Storia del diritto commerciale
Nasce quando se ne sente la necessità, nasce da una esigenza. A cavallo dell’anno 1000 —> notevole incremento della popolazione, l’attività principale era la coltivazione delle campagne. Non era più sufficiente questa attività per sostenere la famiglia —> migrazione dalle campagne alle città.
Nasce la categoria dei commercianti —> intermediazione dei beni. Il commerciante acquisisce un notevole potere economico e un significativo potere politico —> si danno le loro regole, nascono i tribunali di commercio e la giurisprudenza commerciale consolare che disciplinano esclusivamente gli atti compiuti dai commercianti.
Contenuti di questa normativa —> norme estranee al diritto romano, è sufficiente l’accordo privo di formalità per vincolare le parti. Il principio dei contratti commerciali è che salvo previsto dalla legge non è prevista una determinata forma per sancire l’accordo.
Questi diritti successivamente si trasferiscono dal mercato degli oggetti ai diritti, nascono i mercati finanziari —> la lettera di cambio —> i commercianti si muovevano molto, ma le strade non erano sicure, così inventarono le lettere di cambio. Si aprivano delle sedi in diverse città importanti per il commercio, il commerciante così si rivolgeva al cambio valute e depositava una somma di denaro. In cambio riceveva una lettera di cambio che attestava il diritto di riscuotere.
Successivamente si arriva alla possibilità di trasferire direttamente la lettera di cambio attraverso un ordine, la girata, ad un altro soggetto. Primo certificato che incorpora un diritto di riscuotere.
Nel 1800 nascono i titoli di credito. Nasce la contabilità, la disciplina dell’azienda, all’identificazione dei prodotti. Tutte queste discipline trovano una prima regolamentazione nelle corporazioni istituite dai commercianti. La normativa che aveva la corporazione era severa cioè chi apparteneva ad una corporazione aveva dei diritti, ma allo stesso tempo doveva esercitare bene la propria professione. Chi lavorava male veniva espulso dalla corporazione perché questo danneggiava l’immagine della stessa corporazione.
Le prime società e l'influsso storico
Nascono anche le prime società, per problemi pratici e concreti —> il commerciante muore e lascia diversi figli i quali devono organizzarsi e gestire la bottega del padre. Inoltre nascono anche per altri motivi: certe attività erano precluse ad alcune classi sociali, come l’aristocrazia e il clero che non potevano esercitare attività commerciale, ma potevano fare parte della società. Oppure anche l’usura, proibita dalla religione cattolica —> questo però agli ebrei non si applicava.
Arrivano poi gli stati unitari —> si codifica quelle che erano decisioni giurisprudenziali, usi e costumi. La prima disciplina commerciale nel 1673 in Francia nel regno di Luigi XIV. Nascono delle società che si avvicinano a quelle moderne, intorno alla metà del ‘600 in Olanda e successivamente in Inghilterra —> la compagnia delle indie.
Nascono delle esigenze diverse: armare le navi per affrontare il mare e tornare con carichi di spezie. Però era potenzialmente lucrosa, ma allo stesso tempo pericolosa. Nessun commerciante ha i fondi sufficienti per partire, quindi raccolgono denaro sul mercato. Ai soci che prestano denaro non viene data nessuna garanzia di guadagno, ma una limitazione della responsabilità (alla cifra da loro conferita) in caso di danni.
Caratteristiche delle società
- Partecipazioni
- Limitazione della responsabilità
- Cessione della partecipazione
Si crea così un mercato dove si scambiano le partecipazioni —> borsa valori. Il valore delle partecipazioni non è fisso. Quindi con la nascita delle grandi compagnie nascono le regole per quelle che sono le società di oggi.
Nel 1800 vi sono le prime codificazioni del diritto commerciale. Nel 1940 vi è una riforma del codice del commercio, nel ‘42 viene emanato il codice civile e il codice di commercio viene inglobato dal codice civile (libro V). Il legislatore crea un sistema particolare per il controllo dell’attività dell’impresa —> sistema corporativo: imprenditore da cui dipendono i dipendenti, mezzi per l’attività. Le norme dalla 2086 al 2192 sono state abrogate.
Imprenditore
Art. 2082 non distingue tra i diversi tipi di imprenditore. Quando si parla di imprenditore si fa riferimento agli elementi caratterizzanti dell’imprenditore. Ci sono delle norme specifiche che introducono delle distinzioni per tipo di attività e per dimensioni.
No società quotate, cooperative, operazioni straordinarie
Esame parziale
Imprenditore e norme
Art. 2082 individua gli elementi essenziali. Fattispecie particolare perché non distingue tra i vari tipi di imprenditore. Fattispecie generale dell’imprenditore. Articolo 2195 cc imprenditori che si devono iscrivere al registro delle imprese.
Elementi essenziali
- Professionalità: il soggetto deve esercitare l’attività professionalmente, cioè non necessariamente in modo continuativo ed esclusivo, ma non del tutto casuale. —> costanza e regolarità dell’attività. Professionalità del modo in cui l’attività è svolta, non capacità del soggetto.
- Attività economica: produzione di qualcosa con criteri di economicità. Attività economica ai fini dell’impresa: creazione di profitto, ma non necessariamente, coprire almeno i costi con i ricavi. Modo economico con cui si procede alla produzione e allo scambio di beni e servizi.
- Produzione o scambio di beni e servizi: se si produce per poi non scambiare non si può parlare di imprenditore. Quindi la produzione deve essere destinata a qualche forma di scambio. L’attività di scambio, invece, senza produzione è attività di impresa. Scambio indifferenziato oppure no? Non è necessario che lo scambio sia indifferenziato.
- Organizzazione: si è molto ridotto e ha perso la sua capacità distintiva.
Professionisti intellettuali
Non sono imprenditori. Disciplina diversa da quella dell’imprenditore:
- Non è soggetto a procedure concorsuali
- Non sono obbligate alla tenuta dei libri contabili
- Non ha obbligazioni di mezzi e nemmeno di risultato. Diritto al compenso indipendentemente dal risultato.
Il vantaggio di avere una professione riconosciuta come intellettuale è la possibilità di avere un ordine che governa l’attività, prevede le regole di esercizio, eventuali sanzioni e accesso all’esercizio dell’attività.
Sono categorie di soggetti che svolgono attività per le quali la legge prevede il riconoscimento di un ordine e di iscrizione ad un albo. Riconoscimento legislativo —> Art 2238 —> “se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa si applicano anche le norme del titolo II”.
Esempio —> medico che gestisce una casa di cura privata, in questo caso il medico rimane un professionista intellettuale e allo stesso tempo è imprenditore. Quindi si applica la disciplina del professionista intellettuale in quanto medico e la disciplina dell’imprenditore in quanto tale.
Imprenditore occulto
Imprenditore 2082: profilo economico:
- L’imprenditore sotto questo punto di vista è colui su cui ricade il rischio dell’esercizio dell’impresa. Non è l’unico soggetto però su cui ricade questo rischio, tra cui creditori, dipendenti. La differenza qualitativa del rischio che corre l’imprenditore e gli altri soggetti è che l’imprenditore risponde in misura illimitata del suo patrimonio, i creditori invece hanno un rischio limitato al loro credito stesso.
Profilo giuridico:
- Colui che spende il proprio nome nell’esercizio dell’impresa. Se vi è una differenza tra colui che spende il proprio nome e l’effettivo imprenditore, quest’ultimo è chiamato imprenditore occulto. Ha qualche responsabilità l’imprenditore occulto? L’istituto che si applica a questa fattispecie è il mandato senza rappresentanza —> art. 1705 tutela l’imprenditore occulto.
L’imprenditore occulto in realtà svolge una sua attività d’impresa, che fiancheggia l’attività gestita dal prestanome, come finanziamenti, consigli. Quindi anche lui è in grado di fallire, questo però non risolve il problema dei creditori dell’impresa gestita dal prestanome. I creditori dell’impresa del prestanome non possono partecipare al fallimento dell’esercizio dell’imprenditore occulto. Per cui si è fatto riferimento ad un’altra norma —> art. 147 della legge fallimentare: come 4 e 5. Se fallisce un imprenditore individuale che però si scopre sia una società di fatto (non regolarmente costituita) che riguarda altri soggetti, in questo caso falliscono anche gli altri soci della società di fatto.
Società e imprenditore occulto
Art. 147 comma 5 Società (se si tratta di imprenditore occulto e se si tratta di una società di fatto cioè non regolarmente costituita):
- Conferimento
- Esercizio in comune dell’attività
- Scopo comune di dividerne gli utili
Un modo giuridicamente affidabile per “prendere” l’imprenditore occulto non c’è.
Tra i requisiti dell’impresa non vi è indicato un elemento che sembra indispensabile —> l’art. 2082 infatti non esplica che l’attività deve essere lecita. Dal punto di vista civilistico all’impresa illecita si applica lo statuto dell’imprenditore o no? Si deve distinguere tra:
Impresa illecita —>
- È oggetto dell’impresa ad essere illecito. Es. raffinazione e spaccio di sostanze stupefacenti. A questa disciplina si applica lo stesso lo statuto dell’imprenditore. In caso accertata strumentalità (uso dei macchinare per compiere un oggetto illecito), il terzo è tutelato se dimostra che era in buona fede. Anche in fronte ad un’attività palesemente illecita, vi sono delle azioni che illecite non sono (come comprare mezzi);
Impresa illegale —>
- Attività lecita ma svolta in modo non conforme alla legge. Quindi l’oggetto dell’impresa è lecito. Per esempio attività bancaria svolta senza un’autorizzazione e una licenza.
Quando inizia l’attività d’impresa?
Si diventa imprenditore quando? Dipende si deve valutare caso per caso la situazione in cui ci si trova, diversi pensieri:
- Teoria che riguarda la distinzione tra atti di organizzazione e atti dell’organizzazione: si sosteneva che fino a che gli atti dell’imprenditore sono diretti alla creazione dell’impresa, dello strumento organizzativo attraverso cui esercita poi l’attività, non abbiamo un imprenditore. Inizia ad essere un imprenditore quando, predisposti gli strumenti organizzativi, inizia ad esercitare la sua attività.
- Quando un soggetto svolge delle attività univoche e dirette specificamente a quel risultato anche se l’attività di impresa non è ancora iniziata concretamente, allora abbiamo l’imprenditore. Il giudice decide poi se ha compiuto abbastanza azioni per essere considerato un imprenditore, e quindi si applica la disciplina dell’imprenditore.
Quando finisce l’attività d’impresa?
La fine dell’impresa non è immediato, si attua il processo della liquidazione —> consiste in un cambiamento dell’oggetto dell’impresa, l’oggetto dell’attività d’impresa quindi diventa la liquidazione e cioè chiudere tutti i rapporti giuridici. Dopo la chiusa dell’attività e del processo di liquidazione si procede con la cancellazione dal registro delle imprese, da quel momento decorre un periodo di tempo di un anno entro il quale l’imprenditore che ha cessato l’attività può essere dichiarato fallito. Atto pubblico, chiunque può vedere chi viene cancellato dal registro dell’impresa. Lo strumento della legge fallimentare deve essere usato entro un anno.
I diversi tipi di imprenditore
Serve identificare diverse categorie perché il legislatore applica delle regole diverse alle varie categorie. Si hanno quindi degli statuti individuali e specifici a seconda della natura dell’imprenditore.
Es. imprenditore commerciale non piccolo —> iscrizione al registro delle imprese, tenuta delle scritture contabili ed è soggetto alle procedure concorsuali. Si è sostenuto che si possa trovare definizione dell’imprenditore commerciale non piccolo nell’art. 2195 —> imprenditori soggetti ad iscrizione. Oggi anche l’imprenditore agricolo è obbligato all’iscrizione dell’impresa in un apposito registro. L’elenco dato dall’art 2195 è molto generico.
Imprenditore agricolo
Introdotto con il codice civile del ‘42 quando l’attività economica italiana era maggiormente legata all’agricoltura, quindi andava tutelata. L’imprenditore agricolo aveva dei vantaggi economici (non obbligo della tenuta delle scritture contabili, il reddito era stabilito di valori catastali e non di valori effettivamente conseguiti, costo inferiore di gasolio per i macchinari, non era soggetto al fallimento). La giustificazione era legata al fatto che l’imprenditore agricolo ha un rischio specifico diverso dal rischio dell’impresa industriale —> il cd rischio meteorologico.
Oggi invece si è discusso a lungo sull’opportunità di cambiare la disciplina o addirittura cancellarlo —> riforma del 2001 non si è ridotto l’ambito di applicazione, ma è stato al contrario ampliato. L’imprenditore agricolo ha tre attività principali:
- Coltivazione del fondo
- Selvicoltura
- Allevamento di animali: la norma originaria dichiarava allevamento di bestiame, con cui si intendevano gli animali della fattoria. Il termine animali invece è un termine generico
Nella visione del legislatore del ‘42 le attività dell’imprenditore agricolo dovevano per forza essere esercitate su un fondo agricolo. Oggi invece l’elemento che caratterizza l’imprenditore agricolo è la cura di un ciclo biologico animale o vegetale che utilizza o può utilizzare un fondo agricolo. Quindi le 3 attività si possono compiere su un fondo agricolo o anche no, purché si occupino di un ciclo biologico.
Di norma l’imprenditore agricolo può svolgere anche attività ausiliarie delle 3 attività principali:
- Alienazione o trasformazione dei prodotti agricoli
- Attività di miglioramento del fondo agricolo
Queste attività ausiliarie hanno delle caratteristiche:
- Identità soggettiva: l’imprenditore agricolo e colui che esercita l’attività ausiliaria deve essere la stessa persona; art. 2083 cc.
Piccolo imprenditore
Prevede il non obbligo della tenuta delle scritture contabili e la non assoggettabilità al fallimento. L’art. identifica i soggetti che vengono qualificati come tali:
- Piccolo imprenditore agricolo: coltivatore diretto del fondo, colui che coltiva il fondo prevalentemente con il lavoro proprio o dei famigliari;
- Piccolo commerciante: il codice non dà una definizione di piccolo commerciante. Imprenditore commerciale che svolge l’attività con lavoro proprio o dei famigliari.
- Artigiano
- Chi esercita l’attività d’impresa prevalentemente con lavoro proprio o dei famigliari. La prevalenza deve essere in proporzione anche ai capitali dell’impresa.
La definizione del 2083 ha perso importanza per quanto riguarda il profilo fallimentare, in quanto è regolato dall’art. 1 dalla legge fallimentare
Imprenditore commerciale medio-grande
08/10/18 Imprenditore artigiano
Limiti dimensionali
È necessario che l’imprenditore artigiano lavori nell’impresa. Si distingue tra:
- Impresa che lavora in serie: lavorazione non del tutto automatizzata, massimo 9 dipendenti.
- Impresa che non lavora in serie: un massimo di 18 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 9. Il numero massimo di dipendenti può essere elevato fino a 22 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti.
Impresa pubblica
Art. 41: art. 41-43 costituzione: due ideologie diverse, liberista e collettivista. Matrice collettivista: “iniziativa economica privata è libera” però “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, ecc...”. Liberista: possibilità di esproprio con limitazioni —> non tutte le imprese possono essere espropriate (carattere di interesse sociale). Limiti del pubblico nell’economia.
Dopo la prima guerra mondiale nascono i primi grandi enti pubblici economici, che controllavano imprese per sottrarle alla crisi. Garantivano la sopravvivenza a settori economici che erano ritenuti principali nell’economia del paese. INA —> Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Questi grandi enti non erano soggetti a fallimento.
Dal 1994 si è assistita alla cd privatizzazione formale: privatizzazione degli enti pubblici —> si trasformavano gli enti pubblici in società per azioni.
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Diritto commerciale
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Diritto dell'impresa