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Quindi, per effetto dello spossessamento il patrimonio del fallito rimane insensibile di fronte alle

obbligazioni dipendenti dalla sua nuova attività; nonostante ciò tale insensibilità sussiste fin quando

il patrimonio è necessario per il pagamento dei creditori concorsuali e viene addirittura meno

quando l’assunzione di obbligazioni da parte del fallito si ponga come presupposto per

l’acquisizione al fallimento di altri beni durante la procedura concorsuale (art. 42, 2°co., legge fall.).

335. Beni ai quali si estende lo spossessamento.

Il fall. si estende a tutti i beni del debitore esistenti alla data della dichiarazione e anche ai beni che

pervengono al fallito durante il fall. (art. 42 legge fall.). Sono esclusi dal fall. solo quei beni e diritti

aventi natura personale o familiare (beni di natura strettamente personale; frutti derivanti

dall’usufrutto legale sui beni dei figli), o funzione alimentare e di sussistenza per il fallito e la sua

famiglia (redditi della propria attività nei limiti dei bisogni personali).

Inoltre, si considerano esistenti nel patrimonio anche quei beni che, pur avendo formato oggetto di

disposizione da parte del fallito, sono stati alienati con atti in opponibili ai terzi: dalla data della

dichiarazione di fall. non possono più essere compiute efficacemente le formalità necessarie per

rendere opponibili ai terzi gli atti (art. 45 legge fall.).

Restano esclusi i beni che il fallito detenga o abbia acquistato in qualità di mandatario per conto del

mandante; rispetto a tali beni è ammissibile anche durante il fall. l’azione di rivendicazione ex art.

1706 c.c. (art. 79, 3°co., legge fall.).

336. Effetti nei confronti dei creditori.

● In primo luogo, la dichiarazione di fall. determina nei confronti dei creditori l’assoggettamento

alle norme del concorso, l’accertamento del loro credito (art. 52 legge fall.), l’assorbimento in

un'unica procedura concorsuale delle singole azioni esecutive iniziate dai creditori (art. 51 legge

fall.), l’accentramento nel curatore di tutte le azioni che spettano ai creditori.

Nel caso di singole esecuzioni già iniziate, l’assorbimento in un'unica procedura concorsuale

avviene mediante la sostituzione del curatore al creditore istante (art. 107 legge fall.).

● In secondo luogo conseguenze del fall. riguardano la posizione dei creditori ai fini del concorso

(rimanendo invece immutata la loro posizione nei confronti del fallito).

Per i creditori muniti di diritto di prelazione non vi sono particolari cambiamenti, salvo ovviamente

l’accertamento del loro credito e dello stesso diritto di prelazione. Qualora il creditore munito di

diritto di prelazione non si soddisfa integralmente sul bene che costituisce la sua garanzia specifica,

per il residuo ha gli stessi diritti del creditore chirografario (art. 54 legge fall.).

Per i creditori chirografari si determinano invece alcune modificazioni:

1. sospensione del corso degli interessi legali e convenzionali (art. 55, 1°co., legge fall.);

2. scadenza dei debiti pecuniari alla data della dichiar. di fall. (art. 55, 2°co., legge fall.);

3. applicazione di particolari criteri di valutazione per i crediti infruttiferi, per le obbligazioni,

per i crediti non pecuniari, per la rendita perpetua e vitalizia ( art. 57-60 legge fall.);

4. applicazione di particolari principi nei confronti del creditore di più coobbligati in solido

(art. 61-63 legge fall.).

La dichiarazione di fallimento non esclude invece la compensazione tra crediti verso il fallimento e

debiti nei confronti di esso: è ammessa anzi la compensazione anche quando il credito verso il fall.

non sia ancora scaduto alla data della dichiarazione, purché esso non sia stato acquistato per atto tra

vivi nell’anno antecedente a tale data (art. 56 legge fall.).

337. Gli atti pregiudizievoli ai creditori: il pregiudizio dei creditori nel fallimento.

In genere corre un certo lasso di tempo tra il manifestarsi dell’insolvenza e la dichiarazione di fall.,

durante il quale può essere alterata la par condicio creditorum e compromesse le garanzie dei

creditori attraverso atti di disposizione compiuti nel tentativo di ovviare alla crisi imminente o di

mascherarla. La legge interviene per eliminare tale pregiudizio predisponendo particolari mezzi al

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fine di ricostituire il patrimonio del fallito come era al momento in cui si è manifestata l’insolvenza

e al fine di ripristinare la par condicio creditorum.

Tale problema non è specifico della materia fallimentare, ma si presenta ogni volta che il debitore

sottrae, con pregiudizio dei suoi creditori, beni al suo patrimonio.

Un rimedio è previsto già nel c.c. all’art. 2901, relativo all’azione revocatoria: con essa si ha una

dichiarazione di inefficacia dell’atto di disposizione nei confronti del creditore, a cui segue la

possibilità di attuare l’esecuzione forzata sul bene sottratto fraudolentemente.

Nella materia fallimentare tale problema assume un rilievo specifico, sia perché l’insolvenza del

debitore riguarda la generalità dei creditori (non solo il singolo creditore), sia perché deve essere

garantito cmq il rispetto della par condicio creditorum. Quest’ultimo aspetto determina che alla

revocatoria fallimentare possono essere assoggettati atti di disposizione che sono invece sottratti

alla revocatoria prevista dal c.c., come il pagamento di debiti alla loro scadenza naturale (art. 67,

2°co., legge fall.): in questo caso, anche se detto pagamento non altera la consistenza del patrimonio

del debitore, altera però la par condicio creditorum, in quanto sottrae valori sui quali tutti i creditori

possono concorrere.

Cmq, perché possa farsi ricorso alla revocatoria fallimentare, per eliminare gli atti compiuti dal

fallito prima della dichiarazione di fall., è necessario che l’insolvenza si sia manifestata.

Tenendo conto di questa esigenza logica, il cod. di commercio abrogato prevedeva l’efficacia

retroattiva della sentenza di dichiarazione del fall., sino al momento in cui risultava, mediante un

accertamento giudiziale, che l’insolvenza si fosse effettivamente manifestata, consentendo

l’eliminazione degli effetti degli atti compiuti dal fallito durante tale periodo, detto periodo

sospetto.

La legge fall. prevede invece un sistema diverso, pratico e meno rigoroso: viene pertanto fissato un

periodo di tempo-diverso a seconda dei sogg. che hanno compiuto l’atto, del suo contenuto e delle

circostanze che l’hanno determinato- entro cui gli effetti dell’atto possono essere eliminati rispetto

ai creditori del fallimento, ► in quanto l’atto stesso viene considerato come compiuto in frode di

essi con presunzione iuris et de iure, cioè non suscettibili di prova contraria, o con presunzione

iuris tantum, cioè a meno che non risulti l’ignoranza da parte del terzo in merito alla insolvenza del

debitore-imprend..

Grazie a tale sistema non è necessario individuare il momento del manifestarsi dell’insolvenza, in

quanto la eliminabilità degli effetti dell’atto consegue automaticamente al fatto che lo stesso è

compreso nella categoria prevista dalla legge e che è stato compiuto in un periodo di tempo

antecedente la dichiarazione di fall., periodo anch’esso fissato dalla legge.

Nonostante ciò, è necessario passare per l’accertamento del momento del manifestarsi

dell’insolvenza anche in tale sistema, qualora l’eliminabilità degli effetti dell’atto consegue alla

conoscenza da parte del terzo, presunta o da dimostrarsi ad opera del curatore, dello stato di

insolvenza stesso. Questo perché cmq gli effetti di tali atti non possono essere eliminati fino a che

non si verifichi l’insolvenza.

338. continua: le singole categorie di atti.

Le categorie di atti che possono essere soggetti a revocatoria fall. sono previste dall’ art. 67 legge

fall.; con D.L. n. 35/2005 non solo sono stati dimezzati i termini previsti per far valere la revoca

degli atti indicati dall’art. 67, ma è stata esclusa la revocabilità di alcuni di tali atti.

● Secondo l’attuale 3°co. art. 67 legge fall. non possono essere revocati:

1. i pagamenti di beni effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa;

2. le rimesse effettuate su un conto corrente bancario;

3. le vendite a giusto prezzo di immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l’abitazione

principale dell’acquirente o suoi parenti;

4. atti, pagamenti e garanzie concesse su beni del debitore, purché idonei a consentire il

risanamento della situazione debitoria dell’impresa; 7

5. atti, pagamenti e concessione di garanzie effettuati in esecuzione del concordato preventivo

o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’art. 182-bis legge fall.;

6. i pagamenti di corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti o collaboratori

del fallito;

7. i pagamenti dei debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere prestazioni di

servizi strumentali all’accesso al concordato preventivo.

● Il D.lgs. n. 122/ 2005 prevede altri casi di esenzione dall’azione revocatoria fall. in merito ai

contratti aventi per effetto il trasferimento di immobili da costruire.

● Per quanto riguarda tutti i restanti atti, la loro soggezione o meno alla revocatoria fall. è

disciplinata diversamente, a seconda della categoria nella quale rientra il singolo atto.

Tali categorie sono:

a. atti a titolo gratuito compiuti nei 2 anni antecedenti alla dichiarazione di fall. e pagamento

dei debiti con scadenza alla data della dichiar. di fall. o successiva.

Per tali atti la legge prevede l’inefficacia nei confronti del fallimento a prescindere da ogni

indagine circa l’esistenza e la conoscenza del terzo dello stato di insolvenza dell’imprend.;

quindi l’eliminabilità di tali atti deriva direttamente dalla dichiar. di fall. e non richiede la

proposizione di una azione da parte del curatore.

b. atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie che presentino caratteristiche tali da far ritenere

l’esistenza di un accordo tra imprend. e terzo a danno dei creditori. (ad es., atti estintivi di

debiti scaduti effettuati con mezzi anormali di pagamento come la datio in solutum;

costituzione di garanzie reali per debiti non scaduti);

c. atti a titolo oneroso, pagamenti garanzie che non presentino caratteristiche tali da far pensare

ad un accordo a danno dei creditori, ma che risultano cmq obiettivamente pregiudizievoli. Si

tratta di pagamenti fatti alla scadenza con mezzi normali, o atti di disposizione compiuti

verso un corrispettivo adeguato, ecc, i cui effetti per essere eliminati solo se gli stessi atti

sono stati compiuti nei 6 mesi antecedenti alla dichiarazione di fall. e se il curatore prova la

conoscenza del terzo circa l’insolvenza dell’imprend..

d. atti compiuti tra coniugi. Tali atti, dai quali sia derivato pregiudizio per i creditori, possono

essere revocati in qualunque tempo siano stati compiuti, purché naturalmente durante

l’esercizio dell’impresa e se il coniuge non prova di aver cmq ignorato lo stato di insolvenza

dell’altro coniuge fallito (art. 69 legge fall.)

339. La revocatoria ordinaria nel fallimento.

● Se gli atti del fallito non rientrano in nessuna delle categorie previste dalla legge, allora

l’eliminazione degli effetti di tali atti nei confronti del fall. è subordinata a quanto previsto dall’art.

2901 c.c. per l’azione revocatoria ordinaria. Ciò può avvenire, ad es., quando l’atto è stato compiuto

prima del periodo fissato dalla legge, o quando è decorso il termine di decadenza per l’esercizio

dell’azione revocatoria fallimentare (previsto dall’art. 69-bis legge fall. a 3 anni dalla dichiarazione

di fall. e cmq non oltre 5 anni dal compimento dell’atto).

● Per gli altri atti il curatore del fall. deve dimostrare:

1. la consapevolezza da parte del debitore del pregiudizio derivante ai creditori dal

compimento dell’atto;

2. per gli atti a titolo oneroso, la consapevolezza da parte del terzo del pregiudizio ai creditori.

Dato però che la consapev. del pregiudizio ai creditori da parte del debitore è insita nell’esistenza

della sua insolvenza, e che la consapev. del pregiudizio da parte del terzo è insita nella conoscenza

dello stato di insolvenza ► allora ricorrono gli estremi per l’applicazione della revocatoria

ordinaria ogni qual volta il curatore dimostri:

1. l’insolvenza dell’imprend. al momento del compimento dell’atto;

2. la conoscenza dell’insolvenza del terzo per gli atti a titolo oneroso.

■ Nonostante il richiamo alla revocatoria ordinaria, l’azione è cmq di esclusiva spettanza del

curatore e va proposta davanti al tribunale fallimentare (art. 66 legge fall.), e mira a ricostituire il

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patrimonio dell’imprend. per il soddisfacimento di tutti i suoi creditori (e non a ricostituire la

garanzia del singolo creditore).

Tuttavia il richiamo ai principi della revocatoria ordinaria a ragione d’essere solo nel caso in cui,

essendo l’azione revocatoria ordinaria concessa ai creditori antecedenti al momento del

compimento dell’atto, gli effetti dell’atto, anche durante una proc. fallimentare, possono essere

eliminati solo nei limiti del soddisfacimento dei creditori antecedenti (e quindi non di tutti i

creditori del fall. come nel caso della revoc. fallimentare); negli altri casi si rientrerebbe cmq

nell’ambito dell’art. 67, 2°co., legge fall..

340. Effetti della revocatoria o della dichiarazione di inefficacia.

L’azione revocatoria fallimentare produce l’eliminazione degli effetti dell’atto pregiudizievole

compiuto dal fallito solo nei confronti dei (di tutti i) creditori del fall.; nonostante ciò tra le parti (il

fallito e il terzo) l’atto rimane pienamente valido ed efficace ► si tratta infatti di una inefficacia

relativa, in quanto una volta che sia cessata l’esecuzione concorsuale e i creditori del fall. siano

stati tutti interamente soddisfatti, l’atto può nuovamente considerarsi efficace tra le parti.

Quindi, ai sensi dell’art. 70, 2°co., legge fall. alla eliminazione dell’efficacia dell’atto

pregiudizievole nei confronti del fall. può corrispondere il diritto del terzo ad essere ammesso al

passivo del fall. per la somma di cui risulti creditore.→ Tale ultimo aspetto caratterizza la

revocatoria fall. rispetto a quella ordinaria, nella quale, invece, è esclusa la possibilità per il terzo di

concorrere sul ricavato dei beni oggetto dell’atto dichiarato inefficace (ex art. 2902 c.c.)► tale

diversità si spiega appunto con la universalità della esecuzione fall. rispetto alla singolarità della

esecuzione individuale.

341. Effetti sui contratti in corso di esecuzione.

La dichiarazione di fall. rispetto ad una impresa in attività trova necessariamente dei rapporti in

corso di esecuzione, che in genere non sono stati compiutamente eseguiti da ambo le parti; quali

sono gli effetti su tali rapporti da parte della dichiarazione di fall.?

● Nonostante non sia possibile dettare in materia un principio unitario, è cmq possibile individuare

una regola residuale, ex art. 72 legge fall., la quale è cioè utilizzabile per le ipotesi in cui non sia

espressamente-diversamente disposto.

Secondo tale regola, la dichiarazione di fall. non comporta lo scioglimento del contratto, bensì la

sospensione della sua esecuzione → ciò riguardo il contraente non coinvolto nel fall., evidenzia

niente altro che l’applicazione nella materia fallimentare dell’art. 1461 c.c., che sancisce il diritto di

sospendere l’esecuzione della propria prestazione quando si sono verificate modificazioni delle

condizioni patrimoniali dell’altro contraente (il fallito) tali da mettere in pericolo il conseguimento

della controprestazione.

Inoltre è riconosciuto il diritto del curatore fallimentare di subentrare nel contratto e adempiere

integralmente gli obblighi .

Ma la particolarità della disciplina sta nel fatto che il curatore ha anche il diritto di sciogliersi dal

contratto, nel caso in cui non intenda assumere gli obblighi ad esso connessi ► l’art. 72, 1° co.,

prevede infatti che “l’esecuzione del contratto è sospesa fin quando il curatore, con autorizzazione

del comitato dei creditori, non abbia scelto se subentrare al fallito oppure scioglierlo → da ciò si

evince come la sospensione sia in realtà funzionale alla scelta del curatore.

Tale diritto del curatore è una particolarità del diritto fall. e può essere escluso solo nel caso in cui

l’altro contraente accetti ugualmente di dare esecuzione al contratto, accontentandosi di essere

ammesso al passivo del fall. per il relativo prezzo.

● Questa soluzione ex art. 72 trova ragion d’essere nel caso in cui ambo le parti non abbiano dato

integrale esecuzione ai rispettivi obblighi inerenti al contratto; se invece il fallito ha eseguito

pienamente la sua prestazione, l’altro contraente dovrà necessariamente eseguire la propria. 9

● La regola ex art. 72 trova applicazione solo se la legge non disponga altrimenti; infatti nel caso di

vendita di immobili da costruire e fallimento del costruttore, anche all’acquirente è riconosciuto il

diritto di sciogliersi dal contratto.

Sono previste ulteriori particolarità.

3. La procedura fallimentare

342. Gli organi: tribunale fallimentare, giudice delegato, curatore, comitato dei creditori.

A differenza dell’esecuzione individuale, la quale di attua su un singolo bene per iniziativa e

nell’interesse del creditore procedente e dovel’ufficio esecutivo svolge compiti saltuari,

l’esecuzione concorsuale:

1. si attua su iniziativa dell’ufficio esecutivo;

2. nell’interesse di tutti i creditori (del fallito);

3. con riferimento a tutto il patrimonio (del fallito).

Per ciò è necessaria la presenza di molteplici organi che svolgano specifiche attività:

☻ Il tribunale fallimentare che ha dichiarato il fall.,

1. è competente a conoscere tutte le azioni ad esso correlate (dirette ad accertare l’attivo e il

passivo e ad attuare l’esecuzione sul patrimonio del fallito, art. 24 legge fall.),

2. è investito di tutta la proc. fall. ,

3. provvede con decreto su tutte le controversie che non sono di competenza del giudice

delegato e sui reclami contro i provvedimenti di quest’ultimo (art. 23 legge fall.).

☻ Il giudice delegato, (art. 25 legge fall.)

1. è nominato dal tribunale fallimentare nella sentenza dichiarativa del fall.;

2. svolge essenzialmente funzioni di vigilanza sulla regolarità della procedura;

3. controlla l’operato del curatore e concede le necessarie autorizzazioni;

4. provvede sui reclami avverso gli atti del curatore e del comitato dei creditori.

☻ Il curatore,

1. è l’organo amministrativo del fall.;

2. provvede, sotto vigilanza del giudice delegato, alla conservazione, amministr. e

realizzazione del patrimonio fallimentare (art. 31 legge fall.);

3. nell’esercizio delle sue funzioni agisce come pubblico ufficiale e non è ammessa la sua

sostituzione, se non con riferimento a operazioni singole e previa autorizzazione del giudice

delegato (art. 30-32 legge fall.);

4. la legge prevede particolari cautele per lo svolgimento della sua attività, richiedendo

particolari requisiti per la sua nomina (art. 28 legge fall.), vietando in maniera assoluta o

subordinando il compimento degli atti di straordinaria amministr. al consenso del comitato

dei creditori, ecc.

☻ Il comitato dei creditori, tradizionalmente aveva solo funzioni consultive, mentre oggi ha

assunto un ruolo più incisivo:

1. vigila sull’operato del curatore;

2. nei casi previsti dalla legge, o su richiesta del tribunale o del giudice delegato, ha il potere di

autorizzare gli atti del curatore.

343. Momenti essenziali della procedura fallimentare: a) la conservazione del patrimonio.

Innanzitutto nella proc. fall. emerge un complesso di atti finalizzato alla conservazione del

patrimonio del fallito :

1. apposizione dei sigilli sui beni del fallito ad opera del curatore;

2. consegna al curatore del denaro contante, titoli, scritture contabili ecc..;

3. inventario dei beni, che si compie secondo le regole del cod. proc. civ., previa rimozione dei

sigilli; 10

4. presa in consegna dei beni da parte del curatore, salvo per quei beni detenuti dal terzo sulla

base di un titolo opponibile al curatore;

5. ai sensi del nuovo art. 104-ter legge fall., il curatore, entro 60 gg. dalla redazione

dell’inventario, deve redigere un programma di liquidazione da sottoporre, previo parere

conforme del comitato dei creditori, all’approvazione del giudice delegato; con esso si

indicano le modalità per la realizzazione dell’attivo, la destinazione che si intende dare

all’azienda, le eventuali proposte di concordato e le azioni risarcitorie, recuperatorie o

revocatorie da esercitare. A seguito della sua approvazione da parte del giudice delegato,

diviene vincolante per il curatore.

344. continua: b) l’accertamento del passivo.

● Segue un complesso di atti volti all’accertamento del passivo → si tratta di un particolarità della

proc. fall. dovuta alla mancanza di un creditore procedente (che identifichi direttamente il passivo) e

all’apertura del concorso dei creditori che si attua per effetto della dichiar. di fall..

Ai sensi dell’art. 102 legge fall., si può prescindere da tale accertamento solo qualora risulti che

l’attivo non consente di soddisfare alcuno dei creditori.

► Tale accertamento del passivo è necessario ai fini del concorso, perché consente di trasformare

in creditore concorrente sul ricavato dei beni del fallito il creditore concorsuale, cioè colui che a

seguito del fall. ha diritto di partecipazione al concorso.

● Gli effetti dell’accertamento si producono solo nell’ambito della proc. concorsuale, non anche al

di fuori di essa (art. 96 legge fall.); però la domanda di ammissione al passivo produce gli effetti

della domanda giudiziale per tutto il corso del fall. (art. 94 legge fall.).

● Tale accertamento si svolge in 2 fasi: una necessaria, dinanzi al giudice delegato; l’altra

eventuale, dinanzi al tribunale.

1. Nella prima fase vi sono alcune operazioni:

a. Predisposizione da parte del curatore dell’elenco dei creditori con indicazione dei

rispettivi crediti e diritti di prelazione (art. 89 legge fall.); comunicazione a tali

creditori della data (fissata dalla sentenza dichiar. di fall.) dell’esame dello stato

passivo; comunicazione agli stessi del termine entro cui devono presentare le loro

domande (art. 92 legge fall.);

b. Presentazione dei creditori delle loro domande di ammissione (c.d. insinuazione al

passivo del fall.) mediante ricorso, da depositare presso la cancelleria del tribunale

almeno 30 gg. prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo, con

indicazione della somma che si intende insinuare al passivo e degli elementi di

diritto che costituiscono la ragione della domanda (art. 93 legge fall.);

c. Predisposizione di un progetto di stato passivo da parte del curatore ; progetto che

deve essere depositato in cancelleria e assoggettato ad esame in apposita udienza

(art. 95 legge fall.);

d. Formazione dello stato passivo da parte del giudice delegato . Il giudice delegato può

ammettere o escludere il credito con decreto; può anche ammetterlo con riserva nel

caso si tratti di credito condizionato.

Terminato l’esame di tutte le domande dei creditori, viene formato lo stato passivo

definitivo e il giudice del. lo dichiara esecutivo, depositandolo in cancelleria (art. 96

legge fall.). Subito dopo tale ultima dichiarazione di esecutività dello stato passivo, il

curatore comunica a ciascun creditore l’esito della domanda e l’avvenuto deposito in

cancelleria dello stato passivo (art. 97 legge fall.).

► Con la dichiarazione di esecutività dello stato passivo si chiude la 1 fase. Lo stato

passivo definitivo assume efficacia pari a quella del decreto ingiuntivo → pertanto ai

fini del concorso comporta accertamento irrevocabile, a meno che non sia stata

proposta opposizione, impugnazione o revocazione mediante ricorso al tribunale nel

termine di 30 gg. dalla comunicazione da parte del curatore. 11

2. Nella 2 fase, dinanzi al tribunale, possono essere sollevate:

a. le opposizioni allo stato passivo da parte dei creditori la cui domanda sia stata

respinta o accolta in parte;

b. le impugnazioni dal curatore e dai creditori contro l’ammissione di altri creditori (art.

98 legge fall.);

c. contro i crediti ammessi è consentita la proposizione di una domanda di revocazione

mediante ricorso al tribunale → quando risulta che l’ammissione di un credito è stata

determinata da falsità, dolo, errore essenziale o dalla mancata conoscenza di

documenti decisivi non prodotti tempestivamente. Tale domanda può essere proposta

dal curatore o del creditore (art. 98 legge fall.).

I ricorsi devono essere notificati al curatore, al creditore di cui si contesta l’ammissione

e al fallito, insieme al decreto che fissa l’udienza in camera di consiglio entro il termine

previsto dal tribunale.

Nel corso dell’udienza il tribunale, in contraddittorio con le parti, assume i mezzi di

prova ammessi, e se necessario autorizza ulteriori documenti; le domande non contestate

sono ammesse con decreto.

Avverso il decreto del tribunale le parti possono proporre ricorso per cassazione entro 30

gg. dalla sua comunicazione (art. 99 legge fall.).

Dopo la formazione dello stato passivo definitivo, e scaduto il termine per le domande di

ammissione al passivo, è cmq possibile la presentazione di ulteriori domande di

ammissione → c.d. queste

dichiarazioni tardive di credito o insinuazioni tardive.►

possono essere proposte nel termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività

dello stato passivo, o cmq anche dopo tale termine, purché prima che siano esaurite le

ripartizioni dell’attivo qualora il ritardo sia dovuto a causa non imputabile al creditore.

345. continua: c) l’accertamento dell’attivo.

La legge fall. non considera espressamente questa categoria di operazioni, in quanto a tal fine è

sufficiente l’inventario e la presa in consegna dei beni da parte del curatore.

346. continua: d) l’amministrazione del patrimonio.

Tra gli atti circa l’amm. del patrimonio assume particolare rilevanza l’esercizio provvisorio

dell’impresa, che può essere disposto dal tribunale nella sent. Dichiarativa di fall. quando dalla

cessazione dell’attività d’impresa possa derivare un danno grave e purché la continuazione non

pregiudichi i creditori, ai sensi dell’art. 104 legge fall..

Se non è previsto dal tribunale direttamente nella sent. di fall., la continuazione temporanea

dell’esercizio dell’impresa può essere prevista successivamente su proposta del curatore, previa

autorizzazione del giudice delegato, e con parere vincolante del comitato dei creditori. Quest’ultimo

controlla anche l’operato della gestione, e può ottenere la cessazione delle attività quando questa

non sia più nell’interesse dei creditori.

La continuazione dell’impresa comporta la prosecuzione dei rapporti pendenti; i crediti sorti

successivamente sono soddisfatti in prededuzione → in tal caso, il curatore assume la gestione

dell’impresa, a differenza di quanto avviene nel caso dell’affitto dell’azienda del fallito, dove la

continuazione dell’impresa fa capo invece all’affittuario.► tale materia è regolata dal nuovo art.

104-bis legge fall., che ammette tale possibilità solo se l’affitto appaia utile al fine della vendita più

vantaggiosa dell’impresa e sempre che la durata sia compatibile con le esigenze della liquidazione

dei beni.

347. continua: e) la liquidazione dell’attivo.

Si tratta della realizzazione dei beni del fallito per il soddisfacimento dei creditori. Ai sensi del

nuovo art. 104-ter legge fall., si attua sulla base del programma di liquidazione che il curatore deve

predisporre entro 60 gg. dalla redazione dell’inventario e sottoporre, previo parere favorevole del

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comitato dei creditori, all’approvazione del giudice delegato. Cmq, prima di tale approvazione, il

curatore può procedere alla liquidazione dei beni solo se dal ritardo può derivare pregiudizio agli

interessi dei creditori, sempre con autorizzazione del giudice e parere del comitato.

Nonostante non vi siano modalità tassative per realizzare l’attivo, la legge fall. all’art. 105 ne

privilegia alcune: vendita del complesso aziendale o di suoi rami, cessione delle attività o passività

dell’impresa. Qualunque sia la modalità scelta, la liquidazione deve avvenire sulla base di

procedure competitive, di stime effettuate da esperti, assicurando max partecipazione e

informazione.

348. continua: f) la ripartizione dell’attivo.

Operazione conclusiva, attraverso la quale si attua la finalità del fall., ovvero la distribuzione delle

somme ricavate dalla distribuzione dell’attivo tra i creditori.

Tale distribuzione avviene sulla base di un progetto predisposto dal curatore secondo un ordine

preferenziale ex nuovo art. 111 legge fall.:

1. crediti prodeducibili, cioè quelli sorti durante il fall. o altra proc. conc., i crediti sorti durante

la continuazione dell’impresa e la gestione del patrim. del fallito dopo la dichiarazione dello

stato di insolvenza;

2. crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l’ordine assegnato dalla legge;

3. crediti chirografari in proporzione dell’ammontare di ciascuno.

► Cmq la distribuzione non può riguardare la totalità delle somme disponibili; infatti deve essere

accantonata un percentuale non inferiore de 20% per imprevisti, e le somme necessarie per

soddisfare i creditori ammessi con riserva, i creditori la cui ammissione è stata impugnata o della

quale si è chiesta la revocazione (art. 113 legge fall.).

Contro il progetto depositato in cancelleria, i creditori possono proporre reclamo nel termine di 15

gg. dalla comunicazione dell’avvenuto deposito; decorso detto termine il giudice del.lo dichiara

esecutivo (art. 110 legge fall.).

Il riparto finale avviene dopo il compimento della liquidazione dell’attivo e previa approvazione del

rendiconto del curatore.

349. Chiusura della procedura.

Ai sensi dell’art. 118 legge fall. sono:

1. la ripartizione finale dell’attivo;

2. l’avvenuta estinzione di tutti i debiti ;

3. mancata proposizione di domande di ammissione al passivo del fallimento nel termine

previsto nella sent. dichiarat. di fall.; sotto tale aspetto, si verifica in sostanza una mancanza

di concorso, e quindi il venir meno della ragione stessa della proc. conc.;

4. insufficienza dell’attivo .

In tali casi la chiusura del fall. non è automatica, ma deve essere dichiarata dal tribunale, mediante

decreto motivato, su istanza del fallito, del curatore o d’ufficio.

Il decreto di chiusura (e quello di rigetto dell’istanza di chiusura) è soggetto a reclamo dinnanzi alla

corte d’appello, procedendosi in tal caso secondo quanto disposto in generale per i reclami dall’art.

26 legge fall. (ex art. 119 legge fall.).

350. Il concordato fallimentare.

Forma particolare di cessazione della proc. di fall., attraverso cui si attua il soddisfacimento dei

creditori senza ricorrere alla liquidazione giudiziaria del patrimonio del fallito.

Non va confuso con quegli accordi stragiudiziali con cui il fallito può provvedere alla liquidazione

dei suoi beni → questi possono comportare la chiusura del fallimento ai sensi dell’art. 118, n. 2,

legge fall., ma non costituiscono concordato.

Si tratta di un atto complesso, costituito da un accordo (tra fallito e creditori) e un provvedimento

giurisdizionale di omologazione. 13

● Secondo il sistema originario, il tribunale aveva ampi poteri in materia, dato che la sua

omologazione mediante sentenza investiva non solo la legittimità dell’atto (cioè l’essere conforme

alla legge) bensì anche il merito dell’atto, negando l’omologazione qualora riteneva l’atto non

conveniente.

● Ma con il D.lgs. n. 5/2006, viene modificata tale disciplina ► ai sensi del nuovo art. 129 legge

fall., il tribunale si limita a verificare il rispetto della proc. e dell’esito delle votazioni con cui i

creditori hanno espresso il loro consenso; non può più operare alcun controllo circa il merito della

proposta, ed inoltre il provvedimento di omologazione è ora adottato con decreto.

■ Si tratta di un atto a formazione successiva:

1. in primo luogo vi deve essere una proposta di concordato, che può essere presentata dal

fallito, creditore o terzo; è necessario però la conoscenza della situazione debitoria, e quindi

che lo stato passivo sia stato reso esecutivo o cmq che si disponga di dati contabili idonei e

verificare tale stato (nuovo art. 124 legge fall.). La proposta deve contenere misura e

modalità circa il soddisfacimento dei creditori e le garanzie offerte → sotto quest’ultimo

aspetto può essere offerto il pagamento di una % (c.d. concordato remissorio), il pagamento

dilazionato nel tempo ( c.d. concordato dilatorio), garanzie reali sui beni del fall. o garanzie

reali-personali di terzi.► Tra le diverse proposte che si possono fare, assume particolare

rilevanza quella ex art. 137, 5° co., legge fall., per cui le obbligazioni nascenti dal

concordato sono assunte da un 3 con liberazione immediata del fallito, 3 detto assuntore del

concordato; la liberazione del fallito consegue immediatamente all’omologazione del

concordato, e le vicende inerenti alle obbligazioni di esso fanno esclusivamente capo

all’assuntore e in nessun caso possono determinare la riapertura del fallimento.

2. la proposta di concordato è presentata mediante ricorso al giudice del., e sottoposta ad alcuni

adempimenti preliminari come il parere favorevole del comitato e del curatore, e, qualora

siano previsti trattamenti differenziati per singole classi di creditori, la verifica del tribunale

circa la correttezza dei criteri di distinzione adottati (art. 125 legge fall.);

3. espletati tali adempimenti preliminari, la proposta viene sottoposta all’approvazione dei

creditori, che avviene con votazione dei creditori; la proposta si intende approvata con voto

favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto; per

agevolare la formazione della maggior., si ritengono consenzienti i creditori che non hanno

manifestato il loro dissenso entro il termine previsto dal giudice delegato (art. 128 legge

fall.).

4. Se è raggiunta la necessaria maggior., ciò viene comunicato al proponente, fallito e

dissenzienti e viene fissato un termine per la proposizione di eventuali opposizioni e per la

richiesta di omologazione (entrambe si devono proporre con ricorso ex art. 26 legge fall.);

5. a) in mancanza di opposizioni, la proposta diviene efficace e il tribunale omologa il

concordato con decreto non soggetto a gravame;

b) se invece vi sono opposizioni o è stata presentata richiesta di omologazione, il tribunale

provvede con decreto immediatamente efficace, ma impugnabile mediante reclamo alla

corte d’appello ex nuovo art. 131 legge fall. (art. 129 legge fall.);

6. Scaduti i termini per opporsi o esauritisi i procedimenti di impugnazione, il decreto di

omologazione diviene definitivo; allora il curatore rende conto della gestione e il tribunale

dichiara chiuso il fall. (art. 130 legge fall.).

Nonostante sia chiusa la proc. fall., il curatore, il giudice del. e il comitato continuano a svolgere

una funzione di sorveglianza circa l’adempimento del concordato (art.136 legge fall.).

► Ai sensi dell’art. 137 legge fall., qualora gli obblighi del concordato non sono adempiuti, il

tribunale, entro 1 anno dalla scadenza del termine dell’ultimo pagamento, pronuncia la

risoluzione del concordato, e riapre la proc. di fall., salvo che gli obblighi del concordato siano

stati assunti da un 3 con liberazione del debitore. 14

► Ai sensi dell’art. 138, qualora risulti che il passivo è stato dolosamente esagerato o parte

dell’attivo è stata sottratta, curatore e creditori possono chiedere l’annullamento del concordato.

La sentenza che annulla il concordato riapre il fall..

351. La riapertura del fallimento.

La proc. fall. si può riaprire:

a. in conseguenza della risoluzione o dell’annullamento del concordato fall.;

b. quando, non essendo i creditori interamente soddisfatti, sopravvengano nel patrimonio

del fallito cospicue attività o il debitore faccia offerta di pagare almeno il 10% ai

creditori (art. 121 legge fall.).

La riapertura è soggetta a limiti di tempo: nei casi sub a, si guarda al termine previsto per

l’ammissibilità della risoluzione (1 anno dalla scadenza dell’ultimo pagamento) o dell’azione di

annullamento ( 2 anni dalla scadenza dell’ultimo pag.); nel caso sub b, il termine è fissato dalla

legge a 5 anni dalla data del decreto di chiusura del fall..

Una volta riaperto il proc. con sentenza, questo si svolge con le forme consuete.

● Si discute se tale riapertura comporti una nuova dichiarazione di fall., oppure la continuazione del

fall. precedente. → alcuni autori si pronunciano nel senso di una nuova dichiar. di fall., sulla base

del fatto che concorrono nuovi creditori.

In realtà tale affermazione è secondo FERRI discutibile per alcuni motivi: in primo luogo possono

essere proposte azioni revocatorie anche in riferimento ad atti anteriori alla prima dichiarazione; in

secondo luogo presupposto della riapertura non è lo stato di insolvenza al momento della riapertura

stessa, bensì lo stato di insolvenza esistente al momento della dichiar. di fall.. Inoltre significativo

per avvalorare tale conclusione è il fatto per cui ai sensi dell’art. 121 legge fall., si prevede che i

vecchi creditori già ammessi al passivo, possono limitarsi a chiedere un conferma di tale

ammissione, salvo che non intendano insinuare al passivo ulteriori interessi. ► Quindi per FERRI

si ha un continuazione del precedente concorso, con l’unica differenza per cui ad esso partecipano

nuovi creditori.

352. La esdebitazione.

La chiusura del fall. determina il venir meno degli organi fallimentari e la cessazione degli effetti

del fallimento sul patrimonio del fallito. I creditori riacquistano libertà di azione per la realizzazione

della parte non soddisfatta dei loro crediti (art. 120 legge fall.); a tal fine possono esercitare le

azioni che non sono state esercitate dal curatore. Ciò ovviamente implica un grave ostacolo alla

futura attività del fallito, i cui guadagni sono suscettibili di essere aggrediti anche dai creditori

precedenti al fallimento → si tratta di una conseguenza ex art. 2740 c.c., per cui dei debiti si

risponde anche con i beni futuri.

Cmq è necessario cercare di ovviare a tale problema che grava profondamente sulle attività

successive del fallito ► A ciò provvede l’istituto della esdebitazione, prima previsto solo per i casi

di concordato fall. e concordato preventivo, mentre ora è generalizzato ad opera del D.lgs. n.

5/2006. Con esso il debitore può essere ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei

confronti dei creditori concorsuali → ciò implica che i relativi crediti possono essere dichiarati

inesigibili (art. 143 legge fall.).

Affinché possa essere concesso tale beneficio, è necessario un giudizio di meritevolezza sia

riguardo il debitore che i crediti:

1) nel primo caso, ai sensi dell’art. 142, si tratta di valutare il comportamento

del fallito sia prima che durante la procedura fallimentare ► in caso di

esito positivo, il fallito può beneficiare della esdebitazione a condizione che

non lo abbia già fatto nei 10 anni precedenti;

2) nel secondo caso sono esclusi dalla esdeb. gli obblighi di mantenimento e

alimentari e i debiti per il risarcimento dei danni derivanti da illecito

extracontrattuale. 15

La esdeb. viene pronunciata con decreto del tribunale e può essere compresa nel decreto stesso di

chiusura del fall. oppure dichiarata autonomamente entro l’anno successivo su richiesta del fallito.

4. Il fallimento delle società

353. Deviazione dai principi comuni.

Sostanzialmente riguardo le società gli effetti della dichiarazione di fall. possono estrinsecarsi solo

sulla sfera patrimoniale, mancando la possibilità del verificarsi degli effetti personali del fall..

In realtà la legge fall. estende alcuni effetti personali propri del fallito a soggetti che non sono

imprend. veri e propri: si tratta degli amministratori e dei liquidatori che sono tenuti agli obblighi

imposti al fallito dagli art. 48-49, e sui quali ricadono le eventuali responsabilità penali in caso di

bancarotta semplice o fraudolenta o di altri reali fallimentari (art. 223 e seg. Legge fall.).

La dichiaraz. di fall. non importa l’estinzione dell’organizzazione sociale, ma cmq l’attività degli

organi è paralizzata a causa dello spossessamento dei beni e della loro amministrazione.

La società può proporre per mezzo degli amministratori o dei liquidatori opposizione contro la

sentenza di fall., proposta di concordato, e le istanze opportune; al di fuori di tali atti, l’attività della

società è sostituita dall’attività del curatore, il quale può proporre l’azione di responsabilità avverso

gli ammin., i sindaci, i direttori generali e i liquidatori, previa autorizzazione del giudice delegato e

sentito il comitato dei creditori (art. 146 legge fall.).

Gli atti che la società può compiere nonostante il fall., sono compiuti dai suoi legali rappresentanti,

secondo le norme statutarie.

Riguardo i versamenti ancora dovuti sulle quote, questi per effetto del fall. divengono esigibili

immediatamente.

☻ Sulla base di tali adattamenti, le norme circa gli effetti della dichiar. di fall. e quelle sulla

procedura fallimentare si applicano pienamente nel caso di fall. di società.

354. Fallimento della società e fallimento dei soci illimitatamente responsabili.

Principio fondamentale ex art. 147, 1°co., legge fall. è che il fall. della società comporta il fall. dei

soci illimitatamente responsabili, e che invece, ex art. 149 legge fall. il fall. dei soci illim. resp. non

comporta il fall. della società.► l’autonomia patrimoniale funziona cioè solo unilateralmente, a

favore della società se il dissesto riguarda esclusivamente il patrimonio personale del socio, non

anche a favore di quest’ultimo nel caso in cui manchino rispetto a lui i presupposti per la dichiar. di

fall..→ quindi la dichiar. di fall. del socio illim. resp. è conseguenza automatica della dichiar. di fall.

della società, a prescindere dalla sussistenza nei suoi confronti dei presupposti di legge e del loro

accertamento.

355. Estensione automatica del fallimento dalla società al socio: il fondamento.

Il fondamento di tale estensione trova unicamente una giustificazione di ordine pratico, in quanto

consente una migliore realizzazione della responsabilità sussidiaria del socio,attraverso

l’applicazione nei suoi confronti della procedura concorsuale e quindi dei principi che mirano a

garantire la par condicio creditorum. Allora per effetto della estensione del fall., anche nei confronti

degli atti compiuti dal socio possono essere esperite le azioni revocatorie fallimentari, e quindi

eliminati gli effetti di tali atti pregiudizievoli per i creditori, in modo da consentire la ricostituzione

del patrimonio personale del socio oltre che quello dalla società e successivamente il

soddisfacimento paritetico dei creditori sullo stesso.

Solo in tali termini si giustifica l’estensione suddetta.

356. continua: l’ambito.

L’ambito di applicazione del principio ex art. 147 legge fall., è circoscritto ai soci illimitatamente

responsabili, e cioè:

1. a tutti i soci della società in nome collettivo;

2. ai soci accomandatari della società in accomandita semplice e per azioni

. 16

● Ai fini della dichiar. di fall. non importa che la qualità di socio risulti palesemente; è ammesso

anche il fall. del socio occulto, previo accertamento del rapporto sociale.

● Sulla base dei principi del diritto societario, il socio accomandante diviene illimitatamente

responsabile quando consente l’inclusione del suo nome nella ragione sociale o quando partecipa

effettivamente all’amministrazione della società → ma allora per il diritto fall. in tali casi anche il

socio accomandante sarà automaticamente dichiarato fallito in seguito al fall. della società.

● Si era posto un problema in merito alla applicabilità di tale principio anche nel caso del socio

receduto o escluso e degli eredi del socio defunto. ☺ In un primo momento la soluzione più

coerente di quelle proposte dalla dottrina sembrava essere quella che escludeva tale applicabilità

anche nei suddetti casi, in quanto gli effetti della dichiar. di fall. si producono con la sentenza e

possono prodursi anche nei confronti del socio illimitatamente resp. se esiste in quel momento il

relativo rapporto sociale.→ per altro verso, il socio receduto, escluso o defunto non è illimit. resp.

dato che risponde solo delle obbligazioni sociali sorte prima dello scioglimento del rapporto, e non

di quelle sorte successivamente ► da quest’ultimo rilievo risulta un limitazione di resp.

incompatibile con il disposto ex art. 148 legge fall., per cui “il credito dichiarato dai creditori

sociali nel fall. della società si intende dichiarato per l’intero anche nel fall. dei singoli soci “. ☻La

recente evoluzione dell’ordinamento si è mossa invece verso la direzione opposta; infatti:

1. la Corte Cost. con una decisione nel 1999 ha respinto una questione di costituzionalità

dell’art. 147 legge fall., sostenendo che al fall. dell’ex-socio ritiene applicabili gli art. 10-11

legge fall.;

2. il D.lgs. n. 270/1999, dopo aver affermato il principio dell’estensione automatica dello stato

di insolvenza della società ai soci illim. resp., ha precisato che nei confronti del socio

receduto, escluso o defunto tale estensione ha luogo se la dichiar. dello stato di insolvenza è

pronunciata entro l’anno successivo, rispettivamente, alla data in cui il recesso o l’esclusione

sono divenuti opponibili ai terzi e a quella della morte, sempre che l’insolvenza della società

attenga in tutto o in parte a debiti contratti prima di tale data. ► allora ragioni di coerenza

impongono di adottare la stessa soluzione anche per il fallimento che, fuori dall’ambito di

applicazione del D.lgs. n. 270/1999, sia stato dichiarato immediatamente → così dispone

appunto il nuovo art. 147 legge fall..

357. Il fallimento della società non manifesta.

Sorgono problemi nel caso dell’impresa non manifesta o occulta, di quell’impresa cioè che pur

essendo nella sostanza una società, in realtà nei rapporti con i terzi si presenta come impresa

individuale. Vi sono 2 ordini di problemi:

1. in primo luogo, quando è emersa l’esistenza della società, i terzi possono contare sul

patrimonio sociale e la resp. dei soci o solo sul patrimonio del singolo con cui hanno

contrattato? ► dato che non è essenziale al concetto di società, il suo mostrarsi ai terzi e non

potendo i soci esimersi dalla loro resp. attraverso scappatoie, come l’avvalersi di un

prestanome, allora la società occulta e i soci, quando la sua identità sia divenuta palese,

rispondono cmq nei confronti dei terzi per le obbligazioni relative all’attività sociale.

2. in secondo luogo, in caso di fallimento della società occulta bisogna distinguere 2 ulteriori

ipotesi:

a) se prima della dichiar. di fall. emerge che in realtà l’impresa fa capo ad una società

non manifesta, allora può essere dichiarato il fall. anche nei confronti di

quest’ultima, e con gli effetti ex art. 147 legge fall. riguardo i soci illim. resp.;

b) se invece il fall. è dichiar. nei confronti di colui che appare come imprenditore

individuale, e l’assetto societario si palesi solo dopo tale dichiarazione, la soluzione è

più complessa.

Secondo autorevole dottrina si può utilizzare per analogia la disposizione ex 3° co.

art. 147, secondo la quale nel caso in cui dopo la dichiar. di fall. risulti la

partecipazione di altra persona alla società fallita, il fall. si estende anche nei suoi

17

confronti su istanza del curatore. In realtà le ipotesi sono diverse perché in quella ex

3° co. art. 147 si presuppone il fall. della società, mentre nel caso in questione manca

tale presupposto.

Essenziale è l’evoluzione dell’ordinam. anche circa tale problema → il D.lgs. n.

270/1999 prevede che se l’esistenza di un socio illim. resp. risulta dopo la

dichiarazione dello stao di insolvenza della società o di una impresa individuale, il

tribunale estende i relativi effetti anche nei suoi confronti con sentenza in camera di

consiglio. Tale disposizione si attua per coerenza anche circa il fall.; è stata ripresa

in maniera generale nel 5°co. dell’art. 147 legge fall.; e anche implica il fall. del

socio occulto, quindi della società non manifesta.

358. Autonomia delle procedure fallimentari della società e dei soci.

Nonostante il fall. della società e dei soci hanno come presupposto comune l’insolvenza della

società, autonomi sono le rispettive procedure. Sono cmq necessari collegamenti fra queste proc., e

ciò si ha con l’unificazione di alcuni organi fallimentari: vi è un solo giudice delegato e un solo

curatore; possono esistere più comitati di creditori.

E’ necessario inoltre tenere separate, oltre alle procedure, anche i patrimoni, perché sono diversi i

creditori concorsuali; infatti nei fallimenti dei singoli soci concorrono, oltre ai creditori sociali,

anche quelli particolari dello stesso socio.

359. Chiusura del fallimento della società e fallimento dei soci.

● La chiusura del fall. del socio non ha alcun rilievo sul fall. della società e degli altri soci;

● Riguardo la chiusura del fall. della società bisogna distinguere 2 ipotesi:

1. tale chiusura non ha rilievo sui fallimenti dei soci, quando avviene per insufficienza di attivo

o esaurimento delle operazioni fallimentari;

2. ha invece rilievo sui fall. dei soci, determinando anche la loro chiusura, quando avviene per

mancanza di creditori concorrenti, per il loro integrale soddisfacimento o per concordato →

questo perché il fall. dei singoli soci trae origine dall’insolvenza della società, e allora

venendo meno tale insolvenza per uno dei tre motivi suddetti, viene meno anche la ragione

della continuazione della procedura fall. rispetto ai singoli soci.

360. Fallimento della società e patrimoni destinati ad uno specifico affare.

Nel caso in cui il patrimonio destinato trae origine da un contratto di finanziamento, il problema si

risolve regolando le sorti del contratto medesimo, e perciò la disciplina applicabile è quella ex

art.72-ter legge fall. circa la sorte in caso di fall. dei rapporti in corso di esecuzione.

Nel caso invece di un patrimonio costituito per uno specifico affare ex art. 2447-bis c.c., il problema

in tema di fall. è risolto sulla base dei nuovi art. 156-157 legge fall..

Partendo dal presupposto per cui l’insufficienza del patrimonio destinato ad adempiere le

obbligazioni relative allo specifico affare non determina il un autonomo fall. del patrimonio

destinato, ma solo la sua liquidazione (art. 2447- novies). ► così problemi di rapporti con la proc.

fallimentare si pone solo in caso di fall. della società. → in quest’ultimo caso bisogna distinguere se

anche il patrimonio destinato è insufficiente o invece idoneo allo specifico affare.

● Ai sensi dell’art. 155, in caso di fall. della società, l’amministrazione del patrimonio destinato è

attribuita al curatore che vi provvede congestione separata; se esso è idoneo allo specifico affare, si

deve procedere alla sua cessione a terzi e il corrispettivo della cessione viene acquisito all’attivo del

fall.. Se invece il patrimonio è insuff. o la cessione impossibile, il curatore procede alla sua

liquidazione secondo le regole della liquidazione delle società. 18


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Commerciale, Ferri. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: crisi economica e tutela dei creditori: le procedure concorsuali, ambito di applicazione e fondamento delle procedure concorsuali, rapporto tra le diverse procedure concorsuali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Terranova Giuseppe.

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