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Diritto commerciale - segni distintivi Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto commerciale per l’esame della professoressa Proietti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: i segni distintivi, l'insegna è il nome che individua i locali, il marchio collettivo, la fattispecie di esaurimento, il Secondary meaning.

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. R. Proietti

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Diritto Commerciale

Segni Distintivi

Per operare sul mercato l'imprenditore ha bisogno dei segni distintivi che sono quei segni che

appunto distinguono l'attività dell'imprenditore.

Le caratteristiche dei segni distintivi sono novità, liceità, originalità che sono componenti essenziali

senza i quali il segno neanche nasce.

La novità è il primo aspetto della capacità distintiva.

Il marchio ha una forza attrattiva a seconda della forza rappresentativa del segno e si distingue tra

marchi deboli, forti e celebri a seconda della loro forza rappresentativa e questa forza è tanto

maggiore quanto meno il marchio rappresenta il bene a cui si riferisce.

La ditta è il nome sotto il quale l'imprenditore esercita la sua attività ed è obbligatorio. Corrisponde

alla denominazione e la ragione sociale. La disciplina della ditta è un po' desueta a differenza di

quella del marchio che invece si è evoluta. La ditta deve essere formata almeno dal cognome

dell'imprenditore o dalla sigla.

Il principio del trasferimento della ditta insieme all'azienda corrisponde all'idea di tutela del

consumatore.

L'insegna è il nome che individua i locali e la sua disciplina, scarna, fa rinvio a quella della ditta.

Il marchio è il segno distintivo del bene e di ciò che l'imprenditore offre o scambia sul mercato. La

disciplina del marchio la troviamo oggi nel codice della proprietà industriale.

Il marchio è un segno rappresentativo del prodotto che lo collega all'imprenditore e al suo processo

produttivo. Deve essere originale, lecito e quindi non contrario a legge, ordine pubblico e buon

costume.

Normalmente il marchio dovrebbe essere registrato perché così si acquista certezza della data e

viene identificata con chiarezza la categoria di beni contrassegnati. Questo non vuol dire che i c.d.

marchi di fatto non siano tutelati, lo sono nei limiti dell'uso. È una tutela un po' più difficoltosa

perché l'imprenditore deve dimostrare da quando usa il marchio e quali sono i beni che

contraddistingue. È la disciplina del c.d. preuso quindi l'imprenditore può usare il marchio di fatto

nei limiti in cui se ne è già avvalso.

L'art 7 cpi dice che si possono registrare come marchio tutti i segni suscettibili di essere

rappresentati graficamente.

Marchio complesso: quello che non è costituito solo da una parola ma anche dalla grafica, dal

colore ecc ecc.

Il marchio può essere costituito dalla forma del prodotto nei limiti in cui quella forma non sia

necessaria per la natura del prodotto stesso.

Il marchio può essere individuale, collettivo o di gruppo.

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Il marchio collettivo è un marchio di certificazione di alcune qualità o provenienza. Il titolare di

questo marchio ne concede l'uso ad altri imprenditori vigilando su essi. Si discute se la garanzia sia

in senso tecnico o no e quindi obbliga chi l'ha prestata a fornire i mezzi per garantire le condizioni

richieste. C'è un diritto del richiedente ad utilizzare il marchio? No ma è chiaro che il marchio

collettivo può essere un modo per escludere un concorrente sgradito.

Ipotesi di decadenza del marchio collettivo sono il non utilizzo dello stesso per dieci anni ma è

un'ipotesi rara.

Il marchio collettivo può anche essere una denominazione geografica.

Fattispecie di esaurimento: il titolare del segno una volta che ha immesso il marchio sul territorio

della comunità non può impedirne la circolazione.

Prodotti identici o affini: concetto di affinità è essenziale e individua come oggetto di tutela del

marchio quei beni riconducibili agli stessi consumatori. È una valutazione che viene fatta con

riferimento al consumatore medio.

Per il marchio debole bastano poche modifiche perché il marchio successivo abbia una sua valenza

distintiva, cosa che non basta nel marchio forte. I marchi celebri invece sono notissimi e si sono

affermati negli anni; sono talmente noti al consumatore che prescindono dalla registrazione. Mentre

per il marchio debole e forte la tutela è limitata ai prodotti affini per il marchio celebre la tutela va

al di là dei prodotti affini.

Nel corso del tempo hanno preso piede una serie di contratti di origine anglosassone che hanno dato

senso alla modifica della regola per cui il marchio non era trasferibile senza azienda. Il legislatore

del 1992 ha previsto quindi che il marchio possa essere ceduto senza l'azienda. Per garantire il

consumatore si ritiene sufficiente la comunicazione dei mezzi di produzione e quindi che vengano

trasmesse le conoscenze tecniche, il know how, affinché il nuovo produttore possa produrre lo

stesso bene del primo produttore. Il cedente deve mettere il cessionario nella posizione di produrre

lo stesso bene.

La concessione della licenza può avere una duplice esigenza: scaturire da una sospensione

dell'attività produttiva del titolare del marchio e poi la possibilità di avviare una nuova linea

produttiva o espandere l'attività.

Le vicende successive alla registrazione del marchio hanno rilievo perché può incorrere in

volgarizzazione ossia quando il marchio perde capacità distintiva. Il Secondary meaning è il

fenomeno inverso che fa attribuire capacità distintiva forte a un marchio che in origine non ne ha.

Caso della decadenza per non uso.

Marchio di gruppo. Art 19 cpi. 2

Il marchio può essere registrato anche da chi si propone di farlo usare da altro imprenditore che

controlla.

Il gruppo è un insieme di imprese, ma non esiste ne una definizione ne una disciplina relativa. Sono

un gruppo di imprese soggette al controllo o la direzione unitaria della capogruppo (Holding).

Il marchio di gruppo è registrato dalla controllante ed è usato dalle imprese controllate.

Marchio generico e specifico.

Tutela penale dei segni distintivi. Marchio.

Le norme incriminatrici sono piuttosto limitate, art 473 e 474 e ss cp. Poi il 514 e 517 che sono le

frodi contro il commercio. Infine i reati collaterali, comuni, come la ricettazione e contraffazione.

Libro di Carnelutti, La teoria del falso. Consigliato per la carriera della magistratura.

Art 473 cp: “Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di operedell'ingegno o di

prodotti industriali - Chiunque, potendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà

industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti

industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di

tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con

la multa da euro 2.500 a euro 25.000. (2) Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro

anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o

modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o

alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati. (3) I delitti previsti

dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle

leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della

proprietà intellettuale o industriale”.

Sia questa norma che quella successiva sono operative a patto che il marchio sia stato registrato.

Questa fattispecie riguarda soprattutto la contraffazione e l'alterazione del marchio. Per alterazione

si intende la modifica parziale, anche tramite aggiunta, di un marchio già esistente per non renderlo

riconoscibile con quello originario, mentre la contraffazione è la creazione di un marchio che

inganna il consumatore sulla provenienza di quel prodotto.

Il bene leso è la fede pubblica.

È una norma amplissima perché per "fare uso" si può intendere qualunque condotta.

Art 474 cp: “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi - Fuori dei casi di

concorso nei reati previsti dall'articolo 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al

fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri,

contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro

3.500 a euro 35.000. (2) Fuori dei casi di concorso nella contraffazione, alterazione,

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anacleto21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Proietti Regina.

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