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Diritto indù

Una differenza importante introduttiva è che l'induismo è tipicamente indiano, mentre il buddismo è nato in India e ha poi avuto un'espansione panasiatica. Esiste un induismo nepalese e c'è un diritto indù europeo. Il diritto indù è antichissimo; tradizionalmente, si adotta come data di inizio il 1.500 a.C., però è un diritto vigente. L'India di oggi, laica, include una parte di diritto statale laico che si applica agli indù. Pur essendo poco conosciuto, riguarda una porzione dell'umanità molto maggiore ad esempio del diritto italiano (gli indiani sono 1 miliardo e gli indù sono circa l'80%).

Diritto indù

Si intende il diritto degli indù. È il diritto prodotto e seguito dalle comunità che si riconoscono parte dell'induismo. È un diritto che segue gli indù. Ci possono essere varie interazioni con i diritti statali, e si applica solo agli indù. L'induismo è una religione, ma dal punto di vista degli scienziati della religione pone problemi, perché per alcuni si dovrebbe parlare di un fascio di religioni, che unifica una serie di correnti religiose che si sono sviluppate in India. Tutte queste religioni condividono alcune credenze nella creazione del cosmo e del ruolo degli uomini nel cosmo, che permette di riconoscere l'induismo come una serie di religioni che si riconoscono a vicenda.

L'induismo è una realtà estremamente plurale. Gli studiosi occidentali hanno individuato tre criteri come criteri di riconoscimento di appartenenza all'induismo:

  • Riconoscimento dell'autorità dei Veda come testi sacri (elemento di differenziazione rispetto al buddismo).
  • Credenza nel karma (concezione ciclica dell'esistenza umana come una serie di rinascite). Questo accomuna induismo e buddismo.
  • Adesione al sistema delle caste. Differenziazione rispetto al buddismo.

Le singole comunità indù, che possono essere estremamente frastagliate, possono dare versioni diverse di questi concetti. Ci può essere una comunità che può essere più vicina al buddismo, perché neutralizza il sistema delle caste.

L'induismo è un sistema completo, un vero e proprio diritto completo, che riguarda non solo il matrimonio, ma anche il contratto.

Dharma

Il dharma è il concetto più importante anche per il diritto indù. È il concetto che viene utilizzato per la costruzione del diritto indù tradizionale. Può essere tradotto come diritto, ma ha un aspetto più ampio, può essere tradotto anche come religione, legge, giustizia. Il suo significato etimologico è di sostenere, derivante da una radice indoeuropea.

Il dharma è ciò che sostiene il mondo, sia l'ordine cosmico sia l'ordine sociale. Entrambi questi ordini vengono visti come unitari. È ciò che deve essere fatto per mantenere l'ordine sociale. L'idea è che chi compie il proprio dharma, conserva l'ordine sociale e partecipa anche all'ordine del cosmo. È un concetto religioso, perché strettamente legato al concetto di karma.

Elemento dell'inclusività: nel pensiero indù classico, il dharma regolava tutti gli aspetti della vita, tutti i doveri di un individuo. Da questo punto di vista, è un diritto estremamente inclusivo. Tutti gli atti venivano pensati in virtù dell'effetto dell'azione, che era un effetto karmico.

Elemento della differenziazione: il dharma viene concepito come variabile. Il dharma concreto varia sulla base di una serie di circostanze. I doveri cambiano a seconda delle appartenenze, del contesto e dello stadio della vita. Il dharma muta a seconda dell'appartenenza di casta, che fa sì che ciò che è doveroso per un individuo appartenente ad una casta alta può essere vietato ad un individuo appartenente ad una casta inferiore. Le pene possono variare a seconda dell'appartenenza ad una casta.

Fonti del dharma

Le fonti del diritto indù sono designate col termine "dharmamula" (radice del dharma). Sono quattro quelle riconosciute come autoritative dalla tradizione stessa. Chi pone il dharma? Le fonti devono essere intese come mezzi di conoscenza di un dharma. Le regole del dharma non sono poste da un'autorità umana, ma neppure da un Dio personale. Non c'è lo schema della rivelazione da un Dio personale ad un profeta, ma c'è l'idea di una parola sacra, increata, eterna, che viene ascoltata, e quindi rivelata ad una serie indeterminata di veggenti, che sono i "rishi". È una parola sacra divina di per sé.

La prima fonte è il veda o shruti, la seconda è la cosiddetta smriti, la terza è sadacara, e la quarta è atmanastushti. Sono delle categorie di fonti. Shruti significa ciò che è udito. Sono stati messi per iscritto, ma molto tardi. La loro trasmissione è orale. Si identifica con il veda (conoscenza), e si intende l'insieme della conoscenza valida, ed insieme di raccolte di testi vedici (non necessariamente scritti). Scarsa importanza pratica. Sono quattro raccolte: rig-veda (più antichi, testi compositi), sama-veda, yajur-veda, atharva-veda (non si riconosce l'autorità in alcune comunità induiste del sud).

Smriti: importante dal punto di vista pratico. Significa memoria. Tutti i testi della tradizione. Categoria generale, al cui interno i più importanti sono i dharma shastra; dharma sutra; manusmriti; manavadharmashstra. Shastra può significare scienza (elaborazione colta del dharma; può significare anche trattato. Dharma shastra sono i trattati sul dharma, più facilmente utilizzabili come strumenti di comprensione del dharma. Sono stati considerati dai britannici nel periodo coloniale come equivalenti dei codici, quindi applicati come legge (erroneamente). Smitri: bhashya (commenti ad uno specifico dharma shastra o dharma sutra, ogni commento viene ricommentato da altri) e nibandha (gesti, opere più rivolte che alla pratica, che organizzano per capitoli le regole che si trovano nei vari dharma shastra, è una sorta di repertorio, prende in considerazione più testi). I dharma sutra hanno la stessa natura del dharma shastra, con l'unica differenza che sono scritti in sutra (genere letterario, che significa filo). È solo una differenza stilistica. Molto stringata, tenta di inserire il maggior numero di informazioni in una formula densa.

Sadacara: pratiche consuetudinarie, modelli di comportamento non scritte. Atmanastushti: non riconosciuta da tutti. Significa di approvazione/soddisfazione personale. È una fonte il cui statuto è molto più problematico. Il dharma può essere conosciuto anche attraverso il senso di soddisfazione personale, chi di solito si comporta secondo il dharma. Ha una sorta di educazione al dharma sente se si sta comportando secondo il dharma o meno in situazioni in cui non sono riconosciute regole. Il passaggio fondamentale è quello tra smriti e sadacara. La radice della religione (dal testo di Manu): l'intero veda, la tradizione di cui Manu è uno dei testi più importanti, la condotta dei virtuosi, ciò che soddisfa sé stessi. È la stessa tradizione che identifica le fonti che possono essere considerati autorevoli per la conoscenza del Dharma.

Karma

Significa azione, azione vista nelle sue conseguenze, l'effetto dell'azione. Ogni azione può avere un effetto sovrasensibile che influenzerà le vite successive. Determina la qualità delle rinascite. Chi si comporta secondo il proprio dharma, avrà un karma positivo, chi viola il proprio dharma avrà un karma negativo.

Sistema delle caste

Le caste sono immutabili. Si nasce in un varna e si cambia varna, ma in una vita successiva. Il sistema delle caste è religiosamente giustificato, perché va visto nel sistema del cosmo complessivamente considerato. Nei Veda si vede solo un riferimento alle caste. Si narra dello smembramento mitico di un maschio primordiale, dal cui corpo sarebbero nati i vari varna. Da qui l'idea che tutte le parti del corpo sono importanti e che hanno bisogno l'una dell'altra, ma ci sono delle gerarchie. Varna, Jati, Wajati = Brahamana, Kshatriya, Vaishya, Shudra.

Varna: primo livello di classificazione, significa "colore". Quattro varna: Brahamana (classe sacerdotale), Kshatriya (classe aristocratica, guerriera), Vaishya (uomo comune, insieme di mestieri), Shudra (servo). Si appartiene per nascita. Fuori casta: dalit (oppressi). Al di fuori di questo sistema, ultimi tra gli ultimi. Un'ulteriore classificazione sia fatta per Jati: termine che traduce più esattamente Casta. Sono centinaia. Upajati: sotto-casta. Dall'appartenenza di casta derivano regole diverse. Influenza il lavoro ed il matrimonio. Il lavoro perché determina il lavoro che può essere svolto (ognuno deve svolgere il lavoro della famiglia, che appartiene ad una casta). Matrimonio: anche gli indù meno ortodossi. Gli indù devono sposarsi all'interno della medesima casta. Il matrimonio inter-casta è vietata, è visto come una violazione del dharma, con effetti negativi sugli sposi, le famiglie e l'ordine cosmico. Nel diritto odierno, laico, non si riconnette divieti in base alla casta. Diverso è il valore di questo matrimonio dal punto di vista sociale, a livello non ufficiale.

Sovrano - Stato

Il ruolo del sovrano può essere visto attraverso due concetti principali: raja-dharma (legittimazione del potere in termini dharmici) e danda (bastone del potere, ha a che fare con la forza, è il potere del sovrano di punire). Il primo dovere del sovrano è di proteggere i sudditi dalle minacce esterne ed interne (ecco la prerogativa della punizione legittima). Deve assicurarsi che i suoi sudditi possano vivere secondo il proprio dharma.

In vari periodi storici, c'è stata una coincidenza tra potere religioso e potere politico. Il fatto che esista una raja-dharma significa che il re ha determinati poteri che devono essere pensati secondo il dharma. Un sovrano che si comporta secondo il suo dharma protegge il suo regno. Una decadenza della sovranità produce degli effetti che producono una dissoluzione del cosmo. Una prerogativa fondamentale è quella dell'amministrazione della giustizia. Il termine con cui facciamo riferimento all'amministrazione della giustizia è vyawahara, che in realtà significa soluzione delle liti, che non necessariamente prevede l'intervento di un terzo. Sono sempre intervenuti dei fori alternativi (tribunali di casta, più o meno informati al dharma). Il re già nel modello non è il detentore esclusivo di questa capacità di amministrare la giustizia.

Quali regole doveva applicare il re nelle corti regie quando qualcuno si rivolgeva a lui per ottenere giustizia? Su questo non si sa tantissimo, perché quello che ci arriva dal periodo classico è la tradizione colta, che poteva essere anche un modello aulico. Il re doveva comunque applicare il dharma specifico delle parti che si rivolgevano a lui. Manu, libro 8 versetto 41. Ogni comunità stabilisce quale è il proprio dharma.

Fonte regia (rajashasana): decreti del re. Vi è una sfera legata all'amministrazione dello Stato, che necessita di regole pratiche. Almeno in linea di principio, secondo alcuni studiosi, il re può essere deposto se non si comporta secondo il dharma.

Fini dell'uomo

I quattro fini dell'uomo sono:

  • Dharma
  • Artha: l'utile, sia in senso economico sia in senso politico, è il valore tipico del raja.
  • Kama: il desiderio, che è la base di tutta la vita umana. Ha anche il significato di soddisfazione di questi piaceri/desideri.
  • Mosksha: rinuncia (samnyasin, cioè il rinunciante). Si dedica a pratiche ascetiche e ricerca la liberazione. Non vale la ricerca del dharma, ma ricerca una liberazione dal karma. Per il rinunciante non valgono le regole del dharma.

I primi tre aspetti, assieme, vengono definiti triplice gruppo, che si leggono insieme (trivarga). Tutti e quattro insieme formano il camurvarga.

Aspetti sostanziali del dharma

La vita dell'indù è scandita da una serie di passaggi (anche rituali) che determinano anche un cambiamento del proprio status dharmico. Ciò si applica soprattutto al modello di vita del bramini, a cui si applica una distinzione (ashrama = stadio di vita: studentato religioso, vita matrimoniale, eremitaggio e della rinuncia). Il rito è il sanskara (traducibile come sacramenti). La rinuncia è molto interessante per la vita indù, ma è religiosamente lo stadio di vita più complesso.

Il matrimonio (vivaha). Il matrimonio indù è un sacramento e non contrattuale, è un matrimonio monogamico ed indissolubile. È un'unione eterna. In alcune comunità o caste indù esistevano forme poligamiche così come esistevano dei divorzi consuetudinari, in alcune parti dell'India ancora praticate. Un aspetto molto noto della concezione del matrimonio indù è relativo all'età matrimoniale: viene proposta come età matrimoniale molto bassa: donna dovrebbe sposarsi appena raggiunta l'età matrimoniale (intorno ai 12 anni) ed anzi sia un dovere (dharma) del padre di dare in sposa la figlia in età puberale ed eventualmente anche anticiparla. Il matrimonio dei bambini (motivo di preoccupazione per lo stato ed organismi internazionali come l'UNICEF) è regolato dharmicamente. I matrimoni dei bambini sono molto praticati nel nord-ovest, mentre nel Kerala (sud) sono praticamente sconosciuti, ma entrambe le comunità vivono in base al dharma!

Alla morte del marito, la donna dharmica dovrebbe dimorarsi sulla pira funebre (sacrificio rituale). Le comunità hanno espresso un diritto a base dharmica. Il diritto indù si è trasformato, è molto antico ed è ancora vigente in India in materia di famiglia e successioni.

Diritto indù

Dal 1500 a.C. al 1100 d.C periodo di formazione dei indù. All'inizio del periodo coloniale si è avuta una grossa presenza di sovrani musulmani, che non riconoscevano l'autorità del dharma. Non si hanno grosse trasformazioni, se non nei centri cittadini per quanto riguarda il diritto penale, che viene islamizzato.

Fine 1700: politica del diritto coloniale. Nel 1772 viene adottato il sistema delle materie elencate, si decise di applicare nelle corti coloniali il diritto indù agli indù ed il diritto musulmano ai musulmani, ma solo in materia di matrimonio, successioni, caste ed altre materie religiose. La società indù è stata irrigidita dall'applicazione di regole molto antiche. Intervento dei Pandit (esperti di sanscrito) nelle Corti, che agivano come consulenti del giudice.

Per il diritto indù, già nel periodo coloniale, e soprattutto oggi, è importante la distinzione tra diritto ufficiale (applicato o prodotto dallo Stato, ma quello davvero importante è l'operato delle Corti) e diritto non ufficiale (diritto che non viene riconosciuto dallo Stato, non è prodotto né applicato dallo Stato, ma da parte di alcune comunità viene osservato come proprio diritto).

Indù epoca contemporanea

Si ha una forma di statalizzazione del diritto indù. Indu marriage act: diritto che si applica agli indù = legge dello Stato che si applica solo ad una parte della società. Oltre agli indù si applica anche ad altre comunità, per finalità di semplificazione: si applica anche ai buddhisti, ai sick ed ai jainisti.

Diritto statale e diritti tradizionali indù. Il diritto dell'India è un diritto laico, ma comunque l'80% della popolazione è indù. Indu marriage act: si applica solo ad alcune persone (indu, buddhisti, jainisti e sikh). Il diritto indù è un diritto residuo. Articolo 3: consuetudini ed usi = regole osservate in maniera continua ed uniforme per lungo tempo abbiano ottenuto rilevanza tra gli indù in ogni area locale, gruppo o famiglia, sul presupposto che la regola sia certa e non irragionevole e non sia contraria ai principi generali dell'ordinamento. Un giudice di oggi può applicare il diritto indù se conformi alla Costituzione, quindi non potrà mai applicare le caste (c'è il principio di uguaglianza!).

Il giudice potrà giudicare assumendo come fonte il precedente giudicato secondo la regola dello stare decisis. Special marriage act: regola il matrimonio tra persone appartenenti a religioni diverse. È obbligatorio per matrimoni interreligiosi, ma è facoltativo anche per tutti gli altri. In realtà tendono tutti a sposarsi in base all'indu marriage act.

Secondo alcuni, il diritto indù dovrebbe essere superato come diritto applicato a famiglia e successioni. Art 44 Cost prevede l'adozione di un codice civile uniforme. Per tale si intende in materia di famiglia e successioni, perché le altre materie sono già uniformi. Dopo la costituente, si riteneva che avere tanti sistemi diversi fosse contrario al principio di laicizzazione, e fosse un retaggio della colonizzazione. Ci furono molte opposizioni, soprattutto ad opera dei musulmani. Ancora oggi questo codice civile uniforme ancora oggi. Secondo alcuni è un sistema di gestione del grande pluralismo indiano che funziona meglio di tanti sistemi unitari.

L'interpretazione dei diritti religiosi secondo le garanzie costituzionali, secondo alcuni è una forma di evoluzione del diritto religioso. Articolo 29: gestione dei matrimoni tra indù prima dell'entrata in vigore dell'indu marriage act non può essere considerato in vigore dopo l'entrata in vigore dell'atto. Gotra: classificazione interna alla stessa casta, una specie di ascendenza mitica a qualche comune antenato, che può anche non essere strettamente di sangue.

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Scienze giuridiche IUS/02 Diritto privato comparato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca ghione di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto comparato delle religioni nei Paesi europei e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Zuanazzi Ilaria.
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