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Diritto canonico - nozioni

Appunti di Diritto canonico per l’esame del professor Lugli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Diritto della Chiesa Cattolica, diritto non statale, Diritto
canonico universale, Diritto canonico particolare, fonti di diritto divino, lo Ius novum.

Esame di Diritto canonico docente Prof. M. Lugli

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dalla giurisprudenza. Questo schema logico ci porta necessariamente a compiere la scelta

fra le soluzioni meglio argomentate dalle varie autorità: i dictat non prescelti risultano

immediatamente da eliminare nell’applicazione di un determinato canone. Il decretum

viene utilizzato come manuale all’inizio all’università di Bologna e Gregorio si appropria del

decretum di Graziano e aggiunge una propria legislazione che viene chiamata liber extra,

libro oltre il decreto di graziano. Nel 1234 con la bolla pontificia si sancisce il carattere

autentico del decreto e del libro extra e si vieta il ricorso ad altre fonti che non siano

contenute. Bonifacio XII aggiunge il liber sexus e successivamente con l’opera clementine

raccolte da Giovanni XXII. Il decreto viene definito autentico: il legislatore stesso (Santa

sede) riconosce che quello è il vero e unico diritto canonico prodotto dalla chiesa.

La guerra delle investiture di vescovi rivendicate dall’autorità pontificia e imperiale.

Concordato di “Warm”: Chiesacompetenza in investitura dei vescovi, riconosciuti dallo

stato.

1582pubblicazione ufficiale del Corpus Iuris Canonici che comprende:

• Decretum di Graziano

• Liber Extra (Gregorio IX)

• Liber Sextus (Bonifacio VIII)

• Clementinae

In seguito incluse:

• Extravagantes di Giovanni XII

• Extravagantes Comunes

Fino al 1917 rimane in vigore, poi promulgato il Codex Iuris Canonici

LA LEGGE NEL DIRITTO CANONICO

Leggestrumento tipico del diritto umanostrumento normativo che orienta tutte le fonti.

Legge nel diritto canonico non corrisponde alla volontà del popolo, è frutto del legislatore,

è il nome che si dà alle norme prodotte dal legislatore umano. La legge non è volontà della

volontà popolare.

Non c’è una definizione della legge.

Canone 7la legge è istituita quando è promulgata.

San Tommaso d’Aquino e Suarez danno due definizioni della legge.

SAN TOMMASO1225 muore nel 1274:

principali dogmi della Chiesa, punto di raccordo tra la filosofia classica e la

cristianità.

Offre una definizione della legge:

“la Lex è una disposizione della ragione(2) diretta al bene comune e promulgata da chi ha

la responsabilità della collettività(1)”

Strumento emanato da chi ha la responsabilità della collettività, non è una

1) volontà popolare.

Coloro che sono i pastori delle anime hanno la responsabilità, coloro che sono il

tramite tra la vita terrena e la vita eterna.

Ragionevolezza della legge è una disposizione della ragione con requisito:

2) conforme ai principi di diritto divino che ha come ultimo fine la salvezza delle

anime. E’ ragionevole quando consente la salvezza dell’anima che è un obbligo

per il legislatore da perseguire.

Intorno al VI secolo si affianca una definizione ad opera del Suarez (canonista spagnolo

vissuto tra fine 1500 e inizio 1600). Pagina | 5

Definizione giuridicamente più sottile e appropriataanche perché si affacciano in

Europa delle realtà nuovecreazione dei primi stati nazionalisi dissolve

definitivamente l’impero e si affacciano stati come la Spagna accentrati su realtà di

re assoluti.

DEFINIZIONE DEL SUAREZ:

“la Lex è un comando della legittima autorità per il bene dei sudditi, comune, perpetua e

sufficientemente promulgata”.

Legge come comando: espressione di una autorità sui sudditi;

1) Il punto di comunione con Tommaso rimane il bene dei sudditisalvezza delle

2) anime;

Dà conto anche di una reltà diversa di quella si San Tommasonon si parla

3) più di responsabilità della comunità; sorta di figura paterna nei confronti dei

figli. Suarez invece vivendo l’esperienza della nascita degli stati nazionali e

delle monarchie assolute imposta l’org della Chiesa come un’org

rigorosamente gerarchica dove l’autorità considera il popolo di Dio come

sudditi.

Comando comunedeve disciplinare fattispecie comuni

4) Perpetuavigente fino a quando non viene abrogata.

5) Occorre farla conoscere in modo solenne alla comunitàignorantia leges non

6) excusatla legge esiste soltanto quando è promulgata

Come avviene la promulgazione delle leggi:

in Italia con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; nel diritto canonico avviene attraverso

una pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale degli Atta Apostolicae Sedis. Sugli Atta

vengono pubblicate le leggi di diritto umano universali ed entrano in vigore tre mesi dopo

la loro pubblicazione salvo la possibilità che la legge obblighi immediatamente per

decisione dell’autorità o per natura e oggetto della legge stessa.

In questi Atta troviamo le leggi ecclesiastico-umane del diritto canonico.

Per le leggi particolari che vincolano una determinata comunità invece la disciplina è

diversa il modo è determinato dal legislatore particolare. Obbligano dopo un mese dalla

loro promulgazione.

Quando si parla di legge si parla di uno strumento tipico ma non possiamo attribuire

automaticamente una determinata forza giuridicaoccorre sapere da quale autorità

proviene la fonte per sapere a quale livello della gerarchia delle fonti sta quella

determinata fonte.

La legge umana di tipo particolare non può derogare i principi della legge umana

universale.

Le leggi pontifice assumono diversi nomi ma anche in questi caso i nomi sono dati più

per gli argomenti che per la forza intrinseca delle leggi.

• Bolle pontificie;

• Brevia pontificie;

• Atti votu proprio(iniziativa personale del Pontefice);

• Chirografi.

Nomi che storicamente sono stati dati alle leggi del Pontefice.

Importanza riguardo al contenuto e non alla forza della legge:

• Lettere apostoliche (documenti di maggior importanza) Pagina | 6

• Lettere encicliche (generalmente indirizzate ai vescovi)

• Epistolae Apostoliche (per questioni di minor rilievo)

• Costituzioni (norme in genere di carattere generale)

L’efficacia dipende dall’autorità che promulga l’atto normativo

Il canone 9 stabilisce un principio della legge ecclesiastica: “le leggi riguardano solo le

cose future a meno che non si disponga nominatamente delle cose passate”principio

di irretroattività della legge ecclesiastica.(ecclesiatica quindi di diritto umano!).

Il diritto divino è retroattivo perché fisso, eterno e immutabile.

Estensione:

Canone 12le leggi universali obbligano tutte le persone ovunque queste persone si

trovino. Le leggi che valgono per un solo territorio obbligano chiunque si trovi in quel

territorio.

Canone 13i girovaghi sono obbligati dalle leggi sia universali sia pparticolari che sono in

vigore nel luogo dovunque si trovino.

Tutte le leggi territoriali sono presupposte come particolari

Canone 11soggetto passivo della legge:

• la legge stabilita da Dio obbliga tutti (tutte le persone del mondo). [esdue

islamici si sposanola Chiesa riconosce il matrimonio come istituto di diritto

naturale]

• legge stabilita dall’uomo obbliga soltanto chi ha ricevuto il battesimo.

• Non sono obbligati i fedeli privi dell’uso della ragione e inferiori a 7 anni (a quest’età

si presume che il bambino abbia già gli strumenti per acquisire la consapevolezza

del sacramento che riceve – ogni parroco può ritardare l’età – la maggiore età cmq

si acquista a 18 anni)

Interpretare una normaapplicarla al caso concreto, dare una soluzione normativa.

Canone 16interpretazione della leggeprincipiosi parla di interpretazione autentica

quando l’interpretazione è data dallo stesso soggetto che ha emanato la legge (può

essere data con un’altra legge che deve essere promulgata). In questo caso la legge di

interpretativa è retroattiva? No.

Se l’interpretazione autentica dichiara le parole di per sé chiare nella legge questa ha

valore retroattiva.

Canone 17presenta vari metodi di interpretazione della legge da utilizzare secondo

l’ordine previsto dallo stesso canone 17:

- Le leggi ecclesiastiche sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole,

nel testo e nel contesto – criterio letterale.

Se dovessero rimanere dei dubbi si deve ricorrere ai luoghi paralleli se ce ne sono

- – criterio analogicofattispecie simili a quella su cui c’è il dubbio di int.

- Qualora non ci fossero norme che regolano luoghi paralleli bisogna indagare sul

fine della legge – trovare la ratio legis e interpretare conseguentemente la norma.

Ricorso all’intendimento del legislatorericercare la volontà del legislatorenei

- lavori preparatorida considerare come criterio ultimo perché si riferiscono a quel

determinato momento, mentre la norma è considerata come possibilmente eterna.

Canone 18 le leggi di diritto penale, che restringono il libero esercizio dei diritti o

contengono eccezioni alla legge devono essere sottoposte a interpretazione stretta.

Pagina | 7

Libro I - Titolo II, è dedicata alla consuetudine, che occupa l’ultima posizione nelle fonti

del diritto. La consuetudine è derivata da comportamenti ripetuti nel tempo recepiti come

norme giuridiche. È all’ultimo posto perché si predilige una norma scritta. Per essere

valida deve essere richiamata da una fonte scritta.

Vediamo da che cosa è composta la consuetudine:

• elemento oggettivo: sono dei comportamenti ripetuti nel tempo da parte di una

comunità.

• elemento soggettivo: atteggiamento psicologico della comunità di voler introdurre

quel comportamento fra le norme della loro comunità.

Limiti:

non è ammessa una consuetudine contro il diritto divino, irragionevole (non conforme ai

principi di diritto divino), e una consuetudine che è rifiutata espressamente da un’autorità.

La consuetudine è molto più importante nel diritto divino rispetto a quanto non lo sia nel

nostro ordinamento poiché in quest’ultimo la consuetudine non può essere contro la legge.

Il diritto canonico differisce dal nostro ordinamento perché ammette una consuetudine

secundum legem (è ottima interprete delle leggi) e praeter legem (dispone in assenza di

una legge), ma la particolarità è quella che il diritto canonico ammette anche una

consuetudine contram legem (contro una disposizione della legge ecclesiastica). Questo

perché può introdurre una regola conforme al diritto divino e quel comportamento va a

modificare la precedente legge umana, deve essere però espressione di un principio di

diritto divino.

La ripetizione di un comportamento, per poter diventare consuetudine, deve verificarsi per

una durata minima di 30 anni.

Canone XIX – diritto suppletorio

Si indicano i modi e i criteri per colmare una lacuna legislativa. Questa lacuna deve

essere una materia che manca espressamente di una disposizione di diritto universale o

particolare, divino o umano e che manchi pure di una regolamentazione consuetudinaria.

• Ricorso all’analogia: colmare una lacuna attraverso l’utilizzo di norme date per casi

simili

• Principi generali del diritto, non solo di quello canonico ma anche di quello naturale,

civile e romano. Questo ricorso deve avvenire con equità: bisogna comunque

disciplinare quella fattispecie rispettando i principi del diritto canonico (umanità,

misericordia e carità cristiana)

• Ricorso alla giurisprudenza e alla prassi della curia romana (attività amministrativa

dell’organo di governo)

• Ricorso al modo di sentire comune e costante dei dottori (la dottrina)

Ricorso al diritto suppletorio in materia penale

Il diritto canonico consente (canone 27):

la consuetudine secundum legem: la consuetudine è un ottimo interprete della

- legge,

la consuetudine praeter legem (dispone in assenza della legge),

- la consuetudine contra legem (consuetudine contro la legge umana

- ecclesiastica)perché potrebbe inserire un comportamento conforme al diritto divino

che va ad “abrogare” la legge umana precedente se non considerato riprovevole

dall’autorità.

L’ordinamento canonico è estremamente gerarchico: la consuetudine è l’unico modo di

partecipazione della comunità alla produzione del diritto.

Il diritto interviene quando c’è una fattispecie da regolamentare. Da un lato si dà spazio

alla consuetudine affinché intervenga quando ce n’è bisogno. Pagina | 8

07.10.2010

Nel 1904 viene emanata una nuova disciplina riguardante l’elezione del pontefice.

Nel 1907 viene emanato un decreto sull’accelerazione del matrimonio.

Nel 1909 inizia la raccolta ufficiale degli atti del pontefice.

Nel 1917 il codice è promulgato da Benedetto XV. Questo codice era diviso in 5 Libri:

• il primo dedicato alle norme generali,

• il secondo dedicato alle persone,

• il terzo dedicato alle cose,

• il quarto dedicato al processo,

• il quinto dedicato ai delitti e alle pene.

È una collezione unica e autentica in quanto proviene dall’autorità ecclesiastica. È un

codice che riguarda solo la chiesa latina.

Non è un codice esclusivo perché non riguarda le leggi liturgiche. Inoltre non prende in

considerazione i privilegi di diritto internazionale che accordano privilegi della santa sede e

le norme di carattere concordatario (sono norme frutto di concordati e riguardano un

determinato stato e il diritto particolare nazionale canonico che si riferisce a quella

porzione di fedeli).

La Santa Sede ha una personalità di diritto internazionale quindi può partecipare alle

assemblee delle Nazioni Unite ma non ha il diritto di voto.

Concilio Vaticano II:

questo Concilio si apre nel 1959 ad opera di Giovanni XXIII, e si chiude ad opera di Paolo

VI nel 1965. Questo Concilio è voluto per modernizzare la chiesa. È una decisione

particolare perché il primo Concilio fu convocato pochi anni prima (meno di 100 anni per la

chiesa è un periodo breve). I conservatori logicamente erano contrari al tema portato al

Concilio. È particolare soprattutto perché in quel concilio si stabilì il dogma

dell’infallibilità del pontefice (in materia di dogmi, costume e morale), solo quando in

modo non equivoco fa intendere che si sta avvalendo del dogma dell’infallibilità. Egli

dichiara in modo esplicito che sta interpretando un dogma della chiesa cattolica. Solo in

questo caso siamo di fronte alla possibilità di avvalersi dell’infallibilità. Ad Esempio:

Assunzione della Vergine (15 Agosto), Pio XII nel 1950 stabilì che un dogma della chiesa

era l’assunzione della Vergine. È un dogma secondo cui la Vergine fu assunta in cielo in

anima e corpo.

Un’altra novità introdotta è la celebrazione della messa nella lingua nazionale e non più in

latino.

Il Concilio nasce con l’intento di mettere a contatto il vangelo con il mondo moderno.

Si produce una grossa quantità di documenti e il problema per i giuristi è che il concilio

non ha mai formalizzato in canoni i principi espressi privilegiando il canale della

pastoralità. Il lato positivo è che vengono messi in luce i principi guida e alla luce di questi

principi si possono interpretare i canoni e le leggi ecclesiastiche successive al Concilio.

Citando alcune costituzioni:

• Lumen Gentium (riguarda la vera eguaglianza di tutti i fedeli e dei laici)

• Verbum (costituzione sulle fonti di diritto divino e in particolare sulla Sacra Scrittura)

• Gaudium (si riferisce alle relazioni con la comunità politica e contiene principi sul

matrimonio)

Il Concilio inoltre introduce l’importanza delle Conferenze Episcopali Nazionali (vengono

poi sviluppate nel Codice del 1983). Pagina | 9

Si prendono le mosse per modificare l’istituto del sostentamento del clero che nel codice

del 1983 assume una disciplina propria dei singoli stati. L’8 Per Mille è solo una delle fonti

per sostenere il clero. La fonte primaria sono i beni stessi della Chiesa. Un istituto

diocesano per il sostentamento del clero ha raccolto tutti i beni della chiesa in quella

diocesi, e da lì tira fuori gli stipendi per coloro che sono al servizio di quella diocesi.

Prima c’erano beni delle parrocchie e beni vescovili. Questo sistema non era efficiente,

perché c’erano parrocchie ricche e parrocchie povere.

Ogni stato decide come meglio crede su questo argomento.

Diciamo quindi che è una revisione al codice del 1917.

Viene istituita una commissione all’interno della quale ci sono anche i vescovi. Viene

promulgato nel 1983 e si dice che la ratio di questo codice va cercata nei lavori del

Concilio Vaticano II e viene istituita una commissione per la sua esatta interpretazione.

Il codice è diviso in 7 libri:

• Norme generali

• Popolo di Dio

• Funzione di insegnare nella Chiesa

• Funzione della Chiesa di santificare

• I beni temporali della Chiesa

• Le sanzioni della Chiesa (viene mantenuto il diritto penale)

• I processi

Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga il Codice delle Chiese Orientali.

Il Concilio Vaticano II si è posto il problema del Codice delle Chiese Orientali su una

possibile unificazione della Chiesa Orientale con quella Latina. Tutte e due sono

comunque chiese cattoliche.

In quell’occasione si propose di introdurre nell’ordinamento della chiesa la Lex Ecclesiae

Fondamentalis che voleva essere una sorta di costituzione della chiesa cattolica e quindi

indicare i principi che in questo modo univano sia la chiesa latina sia le chiese orientali. Il

progetto mirava a codificare quei principi di diritto divino comuni alle due chiese. Questa

legge avrebbe introdotto e codificato una gerarchia delle fonti del diritto canonico più simile

a quella dei diritti secolari, perché questa lex sarebbe stata il frutto di una commissione. Il

progetto naufragò perché si sottolineò il fatto che l’ordinamento canonico aveva già una

legge fondamentale costituita dal diritto divino naturale e dal diritto divino rivelato. Con

l’emanazione di un’altra legge fondamentale dell’ordinamento canonico si sarebbe creato

una sorta di irrigidimento del diritto divino.

Atti amministrativi singolari: sono disciplinati nel Tiolo IV dal Canone 35 in poi. La

categoria di questi atti prevede una serie di atti amministrativi che fra di loro hanno poche

cose in comune, e l’unica cosa che hanno in comune è il fatto che siano singolari, ovvero

rivolti ad una singola fattispecie specifica. Sono fonti che possono modificare disposizioni

di legge. Si chiamano atti amministrativi perché vengono emanati dall’autorità esecutiva

ma anche in questo caso precisiamo che noi nel nostro ordinamento ci basiamo sulla

divisione dei poteri. Nel diritto canonico invece non è mai penetrata la teoria della divisione

dei poteri. La particolarità sta nel fatto che l’autorità ecclesiastica comprende in se tutti e

tre i poteri; i vescovi e i pontefici sono governatori, giudici e legislatori.

Lo stesso legislatore indossa le vesti di governatore.

Questi atti mancano delle caratteristiche della legge, ovvero la generalità e l’astrattezza.

Questi atti amministrativi singolari si applicano solo ai casi da essi previsti e sono

sottoposti a interpretazione stretta. Pagina | 10

All’interno di questi atti possiamo fare delle distinzioni:

• Privilegi: accordano un privilegio, ossia una grazia in favore di persone fisiche o

persone giuridiche. Una ulteriore possibilità a fronte del diritto comune alle persone

che si trovano in determinate condizioni. Sono applicati solo su richiesta (è una

risposta a una domanda).

• Dispense: di fronte a una legge generale può capitare che la corretta applicazione

di tale legge comporti degli inconvenienti per cui l’ordinamento canonico ritiene

ragionevole una deroga a quella legge. Tale deroga viene concessa appunto

tramite una dispensa, ovvero una persone è dispensata dall’obbligatorietà della

legge. La dispensa deve provenire dall’autorità ecclesiastica e a seconda della

materia viene concessa dal vescovo o dal pontefice. Sono applicati solo su richiesta

(è una risposta a una domanda).

• Decreti singolari: Canone 48, sono atti amministrativi mediante i quali viene data ad

una situazione particolare. Al fianco dei decreti singolari, esistono i precetti singolari

che impongono un determinato comportamento alle persone.

Codex Iuris Canonici (fino al 1917): nel 1869 si tiene il Concilio Vaticano I e viene

interrotto nel 1870 dalla Breccia di Porta Pia. I Sardo-Piemontesi sono entrati a Roma e il

pontefice si è ritirato nei suoi palazzi (Mura Leonine). Quello che si fa nel Concilio è quello

di dire che forse era meglio dotare la chiesa di uno strumento moderno come quello del

codice. Si disse che il corpus iuris canonici non rispondeva più alle nuove necessità e non

era più un documento completa perché si erano affiancati tutti i provvedimenti legislativi

nati dal Concilio di Trento. Al Concilio Vaticano I si presentano due correnti:

• Una che sostiene che il corpus, con qualche modifica, potesse essere la prima

fonte del diritto canonico

• L’altra che sostiene che il corpus debba essere abrogato da un codice moderno

sull’esempio dei codici statali, che avesse le caratteristiche della chiarezza,

sistematicità, completezza, autenticità, brevità.

La questione del codice venne però accantonata con la Breccia di Porta Pia. Pio IX, che fu

il Papa di quel periodo, non riprese la questione del codice dopo il Concilio, ma neanche

Leone XIII ripresa questa questione. Nel 1904 Pio X, con un Motu Proprio (atto di iniziativa

personale del pontefice) ripropone le esigenze di chiarezza e sistematicità del codice e

istituisce una apposita commissione col compito di predisporre un primo progetto di

codice, commissione cardinalizia supportata da un collegio di consultori che si dovrà

avvalere dell’episcopato mondiale. Pio X non indica al collegio cardinalizio come deve

essere redatto il codice, si limita a dire che è necessario questo strumento moderno, ma

sarà Pietro Gasparri che invierà una lettera alle università cattoliche in cui indica

chiaramente la necessità per l’ordinamento canonico di un codice simile ai codici di quel

periodo e suggerisce che il codice sia strutturato sulla base delle istituzioni di diritto

canonico, diviso quindi in persone, cose e azioni. dopo la lettera interviene direttamente il

pontefice e precisa che il codice dovrà essere in lingua latina (lingua ufficiale

dell’ordinamento canonico), diviso in canoni i quali dovranno contenere nella parte

dispositiva ciò che è stabilito nel corpus negli atti successivi al Concilio di Trento, negli atti

dei singoli pontefici, nei decreti dell’autorità esecutiva della curia romana e dovranno

esprimere gli orientamenti dei tribunali ecclesiastici. Il codice deve essere completo e

tener conto della produzione legislativa.

STRUTTURA DELLA CHIESA Pagina | 11

La chiesa è rappresentata dall’insieme dei fedeli di Dio. Il Concilio Vaticano II ha definito i

fedeli di Dio come “popolo di Dio”

Il popolo di Dio è composto da:

• Chierici, sono gli ordinati

• Laici, hanno ricevuto solo il battesimo

• Coloro che hanno seguito i consigli evangelici e hanno pronunciata il voto di

povertà, ubbidienza e castità (non necessariamente tutti e 3); Vita Consacrata.

I 3 stati sono tra loro complementari perché i laici, nell’organizzazione dell’ordinamento

cattolico, sono chiamati a testimoniare la parola di Dio nel mondo secolare. Gli ordinati

(chierici) devono guidare e mantenere la struttura e l’unità della chiesa. Coloro che hanno i

pronunciato i consigli evangelici sono coloro che vanno oltre i limiti della realtà temporale

e vogliono manifestare sulla terra il + possibile l’esempio di Cristo oppure l’esempio del

fondatore dell’organizzazione in cui sono entrati. Questi istituti di vita consacrata possono

essere fuori dalla vita sociale o all’interno, quindi non per forza intendiamo i monasteri e i

conventi.

La costituzione lumen definisce la chiesa come una società costituita di organi gerarchici

ciò signigifca che i membri della chiesa non costituiscono una comunità indifferenziata e

quindi esistono diritti e doveri diversi a seconda del posto occupato all’interno della

comunità dei fedeli. Negli anni successivi al Concilio Vaticano II si verificarono alcune

spinte nella chiesa per una sua maggiore apertura a istituti di tipo democratico ma non

trovarono alcun accoglimento all’interno della chiesa in quanto si è ribadito il carattere

necessitato dell’ordinamento della chiesa (non può essere modificato nella sua struttura in

quanto questa struttura è data dal diritto divino). Il diritto divino impone all’interno del

ministero degli apostoli l’esercizio di 3 funzioni. Dall’analisi delle Sacre Scritture sono state

individuate queste 3 funzioni che sonno state assegnate direttamente da Cristo agli

apostoli e quindi anche a Pietro. Per il principio della funzione apostolica risultano in capo

al pontefice e ai vescovi. Le 3 funzioni in capo agli ordinati sono:

• Munus Docendi, la funzione di insegnare e predicare il Vangelo. Può essere scritta

e/o orale.

• Munus Santificandi, si concretizza nell’amministrazione dei sacramenti che spetta

a coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro; per quanto riguarda il sacrificio

eucaristico (la comunione), la confermazione (cresima) che spetta al vescovo e il

sacerdote la può esercitare su delega del vescovo. A loro spetta anche la penitenza

(confessione) e l’unzione degli infermi.

• Munus Regendi, si specifica nella guida e nella direzione della comunità e quindi si

articola nelle 3 tradizionali potestà di governo (legislativa, esecutiva,

giurisdizionale).

I Cardinali, all’interno di questa struttura, sono dei vescovi che hanno un titolo.

Nell’antichità si è voluto assegnare un particolare titolo a coloro che aiutavano il pontefice.

Non è quindi un altro grado d’ordine nella chiesa. A questi veniva assegnata una delle

chiese di Roma. Oggi il cardinale è a capo di uno dei dicasteri della curia romana. Sono gli

elettori del pontefice.

1. Potestà legislativa, in genere non è delegabile da parte del vescovo. L’unico che

può delegarla è il pontefice. La regola che informa la regola della potestà è quella

secondo cui il legislatore inferiore non può fare leggi contrarie a quelle emanate

dall’autorità legislativa superiore. Pagina | 12

2. La potestà esecutiva è l’organizzazione amministrativa ecclesiastica e comporta il

funziona di tale amministrazione. In genere tale tipo di attività viene disciplinata

mediante decreti dell’autorità

3. La potestà giudiziaria è autorità solo del pontefice e dei vescovi e viene esercitata

in via vicaria dai giudici dei tribunali ecclesiastici e dai giudici dei tribunali d’appello

o della Sacra Rota.

Primato Pontificio

L’ufficio di pontefice deriva direttamente da Cristo perché concesso singolarmente a Pietro

e perciò continua nei successori di Pietro. Rappresenta l’unità della Chiesa guidata

appunto dal primo fra i pari. Guidata da Pietro, primo degli apostoli in quanto scelto

direttamente da Cristo. La potestà del pontefice è una potestà che il canone 331 definisce:

Suprema: la potestà pontificia è al di sopra di qualunque potere ecclesiastico e

o civile nell’ottica dell’ordinamento canonico per cui ne discende che il pontefice,

secondo il canone 1404, può essere giudicato da nessuno. Contro le decisioni del

pontefice non vi può essere ricorso e appello

Piena: riguarda la fede, la morale e la disciplina dei 3 poteri (legislativo, esecutivo e

o giudiziario)

Immediata: non occorre alcun intermediario per il pontefice al fine di esercitare la

o sua potestà. Il pontefice può immediatamente rivolgersi ai singoli fedeli come alle

singole autorità.

Universale: si estende a tutta la chiesa concepita sia come chiesa universale sia

o come insieme di chiese particolari.

Ordinaria e Propria: deriva direttamente dal diritto divino e non può essere mai

o delegata.

Il pontefice è un sovrano assoluto. Ma è realmente assoluto? Non esattamente in quanto è

vincolato dal diritto divino, unico limite. Non potrà emanare alcun atto normativo contrario

al diritto divino. Se lo fa potrebbe verificarsi la disapplicazione per consuetudine.

Secondo il canone 331, il pontefice è capo del collegio dei vescovi.

Concilio di Firenze, 1439: si diede una prima definizione completa della potestà pontificia.

Nel Concilio si definisce la Santa Sede Apostolica come la persona che ha il primato su

tutto il mondo, capo di tutta la chiesa e al quale è stato conferita la piena potestà di facere,

regere e governare la chiesa cristiana.

Nel diritto canonico si è instaurata una teoria per spiegare l’esercizio del potere che

avviene all’interno della chiesa. Ufficio: quando uno specifico incarico è stabilmente

stabilito (deve essere svolto per sempre) in questo momento tale funzione diventa un

ufficio ecclesiastico. Lo strumento giuridico con cui l’ordinamento canonico individua e

distribuisce i poteri prende il nome di ufficio. Il conferimento ad una persona fisica

dell’ufficio si chiama ‘provisio canonica’ e una volta che il soggetto viene incardinato in un

determinato ufficio quel soggetto può esercitare le potestà che derivano da quell’ufficio. In

particolar modo distinguiamo:

• La potestà ordinaria; deriva direttamente dal diritto nel senso che è predeterminata

dalla legge a un determinato ufficio.

• La potestà delegata invece non deriva al soggetto dal fatto che sia titolare di un

ufficio ma deriva dal mandato conferito ad una persona affinché quest’ultima

eserciti funzioni di governo.

Possibilità di delega delle potestà. Per la potestà legislativa, può essere delegata

unicamente la potestà legislativa da parte del pontefice (solo lui può delegare la sua

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potestà legislativa, gli altri organi non possono). In riferimento al potere esecutivo, questo

potere è sempre delegabile. La potestà giurisdizionale è delegabile solo in ordine agli atti

preparatori degli atti definitivi (stesura materiale della sentenza può essere delegata.

L’opera di pronunciare una sentenza non è delegabile).

Si dice che nell’ordinamento canonico ogni potere di governo viene esercitato:

• per il Foro Esterno: esercizio dei poteri finalizzato all’organizzazione, alla tutela e

alla conservazione della società ecclesiastica, e al mantenimento dell’ordine

giuridico e sociale per conseguire il bene comune.

• per il Foro Interno: sono tutte quelle attività finalizzate ad ordinare le relazioni dei

singoli con la divinità prendendo in considerazione il loro bene spirituale.

SILENZIO RAGAZZI DAI…

Nella figura del pontefice si sommano altri uffici, egli non ricopre solo l’ufficio di Papa, ma

anche l’ufficio di Vescovo di Roma quindi è a capo anche di una chiesa particolare, cioè

quella costituita dai fedeli della diocesi di Roma. Questa carica è una carica

inscindibilmente connessa con l’ufficio pontificio. Questo deriva dal principio della

successione apostolica, in quanto lo stesso Pietro diffonde la parola di Dio nella prima

diocesi della chiesa latina che storicamente individuiamo con quella di Roma.

Altri uffici che ricopre: autorità supremo dello Stato di Città del Vaticano, e la sua potestà

qui è di natura temporale (e non spirituale). È proprietario di tutti i beni materiali dello Stato

di Città del Vaticano.

ELEZIONE DEL PONTEFICE:

riservata ai cardinali (titolo nobiliare accordato ai presbiteri di Roma, e tale tradizione risale

al 1059), attualmente i cardinali, che sono vescovi, sono titolari di una chiesa di Roma o di

una diocesi suborbitaria, vicino a Roma. I cardinali collaborano in stretto contatto con il

pontefice e quindi non hanno una reale potestà sulla chiesa o sulla diocesi a loro

assegnata.

Il documento che disciplina l’elezione del pontefice viene introdotto da Giovanni Paolo II

nel 1996 a sostituzione di quello precedente. Il documento è chiamato Universi Dominici

Grecis. Sono ammessi all’elezione del pontefice, i cardinali con meno di 80 anni in un

assemblea chiamata Conclave (chiusi a chiave nella Cappella Sistina).

L’elezione avviene attraverso la votazione e occorre la maggioranza dei 2/3 dei presenti

(non c’è regola al numero di cardinali ammessi). Dopo un numero elevato di scrutini

infruttuosi, i cardinali decidono la sufficienza della maggioranza assoluta oppure decidono

il ballottaggio tra i due cardinali più votati. Il codice stabilisce chi può essere eletto

pontefice, e questa possibilità ce l’ha qualunque battezzato laico di sesso maschile dotato

dell’uso della ragione e che non sia eretico (contro i principi della chiesa) o scismatico

(distaccato dalla chiesa e ha creato una chiesa). Nella storia successe che uno fu eletto

pontefice non essendo cardinale (Sant’Ambrogio).

(SEGUE) ELEZIONE DEL PONTEFICE

La rinuncia a coprire l’incarico di pontefice deve avvenire liberamente e deve essere

manifestata e sottolinea che non occorre invece che qualcuno accetti l’incarico.

Nella storia solo Celestino V rifiutò di ricoprire l’incarico, e molto probabilmente sotto le

pressioni di Bonifacio VIII.

Ci sono state delle proposte di modificazione dell’elezione del pontefice in quanto si ritiene

che tale modo di elezione, ad esempio richiedendo una maggiore rappresentanza

dell’episcopato mondiale ma tale sistema è necessitato dal momento che nel diritto divino

non è previsto alcun istituto di tipo rappresentativo. Intorno agli anni 70 si diffusero delle

correnti che sottolineavano una più attiva partecipazione del popolo di Dio. Pagina | 14

Il pontefice è coadiuvato da dicasteri e uffici della curia romana. Intorno al IV secolo i

pontefici si circondarono di persone che lo aiutassero (oggi è chiamata curia romana). La

curia romana trova una sua disciplina nel XVI secolo; questa disciplina ha sempre trovato

modifiche.

9 Congregazioni della curia romana (esercitano la potestà suprema in quanto sono

create per coadiuvare l’autorità del pontefice):

• Congregazione della dottrina e della fede

• Congregazione del culto divino e della disciplina dei sacramenti (si occupa dei temi

inerenti la liturgia e i sacramenti)

• Congregazione delle cause dei Santi (istituisce i processi di beatificazione e di

santificazione)

• Congregazione dei seminari e degli istituti degli studi (si occupa della preparazione

del clero)

• Congregazione per i vescovi

• Congregazione per il clero

• Congregazione per gli istituti di vita consacrata e per le società di vita apostolica

• Congregazione per le Chiese Orientali (quelle chiese eredi dello Scisma d’Oriente)

• Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (si occupa della diffusione della

Parola di Dio nel mondo intero)

Citiamo la Segreteria di Stato: è un ufficio fondamentale del governo centrale della chiesa

presieduta dal segretario di Stato e ha un ruolo importante in quanto da una parte aiuta

direttamente il pontefice nel disbrigo degli affari quotidiani e all’interno della curia opera

come coordinatrice dell’operato delle 9 congregazioni, dall’altra parte ha il compito di

occuparsi dei rapporti con gli stati e quindi di tutte quelle questioni che richiedono una

trattativa con gli ordinamenti statali.

Nell’ufficio del pontefice viene esercitata anche la potestà giurisdizionale, questa potestà è

stata organizzata con l’istituzione dei tribunali ecclesiastici, che ha come compito

fondamentale quello di assicurare la retta amministrazione delle giustizia nella chiesa.

L’Assegnatura Apostolica (è un tribunale d’appello) controlla l’attività svolta dai tribunali, si

pronuncia sui ricorsi pronunciati dai dicasteri per la violazione della legge, giudica delle

controversie amministrative tra i dicasteri (questioni di competenza) e per quanto riguarda

l’attività giudiziaria è il tribunale supremo per l’ubicazione degli atti.

Rota Romana: si pronuncia come ultimo grado in ordine agli appelli contro le sentenze dei

tribunali ecclesiastici in materia matrimoniale

Attività internazionali della Santa Sede: è rappresentata nel mondo attraverso i Nunzi

Apostolici, svolgono carattere diplomatico. I Delegati Apostolici rappresentano la Santa

Sede nelle Chiese particolari.

Il Concilio Vaticano II ha sottolineato l’importanza della potestà in capo al Collegio

Episcopale; nella costituzione Lumen Gentium, viene sottolineata l’importanza di questo

Collegio. Si è fatta luce su una realtà di diritto divino. Il collegio è organo supremo della

chiesa e viene inoltre inserito a pieno titolo nell’ultimo codice del 1983 (Canoni 336 e ss.)

Successione Apostolica:

dal momento che il Concilio Vaticano II ha sottolineato l’importanza del Collegio

Episcopale, dobbiamo distinguere una Successione Apostolica Personale (il pontefice è

successore di Pietro e i singoli vescovi sono i successori degli apostoli) da una

Successione Apostolica Organica (l’insieme dei successori degli apostoli che costituisce il

Collegio Episcopale). Qualora il pontefice non fosse vescovo deve immediatamente

essere proclamato vescovo della Città di Roma (questo perché Pietro era un apostolo); il

Papa fa parte della successione organica poiché il papa è il successore di Pietro che era

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.romeo.58 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Lugli Matteo.

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