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La rinuncia è molto interessante per la vita indù, ma è religiosamente lo stadio di vita più complesso.

Il matrimonio (vivaha). Il matrimonio indù è un sacramento e non contrattuale, è un matrimonio monogamico ed

indissolubile. è un'unione eterna. In alcune comunità o caste indù esistevano forme poligamiche così come

esistevano dei divorzi consuetudinarie, in alcune parti dell'India ancora praticate.

Un aspetto molto noto della concezione del matrimonio indù è relativo all'età matrimoniale: viene proposta come

età matrimoniale molto bassa: donna dovrebbe sposarsi appena raggiunta l'età matrimoniale (intorno ai 12 anni)

ed anzi sia un dovere (dharma) del padre di dare in sposa la figlia in età puberale ed eventualmente anche

anticiparla. Il matrimonio dei bambini (motivo di preoccupazione per lo stato ed organismi internazionali come

l'UNICEF) è regolato dharmicamente. I matrimoni dei bambini sono molto praticati nel nord - ovest, mentre nel

Kerala (sud) sono praticamente sconosciuti, ma entrambe le comunità vivono in base al dharma!

Alla morte del marito, la donna dharmica dovrebbe dimorarsi sulla pira funebre (sacrificio rituale).

Le comunità hanno espresso un diritto a base dharmica. Il diritto indù si è trasformato, è molto antico ed è

ancora vigente in India in materia di famiglia e successioni.

Dritto indù.

Dal 1500 a.c. al 1100 d.c periodo di formazione dei indù.

All'inizio del periodo coloniale si è avuta una grossa presenza di sovrani musulmani, che non riconoscevano

l'autorità del dharma. Non si hanno grosse trasformazioni, se non nei centri cittadini per quanto riguarda il diritto

penale, che viene islamizzato.

Fine 1700: politica del diritto coloniale. Nel 1772 viene adottato il sistema delle materie elencate, si decise di

applicare nelle corti coloniali il diritto indù agli indù ed il diritto musulmano ai musulmani, ma solo in materia di

matrimonio, successioni, caste ed altre materie religiose. La società indù è stata irrigidita dall'applicazione di

regole molto antiche.

Intervento dei Pandit (esperti di sanscrito) nelle Corti, che agivano come consulenti del giudice.

Per il diritto indù, già nel periodo coloniale, e soprattutto oggi, è importante la distinzione tra diritto ufficiale

(applicato o prodotto dallo Stato, ma quello davvero importante è l'operato delle Corti) e diritto non ufficiale

(diritto che non viene riconosciuto dallo Stato, non è prodotto nè applicato dallo Stato, ma da parte di alcune

comunità viene osservato come proprio diritto).

Indù epoca contemporanea.

Si ha una forma di statalizzazione del diritto indù.

Indu marriage act: diritto che si applica agli indù = legge dello Stato che si applica solo ad una parte della

società. Oltre agli indù si applica anche ad altre comunità, per finalità di semplificazione: si applica anche ai

buddhisti, ai sick ed ai jainisti.

Diritto statale e diritti tradizionali indù.

Il diritto dell'India è un diritto laico, ma comunque l'80% della popolazione è indù.

Indu marriage act: si applica solo ad alcune persone (indu, buddhisti, jainisti e sikh). Il diritto indù è un diritto

residuale.

Articolo 3: consuetudini ed usi=regole osservate in maniera continua ed uniforme per lungo tempo abbiano

ottenuto rilevanza tra gli indù in ogni area locale, gruppo o famiglia, sul presupposto che la regola sia certa e non

irragionevole e non sia contraria ai principi generali dell'ordinamento. Un giudice di oggi può applicare il diritto

indù se conformi alla Costituzione, quindi non potrà mai applicare le caste (c'è il principio di uguaglianza!!).

Il giudice potrà giudicare assumendo come fonte il precedente giudicato secondo la regola dello stare decisis.

Special marriage act: regola il matrimonio tra persone appartenenti a religioni diverse. è obbligatorio per

matrimonio interreligiosi, ma è facoltativo anche per tutti gli altri. In realtà tendono tutti a sposarsi in base all'indu

marriage act.

Secondo alcuni, il diritto indù dovrebbe essere superato come diritto applicato a famiglia e successioni. Art 44

Cost prevede l'adozione di un codice civile uniforme. Per tale si intende in materia di famiglia e successioni,

perchè le altre materie sono già uniformi.

Dopo la costituente, si riteneva che avere tanti sistemi diversi fosse contrario al principio di laicizzazione, e fosse

un retaggio della colonizzazione. Ci furono molte opposizioni, soprattutto ad opera dei musulmani. Ancora oggi

questo codice civile uniforme ancora oggi. Secondo alcuni è un sistema di gestione del grande pluralismo

indiano che funziona meglio di tanti sistemi unitari.

L'interpretazione dei diritti religiosi secondo le garanzie costituzionali, secondo alcuni è una forma di evoluzione

del diritto religioso.

Articolo 29: gestione dei matrimoni tra indù prima dell'entrata in vigore dell'indù marriage act non può essere

considerato in vigore dopo l'entrata in vigore dell'atto. Gotra: classificazione interna alla stessa casta, una specie

di ascendenza mitica a qualche comune antenato, che può anche non essere strettamente di sangue. Ancora

oggi l'appartenenza di casta decide il matrimonio, e per il diritto statale è difficile intervenire e modificare questa

situazione.

La dote esiste nel matrimonio tradizionale indù e va dalla famiglia di lei a quella di lui. In relazione ad essa si

verificano fenomeni di violenza domestica (dar fuoco alla sposa). Il matrimonio è percepito come una

transazione tra 2 famiglie (matrimonio combinato, matrimonio forzato). Viene vissuto come un fenomeno

individuale, ma come contratto tra due famiglie. In questa transazione, che è molto complessa, ci sono molti

fattori che interagiscono, per cui una dote alta può compensare una casta bassa. La dote può comportare un

indebitamento. Se la famiglia della sposa non riesce a pagare? Il diritto statale non riconosce la dote. C'è una

legislazione per cui la donna può essere istigata al suicidio, ci sono "incidenti domestici" che in realtà sono

omicidi. La dote è comunque un tema importante per il diritto indù.

Requisiti per la validità del matrimonio.

Articolo 5: nessuna delle parti deve avere un coniuge vivente al momento del matrimonio (no alla bigamia!! La

bigamia è anche un reato). La bigamia comporta la nullità del secondo matrimonio. Età: 21 anni per lui, 18 per

lei.

Il matrimonio tra bambini è annullabili. Al compimento dei 18 anni, si hanno 2 anni di tempo per chiedere

l'annullamento. Diritto buddhista.

In India è molto poco diffuso. è una religione a grande diffusione mondiale.

Può essere visto un po' specularmente rispetto ai concetti induisti. Nel buddhismo c'è il dharma.

L'elaborazione del dharma buddhista è divera, non ci sono le caste. Il buddhismo ha la relazione dharma -

karma uguale a quella induista. Il karma può essere conosciuto attraverso l'intuizione e non verso la rivelazione.

Buddha ha avuto un'intuizione del dharma e poi l'ha trasmessa ai suoi discepoli.

325 a.C.: Impero buddhista che ha modificato profondamente il buddhismo, che ha dato una concezione

buddhista della legalità.

Il dharma buddhista è essenzialmente una forma di perfezionamento strumentale. Più ci si comporta

dharmicamente più ci si perfeziona spiritualmente, e più ci si perfeziona più ci si comporta spontaneamente. Le

figure di riferimento nel buddhismo sono due: arahant (buddhismo indiano) e budhisatva (non raggiunge il

cosiddetto nirvana, ma si ferma perchè deve aiutare gli altri, buddhismo cinese).

C'è un diritto della comunità monastica buddhista, che vivono secondo un ordinamento,che è una sorta di diritto

monastico. è un diritto antico ma ancora molto seguito.

Il buddhismo ha interagito con culture diverse e consuetudini preesistenti. Ha penetrato storicamente alcuni

ordinamenti (Tibet, Sri Lanka, Birmania). Anche ordinamenti statali contemporanei hanno un sostrato di

tradizione buddhista che può ordinamenti statali in modi diversi.

Diritto della Chiesa cattolica.

Slide sul sito. Libri in biblioteca Ruffini e si possono fare le fotocopie!!

Il diritto canonica è il diritto della Chiesa cattolica, separata dalle Chiese cristiane ortodosse (scisma del 1054) e

dalle Chiese cristiane riformate, o protestanti, od evangeliche, od anglicana (a partire dalla riforma protestante di

Lutero nel XVI secolo).

La maggior parte del diritto canonico si trova compendiata di due codici: il codex iuris canonici del 1983 (per la

Chiesa cattolica di rito latino) ed il codex canonum ecclesiarum orientalium (codice delle Chiese orientali, al cui

capo c'è sempre il Papa, ma le cui tradizioni si sono sviluppate oriente) del 1990 (per le 21 Chiese cattoliche

divise in 5 riti orientali).

Si tratta di Chiesa che non sono in piena comunione con Roma, ma sono Chiese ortodosse. Alcune sono

ritornate, dopo lo scisma del 1054, in comunione con la chiesa latina, altre sono rimaste in comunione con le

chiese ortodosse.

A differenza del codice latino (codice monolitico, omogeneo) per le Chiese orientali si parla al plurale, perchè si è

voluto rispettare nel codice le diversità di queste chiese. Per le Chiese orientali c'è un codice dei canoni

ecclesiastici.

Divino ed umano nella Chiesa.

Il diritto è uno strumento di cui si avvale la Chiesa per perseguire i suoi fini di salvezza.

L'ordine giuridico della Chiesa è comprensibile nel piano di redenzione divina, iniziato con la creazione e

completato con la morte e resurrezione di Gesù. Piano voluto da Dio per il bene degli uomini affidato alla

Chiesa. 2 elementi: iniziativa divina e collaborazione dell'uomo.

Se non c'è la collaborazione dell'uomo, quest'intento non si realizza. L'uomo non è l'iniziatore di questo progetto

di salvezza, che è di origine divina. Il processo di salvezza, che perdura per tutto il corso della storia umana e

continuerà anche dopo, avviene secondo una dinamica che valorizza la libertà e la capacità dell'uomo di

comprendere la chiamata divina, secondo le proprie capacità e poi di farsi attivo collaboratore. Questa

collaborazione avviene nelle forme e con le modalità conformi all'uomo ed alla sua condizione storica. Sarà una

collaborazione imperfetta, perchè imperfetto è l'uomo stesso. Eppure Dio si affida all'imperfezione dell'uomo per

la realizzazione del suo progetto.

L'uomo è protagonista e collaboratore di questo progetto: il progetto di salvezza avviene secondo una dinamica

che coinvolge e valorizza la libertà e la capacità razionali dell'uomo di compenetrare il messaggio nell'esistenza

e di realizzarlo attraverso parametri e fasi confacenti alla natura dell'uomo ed alla sua condizione storica.

Natura della Chiesa.

La Chiesa è stata istituita da Cristo sulla terra, nella comunità dei discepoli, come strumento di mediazione tra

Dio e gli uomini, per portare a compimento il disegno universale di salvezza di Dio. Si veda il mandato di Cristo

agli Apostoli sotto la guida di Pietro, contenuto nei passi evangelici.

Duplice natura della Chiesa, naturale e soprannaturale: la struttura esterna all'assetto temporale serve all'ordine

spirituale a guia di strumento vivo e dinamico, diretto a tradurre il piano di salvezza in forme gradualmente più

compiute ed adeguate.

La Chiesa è divina perchè ha ricevuto un mandato da Cristo, che è figlio di Dio. Nel contempo è composta da

uomini. In essa si uniscono il naturale (la natura umana) ed il soprannaturale (la missione di salvezza che parte

da Dio ed ha come obiettivo la salvezza soprannaturale, come meta trascendente, la piena unione tra uomini e

Dio). è qui il mistero della Chiesa: unione tra 2 elementi che possono sembrare in contrapposizione, ma che

nella Chiesa si uniscono.

I due elementi non sono sullo stesso piano: il naturale è lo strumento atto a realizzare la missione

soprannaturale, quindi è sottordinato.

Costituzione dogmatica Lumen Gentium: Concilio vaticano II si è celebrato tra il 1962 ed il 1965, evento che ha

impresso una svolta radicale nel modo in cui la Chiesa comprende sè stessa, il suo rapporto con le altre

religioni, il rapporto con l'autorità temporali (Stati) ed anche il modo in cui riflette sulla sua struttura interna.

Numero 8: esprime molto bene la duplice natura della Chiesa (www.vatican.va).

Il ruolo del diritto.

Il diritto rientra nella dimensione temporale della Chiesa.

Il diritto è una struttura fondamentale dell'esistenza umana è quindi uno strumento indispensabile per regolare la

vita e l'organizzazione della Chiesa come organismo sociale. In una duplice prospettiva:

* Espressione di regole in termini di dover essere: l'uomo non è perfetto, quindi è soggetto a cadute e non

sempre si comporta in modo guisto, ed è libero di scegliere: questa libertà è imperfetta, condizionata, e

ha bisogno del diritto per essere indirizzata verso il modo corretto di comportarsi.

* La categoria della giuridicità trova fondamento nella natura relazionale della persona, per la necessità di

contemperare le esigenze vitali di una pluralità di individui in un insieme armonico che tuteli gli interessi

di ciascuno e della comunità nel suo insieme. L'uomo deve vivere le sue libertà in relazione alle libertà

degli altri. Il diritto è importante, anzi è essenziale.

Contestazioni alla legittima esistenza del diritto nella Chiesa.

Da diverse parti si è rilevato una possibile incongruenza sulla possibile presenza della Chiesa.

Una prima serie di contestazioni derivano dalla dottrina secolare (dottrina dei giuristi dello Stato), quindi è una

critica esterna. Queste tesi contestano la natura di vero diritto del diritto della Chiesa.

Diritto ecclesiastico, nell'ambito del diritto canonico, ha un'accezione più ristretta, perchè si intende il diritto

prodotto dalle autorità umane.

Negazione del carattere giuridico del diritto canonico secondo le categorie giuridiche del diritto degli ordinamenti

statali. Diverse motivazioni:

* Stato unica fonte del diritto. Si nega l'esistenza di altri ordinamenti giuridici oltre a quello dello Stato.

* Mancanza della forza coattiva necessaria ad imporre l'obbligatorietà delle norme. La Chiesa è

un'organizzazione confessionale, con il venir meno del suo potere temporale è venuta meno la sua

capacità di costringere l'aderenza alle sue regole con forme di coazione fisica. Ciò non è elemento

essenziale di un ordinamento giuridico, perchè può essere vincolante ed imperativo anche

indipendentemente dall'uso della forza fisica. è necessario che le sue norme siano dotate di forza

imperativa nei confronti dei consociati. La Chiesa ha un proprio sistema sanzionatorio, con sanzioni che

operano sulla sfera spirituale e non in quella temporale. La scomunica è una sanzione canonica che

consiste nella privazione della possibilità di accedere ai sacramenti ed altri mezzi di grazia nell'ambito

della Chiesa; è la sanzione più grave, per le condotte più pregiudizievole; viene detta sanzione

medicinale, in quanto sofferenza inflitta a chi si è macchiato di gravi colpe per indurlo al pentimento, e

nel momento in cui la persona si redime la scomunica cessa. L'omicidio (reato comune all'ordinamento

italiano) può essere punito con la scomunica, ed anche l'attentato e l'offesa al Romano Pontefice. I

divorziati non sono scomunicati, perchè non hanno commesso nulla di così grave. I divorziati risposati si

trovano in una situazione di contraddizione con la concezione del matrimonio della Chiesa, che è

indissolubile. è questa situazione di irregolrità che rende la persona non ben disposta a ricevere certi

sacramenti o rivestire determinati incarichi pubblici all'interno della Chiesa. Ci sono due modi per

scomunicare: a seguito di un processo; e scomuniche che si hanno per il fatto stesso di aver tenuto un

certo comportamento (omicidio ed aborto).

* Norme regolano il rapporto uomo - Dio e mancano della dimensione intersoggettiva strutturale al diritto.

Questo argomento in realtà non comprende la vera natura del diritto canonico, perchè il diritto canonico

riguarda le relazioni intersoggettive. Il foro della coscienza sarà oggetto di altre discipline.

Sono tesi un po' datato. Santi Romano ha sottolineato la pluralità di ordinamenti giuridici in uno Stato, tutte del

pari capaci di imporsi ai propri consociati.

L'inizio del processo è ad azione pubblica. Appena si ha notizia di un reato, il Vescovo, fatte le sue valutazioni di

opportunità del processo, dà mandato ad un promotore di giustizia.

Il suicidio rientra nella previsione dell'omicidio (omicidio di sè stesso).

Incomprensibilità del diritto canonico con la natura spirituale della Chiesa.

Tesi sostenuta da diversi filoni spiritualistici, ripresa dalla dottrina protestante di Lutero e sostenuta nel XIX

secolo da Sohm. La vera chiesa è la chiesa spirituale, la chiesa terrena è un aspetto in più ed è di competenza

dell'autorità temporale (Stato).

Replica:

* Presupposti concettuali non conformi a dottrina cattolica: visione della Chiesa che separa la Chiesa

nascosta o spirituale, che riguarda la sfera interiore dell'uomo in rapporto con Dio, e la Chiesa visibile in

cui vige il diritto come strumento umano di competenza dello Stato; visione del diritto di stampo

privatistico. La Chiesa ha una nozione diversa del diritto, che non è solo prodotto dall'autorità temporale,

ma il diritto è una regola giusta.

* Prova storica: progressivo sviluppo di un ordinamento giuridico nell'organizzazione delle comunità

cristiane. Fin dalle origini, c'è stato uno sforzo di darsi regole di proprie, visto come essenziale per poter

vivere autenticamente la propria fede. Da questo primo nucleo di norme, progressivamente estese, si è

arrivati ad un ordinamento completo di oggi.

Indebolimento del carattere giuridico del diritto canonico.

Scienza teologica con metodo giuridico o diritto dotato di giuridicità solo in senso analogico.

* Rapporto necessario tra diritto canonico e teologia: oggetto delle norme canoniche sono beni e valori

che sono materia di studio della teologia.

* Distinzione del metodo di trattazione tra scienza giuridica e scienza teologica: l'una ha funzione

speculativa (diretta a comprendere il mistero della Chiesa, che deriva dal piano provvidenziale di Dio),

l'altra funzione pratica: deduce dai contenuti teologiche le regole pratiche volte a darne attuazione nei

rapporti sociali. è la teologia che ci dice chi è il fedele, ma come si deve comportare il fedele è regolato

dal diritto, secondo il suo metodo.

* Paradigma della giuridicità canonica è uguale al diritto degli ordinamenti secolari: è un comando di

doverosità (esprime un dover essere), formulato in forme razionali, che interpella la responsabilità

personale.

Specificità del diritto canonico.

Nozione realistica di diritto, quale principio intrinseco di ordine in vista della meta suprema. Il diritto è la res iusta

(regola giusta), che corrisponde al principio intrinseco di ordine. Principio intristico di ordine che si fonda

sull'economia di salvezza di Dio: a Deo e ad Deum (deriva da Dio e va verso Dio, si fonda sul volere di Dio ed

ha la funzione trascendente di portare gli uomini verso Dio):

* Piano della Creazione: ideale di perfezione e di armonia impresso da Dio e creato e nella natura

dell'uomo. Regole che traducono in termini di doverosità questo ordine intrinseco della creazione.

* Piano della Redenzione: elevazione dell'uomo all'ordine soprannaturale come frutto della missione

iniziata nella storia della morte e resurrezione di Cristo.

Ruolo strumentale del diritto: traduzione in regole giuridiche della giustizia divina per condurre gli uomini alla

meta suprema della salvezza delle anime. Regole di giustizia che sono insite nel piano della creazione e nel

piano della redenzione.

Fonti del diritto canonico.

* Fonti di diritto divino. Sono il nucleo fondamentale dell'ordinamento canonico. è equiparabile ad un

ordinamento costituzionale che è alla base di un diritto statale. Questo diritto non è scritto, ma sono le

vere ed uniche fonti del diritto canonico.

* Diritto divino naturale: principi insiti nella natura della persona creata ad immagine di Dio e dalla

stessa conoscibili attraverso l'uso della ragione. La regola di diritto divino naturale proviene dalla

stessa natura dell'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Immanente alla natura della

persona, scoperto dalla capacità dell'uomo di ragionare su sè stesso. L'uomo sa comprendere i

principi insiti nella propria natura. "Non uccidere" è una regola di diritto divino naturale. Sono

comprensibili da tutti gli uomini. Anche la morale può essere compresa e capita da tutti gli

uomini, ma non va confusa con l'ambito del diritto, anche se i due ambiti hanno qualcosa in

comune. Meta - positivi: vigenti a prescindere da un esplicito riconoscimento positivo. Anche se

l'uomo non li ha ancora scoperti, sono comunque principi esistenti e vigenti. Nel momento in cui

vengono scoperti, si tratta di un atto dichiarativo, non costitutivo di questi principi. Immutabili:

anche se suscettibili di progressivo disvelamento. Non possono cambiare per il solo trascorrere

del tempo e dei cambiamenti culturali. Si tratta solo di un disvelamento di tali principi che in

precedenza l'uomo non aveva compreso. Ad esempio, il principio di libertà religiosa. In passato

non era riconosciuto. Tutti coloro che non si adattavano alcredo ufficiale venivano perseguitati.

Con questo non vuol dire che il principio di libertà religiosa è stato scoperto nel XVII secolo, ma

è intrinseco nella natura umana. Validi: per tutti gli uomini, universali; condivisi con gli

ordinamenti giuridici secolari (base antropologica naturale). Esempi: diritti umani, matrimonio.

Sono quindi principi che possono essere condivisi anche con altri ordinamenti, sia statali che

religiosi, perchè appunto sono diritti universali.

* Diritto divino positivo: principi insiti nella parola di Dio rivelata in vari interventi storici e

conoscibili sulla base dei testi sacri (Antico ed in particolare Nuovo Testamento) e della

Tradizione apostolica. Si rivolge più ai credenti in Cristo che a tutti gli uomini. Si chiama positivo

perchè è un diritto rivelato da Dio. La Tradizione apostolica è una fonte di natura

consuetudinaria, di consuetudini delle prime comunità cristiane che si sono consolidate sulla

base degli insegnamenti degli Apostoli (primi discepoli di Gesù, testimoni del suo insegnamento,

con il mandato di diffonderlo al mondo). Sono regole che traducono l'insegnamento di Cristo.

Non tutto il suo insegnamento si trova nei Vangeli, ma si crede che gli Apostoli abbiano diffuso

delle regole ulteriori. A differenza del diritto divino naturale, quello positivo è stato rivelato da Dio

stesso.

Rapporto tra diritto divino naturale e positivo.

* Il diritto divino positivo può precisare precetti di diritto divino naturale (ad esempio il principio di

indissolubilità del matrimonio, Mt 19,6). Può il diritto divino positivo può essere un'esplicitazione

del diritto divino naturale.

* Il diritto divino positivo può affermare principi che vanno oltre il diritto divino naturale (ad

esempio le norme di organizzazione della Chiesa). Non esplicita norme di diritto divino naturale,

ma sono norme che vanno oltre. La Chiesa è lo strumento da Cristo per portare avanti nella

Terra il suo proposito di salvezza. Le norme che lo riguardano sono solo di diritto positivo. La

struttura della Chiesa è indisponibile, perchè affonda le sue radici nel diritto divino positivo.

* A seconda del contenuto, il diritto divino positivo può avere valore per tutti gli uomini, per i soli

cristiani, per i soli cattolici. Le norme di diritto divino naturale valgono per tutti gli uomini, invece

le norme che riguardano la struttura della Chiesa riguardano i credenti.

Caratteri comuni del diritto divino, naturale e positivo.

* Competenza dell'autorità suprema nel dichiararlo ed interpretarlo. le autorità della Chiesa hanno

l'autorità di dichiarare il diritto divino. è un'attività di dichiarazione. Interventi dichiarativi ed

interpretativi.

* Immutabile ed indisponibile, ma dinamico: continuo approfondimento e migliore conoscenza dei

principi di diritto divino, mai pienamente acquisiti; tensione dialettica costante tra modello divino

e formalizzazione umana. Vengono esplicitati sempre meglio, perchè la conoscenza del diritto

divino migliora. C'è la necessità di una continua forma di approfondimento del diritto divino

naturale e della parola di Dio rivelata. è una questione di formulazione sempre più chiara di

principi che esistono ab eternum.

* Validità intrinseca indipendentemente da una formalizzazione in norme giuridiche positive,

proprio perchè sono di origine divina. Il problema è di conoscerle.

* Diverse tesi: canonizzazione con effetti costitutivi sulla vigenza del diritto divino (Del Giudice);

esplicitazione dei principi di diritto divino con effetti solo dichiarativi. Del Giudice riteneva che le

norme di diritto divino avessero bisogno di una canonizzazione, cioè di una ricezione, da parte

dell'autorità gerarchica della Chiesa. Vi era la necessità di giustificare l'ordinamento della Chiesa

come ordinamento indipendente dallo Stato. Dire che il diritto canonico veniva da una fonte

esterna significava far perdere al diritto canonico la sua originarietà. Qui è prevalente una

visione positiva del diritto. è una visione che non è più ritenente corrispondente alla natura della

Chiesa, oggi i canonisti hanno evoluto la loro concezione del diritto della Chiesa. Si ritiene che il

diritto divino non abbia bisogno di una ricezione da parte dell'autorità suprema. Un'eventuale

dichiarazione di riconoscimento di una norma di diritto divino è solo una dichiarazione umana.

Il matrimonio: indissolubilità è una norma di diritto divino (totale appartenenza dei coniugi). Nel 16°

secolo, forma di celebrazione dei coniugi, per cui il matrimonio si fonda solo sulla volontà dei coniugi.

Questo poneva dei problemi di certezza del matrimonio. Per evitare il problema di incertezza delle

unioni, nel Consiglio di Trento si è introdotta l'obbligatorietà di una forma canonica obbligatoria, per cui il

matrimonio va celebrato di fronte al Vescovo od il parroco e due testimoni. Questa disposizione integra il

diritto divino.

Fonti di diritto umano.

Norme prodotte dalle autorità ecclesiastiche umane titolare, in forza di un potere trasmesso da Cristo

agli Apostoli e da essi fino all'attuale Pontefice ed agli attuali Vescovi, di potestà normativa, nelle norme

previste dall'ordinamento. Le autorità hanno anche potere normativo. Le norme giuridiche di diritto

umano hanno una funzione ausiliaria delle norme di diritto divino.

Caratteri:

* norme con funzione integrativa ed ausiliaria delle disposizioni provenienti dal diritto divino.

Integrano le norme di diritto divino, le rendono attuabili nell'ambito dei diversi contesti geografici

e culturali in cui vivono le varie comunità umane. Il diritto umano ha quindi caratteristiche

diverse dal diritto divino, perchè sono mutevoli.

* Subordinate al diritto divino. Tutte le norme di diritto umano, sia quelle emanate dal Pontefice

sia quelle dei Vescovi devono corrispondere al diritto divino (che corrispondono sostanzialmente

alle norme costituzionali). Se non si rispetta questa gerarchia, le norme di diritto umano non

sono valide, e quindi sono disapplicabili.

* Contingenti e mutevoli. Hanno la funzione di adattare le norme di diritto divino alle diverse

esigenze che si propongono nel corso della storia.

* Vincolanti solo per i fedeli cattolici, in quanto provenienti dall'autorità umana della Chiesa

cattolica.

Celibato dei sacerdoti: riconosciuto tardi, si ritiene che sia una norma di diritto divino che prima non era

stata riconosciuta.

Principali fonti di produzione del diritto umano o di dichiarazione del diritto divino: leggi e consuetudini.

Può essere che una norma sia contemporaneamente dichiarativa di diritto divino e produttiva di diritto

umano. Per distinguere i due tipi di norme bisogna guardare cosa dice la norma. Solitamente, sono le

stesse norme a dire se sono dichiarative o produttive. Se sono dichiarative, hanno un valore giuridico

superiore rispetto alle norme produttive di diritto umano.

Leggi e consuetudini sono pariordinate nella gerarchia delle fonti. è una particolarità rispetto

all'ordinamento secolare.

* Legge: (cann. 7-22 CIC). Disposizione della ragione (ordinatio rationis) diretta al bene comune e

promulgata da chi ha la responsabilità della collettività. Requisito oggettivo: rationabilitas, ossia

la conformità ai valori che informano l'ordine intrinseco della realtà, scoperti alla luce dell'uso

corretto di un procedimento razionale. Requisito soggettivo: provenienza dall'autorità dotata di

potere legislativo (universale o particolare).

* Consuetudine. (cann. 23-28 CIC). Norme di produzione di diritto umano oppure consuetudini

che esplicitano norme di diritto divino, ma non corrispondono alla Tradizione Apostolica. Usi e

costumi osservati in una comunità come atti dovuti. Acquistano forza di legge le consuetudini

protratte per un periodo di 30 anni e che siano state approvate dal legislatore. Le consuetudini

possono essere secundum legem, praeter legem e contra legem, purchè non siano contrarie al

diritto divino e siano rationabiles. Una legge formulare in modo generale ed astratto può essere

non adatta a tutte le situazioni e le comunità. Può essere quindi necessaria una norma ad hoc.

Le consuetudini sono il diritto proprio di una comunità, che ha esigenze diverse dalla Chiesa

nella sua interezza. Devono corrispondere al diritto divino e devono essere ragionevoli. Devono

essere disposizioni conformi alla capacità dell'uomo di comprendere il piano provvidenziale di

Dio e di seguirlo (che è la salvezza delle anime).

L'elasticità del diritto.

Costante apertura verso l'Alto del diritto canonico: lo sforzo di continua traduzione nella giustizia umana

del piano di salvezza divino imprime al diritto una peculiare elasticità.

Perfezionamento del principio di giustizia con il precetto evangelico della carità ed amore (precetto

fondamentale della missione della salvezza della Chiesa, Gv 15, 12, Amatevi come io vi ho amato): dare

a ciascuno il suo (principio di giustizia) è il primo gradino, il minimum, la carità è la perfezione ad

imitazione tendenziale della misericordia di Dio: dare a ciascuno secondo le sue esigenze, oltre i limiti

del dovuto, con sollecitudine verso le debolezze e le imperfezioni, per condurre tutti alla comunione con

Dio.

La carità va oltre il primo gradino della giustizia, dice di dare alle persone tutto quello che hanno

bisogno, anche oltre a ciò che avrebbero diritto in nome della giustizia, ma che sono necessarie al fine

della salvezza. Se per la salvezza si deve dare contro la norma codificata, allora bisogna forgiare una

norma adeguata alle esigenze di quella persona.

Questo si trova tradotto in diversi istituti, di flessibilizzazione del diritto canonico.

Istituti di flessibilizzazione del diritto.

Adeguamento della norma giuridica alle circostanze specifiche del caso concreto.

Equità: applicazione più ampia rispetto a quella d altri ordinamenti.

* criterio di interpretazione della norma, temperamento del rigor iuris secondo criteri di

misericordia, benignità, carità (iustitia ducolre misericordia temperata).

* disappplicazione della norma se risulta un pericolo per la salus animarum (epicheia).

* fonte suppletiva del diritto nelle ipotesi di lacuna di legge (can. 19 CIC). Il giudice o

l'amministratore può dettare una norma specifica che colmi la lacuna di legge e che sia idonea a

regolare il caso specifico.

Provvedimenti che possono essere presi dalle autorità della chiesa:

Dispensa: esonero dall'osservanza di una legge di diritto umano in un caso particolare, quando la sua

osservanza non sia conforme al bene della persona. Applicato nei casi degli impedimenti matrimoniali o

vizi della forma del matrimonio. Se per una persona non va bene la forma canonica di celebrazione del

matrimonio, si può dispensare dall'osservanza della forma. (can 85). è un atto preventivo.

Privilegio: disposizione speciale a favore di determinate persone o di determinate comunità, praeter o

contra legem (can 76). Ha la stessa funzione di adattare il diritto alle esigenze specifiche.

Dissimulatio: finzione da parte dell'autorità di non conoscere un determinato comportamento

antigiuridico, e quindi di non reagire sul piano sanzionatorio, per non compromettere interessi meritevoli

di essere salvaguardati o per non provocare danni maggiori di quelli che derivano dall'inosservanza

della legge. è un atteggiamento negativo dell'autorità, che non reagisce. Matrimonio che si sa invalido,

che non viene impugnato, e la Chiesa sceglie di non aprire nessun procedimento di invalidità del

matrimonio stesso. La dissimulatio è una pratica abbastanza diffusa (ci sono tanti matrimoni che si

sanno invalidi e non si fa nulla).

Tolerantia: atteggiamento positivo dell'autorità che consente comportamenti contrari alla legge,

rendendoli legittimi: per la diffusione dei comportamenti antigiuridici e per l'impossibilità di reprimerli

efficacemente, cosicchè la reazione produrrebbe conseguenze dannose maggiori per la comunità. è una

sorta di compromesso che viene accolto per le bene delle persone. In alcuni Stati, la Chiesa tollera

l'ingerenza della sua organizzazione, perchè è più conveniente così. Si hanno casi di consenso

preventivo, come nel caso degli accordi tra la Chiesa e gli Stati. Potrebbe essere l'atto di sanatoria del

matrimonio non valido.

Certezza e giustizia nel diritto della Chiesa.

La certezza del diritto non è data dalla mera osservanza di regole formali, perchè possono essere

modificate ed adattate dalle esigenze del caso concreto; la giustizia è data dalla coerenza della regola

applicata al caso concreto alla verità sostanziale del bene da tutelare. Rispetto alla certezza intesa in

senso formale, prevale l'esigenza di tutelare il bene della persona nel caso concreto.

Diritto canonico ed altri diritti.

Diritto canonico e diritto secolare.

Elementi comuni: paradigma della giuridicità, la norma di diritto canonico è formulata nello stesso modo

del diritto secolare; sviluppo storico di concetti ed istituti sulla base dei principi di un diritto naturale

razionale, condiviso da tutte le formazioni sociali umane. Il diritto canonico è stato influenzato

innanzitutto dal diritto romano, e si è fatto in un certo senso diffusore del diritto romano quando in

Occidente c'è stata la caduta dell'Impero Romano. Tradizione persegutia anche nell'epoca classica del

diritto canonico, quando diritto canonico e diritto civile formavano un sistema unitario, e c'era una

trasmissione/compartecipazione di concetti, istituti e nozioni tra diritto canonico e diritto civile. Questo è

stato possibile perchè il diritto canonico trova il suo fondamento nel diritto divino naturale, che è base

comune anche al diritto civile.

Differenze: ispirazione e fine trascendente, a differenza degli ordinamenti statali, che si fondano sulla

volontà popolare, che ha degli obiettivi temporali (benessere della società a cui si rivolgono), il diritto

canonico si fonda sulla volontà divina, proviene dall'Alto; valenza veritativa ed etica del diritto, ha un suo

messaggio di verità da trasmettere, sono le regole conformi al piano di salvezza divina, maggiormente

impegnative per le persone a cui si rivolgono, perchè richiedono non solo un'aderenza esteriore, ma

anche un intimo convincimento; efficacia nel foro interno.

Altri diritti religiosi.

Elementi comuni: fondamento soprannaturale, insiti nell'ordine della realtà o voluti da un'entità

soprannaturale; finalità spirituale, hanno una funzione di migliorare le persone a cui si rivolgono.

Differenze:

* dualismo di competenze tra ambito spirituale (Chiesa) ed ambito temporale (Stato): materie

temporali non comprese nell'ordinamento canonico. Nel corso della storia non è sempre stato

applicato in modo coerente. Per questo non prevede materie che sono previsti in altri

ordinamenti religiosi, che hanno la pretesa di regolare tutti gli ambiti della vita dei fedeli

(questione patrimoniale, successioni);

* rapporto meno diretto tra rivelazione divina e diritto, per la mediazione della ragione umana:

diritto è strumento umano, diritto razionalizzato. C'è un rapporto meno diretta tra diritto e

rivelazione divina. Il diritto è oggetto di interpretazione da parte delle autorità ecclesiastiche

umane, non è un diritto divino che viene applicato direttamente così come rivelato, ma si cerca

di adattarlo ai cambiamenti che avvengono nell'ambito della comunità. Questo fa sì che il diritto

canonico sia un diritto che si adatta maggiormente ai cambiamenti storici, che è cambiato nel

corso del tempo. Ci possono essere formulazioni diverse dello stesso precetto che ha le sue

origini nel diritto divino rivelato. Il diritto della Chiesa è un diritto più umanizzato, più

razionalizzato, più secolarizzato rispetto ad altri diritti religiosi, che sono più chiusi, più

integralisti, meno aperti a recepire concetti ed istituti che si sono evoluti nell'ambito

dell'ordinamento giuridico secolare;

* base di diritto naturale conoscibile e comune a tutti, non solo ai credenti;

* diritto secolarizzato: uso di concetti ed istituti condivisi con il diritto secolare:

* diritto adattabile all'evoluzione storica, attraverso l'intervento dell'autorità gerarchica che

interpreta il diritto divino e lo integra con il diritto umano.

La struttura della Chiesa.

Chiesa come comunità.

Nel passaggio dal codice del 1917 a quello del 1983, le norme sono state dettate dal nuovo modo della

Chiesa di intendere sè stessa.

La Chiesa come comunità e la Chiesa come istituzione: due dimensioni altrettanto essenziali.

Nozione di popolo di Dio (Lumen gentium, n. 9, del Concilio Ecumenico Vaticano II) assunta dal codice

per tradurre la configurazione interna della Chiesa: comunità umana di coloro che hanno aderito al

messaggio evangelico e sono stati incorporati a Cristo ed al Suo corpo mistico che è la chiesa

attraverso il battesimo. La porta di entrata nella Chiesa è il Sacramento del battesimo.

Popolo: comunità di fedeli che condividono la medesima dignità e hanno comuni finalità. Dignità che

deriva dal battesimo e che gli conferisce il "titolo" di figlio di Dio.

Di Dio: non radunatosi di propria iniziativa, ma a seguito di chiamata divina. Si sottolinea l'iniziativa

divina.

Fedele: Tratta dalla costituzione Lumen Gentium.

can 204 paragrafo 1: i fedei sono coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il battesimo,

sono costituiti popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel modo loro proprio della funzione sacerdotale,

profetica e regale di Cristo, sono chiamati ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la

missione che Dio ha affidato alla Chiesa...

Principio di comunione: : i fedei sono coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il

battesimo, sono costituiti popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel modo loro proprio. Tutti partecipano al

patrimonio di salvezza (parola di Dio e Sacramenti), e sono responsabili di una medesima missione (la

missione della Chiesa).

Missione della chiesa: funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo. Funzioni di santificare,

insegnare e governare. Tutti i fedeli vi partecipano.

Principio di uguaglianza: i fedeli sono uguali nella dignità e nell'agire. can 208 CIC: fra tutti i fedeli, in

forza della loro rigenerazione in Cristo, sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell'agire, e per

tale uguaglianza tutti cooperano all'edificazione del Corpo di Cristo, secondo le condizioni ed i compiti

propri di ciascuno. Se tutti i fedeli sono uguali sono uguali nella dignità e nell'agire, le strade che

ciascuno può scegliere sono diverse (le persone non sono tutte uguali). In forza di queste scelte diverse,

può accadere che alcuni fedeli assumano condizioni diverse da altri. Questa diversità di queste

condizioni, può accadere che alcuni fedeli partecipino in modo diverso al principio di salvezza a cui tutti

partecipano.

Principio di diversità funzionale: le diversità possono essere fatte risalire a due cause: carismi e ministeri

(chierici e laici, fedeli di vita consacrata e tutti gli altri). Canone 207 paragrafo 1: per istituzione divina ci

sono i ministri sacri, chiamati anche chierici, gli altri fedeli sono chiamati anche laici. La norma si fa ad

una norma di diritto divino rivelato.

L'ordinazione consente di amministrare i mezzi di grazia. C'è una diversità tra chierici e laici nella loro

partecipazione alla missione della Chiesa. Il sacerdozio gerarchico è uno strumento per il bene della

Chiesa. Esistono tre "gradi" nella gerarchia ecclesiastica: diaconato, presbiterato e vescovato. Tutti

insieme sono detti chierici o ministri sacri. Vivono in una situazione diversa dai laici, pur avendo una

base comune.

Laico: rivalutato nel Concilio Vaticano II.è responsabile della missione caratteristica della Chiesa. Deve

annunciare la missione cristiana nell'ambito temporale.

Fedeli di vita consacrata: laici e chierici. Si sono consacrati con la promessa di povertà, castità ed

obbedienza (consigli evangelici).

Fedele.

can 204 §1.

Frutto della riflessione del Concilio Vaticano II sulla conformazione interna della Chiesa, che ha posto la Chiesa

sì come organizzazione gerarchica, ma è soprattutto una comunità di persone.

I fedeli sono coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il battesimo, sono costituiti proprio di Dio e

perciò, resi partecipi nel modo loro proprio della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, sono chiamati

ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere

nel mondo.

Ritroviamo i tre principi che caratterizzano la condizione del fedele: funzione sacerdotale, la funzione profetica e

la funzione regale, cioè di testimoniare i propri valori cristiani nel mondo.

Da qui deriva il principio di uguaglianza, poichè tutti partecipano alla vita della Chiesa, vi è una vera condizione

di uguaglianza. L'uguale partecipazione nella Chiesa, può essere diversa a seconda delle condizioni personali

(terzo principio: diversità funzionale). Le differenze principali sono tra chierici e laici, e tra fedeli di vita

consacrata (seguire in modo speciale l'insegnamento di Cristo) e tutti gli altri.

* Diritti e doveri specifici di ciascuna condizione: laici (cann. 224 - 231), chierici (cann. 232 - 293),

fedeli di vita consacrata (cann. 573 - 746).

* Statuto giuridico comune dei fedeli: traduzione giuridica della dimensione di giustizia intrinseca alla

posizione dei fedeli nei confronti reciproci e verso le autorità ecclesiastiche. Elencono di diritti e

doveri previsto nel codice (cann. 209 - 223): elenco non esclusivo nè sistematico. La base

fondamentale di essere fedele è comune a tutti, e dopo ci saranno i modi specifici di vivere la fede

proprio di ciascuna categoria di fedeli. Questo elenco è una sorta di sperimentazione fatta dal

codice, mai stato rivisto. Non tutti i diritti e doveri dei fedeli sono contenuti in questo catalogo, perchè

altri se ne possono trovare sparsi nel codice, e si può pensare che altri non siano neanche stati

previsti dal codice, perchè sono espressione della condizione giuridica del fedele ricavabile dal

diritto divino, è una traduzione di una dimensione intrinseca della condizione di fedele. Troviamo

un'applicazione concreta: il diritto divino non ha bisogno di essere positivizzato, che serve solo per

conoscerlo.

Natura delle posizioni giuridiche soggettive.

Situazioni giuridiche fondamentali, espresse dalla posizione costituzionale di fedele; norme costituzionali, di

diritto divino, prevalenti sulle norme di diritto umano.

Visione comunionale, non individualistica delle situazioni soggettive: correlazione tra bene individuale e bene

comune, realizzazione del bene di ciascuno nel bene della comunità, sfere di autonomia individuale ordinate a

realizzare obiettivi comuni. L'esistenza stessa della posizione del fedele non si può comprendere se non

all'interno del popolo di Dio. Il fedele si realizza solo quando si viene realizzata la missione di salvezza della

Chiesa. Se non si realizza il bene della comunità, non si realizza neanche il bene del singolo. Nel tendere al

proprio bene, il fedele deve sentirsi coinvolto dalla responsabilità del bene comune, e perseguire insieme al

proprio bene anche il bene della comunità. La realizzazione del bene della comunità è anche la realizzazione del

bene del singolo fedele. Quindi, è vero che viene riconosciuta al fedele una sfera di autonomia, di responsabilità

individuale, ma queste sono ordinate alla realizzazione della missione della Chiesa.

Dovere di conservare la comunione: can. 209 - §1. I fedeli sono tenut all'obbligo di conservare sempre, anche

nel loro modo di agire, la comunione della Chiesa. Non trovarsi in comunione con la Chiesa, fa venir meno la

capacità di essere fedele. Comunione con la Chiesa: professione di fede (professano una dottrina di fede

conforme a quella professata della Chiesa), sacramenti e governo ecclesiastico (obbedienza alla gerarchia).

Essere in comunione con la Chiesa, significa godere appieno dei diritti e doveri dei fedeli.

Limiti intrinseci alle posizioni giuridiche soggettive: rispetto della comunione e delle posizioni altrui. Can 223 - §1:

nell'esercizio dei propri diritti i fedeli, sia come singoli sia riuniti in associazioni, devono tener conto del bene

comune della Chiesa, dei diritti altrui e dei propri doveri nei confronti degli altri. Si tratta di limiti intrinseci, nel

senso che sono gli stessi diritti e doveri dei fedeli che non possono andare contro la professione della Chiesa, e

contro i diritti e doveri che hanno gli uni nei confronti degli altri. Can 223 - §2: spetta all'autorità ecclesiastica, in

vista del bene comune, regolare l'esercizio dei diritti che sono propri dei fedeli. Si tratta di limiti esterni. L'autorità

può prevedere ulteriori limiti, che possono essere giustificati in vista del bene comune.

Posizioni funzionali: endiadi diritti - doveri: l'esercizio dei diritti è un dovere; nell'esercizio dei diritti è necessario

rispettare i doveri correlati. La dimensione del poter - fare è strettamente correlata alla dimensione di obbligo, di

dover - fare. I fedeli DEVONO esercitare i loro diritti, perchè è una condizione di far vivere la Chiesa. Il canone

sottolina la dimensione del poter - fare ed il dover - fare.

Contentuto dei diritti doveri.

Diritti dei fedeli o diritti dell'uomo? Anche se il nomen iuris è uguale ad alcuni diritti umani, acquistano un valore

peculiare nell'ambito della comunione ecclesiale: diritto di assiciazione e di riunione (can. 215); diritto alla buona

fama (can. 220); diritto di difesa (can. 221). In realtà, siamo su due piani che si sovrappongono, perchè è ovvio

che il fedele è anche una persona umana. Quando entra nella Chiesa, ai diritti dell'uomo si aggiungono diritti

propri dei fedeli. Questo viene a modificare anche i diritti umani, che vengono vissuti all'interno della Chiesa

secondo modalità specifiche e caratteristiche proprie solo della Chiesa.

Diritti-doveri inerenti a condizione di comunione: can. 213. I fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli

aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti. è un obbligo di

giustizia delle autorità della Chiesa amministrare questi beni. Il fedele ha diritto ad ottenere questi beni, ma nel

contempo ha il dovere di trovarsi nella condizione corretta ed adeguata per poterli ricevere.

Diritti-doveri inerenti a condizioni di libertà.

Can. 210: tutti i fedeli, secondo la propria condizione, devono dedicare le proprie energie al fine di condurre una

vita santa e di promuovere la crescita della Chiesa e la sua continua santificazione. Il momento in cui il fedele

santifica sè stesso, santifica anche la Chiesa, e quindi aiuta gli altri nel proprio cammino di santificazione. Diritto

dei fedeli di fare le proprie scelte di vita, ricollegandosi al canone 219.

Can 211: tutti i fedeli hanno il dovere ed il diritto di impegnarsi perchè l'annuncio divino della salvezza si diffonda

sempre più fra gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.

Can. 214: i fedeli hanno il diritto di rendere culto a Dio secondo le disposizioni del proprio rito approvato dai

legittimi Pastori della Chiesa e di seguire un proprio metodo di vita spirituale, che sia però conforme alla dottrina

della Chiesa.

Can 216: tutti i fedeli, in quanto partecipano alla missione della Chiesa, hanno il diritto di promuovere o di

sostenere l'attività apostolica anche con proprie iniziative, secondo lo stato e la condizione di ciascuno; tuttavia

nessua iniziativa rivendichi per sè stessa il nome di cattolica, senza il consenso dell'autorità ecclesiastica

compente. Non si può rivendicare per sè il titolo di una scelta giusta e conforme alla dottrina cattolica, ed una

scelta della Chiesa, perchè si tratta di iniziative personali, a meno che non sia stata autorizzata dall'autorità

ecclesiastica.

Can. 217: i fedeli, in quanto sono chiamati mediante il battesimo a condurre una vita conforme alla dottrina

evangelica, hanno diritto all'educazione cristiana, con cui possano essere debitamente formati a conseguire la

maturità della persona umana e contemporaneamente a conoscere ed a vivere il mistero della salvezza. I fedeli

hanno il diritto - dovere di conoscere la dottrina cristiana. Più pregnante se vogliono rivestire un incarico ufficiale

nell'ambito della Chiesa.

Can. 218: coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare

con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservanto il dovuto ossequio nei confronti del

magistero della Chiesa. Ha il diritto di esprimere il proprio parere, ma nel rispetto del bene comune. Prudente nel

senso di non venire a pregiudicare dei valori fondamentali.

Can. 219: tutti i fedeli hanno il diritto di essere immuni da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita. è

sottolineata più la dimensione del diritto, di scegliere come gestire la mia vita. Nel contempo ho un dovere, di

vivere il mio stato di vita conformi ai criteri della Chiesa, santificando me stesso e nel contempo tutta la Chiesa.

Scienze sacre: pastorale, teologia, morale.

Diritti-doveri inerenti a rapporti con la gerarchia.

Can 212 - §1: i fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana

obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o

dispongono come capi della Chiesa.

§2: i fedei sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, ed i propri

destinatari.

§ 3: in modo proporzionato alla scienza, alla competenza ed al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, ed

anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai Sacri Pastori il proprio pensiero su ciò che riguarda il bene della

Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi ed il rispetto verso i

Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone. Si vuole sottolineare il fatto che

coloro che hanno maggiore scienza e competenza sono anche in grado di conoscere meglio le esigenze che

attengano alla vità della comunità, implica un maggior vincolo dell'autorità gerarchica di tener conto di queste

richieste.

Chiesa come istituzione.

Per istituzione divina la Chiesa ha una struttura gerarchica, fondata sulla trasmissione a Pietro ed agli altri

Apostoli del mandato di continuare la sua missione di santificare, insegnare e governare.

Le autorità gerarchiche ricevono l'investitura nella medesi,a missione in forza della successione apostolica: il

romano pontefice succede a Pietro; i vescovi succedono agli Apostoli; il collegio episcopale succede al collegio

apostolico.

Pietro e gli Apostoli sono stati investiti dell'autorità sulla Chiesa, la trasmettono ai loro successori, che sono le

attuali autorità ecclesiastiche.

La potestà sacra ricevuta dagli Apostoli si distingue in tre potestà, è una potestà unitaria, concentrata nelle

autorità gerarchiche:

* Potestà d'ordine: si riceve con il sacramento dell'ordine e consiste nel potere di porre efficacemente gli

atti significativi di grazia e gli altri del culto divino. Per mantenere nelle autorità gerarchiche di tutte le

potestà della Chiesa.

* Potestà di governo: si distingue in potere legislativo, potere amministrativo e potere giudiziario; si riceve

con la missio canonica od investitura in un determinato ufficio di governo. Si può fare un paragone con

la medesima potestà di governo presenti negli ordinamenti secolari. è una potestà di ordine sociale.

* Potestà di magistero: potere di insegnare la dottrina relativa alla fede ed ai costumi con efficacia

vincolante per i fedeli; si riceve con l'investitura nell'ufficio di governo. C'è una stretta connessione tra

potestà di governo e di magistero, tant'è che alcuni ritengono che la potestà di magistero non sia altro

che un tipo particolare di potestà di goveno.

Organizzazione di governo della Chiesa universale.

Chiesa universale: Chiesa nella sua interezza.

Autorità suprema della Chiesa univrsale sono, per istituzione divina, due autorità inadeguatamente distinte:

Romano pontefice e Collegio dei vescovi. Il Romano pontefice fa parte del Collegio dei vescovi, ed anzi ne è il

capo. Le due autorità non possono agire in contrasto l'una con l'altra, perchè il Collegio dei Vescovi non esiste

senza il Papa.

La collegialità nella Chiesa è una dimensione fondamentale. Il Papa non è svincolato dal rapporto con gli altri

Vescovi, ma deve promuovere la collegialità nel governo della Chiesa,

Romano pontefice: vescovo della chiesa di Roma e capo della Chiesa romana; come successore di Pietro

detiene il potere di primato.

Caratteri della potestà pontificia: ordinaria, suprema, piena, immediata, universale, che può esercitarsi

liberamente (can. 331 CIC). Ordinaria: potestà che si riceve per il fatto stesso di essere Romano pontefice.

Suprema: non esiste un'autorità superiore all'interno della Chiesa. Piena: comprende tutte le potestà d'ordine, di

governo e di magistero, compreso il magistero infallibile. Immediata: si rivolge direttamente a tutti i fedeli, senza

passare attraverso all'autorità dei Vescovi. Universale: si estende su tutta la Chiesa universale. Può esercitarsi

liberamente, perchè non è vincolata da altre autorità. è un'autorità che resta comunque vincolata dal diritto

divino. Una disposizione del Pontefice contraria al diritto divino non avrebbe valore.

Il pontefice viene designato per elezione da parte del collegio dei cardinali riuniti in Conclave; la missio canonica

si completa con l'accettazione dell'eletto (can. 332, §1 CIC). Requisiti: per essere eletto pontefice: battezzato di

sesso maschile; se non ha ricevuto l'ordinazione episcopale deve essere consacrato vescovo, per poter

pienamente esercitare i propri poteri. Gregorio 7° è un esempio di Papa non vescovo: era un semplice diacono.

Collegio dei vescovi: composto da tutti i vescovi (diocesani e titolari), in forza della consacrazione episcopale e

della comunione gerarchica con il Papa e gli altri vescovi (can. 336 DIC); capo del collegio è il Romano

Pontefice. Titolare di potestà ordinaria, piena e suprema in forza della successione dal collegio apostolico. Due

modi di esercitare la potestà: in adunanza solenne nel concilio ecumenico, presieduto dal papa (can. 337, §1

CIC); mediante azione congiunta dei vescovi sparsi nel mondo, recepita dal papa come azione collegiale (can.

337, §2 CIC). Questa è una modalità che non è mai stata applicata. Le decisioni del collegio devono essere

approvate dal romano pontefice, da lui confermate e per suo comando promulgate (can. 341 CIC).

Vescovi titolari sono vescovi che non hanno una diocesi, ma che sono comunque investiti di una diocesi che non

esiste più, ma è solo un titolo.

Altri organi di governo sono istituzioni di diritto umano, titolari di potestà vicaria (in nome e per conto del romano

pontefice).

Collegio dei cardinali: corpo stabile di collaboratori del romano pontefice, sono i collaboratori più stretti del

Romano Pontefice, composto da personalità eminenti, nominate dal Romano Pontefice (can. 349 CIC). Aiutano

il Romano Pontefice in due modi: in forma collegiale nel concistoro, con funzioni consultive (can. 353 CIC); in

forma individuale come prefetti o membri dei dicasteri della Curia romana o di altri uffici. Hanno una funzione

importante in caso di vacanza del Seggio pontificio, quando si riuniscono in Conclave (non possono parteciparvi

i Cardinali con più di 80 anni).

Matrimonio.

Il matrimonio come unione fra l'uomo e la donna si fonda sul progetto di salvezza di Dio per la persona umana, a

partire dalla Creazione (Gn 1, 27; 2, 22 - 24).

L'uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza di Dio, sono chiamati a lasciare le loro famiglie d'origine ed

ad unirsi in una sola carne.

Per i battezzati, il matrimonio è una res sacra sacramentum, ossia segno e strumento del patto di amore tra

Cristo e la Chiesa che eleva la realtà umana alla vita soprannaturale. Il matrimonio è qualcosa di più dell'unione

in una sola carne, che non esclude la struttura naturale del matrimonio, ma la eleva ad una realtà ulteriore, che è

la realtà sacrale.

Il matrimonio diventa il segno e lo strumento del nuovo forgiato da Dio con il suo popolo suggellato con la venuta

di Cristo, che ha il carattere dell'indissolubilità come il matrimonio. Il matrimonio diventa il luogo di salvezza degli

uomini, perchè il matrimonio simboleggia il patto d'amore tra Cristo e la Chiesa.

Il matrimonio possiede una struttura essenziale indisponibile, composta dalla duplice natura di patto naturale

(creazione dell'uomo e della donna, unione naturale di uomo naturale) e di sacramento (per i battezzati).

La struttura del matrimonio, essendo indisponibile, non può essere alterata nè dalla Chiesa stessa, essendo un

diritto che la Chiesa recepisce, nè da parte degli sposi, che possono solo scegliere se sposarsi o meno. Se

sceglie di farlo, deve accettare il matrimonio nella sua struttura, altrimenti non è un matrimonio. Quindi non

possono costruirsi un matrimonio a loro uso e consumo.

Inseparabilità tra unione naturale e sacramento. Per il battezzato, l'unione naturale è per sè stessa un

sacramento nel momento stesso in cui viene battezzata. è il suo matrimonio che è in sè un sacramento se la

persona è battezzata. Per renderlo sacramento, è sufficiente il consenso che le persone darebbero naturalmente

al matrimonio, non c'è bisogno di alcun consenso in più.

Nei matrimonio interconfessionali, la Chiesa è abbastanza aperta, ammette una celebrazione diversa del

matrimonio, purchè sia pubblica. Ciò per venire incontro alle esigenze degli sposi, per responsabilizzarli.

Se due battezzati si sposano con matrimonio solo civile, quello per la Chiesa non è un matrimonio valido, perchè

i battezzati sono obbligati a sposarsi con le forme canoniche.

Competenza della Chiesa sul patrimonio in quanto sacramento; competenza dello Stato sugli effetti civili del

matrimonio. Nel corso della storia, la Chiesa ha rivendicato la propria competenza ad interpretare e giudicare

della validità del matrimonio, perchè esso è anche un sacrimento. è una competenza esclusiva, che escluse la

competenza di altri, in particolare dello Stato, a regolare il matrimonio dei battezzati. La Chiesa limita la propria

competenza al sacramento, ma non si limita ai rapporti interni, che sono di competenza dello Stato.

In questo caso, la Chiesa ha applicato il principio del dualismo. Ciò che riguarda il piano del sacramento è di

competenza della Chiesa; per quanto riguarda gli effetti civili sono di competenza della Chiesa.

www.vatican.va codice di diritto canonico. Titolo 7 libro 4: tanti canoni riguardanti il titolo costitutivo del

matrimonio (formazione del matrimonio - sacramento) e pochissimi canoni riguardanti gli effetti del matrimonio,

perchè per tradizione storica li ha sempre deferiti allo Stato.

Can. 1055, §§ 1 - 2. Condensa in una frase un po' contorta i principi che abbiamo appena detto.

§1. Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura

ordinata al bene dei coniugi ed alla generazione ed educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da

Cristo Signore alla dignità di sacramento. Fini: bene dei coniugi e bene della prole.

§2. Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso

sacramento.

Nel matrimonio si considera la struttura fondamentale del matrimonio, sia a livello naturale sia a livello della

redenzione.

Questa struttura essenziale si fonda sul patto matrimoniale. Il patto matrimoniale lo possiamo intendere come

donazione reciproca tra l'uomo e la donna, che si donano reciprocamente. Non donano solo singoli aspetti della

loro persona, obiettivi, ma l'interezza di sè stessi. Questo fa sì che questa donazione sia totale, che implica

l'esclusività e l'indissolubilità (proprietà essenziali del matrimonio.

Bene dei coniugi: promozione del benessere dei coniugi, della loro gratificazione, del loro crescere insieme,

della loro salvezza.

Bene della prole: crescita della prole, alla loro educazione ed al loro benessere.

Can. 1056. Un uomo si può donare interamente solo ad una donna, e viceversa. Da qui che il matrimonio è un

vincolo esclusivo tra un uomo ed una donna (unione totale tra uomo e donna, matrimonium in facto esse). Il

matrimonio riguarda l'interezza della persona, indissolubilità del matrimonio, che è per sempre, fino alla morte di

uno dei coniugi (proprietà: unità ed indissolubilità). Questo è il carattere che più differenza questo matrimonio

cattolico da quello di altre confessioni (non si ammette la poligamia), e soprattutto dal matrimonio civile (è per

sempre). L'indissolubilità del matrimonio è stata insegnata da Cristo anche in alcuni passi del Vangelo, in cui i

Farisei chiedono a Gesù se è legittimo per un uomo a ripudiare la moglie. Egli rispose che è stato Mosè a

consentire il matrimonio, per la durezza dei loro cuori, ma in origini non è così. La riaffermazione di un principio

naturale che fa riferimento alla Creazione dell'uomo della donna è ribadire che questa unione non può essere

sciolta dalla volontà umana. Questo passo dei Vangeli ha una clausola riportata solo nel Vangelo di Matteo che

pare fare un'eccezione nella versione greca, quando dice forneia (normalmente tradotta con adulterio, ma una

versione cristiana aperta che dà la possibilità di sciogliere il matrimonio. La versione più ristretta si dà solo

possibilità di separazione). Anche l'indissolubilità ha delle eccezioni, ma sono viste appunto come eccezioni.

Can. 1057 § 2. Donazione reciproca tra l'uomo e la donna (matrimonium in fieri).

Matrimonium in fieri: patto con cui gli sposi si donano reciprocamente. è il momento costitutivo del matrimonio e

si basa sul consenso.

Matrimonium in facto esse: preso dal diritto romano, volontà che costituisce una comunità per tutta la vita tra

uomo e donna.

Diritto al matrimonio.

Can. 19: tutte le persone hanno in sè la capacità di sposarsi, quindi a tutti è riconosciuto il diritto ad effettuare

questa donazione naturale.

Can. 1058: capacità naturale delle persone a sposarsi. Altrimenti dobbiamo riconoscere restrizioni alla capacità

naturale della persona di sposarsi, che sono chiamati impedimenti, che rendono la persona inabile a contrarre

matrimonio.

Cann. 1083 - 1094: impedimenti: situazioni eccezionali di incapacità, che devono preesistere alla celebrazione

del matrimonio e rilevano oggettivamente, indipendentemente dalla conoscenza dei coniugi:

* Impedimenti di diritto divino: incapacità a realizzare la struttura essenzale del matrimonio, non

disponibili. Un tipico esempio: chi è legato da un precedente matrimonio valido, non può contrarre un

secondo matrimonio. Un altro impedimento di diritto divino, tipico, è l'impotenza, non tanto generanti, ma

l'incapacità di realizzare l'atto fisico che realizza l'unione in un'unica carne che costituisce elemento

fondamentale nel passo della Genesi, perchè non si realizza quell'unione totale tra i coniugi, che non è

solo un'unione "spirituale" tra l'uomo e la donna, ma è anche un'unione carnale. Ciò non corrisponde

all'incapacità di procreare, la quale non è un impedimento del patrimonio, perchè non esclude la

donazione totale dei coniugi.

* Impedimenti di diritto umano: per tutelare valori ulteriori al matrimonio, solo per i battezzati nella Chiesa

cattolica, disponibili. Sono delle restrizioni poste alla capacità al diritto al matrimonio per proteggere altri

interessi che la Chiesa ritiene importanti e che in certe circostanze possono essere messe in pericolo. è

una sorta di sistema d'allarme. Per poter celebrare il matrimonio, bisogna prima creare le condizioni

perchè quel bene non venga messo in pericolo. Esempio: matrimonio tra persone di religioni diverse.

Ciò è previsto in tutte le confessioni religiosi. Si teme che sposandosi con una persona di diversa

religione possa mettere in pericolo la fede del credente, o pone in pericolo la fede della prole, che può

essere educata secondo un'altra fede religiosa. Questo impedimento di diritto umano, può essere tolto:

ci si rivolge all'autorità ecclesiastica competente (Vescovo diocesano) e si chiede di togliere

l'impedimento. A determinate condizioni: promesse del coniuge cattolico: fare il possibile per preservare

la sua fede e per educare alla fede cattolica i figli. Ciò è posto solo a carico del coniugi del battezzato.

Matrimoni interconfessionali (dizione protestante): o matrimoni misti (dizione cattolica). Sono proibiti per

illiceità. Per poterli celebrarli lecitamente c'è bisogno di una licenza. Se vengono celebrati comunque,

sono matrimoni validi ma illeciti. Matrimonio con disparità di culto è un impedimento, matrimonio misto è

illecito. Possono essere dispensati perchè non attengono alla struttura essenziale del matrimonio. Gli

impedimenti sono condizioni eccezionali, sono solo quelli previsti dalla legge, quindi non possono

essere interpretati in senso estensivo. Gli impedimenti successivi al matrimonio sono irrilevanti, perchè

una volta celebrato il matrimonio vige il principio dell'indissolubilità del matrimonio. Da qui possiamo

capire l'attenzione della Chiesa al momento costitutivo del matrimonio, perchè è in quel momento che si

decide il destino del matrimonio.

Nel caso in cui la persona sia incapace, rientriamo nel vizio del consenso per incapacità psichica.

Centralità del consenso matrimoniale.

* Can 1057 § 1: il consenso al matrimonio è personale ed insostituibile. Il consenso deve essere dato

personalmente dagli interessati, la persona deve essere in grado di prestare il consenso (i genitori non

possono dare il consenso al posto dei figli). Quindi bisogna aver raggiunto l'età minima per contrarre

matrimonio. Non può essere il diritto a dire che il consenso sia sufficiente. Quindi non ci sono termini di

decadenza per impugnare la validità del matrimonio, perchè il matrimonio nato invalido resta sempre

invalido (nessuna persona umana si può sostituire all'interessato nel dare il consenso).

* Indisponibilità dell'oggetto essenziale del consenso: il non corretto orientamento dell'intelletto e della

volontà degli sposi verso l'oggetto essenziale del matrimonio rende il consenso inadeguato a costituire il

matrimonio e quindi il matrimonio nullo (principio della proporzionalità tra consenso soggettivo ed

oggettivo essenziale del matrimonio). Se l'oggetto del consenso è indisponibile, vuol dire che i coniugi,

nel momento in cui lo esprimono, devono aderire all'oggetto essenziale del matrimonio (devono

realizzare il matrimonio nella sua struttura essenziale).

Vizi del consenso (cann. 1095 - 1103). Sono molti di più rispetto ad altri diritti religiosi sia rispetto al diritto civile,

ciò per l'attenzione particolare della Chiesa al momento costitutivo del matrimonio.

Classficazione:

* Compromissione delle facoltà psichiche:

* mancanza di sufficiente uso di ragione, non hanno una capacità di usare le facoltà intellettive in

modo adeguato, non sono in grado di celebrare un matrimonio valido, perchè il consenso non

consente di comprendere il matrimonio nella sua interezza. Corrisponde nel diritto civile

all'incapacità di intendere e volere.

* grave difetto di discrezione di giudizio.

* incapacità di assumere gli obbligi essenziali.

* Compromissione delle facoltà cognitive (problema di conoscenza):

* ignoranza dei contenuti minimi del matrimonio.

* errore di diritto.

* errore di fatto.

* errore doloso.

* Compromissione delle facoltà volitive:

* simulazione. Divergenza tra la volontà interiore e ciò che si esprime a voce. Altro caso è l'esclusione

della sacramentalità. Nel codice civile, la simulazione è un accordo bilaterale tra i coniugi di non

esercitare i diritti ed i doveri derivanti dal matrimonio. Nel diritto canonico, può anche essere

unilaterale, e l'altra parte non lo sa.

* condizione. Non è considerata dal codice civile, è come se non fossero stati messi. Nel diritto

canonico, questo far finta di non vedere non è possibile, perchè si deve guardare alla veridicità del

consenso. La condizione risolutiva corrisponde ad un'esclusione dell'indissolubilità, e produce

invalidità del matrimonio. Condizioni sospensive: non tutte producono invalidità del matrimonio, a

seconda che siano passati o presenti. Esse sospendono gli effetti del matrimonio fino al verificarsi di

un evento. Futuro: non si può rimandare ad un evento futuro ed incerto il verificarsi del matrimonio.

Passata o presente: l'evento dedotto in condizione è presente o passato soggettivamente incerto (io

non so se c'è questa circostanza, ma oggettivamente essa c'è o non c'è).

* Compromissione delle facoltà elettive (libertà di scelta del matrimonio).

* violenza morale. Sono costretto a scegliere il matrimonio che mi costringono a celebrare il

matrimonio.

Convalida del matrimonio.

Previa rimozione della causa di nullità:

* Per rinnovo del consenso (convalida semplice con effetti ex nunc) (can. 1156).

* Per atto dell'autorità competente (sanzione in radice, con effetti ec tunc) (can 1161).

Effetti.

Vinvolo perpetuo ed esclusivo; pari diritto e doveri tra marito e moglie (cann. 1134 - 1135).

Separazione dei coniugi.

Autorizzazione a vivere separati, per una causa legittima, senza scioglimento del vincolo (can. 1151). Cause

legittime:

* Adulterio (can 1152).

* Grave compromissione del bene spirituale o corporale del coniuge o dei figli (can. 1153).

Scioglimento del matrimonio.

Matrimonio tra battezzati (matrimonio rato e non consumato): scioglimento per non consumazione, con giusta

causa, tramite dispensa del romano pontefice (cann. 1141 - 1142).

Matrimonio tra due non battezzati o fra un battezzato ed un non battezzato: in favore della fede:

* Per privilegio paolino (can. 1143).

* Matrimonio del poligamo (can. 1148).

* Causa di persecuzione o prigionia (can. 1149).

* Privilegio petrino. Diritto musulmano.

I sunniti sono la maggioranza dei musulmini, gli sciiti la minoranza. L'Iran è il centro del mondo islamico, anche

se non completamente sciita.

Sunnismo e sciismo: tutti credono che non c'è Dio fuori di Dio (unicità di Dio) e Mohamed è il suo profeta. A

questi due articoli di fede, gli sciiti aggiungono un terzo: Ali è "l'amico" di Dio. Ali per gli sciiti è il primo himam. è

un uomo che ha un particolare rapporto di Dio.

Mohamed ha svolto anche un ruolo politico. Alla morte, si è posto il problema della sua successione nella guida

della comunità, non nella profezia. Per i musulmani, Mohamed è l'ultimo dei profeti.

Tutta la storia dell'umanità, è stata una serie di invii di messaggi che Dio ha diretto all'umanità. Mohamed è stato

l'ultimo dei profeti, il primo era Adamo, Gesù uno dei tanti.

Intorno a questo problema, si sono formati due partiti: quelli che credevano che la guida della comunità islamica

dovesse rimanere all'interno della casa del profeta e quelli che non lo credevano.

Coloro che pensavano che la guida della comunità dovesse rimanere nella casa del profeta: Mohamed non ha

discendenti maschi, ma solo una figlia femmina, Fatima, che sposa Ali. Gli sciiti sono quelli del partito di Ali (la

guida della comunità dovesse passare da Mohamed ad Ali, e poi ai suoi discendenti). I sunniti pensavano che il

capo dovesse essere scelto dalla comunità.

Dopo Mohamed, la comunità è stata diretti da 4 califfi, di cui Ali è il quarto. Per gli sciiti i primi tre sono degli

usurpatori.

Ali viene ucciso, e lascia due figli. Hassan rinuncia al califfato. Hussein combatte nella battaglia di Kerbala e

viene sconfitto. Abbiamo una battaglia tra musulmani, dove viene versato il sangue del profeta.

Dal punto di vista dogmatico, c'è l'idea che l'himmam sciita, per questa sua vicinanza a Dio, ha anche delle virtù

di interpretazione che al califfo sunnita mancano.

Ci sono altre differenze di sensibilismo religioso, il sunnismo è trionfante, il sciismo sviluppa una sensibilità che

dà un'importanza alla sconfitta (troviamo degli sviluppi vicini al cattolicesimo, tipo i flagellanti).

Nel sunnismo non c'è Chiesa, non c'è la differenza tra il laico e l'ecclesiastico, non c'è una gerarchia come

quella della Chiesa. Gli sciiti hanno un'organizzazione di personaggi della religione in Iran piuttosto articolata.

I musulmani sono 161 milioni in India, 174 in Pakistan, 145 in Bangladesh. Il Paese islamico più popoloso è

l'Indonesia, con 201 milioni di musulmani. Nel Pacifico c'è un islam molto diverso da quello arabo. Gli arabi

rappresentano solo una piccola parte del mondo islamico (Egitto, paese arabo con più musulmani, ne ha 79

milioni). Nel mondo i musulmani sono 1,5 miliardi. In Cina ci sono "solo" 22 milioni di musulmani, e sono

perseguitati.

La popolazione mondiale è per il 33% cristiana e per il 25% musulmana.

In Europa, i Balcani ed un po' in Grecia ci sono dei musulmani. Si tratta di presenze storiche, che era così nel

XIX secolo. La Francia, insieme la Germania, è il paese con più musulmani, con 4 milioni per ciascuno dei

Paesi. In Italia, sono meno di 1 milione. Regno Unito: 2 milioni. Paesi Bassi: 1 milione. Spagna: 1 milione.

In tutto il continente americano ci sono 4 milioni di musulmani.

Zanzibar (Tanzania).

è un'isola a maggioranza musulmana. L'islam si è diffuso lungo l'Oceano Indiano, ad opera dei comm ercianti

arabi.

Kadhi (giudice musulmano). Ci sono leggi che devono essere adempiute e l'kadhi non ha l'autorizzazione ad

adempiere queste leggi. Per esempio le leggi che riguardano il bere il vino. Se una persona si ubriaca c'è una

legge che bisogna usare in accordo con la religione, ma non puoi seguirla, perchè se lo fai violi la legge dello

stato.

Noi abbiamo delle leggi che sono stabilite dalla religioni, ma che i kadhi di Zanzibar non puoi seguire, perchè

altrimenti si viola la legge dello Stato. La pena coranica per chi beve è la fustigazione.

State law: kanuni (canon greco, da cui deriva il diritto canonico). Opposto alla legge della religione.

Queste legge di Zanzibar (kanun) non è una "law in the book" (legge nel Libro, che è il Corano). Questa legge

nel Libro è simile a quella seguita in Iran ed in Arabia Saudita e comporta la sanzione corporale. Un po' troppo

pesante, non adatto all'Africa.

Questa disposizione di diritto islamico non solo non si può applicare perchè è in disaccordo con la legge dello

Stato, ma è anche inadatta al luogo in cui ci troviamo, cioè l'Africa. Ci spiega che nella sua visuale, nel

panorama che ha davanti, c'è la legge coranica, la legge dello Stato di cui deve tener conto, ed anche la

"consuetudine locale", e questi tre elementi in modi diversi si combinano sempre. Il mondo islamico quindi non è

sottoposto alla legge coranica, quindi la Legge Sacra (sharia) svolge sì un ruolo, che può di volta in volta

mutare, ma non è mai stato l'unico meccanismo normativo all'opera.

In Iran esiste un diritto dello Stato, che in larga parte si ispira al diritto islamico (abbiamo un fenomeno di

positivizzazione del diritto islamico). è un meccanismo frequentissimo nell'epoca contemporanea.

In Arabia Saudita, il diritto islamico è ancora larga parte applicato nella sua forma classica, nella sua versione

dottrinale. Il diritto islamico, nella misura in cui applicato, lo è nella forma tradizionale, di diritto non codificato.

Quando parliamo di diritto islamico, l'espressione potrebbe essere tradotta con sharia (legge sacra, dettata da

Dio), o fiqh (in origine voleva dire comprensione, nello specifico dei comandi di Dio). In passato sharia e fiqh

erano quasi sinonimi, ma in epoca contemporanea, i musulmani, convintisi di dover adottare regole diverse da

quelle adottate tradizionalmente, separano questi due livelli: la sharia è la legge sacra, eterna, immutabile, il fiqh

è l'interpretazione. Ciò che è fiqh è determinato storicamente, è un'interpretazione che può mutare con il mutare

delle condizioni storiche e sociale. La sharia deve rimanere intatta sempre. La sharia non è un testo scritto, il

Corano non è la sharia.

L'infibulazione non sono praticate solo dai musulmani, e non tutti i musulmani le praticano. Le troviamo praticate

là dove erano già diffuse prima della diffusione dell'islam. L'islam trova questo tipo di pratica, ed eventualmente

decide di non combatterle. Il diritto musulmano però non impone la mutilazione genitale femminile, ma

soggettivamente chi le pratica magari crede di espletare un suo dovere. In Egitto è praticata anche dai cristiani.

Oggi è vietata.

Il fiqh: scienza religiosa più importante, che si occupa delle qualificazioni giuridico - morali delle azioni. è divisa

in due grandi parti: usul (radici, basi) e furu (rami, le regole).

Usul al-fiqh.

Sono il Corano, la Sunna (tradizione profetica), l'igma (consenso della comunità) e il qiyas (analogia).

Questo sistema di fonti non è esattamente quello che noi intendiamo per fonti. Per noi sono dei testi, che si

trovano in un ordine gerarchico. Questo sistema di fonti contiene fonti non omogenee, perchè abbiamo fonti

testuali (Corano e sunna) e fonti non testuali (consenso della comunità ed analogia).

Rapporto tra fonti testuali: siamo portati a pensare che il Corano è ad un livello superiore rispetto alla sunna. Ma

alcuni dicono che la sunna getta luce sul Corano, cioè ci dice come deve essere interpretato.

Il Corano - parola di Dio.

La rivelazione del Corano: il profeta riceve il messaggio attraverso l'intermediazione dell'arcangelo Gabriele.

Il Corano è un discorso di Dio rivolto a Mohamed od ai fedeli. è parola di Dio, cioè Mohamed ha recitato le

parole recitate da Dio. Il Vangelo è parola di Dio, ma ci sono 4 autori che hanno riportato le notizie sulla

predicazione di Gesù, con parole diverse. Il Corano è la presenza di Dio, quando si recita il Corano, Dio è

presente.

Introducibilità del corano. I Vangeli sono scritti dagli uomini in una lingua che può essere tradotta, mentre il

Corano, che è parola di Dio, scritto in arabo, quel testo arabo non è traducibile. Quando una traduzione viene

approvata dall'Università del Cairo, ciò che si traduce sono i significati e non il testo. Un testo che traduca il

Corano non è il corano, perchè il Corano è quello arabo.

Ci sono versetti che riguardano in particolare il Corano arabo.

Il Corano è inimitabile. Dottrina che si sviluppa nel tempo, usata come fonte divina del Corano.

Corano XVII, 88: se pur si adunassero uomini e ginn per produrre un Corano come questo, non vi riuscirebbero,

anche se si aiutassero l'un l'altro. Ginn: geni della lampada. Esistono diversi tipi di creature: gli angeli, gli uomini

ed i ginn. I ginn sono una presenza, attestata anche dal Corano, e possono essere titolari di rapporti giuridici. I

ginn possono prendere forma umana, che però anche se assumono la forma umana, ma non hanno natura

umana. Averroè è stato uno dei pochi che ha scritto che non sono reali, ma sono delle metafore. Questo per

dimostrare la difficoltà di produrre il Corano.

Libro: Storia di locazione e di fantasmi. Prof. Caterina + una/la mia vita con l'Islam di Habusaid.

Il Corano creato/increato.

Dottrina del Corano creato: sostenuta dai muetaziliti ed imposta dai califfi abbasidi con la mihna (833 - 848). Il

Corano viene ad essere ad un certo punto della storia. I muetaziliti sono una corrente teologica che ha un

atteggiamento più razionalista rispetto a quella che poi è divenuta la dottrina prevalente. La mihna è qualcosa di

comparabile all'Inquisizione. Almeno per quel che riguarda la funzione giurisdizionale, veniva richiesta l'adesione

a questa dottrina del Corano creato. La mihna non ottenne il suo scopo, e venne abbandonata dopo due o tre

califfi.

Dottrina del Corano increato, e perciò eterno (qadim): sostenuta dalla teologia adearita, maggioritaria nel

sunnismo. Il Corano esisteva da sempre.

Queste teoria hanno un'influenza sull'interpretazione giuridica, perchè se immaginiamo che il Corano è creato, la

sua natura è qualcosa di non eterno, nel senso che è più immerso nella storia, Parola creata per rivolgersi a certi

uomini e non ad altri. Le parole devono intendersi come le intendevano gli uomini a cui è stato rivelato il Corano,

quindi non sono eterne. Le viene così tolta la potenza di eternamente valida.

Il Corano Increato.

Il Corano è la parola di Dio, Altissimo, increato, scritta nei nostri volumi, conservata nelle nostre memorie, letta

dalle nostre lingue, udita dai nostri orecchi, ma in questi non incarnata, cioè non incarnata nei volumi, non nei

cuori, non nelle lingue, non nelle orecchie, poichè la Parola di Dio non è omogenea alle lettere ed ai suoni, tutti

accidentali, mentre la Parola di Dio è attributo coeterno a Dio, è significato preesistente (qadim) inerente

all'essenza di Dio (qa'im bi-dat).

Il Corano non è un ente, ma una qualità, un significato preesistente inerente al significato di Dio.

Il Corano - l'abrogazione (nash).

Se noi prendiamo i versetti coranici, non tutti hanno rilevanza giuridica, sono un numero relativamente ristretto.

I versetti che riguardano il diritto in senso occidentale sono occidentale, se consideriamo anche quelli riguardanti

gli atti di culto sono circa 400.

Tra questi ce ne sono alcuni in contrasto tra di loro. Per risolvere questo problema, i giuristi musulmani

sviluppano l'idea di abrogazione, secondo la quale un versetto rivelato dopo abroga quello precedente e

contraddittorio.

Corrano, II, 106: non abrogheremo, nè ti faremo dimenticare, alcun versetto senza dartene uno migliore od

uguale: non sai dunque che Dio è onnipotente?

Corano, XIII, 39: e Iddio cancella quel che vuole e quel che vuole conferma: a Lui d'accanto è la madre del

Libro. In una prima fase Maometto aveva raccomandato ai suoi seguaci di far testamento prima di partire per la

battaglia, il testamento poi diventerà un atto sconosciuto al diritto musulmano. La successione è legittima. Il

problema è stabilire quale è il versetto precedente e quale quello successivo. I versetti non sono ordinati per

ordine cronologico di rivelazione.

Il Corano è diviso in capitoli (sura), ognuna delle quali contiene dei versetti (aiath), che sono i segni di Dio. I

versetti sono raggruppati nella sura perchè rivelati insieme o per argomento. Le sure sono ordinate secondo un

criterio formale, cioè prima le sure più lunghe e poi quelle più brevi. Le sure più lunghe sono quelle giuridiche, le

ultime sure hanno un andamento più incalzante. Tendenzialmente la prima parte della rivelazione è fatta di

versetti evocativi, non giuridici.

Quando Maometto si sposta a Medina, la comunità si forma anche come comunità politica, e vengono quindi

rivelati nuovi verseti.

La prima sunna, la sunna aprente, che viene recitata più volte al giorno dal musulmano, è breve.

Naish versetto abrogante. Corano IV, 11 - 12: Riguardo ai vostri figli Iddio vi raccomanda di lasciare al maschio

la parte di due femmine; i genitori del defunto avranno ciascuno un sesto dell'eredità; a voi spetta la metà di

quello che lasciano in eredità le vostre mogli; se hanno un fratello od una sorella, a ciascuno spetterà un sesto.

Mansuh versetto abrogato.

Ci sono dei pensatori che sostengono che il vero Islam è quello che troviamo nei versetti abrogati. Dio ha prima

rivelato il vero messaggio islamico e poi, considerando la situazione storica, ha fatto degli adattamenti affichè gli

arabi potessero accettarli, che non fossero sconvolgenti. Ora possiamo tornare al vero Islam perchè siamo

pronti.

Il Corano - struttura.

114 capitoli o sezioni (sura, plurale suwar).

circa 6235 versetti o segni (ayat).

Si distinguono le rivelazioni in due periodi, meccano o medinese, separati dalla higra (622 e. v.).

Versetti giuridici.

sono circa 500 sui 6326.

Corano, IV, 11: Ecco quel che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine.

I manuali contemporanei racchiudono anche la preghiera, il digiuno, la macellazione rituale, i sacrifici del giorno

dei sacrifici. Si vuole dare una testimonianza più autentica di quel che il diritto musulmano dice di essere. C'è

anche una motivazione pratica perchè in Occidente si interessa di questo: se noi in Italia ci preoccupiamo di

dare libertà religiosa ai musulmani, dobbiamo sapere cosa dice il diritto islamico.

Corano, XII, 70 - 72: dopo che li ebbe riforniti, fece nascondere una coppa nei bagagli di suo fratello. Gridò un

messo: "O voi della carovana, invero siete dei ladri!" Si arrestarono e chiesero: "cosa cercate?" Risposero: "La

coppa del re. Un carico di cammello è destinato a chi la riporterà, io ne sono garante!".

Il Corano - redazione.

Abu Bakr (632- 634): primo califfo, primo corpus coranico, parallelamente al quale ne esistono altri. Non è il

corpus coranico esclusivo.

EUtman (644 - 655): terzo califfo, ordina la composizione della vulgata. Si ha la versione definitiva.

'Abd al -Malik (685 - 705): uno dei primi califfi omaiadi, normalizzazione ortografica coranica. Fissazione della

scrittura coranica. La scrittura dell'arabo può essere più o meno precisa. Nella scrittura coranica si distinguono il

ductus (linea), segni diacritici (puntini sopra e sotto la linea) e le vocali. Quello che viene scritto con il ductus

sono le vocali lunghe.

Se prendiamo un libro od un giornale è senza vocali. Il Corano è completamente vocalizzato.

La sunna del Profeta.

Sunna: tradizione profetica. Il carattere normativo è riconosciuto dai musulmani in alcuni versetti coranici.

Corano, II, 151: e così abbiamo inviato fra voi un Messaggero della vostra gente, che vi recita i Miei Segni, e vi

purific e vi insegna il Libro e la Sapienza (hikma) e vi insegna ciò che non sapevate. Sapienza: i commentatori

concludono che è rappresentata dall'esempio del Profeta. Quindi Dio è lasciato il Libro (Corano) e l'esempio del

Profeta.

Corano, XXXIII, 21: voi avrete, nel Messaggero di Dio, un esempio (iswah) buono, per chiunque speri in Dio e

nell'Ultimo giorno e molto menzioni Dio.

Dio dice che il profeta è un esempio a cui devono conformarsi i Musulmani. Quindi è importante sapere cosa ha

fatto, detto e quando è stato zitto. Esistono biografie. Sunna: raccolta di racconti, fatta da singoli racconti.

La sunna - Hadit (racconto).

Inseme di racconti profetici, composti ciascuno dal racconto vero e proprio e poi dalla catena dei trasmettitori.

La Sunna è composta di sei libri (raccolte) - al-kutuh al-sittah (III secolo). Per i giuristi, tra questi le più importanti

sono al-buhari ed il Muslim (chiamate entrambe al-sahih).

Al-buhari: era un arabo dell'Asia centrale. Muslim vuol dire musulmano. Chi si chiama musulmano, si è

convertito all'Islam. I primi raccoglitori non erano islamici. Erano dei nuovi convertiti. Era tanto più importante per

loro avere il racconto di Maometto. La certificazione avveniva attraverso la valutazione della catena dei

trasmettitori.

L'igmac - il consenso.

La mia comunità non si accorderà su un errore.

Se tutti concordano, anche se non c'è una base testuale, allora quella è una regola.

è difficile che ci sia. I giuristi non sono mai tutti d'accordo! Allora si pensa che ci si riferisca ai primi compagni del

profeta.

Il consenso ha un'importanza pratica limitata. Può essere anche considerato in modo molto ampio, e dire che in

fondo l'autenticità del Corano si basa sull'igmac, perchè tutti i musulmani concordano nel dire che è rivelazione.

Il qiyas - l'analogia.

Corano, V, 90: O voi che credete! In verità il vino, il maysir, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono

sozzure, opere di Satana; evitatele, a che per ventura possiate prosperare.

La domanda è: se io prendo in considerazione non il vino ma altra sostanza inebriante od altra sostanza che

altera la percezione, devo considerare che anche queste sostanze sono proibite? Il fondamento è il vino.

I giuristi musulmani non parlano come un legislatore o come un giudice, ma la loro attività prende la forma di una

qualificazione dell'azione.

La qualificazione giuridica del vino è la proibizione. Qui il giurista si chiede la ragione della qualificazione del vino

(perchè viene vietato bere vino?). Perchè altera la percezione. Allora se questa è la ragione, prendiamo una

sostanza inebriante, non fa lo stesso effetto del vino? Allora dico che per analogia anche l'altra sostanza

inebriante è proibita.

Gli usul.

Da dove trarre le qualificazioni delle azioni? Corano, Sunna.

Come trarre le qualificazioni delle azioni? Igma, qiyas.

Codificazione della shari'a.

Nel mondo islamico c'è sempre stato un diritto di origine politica. Il capo politico ha sempre dettato legge.

L'importanza di questo diritto diventa massima nell'800, con la codificazione.

I modelli occidentali dilagano nel mondo, ed il modello più all'avanguardia è il codice.

La shari'a molto spesso è stata codificata, cioè da diritto creato dai giuristi diventa diritto positivo, essendo

recepita nella forma di un codice. Questo ha interessato innanzitutto il diritto della famiglia.

Per il diritto di famiglia, il diritto islamico non ha mai smesso di avere applicazione, come è avvenuto per il diritto

penale.

Il diritto penale islamico è stato sostituito da codici penali moderni (Arabia Saudita). Questo dava l'impressione

che il diritto islamico fosse in via di sparizione, che stesse diventando qualcosa di storico. Invece, alla fine degli

anni '70, l'affermarsi dell'Islam politico ha la sua prima apparizione in Iran, in cui il diritto musulmano veniva

recuperato, anche in altre settori, il più simbolico dei quali è il diritto penale.

Questo per esempio avviene in Pakistan, con una serie di ordonnance che reintroducono i reati coranici, come

per esempio i rapporti sessuali illeciti, che vengono aggiunti al codice penale. Il furto viene sanzionato con la

detenzione o con il taglio della mano? Applicheremo il taglio della mano solo se riuniscono tutte le condizioni

richieste.

Banche Islamiche: rispetto del ribaha, che non vuol dire interesse eccessivo, ma viene vietato il prestito che non

sia gratuito. La remunerazione del mutuo è considerato contrario alla shari'a.

In questi ultimi decenni, il tema del sistema bancario islamico si collega alla reislamizzazione. Immaginare un

intera sistema bancario, finanziario, assicurativo senza interessi è questione contemporanea.

Egitto: l'Islam è la religione di Stato. L'Arabo è la lingua ufficiale e la principale fonte della legislazione è la

giurisprudenza islamica (shari'a). Costituzione pre - rivoluzione. Misurare la conformità della legge alla

Costituzione, significa commisurare la conformità della legge alla shari'a.

La Costituzione egiziana, ora sospesa, è stata presa modello da molti paesi.

LA fonte principale: è stato un emendamento costituzionale degli anni '80. Originariamente si diceva che la

shari'a era una delle fonti dell'ordinamento. La Costituzione egiziana è rigida, cioè una legge che contrasti con

essa è illegittima, ed è previsto un meccanismo per sbarazzarsi di essa, ed è il controllo da parte della Suprema

Corte Costituzionale. Quando si discute della conformità della legge all'articolo 2 della Costituzione, si va ad

accertare se la legge sia conforme alla shari'a.

Nel tempo la Corte costituzionale egiziana ha avuto modo di pronunciarsi più volte su questo tema (quando una

legge è in contrasto alla shari'a). Il problema è: dove andiamo a vedere la shari'a? I giudici egiziani hanno

elaborato delle loro "dotrins", stabilendo quali sono i criteri che devono essere verificati per vedere se una legge

è contrari alla shari'a.

La Corte suprema costituzionale dice che i principi della shari'a sono certi, sia per ciò che concerne la fonte da

cui derivano, sia per quanto concerne il loro significato. I principi della shari'a non sono soggetti ad


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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca ghione di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto comparato delle religioni nei Paesi europei e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Zuanazzi Ilaria.

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