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Riassunto esame Diritto Costituzionale, prof. Bertolini, libro consigliato La Ragionevolezza nella Giustizia Costituzionale, Modugno Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo La Ragionevolezza nella Giustizia Costituzionale, Modugno consigliato dal docente Bertolini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la ragionevolezza come logica dei valori, gli strumenti di controllo propri della ragionevolezza, la non disformità, la conformità,... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale docente Prof. F. Bertolini

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Una caratterizzazione effettivamente autonoma della “ragionevolezza” non sembra sia stata

conseguita, proprio perché non è stato mai veramente spezzato il “cordone ombelicale” che la

unisce alla Ragione.

Tuttavia, la sua incisiva e crescente presenza nel discorso e nel ragionamento pratico è ormai

indubitabile e per quel che qui più interessa, nelle asserzioni e nei ragionamenti della

giurisprudenza costituzionale.

Un concetto chiaro e distinto o uno statuto unitario della Ragionevolezza non sono mai stati

conseguiti, non solo sul piano teoretico-filosofico, ma neppure su quello giuridico e su quello della

giustizia costituzionale.

PALADIN: “un principio di ragionevolezza non esiste e l’espressione in esame finisce sempre per

ridursi a una formula verbale, ossia ad una denominazione riassuntiva di tecniche o di criteri

valutativi assai diversi: sia per le loro promesse di ordine costituzionale, sia per la natura dei giudizi

in questione.

Ma che cos’è la Ragionevolezza nella giustizia costituzionale?

PALADIN: egli riconosce:

a)che il sindacato di ragionevolezza non è più strettamente collegato al solo principio costituzionale

di eguaglianza

b)vengono in rilievo le più varie necessità di bilanciamento e di valutazione della legittimità

costituzionale costituzionale dei limiti legislativamente imposti ai più vari diritti fondamentali

c)viene in rilievo l’applicazione delle più varie clausole elastiche contenute nella nostra

Costituzione, da quella della capacità contributiva a quella del giusto indennizzo

d) viene in rilievo lo stesso art.117 della Costituzione quanto al riparto delle competenze fra stato e

regioni e quanto ai rapporti tra potere centrale e poteri locali.

Il ricorso alla Ragionevolezza tende ad assicurare alla Corte margini di elasticità nelle sue

valutazioni, più ampi di quelli che invece comporterebbe una tecnica di applicazione stretta di

determinate clausole della Costituzione; appunto per questo assume un grande rilievo la peculiarità

del singolo caso del quale si tratta di decidere.

Pur nella varietà dei piani e dei casi e della diversa natura dei giudizi in questione, il richiamo alla

“ragionevolezza” abbia pur un suo comune e univoco senso- e questo senso si trova nel metodo

della interpretazione e dell’applicazione delle disposizioni costituzionali che, in contesti diversi,

vengono in considerazione.

Se un principi di Ragionevolezza non esiste, non è detto che non esista un metodo ermeneutico,

problematico, flessibile, probabilistico che può comprensivamente nominarsi di Ragionevolezza.

Comunque il ragionamento della Corte deve rimanere pur sempre giuridico e quindi controllabile da

parte dei giuristi in genere e dei costituzionalisti in particolare e che occorre quindi che la Corte

faccia sempre uso, anche quando tratta di ragionevolezza, dei parametri costituzionali.

LA RAGIONEVOLEZZA COME METODO ERMENEUTICO

La riscoperta o la sottolineatura di un Metodo Interpretativo che non è affatto nuovo, ma che forse

nell’epoca del predominio era stato oscurato dai metodi classici ed usuali, un metodo cioè risultante

da elementi sistematici, storico-evolutivi e casistici, e che oggi si riscopre e si battezza come

METODO PROBLEMATICO DELL’INTERPRETAZIONE. (METODO ERMENEUTICO).

La Ragionevolezza non è un principio Costituzionale ma è un modo per l’applicazione del principio

costituzionale di uguaglianza, inteso come divieto di discriminazioni arbitrarie ed ingiuste.

Essa quindi si identifica come un metodo di interpretazione del diritto esistente: con riferimento

all’uguaglianza, “qualsiasi distinzione che voglia essere giustificata sulla base del sesso, ma non

possa trovare oggettiva giustificazione in base al sesso in quanto tale, deve ritenersi vietata e quindi

illegittima”.

Il problema della Ragionevolezza, una volta distinto da quello dell’uguaglianza, riguarda qualsiasi

disciplina adottata dal legislatore, ma attiene al modo di intendere il rapporto tra norme legislative

e norme o principi costituzionali e all’interpretazione delle disposizioni legislative (oggetto del

giudizio costituzionale) e di quelle costituzionali (parametro).

LA RAGIONEVOLEZZA E’ SEMPRE E SOLO UN METODO D’INTERPRETAZIONE

FONDATO SU TENDENZA ALLA CONFORMITA’ PIENA AI PARAMETRI

COSTITUZIONALI.

I parametri costituzionali che la Corte applica sono quelli che la stessa ha concepito e li concepisce

nel continuum della sua giurisprudenza. Nel concepire i parametri, ossia nell’interpretare le

disposizioni costituzionali, la Corte non possa non adoprare, tra i metodi ermeneutici, anche e

soprattutto quello della c.d. ragionevolezza, proprio per la natura o struttura degli enunciati

costituzionali.

L’individuazione delle norme da principi ricavabili non può non essere condotta secondo canoni

ermeneutici, tra i quali va ricompreso proprio il canone della ragionevolezza, della adeguatezza del

principio costituzionale al caso concreto alla qualificazione del quale il principio è rivolto.

Il SINDACATO DI RAGIONEVOLEZZA è stato condotto dalla Corte costituzionale sulla base

di una “eterogenea serie di parametri, implicanti un sindacato sulla ragionevolezza delle leggi, come

ha dimostrato con precisa analisi PALADIN, per concludere che “il cosiddetto principio di

Ragionevolezza si risolve in una denominazione riassuntiva di tecniche o di criteri valutativi

assai diversi”.

“Il problema della Ragionevolezza riguarda qualsiasi disciplina adottata dal legislatore”, ma “la

ragionevolezza come tale..non costituisce di un principio costituzionale per cui si pone sempre un

rapporto tra norme legislative e singole norme o principi costituzionali, per stabilire attraverso un

criterio logico di interpretazione, quindi secondo Razionalità, se la disciplina adottata dal

legislatore è o meno in contrasto con la Costituzione.”.

L’interpretazione e quindi la ragionevolezza come criterio ermeneutico non riguarda, nel giudizio

costituzionale, i soliti enunciati parametro della Costituzione, ma anche gli enunciati delle leggi

oggetto del giudizio.

Data la varietà dei parametri costituzionali che comportano una serie di criteri valutativi diversi,

occorre domandarsi se tali criteri possano assorgere ad una qualche unità, ossia se la

“ragionevolezza” esprima un concetto unitario. (risposta negativa).

La RAGIONEVOLEZZA è un modo di giudicare in cui “le peculiarità del ragionamento giudiziale

non sono indifferenti quanto alla elaborazione della norma parametro, almeno finché si voglia

tenere fermo che compito della Corte è quello di applicare la Costituzione; cosicché..la

ragionevolezza presuppone un modo di interpretare, o si risolve anzi in un peculiare modo di

interpretare, ossia un metodo ermeneutico.

LAVAGNA: l’interpretazione e l’applicazione del diritto non possono che essere ragionevoli, ossia

che la ragionevolezza non è altro che un criterio ermeneutico ineliminabile. Poiché nel giudizio

costituzionale vengono a confronto l’oggetto (la legge) e il parametro (l’enunciato o gli enunciati

costituzionali), esso implica un “duplice ricorso alla ragionevolezza”, una duplex interpretatio: dei

Verba Constitutionis e dei Verba Legis.

Ciò non esclude che la ragionevolezza, oltre che “canone interpretativo”, possa essere inteso e si

manifesti come CRITERIO DI GIUDIZIO: il primo, sempre operante in ogni specie di

interpretazione, il secondo solo eventualmente, a seguito del risultato interpretativo.

La sentenza 88/91 chiarisce che “limite implicito della stessa obbligatorietà razionalmente intesa, è

che il processo non debba essere instaurato quando oggettivamente superfluo” - e qui la

Ragionevolezza come Canone Ermeneutico dell’enunciato costituzionale – ma poi si aggiunge che

il limite implicito richiede di verificare – decidere, giudicare – “l’adeguatezza della regola di

giudizio dettata per individuare il discrimine tra archiviazione ed azione” (CRITERIO DI

GIUDIZIO).

LA RAGIONEVOLEZZA COME “CRITERIO DI GIUDIZIO”

La RAGIONEVOLEZZA è un METODO ERMENEUTICO, che apre ad uno speciale criterio di

decisione, di GIUDIZIO (applicazione del diritto). Ma può anche non aprirlo.

La disposizione, potenzialmente irrazionale, viene ricondotta a razionalità attraverso la selezione di

un suo possibile significato ovvero nel suo farsi norma.

Insomma, secondo lo schema tipico dell’interpretazione conforme a costituzione, la Ragionevolezza

deve già operare in sede ermeneutica, sicché il giudice deve ricercare direttamente l’interpretazione

razionale, se del caso adeguatrice, limitando il ricorso alla Corte a quei casi in cui la lettera

impedisca effettivamente di giungere a siffatto risultato.

Il Metodo ermeneutico è condizione necessaria del tipo di giudizio di ragionevolezza; e questo

perché il tratto comune dei giudizi di ragionevolezza si caratterizza negativamente.

L’interpretazione problematica ammette una molteplicità di modi interpretativi e applicativo-

decisionali; nella giurisprudenza costituzionale se ne possono individuare almeno quattro:

a) giudizi di comparazione (che applicano il principio di uguaglianza)

b) giudizi di adeguatezza al fine

si può distinguere tra fine imposto costituzionalmente e fine desunto da enunciato costituzionale

più generale, ma si può ricordare anche la questione dell’adeguatezza di leggi riduttive rispetto a

norme costituzionali programmatiche già attuate.

c) giudizi di congruità

Si può distinguere tra contraddittorietà intrinseca e contraddittorietà estrinseca

d) giudizi di proporzionalità, ossia di bilanciamento

possono riguardare non solo i diritti individuali, ma anche i rapporti tra Stato e Regioni, poiché

l’autonomia regionale, che è situazione costituzionalmente garantita, può essere sacrificata solo

in ragione di altro interesse o valore costituzionale concorrente.

L’interpretazione della Costituzione non può prescindere dalle scelte legislative in ordine alla

interpretazione degli enunciati costituzionali.

TOSI: “quando il giudizio è dio Ragionevolezza..la Corte assume di condividere con il Parlamento

il compito interpretativo-attuativo, lascia al Parlamento di collocare i pezzi del mosaico, salvo

controllare che siano rispettate le condizioni che il Parlamento pone a se stesso nel momento in cui

imbocca una strada piuttosto di un’altra”. Ma proprio per questo la Ragionevolezza non può

assumere un connotato che la renda univoca e unitaria. Essa recede a controllo della coerenza, in

senso lato, immanente alla stessa scelta legislativa.

La Ragionevolezza si presenta inoltre sotto il duplice aspetto della giustificazione e sterna e della

giustificazione interna delle scelte legislative, che distinguono i giudizi di ragionevolezza “dagli

altri giudizi di legittimità”.

A) LA GIUSTIFICAZIONE ESTERNA

Il parametro del giudizio di Ragionevolezza non possono che essere una o più norme

costituzionali.

Basilari e inequivocabili sono le asserzioni contenute nelle fondamentali sentenze 991 e soprattutto

1130 del 1988 che distinguono nettamente i Giudizi di Legittimità da quelli di Merito appartenenti

alla competenza della Corte, i secondi ad essa estranei.

Ciò non significa che il GIUDIZIO DI LEGITTIMITA’ possa essere risolto – e qui sta l’analogia

con i GIUDIZI DI MERITO – attraverso il ricorso a criteri di valutazione assoluti e astrattamente

prefissati, poiché le censure di merito non comportano valutazioni strutturalmente diverse, sotto il

profilo logico, dal procedimento argomentativo proprio dei giudizi valutativi implicati dal sindacato

di legittimità, differenziandosene per il fatto che in quest’ultimo le regole o gli interessi che devono

essere assunti come parametro sono formalmente sanciti in norme di legge o della Costituzione.

Il procedimento argomentativo si svolge secondo regole che sono quelle della “ragione attenuata”,

“modellata”, plurivalente, ossia della Razionalità giustificata dalla Decisione, dalla logica del

verosimile, del probabile, del ragionevole, propria di ogni discorso pratico.

Ma la c.d. GIUSTIFICAZIONE ESTERNA – la razionalità giustificativa della decisione – non

può essere indipendente dagli enunciati della Costituzione, non può essere formata, costruita

liberamente – arbitrariamente – dal giudice costituzionale, ma dev’essere verificabile

(GIUSTIFICAZIONE INTERNA).

E’ necessario che i precetti di ragionevolezza trovino radice nel testo Costituzionale, che si

presentino come risultato di un’attività interpretativa.

In questo modo, se è vero che Interpretazione e Applicazione costituiscono momenti diversi nel

giudizio costituzionale, non è meno vero che “Il modo di interpretare” non può non riflettersi sul

“modo di giudicare” e viceversa.

L’intreccio dei due momenti rende “necessario che il discorso interpretativo non ignori la

peculiarità della verifica” così che “l’interpretazione non è portata a termine finché non risulta

individuata quale tecnica di verifica sia richiesta per accertare l’osservanza del precetto: il che

equivale a dire quale sia la ragionevolezza imposta al legislatore”.

Interpretazioni di altri enunciati comportano altri tipi di verifica: di adeguatezza, di congruenza o

congruità, di proporzionalità o di bilanciamento (es. nel caso dell’art.24 Cost., bilancio tra diritto di

difesa ed esigenze del processo.

LA GIUSTIFICAZIONE INTERNA

Se è necessario che il discorso interpretativo comporti la specificazione della tipologia di verifica,

sia gli argomenti interpretativi, sia gli argomenti applicativi, richiedono un controllo tale da

conseguire un certo grado di certezza o di prevedibilità.

Il sindacato di Ragionevolezza richiede la formazione, il mantenimento, la stabilizzazione di precise

e individuate tecniche di giudizio.

Il complesso di queste tecniche rende possibile la c.d. GIUSTIFICAZIONE INTERNA.

La decisione assunta sulla base dei relativi procedimenti argomentativi e può dirsi una decisione

giuridicamente razionale. E qui si vede bene la contiguità tra Ragionevolezza, come ragione

attenuata o modulata e Ragione, come ragione positiva che connota l’ordinamento giuridico

vigente.

A questo proposito non si può però ricordare quella giurisprudenza che ravvisa nell’art.3, primo

comma Cost. due distinti profili: il principio di uguaglianza e il principio di razionalità o

ragionevolezza, che la sent.74/92 definisce come “razionalità pratica, matrice dell’equità”, e che la

successiva sent.81 dello stesso anno precisa nel senso che “è giurisprudenza costante di questa

Corte che, in mancanza di un termine di confronto, una valutazione di illegittimità costituzionale

per violazione dell’art.3 Cost, può essere fondata su una irrazionalità manifesta irrefutabile”.

IL PROBLEMA DELLE TECNICHE NEL GIUDIZIO DI RAGIONEVOLEZZA

La Ragionevolezza è entrata sia come metodo ermeneutico, sia come criterio di giudizio, nella

quotidiana esperienza della giurisprudenza costituzionale, non si possono tacere i pericoli da molti

paventati in proposito, sia con riferimento alle innegabili oscillazioni e alle oscurità del discorso

della Corte Costituzionale in merito e che possono appuntarsi nella mancata definizione o

indicazione rigorosa del concetto di tale “ragionevolezza”, sia con riferimento alla davvero difficile

distinzione tra le ipotesi di controllo della coerenza o della ragionevolezza della legge e quelle di

opportunità, di equità, di giustizia della legge medesima, poiché “il controllo di

RAGIONEVOLEZZA non deve trasformarsi in un controllo di opportunità della legge, ossia in una

valutazione circa la giustizia della giustizia, ovvero anche in un giudizio di merito o in un giudizio

di equità.

Se si trascura questa fondamentale esigenza, i giudizi sulla ragionevolezza delle leggi “mettono in

gioco la legittimazione della Corte, nell’effettuare valutazioni situate al confine tra il merito e la

legittimità costituzionale”; ma i pericoli sono anche latri perché le valutazioni della Corte si

ripercuotono sui parametri del giudizio: spetta alla Corte stabilire in quali parti ed a quali effetti le

norme costituzionali si prestino a subire ragionevoli bilanciamenti e giustificate incisioni da parte


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo La Ragionevolezza nella Giustizia Costituzionale, Modugno consigliato dal docente Bertolini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la ragionevolezza come logica dei valori, gli strumenti di controllo propri della ragionevolezza, la non disformità, la conformità, la ragionevolezza nella giustizia costituzionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AVEZZANO, TERAMO)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Bertolini Francesco Saverio.

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