2011 della Corte Costituzionale annullasse la legge elettorale, in quanto aveva

preceduto lo Statuto). Il legislatore costituente, sempre nel 99 e nel 2001, in attesa che tutte le

regioni si dotino di uno statuto (la Liguria attualmente non ce l’ha), ha stabilito un regime

transitorio, che in linea generale è stato abbastanza ripreso dalle regioni, che in questo senso

potremmo dire che hanno manifestato poca iniziativa. Questo fa sì che molte regioni in questo senso

si assomigliano, si diversificano solo la Calabria e la Toscana. Il regime transitorio è previsto

dall’articolo 122 della Costituzione. Si prevede che il presidente della giunta regionale , sia eletto a

suffragio universale diretto. Egli può nominare e revocare gli assessori della giunta, suoi fiduciari.

Anche il consiglio monocamerale è eletto a suffragio universale. Sussiste la regola del “simul

stabunt simul cadent”, ovvero se cade il consiglio cade la giunta e viceversa, tra loro c’è un rapporto

di fiducia. Notiamo che questo schema ricorda molto la forma di governo semi-presidenziale,

ulteriormente razionalizzata, perlomeno nel caso della Liguria, tanto è vero che di crisi non se ne è

mai parlato, benché Toti governi con una maggioranza di 16/15; il problema è che se Toti non trova

la maggioranza non si fa nulla. Fatto lo statuto, le regioni devono stabilire la loro legge elettorale

regionale, anche qui potremmo averne 20 diverse.Se la regione non ha una legge elettorale, si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione
SSD:
Docente: Trucco Lara
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaFil di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Trucco Lara.

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