La chiesa in Albania
La tragica vicenda albanese coinvolse anche le diverse chiese travolte anch’esse dalla caduta del fascismo. Le ragioni di tutto ciò vanno ricercate non solo nell’appoggio che parte della chiesa cattolica e ortodossa offrirono al regime fascista ma anche nella loro incapacità a rimanere compatte di fronte alle crescenti difficoltà. La popolazione preferì la lotta partigiana o soluzioni che miravano a salvaguardare un interesse personale piuttosto che stringersi attorno alle rispettive comunità. Questo faceva trasparire le antiche radici di scarsa religiosità della popolazione albanese che poteva essere spiegato con l’incapacità dei capi religiosi di compiere scelte comuni che indirizzassero anche la popolazione. Mentre alcuni si schierarono apertamente contro il fascismo, altri continuarono ad appoggiarlo finendo addirittura dopo l’8 settembre a far parte del governo Quisling manovrato dai nazisti.
Ci fu però qualcuno che tentò di alleviare le sofferenze della popolazione con iniziative che tendevano a salvare gli ebrei dalle atrocità naziste. Tra questi mons. Nigris che insistette presso il ministero dell’interno albanese e presso la luogotenenza ottenendo l’assicurazione di un interesse all’idea di poter riparare in Italia in caso di pericolo. Intanto Mons. Nigris cercò lui stesso di aiutare chi stava in difficoltà.
Nonostante tutto, la comunità cattolica fu uno dei primi bersagli del partito comunista. I sacerdoti più compromessi vennero fucilati e quelli che tentarono di continuare la vita religiosa furono sottoposti a stretto controllo. La chiesa venne paralizzata. Nel 1945 vennero espulsi tutti i sacerdoti e i religiosi italiani e anche il Nigris fu invitato a lasciare l’Albania. Nel 1967 la Costituzione proclamò l’Albania Stato ufficialmente ateo.
La chiesa valdese
L’indipendenza della chiesa valdese è espressa dall’art 5 della Disciplina Generale delle chiese valdesi che stabilisce che “la chiesa fondata sui principi dell’Evangelo si regge da sé in modo indipendente", lo stesso principio è riportato nell’art. 2 dell’intesa tra Stato e chiesa valdese “la Repubblica italiana dà atto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordinamento valdese".
La costituzione all’art 3 proclama la pari dignità di tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, razza, lingua, religione ecc. Ma i passi che restano da fare sono molti. L’art. 8 cost. che prevede tutte le confessioni religiose diverse dalla chiesa cattolica sono ugualmente libere e che i rapporti con lo Stato italiano sono regolati sulla base di intese deve ancora avere piena attuazione.
L’intesa con la chiesa valdese c’è stata nel 1984, lo Stato italiano dichiara la non ingerenza statale negli affari spirituali dell’interlocutore valdese. Dal proprio canto la chiesa valdese rinuncia a una politica di privilegio, ha chiesto di cancellare dal bilancio statale il capitolo di spese fisse relativamente al mantenimento del culto valdese e non ha chiesto di svolgere l’istruzione religiosa nelle scuole gestite dagli organi statali.
Struttura gerarchica della chiesa cattolica e struttura della chiesa valdese
La chiesa cattolica ha per volontà del suo fondatore una struttura gerarchica, essa è una società perfetta, cioè autonoma, ha un proprio ordinamento giuridico. Territorialmente la chiesa si ripartisce in diocesi che a loro volta sono suddivise in parrocchie. Tale struttura presenta uno schema tipicamente “verticale".
La struttura della chiesa valdese è completamente diversa. Innanzitutto non esiste una gerarchia ecclesiastica ma è riconosciuta ad ogni singola chiesa una sua sfera di legittima autonomia e l’anello di congiunzione tra esse è rappresentato da “Patto di Unione” tra le chiese locali. Le comunità possono territoriali ricomprendere tutte le persone residenti in loco i quali possono partecipare attivamente al messaggio evangelico e si differenziano tra loro solo per grado di sviluppo e la posizione giuridica in seno all’ordinamento valdese. Possiamo così distinguere tra la chiesa in via di formazione che non ha alcuna prerogativa sul piano amministrativo e la chiesa costituita riconosciuta dall’Assemblea regionale.
Alla base di tutto sta la conformità all’insegnamento del vangelo, l’esigenza d’ordine, il sacerdozio universale in quanto la chiesa valdese non ammette il sacerdote come tramite fra Cristo e i fedeli piuttosto considera il sacerdozio di Cristo assoluto e non comunicabile. Un altro principio è che un diritto umano non può essere imposto ai fedeli.
Le tappe del cammino ecumenico
Appare evidente che i due ordinamenti valdese e cattolico sono fondati su una base comune: si rifanno allo stesso Dio, riconoscono la parola di Dio espressa nella Bibbia ma le due chiese si sono mosse in due direzioni diverse. Un’idea si può avere studiando i due concetti che questi hanno elaborato dell’istituzione della chiesa. L’ordinamento valdese considera la chiesa come qualsiasi altra istituzione sociale, infatti anche la chiesa deve essere sottoposta al giudizio della Parola di Dio; come ogni altra creazione dell’uomo anch’essa vive nel peccato ma vive anche per il perdono. La sua struttura non è immutabile ma in continua evoluzione. Il Papa e il collegio dei vescovi non possono essere considerati organo di massima autorità perché tale luogo spetta all’assemblea di eguali. L’ordinamento della chiesa valdese presenta una struttura capovolta rispetto a quello della chiesa cattolica: si parte dalle comunità locali sino a giungere al sinodo. Una tale visione della chiesa dal basso è in aperto contrasto con la concezione della chiesa cattolica che parte dall’alto con la suprema autorità del Papa.
Ora ci chiediamo se sia possibile un incontro tra le due realtà e se sia possibile un cammino comune (ecumenico). Ecumenismo indica il movimento che tende a riavvicinare e a riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse chiese. L’iniziativa ecumenica è rimasta per alcuni decenni saldamente ancorata nelle mani della chiesa riformata. Nel 1948 le chiese riformate decisero di costituire il Consiglio Ecumenico della Chiesa mentre nel campo cattolico occorre attendere gli anni '60 in cui nasce il Segretariato per l’unità dei cristiani.
Intorno ai primi anni '70 si registra un periodo in cui l’ecumenismo è veramente espressione della base, gli incontri investono sempre più persone e non sono ristretti ai vertici. Possiamo distinguere, dunque, due tipi di ecumenismo: quello di base e quello istituzionale. L’ecumenismo di base ha permesso l’incontro non tra chiese di confessioni diverse ma anche tra tutti quei laici che sentono il bisogno di confrontarsi sulle problematiche della religione e della fede. Si definisce di base perché rappresenta l’incontro più ampio possibile di fratelli che hanno comuni intenti. Una prima definizione in senso stretto si rifà alla figura di Gesù visto come martire politico.
Un secondo tipo di ecumenismo di base è quello evangelico che è tipico di quei settori protestanti che hanno una visione ristretta riguardo alla chiesa che è intesa come una comunità di santi rappresentati da coloro che hanno ricevuto la redenzione. Un terzo tipo riguarda i cosiddetti movimenti carismatici che si sono sviluppati di recente e hanno come perno centrale la presenza dell’azione dello Spirito Santo, il quale li muove e ispira. L’ecumenismo istituzionale sostiene l’unità sotto una sola fede ed una sola comunione eucaristica: a tale scopo è stato fondato il Consiglio Ecumenico delle Chiese. In Italia l’ecumenismo istituzionale riguarda maggiormente interlocutori moderati.
Appare evidente in ogni caso come la concezione cattolica dell’ecumenismo sia imperniata principalmente su ciò che riguarda il comportamento ecclesiale, le verità che discendono dal Verbo divino sono già in possesso definitivo della chiesa cattolica l’unica e sola chiesa fondata da Cristo. Gli indirizzi ecumenici della chiesa valdese si muovono su due fronti: quello dei rapporti con le altre chiese evangeliche e quello dei rapporti con la chiesa cattolica. Con le chiese evangeliche negli ultimi anni il dialogo si è molto sviluppato riguardo ad argomenti quali la libertà, la pace, il razzismo.
Nei confronti del cattolicesimo il dialogo si è sviluppato sul diverso modo in cui le due dottrine hanno di concepire la chiesa. Secondo i valdesi nessuna autorità ecclesiastica o laica può eguagliare o superare l’autorità della Scrittura. Papa Giovanni Paolo II aveva affermato che l’unità dei cristiani si farà riconoscendo il primato del Papa oppure non si farà. Però a distanza di 11 anni da questa dichiarazione c’è stato uno spirito nuovo. Dal punto di vista valdese sarà la via conciliare a portare all’unione di tutti i cristiani che però attualmente si trova in una situazione ambita infatti manca ancora un accordo sulla natura del concilio e i criteri dell’ecumenicità.
Le sette
Una setta è qualsiasi gruppo religioso avente una visione del mondo peculiare propria derivante, ma non identica, dagli insegnamenti di una delle peculiari religioni del mondo. Hanno per lo più una struttura autoritaria e possono essere di origine cristiana o derivante da altre religioni. Il gruppo più colpito dal fenomeno è quello dei giovani anche se ci sono sette che trovano i loro adepti tra adulti o famiglie di elevato tenore economico.
Le cause del loro successo sono da ricercarsi innanzitutto nei bisogni e nelle aspirazioni che il soggetto ritiene di non poter soddisfare nella propria chiesa, nelle tecniche di reclutamento delle stesse. Le sette pretendono di dare risposte e lo fanno sul piano affettivo e intellettuale. I motivi che spingono i soggetti a ricorrere alle sette sono:
- Ricerca dell’appartenenza
- Ricerca di risposte
- Ricerca di integralità, molti sembrano non ritrovarsi con se stessi hanno sperimentato la rottura, si sentono esclusi. Le sette offrono la guarigione fisica e spirituale
- Ricerca dell’identità culturale
- Bisogno di essere speciale
- Ricerca della trascendenza e le sette sembrano offrire un senso di realizzazione spirituale
- Bisogno di direzione spirituale e le sette offrono direzione e orientamento di capi carismatici
- Bisogno di visione – le persone si sentono inquiete rispetto al futuro e le sette sembrano offrire l’inizio di una nuova era più felice
- Il bisogno di partecipazione e di impegno e le sette offrono una missione concreta
In breve si presentano come l’unica risposta in un mondo caotico. All’origine del successo delle sette sta anche il metodo di reclutamento e procedure di indottrinamento. Tali tecniche procedono partendo da un approccio positivo ma progressivamente tendono a una sorta di controllo dello spirito mediante l’uso di tecniche abusive di modificazione del comportamento.
Oggi c’è un vuoto che chiede di essere colmato e la chiesa vuole accettare questa sfida pastorale, la sfida delle sette potrebbe rivelarsi un utile stimolo per un rinnovamento spirituale ed ecclesiale. Bisogna rafforzare il senso della comunità, rafforzare la catechesi, l’educazione e la formazione continua, occorre aiutare le persone a rendersi conto che sono uniche, amate da un Dio personale con una storia che è la loro storia. La parola di Dio deve essere riscoperta come un elemento importante per l’edificazione della comunità, i sacerdoti non devono essere considerati principalmente come amministratori, impiegati, o giudici ma come fratelli, guida, consolatori.
Ciò che è necessario è mettere in guardia i fedeli, informarli e anche impegnare i professionisti per consigliare. Il sinodo straordinario del 1985 rileva che la situazione mondiale sta mutando, la chiesa non di rado viene percepita come un’istituzione. Come soluzione globale ai problemi attuali il sinodo invita a comprendere integralmente il concilio e ad assimilarlo più profondamente. La chiesa deve essere compresa e vissuta come mistero e si deve impegnare a diventare se stessa a diventare in modo più pieno il segno e lo strumento di comunione con Dio e della comunione e della riconciliazione tra gli uomini.
Il Concilio Vaticano II e la libertà religiosa
Il CVII ha inteso considerare la chiesa nei suoi rapporti con l’esterno. La dichiarazione sulla libertà religiosa è certamente il documento di maggiore interesse per noi in quanto proclama che questa è un diritto assoluto e collettivo, pubblico e universale spettante agli uomini in quanto tali e prescindendo dalle loro intenzioni. I principi conciliari sono sempre norme giuridiche che obbligano il legislatore ordinario a conformarsi ad esse. La chiesa ha creato con questa dichiarazione la premessa dottrinale, pastorale e giuridica per lo sviluppo del pluralismo. La dichiarazione è il risultato di ben 6 stesure. Nella prima stesura la libertà veniva identificata con il diritto di ogni persona di professare la sua religione secondo il dettame della sua coscienza, si individuano i vari gruppi. Unico limite è quello del bene comune.
Nel frattempo sono arrivate molte osservazioni e da tali osservazioni si è ricavato uno schema che si basa su 5 punti:
- Una più chiara nozione di libertà religiosa;
- Un’indicazione più esplicita del diritto delle comunità religiose;
- Una limitazione del criterio di limitazione all’esercizio dei diritti;
- Un’accentuazione dell’importanza della legge divina;
- Un maggiore sviluppo degli argomenti a favore della libertà religiosa.
Per quanto riguarda il primo punto si precisa che il diritto alla libertà religiosa investe i rapporti intersoggettivi e mette in grado l’individuo di professare liberamente la propria religione sia in forma pubblica che privata. Viene poi spiegata la natura della comunità religiosa che trae origine dall’esigenza degli uomini di professare comunitariamente la propria vita religiosa. Viene escluso il diritto al proselitismo con l’uso di mezzi disonesti o inappropriati. L’autorità civile è tenuta a favorire il formarsi delle condizioni sociali per favorire lo sviluppo integrale dell’individuo.
Con la terza redazione la dichiarazione sulla libertà religiosa assurge a testo indipendente. Qui viene affermato che gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità in maniera religiosa e a seguirla ascoltando la propria coscienza. Viene inoltre introdotto il problema della libertà religiosa inerente alla famiglia. I genitori devono fare le scelte che ritengono migliori sulle scuole e gli altri mezzi educativi dei figli.
Senza dubbio il Concilio Vaticano II riconoscendosi in una società pluralistica afferma il diritto alla coesistenza di diversi atteggiamenti religiosi ponendo come criterio fondamentale il diritto assoluto della religione cattolica e come criterio immediato pratico la pace pubblica. La chiesa cattolica pur rimanendo l’unica depositaria della vera religione, lascia spazio alle altre comunità religiose.
I Patti Lateranensi
Fu data esecuzione con la legge 810 del 1929. Constano di un Trattato con cui si risolse la questione romana, si istituì lo Stato del Vaticano con tutte le guarentigie economiche, giuridiche e territoriali; un Concordato che regola le condizioni della Chiesa e della religione in Italia. Dopo il Concordato si parlerà di uno Stato confessionale perché cattolico è una species del genus confessionista. Per quanto riguarda le norme ricordiamo: il matrimonio cattolico, l’insegnamento religioso nelle scuole, l’esenzione dei chierici dal servizio militare, l’assistenza religiosa presso le forze armate, le festività religiose.
Lo Stato italiano riconosce una posizione di preminenza alla religione cattolica in quanto comune alla maggioranza degli italiani. Una nuova fase della relazione tra stato e chiesa ci fu nel 1948. Il fenomeno religioso qui è disciplinato dagli art 3 e 7 che regola i rapporti tra stato e chiesa e l’art 8 che definisce le posizioni di tutte le confessioni religiose. L’art 7 afferma che lo stato e la chiesa sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani, i rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi e dunque la modifica dei patti richiede un procedimento di revisione costituzionale.
Le norme del concordato rappresentano un limite alla competenza legislativa del Parlamento e la conformità del diritto interno alle norme del concordato è condizione di legittimità. Nuovi orientamenti si avranno con il Concilio Vaticano II con il progressivo spostamento dell’attenzione della chiesa sulla chiesa come realtà sociale, istituzionale giuridica, alla chiesa come Corpo Mistico di Cristo. Tale rinnovamento presuppone i concetti di società perfetta, diseguale e gerarchica e afferma quelli di comunione, missione, servizio. Il concilio ha sottolineato i principi dell’autonomia e della cooperazione ma in ogni caso la Chiesa non rinuncia a cambiare il mondo a sua immagine e somiglianza.
I patti del 1984 si sono posti come obiettivo di superare la situazione di stallo determinatasi per effetto del riconoscimento costituzionale. Però mentre gli accordi del 1984 sono la fedele applicazione delle direttive del Concilio Vaticano II in tema di rapporto tra stato e chiesa, il Concordato del 1929 appariva in più punti derogatorio dei principi che ispiravano lo jus publicum ecclesiasticum externum del tempo. Ciò perché la chiesa del tempo doveva trattare con un ordinamento di tipo totalitario.
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