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Diritto civile - famiglia e rapporti familiari

Appunti di Diritto civile per l'esame del professor Mantucci sulla famiglia e sui rapporti familiari. E' presente un riassunto di tipo didattico preso dal libro di testo giuridico Perlingieri. Voto conseguito 30. Per problemi non esitate a contattarmi.

Esame di Diritto civile docente Prof. D. Mantucci

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ESTRATTO DOCUMENTO

I doveri personali non possono essere attuati in forma specifica (salvo dovere di coabitazione) e il

loro inadempimento ha una generale forma di sanzione nell’addebito della separazione. Circa gli

obblighi patrimoniali (contribuzione e mantenimento) sono assoggettai alla disciplina generale

dell’obbligazione. La violazione degli obblighi di assistenza familiare è addirittura sancita

penalmente. RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI

DOVERE DI CONTRIBUZIONE E TIPOLOGIE DEI REGIMI PATRIMONIALI

A valorizzare il profilo unitario della vita coniugale è il dovere di contribuzione, che consiste nel

dovere, inderogabile, di contribuire ai bisogni della famiglia, ciascuno secondo le proprie sostanze

e la propria capacità di lavoro professionale o casalingo, al fine di rendere effettivo , anche sotto il

profilo economico, il principio di eguaglianza dei coniugi. Altro elemento riguarda la comunione dei

beni quale regime patrimoniale legale (o comunione legale), salvo previsione di modelli/regimi

convenzionali quali la separazione dei beni o le comunioni matrimoniali, stipulate a pena di nullità

per atto pubblico; limiti alle convenzioni sono le norme inderogabili circa l’amministrazione dei

beni e l’eguaglianza delle quote ai beni, o anche l’inserimento nella comunione di beni

strettamente personali e i loro frutti (salvo eccezioni), i beni destinati a servire la professione del

coniuge ecc.

La comunione legale dei beni può essere opposta a terzi senza necessaria pubblicità, purché vi

sia la mera assenza di convenzioni in deroga (pubblicità negativa): prima della riforma del 75 era

la separazione dei beni ad essere il regime legale, mentre la comunione era il regime

convenzionale; la riforma fu voluta sempre per una maggiore solidarietà coniugale. La comunione

legale ha dei caratteri peculiari (rispetto la comunione ordinaria o ereditaria), in quanto il singolo

coniuge non può scogliere unilateralmente o disporne per la propria quota; a differenza di quella

ordinaria, nella legale i beni acquistati separatamente sono automaticamente nel patrimonio

coniugale (salvo i diritti di credito del coniuge); tuttavia non è un regime universale, sì che il

patrimonio di cui si disponeva prima del matrimonio spetta la coniuge, salvo i beni personali (la

comunione legale si distingue quindi in comunione attuale e in quella de residuo). Rientrano nella

comunione immediata o attuale, i titoli di massa (obbligazioni, buoni del tesoro ecc.) le aziende

gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Alcuni dei beni personali esclusi dalla comunione legale sono:

i beni dei quali il coniuge era titolare prima del matrimonio;

 i beni acquisti, in regime di comunione, per effetto di donazione e successione;

 i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i relativi accessori;

 i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno.

Circa l’amministrazione, gli atti di ordinaria amministrazione (e rappresentanza in giudizio per tali

atti) spettano disgiuntamente ai coniugi, mentre quelli di straordinaria amministrazione

congiuntamente (non è però necessaria la presenza, quanto il preventivo consenso espresso dal

coniuge per l’attività compiuta dall’altro); qualora questi ultimi atti siano compiuti da un coniuge

senza il consenso dell’altro e da questi non convalidati sono annullabili se riguardano beni

immobili e mobili registrati e il coniuge ha l’obbligo per gli ultimi, di ricostituire in natura o per

equivalente in denaro la comunione. l’autorizzazione dell’atto è necessaria se il coniuge è lontano

o vi sia un altro impedimento. L’esclusione dalla amministrazione è possibile per opera dl giudice,

su richiesta dell’altro, nelle ipotesi di minore età, impossibilità di amministrare o cattiva

amministrazione. Il patrimonio risponde in via diretta e illimitata degli obblighi, pesi e oneri sui beni

e carichi amministrativi gravanti determinati anche da un solo coniuge; mentre rispondono in via

(responsabilità) sussidiaria nei confronti dei creditori particolari di ciascun coniuge nei limiti del

valore della sua quota.

Lo scioglimento della comunione può avvenire soltanto per una delle cause previste e determina

nell’immediato non la divisione automatica del patrimonio (avviene in seguito tramite divisione in

parti uguali dell’attivo e passivo – divisione consensuale; può oppure essere fatta giudizialmente).

Ma la inapplicabilità delle regole del regime legale.

COMUNIONE/MODELLI CONVENZIONALI

In mancanza di apposita convenzione matrimoniale, il regime patrimoniale legale che si applica è

quello della comunione automatica degli acquisti; tuttavia ai sensi dell'art. 210 cod.civ. i coniugi

possono, mediante convenzione stipulata, modificare il regime della comunione legale dei beni,

istituendo un regime convenzionale difforme da quello previsto per legge. Limiti alla autonomia

privata sono:

- Derogare al principio che le quote spettanti ai coniugi nella comunione devono essere

uguali;

- Derogare al principio che l’amministrazione della comunione spetta ad entrambi i coniugi

con pari poteri

- Ricomprendere in comunione i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge.

Sono modelli convenzionali:

Separazione dei beni: fino alla riforma del diritto di famiglia del ’75, la separazione dei beni era

modello/regime patrimoniale legale, automatico salva diversa convenzione patrimoniale (quindi la

comunione degli acquisti era modello convenzionale); questa riforma per l’esigenza di favorire la

solidarietà familiare. Con l’entrata in vigore della riforma è facoltà dei coniugi derogare alla regola,

convenendo che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei veni acquistai durante il

matrimonio; come per le altre convenzioni deve essere stipulato per atto pubblico o inserita

nell’atto di celebrazione del matrimonio. Con la separazione ciascun coniuge conserva la titolarità

e il potere di amministrazione sui suoi beni.

Fondo patrimoniale: Patrimonio diretto a far fronte ai bisogni della famiglia, aventi ad oggetto

beni determinati, quali beni immobili, mobili registrati e titoli di credito nominativi. La sua

costituzione può avvenire, prima o durante il matrimonio, per opera di ciascuno o ambedue i

coniugi per atto pubblico, o anche da terzi per atti inter vivos o mortis causa. La sua la proprietà

dei beni spetta a entrambi i coniugi, salvo diversamente stabilità. Circa la amministrazione si

rimanda alla comunione legale. Il fondo cessa in seguito ad annullamento, allo scioglimento o alla

cessazione degli effetti civili del matrimonio

Impresa familiare: ai sensi del 230 c.c. è quell’impresa in cui collaborano in modo continuativo

(non necessariamente a tempo pieno e in modo esclusivo) il coniuge, i parenti entro il terzo grado

e affini entro il secondo dell’imprenditore. È un istituto introdotto con la riforma del diritto di

famiglia per esaltare la importanza del lavoro che i familiari svolgono all’attività di impresa e

tutelarli qualora non siano in grado di contrattare con l’imprenditore il prezzo della loro

collaborazione. Non si identifica con la piccola impresa, sì che può esservi una grande impresa

familiare o una piccola che non lo è (l’imprenditore potrebbe non utilizzare i familiari o potrebbe

non averne); ha poi natura non collettiva come si riteneva un tempo (dal momento che il potere

dell’imprenditore per certi aspetti risulta limitato nei confronti dei familiari), ma individuale, in

quanto la qualità di imprenditore è attribuita non a tutti i partecipanti ma solo al soggetto cui fanno

capo i rapporti familiari, che gestisce l’attività assumendo diritti e obblighi nei confronti di terzi,

l’unico legittima ad agire e resistere in giudizio e che risponde con il proprio patrimoni dei debiti

versoi i terzi, nonché a eventuali procedure fallimentari. I diritti dei partecipanti all’impresa

familiare sono:

mantenimento-diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia

 partecipazione agli utili -partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi

nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e

qualità del lavoro prestato

partecipazione alla gestione dell'impresa-le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli

incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla

cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa

stessa

trasferimento dei diritti di partecipazione -i diritti che scaturiscono dalla partecipazione

all'impresa familiare sono intrasferibili, a meno che il trasferimento non sia a favore di altro

familiare che possa far parte di detta impresa e con il consenso di tutti gli altri. La liquidazione dei

diritti di partecipazione, per qualsiasi causa avvenga,può avvenire anche in denaro

diritto di prelazione-in caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell'azienda i familiari

partecipi hanno diritto di prelazione sulla azienda

I creditori personali del partecipante non possono pignorare i beni aziendali, né espropriare la

quota di partecipazione o chiedere l liquidazione; ma al limite pignorare i diritti individuali spettanti

a questo (es. utili). Per tutelare l’integrità della’azienda il diritto di partecipazione è trasferibile solo

in favore di famigliari e con il consenso di tutti i partecipi (per altre decisioni vale la maggioranza

dei partecipanti calcolata per teste e non per contributi); la qualità di partecipante si perde con la

morte o la cessazione del rapporto familiare tramite recesso, esclusione deliberata dalla

maggioranza o per impossibilità a prestare il lavoro.

SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI

NOZIONE E FUNZIONE

Nonostante il principio dell’indissolubilità del matrimonio, il codice civile prevede la possibilità,

davanti a crisi del rapporto coniugale di carattere grave ma non irreversibile, la possibilità di una

separazione personale dei coniugi, quale cessazione legalmente sanzionata del loro obbligo di

convivenza e non solo (assistenza, collaborazione, sostegno economico). La separazione

personale di differenzia nettamente dal divorzio, in quanto non comporta la cessazione degli effetti

giuridica del matrimonio, ma un nuovo modo di essere del rapporto. La ratio risiede nella regola

della durata di almeno un triennio della separazione come causa di divorzio, esprimendo un

favore per la conservazione del matrimonio, basta notare la agevolezza con cui i coniugi possono

far cessare gli effetti della separazione. La separazione che non comporti una violazione del

dovere di convivenza si dice di fatto, ma di norma le separazioni legali sono:

- Separazione giudiziale: presupposti sono quei fatti tali da rendere intollerabile la

prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole

(può essere esperita anche dal coniuge che abbia prodotto l’intollerabilità della

convinceva). È previsto l’addebito della separazione, per cui il giudice su espressa

richiesta, può dichiarare a quale dei coniugi sia addebitabile in considerazione del suo

comportamento contrario a doveri matrimoniali. La prima fase del giudizio prevede, a

seguito di istanza del coniuge interessato, la comparazione personale dei congiunti davanti

al presidente del tribunale, il quale li sente per tentare conciliazione; fallito il tentativo si

dispone i provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse dei coniugi e dei figli.

- Separazione consensuale: è possibile giungere alla separazione personale tramite

accordo, il quale è idoneo a produrre gli effetti solo tramite decreto di omologazione

emesso dal tribunale su richiesta di uno o entrambi i coniugi; il giudice tentata la

conciliazione, valuterà in merito, tuttavia questa può essere rifiutata dal giudice se

pregiudizievole per i figli. In presenza di questi le parti possono proporre al tribunale anche

un accordo sull’affidamento, per l’esercizio della potestà e le contribuzioni per le loro

esigenze. L’accordo omologato può essere modificato tramite successivi accordi.

- Separazione temporanea: prevede la sospensione dell’obbligo di convivenza per un

determinato periodo di tempo, tuttavia limitato e di portata minore rispetto la separazione

ordinaria, in quanto non determina lo scioglimento della comunione legale o la sospensione

dei doveri coniugali. Può essere disposta dal tribunale chiamato a decidere della causa di

invalidità del matrimonio o dal presidente del tribunale in corso di causa di separazione o

divorzio.

Separazione di fatto: consiste nell’allontanamento senza giusta causa dall’abitazione familiare, da

cui deriva la sospensione del diritto all’assistenza morale e materiale; purché però la causa non

sia giusta. I doveri coniugali sono sospesi solo a seguito di separazione legale, tuttavia la

violazione di questi legittima l’altro coniuge a chiedere la separazione giudiziale con addebito. Va

distinto dall’allontanamento del coniuge dalla residenza famigliare, quale fattispecie di stabile

interruzione della convivenza accompagnata però dalla comune volontà dei coniugi o dalla

decisione dell’uno e la tollerazione dell’altro.

EFFETTI DELLA SEPARAZIONE PER I CONIUGI: distinguiamo:

Effetti personali: comprendono l’interruzione della convivenza coniugale (senza scioglimento del

matrimonio), ma non gli altri doveri matrimoniali (fedeltà, assistenza morale e collaborazione

enll0interesse della famiglia).

Effetti patrimoniali: la separazione modifica il dovere reciproco dei coniugi all’assistenza materiale;

il coniuge al quale non sia addebitabile la separazione ha il diritto di ricevere dall’altro quanto è

necessario al suo mantenimento e l’entità della somministra zio dipende dalle circostanze e dai

rediti dell0bogglicato. Qualora uno dei coniugi no abbia redditi propri adeguati a consentirgli di

conservare il precede tenore di vita (di regola è la norma a ritrovarsi in questa condizione), il

giudice può imporre all’altro all’obbligo di versare un assegno periodico, la cui entità deve essere

determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro. Nell’ipotesi di

inadempienza, il beneficiario può procedere al sequestro dei beni dell’obbligato e può anche

ottenere l’attribuzione diretta di una parte del reddito dell’obbligato; il coniuge separato con

addebito, può conservare, pur escluso dal mantenimento, il diritto agli alimenti. Il godimento della

casa familiare è altruità tendendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli a non subire

mutamenti traumatici nelle proprie abitudini.

AFFIDAMENTO DEI FIGLI

La separazione lascia inalterati i diritti e i doveri dei coniugi nei confronti dei figli, tuttavia rende

necessario disciplinare con chi i figli debbano convivere; questi ha diritto di mantenere i rapporti

con entrambi i genitori e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Prima della legge 54/2006,

l’affidamento in ipotesi di separazione e divorzio poteva essere o esclusivo in favore di un

coniuge, o congiunto con attribuzione di eguali poteri ai genitori o alternato mediante un criterio

temporale di permanenza presso ciascuno di essi (la prassi indicava uno scarso affidamento

congiunto). Le fattispecie che determinano un affidamento esclusivo del figlio sono la lontananza

fisica di un genitore, il contrato tra i coniugi, la contrarietà di un coniuge, la tenere età del minore o

la volontà di questo qualora sia capaci di discernimento.

La potestà, salvo diversamente pattuito, spetta ad entrambi i genitori. Così come il coniuge

beneficiario, il figlio dei coniugi ha il diritto di godere un tenore di vita eguale a quello avuto in

costanza di matrimonio.

Durante il processo di separazione il giudice è tenuto ad ascoltare il parere del figlio (audizione

dei figli minori), qualora abbia 12 anni o capacità di discernimento.

Le norme sulla separazione e la disciplina dell’affidamento dei figli si applicano anche in caso di

scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e anche ai figli dei

genitori non coniugati.

RICONCILIAZIONE

Gli effetti della separazione cessano con effetto ex nunc in caso di riconciliazione dei coniugi, che

non richiede alcuna forma solenne e può avvenire in modo espressa o tacito, cioè in forza di un

comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione, purché rivolto alla

ricostituzione di una comunione di vita tra i coniugi (non sono sufficienti riappacificazioni, rapporti

sereni tra coniugi, ecc.).

SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO

Prima della riforma del ’70, dato il principio della indissolubilità del matrimonio, l’istituto del

divorzio o “scioglimento del matrimonio” non era previsto, sì che con la morte di uno dei coniugi il

matrimonio non poteva essere sciolto.

L’ordinamento in particolare parla per divorzio con riferimento ai matrimonio civili e di cessazione

degli effetti civili con riferimento ai matrimoni concordatari (che avviene del resto anche nei

matrimoni civili). A differenza, la sentenza di annullamento o di nullità del matrimonio mira ad

accertare la originaria idoneità del rapporto coniugale alla produzione di effetti giuridici; la

sentenza di invalidità dovrebbe normalmente operare in via retroattiva, eliminando gli effetti

prodotti dal matrimonio, tuttavia molti effetti sono per loro natura irreversibili (adempimento dei

doveri coniugali, acquisizione del diritto al cognome del marito per la donna, ecc,) per altri è

irragionevole che lo siano (legittimità della filiazione nata a seguito di matrimonio invalido). Gli

effetti dell’invalidità sono simili a quelle del divorzio in quanto lo scioglimento del vincolo non

estingue gli effetti girà prodotti ne cancella l’esigenza di tutelare il coniuge in difficoltà economica.

DIVORZIO

Lo scioglimento del matrimonio per divorzio avviene solo giudizialmente e in presenza di certi

presupposti: accertamento dell0impossibilità di mantenere o ricostituire la comunione materiale e

spirituale fra i coniugi e la sussistenza delle cause della crisi tassativamente previste dalla legge;

non è previsto il divorzio consensuale, tramite presentazione domanda dei coniugi. La recente

dottrina ha accolto la concezione del c.d. divorzio-rimedio, quale strumento alla irreparabile rottura

del matrimonio, al posto del divorzio-sanzione, quale reazione alla violazione di gravi doveri

coniugali (di fatto può derivare da fatti incolpevoli).

Sono cause di divorzio, tassativamente previste:

- Separazione ultratriennale dei coniugi protrattasi ininterrottamente (qualora ci sia anche

una temporanea conciliazione si interrompono i tempi) per almeno 3 anni;

- Condanna per alcuni reati particolarmente gravi subita da un coniuge;

- Condanna per alcuni delitti contro la libertà sessuale, moralità e il buon costume (violenza

carnale, incesto, prostituzione);

- Omicidio volontario di un figlio o tentato omicidio del coniuge o figlio;

- Annullamento del matrimonio o divorzio ottenuti all’estero dal coniuge straniero ma

cittadino europeo;

- Mancata consumazione del matrimonio;

- Ecc.

La domanda di divorzio si propone con ricorso al tribunale e il procedimento si compone di una

fase preliminare (il presidente del tribunale sente i coniugi tentando una riconciliazione), istruttoria

(fase in cui si sentono in caso i pareri dei minori, e di avvia la comparazione delle parti), collegiale

(si rimette la decisione al collegio; la sentenza può essere impugnata da ciascun delle parti) e

termina con la annotazione della sentenza (data la sentenza definitiva, salvo impugnazioni,

questa è trasmessa all’ufficiale dello stato civile del luogo dove fu trascritto il matrimonio e

annotata).

EFFETTI DEL DIVORZIO: Il divorzio, con efficacia ex nunc (non retroattiva) a differenza

dell’invalidità, determina lo scioglimento del matrimonio e i coniugi riacquistano lo stato libero

potendosi risposare. L’estinzione dei rapporti coniugali non esclude però obblighi di mantenimento

a favore del coniuge economicamente svantaggiato che non abbia mezzi adeguati e che non

possa procurarseli: si parla in questo caso di assegno divorziale, la cui misura è discrezionale e

dipende da vari fattori, quali la condizione dei coniugi, le ragion della decisione, il reddito, ecc. La

corresponsione dell’assegno può avvenire su accordo delle parti in una unica soluzione e si

estingue con la morte dell’obbligato o con la contrazione a nuove nozze dello stesso. Infine al

coniuge divorziato, nonché separato, può essere attribuito il diritto di abitare la casa famigliare.

FILIAZIONE

Ai genitori spetta secondo l’ordinamento il diritto-dovere di espletare la funzione di mantenimento,

istruzione ed educazione dei figli. Nonostante la sostanziale parificazione del trattamento dei figli

legittimi e naturali, taluni elementi indicano la persistenza di un certo sfavore per la filiazione

naturale.

Sono figli legittimi quelli concepiti da genitori uniti in matrimonio, mentre naturali, quelli procreati

da genitori non uniti in matrimonio tra loro; a loro volta il figlio concepito da genitore che all’epoca

del concepimento era legato ad un rapporto coniugale è detto adulterino, mentre il figlio concepito

da persone tra le quali esiste un rapporto di parentela è detto incestuoso. Mentre il codice

prescriveva che il riconoscimento dei figli naturali era ammesso, purché non si trattasse di figli

adulterini o incestuosi (quindi erano non riconoscibili), con la riforma del ’75 si è determinato la

riconoscibilità dei figli adulterini da parte di entrambi i genitori, nonché di quella dei figli incestuosi,

purché i genitori fossero in buona fede. Il riconoscimento di un figlio naturale è un atto solenne

con il quale uno o entrambi i genitori trasformano il fatto della procreazione, insufficiente a creare

un rapporto giuridico, in uno status/rapporto di filiazione, rilevante per il diritto. La forma dell’atto, a

pena di nullità, deve essere fatto o nell’atto di nascita, o in una dichiarazione davanti ad un

ufficiale dello stato civile o atto pubblico o testamento. La capacità di effettuare il riconoscimento

del figlio naturale si acquista con il compimento del sedicesimo anno di età, in caso contrario non

sia ha la capacità di adottarlo; se la persona riconosciuta ha già compiuto a sua volta tale età è

necessario il suo l’assenso per il riconoscimento. Il ricuocimento rende certo il rapporto di

filiazione con una determinata persona, retroagendo fino al momento della nascita del figlio; con

tale atto si rendono inderogabilmente azionabili di diritti e doveri inerenti al rapporti di filiazione

naturale, molto simile a quelli della filiazione legittima. Il riconoscimento in violazione dei requisiti

formali è nullo, mentre quello formalmente valido può essere impugnato per difetto di veridicità

(proponibile se l’autore del riconoscimento fosse consapevole della falsità della dichiarazione),

violenza (proponibile entro un anno dalla cessazione della violenza) e interdizione giudiziale

(proponibile dal rappresentato o dallo stesso autore del riconoscimento se revocata l’interdizione),

le quali costituiscono tutte azioni di stato, essendo dirette a privare il figlio naturale dello stato

attribuitogli.

L’esercizio dell’azione giudiziale di paternità o maternità (c.d. accertamento giudiziale: con la

riforma del ’75 sono state unite), può far ottenere al figlio naturale gli stessi effetti del

riconoscimento ma anche contro la volontà dei genitori. Esperibile in tutte le ipotesi nelle quali è

ammesso il riconoscimento. Legittimato ad agire è il figlio e la sua azione è imprescrittibile; in

caso di morte tale azione di trasmetterebbe ai suoi discendenti; se è di minore età può essere

promossa dal genitore che esercita la potestà o dal tutore; in caso di interdizione il tutore. L’attore

può fornire la prova della paternità e maternità con ogni mezzo: mentre la prova della paternità è

più difficile e fornita solo in via presuntiva spesso, quella della madre può essere dimostrata

provando l’identità di chi pretende di essere figlio. Più facile il discorso tramite prove ematologiche

e genetiche, anche perché un ingiustificato rifiuto autorizza il giudice a trarre argomenti di prova.

ACCERTAMENTO INCIDENTALE DELLA FILIAZIONE IRRICONOSCIBILE

Tuttavia, in questa ipotesi, al rapporto di procreazione sono collegati una serie di diritti e doveri:

· il figlio naturale minorenne può agire per ottenere il mantenimento, l’educazione e l’istruzione:

l’azione è proposta nell’interesse del figlio da un curatore speciale nominato dal giudice, su

richiesta del p.m. o del genitore che esercita la potestà;

· se il figlio è maggiorenne e in stato di bisogno, può chiedere gli alimenti.

In entrambe le ipotesi occorre il previo giudizio di ammissibilità dell’azione; tale azione è di

riconoscimento e non di stato (e quindi non di accertamento), perché vengono riconosciuti dei

diritti limitati al figlio non riconoscibile.

L’accoglimento del giudizio di ammissibilità dell’azione implica che sia fornita

incidentalmente la prova del vincolo di derivazione biologica.

I figli non riconoscibili, tuttavia, hanno diritto, in sede successoria, ad un assegno vitalizio.

LEGITTIMAZIONE DELLA FILIAZIONE NATURALE

La legittimazione consente al figlio naturale riconosciuto la possibilità di conseguire la qualità di

figlio legittimo; essa può conseguirsi automaticamente al matrimonio dei genitori che lo hanno

entrambi riconosciuto.

Gli effetti decorrono dal giorno del matrimonio se il rapporto di filiazione è accertato anteriormente

o al momento del matrimonio, altrimenti dal giorno in cui è avvenuto l’accertamento formale della

filiazione, ad es. per riconoscimento ( legittimazione di diritto ).

In presenza di cause che ostacolano la legittimazione del figlio per susseguente matrimonio, la

legittimazione può avvenire giudizialmente per provvedimento del giudice, purché corrisponda

all’interesse del figlio ( legittimazione giudiziale ).

Per effettuare la legittimazione i genitori devono avere almeno 16 anni e la domanda di

legittimazione può essere fatta sia da uno che da entrambi i genitori; può essere fatta anche dal

figlio naturale dopo la morte del genitore, qualora questi abbia espresso tale volontà nel

testamento o in un atto pubblico.

La legittimazione produce effetti solo per il genitore al quale è stata concessa e tali effetti

decorrono dalla data del provvedimento; se la legittimazione è successiva alla morte del genitore,

gli effetti retroagiscono alla data della morte, solo se la domanda è stata presentata entro un anno

da tale data.

Gli effetti del provvedimento di legittimazione possono essere caducati (eliminati) dall’azione

ordinaria di contestazione dello stato di figlio legittimo.

Inoltre, sia la legittimazione di diritto che quella giudiziale, possono essere impugnate per difetto di

veridicità .

La procreazione è sempre fonte di responsabilità e necessità una corrispondenza fra verità

naturale e certezza legale dello stato di filiazione (favori veritatis), che spesso è in dubbio (nella

fecondazione assistita eterologa il marito o convivente della donna non può esercitare l’azione di

disconoscimento e il donatore dei gameti non acquista relazione parentale con il nato). Mentre


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe Di palma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Mantucci Daniele.

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