Caratteri differenziali delle norme giuridiche
- Astrattezza, nella misura in cui il comando si rivolge a classi indeterminate di individui;
- Generalità, è la conseguenza dell’astrattezza, nell’imporre un comportamento non rivolto a una persona specifica ma riconnette una determinata conseguenza a una determinata situazione di fatto;
- Esteriorità, non si preoccupa dei buoni sentimenti degli individui (es. io non pago il panino al bar, non importano le motivazioni, perché ero di fretta e c'era fila alla cassa), in realtà se pensiamo al concetto di colpa e dolo, qui si dà importanza alla soggettività, ma in realtà se non in situazioni specifiche ciò che è importante è ciò che facciamo;
- Novità (non è essenziale), la norma dice qualcosa di nuovo rispetto alle altre norme, dice qualcosa in più rispetto a ciò che già c’era;
- Imperatività, non è formulata in termini ottativi (se vuoi fallo), ma in termini deontici (non va confusa con qualcosa di strettamente vicino ma non identico, ovvero il carattere coattivo della norma), il diritto si occupa del “piano del dover essere”, il comportamento che comanda la norma è appunto comandato, non suggerito, poi che ci siano o meno degli strumenti per passare al piano dell’essere da quello del dover essere è una cosa in più che non sempre è presente (tendenzialmente è così, ma non sempre, come ad esempio nel diritto costituzionale, dove non vi è una conseguenza immediata in caso di violazione).
Ordinamento giuridico
Un insieme di norme strutturato, che creano un sistema, individuando regole di condotta e i soggetti che devono seguirle e che possono cambiare le norme, quel sistema normativo si chiama ordinamento giuridico, che può essere classificato a seconda di:
- Natura del vincolo associativo, (es. a noi non interessa l’ordinamento Spagnolo), le norme ci toccano se facciamo parte del vincolo associativo che è alla base di tale ordinamento, tale vincolo può essere:
- Volontario, partecipare ad una associazione
- Necessario, es. del vincolo della cittadinanza italiana che abbiamo in base al fatto che siamo nati da genitore italiano, questo vincolo è più forte;
- Rapporto con il territorio, che fanno in modo che gli ordinamenti possano dividersi in:
- Con rapporti con il territorio, l’Italia ha giurisdizione su un certo pezzo del territorio, alcuni ordinamenti giuridici sono territoriali: ordinamento giuridico che ha giurisdizione su un territorio, ovvero può regolare ciò che accade nel territorio sotto sua giurisdizione, non importa chi compie l’atto (es. omicidio fatto da americano in Lombardia, è giurisdizione italiana)
- Senza rapporto con il territorio.
- Fini perseguiti:
- Generali, per esempio quelle della Repubblica Italiana, le finalità possono variare nel tempo, è per questo che abbiamo la democrazia, che decide la finalità dell’ordinamento stesso, questi ordinamenti sono detti politici;
- Particolari, es. l’associazione degli studiosi di diritto non si occuperà della produzione di caffè, hanno una finalità specifica, io entrerò in tale associazione perché voglio perseguire quel determinato fine, che non può cambiare.
- Rapporti con altri ordinamenti:
- Carattere originario, ovvero l’ordinamento è auto deferenziale, ovvero il suo funzionare non dipende da niente che sia fuori da esso, es. la Repubblica Italiana è nata senza guardare a ciò che sta fuori, lei stessa si è costruita
- Carattere derivativo, es, di un'associazione, di un comune, è etero riferito, deve rendere conto alla Repubblica Italiana.
Stato
Lo è un ordinamento giuridico:
- Vincolo associativo necessario
- Carattere territoriale
- Ha fini generali
- È auto deferito, ovvero è un ordinamento sovrano
La pace di Westfalia (1648) è considerata il momento in cui gli Stati diventano ordinamenti sovrani, auto deferenziali, destituendo l’imperatore da ogni tipo di potere di coordinamento, non esiste più un individuo al di sopra dello Stato.
Prima dell'avvento dello Stato
Vi era il regime patrimoniale, che si basava su due capisaldi:
- La forte ed evidente assenza di distinzione tra potere di carattere privatistico e pubblicistico,
- Esisteva una sorta di stratificazione di soggetti che avevano funzioni pubblicistiche e privatistiche diverse, tenuti insieme da rapporti personali di fiducia, mutuo sostegno e protezione, una costruzione di carattere piramidale con alla fine l’impero (vassalli, valvassini ecc.).
Lo Stato
“Stato” è il nome dato ad una particolare forma storica di organizzazione del potere politico, che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio e si avvale di un apparato amministrativo (Machiavelli, Il Principe - 1513). Lo Stato moderno nasce e si afferma in Europa tra il XV e il XVII secolo e si differenzia dalle precedenti organizzazioni del potere politico, per una concentrazione del potere di comando legittimo nell’ambito di un determinato territorio in capo ad un’unica autorità e la presenza di un'organizzazione amministrativa in cui opera una burocrazia professionale. Il termine “Stato” non ha alcuna attinenza con il termine latino status, riferito a una condizione soggettiva dei cittadini. Il termine, inteso nell’accezione machiavelliana, designa una struttura di natura politica diversa rispetto ai termini di epoca romana.
Nascita dello Stato moderno
La spinta alla concentrazione del potere politico nello Stato è nata come reazione alla dispersione di potere del sistema feudale, che si era consolidato tra il tardo XII secolo e il XIII. Questo si basava sul rapporto vassallo/signore, un rapporto di carattere personale e privato, per cui il signore concedeva al vassallo un feudo, e il potere di comando sugli individui che ad esso erano collegati, inclusa l’amministrazione della giustizia minuta e la gestione delle imposizioni tributarie (c.d. regime patrimoniale - commistione tra diritti di natura proprietaria e potestà di imperio), in cambio di obblighi finanziari e militari. Il rapporto feudale aveva carattere personale, e pertanto i suoi contenuti, e le modalità di esercizio del dominio, potevano variare da caso a caso, creando incertezze sui poteri del signore: addirittura uno stesso individuo poteva essere vassallo di più signori. Caratteristica di tale sistema era anche l’assenza di politicità del potere pubblico, che aveva unicamente finalità di difesa da minacce esterne. Inoltre, la società medievale era caratterizzata da un policentrismo dell’organizzazione politica ed economica: esistevano comunità minori che raccoglievano gli individui sulla base delle loro relazioni familiari, economiche (corporazioni), religiose e politiche, ciascuna delle quali godeva di particolari privilegi. Non esisteva un diritto unico per tutti, ma una molteplicità di sistemi giuridici a seconda della comunità di appartenenza: data la complessità di tale sistema, era difficile stabilire i limiti delle competenze di ciascun soggetto di potere.
Le guerre civili e religiose che caratterizzarono l’Europa tra il XVI e il XVII secolo, i saccheggi e la miseria che ne conseguirono, suscitarono nei popoli un bisogno di ordine sociale e sicurezza, che determinò un processo di concentrazione del potere politico e della forza legittima. Tradizionalmente si indica la Pace di Westfalia (1648), che pose fine alla Guerra dei Trent’anni, come evento che segnò la nascita dello Stato moderno: con i trattati di pace fu garantita la possibilità ai singoli stati tedeschi di stringere rapporti indipendentemente dal consenso imperiale.
Sovranità
Lo Stato moderno si caratterizza per il concetto giuridico di sovranità, che si articola in due aspetti:
- Sovranità interna: supremo potere di comando in un determinato territorio, senza subire interferenze o condizionamenti interni.
- Sovranità esterna: indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro Stato, dal momento che non riconosce altre autorità al di sopra di sé.
Esistono varie teorie in merito a chi eserciti effettivamente il potere sovrano all’interno dello Stato:
- Stato persona giuridica, lo Stato come ossia come vero e proprio soggetto di diritto, titolare della sovranità. Tale tesi serviva a dare una legittimazione di carattere oggettivo allo Stato in quanto ente astratto, slegato dalle persone fisiche che lo governano;
- Sovranità della Nazione, teoria creata dal costituzionalismo francese dopo la Rivoluzione del 1789. Si tratta di un’entità collettiva, a cui si appartiene perché accomunati da valori, ideali, legami di sangue e tradizioni, che metteva fine all’antica divisione in ordini e ceti sociali;
- Sovranità popolare, concetto elaborato da Jean-Jaques Rousseau, per cui la sovranità coincideva con la volonté générale del popolo, che doveva esercitarla direttamente, senza ricorrere alla delega di potere decisionale ai suoi rappresentanti.
Il territorio
Il territorio è l’area geografica su cui il potere di imperio dello Stato si esplica, delineata dal diritto internazionale:
- Terraferma, (porzione di territorio delimitata da confini, stabiliti in trattati internazionali, che possono essere naturali o artificiali),
- Mare territoriale, fascia di mare costiero sottoposta alla sovranità dello Stato. Tradizionalmente, si estendeva sino al punto massimo in cui lo Stato poteva materialmente esercitare la sua forza (tre miglia era la gittata massima dei cannoni). La convenzione internazionale di Montego Bay (Giamaica) del 1982 ha fissato a 12 miglia il limite del mare territoriale;
- Piattaforma continentale, spazio atmosferico sovrastante, navi e aeromobili battenti bandiera dello Stato quando si trovano in spazi non soggetti alla sovranità di alcuno Stato, parte del fondo marino di profondità costante che circonda le terre emerse prima di sprofondare negli abissi marini. Gli Stati possono riservare a sé l’utilizzazione esclusiva delle risorse naturali estraibili dalla piattaforma (es. installando piattaforme petrolifere), purché sia assicurata la libertà delle acque.
- Zone delle rappresentanze diplomatiche all’estero.
Cittadinanza
Il popolo è l’insieme dei soggetti legati allo Stato da un particolare status, la cittadinanza. È un concetto diverso da quello di popolazione (insieme delle persone stanziate in un certo territorio, anche un immigrato clandestino ne fa parte), Nazione (concetto astratto di comunanza di ideali e tradizioni), corpo elettorale. Il concetto di cittadinanza nasce da quello di sudditanza, che tuttavia implica solamente un rapporto di subordinazione del suddito nei confronti dello Stato: il cittadino è invece un soggetto attivo nello Stato. La cittadinanza è uno status cui la Costituzione riconnette una serie di diritti e doveri: ad esempio, è condizione per l’esercizio dei diritti connessi alla titolarità della sovranità da parte del popolo (tra cui i diritti politici come l’elettorato attivo e passivo). I modi in cui la cittadinanza può essere acquistata e perduta sono disciplinati dalla legge 91/1992: la cittadinanza italiana si acquista:
- Nascita:
- Per ius sanguinis (figlio anche adottivo di padre o madre cittadini, in qualunque luogo) o per ius solis (nati in Italia da genitori ignoti o apolidi, o in generale da soggetti la cui legge non attribuisce la cittadinanza in base allo ius sanguinis);
- Lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto senza interruzioni fino alla maggiore età, diviene cittadino se entro un anno dal compimento dei 18 anni, dichiara di voler acquistare la cittadinanza;
- Su istanza dell’interessato, dietro il pagamento di 200 euro, rivolta al sindaco del Comune di residenza o all’autorità consolare da parte:
- Del coniuge, apolide, straniero o di un cittadino o cittadina italiana dopo 3 anni dal matrimonio o che abbia risieduto per 2 anni in Italia (i tempi sono dimezzati in presenza di figli);
- Dallo straniero che abbia raggiunto la maggiore età, adottato da cittadino italiano e residente in Italia da almeno 5 anni successivi all’adozione;
- Dallo straniero che ha prestato servizio alle dipendenze dello Stato per almeno 5 anni;
- Dal cittadino di uno degli stati membri dell’UE, dopo almeno 4 anni di residenza nel territorio della Repubblica;
- Dall’apolide dopo 5 anni di residenza;
- Dallo straniero dopo 10 anni di residenza regolare in Italia.
Perdita della cittadinanza
La perdita della cittadinanza può avvenire per:
- Rinunzia da parte del cittadino che possieda o acquisti una cittadinanza straniera, qualora risieda o abbia deciso di stabilire la propria residenza all’estero.
- Automaticamente il cittadino che svolgendo funzioni alle dipendenze di uno Stato estero, intenda conservare tale posizione nonostante l’intimazione del Governo italiano a cessare tale rapporto di dipendenza.
La cittadinanza dell'UE
Il Trattato sull’UE di Maastricht del 1992 ha introdotto l’istituto della cittadinanza dell’UE, che completa la cittadinanza nazionale e non la sostituisce: presupposto è la cittadinanza di uno Stato membro. Il cittadino dell’UE può agire in giudizio davanti a organi di giustizia dell’UE e nei confronti dello Stato di cui possiede la cittadinanza per far valere i diritti che gli spettano in forza di questa:
- Circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dell’UE;
- Tutela di autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato qualora lo Stato di nazionalità non sia rappresentato nello Stato terzo;
- Diritto di petizione al Parlamento europeo;
- Diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede.
Forma di Stato e forma di governo
Forma di Stato
La forma di Stato riguarda il rapporto che intercorre tra le autorità dotate di potestà di imperio e la società civile, nonché l’insieme dei valori a cui lo Stato ispira la sua azione (verticale).
Forma di governo
La forma di governo riguarda i modi in cui il potere è distribuito tra gli organi principali di uno Stato-apparato e l’insieme dei rapporti orizzontali che intercorrono tra essi (orizzontale). Le forme di governo sono classificabili in base a:
- Rappresentatività del Capo dello Stato (monarchie vs repubbliche). Il Sovrano è tale indipendentemente dalla volontà dei sudditi, ma per volontà divina (nel corso dell’Ottocento il concetto si ampliò sino ad includere anche la Nazione - Sovrano “per grazia di Dio e per volontà della Nazione”), mentre in una Repubblica, chi governa è legittimato dalla volontà dei cittadini (oggi anche le monarchie si rifanno a principi di legittimazione popolari);
- Evoluzione storica del potere politico (c.d. classificazione diacronica);
- Articolazione (c.d. classificazione sincronica).
Classificazioni diacroniche: lo Stato assoluto
La forma di Stato e la forma di governo. È sia la prima forma di Stato moderno che nacque in Europa tra il ‘400 e il ‘500 e si affermò nei due secoli successivi, solo in quei paesi, come la Francia di Luigi XIV, ove il Sovrano riuscì a limitare il peso delle corporazioni e della nobiltà feudale, privando i parlamenti medievali dei loro pur minimi poteri (in Francia gli Stati generali non furono convocati per quasi tutto il ‘600). Il potere sovrano era attribuito interamente alla Corona, concretamente e storicamente impersonata dal Re (La Corona era un organo dello Stato, dotato di impersonalità e continuità, mentre il Re era la persona fisica che assommava in sé tutte le potestà di imperio). Il Re era titolare sia della funzione legislativa, che di quella esecutiva, mentre il potere giudiziario era esercitato da Corti e Tribunali formati da giudici nominati dal Re e da esso revocabili. La volontà del Re era la fonte primaria del diritto: il suo potere non incontrava limiti in quanto si riteneva avesse origine divina.
Crisi dello stato assoluto
Nel corso del ‘700 lo Stato assoluto inizia ad evolversi per via della:
- Nuovi compiti per lo Stato, tra cui la necessità di curare gli interessi della popolazione (c.d. Stato di polizia), per evitare ondate rivoluzionarie; il sentimento della Nazione, intesa come comunanza di tradizioni, inizia a diffondersi in certi strati della popolazione (es. PRUSSIA e AUSTRIA con il loro assolutismo illuminato);
- Nascita di agglomerati urbani molto estesi (c.d. urbanizzazione) che causano problemi di salute pubblica (es. necessità di una rete fognaria). Nelle città l’incontro e il dibattito interpersonale è più facile, e pertanto gli individui iniziano a discutere di politica e a maturare delle proprie idee in merito: primi frammenti di soggettività politica, che possono causare tumulti, e di conseguenza lo Stato si pone il problema di mantenere il proprio potere;
- Si diffonde l’idea che il potere del Sovrano non consista solamente nella forza d’armi che esso possiede, ma anche nella propria potenza economica in concomitanza con lo sviluppo del sistema economico, pertanto i sovrani iniziano ad intervenire nell’economia;
- Sviluppo dell’amministrazione e della burocrazia, per gestire l’aumentata complessità delle funzioni statali, richiedendo un apparato più articolato e strutturato.
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