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Osservazioni sull’arricchimento del donatario.

Anche l’arricchimento del donatario non è, secondo Biscontini, elemento di

qualificazione della donazione

.

Esso può essere inteso:

in senso economico;

1. in senso giuridico.

2.

Sotto il profilo economico l’arricchimento del donatario non può considerarsi elemento

qualificante la donazione in quanto:

 esso non costituisce una esclusiva della donazione, perché è presente anche in

altri negozi cosiddetti gratuiti, diversi dalla donazione;

 inoltre esso può venire meno in presenza di determinate vicende sopravvenute alla

donazione, ad esempio con l’azione di riduzione o con il sopraggiungere

dell’obbligo alimentare. La donazione, infatti, può essere oggetto di azione di

riduzione da parte dei legittimari nel caso abbia leso la loro quota ed il donatario è

obbligato, con precedenza su ogni altro obbligato, a prestare gli alimenti al donante

(a meno che si tratti di donazione fatta in riguardo di un matrimonio o di una

donazione rimuneratoria);

 infine tale elemento potrebbe mancare sin dall’inizio come nella donazione modale

a causa della previsione del modus.

I

nteso in senso giuridico, l’arricchimento del donatario consiste nell’attribuzione al

donatario di un determinato diritto patrimoniale senza corrispettivo.

Analogamente all’arricchimento in senso economico, occorre rilevare che l’arricchimento

in senso giuridico è fenomeno presente anche in altri contratti gratuiti, ad es. nel comodato

e nel mutuo gratuito. Infatti, anche in questi casi, il beneficiario acquista, sia pur

temporaneamente, una situazione giuridica soggettiva senza il pagamento di un

corrispettivo.

CAUSA DELLA DONAZIONE

La causa della donazione è la produzione di un effetto reale o

obbligatorio senza corrispettivo.

NEGOZIO MISTO CON DONAZIONE O DONAZIONE MISTA

Poiché secondo Biscontini il contratto misto non è configurabile come autonoma

figura negoziale, il cosiddetto negotium mixtum cum donatione per l’autore non è un

negozio misto.

Si tratta di un’operazione negoziale ascrivibile nelle cosiddette donazioni indirette

.

Ipotesi tipica di contratto misto con donazione è quello di vendita di un immobile ad un

prezzo di gran lunga inferiore al suo valore. Si tratta di un contratto che a livello formale

presenta le caratteristiche proprie di una compravendita, ma sostanzialmente realizza un

effetto di parziale gratuità in quanto con essa si realizza un arricchimento dell’acquirente

ed una diminuzione patrimoniale del venditore.

Quindi la donazione mista dal punto di vista formale è qualificata dall’elemento della

corrispettività e va inserita nei contratti di scambio. Tuttavia essendo caratterizzata,nella

sostanza, da gratuità, può rientrare nell’ambito delle donazioni indirette. La donazione

mista, cioè, sarà qualificata come compravendita, ma la sua disciplina sarà quella tipica

delle donazioni indirette.

Quindi per Biscontini la donazione mista non è un negozio misto ed è una ipotesi di

donazione indiretta.

Disciplina applicabile alla donazione mista

Al negozio misto con donazione sarà applicabile prima di tutto la disciplina che attiene

al tipo utilizzato: ad esempio, se si tratta di compravendita di bene immobile, dovrà

rivestire la forma scritta in conformità al tipo. Ma gli sarà applicabile anche la disciplina

degli atti a titolo gratuito, in quanto l’effetto che produce è gratuito, nel senso che si verifica

un arricchimento dell’acquirente ed una diminuzione patrimoniale del venditore.

Quindi alla donazione mista si applica:

 l’art.437 c.c. che pone l’obbligazione alimentare a carico del donatario, con

precedenza su ogni altro obbligato. Tale norma considera rilevante il profilo

economico della fattispecie, pertanto anche la parte che abbia concluso un

contratto a prestazioni corrispettive, ma sostanzialmente gratuito, sarà soggetta

all’obbligazione alimentare;

 l’art.809 c.c., per cui si applicano le norme che regolano la revocazione delle

donazioni per ingratitudine e sopravvenienza di figli, nonché quelle relative alla

riduzione delle donazioni per integrare la quota spettante ai legittimari;

 l’art.179, comma 1, lett.b del c.c.: tale articolo indica i beni che non ricadono in

regime di comunione legale e sono, quindi, i beni personali di ciascun coniuge.

Tra questi rientrano anche quelli acquisiti successivamente al matrimonio per

effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento

non è specificato che siano attribuiti alla comunione. Se consideriamo l’ipotesi in cui

un coniuge riceva un bene attraverso un contratto di compravendita ma con

corrispettivo irrisorio, ossia un negozio misto con donazione, dobbiamo distinguere

due profili:

se si tiene conto del profilo formale della vicenda, il bene ricadrebbe in

1.

comunione perché ex art.177 c.c., nella comunione legale dei coniugi rientrano gli

acquisti compiuti dagli stessi, insieme o separatamente, durante il matrimonio;

ma se si tiene conto del profilo sostanziale della vicenda ci si accorge che

2. l’effetto sostanziale della donazione mista è quello di una donazione vera e

propria, ossia la produzione di un effetto reale o obbligatorio senza

corrispettivo. Da qui Biscontini deduce che il bene acquistato da uno dei

coniugi successivamente al matrimonio per effetto di donazione mista

dovrebbe essere escluso dalla comunione, in quanto gli effetti tipici

dell’atto sono quelli di un acquisto gratuito.

Problema della azione revocatoria nel negozio misto a donazione

L’azione revocatoria, insieme all’azione surrogatoria, costituisce uno dei mezzi di

conservazione della garanzia patrimoniale in favore del creditore.

Attraverso l’azione revocatoria il creditore rende inefficaci solo nei suoi confronti

(inefficacia relativa) gli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal debitore.

Presupposti per l’esercizio dell’azione revocatoria sono:

 la qualità di creditore del soggetto agente;

 l’atto di disposizione patrimoniale inter vivos posto in essere dal debitore;

 l’eventus damni, ossia la diminuzione del patrimonio del debitore che si risolve in una

sottrazione dannosa di taluni beni all’espropriazione del creditore;

 il consilium fraudis, ossia la consapevolezza del debitore di arrecare, con il proprio atto,

pregiudizio al creditore. Se non c’è stata frode il creditore non può esercitare alcun

rimedio. La posizione del terzo acquirente non merita riguardo se questi pure ha

agito in mala fede. Se invece il terzo acquirente ha acquistato in buona fede, quindi

non conoscendo la frode, si fa una distinzione:

 se l’acquisto è stato fatto a titolo oneroso, la buona fede impedisce la revoca;

 se l’acquisto è stato fatto a titolo gratuito, la buona fede non impedisce la

revoca: in questo caso la legge tutela il creditore e non il terzo.

Quindi è importante accertare se ci si trovi di fronte ad un atto a titolo gratuito o oneroso ai

fini della disciplina da applicare.

Tornando al negozio misto a donazione, se si considera il profilo formalistico della

vicenda, che tiene conto esclusivamente del tipo negoziale utilizzato, si dovrebbe

affermare l’onerosità del contratto, con la conseguenza che ad esso si dovrebbe applicare,

ai fini della revocatoria dell’atto, la disciplina degli atti a titolo oneroso e dovrebbe, quindi,

richiedersi la partecipatio fraudis (mala fede) da parte del terzo.

Secondo Biscontini occorre, invece, tenere conto del profilo sostanziale della

vicenda. Il cosiddetto negozio misto a donazione è contratto corrispettivo, che

però presenta sostanziali profili di gratuità, per cui si dovrebbero applicare, ai

fini della revocatoria dell’atto, le norme proprie degli atti a titolo gratuito, perché, né la mala

fede, né la buona fede del terzo impediscono la revoca.

DONAZIONI INDIRETTE

Ex art. 809 c.c. “le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli

previsti dall’articolo 769c.c.(donazione), sono soggette alle stesse norme che

regolano la revocazione delle donazioni per causa d’ingratitudine e per

sopravvenienza di figli, nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per

integrare la quota dovuta ai legittimari”.

La donazione indiretta è qualsiasi atto con cui il donante raggiunge lo scopo

di arricchire un’altra persona senza utilizzare lo schema tipico della

donazione.

Le donazioni indirette sono fattispecie non omogenee, che possono essere

date da diversi tipi contrattuali, ma che sostanzialmente producono gli effetti

propri degli atti di liberalità.

Esempi sono:

 la remissione del debito: si ha con la rinunzia del creditore al suo diritto, diretta

all’estinzione dell’obbligazione e alla liberazione del debitore;

 il trasporto gratuito;

 il mutuo senza interessi;

 altri contratti tipici con cui le parti perseguono un intento di liberalità.

Quindi sono tutte quelle fattispecie che possiedono una minima unità effettuale ma che

sono caratterizzate da una sostanziale gratuità.

Come già detto tipico esempio di donazione indiretta è la remissione del debito, che è

caratterizzata da una specifica minima unità effettuale (funzione estintiva), ma che, in

concreto, realizza un effetto di liberalità.

Lo stesso negozio misto con donazione è una donazione indiretta, perché pur essendo un

contratto a prestazioni corrispettive e, quindi non riconducibile direttamente allo schema

della donazione, realizza una liberalità a favore del beneficiario.

Alle donazioni indirette si applicano, ex art.809 c.c., le norme sulla revocazione delle

donazioni per causa d’ingratitudine e per sopravvenienza di figli, nonché le norme sulla

riduzione delle donazioni per integrare la quota dei legittimari.

La donazione indiretta può essere ritenuta norma materiale che si applica

ovunque venga in rilievo un effetto tipico di liberalità, indipendentemente dal

tipo utilizzato. Le norme materiali sono quelle che, al di là del tipo di contratto

adottato, cioè della qualificazione formale data alla fattispecie, intendono

colpire il risultato materiale perseguito con un dato atto.

Le norme materiali sono quelle che prendono in considerazione il risultato

concreto perseguito dalle parti.

Esempio di norma materiale è il negozio in frode alla legge di cui all’art.1344 c.c., che

costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa. Esso è nullo. Ad

esempio se si licenzia e si riassume più volte un lavoratore allo scopo di eludere la

normativa sul trattamento di fine rapporto.

PROFILI APPLICATIVI

PROBLEMA DELLA DONAZIONE MODALE NELLA COMUNIONE DEI

CONIUGI

In presenza di una donazione modale occorre accertare con quale

patrimonio è stato adempiuto il modus.

Se si tenesse conto del profilo formale della vicenda, la donazione modale, stante l’art.179

comma 1 lett.b c.c., verrebbe attribuita solo al coniuge al quale la donazione era diretta e

questo anche qualora il modus sia stato adempiuto con il patrimonio di entrambi o

dell’altro coniuge.

Occorre, invece, tenere conto del profilo sostanziale della vicenda, qualora il modus sia

adempiuto con il patrimonio della comunione o dell’altro coniuge, il bene ricevuto in

donazione cadrà in comunione.

La comunione legale ha lo scopo di tutelare l’uguaglianza dei coniugi e la parità della

gestione del patrimonio: l’interpretazione sopra proposta risponde meglio alla ratio

dell’istituto, che l’interprete deve sempre ricercare.

PROBLEMA DELL’AZIONE REVOCATORIA NELLA DONAZIONE MODALE

Se si avesse riguardo al profilo formale, la donazione modale andrebbe

revocata con le norme previste per gli atti a titolo gratuito e, quindi,

indipendentemente dalla buona fede o mala fede del terzo acquirente.

Occorre, invece, guardare al profilo sostanziale: nell’ipotesi di donazione modale colui

che acquista il bene potrebbe sopportare un rilevante sacrificio economico per adempiere

il modus e quindi l’acquisto si dovrebbe considerare a titolo oneroso, con conseguente

applicabilità della disciplina degli atti a titolo oneroso per quanto riguarda la revocatoria

dell’atto stesso (è necessaria quindi la partecipatio fraudis del terzo).

APPLICABILITÀ DEL RIMEDIO DELLA RISOLUZIONE AI CONTRATTI

SINALLAGMATICI E A QUELLI NON SINALLAGMATICI

La risoluzione del contratto è lo scioglimento del rapporto contrattuale

dovuto al verificarsi di eventi che alterano l’equilibrio tra le attribuzioni

patrimoniali di un contratto a prestazioni corrispettive.

In relazione a tali eventi il codice disciplina tre ipotesi di risoluzione:

la risoluzione per inadempimento (1453 c.c.);

1. la risoluzione per impossibilità sopravvenuta (1463 c.c.);

2. la risoluzione per eccessiva onerosità (1467 c.c.).

3.

Lo scioglimento del contratto consente di porre rimedio all’alterazione del sinallagma

(rapporto di interdipendenza tra le reciproche prestazioni contrattuali) ed al

conseguente squilibrio tra gli interessi delle parti contraenti.

Secondo Biscontini le prime 2 ipotesi si applicano solo ai contratti a

prestazioni corrispettive, c.d.sinallagmatici. La risoluzione per eccessiva

onerosità si applica anche ai contratti non corrispettivi.

Mentre nella risoluzione per inadempimento e in quella per impossibilità sopravvenuta il

legislatore si riferisce ai contratti a prestazioni corrispettive e quindi al nesso sinallgmatico

tra le prestazioni, nella risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta dà rilievo al

momento economico del rapporto.

La finalità della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta è eminentemente

sostanziale e tende alla conservazione dell’economia originaria del contratto. Tale

convinzione risulta giustificata anche dal comma 3 dell’art.1467 c.c. che prevede la

riduzione ad equità come mezzo per evitare la risoluzione.

Quindi:

 la risoluzione per inadempimento e per impossibilità sopravvenuta possono prodursi

solamente ove ricorrano contratti caratterizzati dal nesso di sinallagmaticità, a

prestazioni corrispettive;

 la risoluzione per eccessiva onerosità, invece, analogamente alla riduzione

ad equità è rimedio generale, opera su un piano prevalentemente

economico e si applica a prescindere dal carattere della corrispettività.

Una possibile obiezione a quanto detto potrebbe sembrare la previsione degli artt.1459 e

1466 che estendono il rimedio della risoluzione per inadempimento e per impossibilità

sopravvenuta ai contratti plurilaterali, a contratti quindi non corrispettivi. Tali contratti sono

infatti contratti con comunione di scopo e non contratti corrispettivi.

Ciò non significa, secondo Biscontini, che la risoluzione del contratto per inadempimento e

per impossibilità sopravvenuta sia applicabile anche a contratti non corrispettivi.

Piuttosto, che le ipotesi previste dagli artt. 1459 e 1466 c.c., non disciplinano una vera e

propria ipotesi di risoluzione, ma attengono allo scioglimento del contratto plurilaterale con

comunione di scopo.

Quindi il contratto plurilaterale non si risolve ma si estingue per impossibilità di conseguire

lo scopo perseguito, quando, rispetto ad esso, debba essere considerata essenziale la

partecipazione di un determinato socio.

Se il venir meno della prestazione di uno dei soci incide sulla realizzazione dello scopo

comune, impedendola, viene a mancare la giustificazione delle altre prestazioni con

conseguente scioglimento del vincolo associativo.

CORRISPETTIVITÀ E RESCISSIONE

La rescissione è lo scioglimento del vincolo contrattuale conseguente ad un

vizio genetico del sinallagma.

Tale anomalia consiste in uno squilibrio tra i valori delle prestazioni

contrattuali, che si verifica quando una parte contraente approfitta

dell’alterazione della libertà contrattuale della controparte che si trova in uno

stato di pericolo o di bisogno.

Per la dottrina tradizionale tale rimedio è azionabile solo nelle ipotesi di

contratti a prestazioni corrispettive.

Per Biscontini è ammissibile anche per i contratti a prestazioni non

corrispettive.

Il codice ha disciplinato due figure di rescissione:

La rescissione del contratto concluso in stato di pericolo. Chi assume

1. contrattualmente obbligazioni a condizioni inique, per la necessità, nota alla

controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona,

può ottenere la rescissione del contratto.

Ad esempio, il padrone di una barca chiede e ottiene 10000 euro per uscire a

soccorrere una persona in difficoltà con un windsurf.

Presupposti dell’azione sono:

 lo stato di pericolo in cui si trova uno dei contraenti o un’altra persona, cioè la

minaccia di un danno attuale e grave alla persona del contraente o di un terzo;

 l’iniquità delle condizioni a cui il contraente in pericolo ha dovuto soggiacere

per salvarsi dallo stato di pericolo, ove per iniquità si intende una sproporzione

tra il valore delle prestazioni;

 la conoscenza dello stato di pericolo da parte di colui che ne ha tratto

vantaggio.

La rescissione per lesione. Il contratto è rescindibile per lesione quando è

2.

stato stipulato a condizioni di sproporzione tra la prestazione di una parte e quella

dell’altra e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale

l’altra ha approfittato per trarne vantaggio. In tale ipotesi la parte danneggiata può

domandare la rescissione del contratto.

Ad esempio Tizio, trovandosi in difficoltà economiche, svende i propri beni per

realizzare denaro, e Caio, consapevole delle condizioni di bisogno di Tizio, ne

approfitta offrendo un prezzo irrisorio.

Presupposti dell’azione sono:

 la lesione ultra dimidium: ricorre quando la prestazione che la parte

danneggiata si impegna ad eseguire supera il doppio del valore della

controprestazione. La lesione deve essere accertata con riferimento al momento

della conclusione del contratto. Il contratto non è più rescindibile se, a causa di

circostanze sopravvenute, la sproporzione è venuta a mancare al momento

della domanda di rescissione;

 lo stato di bisogno della parte danneggiata, che va interpretato come

situazione di difficoltà economica, anche transitoria, che incide sulla libera

determinazione del contraente;

 l’approfittamento dello stato di bisogno, che si risolve in una consapevolezza

del vantaggio patrimoniale che si trae dalla situazione di bisogno della

controparte.

La rescissione cancella gli effetti del contratto a partire dal giorno in cui questi sono

stati prodotti (ex tunc).

Per l’autore il rimedio della rescissione può essere esperito anche per la donazione e per i

contratti gratuiti, che non sono corrispettivi.

Può accadere che un soggetto sia indotto alla donazione o alla stipula di altro contratto

gratuito dallo stato di pericolo o dallo stato di bisogno, con conseguente possibilità di

chiedere la rescissione.

Non è di ostacolo il fatto che nella rescissione per lesione il codice preveda la necessaria

presenza della lesione ultra dimidium. La lesione totale, ossia la sproporzione totale, che

si può avere ad esempio nella donazione, contratto nella quale una parte riceve senza

alcun corrispettivo, integra a maggior ragione una lesione ultra dimidium.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto Civile riguardanti il testo del professor Biscontini, Onerosità, corrispettività e qualificazione del contratto. Il problema della donazione mista. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: bilateralità, l’onerosità, corrispettività.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Camerino - Unicam
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Camerino - Unicam o del prof Bisconti Guido.

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