Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Anche la gestione patrimoniale della S. Sede fa capo a precisi organismi come

L’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.

I luoghi e i tempi sacri

Sono sacri tutti quei luoghi che soni destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli. Anche

gli oratori sono luoghi destinati al culto in favore di una precisa comunità di fedeli su licenza

del vescovo.

Le cappelle private sono invece destinate al culto divino in favore di una o più persone fisiche

per le quali anche occorre licenza del vescovo per esercitare funzioni sacre.

I santuari sono chiese di particolare importanza o altro luogo sacro in cui i fedeli per peculiare

motivo di pietà si recano in pellegrinaggio.

I cimiteri sia ecclesiastici che civili debbono essere benedetti.

Accanto ai luoghi sacri ci sono i tempi sacri riguardanti le festività e i periodi di penitenza di

competenza dei Vescovi e delle CE.

IUS PUBLICUM ECLESIASTICUM.

CHIESA E COMUNITA’ POLITICA

Per Ius publicum eclesiasticum si intende quel settore del diritto canonico che si occupa della

struttura istituzionale della chiesa (jus publicum eclesiasticum interno) e dei rapporti tra chiesa

e stato (jus publicum eclesiasticum esterno).

La chiesa a partire da 700 era vista come una struttura dotata, al pari dello stato, di una sua

sovranità e indipendenza da ogni altro potere così i cultori del diritto pubblico ecclesiastico

rivendicarono alla chiesa il possesso di potestà tipiche dello stato. Funzionale a questo tipo di

rapporto era il tipo di rapporto che a loro parere si poneva tra chiesa e stato. Le due entità

erano si indipendenti e sovrane nei loro ambiti ma nelle materie miste doveva prevalere la

legge della chiesa che perseguiva la finalità più elevata di salvezza delle anime.

La potestas indirecta in temporalibus

In relazione all’elevato fine della salus animarum la chiesa e il pontefice potevano esercitare sui

detentori del potere politico un potere finalizzato ad indirizzarli su quella che era ritenuta la via

retta. Tale teoria della potestas indirecta in temporalibus cadrà solo con il concilio vaticano II e

con l’affermazione dell’indipendenza reciproca di chiesa e stato e cmq di una loro

collaborazione.

Altra importante affermazione del concilio è quella della autonomia del laicato in materia

temporale e quindi anche in ambito politico. I nuovi perni del rapporto stato-chiesa sono quelli

della libertà religiosa e dell’indipendenza delle due societas.

La potestas directa e la potestas directiva

Si basava sull’idea che il corpus fidelium fosse uno solo e che a questo dovesse fare

necessariamente capo una sola guida, quella del Pontefice, al quale il principe doveva essere

sottoposto perché il suo potere dipendeva da Dio e doveva essere esercitato tramite il Papa. A

lui spettavano direttamente sia il potere spirituale che quello temporale.

Dopo la rivoluzione liberale e l’avvento delle istanze socialiste, la chiesa dovrà riguardare le

proprie categorie relative allo jus publicum eclesiasticum externum, ciò avverrà in particolare

con Leone XIII nella cui politica sociale possono ritrovarsi i caratteri di una potestas

meramente directiva che non rompe con i vecchi schemi ma cerca di adeguarli ad una realtà

politica diversa con il richiamo alla responsabilità personale dei nuovi operatori sociali

all’apostolato dei laici e alla testimonianza di vita cristiana.

Chiesa e comunità politica. L’attività internazionale della S.Sede

La posizione della chiesa nel mondo contemporaneo è stata riguardata dalla costituzione

pastorale gaudium et spes che riafferma l’intima unione della chiesa con l’intera famiglia

umana. Tradizionalmente la chiesa non esprimeva giudizi di valore sulle comunità politiche

con le quali aveva un rapporto mentre ora afferma la necessità che la comunità politica operi

nell’ambito della legge morale. Prende atto che quella attuale è una società pluralista e

riafferma che essa in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad

alcun sistema politico.

La chiesa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione richiede

rivendicando però che è suo diritto predicare e insegnare la sua dottrina sociale. E’ la

riaffermazione della potestas indirecta. La tradizionale presenza della chiesa in ambito

internazionale si è attuata attraverso la partecipazione ai massimi organismi internazionali come

l’ONU in qualità non di membro ma di rappresentanza stabile e tramite una intensa attività

diplomatica. A ciò si aggiungono i continui viaggi del pontefice in ogni parte del mondo e i

suoi interventi che sono espressione di una indiscussa potestà di magistero.

IL PROCESSO DI NULLITA’ MATRIMONIALE

Il foro competente

Le cause di nullità matrimoniale dei battezzati ricadono jure proprio sotto la competenza dei

tribunali ecclesiastici mentre quelle relative agli effetti civili e patrimoniali di questi matrimoni

spettano ai giudici civili.

Il foro ecclesiastico competente è da notare come sia riservato al Pontefice giudicare le cause di

nullità matrimoniale per coloro che esercitano la suprema autorità nell’ambito di uno Stato.

I casi normali di ripartizione di competenza tra i tribunali di prima e seconda istanza sono 4, i

primi due possono essere scelti liberamente dalla parte e sono:

• Il tribunale del luogo in cui il matrimonio è stato celebrato;

• Il tribunale del luogo nel quale la parte che viene convocata in giudizio ha il suo

domicilio.

Per gli ultimi due la scelta è subordinata al consenso di altri organi e sono:

• Il tribunale in cui la parte attrice (che prende l’iniziativa) ha il domicilio purchè

entrambe le parti si trovino nell’abito della stessa conferenza episcopale

• Il tribunale del luogo in cui di fatto sono da raccogliersi la maggioranza delle prove

purchè vi consenta il vicario giudiziale del domicilio della parte convenuta.

Il tribunale competente a giudicare in prima istanza è il tribunale diocesano composto da 3

giudici presieduto da Vicario giudiziale o dal Vicario giudiziale aggiunto.

In Italia esistono 18 tribunali ecclesiastici regionali di prima istanza istituiti per ogni regione

conciliare, otto di questi fungono anche da Tribunale d’appello per altri tribunali regionali,

mentre per la Campania e la Sardegna tale ruolo è svolto dal Tribunale d’appello del Vicariato

di Roma.

LA FASE INTRODUTTIVA DEL GIUDIZIO

Il diritto ad impugnare il matrimonio

Il can 1674 stabilisce che hanno diritto ad impugnare il matrimonio:

• I coniugi;

• Il Promotore di giustizia quando la nullità è stata divulgata, se non è possibile o

conveniente procedere alla convalidazione del matrimonio.

La legittimazione processuale passiva spetta solo al coniuge, salvo che il matrimonio possa

accusarsi post mortem di entrambi i coniugi, se tale questione sia pregiudizievole alla

risoluzione di un’altra controversia davanti al foro canonico o civile.

Oltre alla legittimazione all’azione occorre anche la capacità di stare in giudizio, anche il

minorenne che abbia avuto dispensa per contrarre il matrimonio può impugnarlo perché , come

da can 1478 “ i minorenni che hanno raggiunto l’uso della ragione possono agire in giudizio

anche personalmente purchè siano maggiori di anni 14”

L’esercizio del diritto di impugnare il matrimonio

Chi vuole convenire qualcuno in giudizio deve presentare un libello nel quale vi sia l’oggetto

della controversia e venga richiesto il ministero del giudice stesso.

Tale libello deve esprimere:

• Il giudice al quale la causa è introdotta;

• Indicare su quale diritto si fonda l’attore e con quali prove vuole dimostrare ciò che

asserisce;

• Essere sottoscritto;

• Contenere il domicilio della parte convenuta in giudizio.

Potrà anche essere richiesta la situazione della coppia dal punto di vista civilistico.

Costituzione del tribunale giudicante

Il tribunale è composto da 3 giudici di cui uno con funzione di presidente, nominati con

decreto del Vicario giudiziale che presiede l’intero tribunale e provvede all’organizzazione del

medesimo, si stabilisce a chi deve essere affidata la “ponenza” e cioè la redazione della futura

sentenza, si nominano il Difensore del vincolo e il notarius. Ponente e giudice istruttore

possono ma non necessariamente devono coincidere. Non può ricoprire la carica di giudice e

assessore chi è già intervenuto nella stessa causa in altra veste oppure nel caso possano non

avere la necessaria serenità di giudizio essendo coinvolti affini o parenti fino al quarto grado. Il

soggetto che non pone in essere l’astensione può essere ricusato.

Ammissione e reiezione del libello

Il libello può essere ammesso o con decreto del presidente del tribunale o di diritto quando sia

passato un mese dalla presentazione del libello e nonostante istanza della parte interessata

passino altri 10 giorni senza che il giudice adempia.

L’ammissione attraverso decreto viene fatta dal presidente del tribunale una volta accertata la

competenza del tribunale, la capacita di stare in giudizio e la legittimazione processuale. Il

Presidente può rigettare il libello posto con decreto in 4 casi:

• Mancanza di capacità del tribunale

• Mancanza di legittimazione dell’attore, ma in tal caso il presidente potrà nominare un

curatore;

• Il libello deve avere i requisiti essenziali che sono:l’indicazione del giudice, oggetto

della richiesta, ragioni che stanno a fondamento della richiesta, prove e fatti su cui si

basa.

• Mancanza di qualsiasi fondamento della domanda.

Nel caso in cui il capo di nullità contenuto nel libello sia manifestatamente infondato ma

evidenzi anche solo a livello potenziale altri capi di nullità, l’attore può ripresentare in altro

libello corretto, per questo il decreto di reiezione deve essere adeguatamente motivato.

Contro il decreto di rigetto la parte può presentare entro 10 giorni ricorso al tribunale

d’appello se il libello è stato rigettato dal tribunale oppure al tribunale stesso se il decreto è

stato rigettato dal presidente.

Questioni preliminari e adempimenti delle parti

Il presidente deve procedere alla notificazione del decreto di citazione, atto con il quale

comincia la pendenza della causa.

Si deve effettuare il deposito della cauzione per le spese processuali o deve essere deliberato

l’accoglimento totale o parziale della richiesta di gratuito patrocinio.

Si nomina il curatore della parte che possa supporsi incapace.

Il decreto di citazione in giudizio

Nel processo canonico la citazione è l’atto con cui il giudice cita la parte convenuta rendendolo

noto alle atre parti (attore e Difensore del vincolo) invitandola a manifestare davanti a se la sua

posizione circa il contenuto del libello. Ciò perché il giudice possa emanare il decreto di

contestazione della lite in cui viene precisata la formula del dubbio sulla validità del

matrimonio.

Il decreto di citazione deve essere notificato per posta, se il convenuto si rifiuta di riceverla la

notifica si da come effettuata. La notifica deve essere fatta al convenuto, al difensore del

vincolo mentre l’attore viene avvisato. Al difensore del vincolo e al convenuto verrà data

anche una copia del libello.

La causa potrà interrompersi per morte della parte, salvo riassunzione da parte degli eredi.

La causa potrà essere sospesa per mancanza del tutore o del curatore, dubbio che il matrimonio

non sia stato consumato ( in tal caso il tribunale compie l’istruttoria per concessione della

dispensa da matrimonio rato e non consumato) trasferendo gli atti alla sede apostolica.

L’istanza si estinguerà per perenzione qualora, senza che esista un impedimento per 6 mesi non

è stato posto in essere un atto processuale. La perenzione deve essere dichiarata d’ufficio, essa

estingue il processo ma gli atti di causa possono avere valore in caso di riassunzione della causa

anche in altra istanza.

L’attore può rinunciate all’istanza per iscritto in qualsiasi stato o grado di giudizio purchè il

convenuto accetto o non si opponga.

La contestazione della lite e la concordanza del dubbio

Si la contestazione della lite quando, con decreto del giudice, vengono definiti i termini della

controversia desunti dalle richieste e dalle risposte delle parti.

Il convenuto, l’attore e il difensore del vincolo saranno convocato per concordare i dubbi a cui

si dovrà dare risposta. Concordato il dubbio ed emesso il decreto di contestazione, la formula

del dubbio non può più essere mutata, per mutarli occorre un altro decreto che integri il dubbio

proposto.

Ricevuta la citazione il convenuto può sollevare eccezioni o proporre una domanda

riconvenzionale. La parte convenuta viene invitata a comparire davanti al giudice e qualora

non si presenti né invii le sue osservazioni né rinvii la scheda allegata alla citazione, dopo la

verifica di corretta notificazione verrà dichiarata essente e si procederà senza di lei.

Se l’attore non compare nella sentenza di dubbio né adduce idonea scusa il giudice lo cita una

seconda volta. Se non si presenta si presume che abbia rinunciato all’istanza e la causa si

estingue.

L’STRUTTORIA

L’istruttoria è quella fase processuale nella quale si raccolgono le prove sulle quali il tribunale

baserà la propria decisione.

Si distingue tra:

• Prove piene: che di per se possono portare alla decisione del giudice;

• Prove semipiene: che hanno bisogno di riscontri come la testimonianza in giudizio o

extragiudiziale.

L’onere della prova incombe sull’attore. Possono essere addotte prove di ogni genere che

sembrino utili ai fini della causa e siano lecite. In caso di contrasto tra una parte e il giudice

istruttore circa l’ammissione di una prova la parte può fare istanza al collegio giudicante

perché venga ammessa.

I MEZZI DI PROVA

Le dichiarazioni delle parti e la confessione giudiziale

In giudice può interrogare le parti, anzi lo deve fare sia su una istanza di parte, sia per provare

un fatto su cui è pubblico interesse fugare ogni dubbio. La parte deve deporre sotto

giuramento. Le dichiarazioni delle parti e la confessione giudiziale hanno una forza probante

valutabile da giudice ma non hanno la valenza di prova piena.

La testimonianza

Tutti possono deporre anche i consanguinei e i familiari, tuttavia non lo possono fare coloro

che non hanno una età sufficiente o soffrono di minorazione psichica.

Sono incapaci di testimoniare invece:

• Coloro che abbiano assunto un ruolo nella causa di nullità;

• I sacerdoti che abbiano saputo qualcosa in confessione

• Coloro che sono legati dal segreto professionale

Presentazione ed esclusione dei testi

I testi possono essere indicati dalle parti o dal difensore del vincolo o citati d’ufficio dal

giudice. Quando sono le parti private ad indicarli devono comunicare al tribunale i loro dati ed

esibire un documento in cui vengono indicati punti e argomenti sui quali si richiede

l’interrogatorio. Approvato lo schema di interrogatorio, viene utilizzato come base per

l’interrogatorio di nuovi testi. Le risposte dei testi devono essere redatte per iscritto dal notaio

il quale deve aggiungere anche le domande aggiunte d’ufficio dal giudice. Al termine della

deposizione il verbale va riletto concedendo al teste di modificarlo. Sarà il giudice a valutare la

forza della testimonianza tenendo presenti 4 profili:

• Profilo socio-morale del teste

• Tipologia e carattere della testimonianza: cioè se la testimonianza e diretta o indiretta

• La congruenza e coerenza interna ed esterna della testimonianza

Nel caso di teste unico la deposizione non può fare prova piena a me no che non si tratti di un

testimone qualificato che deponga su atti o cose fatte in ragione del proprio ufficio.

La prova documentale

Documento è qualsiasi cosa materiale rilevante ai fino probatori.

I documenti pubblici fanno fede fino a che non si dimostri altro con argomenti evidenti o

contrari.

Il documento privato ha la stessa forza della confessione extragiudiziale.

Devono essere depositati in originale presso la cancelleria del tribunale perché possano essere

esaminati dal giudice e dalla parte avversa. Nessuno può produrre documenti che non possano

essere esibiti senza pericolo di danno o senza pericolo di violare il segreto che si deve

mantenere.

Spesso alcuni documenti, soprattutto quelli medici, assumono decisiva importanza ai fini

probatori.

Le documentazioni precostituite mediante le quali una parte nell’imminenza del matrimonio

cerca di precostituirsi una prova della di nullità dello stesso e viene conservata ad un notaio o

spedita in busta sigillata hanno valore di confessioni extragiudiziali, in presenza, però, di una

confessione giudiziale o altre prove testimoniali che inducano a ritenere in contrario tali

documenti possono assumere un importante rilievo.

La prova peritale (perizia)

Ci si deve servire del perito solo per disposizione del diritto e del giudice quando per conoscere

la vera natura di una cosa o provare qualche fatto necessita il loro intervento. Il giudice non

potrà ignorare la perizia udite le parti o su loro proposta.

Dopo la nomina e la comunicazione del perito alle parti il giudice definisce con decreto su

quali punti deve svolgersi l’opera del perito, egli deve avere gli atti di causa e gli altri

documenti necessari per svolgere il suo compito.

Ogni perito deve presentare la propria relazione ed indicare con chiarezza come abbia

proceduto ed indicare il metodo usato, indicare i documenti utilizzati e su mandato di chi ha

agito.

Presunzioni

Dobbiamo distinguere tra:

• Presunzioni di diritto stabilite dalla legge

• Presunzioni semplici formulate dal giudice

Esempio di presunzione di diritto è quella relativa alla consumazione del matrimonio quando i

coniugi abbiano coabitato.

L’indizio, invece, è un fatto non idoneo a rendere altamente probabile un altro fatto cui si

collega ma a rendere solo possibile o forse eventualmente probabile l’esistenza dello stesso.

Maggiore importanza hanno le circostanze di fatto che nascono dal modo di comportarsi della

parte. Né le presunzioni, né le circostanze, né gli indizi formano piena prova.

LA FASE PREDECISIONALE

La pubblicazione degli atti di causa

Gli atti di causa vengono pubblicati affinchè il difensore del vincolo e le parti siano messi in

grado di valutare il complessivo quadro processuale. Nella prassi agli avvocati viene spedita o

consegnata copia degli atti, mentre le parti possono solo leggerle in cancelleria. Solo il giudice,

per gravissimo motivi, può sottrarre un atto alla pubblicazione ma questo potrebbe creare gravi

problemi se il documento ha una certa importanza dunque si è arrivati alla soluzione di

comunicare il documento al patrono che deve mantenere il segreto oppure può subordinare

l’esame degli atti al giuramento o alla promessa delle parti di non utilizzarlo se non per

esercitare il diritto di difesa.

Una volta venuti a conoscenza di quanto pubblicato le parti possono chiedere l’ammissione di

altre prove. Una volta esaurita la raccolta di prove il giudice dichiara chiusa l’istruttoria.

Emesso il decreto di conclusione in causa può presentarsi la necessità di assumere in extremis

una nuova prova. Ciò sarà possibile entro dei limiti:

• Nelle cause in cui si tratti solo del bene privato delle parti se tutti siano concordi

• Nelle altre cause udite le parti e purchè vi sia una ragione greve

• In tutte le altre cause in cui se non si ammette la prova è probabile che si abbia una

sentenza ingiusta

Di tali prove deve essere fatta nuovamente la pubblicazione.

Con il decreto di conclusione dell’istruttoria si apre la fase della discussione della causa nelle

quali sia il difensore del vincolo che le parti devono svolgere le loro difese e osservazioni.

Tali difese e osservazioni sono redatte per iscritto ed assumono il nome di restrictus. Le

osservazioni del difensore del vincolo sono chiamate animadversiones. Esse vengono

scambiate.

LA FASE DECISORIA

i giudici, il giorno stabilito dal presidente, dovranno portare le proprie conclusioni stese per

iscritto circa il merito della causa, esse dovranno essere allegate agli atti del processo. Finita

l’esposizione di tali conclusioni comincia la discussione durante la quale i giudici possono

recedere dalla posizione precedentemente assunta.

Si deciderà a maggioranza e il giudice che non è d’accordo può chiedere che in caso di appello

le sue conclusioni siano trasmesse al tribunale superiore. Per evitare situazioni di questo genere

e trovare una concordia il presidente può differire la decisione ad una nuova riunione non oltre

una settimana.

E’ il ponente che deve redigere la sentenza desumendo le motivazioni da quelle addotte dai

singoli giudici durante la discussione.

La sentenza deve essere pubblicata non oltre un mese dal giorno in cui la causa fu decisa a

meno che i giudici, per gravi ragioni, abbiano deciso un tempo più lungo.

La pubblicazione della sentenza avviene o consegnandone un esemplare autentico alla parte,

oppure trasmettendola per posta. Dalla notifica della sentenza decorrono i 15 giorni utili per

proporre appello.

Requisiti contenutistico-sostanziali della sentenza

La sentenza che chiude la fase di primo grado può essere affermativa se afferma la nullità

matrimoniale o negativa quando decide in senso contrario. Occorrerà addurre le motivazioni

per ogni capo di nullità. Dato che per avere una decisione esecutiva occorre una doppia

sentenza conforme, può accadere che in appello solo un capo di nullità venga accolto, se si

tratta di una acapo non accolto in primo grado si dovrà passare al 3° grado.

La sentenza potrà contenere un divieto fatto a uno degli sposi o ad entrambi di contrarre valide

nozze. Tale divieto non è mai assoluti, anche perché solo il Papa o il diritto universale possono

stabilire impedimenti o divieti assoluti al matrimonio.

Requisiti formali della sentenza

La sentenza dopo l’invocazione del nome di Dio deve esprimere:

chi è il giudice - chi è l’attore - il convenuto - i procuratori - il promotore di giustizia - il

difensore del vincolo.

Si deve riferire la fattispecie concreta del caso con le conclusioni delle parti e la formulazione

del dubbio. Seguono le motivazioni di diritto ed in fatto, segue la parte conclusiva con il

dispositivo.

La sentenza si chiude con l’indicazione del luogo e del giorno in cui fu pronunciata con le

firme del giudice e del notaio e il timbro del tribunale.

Il problema della certezza morale

Il giudice nell’emanare la sentenza deve avere una ragionevole certezza o convinzione,

formatasi nel giudice in base agli atti di causa valutati secondo coscienza e secondo quanto

prescrive la legge canonica.

LE IMPUGNAZIONI E I MEZZI DI GRAVAME

I mezzi di impugnazione delle sentenze sono sostanzialmente 3: l’appello, la querela di nullità,

la restituzio in integrum.

L’appello

Tale istituto assume forme diverse a seconda che si tratti di una sentenza che sancisca la nullità

del matrimonio o ne riconfermi la validità. In caso sia stata pronunciata la sentenza di nullità,

tale sentenza, gli appelli se ci sono, e gli atti di giudizio devono essere trasmessi d’ufficio entro

20 giorni al tribunale d’appello. Questi, valutate le osservazioni del difensore del vincolo e

delle parte, deve confermare sollecitamente la decisione o ammettere la causa all’ordinario di

secondo grado.

Siamo di fronte alle ipotesi di conferma per decreto inserita per i casi più chiari mentre per

quelli più incerti si va all’esame ordinario secondo la procedura di secondo grado. In tale caso

si potrà introdurre un nuovo capo di nullità con la relativa istruttoria però se questo viene

accolto ci sarà una nuova decisione che lo confermi con la procedura abbreviata per decreto. Il

decreto di ratifica deve essere motivato, ha forza di sentenza, è immediatamente esecutivo.

La questione della doppia sentenza conforme

Perché la sentenza possa dirsi esecutiva occorre che sia formata una doppia sentenza conforme.

Tale principio inteso rigidamente comporterebbe entrambe le sentenze pronunzino la nullità

per lo stesso motivo. Tuttavia si considera doppia sentenza conforme quando i capi di nullità

siano sostanzialmente distinti ma si basino sul medesimo fatto e siano conducibili allo stesso

evento.

L’appello della parte soccombente in primo grado

L’appello è il mezzo ordinario di impugnazione, di norma ha effetto sospensivo e costituisce

un gravame di carattere generale che può essere posto da ciascuno delle parti in causa che si

senta gravata dalla sentenza ma anche dal promotore di giustizia e dal difensore del vincolo.

L’appello va posto con atto scritto od oralmente dalle parti o dai loro procuratori entro 15 gg

dalla sentenza. Se la parte non indica il tribunale l’appello si presume inviato al tribunale

regionale d’appello competente.

La prosecuzione dell’appello

L’appello promosso davanti al giudice che ha emesso la sentenza (a quo) dovrà entro un mese

essere continuato presso il giudice d’appello (ad quem). E’ necessario e sufficiente che la parte

che appella richieda il ministero del giudice superiore affinchè riformi la sentenza impugnata.

Nel frattempo il giudice a quo trasmette tutti gli atti. Trascorsi inutilmente 15 gg

dall’interposizione dell’appello o 30 gg per la sua prosecuzione davanti al giudice, l’appello si

considera deserto. Chi ha proposto l’appello può rinunciarvi. Le fasi dell’appello sono le stesse

del primo grado: citazione, contestazione della lite o del dubbio, istruzione, pubblicazione

degli atti, decreto di conclusione, discussione con lo scambio delle difese e la decisione.

La querela di nullità va proposta davanti al tribunale che ha pronunciato la sentenza che si

applica per i più gravi vizi formali e processuali e per i casi di manifesta ingiustizia della

decisione. Ne codex si distingue tra:

nullità insanabile: che può essere proposta nel termine di 10 anni dalla pubblicazione della

sentenza come azione e senza limiti di tempo come eccezione. Si ha i 8 casi, i primi riguardano

l’assoluta incompetenza del tribunale o del giudice o qualora il giudice abbia emanato la

sentenza costretto da grave violenza o timore. Altre cause riguardano la posizione delle parti.

Altro ancora quando è negato all’una o all’altra parte il diritto di difesa. L’ultimo caso si ha

quando la sentenza non definisce la controversia neppure parzialmente. Può essere proposta

dalle parti, dal promotore di giustizia e dal difensore del vincolo

nullità sanabile: legittima la parte interessata ad esprimere l’azione di nullità entro 3 mesi da

quando si è avuta notizia della pubblicazione della sentenza, può essere proposta dalle parti, dal

promotore di giustizia e dal difensore del vincolo. Qui si tratta di vizi formali o di violazioni

procedurali modeste. In caso di nullità relativa per quanto riguarda i vizi formali della sentenza

il giudice può correggerli entro 3 mesi dalla pubblicazione o ritrattare la stessa sentenza,

purchè non sia interposto appello insieme all’azione di querela di nullità.

Revisione di una sentenza e ammissione al nuovo esame

Può accedere che dopo una sentenza esecutiva si scoprano fatti nuovi che mettono in luce

l’ingiustizia ed esigono un riesame dell’intera vicenda. In tali casi si può adire il tribunale

d’appello anche dopo le due sentenze conformi adducendo le nuove prove entro 30 gg dalla

presentazione dell’impugnazione. Il tribunale d’appello deve entro un mese stabilire con

decreto se debba essere ammessa o meno la prosecuzione della causa.

CANONE 1095 N. 1 E 2

Sono incapaci a contrarre matrimonio: 1) coloro che mancano di sufficiente uso di ragione;

2) coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri

matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente; 3) coloro che per cause di natura

psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

Si tratta del primo tentativo del legislatore di regolare la capacità nuziale dei soggetti dal punto

di vista mentale. Tale capacità si presume nei soggetti che abbiano capacità di agire ma nel

caso in cui si debba verificare si applica quanto disposto dal can1095. Per potersi sposare si

necessita una capacità di giudizio proporzionale al matrimonio, tale da permettere al soggetto

di poter valutare gli obblighi che con esso si assume.

La giurisprudenza ecclesiastica arriva all’idea che la semplice debolezza mentale o la parziale

malattia mentale non valesse a rendere nullo il matrimonio salvo che la demenza riguardasse il

settore dei diritti e doveri matrimoniali. Ma oltre all’incapacità di contrarre il matrimonio per

la mancanza di valutare adeguatamente diritti e doveri esiste anche la possibilità che il

soggetto non sia in grado di assumere le obbligazioni essenziali del matrimonio, si potrebbe

parlare di una sorta di impotenza morale, la migliore dottrina però non mancò di rilevare che

ci si trovasse nell’ambito non degli impedimenti ma del consenso matrimoniale in cui ciò che

importa è l’ hic et nunc.

Nelle malattie mentali considerare inemendabili come la schizofrenia si presume che

continuino e che quindi il soggetto sia da considerarsi incapace. La questione però si complica

con anomalie psicosessuali che si manifestano con pienezza dopo il matrimonio . In questi casi

per ottenere la nullità matrimoniale bisogna dimostrare che questa funzione sia antecedente alle

nozze e di natura tale da inficiare il consenso. Questa dimensione dell’antecedenza avrà scarsa

importanza nel caso in cui la carenza o il grave difetto di discrezione di giudizio di pensano da

un fatto contingente: casi di sconvolgimento mentale temporaneo.

Si è preferito individuare dei requisiti di carattere generale di capacità senza specificare la

causa nei n. 1 e 2 del can 1095 e indicando una causa generica come fondante l’incapacità di

assumere le obbligazioni essenziali del matrimonio.

Mancanza di uso della ragione e grave difetto di discrezione di giudizio

Nel caso manchi un sufficiente uso della ragione si raggruppano tutti quei soggetti che per

cause genetiche o di mancato sviluppo non hanno mai raggiunto un livello ottimale di uso della

ragione e che dunque causano un deficit stabile dell’intelligenza. Gli stessi effetti possono

essere provocati da gravi malattie come la schizofrenia che a seconda del periodo potrà

derivare dalla mancanza di uso della ragione (periodo terminale) o nei momenti iniziali o di

remissione di un grave difetto di discrezione di giudizio.

Anche altre malattie meno gravi come l’alcolismo possono portare ad una fase terminale in cui

il soggetto è completamente incapace, anche in questo caso si preferisce accusare di nullità il

matrimonio oltre che per carenza di uso della ragione anche per grave difetto di discrezione di

giudizio.

In caso di incapacità temporanee si lascia invece spazio al difetto di discrezione di giudizio.

Nel caso in cui un soggetto normale che in situazioni di particolare ansietà provocate da causa

di forza maggiore nel caso in cui non perda la capacità critico-valutativa ma solo la altera si ha

difetto di discrezione di giudizio. E’ in questo settore che ci troveremmo in caso di epilessia

infatti al di fuori delle crisi l’epilettico non puù ritenersi un incapace di mente.

Inoltre una diminuzione della discrezione di giudizio che sia tale da indurre ad un grave stato

di difetto dello stesso ai sensi del can 1095 n. 2 potrà aversi solo in caso di psicosi o nelle

forme più gravi di psicopatie.

Considerando poi i 3 bona matrimonii cioè obbligo di procreazione, fedeltà indissolubilità

possono essere causa di invalidità tutte le sindromi che impediscono la percezione valutativa di

questi elementi (narcisismo).

CMQ BISOGNA VALUTARE CASO PER CASO.

Esiste anche il caso di nullità matrimoniale per immaturità. Si distingue tra immaturi per

costituzione o immaturi per situazione. L’immaturità deve esistere al momento della

celebrazione .

L’incapacità di assumere per cause di natura psichica le obbligazioni essenziali del

matrimonio (can 1095 n. 3)

Può accadere che un soggetto sia capace di capire il significato e il contenuto degli obblighi

matrimoniali ma non di metterli in pratica. Il caso tipico è quello dell’omosessuale in quanto

l’omosessualità porta ad una alterazione globale della personalità non compatibile con i doveri

e gli obblighi matrimoniali.

Il transessualismo psichico non potrà dare quel consortium totius vitae dunque tali nozze non

saranno possibili. Più delicata potrà essere la questione del travestitismo, tali perversioni

possono indicare una grave anomalia di percezione del ruolo del soggetto nel rapporto di

coppia così da mettere in dubbio il consortium totius vitae.

Esistono poi comportamenti ancora più estremi come la pedofilia, necrofilia, zoofilia ecc… che

non possono che essere considerati gravi perversioni problemi della psiche. Tutta quiesta

casistica può essere considerata non solo dal punto di vista del can 1095 n. 3 ma anche dal can

1098 come dolo, in quanto chi sposa un soggetto che dolosamente nasconda tali perversioni

deve ritenersi raggirato circa una qualità dell’altra parte.

Non si può ipotizzare l’esistenza di una vera incapacità se non in presenza di una forma seria di

anomalia che comunque deve intaccare in maniera sostanziale la capacità di comprendere e/o

volere contrarre.

Infine per quanto riguarda le gravi malattie a trasmissione sessuale non trattandosi di incapacità

psichica saremmo fuori dall’ambito del canone è però possibile che lo sconvolgimento emotivo

e il turbamento provocato nel soggetto dal pensiero ossessivo della malattia tolgano al

medesimo la possibilità di interazione e di dialogo coll’altro nubende configurando un caso

incapacità assumendi.

IL CONSENSO MATRIMONIALE E LE NULLITA’ DERIVANTI DA VIZI OD

ANOMALIE DI ESSO

Secondo il can 1057 l’atto che costituisce il matrimonio è il consenso che viene definito come

l’atto di volontà con cui l’uomo e la donna danno e accettano reciprocamente se stessi per dar

vita al matrimonio.

Nullità originate da vizi o anomalie del consenso

Per poter assumere un impegno bisogna conoscere il tipo di impegno che si assume. Il Codex

al can 1086 stabilisce che perché possa esserci un matrimonio è necessario che i contraenti

almeno non ignorino che il matrimonio sia una comunità permanente ordinata alla

procreazione della prole mediante qualche cooperazione sessuale. Tale ignoranza dopo la

pubertà non si presume.

L’errore

L’errore consiste in una falsa percezione o rappresentazione della realtà e può essere errore di

diritto sulla natura e le proprietà essenziali del matrimonio o errore di fatto sulla persona e le

qualità dell’altro coniuge.

Circa l’errore di diritto il can 1099 stabilisce che l’errore circa l’uonità o l’indissolubilità o la

dignità sacramentale del matrimonio non vizia il consenso matrimoniale purchè non determini

la volontà.

Circa l’errore di fatto, questo può cadere sulla persona o sulle qualità della persona. Nel primo

caso il matrimonio è invalido. Nel secondo caso il can 1097 dispone che anche se l’errore è

causa del contratto il matrimonio non è nullo tranne se questa causa sia intesa direttamente e

principalmente.

Il dolo

Si ha nullità del matrimonio quando taluno celebri il matrimonio raggirato con dolo ordito per

ottenere il consenso circa una qualità dell’altra parte che per sua natura può perturbare

gravemente la vita coniugale.

Il concetto di natura va valutato sia in senso oggettivo (reale rilevanza della qualità) sia

soggettivo ( di rilievo per la parte ingannata). La prova del dolo deve comprendere anche

l’intenzione di ingannare.

Violenza e timore

Il can 1103 dispone che è invalido il matrimonio celebrato per violenza o per timore grave

incusso dall’esterno anche se non intenzionalmente per liberarsi del quale uno sia costretto e

scegliere il matrimonio. Occorre smpre una violenza o una minaccia non bastando un timore

puramente interno. La minaccia può essere anche non fisica e può riguardare anche i familiari.

Altro elemento importante è l’esistenza in chi subisce il metus di avversione verso le nozze o il

futuro sposo, questo elemento è di grande importanza anche nel metus reverentialis, dunque in

presenza di un metus psicologico.

La condizione

Nel matrimonio canonico per l’apposizione lecita di una condizione necessita l’autorizzazione

dell’autorità diocesana. In caso di condizione riguardante il futuro il codex stabilisce, che

anche se non illecita, il matrimonio è nullo.

Meno che mai sarebbe ammissibile una condizione risolutiva perché va contro l’indissolubilità

del matrimonio.

Problemi particolari provoca la condizione potestativa (ti sposerò se smetterai di bere). Si tratta

di una condizione il cui verificarsi è rimesso alla volontà di una parte. La giurisprudenza

ritiene che si tratti di una condizione che ha per oggetto l’impegno assunto.

La condizione che riguarda il presente o il passato opera nel senso di rendere nullo il

matrimonio se non esiste il fatto dedotto in condizione.

Per quanto riguarda il presente, se avendo dubbi sulla salute del futuro coniuge un soggetto

pone la condizione che l’altro soggetto non sia sieropositivo il matrimonio sarà valido se il

sogg non sarà sieropositivo altrimenti sarà nullo.

Per quanto riguarda il passato se un fidanzato ponga come condizione che la sua fidanzata non

abbia esercitato la prostituzione il matrimonio sarà nullo se tale attività sia stata esercitata dalla

donna.

Per quanto riguarda la prova della vera apposizione di una condizione la giurisprudenza ha

elaborato alcuni criteri che si basano sia sulla rilevanza che il fatto dedotto in condizione

assume agli occhi di chi pone la medesima (criterium aestimationis), sia sul criterio della

reazione tenuta dal soggetto.

La simulazione

Nell’esprimere il consenso è possibile che questa manifestazione di volontà non corrisponda ad

una volontà interna perché uno di essi o entrambi escludono di volersi sposare (simulazione

totale) o escludono alcune proprietà o elementi essenziali del matrimonio(simulazione parziale)

che deve sussistere al momento della celebrazione.

Can 1101 e l’esclusione del matrimonio ( simulazione totale)

Il can 1101 dispone che se una o entrambe le parti escludano con un atto di volontà lo stesso

matrimonio o un elemento essenziale di esso contraggono invalidamente. Il matrimonio qui è

voluto per raggiungere fini che sono del tutto estranei al matrimonio (es. ottenere la

cittadinanza italiana) oppure quando un soggetto è spinto a contrarre per una circostanza

particolare (es. una gravidanza indesiderata). In diritto canonico per invalidare il matrimonio

basta che la simulazione totale venga messo in atto da uno solo dei coniugi.

I casi di simulazione parziale

Esclude alcune proprietà o elementi essenziali del matrimonio, era così consueto parlare di

simulazione parziale in caso di:

• Esclusione del bene della prole;

• Della fedeltà;

• Dell’indissolubilità

Mentre nulla è cambiato per le proprietà essenziali che sono sempre quelle dell’unità e

dell’indissolubilità, diversa è la situazione degli elementi essenziali. Questi sono:

• Il patto matrimoniale la cui simulazione comporta però la simulazione totale;

• La comunità di vita;

• La finalizzazione alla procreazione ed evoluzione della prole.

Le fattispecie teoriche si simulazione parziale sarebbero:


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

28

PESO

361.10 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Canonico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Argomenti di storia e diritto canonico di Faustino De Gregorio e di qualche capitolo del testo di Musselli e di Tedeschi. Con grande rilevanza data ai seguenti argomenti: la Chiesa in Albania, la Chiesa valdese, le sette, il Concilio Vaticano II e la libertà religiosa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof De Gregorio Faustino.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza

Riassunto esame Diritto penale, prof. D'Ascola, libro consigliato Diritto penale, Marinucci, Dolcini
Appunto
Riassunto esame Diritto del lavoro, prof. Fontana, libro consigliato Il rapporto di lavoro subordinato, aggiornato alla riforma Fornero, Carinci, Tosi, Treu
Appunto
Riassunto esame Diritto Pubblico Comparato, prof. Spadaro, libro consigliato Diritto Pubblico Comparato di Carrozza, Giovine e Ferrari
Appunto
Riassunto esame Diritto Costituzionale, prof. Spadaro, libro consigliato Diritto Costituzionale, Martines
Appunto