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diritto canonico - concetti

Appunti di Diritto canonico per l’esame del professor Lugli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Santa sede, pontefice e collaboratori, una definizione di legge, concetto di diritto suppletorio, Costituzione gerarchica della Chiesa, l'elezione del pontefice.

Esame di Diritto canonico docente Prof. M. Lugli

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nostro ordinamento secondo il diritto, mentre non sono possibili le consuetudine contro il diritto.

Per quanto riguardo le consuetudine preter lege non sono del tutto ammesse.

Il diritto canonico ammette tutte queste tre forme di consuetudini a differenza del diritto nazionale,

poiché la consuetudine vuole riequilibrare i rapporti consentendo alla comunità in determinate

condizioni di produrre diritto.

Per legge (consuetudine contro legge e secondo legge) si intende legge ecclesiastica e il diritto

canonico ritiene che il diritto divino possa ispirare la comunità alla regolamentazione di determinate

fattispecie in un determinato modo. Il diritto canonico ammette una consuetudine contro legge

ecclesiastica purché questa consuetudine sia però rispettosa del diritto divino. Si può quindi andare

a cancellare una legge di diritto umano se questa non rispetta pienamente una legge di diritto divino.

Le consuetudini cessano per consuetudine contraria o per disposizione legislativa.

COMPOSIZIONE DEL POPOLO DI DIO :

La Chiesa è il popolo di Dio, composto dai fedeli della chiesa cattolica. Questo popolo è composto

da: fedeli (laici, battezzati),

 dai sacerdoti e dai preti che vengono giuridicamente chiamati ministri di culto (che hanno

ricevuto almeno 1° grado dell’ordine),

vi sono poi coloro che hanno abbracciato uno stato di vita consacrata e cercano di porre in essere

gli insegnamenti di Cristo con la loro vita, prendendo spunto dal fondatore del loro ordine (non si è

più laici, ma non si viene considerati come persone che hanno ricevuto il 1° ordine, frati e suore ad

esempio [come coloro che hanno fatto il voto di castità, obbedienza e povertà] canone 573). Per vita

consacrata si intende vita stabile dedicata al perseguimento della carità nel regno di Dio.

Nell’ordinamento della Chiesa deve essere necessariamente presente un istituto che è stato stabilito

dal diritto divino e dal diritto naturale . Le figure di coloro che hanno ricevuto un grado dell’ordine

sono obbligatorie e allo stesso modo attengono al diritto divino coloro che fanno parte del popolo di

Dio attraverso il battesimo (fondamento sta nel fatto che lo stesso Cristo si è fatto battezzare da

Giovanni Battista).

Lo stato clericale rappresenta la struttura della Chiesa, i laici sono il popolo di Dio e rappresentano

la Chiesa in tutto il mondo, mentre lo stato di vita consacrata testimonia la volontà e la capacità di

trascendere i limiti umani e poter svolgere una funzione profetica. Lo stato di vita consacrata può

avvenire in istituti laicali (istituti non governati dalla chiesa) e clericali (istituti governati dalla

chiesa). La differenza sta che per chi si forma in istituti clericali e quindi governati dalla chiesa gli

viene riconosciuta la possibilità di confessare e dire messa.

Costituzione gerarchica della Chiesa:

Fonti del diritto canonico e gerarchia della Chiesa sono strettamente connessi tra di loro poiché il

potere di una norma dipende dal soggetto che la pone in essere.

Il Pontefice copre un ruolo di supremazia per la chiesa cattolica. Il Pontefice insieme al collegio

episcopale (insieme dei vescovi di tutto il mondo) sono organi di più alto livello.

Il libro 2° parte 2° è intitolata Costituzione gerarchica della Chiesa.

Nel canone 330 si parla di diritto divino rivelato : Cristo sceglie i 12 apostoli e con essi forma un

collegio e pone a capo Pietro, il quale creò la chiesa. Pietro oltre ad essere capo della Chiesa è

anche membro del collegio. Per questa ragione il Papa che è successore di Pietro è

contemporaneamente vescovo della Chiesa di Roma e capo della Chiesa. Questo istituto che si

ripete nel tempo prende il nome di successione apostolica: i successori di Pietro, ossia i Pontefici si

succedono nel tempo. La successione apostolica si riferisce solo al Pontefice e non ai vescovi i quali

possono essere eletti dal Pontefice o da altri vescovi.

Nella lumen gentium (atto importante del Concilio vaticano 2°) si dice che il Pontefice è

fondamento perpetuo e visibili dell’unità della fede e della comunione. La chiesa è caratterizzata da

unità, ma anche da pluralismo rappresentato dalle Chiese particolari guidate dai vescovi.

Il canone 331 è il primo canone che si riferisce direttamente al romano Pontefice ci dice che il

vescovo della chiesa di Roma è a capo del collegio dei vescovi, è vicario di Cristo e pastore della

chiesa universale e per tanto la sua potestà è suprema – piena – immediata – universale.

Suprema significa che non riconosce nessuna autorità superiore civile o ecclesiastica;

PONTEFICE

Il primato pontificio è regolato dal canone 331 e seguenti. Il canone che fa riferimento al pontefice è

il 330 → l'autorità della chiesa è esercitata dal pontefice e dal consiglio episcopale.

Il potere del pontefice è diviso con il collegio episcopale, ossia l'insieme dei vescovi (come Pietro

era uno degli apostoli, così il pontefice partecipa al collegio perchè vescovo di Roma).

Nel 331 viene descritto l'istituto della successione apostolica e definisce la potestà piena, suprema,

immediata ed universale del pontefice.

1. Suprema → non è riconosciuta autorità civile ed ecclesiastica superiore al pontefice. Ciò è

rafforzato dal canone 1404 sul processo canonico, secondo cui la santa sede non è

giudicabile da nessuno.

2. Piena → riguarda tutto cioè riguarda la fede, la morale ma anche la disciplina e il governo.

3. Immediata → non necessita di intermediari. Il pontefice può ignorare la gerarchia e

rivolgersi all'ultimo diacono piuttosto che al vescovo.

4. Universale → riguarda sia la chiesa universale che quelle particolari.

Nel canone 333 richiama il carattere universale → il pontefice ottiene il primato su tutte le chiese

particolari.

Il pontefice è il vero sovrano assoluto alla guida dei credenti di Dio. L'unico limite al suo potere è il

diritto divino. Gli atti che non potrà mai porre in essere perchè contrari al diritto divino sono :

1. atti contrari all'unità della chiesa

2. atti contrari al bene spirituale dei fedeli

(in quanto questi due punti sono gli obiettivi principali del pontefice)

Il primo concilio vaticano ha introdotto una nuova caratteristica rispetto alla figura del pontefice

ossia la sua INFALLIBILITà = nel 1870 secondo il diritto canonico ha stabilito che il pontefice

può indicare dei dogmi, ossia verità che non si possono mettere in discussione, però deve

chiaramente indicare la sua volontà parlando dalla cattedra di Pietro (usando espressioni che

chiaramente attestino la sua volontà).

[es. dogma : assunzione della vergine, 15 agosto]

L'infallibilità è utilizzata in genere per introdurre all'interno della dottrina cattolica. In meno di 100

anni di apre il secondo concilio vaticano.

*Elezione Pontefice:

L'elezione del pontefice avviene nella Cappella Sistina con il Conclave.

• Nessuno può avere contatto con l'esterno.

• Vi partecipano i cardinali (= vescovi che hanno ricevuto il titolo). I vescovi delle chiese di

• Roma o diocesi vicine venivano scelti come collaboratori del pontefice per formare la curia

romana; a questi veniva attribuito il titolo di cardinale.

Le elezioni recentemente sono state disciplinate da Giovanni Paolo II con una costituzione

• apostolica del 1996, la UNIVERSI DOMINI GRECIS, che andava a sostituire una

costituzione del 1975, la ROMANO PONTEFICE ELIGENDO.

Fu costruito un edificio dove alloggiavano tutti i cardinali durante l'elezione.

• Necessaria maggioranza di 2\3 e in caso la maggioranza assoluta.

• Canone 232 → può essere eletto Papa un uomo, anche laico, che sia battezzato, dotato di

• ragione, che non sia scismatico o eretico (scisma= separazione\ eresia= messi in dubbio i

dogmi). In caso di laico è necessario renderlo vescovo.

La rinuncia è prevista dal canone 332 → è necessario che questa sia fatta liberamente e sia

• debitamente manifestata, non è invece richiesta nessuna accettazione.

Nella figura del Pontefice sono presenti diversi uffici:

A) vescovo di Roma

B) rappresentante chiesa cattolica → nei confronti delle altre religione e degli stati e di

organizzazioni internazionali.

C) autorità di Città del Vaticano → autorità temporale di Città del vaticano.

*Organi centrali di governo della chiesa

1. Curia Romana → organi centrale di governo. Si articola in organismi vari. Istituto creato

nel XVI secolo da Sisto V con la IMMENSA AETERI DEI del 1598. Successivamente la

formazione della Curia viene modificata da Pio X con la costituzione SAPIENTI

CONSILIO, trasfusa poi nel codice del 1917. nel 1967 Paolo VI con la costituzione

REGIMINI ECCLESIAE UNIVERSAE. La costituzione PASTOR BONUS di Giovanni

Paolo II la modifica ancora.

Un cardinale nominato dal Pontefice dura in carica 5 anni nella Curia. È poi aiutato da

segretari e sottosegretari. Alcuni dei dicasteri sono :

Segreteria di stato → portavoce ufficiale del Pontefice. È divisa in due sezioni: la

• prima ha una relazione con gli stati e intrattiene trattative, l'altra sezione aiuta il

Pontefice nel disbrigo degli affari. La segreteria coordina tutto il lavoro della Curia.

Congregazione della dottrina e della fede → si occupa della dottrina della fede e dei

• costumi.

Congregazione delle cause dei santi

• Congregazione di istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica → esistono

• istituti religiosi che implicano una separazione dal mondo, vivono in comunità.

Ognuno può e deve seguire la regola del fondatore. Esistono poi istituti secolari a cui

gli aderenti appartengono ma vivendo per conto proprio. Società di vita apostolica

comportano la comunione di vita in comunità e la separazione dal mondo (es. ordini

di suore e monaci).

Congregazione dei vescovi → si occupa di attività dei vescovi nel mondo.

• Congregazione del clero → composta da 3 uffici: l'ufficio del clero, ufficio

• catechistico ( formazione, educazione fedeli), ufficio amministrativo (si occupa di

beni ecclesiastici appartenenti alla chiesa).

Congregazione chiese orientali → tiene i rapporti con le chiese orientali.

• Fanno parte della Curia la Segnatura apostolica, tribunale della chiesa (organo

• giudiziario). Vi è poi la Rota Romana che ha competenza diretta solo per principi e

sovrani.

2. Collegio episcopale → chi ha ricevuto il sacramento dell'ordine nel grado dell'episcopato.

Istituto della successione organica → per quanto riguarda la successione dei vescovi non è

apostolica perchè vengono nominati dal pontefice o da altri vescovi. È invece successione

apostolica per il Pontefice. L'insieme dei vescovi va a ricostruire la figura di Pietro e degli apostoli.

Il collegio episcopale condivide la potestà del Pontefice. Il Pontefice è nello stesso tempo per

successione organica partecipe al collegio episcopale e per successione apostolica vicario di Cristo,

successore di pietro e capo della chiesa apostolica.

ATTIVITÀ INTERNAZIONALI DELLA SANTA SEDE: è rappresentata nel mondo

attraverso i Nunzi Apostolici che svolgono carattere diplomatico. I Delegati Apostolici

rappresentano la Santa Sede nelle Chiese particolari.

CANONE 330 = “Come, per volontà del Signore, san Pietro e gli altri Apostoli costituiscono un

unico Collegio, per analoga ragione il Romano Pontefice, successore di Pietro, ed i Vescovi,

successori degli Apostoli, sono tra di loro congiunti”

La successione apostolica si può applicare solo al Pontefice perché l’unico vero grande elettore del

conclave cardinalizio è lo Spirito Santo. In base a questo canone il rapporto è inscindibile.

Il COLLEGIO EPISCOPALE = è composto da tutti i vescovi, Papa compreso, nella veste di

vescovo di Roma per via dell’analogia tra i 12 apostoli e il collegio episcopale, che viene

rispettata in pieno.

CANONE 336 = “Il Collegio dei Vescovi, il cui capo è il Sommo Pontefice e i cui membri sono i

Vescovi in forza della consacrazione sacramentale e della comunione gerarchica con il capo e con i

membri del Collegio, e nel quale permane perennemente il corpo apostolico, insieme con il suo

capo e mai senza il suo capo, è pure soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale”

La suprema e la piena potestà sulla chiesa universale è esercitata dal collegio episcopale insieme al

suo capo e mai senza il suo capo per poter esercitare questa funzione, occorre che il collegio sia

sempre guidato dal suo capo cioè il Pontefice in quanto la potestà suprema viene esercitata sia

singolarmente dal Pontefice, sia collegialmente dal collegio, con l’unico limite della necessaria

presenza del Pontefice.

Esercizio della potestà da parte del collegio = è subordinata alla presenza e all’approvazione da

parte del Pontefice.

CANONE 337 = “ll Collegio dei Vescovi esercita in modo solenne la potestà sulla Chiesa

universale nel Concilio Ecumenico.

Esercita la medesima potestà mediante l'azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo, se essa

come tale è indetta o liberamente recepita dal Romano Pontefice, così che si realizzi un vero atto

collegiale.

Spetta al Romano Pontefice, secondo le necessità della Chiesa, scegliere e promuovere i modi con

cui il Collegio dei Vescovi può esercitare collegialmente il suo ufficio per la Chiesa universale”

Il momento in cui il collegio esercita la piena potestà prende il nome di concilio ecumenico.

Per quanto riguarda la potestà, ne deriva che il collegio è l’insieme delle chiese particolari e prende

il nome di concilio ogni qualvolta si occupa di diritto universale.

È sempre necessaria la presenza del Pontefice perché nel collegio egli siede come vescovo al pari

degli altri vescovi ( il collegio è espressone degli interessi delle chiese particolari).

Nel concilio ecumenico egli ha il dovere di essere la guida e ha il potere sul concilio in quanto deve

mirare agli interessi della chiesa universale quindi si capisce perché il concilio esercita questa

potestà a intervalli.

Il Pontefice deve autorizzare il Concilio , confermare e promulgare le suo decisioni (questo viene

indicato dal secondo paragrafo del canone 337).

SINTESI: Il Pontefice convoca il concilio (primo paragrafo); dirige i suoi lavori, ha la presidenza

del Concilio perciò : dispone sulla convocazione, sospensione e lo scioglimento del Concilio.

CANONE 338 = “Spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Concilio Ecumenico,

presiedendolo personalmente o mediante altri, come pure trasferire il Concilio stesso, sospenderlo

o scioglierlo e approvarne i decreti.

Spetta al Romano Pontefice determinare le questioni da trattare nel Concilio e stabilire

l'ordinamento da osservare in esso; i Padri del Concilio, alle questioni proposte dal Romano

Pontefice, possono aggiungerne altre, che devono essere approvate dallo stesso Romano

Pontefice”

Spetta al Pontefice le questioni da trattare nel Concilio; però i vescovi, a questo quesito ne possono

aggiungere altre, le quali devono comunque essere approvate dal Pontefice.

Il Papa ha un grande potere sul concilio che si spinge fino al merito della questione da trattare, oltre

che su approvazione e promulgazione.

Perché è stabilito ciò ? perché l’ordinamento canonico vuole così proteggere l’unità della chiesa

attraverso l’esercizio di una potestà suprema che incide sul diritto universale.

Nella Chiesa si assiste a molte forme di collegialità, ma l’unico collegio con una versa, piena e

assoluta potestà è il collegio episcopale (concilio ecumenico), seppure subordinato alle “scelte” de

Pontefice.

Tra i collegi si trovano, il collegio cardinalizio che è un organo di consulto su materie di diritto

universale.

CANONE 349 = “I Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare

cui spetta provvedere all'elezione del Romano Pontefice, a norma del diritto peculiare; inoltre i

Cardinali assistono il Romano Pontefice sia agendo collegialmente quando sono convocati insieme

per trattare le questioni di maggiore importanza, sia come singoli, cioè nei diversi uffici ricoperti

prestandogli la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale”.

La prima funzione del collegio cardinalizio è quella di eleggere il Papa.

Oltre a ci può svolgere una funzione di aiuto (sia il singolo cardinale o tutti essi) del Pontefice nelle

trattazioni delle materie di maggiore importanza.

Non si parla però di attività deliberativa

PAOLO VI , con motu proprio “apostolica sollecitudo” del 1965 costituisce il sinodo dei vescovi.

Si trova regolato dal canone 342.

CANONE 342 = “l sinodo dei Vescovi è un'assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni

dell'orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice

e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia

e nell'incremento della fede e dei costumi, nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina

ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo.

È l’insieme dei vescovi che provengono dalle varie regioni del mondo e prestano aiuto al Pontefice

(tema della fede, costumi osservanze e consolidamento della disciplina ecclesiastica e per studiare i

problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo).

Non ha potestà piena e suprema e si limita solo a dare pareri e consultazioni; è direttamente

sottoposto all’autorità del Pontefice.

Istituito dal diritto romano ( come il collegio cardinalizio), non ha la potestà suprema come il

concilio ecumenico, ma può prendere decisioni che devono essere ratificate al Pontefice.

Conferenze episcopali nazionali = è l’insieme dei vescovi di una certa nazione, si riferisce a usi,

costumi, storia, tradizione che ci accomunano anche oltre il concetto di realtà politica.

È una realtà storica e sociale comune, soprattutto quando la suddivisione politica non corrisponde a

quella nazionale (es. Jugoslavia).

L’insieme dei vescovi hanno potere legislativo in ordine alla partizione di territorio coperta

dall’insieme di vescovo potere in ordine al diritto particolare.

Sono degli organismi permanenti e tutti eleggono il loro presidente, tranne quella italiana dove è il

papa che lo sceglie.

Questi devono però necessariamente rispettare i principi di diritto universale mediante vari

meccanismi.

LEZIONE ELE 21\10\13

Il Canone 447: “La Conferenza Episcopale, organismo di per sé permanente, è l'assemblea dei

Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune

funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa

offre agli uomini, soprattutto mediante forme e modalità di apostolato opportunamente adeguate

alle circostanze di tempo e di luogo, a norma del diritto.”

Le conferenze episcopali consentono al diritto canonico di adeguarsi alle diverse realtà politiche,

funge da tramite tra il diritto universale e le esigenze del diritto particolare.

Le conferenze episcopali sono dotate di un presidente, di un consiglio permanente e di una

segreteria generale. Le conferenze episcopali hanno un potere deliberativo, in quanto i vescovi

hanno il potere di legiferare per il diritto canonico particolare.

Non esiste nessun istituto di diritto divino che indica che i tre poteri (legislativo, esecutivo e

giudiziario) devono essere separati.

Munus docendi, munus santificandi e munus regendi sono doveri che incombono su chi ha la

responsabilità del popolo di Dio. Munus santificandi è il dovere di santificare, di amministrare i

sacramenti. I sacramenti alcuni hanno bisogno dell’assistenza di un ministro di culto, altri no. Ad

esempio il sacramento della Cresima necessita di un ministro di culto. Munus docendi significa

dovere di insegnare, insegnare la parola di Dio, i sacerdoti sono ministri della parola. Munus

regendi significa dovere di governare. All’interno del dovere di governare noi troviamo i tre poteri

quello legislativo, esecutivo e giurisdizionale. Vengono esercitate quindi tutte le funzioni senza una

distinzione come invece esiste per il nostro ordinamento nazionale. Queste tre funzioni (legislativo

esecutivo e giudiziario) vengono esercitate dal Pontefice e dal collegio episcopale. Quando il

collegio episcopale è chiamato a governare prende il nome di concilio ecumenico con il raduno di

tutti i vescovi del mondo. Il concilio ecumenico esercita il proprio potere in collaborazione col

Pontefice.

NASCITA DEL CODICE:

Il decreto di Graziano divenne prima base del diritto della Chiesa, il Pontefice ne dichiarò

l’esclusività evitando così il ricorso ad altri testi. Il decreto di Graziano venne emanato da Gregorio

IX con il liber extra e successivamente Bonifacio VIII emanò il liber sestum e nel 1298 vennero

promulgate e aggiunte al decreto di Graziano le clementinae ad opera di Clemente V ed infine nel

1317 si aggiunsero le extra vagantes di Giovanni XXII. Tutte queste opere costituisce il corpos iuris

canonicis pubblicato ufficialmente nel 1582. Il corpus iuris canonicis viene pubblicato dopo il

Concilio di Trento e rimase ufficialmente il corpo normativo del diritto canonico fino al 1917 anno

in cui venne pubblicato il primo codice.

Concilio vaticano 1° 1869-1870 interrotto bruscamente dalla breccia di porta pia e l’impossibilità

per i francesi di correre in aiuto al Pontefice. Questo Concilio affronta il problema del corpus iuris

canonicis non offriva più una legislazione di tipo moderno, ma offriva una serie di principi che

avevano bisogno di essere continuamente interpretati da apposite decretali del Pontefice o dalla

prassi della giurisprudenza o dalla comune opinione dei dottori. Si pone il problema di un’eventuale

rivisitazione del corpus iuris canonicis per alcuni, altri ritengono invece opportuno che

l’ordinamento canonico si dia un codice come quelli adottati dagli Stati.

Un codice deve essere completo, cioè deve rispondere e ricoprire tutte le fattispecie; un codice deve

essere poi breve e deve essere chiaro e deve essere sistematico. Il corpus iuris canonicis non era

sistematico ma solo un insieme di varie leggi di diverso tipo.

L’interruzione del Concilio vaticano 1° fa si che due Papi successivi come Pio IX e Leone XIII

ignorino completamente la questione del codice che torna invece in risalto con Pio X nel 1904.

Pio X con il motu proprio ripropone la questione di sostituire il corpus iuris canonicis istituendo

un’apposita commissione cardinalizia, utile per aiutare il Pontefice nel risolvere il problema, e

professionisti per affrontare il tema di una eventuale codificazione del diritto canonico. Pio X

propone la questione senza però dare indicazioni specifiche. Il segretario di Stato Gasparri suggerì

di coinvolgere anche le università cattoliche per proporre l’elaborazione del nuovo codice. Da

queste università nasce un primo schema molto sintetico dove si stabilisce che il codice deve essere

ripartito sullo schema delle istituzione di diritto canonico (persone, cose e azioni dedicate al

processo). Il Pontefice arriva poi a stabilire i requisiti del codice come il fatto che deve essere in

lingua latina (lingua ufficiale del diritto canonico), deve essere diviso in canoni (che dovevano nella

parte dispositiva tenere conto del corpus iuris canonicis, di quanto stabilito nel Concilio di Trento,

degli atti dei Pontefici, della giurisprudenza dei tribunali ecclesiastici e della prassi delle

congregazioni della curia romana).

Il Codice fu pronto nel 1916 ma venne promulgato solo un anno dopo. Il codice recepisce in sé

importantissimi atti normativi che vedono la luce dai primi anni del 900 fino alla promulgazione

codice del 1917, contiene anche il vacante sede apostolica e il Decreto ne tenere molto importante

sulla celebrazione del matrimonio, il sapienti consilio .

Nel 1917 Benedetto XV promulga il Codice inserendolo negli atti apostolici sedi (gazzetta ufficiale

del diritto canonico).

Il codice è suddiviso in 5 libri, scritto in canoni e 5 libri sono : 1) sulle norme generali, 2) sulle

persone, 3) sulle cose, 4) sul processo, 5) sui delitti e sulle pene.

Il codice si pone come una Collezione:

a) Unica → unica fonte di diritto canonico

b) Autentica → deriva dal pontefice

riguarda solo la chiesa latina ma non le regole liturgiche, non va ad abrogare i concordati. È istituita

una commissione per interpretare il codice. Il codice rimane in vigore fino al 1983, fino a che non

viene promulgato il nuovo codice. Giovanni XXIII nel 1959 istituisce il Concilio Vaticano II. Il

concilio si conclude con Paolo VI nel 1965 (Giovanni XXIII muore nel 1963). I documenti si

dividono in Costituzioni, decreti e dichiarazioni:

1. Costituzioni → affrontano temi importanti

2. Decreti → applicazioni pratiche dei principi espressi nelle costituzioni

3. Dichiarazioni → si rivolgono a questioni specifiche di dottrina e di fede.

Le costituzioni importanti della chiesa sono la “Lumen gentium” (tratta dell'uguaglianza di tutti di

fedeli), “Dei Verbum” (precisa il valore del diritto divino rivelato), “Gaudium Etspes” (offre linee

guida sui rapporti tra chiesa e comunità e tratta dell'istituto del matrimonio), “Sacrosalitum

Concilum” ( tratta della liturgia sulla chiesa).

“DEI VERBUM” → costituzione che traccia dei principi in ordine alle fonti di cognizione del

diritto canonico.

Si era proposto una legge fondamentale della chiesa . Doveva essere divisa in 3 capitoli: il popolo

di Dio ( dedicato alla chiesa e ai fedeli), i munera (gli uffici), relazioni della chiesa con il mondo.

Nella legge fondamentale si poteva dividere tra diritto divino e diritto naturale. Il progetto però

fallisce; era considerata inutile perchè già vi era, composta dal diritto divino rivelato e dal dirtto

naturale. Per diritto divino rivelato si intende antico e nuovo testamento e i vangeli: Dio ha

trasmesso agli uomini i principi su cui fondare la chiesa, ciò attraverso la traditio (= trasmissione

dei secoli delle verità). La comunità della chiesa cerca di interpretar i principi del diritto rivelato e

la trasmette nei secoli. Accanto alle sacre scritture si pone la traditio (funzioni interpretativa del

diritto divino nei secoli).

La Traditio avviene attraverso il Magistero della Chiesa (Munus Docenti). Tutto ciò è scritto nei

vangeli nell'episodio in cui gli evangelisti diffondono la parola di Dio. Le sacre scritture riportano in

loro la traditio.

Accanto vi è un diritto naturale costituito dai principi che hanno informato la creazione

dell'universo.

Munus Santificandi → onere di amministrare i sacramenti.

I sacramenti sono 7. il battesimo è l'atto con cui si entra a far parte della Chiesa. Ciò ha suscitato

molte polemiche, perchè il bambino non può scegliere liberamente. Il sacramento non può essere

revocato.

La volontà manifesta di rinnegare l'appartenenza alla Chiesa, detto sbattezzo. È considerato crimine

di apostasia, contro l'unità della chiesa che deve essere manifestato in modo esplicito. La

conseguenza è la scomunica penale automatica. Non verrà conteggiato più nei fedeli cattolici ma

non i potrà dire che il battesimo è stato eliminato.

I sacramenti si dividono in: sacramenti di iniziazione (battesimo, eucarestia, cresima), sacramenti di

guarigione (confessione, unzione degli infermi), sacramenti di edificazione (ordine sacro,

matrimonio).

*I PRESBITERI

Il vescovo è a capo della diocesi (porzione popolo di Dio). Ha la potestà di ordinare i sacerdoti

(presbiteri), che ricevono il secondo grado dell'ordine (i vescovi ricevono l'episcopato). I sacerdoti

sono considerati Ministri della Parola: compie la liturgia, guida la comunità parrocchiale.

Non hanno compiti in senso stretto, ma hanno funzione importante all'interno della parrocchia. I

presbiteri all'interno delle sacre scritture hanno riferimento in Dio come profeta, guida la comunità

come Cristo re, ministro della parola come Cristo è sacerdote.

Si accede prima al diaconato (primo grado dell'ordine). I diaconi sono coloro che aspirano a

diventare sacerdoti, hanno funzione di cooperare con i presbiteri e con i vescovi. Possono

amministrare battesimo, consegnare l'eucarestia, presiedere i riti funebri, assistere ai matrimoni.

È una fase per accedere al presbiterato. Il concilio vaticano II ha riscontrato la sempre minor

vocazione ed è stato rivisto l'istituto del diaconato (causa principale è il celibato). È stato introdotto

un Diaconato Permanente → uomini di età matura, viventi, in matrimonio possono essere

nominati diaconi, ma a questo è precluso il sacerdozio. Nel 1967, dopo in C.V. II, è emanato una

ciclica “sacerdotali Coelibatus”, viene confermato l'atteggiamento intransigente del celibato nel

sacerdozio, nonostante il diaconato permanente.

*ISTITUTO DEL MATRIMONIO

è disciplinato nel libro 4 nel titolo 7. è un istituto che l'ordinamento statale prende in

considerazione. Storicamente (dal 1929) è stato introdotto il matrimonio concordatario (con i patti

lateranensi) → stipulato un concordato che disciplina le questioni miste (competenza sia di chiesa

che di stato). Istituisce norme bilaterali secondo norme di diritto canonico.

Se il matrimonio celebrato secondo diritto canonico avviene nella sfera del diritto canonico: i

requisiti delle parti e la validità dell'atto saranno disciplinate dal diritto canonico e il giudice

competente sarà quello canonico. Questo matrimonio si proietterà anche nel diritto statale. Il

rapporto matrimoniale sarà disciplinato dal diritto canonico e l'atto matrimoniale dal diritto

canonico. La legge sul divorzio scioglie il vincolo matrimoniale nello stato italiano. Il concordato

del 1929 poteva rimanere in piede nonostante il divorzio. La nullità del diritto canonico travolge i

diritti civili

Canone 1059 → il matrimonio cattolico è retto dal diritto divino e canonico. Per gli effetti civili, il

matrimonio canonico è regolato dall'autorità civile. Anche se una sola delle parti è cattolica = non è

precluso a chi non è cattolico. È istituto del diritto naturale e la conseguenza giuridica e è anche se

contratto in altre fedi, esso ha rilevanza.

Canone 1055 → prevede che il patto matrimoniale è stato elevato a sacramento. Secondo il diritto

canonico il matrimonio è un contratto: è un istituto di diritto divino naturale elevato da cristo a

sacramento, quindi è il patto con cui uomo e donna stabiliscono la comunità per tutta la vita.

Sacramentalità del matrimonio e contratto matrimoniale. Il matrimonio ha contenuto vincolate, cioè

il matrimonio deve avere come fine il bene dei coniugi e l'educazione della prole. Tra i contenuti del

matrimonio, i “Bona Matrimoni”, ci sono i beni dei coniugi e la generazione della prole.

Canone 1058 → tutti possono contrarre matrimonio tranne a chi è proibito. Sottolinea la ratio

naturalis del matrimonio.

Canone 1056 → le proprietà essenziali del matrimonio sono l'unità e l'indissolubilità che derivano

dal fatto che il matrimonio è un sacramento. Indissolubilità deriva dalla sua sacralità.

Matrimonio In Fieri → momento genetico del matrimonio

Matrimonio In Facto → rapporto matrimoniale

Il matrimonio ha un momento in cui il rapporto nasce, ossia In Fieri, In Factor invece sono rilevanti

le capacità delle parti e la validità consensuale. Il matrimonio svolge la propria vita e vive con il

rapporto matrimoniale: si distingue ciò che rende invalido il consenso e ci che può invalidare il

matrimonio in sé.

*INCAPACITà A PRESTARE IL CONSENSO

Se vi è incapacità al momento di prestare il consenso il matrimonio è nullo, ma se l'incapacità si

realizza dopo il consenso il matrimonio rimane valido (es. eventuale impotenza dei soggetti).

Canone 1057 → il consenso prestato dalle parti giuridicamente abili è necessario: è insostituibile.

Si stipula l'atto matrimoniale (matrimonio in fieri) che ha come proprietà l'unità e l'indissolubilità (=

non può essere sciolto da nessuna potestà umana ed è un rapporto esclusivo).

Canone 1060 → il matrimonio gode del favore del diritto : introduce la presunta validità del

matrimonio, ossia il matrimonio è valido finchè non viene provato il contrario. Il diritto canonico

introduce il “favor matrimoni” = il matrimonio è valido fino a prova contraria.

L'atto matrimoniale è un atto costituito dal consenso manifestato liberamente da persone

giuridicamente abili.

La capacità si acquisisce a seconda dell'età: nel matrimonio l'età idonea è 14 e 16 anni (l'età è una

situazione di fatto che eventualmente renderà invalido il matrimonio.

Canone 1095 → introduce 3 cause di invalidità (cap. 4 libro 4)

Incapaci:

1) Coloro che mancano di sufficiente uso di ragione.

2) Coloro che difettano gravemente di discrezione, giudizio circa i diritti e doveri matrimoniali

essenziali a dare e accettare reciprocamente.

3) Coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del

matrimonio.

Contenuti rapporto matrimoniale:

a) Bonum Prolis = bene della prole

b) Bonum Coniugum = bene del coniuge

c) Bonum Sacramenti = bene della sacralità del matrimonio

d) Bonum Fidei = bene della fedeltà

Sono contenuti essenziali ed indisponibili dai coniugi in ordine alla validità del matrimonio.

Vi sono poi delle ragioni che l'ordinamento canonico ritiene importanti: ratio naturalis, ratio

sacramentalis (matrimonio come sacramento per aspirare alla grazia), ratio medicinalis

(possibilità di compiere atti sessuali senza cadere nel peccato).

Il matrimonio è la comunità permanente tra uomo e donna ordinata alla procreazione della prole

mediante cooperazione sessale; tale ignoranza non si presume dopo la pubertà (Canone 1096).

1) Causa in cui il nubendo non è grado di apprezzare il matrimonio. Manca completamente la

ragione per comprendere il patto matrimoniale → incapacità psichica che impedisce la

manifestazione del consenso, sia a livello intellettivo che volitivo (momento volitivo= in cui

si manifesta la volontà. Momento intellettivo= in cui si ponderano le conseguenze e il

contenuto dell'eventuale negozio e che porteranno poi al momento volitivo).

2) Il soggetto non è in grado di comprendere i diritti e doveri matrimoniali. Si differenzia dal

punto 1) perchè il soggetto è in grado di prefigurarsi l'istituto del matrimonio ma non è in

grado di comprenderne le conseguenze. Le ipotesi 1) e 2) si configurano come incapacità in

relazione al matrimonio in fieri: incapacità a comprendere il contenuto dell'atto

matrimoniale.

3) Si riferisce al rapporto matrimoniale, incapacità di assumere gli obblighi essenziali del

matrimonio (matrimonio in facto). Il soggetto comprende l'istituto matrimoniale come

contratto e il suo contenuto, ma non è in grado di assumere gli obblighi matrimoniali e

mantenerli.

I ministri del matrimonio sono gli sposi.

La scuola di Bologna riteneva che il perfezionamento del matrimonio avvenisse con la

consumazione. Prevale però la teoria della scuola di Parigi per cui si riteneva che per perfezionare il

matrimonio potesse bastare anche solo il consenso degli sposi.

*IMPEDIMENTI (canoni da 1083 e ss)

1) di età

2) di impotenza

3) da precedente vincolo

4) di disparitas cultus

5) ordine sacro

6) voto pubblico e perpetuo di castità

7) rapimento

8) di delitto

9) consanguineità

10) affinità

11) pubblica onestà

12) adozione

Gli impedimenti si possono dividere in dispensabili, derivanti dal diritto divino, e non dispensabili,

derivanti dal diritto ecclesiastico.

Canone 1083 → impedimento di età: prima di 14 anni per le femmine e 16 anni per i maschi non si

può celebrare un valido matrimonio. Fissa un'età in cui si raggiunge maturità psicofisica.

L'età è un impedimento dispensabile: la delibera n°.10 del 1983 della conferenza episcopale italiana

prevede che l'età dei nubendi sia di 18 anni. La disposizione del codice è diritto universale e la

delibera invece è diritto particolare: la norma di diritto particolare è subordinato a quella di diritto

universale. Quindi il matrimonio prima dei 18 anni sarà valido ma illecito; ci sarà una sanzione

spirituale per chi assisterà al matrimonio.

Canone 1085 → impedimento da precedente vincolo: non è possibile contrarre matrimonio se si è

legati con una persona attraverso precedente matrimonio. È un impedimento non dispensabile:

precedente vincolo costituisce vincolo di diritto naturale per qualsiasi matrimonio canonico. È

possibile che il matrimonio precedente sia nullo: nuovo matrimonio è quindi possibile. Non è

sufficiente la mera conoscenza del vincolo precedente.

Canone 1084 → impedimento di disparitas cultus: se un soggetto è battezzato e l'atro no è possibile

dispensare l'impedimento purchè vengano adempiute le condizioni del canone 1125 e 1126. è

necessario andare dal vescovo e la parte cattolica deve dichiarare che si impegna a non abbandonare

la fede e promettere che farà tutto ciò in suo potere affinché i figli vengano battezzati ed educati

nella chiesa cattolica. Il tutto deve essere comunicato alla parte non cattolica.

Canone 1087 → impedimento di ordine sacro: i sacri ordini sono i presbiteri, diaconato ed

episcopato. È una norma del diritto umano perciò è possibile dispensare a questo impedimento, ma

la dispensa deve derivare dalla santa sede.

Per tutti gli impedimenti la dispensa è riservata al vescovo; alla santa sede è riservato invece la

dispensa per gli impedimenti di ordine sacro, di delitto e di voto pubblico e perpetuo di castità.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.romeo.58 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Lugli Matteo.

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