____________________Diritto commerciale - Prof. Dario Scarpa___________________
INTRODUZIONE
Il diritto commerciale viene suddiviso in due parti:
• DIRITTO DELL’IMPRENDITORE;
Il
• Il DIRITTO DELLE SOCIETÀ. dell’imprenditore. Nel diritto commer-
Il sistema giuridico italiano determina gli obblighi, i limiti e le funzioni
ciale, obbligazioni e contratti, non sono atti che regolano i rapporti tra privati (come visto nel diritto privato),
bensì sono atti che regolano l’attività dell’imprenditore (inteso come soggetto economico) e delle società.
Il diritto commerciale, o diritto privato delle imprese, è quella parte del diritto privato che ha per oggetto e che
regola l’attività e gli atti dell’impresa. Diritto dell’imprenditore (e dell’impresa)__________
__________CAPITOLO 1 - “impresa”, mentre definisce in maniera chiara
Il codice civile non presenta alcuna definizione specifica della parola
e precisa i requisiti dell’imprenditore e i suoi limiti (art. 2082 cc).
Art 2082 cc: Imprenditore
“È
Comma 1: imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produ-
zione o dello scambio di beni o di servizi”.
Il codice civile distingue diversi tipi di imprenditore in base a tre diversi criteri:
▪ L’OGGETTO DELL’IMPRESA: sulla base del tipo di attività che essi svolgono possiamo distinguere:
• Imprenditore agricolo: vedi art. 2135 cc;
• Imprenditore commerciale: vedi art. 2195 cc;
▪ LA DIMENSIONE DELL’IMPRESA: in base alla dimensione dell’impresa si distinguono:
• Piccoli imprenditori: vedi art. 2083 cc;
• Imprenditori medio-grandi;
▪ SOGGETTO CHE ESERCITA L’ATTIVITÀ DI IMPRESA:
LA NATURA DEL sulla base della na-
tura del soggetto che esercita l’attività di impresa si distinguono:
• l’imprenditore individuale è colui che svolge la sua attività all’interno di
Imprese individuali:
una propria ditta. Può essere coadiuvato da altri soggetti ma egli è l'unico responsabile e partecipa
al rischio di impresa con tutto il suo patrimonio;
• si ha un’impresa collettiva
Imprese collettive: (o impresa costituita in forma di società) quando
un’attività economica fina-
più soggetti (consociati) decidono di svolgere in maniera congiunta dell’alterità soggettiva);
lizzata alla produzione e allo scambio di beni e di servizi (principio
• Imprese pubbliche
PRINCIPIO DELL’ALTERITÀ SOGGETTIVA: nel caso di impresa collettiva l’imputazione degli atti riguarda
la società. I debiti quindi saranno a carico della società, non dei singoli soci che fanno parte della stessa.
Impresa e società sono nozioni differenti. Entrambe svolgono attività finalizzate alla produzione e allo scambio di
consociati congiuntamente svolgono l’attività di im-
beni o servizi ma la società lo fa in maniera collettiva (più
presa). La società è una persona giuridica e per questo la responsabilità dei suoi atti ricade sulla società stessa (e
non sui singoli soci), mentre nel caso dell’impresa è l’imprenditore (la persona fisica) ad essere centro di imputa-
zione dei rapporti attivi e passivi e ad assumere su sé stesso il rischio di impresa, ovvero il rischio che i costi
sopportati per l’attività di impresa non siano coperti dai ricavi conseguiti . L’imprenditore, in quanto persona
1
fisica che svolge l’attività di impresa, partecipa al rischio di impresa con tutto il suo patrimonio.
1 si parla di profitto quando i ricavi superano i costi.
NOZIONE DI IMPRENDITORE
L’art. l’imprenditore colui che esercita professionalmente un’attività economica orga-
2082 cc definisce come
nizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Questa nozione traccia la linea di confine
tra la figura dell’imprenditore e quella del semplice lavoratore autonomo.
quindi suggerisce che l’impresa un’attività
Il succitato articolo è (serie coordinata di atti), caratterizzata da uno
specifico scopo (produzione o scambio di beni e servizi) e da organizzazione, economicità, professionalità.
dell’imprenditore di ricavare un profitto (c.d.
Ovviamente sono indispensabili anche l’intento scopo di lucro), la
dell’attività svolta.
destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti, la liceità Bisogna comunque tenere
l’attività di impresa illecita (contrabbando di sigarette, di stupefacenti, attività bancarie svolte
presente che anche
senza il consenso delle autorità governative e della banca centrale) può dar luogo comunque al compimento di atti
validi e leciti (anche se la natura illecita dell’attività determina la nullità o l’annullabilità degli atti stipulati
dall’imprenditore).
■ L’ATTIVITÀ PRODUTTIVA
L’impresa è attività produttiva di nuova ricchezza. Irrilevante è la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed
il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. Non è tuttavia considerata impresa ogni attività di mero
godimento, ossia ogni attività che non dà luogo alla produzione di beni o di servizi (quindi, per esempio, il soggetto
proprietario di un bene immobile che lo concede in locazione ad un terzo a fronte del pagamento di un canone non
può essere definito imprenditore).
■ L’ORGANIZZAZIONE
Ogni bene (mobile o immobile) che viene utilizzato all’interno dell’organizzazione dell’attività di impresa dev’es-
e quindi dev’essere
sere strumentale allo svolgimento della stessa funzionale alla produzione del bene o servizio
che l’impresa intende realizzare.
Un’attività produttiva per dirsi organizzata in forma di impresa non è necessario che includa la presenza di
(da parte di soggetti subordinati all’imprenditore); infatti è imprenditore anche chi
prestazioni lavorative altrui
proprio capitale e il proprio lavoro (esistono piccole imprese in cui l’organizzazione è
opera utilizzando solo il
minimale e si basa solo sul lavoro dell’imprenditore ed eventualmente dei familiari; si pensi, per esempio, ad una
piccola gioielleria).
■ L’ECONOMICITÀ DELL’ATTIVITÀ E SCOPO DI LUCRO
Caratteristica fondamentale dell’attività di impresa è l’economicità, ovvero la sua capacità di ottenere, nel lungo
Chiaramente nessun imprenditore che avvia un’attività può essere certo che questa, in futuro,
periodo, profitti. sarà
profittevole, tuttavia è quello a cui egli deve ambire (di fatto non può essere considerato imprenditore colui che
“prezzo politico”
produce beni o servizi che vengono scambiati gratuitamente o ad un che non rispetta il valore
aversi impresa è essenziale che l’attività produttiva sia condotta con
di mercato del bene o del servizio). Infatti per
metodo economico, cioè secondo modalità che consentano quanto meno la copertura dei costi con i ricavi ed
l’autosufficienza l’attività possa dirsi economica non è essenziale che
assicurino economica. Tuttavia, affinché
lucro (intento dell’imprenditore di conseguire un guadagno o profitto
essa sia caratterizzata anche da scopo di
personale; si pensi per esempio alle imprese pubbliche che nonostante debbano operare secondo criteri di econo-
micità non mirano all’ottenimento di un profitto). essenziale dell’attività di impresa è
Quindi, requisito minimo
l’economicità della gestione e non lo scopo di lucro.
SCOPO DI LUCRO OGGETTIVO: lo scopo di lucro oggettivo consiste nel perseguimento del criterio di eco-
È lo scopo tipicamente perseguito dall’imprenditore,
nomicità della gestione. il quale punta a far sì che costi e
ricavi siano almeno in pareggio; si ha scopo di lucro soggettivo quando il soggetto (l’imprenditore) svolge
SCOPO DI LUCRO SOGGETTIVO:
l’attività fine di percepire l’utile.
di impresa unicamente al Questo è lo scopo tipicamente perseguito dai soci, i
quali ambiscono a ricavare dalla partecipazione al capitale sociale un utile.
■ LA PROFESSIONALITÀ
L’attività svolta dall’imprenditore dev’essere ovvero dev’essere svolta abitualmente, non occasio-
professionale,
Questo tuttavia non implica che l’attività debba essere svolta, per forza, in modo
nalmente. continuativo e senza
alcun tipo di interruzione: infatti per le attività cicliche o stagionali (es. rifugi alpini, stabilimenti balneari) per
essere qualificati come imprenditori è sufficiente che l’attività venga ripetuta con costanza. Inoltre è importante
tenere presente che la professionalità non implica che l’attività svolta sia l’unica o la principale (è imprenditore
anche l’impiegato che, collateralmente alla sua attività principale, gestisce un negozio).
prodotti), non può senz’altro escludersi
* Se è vero che di regola le imprese operano per il mercato (destinano cioè allo scambio i beni o servizi
che imprenditore può essere qualificato anche chi produce beni o servizi destinati ad uso o consumo personale (c.d. impresa per conto proprio).
La destinazione al mercato della produzione non è infatti richiesta da alcun dato legislativo.
* I liberi professionisti non sono mai, in quanto tali, imprenditori.
__________CAPITOLO 2 - Le categorie di imprenditori__________
A. IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE
______ ______
■ IMPRENDITORE AGRICOLO
Art. 2135 cc: Imprenditore Agricolo
“È
Comma 1: imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura,
allevamento di animali e attività connesse”
“Per
Comma 2: coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette
alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o
animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.”
“Si
Comma 3: intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette
alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto
prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché
le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'a-
zienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del terri-
torio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.”
Quando si parla di “attività connesse” si fa riferimento ad attività accessorie all’attività principale. Affinché una
determinata attività possa considerarsi connessa è necessaria la presenza di due elementi:
• Connessione oggettiva: non si richiede più (come era, invece richiesto in precedenza) che le attività di
prodotti agricoli rientrino nell’esercizio normale dell’attività,
trasformazione e alienazione dei né che le
attività connesse diverse da queste ultime abbiano carattere accessorio. Entrambi questi criteri sono stati
secondo il quale, un’attività
infatti sostituiti dal principio della prevalenza, connessa per essere conside-
economico, sull’attività agricola essenziale.
rata tale è sufficiente che non prevalga, per rilievo
• l’attività con-
Connessione soggettiva: per connessione soggettiva si intende che il soggetto che esercita
nessa dev’essere deve svolgere un’attività coerente con quella connessa.
imprenditore agricolo e quindi Per
esempio, chi trasforma o commercializza prodotti agricoli altrui è imprenditore commerciale e lo stesso
vale per il viticoltore che produce formaggio. È, invece, imprenditore agricolo il viticoltore che produce
vino.
■ IMPRENDITORE COMMERCIALE
chi svolge le attività riportate all’articolo 2195 del codice civile.
È detto imprenditore commerciale
Art. 2195 cc: Imprenditori soggetti a registrazione
“Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione, nel
Comma 1: registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
1. un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2. un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3. un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4. un'attività bancaria o assicurativa;
5. altre attività ausiliarie delle precedenti”. nel campo dell’industria
È, quindi, considerato imprenditore commerciale chi svolge attività (1), del commercio
(2; ci si riferisce ad attività di compravendita di beni), dei trasporti (3; attività di trasporto di cose o di persone),
attività bancarie e assicurative (4) ed altre attività ausiliarie (5; si fa riferimento ad attività ausiliarie alle prece-
denti quali agenzie, attività di mediazione, di spedizione, di pubblicità).
Fondamentale distinzione tra imprenditore agricolo e commerciale è l’impossibilità del primo di fallire (egli non è
soggetto a procedure concorsuali a differenza dell’imprenditore commerciale). Altra differenza è la forma di pub-
caso dell’imprenditore
blicità cui sono soggetti: infatti, mentre nel commerciale la pubblicità degli atti (nei pubblici
registri) ha natura dichiarativa (quindi tutti gli atti da lui compiuti vengono resi opponibili nei confronti di terzi),
agricolo
nel caso dell’imprenditore la pubblicità degli atti prende la forma di pubblicità notizia, la quale ha esclu-
sivamente natura informativa e non rende gli atti opponibili a terzi;
B. PICCOLO IMPRENDITORE E IMPRENDITORE MEDIO-GRANDE
______ ______
La dimensione dell’impresa è il secondo criterio di classificazione degli imprenditori. Mentre la definizione di
piccolo imprenditore è presente all’articolo 2083 cc. quella di imprenditore medio-grande non è esiste (è residuale).
Art. 2083 cc: Piccoli imprenditori
“Sono piccoli
Comma 1: imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro
che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della
famiglia”.
L’attività del piccolo imprenditore è svolta prevalentemente con lavoro proprio e dei componenti della famiglia.
Si ha una piccola impresa quando:
• L’imprenditore presta il proprio lavoro all’interno dell’impresa;
• Il lavoro dell’imprenditore e degli eventuali familiari prevale sia rispetto al lavoro altrui sia rispetto al
altrui investito nell’impresa
capitale proprio o (non viene considerato piccolo imprenditore colui che inve-
ste grandi capitali all’interno dell’impresa anche se non si avvale di alcun collaboratore);
La prevalenza del lavoro familiare sugli altri fattori produttivi, a sua volta, deve intendersi in senso qualitativo-
è necessario, cioè, che l’apporto personale dell’imprenditore e dei suoi
funzionale (e non meramente quantitativa):
abbia un rilievo preminente rispetto all’organizzazione dell’impresa (il loro lavoro deve
familiari caratterizzare i
beni o servizi che producono). sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore
Nonostante il piccolo imprenditore sia egli è esonerato, anche se
esercita attività commerciale, dalla tenuta delle scritture contabili e dall’assoggettamento al fallimento e alle altre
(come detto precedentemente per l’imprenditore agricolo).
procedure concorsuali
L’IMPRESA FAMILIARE___________________________________________________________________
Art. 230 bis cc: Impresa familiare
“Salvo
Comma 1: che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua
attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patri-
moniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli
incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria,
agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano
all'impresa stessa. I familiari partecipanti all'impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati
nel voto da chi esercita la potestà su di essi”.
partecipanti all’impresa familiare (ovvero dei familiari dell’imprenditore).
Il succitato articolo evidenzia i diritti dei
L’attività del familiare, inteso come collaboratore dell’imprenditore stesso, dev’essere oggetto di tutela. La legge
all’utile e il diritto al mantenimento
afferma che debbano essere tutelati il diritto ma non ne indica le modalità
(quindi il familiare potrà, per esempio, stipulare un contratto con l’imprenditore indicante le modalità di distribu-
zione dell’utile dell’impresa).
Proseguendo nella lettura dell’articolo riguardanti l’impresa debbano essere
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