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Diritto costituzionale

Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino

In prima analisi, in forza della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, di cui l'articolo 16, si stabilisce che: Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione.

Caratteristiche della Costituzione

La nostra Costituzione è descrittiva poiché delimita l'assetto concreto dei poteri. È prescrittiva da cui ne deriva il costituzionalismo: ovvero l'atteggiamento statale che ammette la garanzia dei diritti e divisione dei poteri. Si può anche fare un raffronto con lo Stato liberale in cui si ha un primato della legge a differenza dello Stato costituzionale in cui si ha il primato della Costituzione.

Struttura della Costituzione

La Costituzione è composta di 139 articoli suddivisa in:

  • Principi fondamentali (artt.1-12)
  • Parte prima - Diritti e doveri dei cittadini
  • Parte seconda - Ordinamento della Repubblica
  • Disposizioni finali e transitorie

Forme di Stato

Per forme di Stato s'intende il modo in cui si atteggia il rapporto fra i cittadini e il potere politico, ossia il rapporto tra governanti e governati, nonché i fini ultimi che si pone l'ordinamento. Di qui, ciascuna forma di stato è, insieme, un tipo astratto e un'esperienza storica. Nella forma di stato si esprime, infatti, l'insieme delle influenze e delle correlazioni fra contesto storico e modo in cui sono esercitate le funzioni del diritto.

Stato assoluto

È caratterizzato dalla legittimazione del Sovrano direttamente da Dio. Inoltre si ha un accentramento in capo al Sovrano di tutti i poteri pubblici. All'interno dello Stato assoluto vi è la nascita di un apparato burocratico rigido e gerarchizzato e di un esercito permanente. In ultima analisi si può constatare che si ha un rigida divisione in classi sociali e attribuzione di particolari garanzie, privilegi e immunità all'aristocrazia.

Stato liberale

Lo Stato liberale è il frutto della lotta della borghesia contro l'aristocrazia e l'alto clero (Rivoluzione americana del 1776, Rivoluzione francese 1789, rivoluzioni europee del 1848).

Caratteristiche

Lo Stato liberale non vede più la presenza di sudditi, bensì di cittadini, i quali godono di libertà innate, che non possono essere negate dallo Stato e che possono anzi essere rivendicate nei confronti dello stesso. È anche uno stato monoclasse in cui vige la legittimazione rappresentativa del potere statale. Lo Stato liberale si caratterizza come Stato di diritto in quanto fondato sulla supremazia non più del Sovrano, ma della legge (è la prima implicazione del principio rappresentativo, secondo cui è il Parlamento a fissare le regole riguardanti le libertà fondamentali). All'interno dello Stato Liberale si vede un'affermazione del principio di divisione dei poteri, cui corrisponde una tripartizione dell'apparato statale, così come l'affermazione del principio di uguaglianza formale dei cittadini davanti alla legge. Vi è anche una tutela delle c.d. libertà negative (libertà da): ovvero lo Stato garantisce in astratto libertà e uguaglianza, astenendosi dall'intervenire, senza, dunque, preoccuparsi delle condizioni necessarie a rendere effettivo il godimento dei diritti. Da qui la struttura della legge assume un assetto ben determinato dall'affermarsi dello Stato liberale. Infatti la legge è generale e astratta. È generale perché la norma si applica a tutti, alla generalità dei cittadini (es.art.575 c.p., Omicidio: chiunque cagiona la morte di un uomo è punito. Altro non è che il principio di generalità della norma e quindi traduzione tecnica del principio di eguaglianza.

Crisi dello Stato liberale

La crisi dello Stato liberale si sviluppa a partire dagli inizi del Novecento, quando mutano le condizioni storiche alla base del funzionamento dello Stato liberale. Infatti si verifica un'estensione del suffragio (maschile), dove emergono nuove istanze in cui i bisogni non sono più omogenei. Inoltre la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica comporta la nascita dei partiti di massa e dei sindacati. Nel Parlamento cominciano ad esprimersi tensioni e contrapposizioni. Così, una crisi dei concetti di generalità della legge e di eguaglianza solo formale. Da questa situazione ne deriva una forte crisi dello Stato liberale e al tempo stesso una germinazione delle dittature.

Stati totalitari

In seguito alla crisi dei principi posti alla base del funzionamento dello Stato liberale, in alcuni Paesi, prendono potere regimi che negano il pluralismo politico e comprimono i diritti fondamentali. Rispetto al modello dello Stato liberale si verifica uno svuotamento degli istituti democratici, anche se per lo più attraverso modalità istituzionali.

Stato sociale

È un modello di Stato che comincia ad affacciarsi dopo la crisi economica mondiale del 1929 e che si afferma in diversi Paesi nel secondo dopoguerra.

Caratteristiche

Accanto all'uguaglianza formale, vi è un'affermazione del principio di uguaglianza sostanziale, infatti lo Stato è chiamato a promuovere condizioni effettive di uguaglianza. Lo Stato interviene più incisivamente nell'economia, in particolare nei campi dell'assistenza, dell'istruzione e della salute, divenendo uno Stato interventista, che si attribuisce in regime di monopolio l'erogazione di determinati servizi. Tuttavia ci sono problematiche circa i c.d. costo dei diritti sociali e rischio di creare diseguaglianza e privilegi ingiustificati a causa di un'eccessiva tutela.

Analisi delle forme di Stato

Le forme di Stato, oltre ad essere studiate attraverso l'esame dei vari tipi di rapporti storicamente instauratisi fra governanti e governati, possono essere analizzate anche in una diversa prospettiva, ossia a seconda del modo in cui gli apparati di governo si collocano e si distribuiscono nel territorio nazionale.

Stati unitari

Le caratteristiche si possono esplicare dicendo che vige un principio di unità e indivisibilità dello Stato e del potere attribuito allo Stato centrale.

Stati federali

Le caratteristiche si possono esplicare dicendo che vige una ripartizione della sovranità tra Stato centrale e Stati federati. Vi è una ripartizione della potestà legislativa, giudiziaria ed esecutiva fra Stato centrale e Stati federati. Così come una Camera del Parlamento rappresenta gli Stati membri. Inoltre viene attribuito alla Corte costituzionale il compito di risolvere i conflitti tra Stato centrale e Stati federati. Gli Stati membri partecipano alla revisione costituzionale, direttamente o indirettamente. Gli Stati membri hanno una propria costituzione.

Stato regionale

Le caratteristiche si possono esplicare dicendo che la sovranità appartiene solo allo Stato centrale. C'è una ripartizione delle funzioni legislativa ed amministrativa tra Stato centrale e Regioni. Le Regioni sono dotate di propri statuti. Inoltre manca una Camera rappresentativa delle Regioni e il ruolo delle Regioni nella revisione costituzionale è limitato o manca del tutto.

Forme di Governo

Per forma di governo s'intende il modo in cui il potere di indirizzo politico è distribuito tra gli organi principali di uno Stato-apparato e i rapporti che intercorrono tra essi. Si può dire che c'è stata una evoluzione storica delle forme di governo. In prima battuta si è avuto una monarchia costituzionale e poi un governo parlamentare.

Monarchia costituzionale

La monarchia costituzionale si afferma nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale attraverso l'affermazione del Parlamento come limite al potere assoluto del Re. Tuttavia il Re è investito dei suoi poteri indipendentemente dal Parlamento, sceglie i ministri e sovraintende all'azione di Governo. Il Parlamento è eletto dal corpo elettorale e cerca di limitare l'azione dell'esecutivo attraverso regole fissate con legge.

Governo parlamentare

Il governo parlamentare si afferma con la graduale autonomia acquisita dal Governo, attraverso la ricerca del consenso del Parlamento, che conduce all'affermazione della forma di governo parlamentare. In questo governo sussiste un rapporto di fiducia fra Parlamento e Governo. Mentre il Re o il Capo dello Stato ha funzioni limitate.

Tipi di governo parlamentare

  • Repubblica parlamentare (es. ordinamento italiano) in cui il Governo deve sempre avere la fiducia del Parlamento. Il Capo dello Stato, eletto dal Parlamento, è estraneo al circuito politico e svolge funzioni di garanzia.
  • Monarchia parlamentare (es. ordinamento inglese) in cui a differenza di ciò che accade nella Repubblica parlamentare, i poteri del Presidente della Repubblica sono esercitati dal Re.

Forme diverse da quella parlamentare

Forma di governo presidenziale

Nella forma di governo presidenziale (es. ordinamento statunitense) il Capo dello Stato è eletto dall'intero corpo elettorale. Il Capo dello Stato non può essere sfiduciato da un voto parlamentare. La sua carica ha una durata prestabilita. Vi è anche una marcata separazione tra potere legislativo ed esecutivo, cioè tra Parlamento e Presidente. Infine il Capo dello Stato presiede e dirige l'esercizio della funzione esecutiva, tramite l'azione dei Segretari di stato.

Forma di governo semipresidenziale

Nella forma di governo semipresidenziale (es. ordinamento francese) il Capo dello Stato è eletto direttamente dal corpo elettorale e dura in carica per un periodo prestabilito. Il Capo dello Stato è indipendente dal Parlamento e governa attraverso un Governo da lui nominato, tuttavia il governo deve avere la fiducia del parlamento.

Forma di governo direttoriale

Nella forma di governo direttoriale (es. ordinamento svizzero) il Parlamento, eletto dall'intero corpo elettorale, elegge un Direttorio, formato da un numero limitato di membri. Il Direttorio, che non è revocabile dal Parlamento, svolge contemporaneamente le funzioni di Governo e di Capo dello Stato. Il ruolo di Capo dello Stato dunque è svolto a turni dai membri del direttorio.

Le fonti del diritto

Per fonti del diritto si intendono tutti gli atti e i fatti abilitati dall'ordinamento a porre in essere, modificare o eliminare norme giuridiche. Studiando le fonti del diritto ci si occupa di come un ordinamento organizza le modalità di produzione delle regole giuridiche. L'ordinamento stabilisce come si produce il diritto attraverso le c.d. fonti sulla produzione che indicano il soggetto, la procedura e l'atto attraverso cui è possibile introdurre regole giuridiche (es. gli artt.70,71,72,73 Cost. sono fonti sulla produzione, perché demandano alle Camere, secondo un apposito iter, l'approvazione di leggi).

Le fonti sulla produzione differiscono dalle fonti di produzione, che sono invece quelle abilitate ad introdurre direttamente le regole giuridiche, proprio perché richiamate da una fonte sulla produzione. Le fonti sulla produzione sono gerarchicamente sovraordinate alle fonti di produzione, che nelle prime trovano fondamento e motivo d'essere. Le fonti sulla produzione vanno ricercate anzitutto al vertice dell'ordinamento, ovvero nella Costituzione. La Costituzione legittima le fonti di livello primario (legge, decreto-legge etc.); d'altra parte queste ultime possono legittimare le fonti di livello secondario (es. i regolamenti governativi trovano la propria disciplina nella legge n.400 del 1998).

In questo momento però ci si deve chiedere quale sia il fondamento della Costituzione. Secondo autorevole dottrina, tale fondamento coinciderebbe con l'art.1 del decreto luogotenenziale n.151/1944: "dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato". A sua volta il fondamento di tale articolo coincide con l'accordo delle forze politiche di dar vita ad un nuovo ordine democratico.

Tipologie di fonti di produzione del diritto

  • Fonti-atto: S'intendono le manifestazioni di volontà assunte da determinati organi secondo determinate procedure, e contenenti norme giuridiche (es. la legge, il regolamento parlamentare).
  • Fonti-fatto: S'intendono eventi naturali o sociali cui l'ordinamento riconosce la capacità di produrre norme giuridiche (es. la consuetudine).

Fonti di cognizione

S'intendono quegli atti che non producono diritto, ma che permettono di conoscere l'esistenza e il contenuto delle fonti di diritto. La fonte di cognizione ufficiale è la Gazzetta Ufficiale—> da qui ne deriva che la pubblicazione sulle raccolte ufficiali, prevista per tutti gli atti normativi, fa decorrere la c.d. vacatio legis, al termine della quale la norma, che si presume a tutti nota, entra in vigore e diventa obbligatoria.

Caratteristiche delle norme giuridiche

Le norme giuridiche sono generali e astratte. Queste caratteristiche sono strettamente connesse al principio di uguaglianza e di libertà, ma non sempre rinvenibili. Infatti negli Stati liberali e sociali, l'uguaglianza formale e sostanziale consente l'adozione di provvedimenti differenziati in favore di categorie svantaggiate: le c.d. azioni positive. Il fenomeno delle leggi-provvedimento hanno per destinatari soggetti specifici o regolano particolari eventi, ma sono sottoposte a stringente scrutinio di ragionevolezza insieme al limite della funzione giurisdizionale: la legge non può incidere su controversie definite in giudizio.

Azioni positive

Per azioni positive s'intendono l'espressione dell'eguaglianza sostanziale, rappresentano cioè un'eccezione al principio di generalità e - laddove limitate nel tempo - anche a quello di astrattezza.

Leggi provvedimento

Per leggi provvedimento s'intendono leggi adottate per far fronte a situazioni eccezionali, rappresentano cioè un'eccezione al principio di astrattezza. Queste leggi sono incostituzionali laddove siano fonte di privilegi.

L'interpretazione del diritto

Disposizione e norma

Disposizione: per disposizione s'intende il testo linguistico con il quale il legislatore si esprime. Norma giuridica: per norma giuridica s'intende il significato della disposizione, ossia la regola giuridica che da essa si ricava attraverso il procedimento interpretativo.

Nel nostro ordinamento l'attività di interpretazione è regolata dal diritto (nelle disposizioni preliminari al Codice Civile) allo scopo di sottrarre i parametri del ragionamento giuridico all'arbitrio dell'interprete, segnando così una netta divisione dei poteri. Dunque l'ordinamento ai sensi dell'art.12 delle c.d. preleggi asserisce che: Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla interpretazione del legislatore. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato.

Criteri di interpretazione

Ne segue che i criteri di interpretazione ricavabili dall'art.12 sono:

  • Interpretazione letterale: consiste nell'indagare il significato letterale.
  • Interpretazione sistematica (tra cui, interpretazione conforme a Costituzione): consiste nell'operazione di ricostruzione del significato della norma nel contesto più ampio di altre norme e dei principi che regolano la materia.
  • Interpretazione storica: che consiste nell'intenzione del legislatore che ha approvato la legge.
  • Interpretazione evolutiva: che consiste nella ratio legis, ossia valorizzare lo scopo perseguito dalla legge.
  • Interpretazione analogica (analogia legis): essa viene applicata solo se sussistono determinati presupposti.
  • Ricorso ai principi generali dell'ordinamento (analogia iuris).

Antinomie

Le antinomie si hanno quando si verifica una contraddizione tra regole giuridiche contenute in disposizioni diverse. Antinomia apparente: è risolvibile attraverso l'interpretazione. Antinomia reale: risolvibile attraverso criteri che incidono sulla validità ed efficacia di una delle due disposizioni.

Il criterio gerarchico

Gerarchia delle fonti del diritto italiano

  • Fonti superprimarie: Costituzione, leggi costituzionali e leggi di revisione costituzionale.
  • Fonti primarie: leggi statali, leggi regionali, atti aventi forza di legge (decreti-legge e decreti legislativi) referendum abrogativo, regolamenti parlamentari.
  • Fonti secondarie: regolamenti governativi, regionali, referendum regionali, statuti e regolamenti degli enti locali.
  • Usi e consuetudini.

Il rapporto tra Costituzione, leggi costituzionali e leggi di revisioni costituzionale e fonti primarie è disciplinato dal principio di costituzionalità. La fonte primaria in contrasto con la fonte superprimaria è costituzionalmente illegittima e viene annullata dalla corte costituzionale nel caso in cui è portata al suo giudizio. La nostra è anche una Costituzione rigida. Non può essere modificata dalla legge. Si può modificare solo con il procedimento aggravato previsto dall'art.138 Cost e con limiti di cui all'art.139 Cost. Inoltre la Corte Costituzionale è deputata al controllo della legittimità costituzionale delle leggi, che trova conforto nel concetto in forza del quale in Costituzione si scrivono principi e valori che si vogliono mettere al riparo dalle insidie delle mutevoli maggioranze parlamentari. Pertanto la Corte Costituzionale deputata al controllo di costituzionalità annulla una disposizione normativa se ritiene che sia affetta da: Vizio di incompetenza;

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

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