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Diritto bancario: Domande esame

Appunti di diritto bancario con le domande d'esame basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Abu Awwad dell’università degli Studi Ecampus - Uniecampus, facoltà di economia, Corso di Laurea in Economia e Commercio . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto bancario docente Prof. A. Abu Awwad

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ESTRATTO DOCUMENTO

3. Il tero comporta la formulazione di un giudizio complessivo sulla banca.

Lo srep è basato sul confronto con le banche, confronto che può prevedere gradi diversi di formalizzazione, il dialogo con gli organi gestionali

della banca ha assunto un ruolo importante nella vigilanza prudenziale.

L’analisi delle informazioni.

Le banche sono tenute ad inviare alla Banca d’Italia segnalazioni periodiche , nonché ogni altro dato e documento richiesto ( art 51 t.u.b.) e ad

inviare alla Bce tutte le informazioni di cui necessita per assolvere i compiti che le sono attribuiti dal reg. ( UE) N. 1024/2013, comprese

informazioni da fornire con frequenza periodica e in formati specifici ai fini di vigilanza e a relativi fini statistici.

La banca d’italia ha stabilito un complesso sistema di richieste informative che investono tutta l’attività bancaria.

L’analisi delle informazioni e dei dati comunicati dalle banche all’autorità di vigilanza, la c.d. analisi cartolare, rappresenta un momento centrale

dell’attività di supervisione sulle banche. L’autorità di vigilanza monitora con continuità la gestione dell’impresa, effettuando una valutazione sulla

sostenibilità, sul piano patrimoniale e organizzativo dei rischi della banca. Il Sistema i vigilanza , supervisory review and evaluation process

( SREP) segue standard stabiliti con basilea II e aggiornati con Basilea III, viene condotto al fine di accertare che le banche di dotino di presidi

patrimoniali e organizzativi appropriati rispetto ai rischi assunti e a formulare un giudizio complessivo sulle banche.

La responsabilità della correttezza delle informazioni

La responsabilità in ordine alla correttezza delle segnalazioni è degli organi aziendali, ciascuno per quanto di propria competenza. Il sistema dei

controlli interni prevede strumenti diretti alla produzione di rendicontazioni sintetiche delle informazioni destinate ai responsabili aziendali. Gli

organi aziendali sono responsabili dell’adeguatezza delle procedure di produzione e di controllo di tali segnalazioni. Il flusso delle informazioni

prodotto dalle banche rappresenta un importante elemento anche per le banche stesse per effettuare un’analisi della propria situazione

finanziaria.

La trasmissione delle informazioni dopo il 2013

Ad oggi le segnalazioni di vigilanza statistica ( financial reporting –FINREP) e prudenziali( common reporting –Corep) sono oggetto di

armonizzazione( reg. UE 680/2012). L’ABE ha emanato specifici IMPLEMENTIG TECHNICAL STANDARDS >( Its) che concedono margini di

intervento nella richiesta di informazioni alle autorità nazionali. La Bce ha disciplinato le segnalazioni relative alle informazioni finanziarie delle

banche nell’ambito del Mvu con il reg. 2015/534.

Il finrep ed il Corep rappresentano una parte delle informazioni che gli intermediari vigilati inviano alle autorità di vigilanza,gli Its consentono agli

Stati Membri la facoltà di richiedere le informazioni previste utilizzando la soluzione informatica ritenuta opportuna. Pertanto la Banca d’Italia ha

conservato lo schema “ a matrice” come modalità di trasmissione delle informazioni.

Le informazioni che le banche devono inviare alla Banca di Italia.

Le banche sono tenute ad inviare alla Banca d’Italia segnalazioni periodiche , nonché ogni altro dato e documento richiesto ( art 51 t.u.b.) e ad

inviare alla Bce tutte le informazioni di cui necessita per assolvere i compiti che le sono attribuiti dal reg. ( UE) N. 1024/2013, comprese

informazioni da fornire con frequenza periodica e in formati specifici ai fini di vigilanza e a relativi fini statistici.

La banca d’italia ha stabilito un complesso sistema di richieste informative che investono tutta l’attività bancaria.

Fino all’entrata in vigore della direttiva 2013/36 UE la maggior parte delle informazioni periodiche doveva essere trasmessa mediante una

procedura informatizzata denominata “matrice dei conti”che conteneva dati statistici mensili relativi allo stato patrimoniale, dati statistici e dati di

bilancio nonchè informazioni relative a patrimonio di vigilanza e coefficienti prudenziali.

LE ISPEZIONI

Le verifiche ispettive possono avere ad oggetto: la COMPLESSIVA SITUAZIONE AZIENDALE ( ispezione a spettro) ; I COMPARTI DI ATTIVITà,

AREE DI RISCHIO E PROFILI GESTIONALI( ispezioni mirate) ; Lo stato DI REALIZZAZIONE DI MISURE CORRETTIVE PROMOSSE

ispezioni di follow-up), GLI ASPETTI DI CARATTERE GENERALE AVENTI RILEVANZA PER IL

D’INIZIATIVA DAGLI INTERMEDIARI(

SISTEMA CREDITIZIO E FINANZIARIO NEL SUO COMPLESSO ( ispezioni tematiche).

Le ispezioni hanno forma libera nel rispetto dei principi dell’azione amministrativa.

LA VIGILANZA ISPETTIVA

Le ispezioni sono controlli effettuati dai funzionari dell’attività di vigilanza presso le sedi della banca, in genere presso la direzione generale.

Consentono di valutare in modo diretto gli aspetti della gestione, che non sono facilmente valutabili attraverso i controlli basati sulle informazioni

ricevute dagli intermediari. Le ispezioni generali e le ispezioni effettuate in caso di squilibri rilevanti sono preparate dagli ispettori in

collaborazione con gli uffici che svolgono la vigilanza informativa. Le verifiche ispettive servono a controllare l’esattezza dei dati inviati dagli

intermediari agli organi di vigilanza.

LA VIGILANZA SUPPLEMENTARE NEL SISTEMA DELL’UE

La dir.2002/87/CE si occupa dei gruppi finanziari di cui fanno parte imprese bancarie, finanziarie ed assicurative, gruppi in cui è prevalente la

composizione finanziaria ma sono presenti anche un’impresa di assicurazione, una banca o un’impresa di investimento e sia l’attività

assicurativa che quella bancaria sono significative. Tale direttiva prevede l’introduzione di strumenti di vigilanza supplementare per colmare le

lacune esistenti nelle legislazioni prudenziali di settore e per far fronte ai rischi prudenziali aggiuntivi derivanti dalla creazione di un gruppo

intersettoriale. Responsabile per il coordinamento e l’esercizio della vigilanza prudenziale supplementare è l’autorità che vigila sull’impresa

operante nel settore finanziario più importante del conglomerato. Dopo l’entrata in vigore del Mvu, la Bce partecipa alla vigilanza supplementare

dei conglomerati finanziari di cui fanno parte banche sottoposte alla sua vigilanza.

LA VIGILANZA IN CASO DI CAPOGRUPPO CON SEDE ALL’ESTERO

Le norme europee prevedono alcuni criteri per l’individuazione dell’autorità competente all’esercizio dell’autorità di vigilanza consolidata(

consolidating supervisor) ( art.111 dir. 2013/36/UE) nel caso in cui la capogruppo ele altre società del gruppo abbiano la sede in paese

diversi dall’unione. :

-Se la capogruppo è una banca, la vigilanza spetta all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione,

-Se la capogruppo è una società di partecipazione finanziaria che controlla più banche in paesi diversi, la vigilanza consolidata spetta

all’autorità di vigilanza dove è insediata la capogruppo e almeno una banca.

-Se la capogruppo non si trova nello stesso Stato membro di una banca del gruppo, la vigilanza consolidata spetta all’autorità che ha

rilasciato l’autorizzazione alla banca più grande.

Se il ruolo di consolidating supervisor spetta alle autorità di un paese che partecipa al MVU, allora la vigilanza del “gruppo consolidato

significativo”spetta alla Bce.

L’AMBITO DELLA VIGILANZA CONSOLIDATA

La disciplina del gruppo non considera i casi in cui vi siano rapporti partecipativi tra la banca e altre imprese finanziarie non di controllo, inoltre

non include nel gruppo, la capogruppo che non ha sede in Italia, le imprese che hanno come oggetto principale attività non finanziaria e le

imprese di assicurazione anche se sussistono legami partecipativi di controllo L’ambito della vigilanza consolidata ai fini informativi ed ispettivi

comprende:

1.società bancarie, finanziarie e strumentali partecipate almeno per il 20% dalle società appartenenti a un gruppo bancario o da una singola

banca;

2.società bancarie, finanziarie e strumentali non comprese in un gruppo bancario, ma controllate dalla persona fisica o giuridica che controlla un

gruppo bancario o una singola banca,

3.cosietà che controllano almeno una banca

4. società doverse da quelle bancarie, finanziarie e strumentali quando siano controllate da una singola banca o soggetti che controllano almeno

una banca detengono una partecipazione di controllo.

LA CAPOGUPPO NON BANCA

Una società diversa da una banca è considerata capogruppo quando, : - nell’insieme delle società controllate dalla stessa hanno “rilevanza

determinante” società bancarie, finanziarie e strumentali, vale a dire quando il totale dell’attivo del bilancio delle componenti finanziarie del

gruppo è complessivamente pari o superiore al totale dell’attivo di bilancio dell’intero gruppo, ivi incluse le componenti non finanziarie. La società

finanziaria di partecipazione mista è una società diversa da una banca, da un’impresa assicurativa o da una Sim che, detenendo partecipazioni

sia nel settore bancario che in quello assicurativo è al vertice di un conglomerato finanziario, ossia di un gruppo di cui fanno parte imprese

bancarie, SIM E assicurazioni. Anche nel caso in cui la capogruppo non sia una banca, questa è sottoposta ad un regime equivalente a quello di

una banca, anche sul piano delle richieste di informazioni.

IL GRUPPO BANCARIO

Gli artt. 60 e ss.del t.u.b. delineano il perimetro del nucleo di soggetti di maggior rilievo ai fini della vigilanza consolidata, definito “gruppo

bancario”, e stabiliscono principi e regole atti a rendere possibili un’efficace supervisione sullo stesso. Per delineare il perimento del “gruppo

bancario”il legislatore individua il soggetto che può essere capogruppo ( una banca, una società di partecipazione finanziaria, o una società di

partecipazione finanziaria mista purchè abbiano sede in Italia.) Fanno parte del gruppo tutte le società bancarie, finanziarie e strumentali con

sede legale in Italia e all’estero, controllate dalla capogruppo. La nozione di controllo è stabilita nell’art. 23 t.u.b.. Tale definizione ha lo scopo di

individuare il soggetto che ha il potere di influenzare la gestione di un’impresa in modo stabile al contrario l’art. 2359cc intende individuare la

società che ha il potere di influenzare l’assemblea dei soci di un’altra.

LA VIGILANZA CONSOLIDATA

L vigilanza consolidata si fonda sull’esigenza di adeguare i controlli pubblici al concreto assetto organizzativo prescelto dalle banche. Molti

intermediari bancari adottano il modello del gruppo in forma piramidale. Il principale vantaggio presentato dal gruppo è costituito dallo

sfruttamento dell’effetto leverage: l’ammontare del capitale investito dal soggetto di vertice della piramide è una frazione del capitale complessivo

facente capo alle società appartenenti al gruppo e gestite come una sola impresa. La vigilanza consolidata consente alle autorità il controllo

sulla complessiva attività svolta dal gruppo cui fanno capo le singole componenti dell’impresa bancaria.

LE ISPEZIONI DELLA BCE

La Bce, ai sensi dell’art. 12 reg. 1024/201, può condurre ispezioni in loco, presso banche e altri soggetti per i quali svolge compiti di autorità

competente, previa notifica all’autorità di vigilanza nazionale. I funzionari della Bce possono accedere ai locali della banca e i funzionari

dell’autorità nazionale competente dello Stato membro in questione hanno diritto di partecipare all’ispezione. La Bce ha istituito una divisione,

Ispettorato responsabile della pianificazione delle ispezioni in loco su base annuale. Il gruppo di vigilanza congiunto stabilisce l’esigenza di

un’ispezione e la pianifica. L a Bce seleziona il personale per i gruppi di ispezione e può ricorrere ad esperti esterni . Al termine delle ispezioni il

gruppo ispettivo redige una relazione scritta, firmata dal capo di missione al Jst e alle autorità nazionali competenti.

LE ISPEZIONI DELLA BANCA D’ITALIA

La Banca d’Italia, che svolge le proprie funzioni in relazione alla banche “meno significative” ha stabilito percorsi di analisi dettagliati nella Guida

all’attività di vigilanza. Le ispezioni sono effettuate da un gruppo composto dai dipendenti della Banca d’Italia appositamente costituito e che

redige un rapporto che si compone in due parti: -1PRIMA PARTE: “PARTE APERTA”, riservata agli organi aziendali e che mira a fargli conoscere

le carenze rilevate,

2-SECONDA PARTE: “RIFERIMENTI RISERVATI” destinati agli uffici di vigilanza e contenenti la valutazione degli ispettori sulla situazione

aziendale.

LA VIGILANZA SUPPLEMENTARE NELL’ORDINAMENTO ITALIANO

La vigilanza supplementare nell’ordinamento italiano è disciplinato dal d. lgs. 142/2005 il quale introduce le regole sulla vigilanza supplementare

nel nostro ordinamento. Ciò ha permesso che si fosse raggiunto un accordo tra Banca d’Italia e IVASS per il coordinamento della vigilanza

supplementare. Poi i è l’entrata in vigore del d.lgs. 53/2014 attuativo della direttiva 2011/89/UE che modifica le direttive 97/78/CE,

2002/87/CE , 2006/45/Ce e2009/138/CE. Aggiorna le norme sulla vigilanza supplementare sulle imprese finanziarie appartenenti ad un

conglomerato finanziario, al fine di rafforzarne l’adeguatezza patrimoniale e i sistemi di controllo dei rischi.

LE NORME CONTENUTE NEL CODICE DI CONSUMO SULLE CLAUSOLE VESSATORIE

Le norme contenute nel codice del consumo sulle clausole vessatorie hanno l’obiettivo di tutelare la parte

debole del rapporto contrattuale, ossia il consumatore. Le disposizioni prevedono la nullità delle clausole

contrattuali che determinano un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi ed inoltre mirano ad

accrescere il grado di consapevolezza del consumatore sull’effettiva portata delle condizioni contrattuali. Nel

t.u.b. la tutela del cliente è funzionale al perseguimento di obiettivi di sistema, l’aumento di concorrenza e

dell’efficacia. Si stabiliscono obblighi di pubblicità delle condizioni contrattuali da parte della banca per

consentire ai clienti di confrontare agevolmente prezzi e condizioni dei prodotti bancari. La pubblicità ha lo

scopo di favorire la libertà di scelta del cliente e di riequilibrare le posizioni contrattuali fra banca e cliente.

Nelle norme sulle pratihe commerciali scorrette di origine europea sono presenti disposizioni in tema di

trasparenza delle condizioni contrattuali aventi le stesse finalità del t.u.b

LE SANZIONI PER LA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DELLOO SPECIALE ORDINAMENTO CREDITIZIO

LE REGOLE E I CONTROLLI SULLA TRASPARENZA BANCARIA

Le prime disposizioni sulla trasparenza dei prodotti bancari sono state introdotte con alcuni interventi

legislativi nel 1992: la legge 154e la legge 142. Successivamente sono stati effettuati molti altri interventi in

materia.

1993: il tub ha introdotto un gruppo di siposizioni dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali e dei

rapporti con i clienti.

Dal 2006: norme particolari riguardanti operazioni e servizi bancari sono state inserite nel tub con i diversi

provvedimenti legislativi, con l’intento di liberalizzare il settore. Ai contratti bancari si applicano le disposizioni

contennutenelcodicedel consumo delle clausole vessatorie e sulle pratiche commerciali scorrette.

Le norme contenute nel codice del consumo sulle clausole vessatorie hanno l’obiettivo di tutelare la parte

debole del rapporto contrattuale, ossia il consumatore. Le disposizioni prevedono la nullità delle clausole

contrattuali che determinano un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi ed inoltre mirano ad

accrescere il grado di consapevolezza del consumatore sull’effettiva portata delle condizioni contrattuali. Nel

t.u.b. la tutela del cliente è funzionale al perseguimento di obiettivi di sistema, l’aumento di concorrenza e

dell’efficacia. Si stabiliscono obblighi di pubblicità delle condizioni contrattuali da parte della banca per

consentire ai clienti di confrontare agevolmente prezzi e condizioni dei prodotti bancari. La pubblicità ha lo

scopo di favorire la libertà di scelta del cliente e di riequilibrare le posizioni contrattuali fra banca e cliente.

Nelle norme sulle pratihe commerciali scorrette di origine europea sono presenti disposizioni in tema di

trasparenza delle condizioni contrattuali aventi le stesse finalità del t.u.b

LE SANZIONI AMMINISTRATIVE APPLICABILI DALLA BCE

LE AUTORITà COMPETENTI ALL’IRROGAZIONE DELLE SANZIONI

La Bce è competente per l’irrogazione di sanzioni amministrative in caso di violazione delle disposizioni del diritto dell’Unione direttamente

applicabili negli ordinamenti nazionali nei confronti delle banche significative. La violazione delle disposizioni del diritto dell’unione direttamente

applicabili negli ordinamenti nazionali da parte delle banche meno significative, determina, per l’irrogazione delle sanzioni amministrative, la

competenza della Banca d’Italia. Per la violazione delle disposizioni stabilite dall’ordinamento nazionale è sempre competente l’autorità

nazionale. In caso di lacune dell’ordinamento europeo , la Bce può chiedere l’irrogazione di sanzioni alle banche ai sensi delle regole nazionali.

LE SANZIONI AMMINISTRATIVE

Il tub prevede un complesso apparato sanzionatorio per la violazione delle regole dello speciale ordinamento creditizio, alcune fattispecie sono

punite con sanzioni penali e altre con sanzioni amministrative.

Le fattispecie di reato sono disciplinate dagli artt. 130 e 140 –bis tub. Esse sanzionano la violazione delle riserve di attività contenute

nell’ordinamento bancario.

Gli amministrazioni e altri esponenti aziendali che agiscono in conflitto d’interesse con la banca, il mendacio bancario e il falso interno, punendo

sia il soggetto che fornisce false informazioni alla banca sia dipendenti che al fine da ottenere credito ad un terzo omettano di comunicare dati o

notizie.

Sin dalla legge bancaria del 1936, l’ordinamento italiano ha previsto un complesso di sanzioni amministrative, che considerano rilevanti: -sia le

violazioni delle disposizioni di rango legislativo, - sia le violazioni delle disposizioni generali o particolari dettate dalle autorità di vigilanza. La

sanzione amministrative è applicata nel rispetto dei principi della tipicità della condotta sanzionata e dell’obbligo di adottare speciali procedure

per la loro irrogazione e tutela del soggetto sanzionato.

LA FATTISPECIE DI REATO DISCIPLINATEDAGLI ARTT, 130 E 140 BIS T.U.B.

Il tub prevede un complesso apparato sanzionatorio per la violazione delle regole dello speciale ordinamento creditizio, alcune fattispecie sono

punite con sanzioni penali e altre con sanzioni amministrative.

Le fattispecie di reato sono disciplinate dagli artt. 130 e 140 –bis tub. Esse sanzionano la violazione delle riserve di attività contenute

nell’ordinamento bancario.

Gli amministrazioni e altri esponenti aziendali che agiscono in conflitto d’interesse con la banca, il mendacio bancario e il falso interno, punendo

sia il soggetto che fornisce false informazioni alla banca sia dipendenti che al fine da ottenere credito ad un terzo omettano di comunicare dati o

notizie.

IL REGOLAMENTO DEL MVU

Il regolamento del mvu prevede che destinatari delle sanzioni possono essere solo persone giuridiche. La sanzione è applicabile alla banca, in

quanto soggetto di diritto e non alle persone fisiche membri degli organi gestionali e di controllo. I, tale contesto, giova evidenziare che il nostro

ordinamento prevedeva l’applicazione delle sanzioni alle persone fisiche che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo nelle

banche, un’opzione che sembrerebbe avere un effetto maggiormente decorrente. Dopo il regolamento del Mvu, l’ordinamento italiano, oltre ad

avere introdotto le sanzioni dirette delle persone giuridiche , ha mantenuto le sanzioni nei confronti delle persone fisiche che svolgono funzioni di

amministrazione, direzione e controllo, nonché il personale delle banche quando l’inosservanza è conseguenza dell’azione o dell’omissione

posta in essere da tali soggetti.

GLI INTERVENTI SULLE CONDIZIONI CONTRATTUALI

Il contratto tra banca e cliente non è oggetto di trattativa tra gli stessi. In passato le banche utilizzavano schemi contrattuali redatti

dall’associazione di categoria, Associazione bancaria italiana( ABI) , per il loro uso pressochè uniforme gli schemi avevano assunto il nome di

Norme bancarie uniformi. Ad oggi le condizioni contrattuali applicate di norme sono il frutto di un protocollo DI INTESA TRA ABI e le associazioni

dei consumatori

Il tub interviene su alcune condizioni dei contratti bancari:

1.la modifica unilaterale del contratto da parte dell’intermediario deve essere comunicata al cliente con preavviso di due mesi cn possibilità del

cliente di recedere prima che la modifica divenga efficace

2.la capitalizzazione periodica degli interessi nei contratti di conto corrente bancario, dichiarata illegittima dalla Cassazione nel 1999in quanto in

tale operazioni si ravvisava il fenomeno dell’anatocismo.

LA TUTELA DEL CLIENTE NEL TUB.

Nel t.u.b. la tutela del cliente è funzionale al perseguimento di obiettivi di sistema, l'aumento della concorrenza e

dell'efficienza. Si stabiliscono obblighi di pubblicità delle condizioni contrattuali da parte della banca per consentire ai

clienti di confrontare agevolmente prezzie condizioni dei prodotti bancari. La pubblicità ha lo scopo di favorire la

libertà di scelta del cliente e di riequilibrare le posizioni contrattuali fra banca e cliente. Nelle norme sulle pratiche

commerciali scorrette di origine europea sono presenti disposizioni in tema di trasparenza delle condizioni contrattuali

aventi le stesse finalità del t.u.b.

I REQUISITI DEI CONTRATTI E LA VIGILANZA

I contratti devono avere ,requisiti minimi di forma, è richiesta la forma scritta ad substantiam, nonché l’obbligo di consegna al cliente della copia

del contratto sottoscritto, sono inoltre previsti requisiti minimi di contenuto. Successivamente alla stipula del contratto sussistono specifici obblighi

di comunicazione periodica, nei contratti di durata deve essere fornita un’informativa chiara e completa sullo svolgimento del rapporto in forma

scritta con cadenza periodica.

Ai sensi dell’art. 128 tub. La banca d’italia può acquisire informazioni, atti e documenti ad eseguire ispezioni presso le banche. La violazione

delle disposizioni in materia di pubblicità e di altre disposizioni previste in materia di credito al consumo può dar luogo a sanzioni amministrative.

Nel caso in cui i rilevi irregolarità la Banca d’Italia può inibire alle banche e agli altri soggetti la continuazione dell’attività. È prevista la nullità per

le clausole di rinvio agli usi e per quelle che prevedono condizioni più sfavorevoli di quelle pubblicizzate.

LA TIPIZZAZIONE DEI PRODOTTI BANCARI

La banca d’Italia gode del potere di tipizzare i prodotti bancari. L’art. 117tub, comma 8, riconosce alla Banca d’Italia il potere di prescrivere che

determinati contratti o titoli individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi abbiano un contenuto

tipico determinato. La banca d’Italia ha usato tale potere per tipizzare il “conto corrente semplice”: ( un contratto designato sulla base delle

esigenze del consumatore che consente di usufruire, verso il pagamento di un canone annuo fisso, di un rapporto di un conto corrente che

prevede un numero determinato di operazioni.Nessuna spesa, onere o commissione può essere addebitata dalla banca al cliente in relazione al

conto all’infuori del canone e degli oneri fiscali previsti dalla legge.

LA PUBBLICITà

Il tub prevede norme :

-sulla pubblicità delle condizioni negoziali offerte;

-sui requisiti di forma e di contenuto del contratto,

-sugli obblighi informativi delle banche nello svolgimento del rapporto. L a pubblicità viene attuata con fogli informativi analitici che contengono

informazioni sull’intermediario, sulle condizioni e sulle principali caratteristiche dell’operazione e del servizio offerto. Accanto ai fogli informativi ad

oggi è previsto l’obbligo di consegna della copia completa del contratto al cliente che lo richieda prima della conclusione del contratto stesso,

nonche una sintesi di tali condizioni. Il cliente potrà così conoscere le condizioni specifiche previste per il suo contratto. In alcuni contratti devono

poi essere indicato l’ISC ovvero l’indicatore sintetico di costo.

Gli adempimenti informativi previsti dall’art. 116 tub e dalla delib. CICR 4-3-2003 sanciscono che : per la necessità di informare e di aggiornare in

totale trasparenza il cliente, il tub( art.116) impone agli intermediari bancari e finanziari l’obbligo di pubblicizzare: ( i tassi di interesse, i prezzi, le

spese per la comunicazione alla clientela, eventuali altre condizioni economiche, gli interessi di mora, le valute per l’imputazione degli interessi, il

tasso effettivo globale medio per le operazioni di finanziamento comunque denominante). Per la pubblicità di tali informazioni non può essere

fatto rinvio agli usi.

La L. 33/2015ha introdotto un nuovo comma all’articolo in base al quale le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti a rendere noti gli

indicatori che assicurano la trasparenza informativa alla clientela, anche attraverso gli sportelli automatici e gli strumenti di accesso ai servizi

bancari tramite internet. Le regole in materia di pubblicità hanno portata più limitata rispetto all’ambito generale( tutti i servizi bancari) della

delibera del CICR e precisamente si applicano ai seguenti servizi e operazioni.( allegato alla delibera 4-3-2003 modificato dal D.M.3 febbraio

2011 relativo alle nuove disposizioni del credito al consumo) : -depositi, mutui, aperture di credito, anticipazioni bancarie, credti di firma e sconti

di portafoglio,leasing finanziario, factoring, garanzie ricevute, conti correnti di corrispondenza, incassi e pagamenti. Emissione e gestione di

mezzi di pagamento, custodia e amministrazione di strumenti finanziari.

GLI OBBLIGHI DI INFORMAZIONE

Il tub prevede norme :

-sulla pubblicità delle condizioni negoziali offerte;

-sui requisiti di forma e di contenuto del contratto,

-sugli obblighi informativi delle banche nello svolgimento del rapporto. L a pubblicità viene attuata con fogli informativi analitici che contengono

informazioni sull’intermediario, sulle condizioni e sulle principali caratteristiche dell’operazione e del servizio offerto. Accanto ai fogli informativi ad

oggi è previsto l’obbligo di consegna della copia completa del contratto al cliente che lo richieda prima della conclusione del contratto stesso,

nonche una sintesi di tali condizioni. Il cliente potrà così conoscere le condizioni specifiche previste per il suo contratto. In alcuni contratti devono

poi essere indicato l’ISC ovvero l’indicatore sintetico di costo.

L’ART.128 TUB.

Ai sensi dell'art. 128 t.u.b. la banca d'Italia può acquisire informazioni, atti e documenti ed eseguire ispezioni presso le banche. La

violazione delle disposizioni in tema di pubblicità e di altre disposizioni previste in materia di credito al consumo può dar luogo a

sanzioni amministrative. Nel caso in cui rilevi irregolarità la Banca d'Italia può inibire alle banche e agli altri soggetti la

continuazione dell'attività. È prevista la nullità per le clausole di rinvio agli usi e per quelle che prevedono condizioni più sfavorevoli

di quelle pubblicizzate.

L’art 128 bis tub. Introdotto dalla L. 262/2005, successivamente modificato e di recente sostituito dal D.lgs 141/2010, ha previsto

l’obbligo per le banche e gli intermediari che svolgono la loro attività nel territorio italiano di aderire a sistemi di risoluzione

stragiudiziale delle controversie con la clientela. La determinazione dei criteri di svolgimento delle procedure di risoluzione delle

controversie e della composizione dell’organo decidente è demandata ad un’apposita deliberazione del CICR, su proposta della

Banca d’Italia.Le norme regolamentari dovranno assicurare che nella disciplina della materia sia garantita l’imparzialità dell’organo

decidente e la rappresentatività dei soggetti interessati, nonché per gli aspetti procedurali, la rapidità, l’economicità della soluzione

delle controversiee l’effettività della tutela. È fatto salvo, in ogni caso,il diritto del cliente a fare ricorso, in qualunque momento,

all’autorità giudiziaria e a ogni altro mezzo di tutela previsto dall’ordinamento.

La tutela dei creditori nella crisi dell’impresa bancaria

Vi è una graduazione nella tutela accordata ai creditori: 1)in posizione privilegiata vi sono i crediti dei depositanti fino a

100.000 euro (c.d. depositor preference); 2)i depositi oltre la soglia di 100.000 euro devono essere preferiti ali altri

creditori nella gerarchia delle passività stabilita dalle procedure di gestione della crisi.

Gli obiettivi degli strumenti di gestione della crisi

In base alla disciplina comunitaria (e alle disposizioni di attuazione italiane), gli obiettivi perseguiti attraverso gli

strumenti di gestione della crisi sono:

-sono la stabilità finanziaria;

-il contenimento degli oneri a carico delle finanze pubbliche;

-la tutela dei depositanti e degli investitori protetti da sistemi di garanzia o di indennizzo, nonché dei fondi e delle altre

attività della clientela.

Nel perseguire tali obiettivi, si tiene conto dell’esigenza di minimizzare i costi della risoluzione e di evitare, per quanto

possibile, distruzione di valore (artt. 20 e 21 d.lgs. 180/2015). 32. La specialità della disciplina della crisi dell'impresa

bancaria

La specialità dell’impresa bancaria

L’impresa bancaria è un’impresa (e quindi per tale motivo vi è già una deroga alla disciplina di diritto comune, che

regola i rapporti fra privati) ed anche un’impresa speciale. Nell’esercizio dell’impresa bancaria vengono in

considerazione interessi generali ulteriori rispetto a quelli rilevanti in una qualunque impresa (per quanto di rilevanti

dimensioni). Anche la disciplina della crisi dell’impresa bancaria è speciale. Tale specialità si evince non solo

dall’analisi della disciplina delle procedure di gestione della crisi tradizionalmente individuate nel sistema su cui hanno

inciso le riforme (: A.S. per le crisi reversibili; e L.C.A per le crisi irreversibili), ma anche dal quadro normativo

delineatosi all’esito dell’intervento comunitario.

Le misure di gestione della crisi

Gli interventi pubblici: Possono essere utilizzati in limiti stringenti stabiliti dalla direttiva su risanamento e risoluzione:

si tratta di interventi straordinari o di ultima istanza

Le procedure di liquidazione ordinarie d’insolvenza: Sono qualificate come procedure concorsuali iniziate e controllate

da autorità giudiziarie o autorità amministrative per la realizzazione delle attività (cfr., ad esempio, la L.C.A.). Sono una

soluzione alternative alla risoluzione

La situazione di difficoltà dell’impresa bancaria

Non è facile distinguere tra una situazione di dissesto e una situazione di difficoltà.

Si può affermare che possono esservi indizi della situazione di difficoltà, quali (ad esempio):

-carenza di liquidità: si verificano quando la banca non riesce a procedere alla raccolta dei fondi sui mercati finanziari o

a cedere i propri attivi a prezzi di mercato;

-perdite rilevanti: sono tali se la banca non riesce a farvi fronte con gli utili accumulati in periodi precedenti o altre

riserve o con operazioni di ricapitalizzazioni.

Le autorità di vigilanza di fronte alla crisi

Le autorità di vigilanza hanno il potere/dovere di svolgere le valutazioni in merito alle anomalie della gestione,

stabilendo: -se le anomalie nella gestione possono determinare il verificarsi di una situazione di crisi; -se possano essere

risolvibili con iniziative delle stesso management o con il ricorso al mercato. Nello svolgimento di tali attività di

valutazione le autorità di vigilanza godono di un’assai ampia discrezionalità. La portata di detta discrezionalità si

comprende se si tiene conto che le autorità di vigilanza hanno il potere di valutare se possano esservi misure alternative,

sotto forma di intervento del settore privato o di azione di vigilanza, che consentano di evitare il dissesto in un tempo

ragionevole.

La crisi sistemica

Nel sistema comunitario, si opera altresì una distinzione fra la crisi che coinvolge il singolo ente e la crisi “sistemica”. In particolare l’art.2 della

direttiva 2014/59/UE prevede che viene in considerazione una crisi sistemica se si verifica una “perturbazione del sistema finanziario che può

avere gravi conseguenze negative per il mercato interno e l’economia reale. Nell’ipotesi in cui la crisi sia sistemica , l’ordinamento dell’UE e i

singoli ordinamenti nazionali vengono previste forme di intervento diverse e speciali da quelle che operano se la crisi riguarda un solo

intermediario. Come si vedrà, le crisi sistemiche necessitano di forme di intervento pubblico a carico dei contribuenti.

Gli interessi rilevanti nella crisi dell’impresa bancaria

Nel sistema generale delle norme della legge fallimentare, gli interessi tutelati dalle procedure di gestione della crisi

possono perseguire diversi obiettivi: la massimizzazione del soddisfacimento dei creditori e/o il salvataggio delle

imprese in crisi. Anche in tale ultimo caso (e cioè laddove si persegua il fine del salvataggio), si può comunque

affermare che gli interessi dei creditori sono comunque oggetto di tutela. Giova per contro evidenziare che la

liquidazione dell’impresa bancaria costituisce una procedura residuale sino dalla legge del 1936. In particolare, la

gestione della crisi bancaria non si pone, quale finalità, la tutela dell’interesse dei creditori al massimo soddisfacimento

conseguibile, per quanto sia accordata una protezione intensa ai depositanti. L’obiettivo principale è quello di

proteggere il sistema, evitando una crisi generale che coinvolga uno o più stati.

La tutela dei depositanti nella crisi dell’impresa bancaria

La tutela riconosciuta ai depositanti non deve essere interpretata come una mera forma di tutela dei creditori. Il

problema non è quello della protezione dei singoli: il problema è generale. Si tratta di evitare, a fronte della diffusione

di notizie sulla crisi di una banca a rimborsare i propri debiti, la “corsa al ritiro” delle somme depositate. Ed appare

quasi superfluo evidenziare che “la corsa al ritiro” potrebbe indurre una crisi irreversibile non solo per la banca in

difficoltà, ma anche per altri intermediari.L’impresa bancaria è un’impresa (e quindi per tale motivo vi è già una deroga

alla disciplina di diritto comune, che regola i rapporti fra privati) ed anche un’impresa speciale. Nell’esercizio

dell’impresa bancaria vengono in considerazione interessi generali ulteriori rispetto a quelli rilevanti in una qualunque

impresa (per quanto di rilevanti dimensioni). In base alle superiori ragioni, si spiegano i motivi per cui: -l’ordinamento

italiano (al pari di altri sistemi) ha fatto ricorso allo strumento del salvataggio pubblico per gestire la crisi delle banche;

-vi è una disciplina speciale che deroga a quella di diritto comune della crisi d’impresa.

La specialità della disciplina della crisi dell’impresa bancaria

Si è rilevato che la disciplina della dell’impresa bancaria è speciale. Tale specialità si evince non solo dall’analisi della

disciplina delle procedure di gestione della crisi tradizionalmente individuate nel sistema su cui hanno inciso le riforme:

(AS. Per le crisi reversibili e L.C.A per le crisi irreversibili) ma anche dal quadro normativo delineatosi all’esito

dell’intervento comunitario. Infatti le nuove norme prevedono una speciale procedura di getsione della crisi delle

banche: la risoluzione. La risoluzione si diversifica dalle tecniche sinora individuate dalla disciplina ( anche

generale)della crisid’impresa. La risoluzione prevede una serie di strumenti per la gestione della crisi. Taluni sono

strumenti già utilizzati nell’ordinamento italiano: ad es. cessione di attività e passività a un ente ponte; altri sono nuovi:

ad esempio il bail-in.

Nel nostro ordinamento, le crisi sono tradizionalmente state gestite con due modalità, a seconda delle dimensioni e della

rilevanza della banca nell’ordinamento creditizio: 1) Banca di grandi dimensioni di rilievo sistemico: intervento

pubblico a sostegno della banca o a sostegno di altri intermediari che potevano acquistare la attività e le passività della

banca in crisi al fine di garantire la sopravvivenza dell’azienda;

2) Banca di dimensioni medio-piccole: interventi che ne hanno comunque favorito la sopravvivenza.

Nella prassi: la banca in crisi veniva assoggettata a L.C.A. e, successivamente o in contemporanea, veniva realizzata la

cessione dell’azienda ad un’altra banca. La L.C.A coinvolgeva quindi soltanto la banca in crisi e gli azionisti di

quest’ultima (quali investitori), che erano i soli a dover sopportare i costi della crisi. A trovare piena protezione erano

tutti i creditori (non solo i depositanti).

Il dissesto dell’impresa bancaria

La banca è in una situazione di dissesto secondo la disciplina europea e le disposizioni di attuazione italiane in una delle

seguenti ipotesi: -la banca viola (o vi sono elementi oggettivi che inducono a ritenere che violerà), le norme sui requisiti

necessari per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria: ad es. se ha subito o rischia di subire perdite tali da

privarla dell’intero patrimonio o di un importo significativo del patrimonio; -le attività della banca sono (o vi sono

elementi oggettivi che inducono a ritenere che lo saranno) inferiori alle passività; -la banca non è (o vi sono elementi

oggettivi che inducono a ritenere che non lo sarà) in grado di pagare i propri debiti o le altre passività in scadenza; -la

banca necessita di un sostegno finanziario pubblico straordinario, ad esclusione dei casi in cui uno Stato abbia posto in

essere misure per rimediare ad una grave perturbazione dell’economia o per preservare la stabilità finanziaria.

L’ordine di priorità nella selezione degli strumenti di gestione della crisi

Il legislatore sembra oggi fissare un ordine di priorità fra gli obiettivi, e quindi fra gli strumenti da attivare in caso di

crisi.

In primo luogo, dovranno essere esperiti i meccanismi che riversano sui privati (: gli azionisti, i creditori delle banche,

con l’esclusione dei depositanti) i costi della crisi. Il bail-in è espressione di tale principio e si contrappone al bail-out,

che indica il salvataggio pubblico. Il bail out potrà essere utilizzato solo se non sia possibile evitare esternalità negative

del sistema senza l’impiego di fondi pubblici.

La tutela dei contribuenti nella crisi dell’impresa bancaria

Nel nuovo impianto normativo, appare quindi evidente che è stata ritenuta prioritaria l’esigenza di tutelare i contribuenti

rispetto a quella dei creditori dell’intermediario. La protezione di questi ultimi (: creditori dell’intermediario) è quindi

affidata alle regole dei mercati mobiliari sulla tutela degli investitori. Il sistema prevede soltanto una (limitata) forma di

compensazione degli interessi di azionisti e creditori delle banche nell’ipotesi in cui abbiano subito perdite maggiori di

quelle che avrebbero sopportato nell’ambito delle procedure di liquidazione ordinarie d’insolvenza. E vi è anche una

graduazione nella tutela accordata ai creditori: 1) in posizione privilegiata vi sono i crediti dei depositanti fino a 100.000

euro (c.d. depositor preference); 2)i depositi oltre la soglia di 100.000 euro devono essere preferiti ali altri creditori nella

gerarchia delle passività stabilita dalle procedure di gestione della crisi.

Le misure straordinarie di prevenzione della crisi

Nella Direttiva 2014/59/UE e nel Regolamento 2014/806/UE: -ai fini dell’applicazione delle misure straordinarie di

prevenzione della crisi (cfr., ad esempio, la sostituzione degli amministratori), il presupposto è il “significativo

deterioramento della situazione finanziaria della banca”

Il sistema normativo comunitario della crisi dell’impresa bancaria

Nel 2014, il legislatore europeo ha emanato un complesso di regole ampio in materia di crisi: -la Direttiva 2014/59/UE:

che ha fissato regole armonizzate per il risanamento e la risoluzione delle banche e delle imprese di investimento; -il

Regolamento 2014/806/UE: che ha previsto un meccanismo di risoluzione unico delle banche e un Fondo di risoluzione

unico (Fru); -l’accordo intergovernativo del 21 maggio 2015: che ha disciplinato il trasferimento e la mutualizzazione

dei contributo al Fondo di risoluzione unico. Tali provvedimenti hanno formato oggetto di ricezione nell’ordinamento

italiano con: -il d.lgs. 181/2015 che ha modificato le procedure di A.S. e di L.C.A e - il d.lgs. 180/2015 che contiene

disposizioni sulla risoluzione delle banche. Di recente (17.02.2017) è stato altresì convertito in legge anche il decreto –

legge 23 dicembre 2016 n.237, recanti disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio,con cui si

dettano disposizioni anche a tutela delle banche e del settore creditizio.

I presupposti per l’apertura dell’amministrazione straordinaria

Secondo l’art. 70 tub. L’amministrazione straordinaria può essere disposta:

-per gravi irregolarità nell’amministrazione della banca

-per gravi violazioni delle norme legali, amministrative, e statutarie

-per gravi infrazioni delle disposizioni emanate dalla Banca d’italia

-per gravi perdite patrimoniali

-per richiesta degli stessi organi amministrativi della banca ovvero dall’assemblea straordinaria.

I presupposti per l’apertura della liquidazione coatta amministrativa

La liquidazione coatta amministrativa deve essere disposta se ricorrono i presupposti indicati nell’art. 17 del d.lgs.180/2015: a)la banca è in

dissesto o a rischio di dissesto,

b) quando non si possono ragionevolmente prospettare misure alternative che permettono di superare la situazione di cui alla lettera a) in tempi

adeguati, tra cui l’intervento di uno o più soggetti privati o di un sistema di tutela istituzionale, o un’azione di vigilanza , che può includere misure

di intervento precoce o l’amministrazione straordinaria ai sensi del testo unico bancario.

L’amministrazione straordinaria

Con l’emanazione del D.lgs 1811/2015 è stata modificata anche la disciplina relativa all’amministrazione straordinaria. Essa è una procedura

tipica dell’ordinamento bancario, finanziario e assicurativo, applicabile a tutte le banche, alle imprese di investimento e alle compagnie di

assicurazione, nonché alle società di grandi dimensioni, purchè siano ravvisati specifici presupposti stabiliti dalla legge.

Secondo l’art. 70 tub. L’amministrazione straordinaria può essere disposta:

-per gravi irregolarità nell’amministrazione della banca

-per gravi violazioni delle norme legali, amministrative, e statutarie

-per gravi infrazioni delle disposizioni emanate dalla Banca d’italia

-per gravi perdite patrimoniali

-per richiesta degli stessi organi amministrativi della banca ovvero dall’assemblea straordinaria.

Tali situazioni, benché gravi, devono comunque presupporre la possibilità di ripristinare condizioni di normalità nella gestione della banca.

Effetti: Il decreto ministeriale può disporre: -lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo delle banche,-la

sospensione delle funzioni delle assemblee, nonché di ogni altro organo della banca, -la nomina di un commissario provvisorio, scelto tra i

funzionari dello stesso organo di vigilanza. La proposta della Banca d’Italia ed il seguente provvedimento del ministro dll’economia sono

comunicati agli interessati non prima dell’insediamento degli organi straordinari. Il decreto ministeriale è pubblicato per estratto nella gazzetta

ufficiale.

La liquidazione coatta amministrativa

In conseguenza dell’accertamento di violazioni legislative amministrative e statutarie di eccezionale gravità o di una situazione di crisi insanabile,

gli artt.80 e ss t.u.b. attribuiscono alle autorità creditizie il potere di disporre la liquidazione coatta amministrativa delle banche. Secondo

l’opinione prevalente la procedura ha la funzione di consentire l’estinzione dei rapporti debitori derivanti dalla gestione dell’attività bancaria,

salvaguardando nel contempo gli interessi ei risparmiatori. La liquidazione coatta amministrativa viene disposta con decreto del ministro

dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia. La liquidazione coatta amministrativa deve essere disposta se ricorrono i

presupposti indicati nell’art. 17 del d.lgs.180/2015: a)la banca è in dissesto o a rischio di dissesto,

b) quando non si possono ragionevolmente prospettare misure alternative che permettono di superare la situazione di cui alla lettera a) in tempi

adeguati, tra cui l’intervento di uno o più soggetti privati o di un sistema di tutela istituzionale, o un’azione di vigilanza , che può includere misure

di intervento precoce o l’amministrazione straordinaria ai sensi del testo unico bancario.

Il provvedimento di liquidazione è immediatamente efficace ( art.200 L. fall). Esso produce effetti nei confronti : -della banca: ( in quanto i suoi

organi perdono il potere di amministrare e di disporre del patrimonio, e non possono compiere alcun atto, né sostanziale, ne processuale; -dei

creditori( che dalla data di insediamento degli organi liquidatori o comunque dal terzo giorno successivo all’emanazione

Del provvedimento di liquidazione coatta, non possono più iniziare azioni cautelari o esecutive individuali sul patrimoni dell’ente., infatti il

soddisfacimento del loro creditop dovrà avvenire nell’ambito del procedimento di liquidazione; -di terzi:((secondo le norme relative al fallimento.)

Gli strumenti tradizionali di gestione della crisi.

Nel nostro ordinamento, le crisi sono tradizionalmente state gestite con due modalità, a seconda delle dimensioni e della

rilevanza della banca nell’ordinamento creditizio: 1) Banca di grandi dimensioni di rilievo sistemico: intervento

pubblico a sostegno della banca o a sostegno di altri intermediari che potevano acquistare la attività e le passività della

banca in crisi al fine di garantire la sopravvivenza dell’azienda;

2) Banca di dimensioni medio-piccole: interventi che ne hanno comunque favorito la sopravvivenza.

Nella prassi: la banca in crisi veniva assoggettata a L.C.A. e, successivamente o in contemporanea, veniva realizzata la

cessione dell’azienda ad un’altra banca. La L.C.A coinvolgeva quindi soltanto la banca in crisi e gli azionisti di

quest’ultima (quali investitori), che erano i soli a dover sopportare i costi della crisi. A trovare piena protezione erano

tutti i creditori (non solo i depositanti).

Lezione 46

Gli strumenti straordinari di intervento nella crisi dell'impresa bancaria

Nell’ipotesi in cui la crisi di una banca sia “sistemica”, lo Stato interviene con strumenti straordinari, che

possono avere forme diverse. Vengono, ad esempio, in considerazione:

-l’offerta di liquidità temporanea per consentire il superamento delle difficoltà;

-il sovvenzionamento in varie forme delle operazioni di acquisto della banca da parte di un altro

intermediario in grado di continuare l’attività in condizioni di equilibrio finanziario;

-l’acquisizione (temporanea o definitiva) del controllo della banca o di strumenti finanziari emessi dalla

stessa banca da parte dello Stato. Nell’ordinamento italiano, si è fatto ricorso a tutti questi strumenti.

Il sovvenzionamento

Il sovvenzionamento è un finanziamento straordinario da parte di Banca d’Italia a un tasso di favore alla

banca che avrebbe acquistato le attività e le passività dell’intermediario in crisi. Tale forma di intervento

aveva il proprio referente normativo in un decreto del ministro del tesoro del 1974, emanato per la soluzione

della crisi della banca gestita dal finanziere Michele Sindona (c.d. “decreto Sindona”). Il finanziamento di

cui al “decreto Sindona” non può più essere utilizzato perché è contrario agli impegni assunti nell’ambito del

Sistema europeo della banche centrali. Viene, in particolare, in considerazione l’art. 123 del Trattato UE che

vieta al settore pubblico la concessione di facilitazioni creditizie da parte di banche centrali.

Il funzionamento del Comitato per la risoluzione

In Europa si prevede che la gestione delle crisi delle banche di maggiore rilievo sia affidata ad una nuova

agenzia europea indipendente: il Comitato per la risoluzione (il Comitato). Sul piano del funzionamento, il

Comitato si riunisce in sessione plenaria (adotta le decisioni di carattere generale) e in sessione esecutiva

(Adotta le decisioni di gestione della risoluzione).

La struttura del Comitato per la risoluzione

In Europa si prevede che la gestione delle crisi delle banche di maggiore rilievo sia affidata ad una nuova

agenzia europea indipendente: il Comitato per la risoluzione (il Comitato). Sul piano della struttura, il

Comitato è composto da:

-un presidente;

-quattro membri esecutivi, nominati con procedura selettiva aperta, in cui sono coinvolti Commissione e

Parlamento europeo;

La Bce e la Commissione europea nominano ciascuna un proprio rappresentante, che partecipa come

osservatore ai lavori del Comitato.

Il Comitato per la risoluzione

Vedere domanda 21 e 22 (struttura e funzionamento del Comitato)

24. L'articolazione delle competenze fra Comitato e Autorità di risoluzione nazionale

Banche significative e competenze

Il regolamento 806/2014 prevede che la scelta di attivare misure di risanamento o di intervento precoce spetti

all’autorità di vigilanza competente, e cioè alla Bce. Il regolamento 806/2014 detta anche misure di

coordinamento fra la Bce e il Comitato per le risoluzioni.

26. Le funzioni della Banca d'Italia

La Direttiva 2014/59/UE devolve agli Stati membri la scelta sull’autorità alla quale affidare i compiti di

risoluzione e di supervisione, a condizione, tuttavia, che l’autorità prescelta soddisfi il requisito

dell’autonomia: la funzione di vigilanza e di risoluzione devono essere separate. Nell’ordinamento italiano,

l’autorità individuata è stata – in conformità alla tradizione – la Banca d’Italia. È stata quindi istituita una

Unità di risoluzione e gestione della crisi.

Il ruolo centrale della Banca d'Italia

La Banca d’Italia:

-ha un ruolo centrale nella risoluzione delle banche meno significative;

-ha un ruolo di promozione e supervisione della procedura di liquidazione ordinaria delle banche;

-deve attuare il programma di risoluzione deciso dal Comitato di risoluzione unico per le banche

significative;

-deve attuare tutti i provvedimenti e le misure early intervention e di risanamento per le banche in crisi. Tali

fasi del processo decisionale devono essere condotte in stretto raccordo con l’autorità di risoluzione;

-ha ancora il potere di emanare il decreto di L.C.A (non emana più il decreto di A.S.).

28. Il credito di ultima istanza

Per ragioni estranee alla banca, ad esempio, per le condizioni generali del mercato o per la mancanza di

fiducia sulla solvibilità, la banca può trovarsi in situazione di difficoltà temporanea. Le misure preventive

assolvono alla funzione di evitare che difficoltà temporanee sfocino in una vera e propria situazione di

insolvenza. Tra le misure preventive troviamo il credito di ultima istanza (lending of last resort). E’ un

finanziamento ad un’impresa solvibile, in grado di fornire garanzie, che non riesce, tuttavia, a ricevere

credito dal mercato perché il mercato non valuta adeguatamente la situazione. La locuzione utilizzata oggi è

Emergency liquidity assistance (Ela): la traduzione italiana “assistenza liquidità di emergenza” viene

impiegata in taluni testi normativi.

29. L'Emergency liquidity assistance (Ela)

L’Emergency liquidity assistance (Ela) viene tradotto in italiano come “assistenza liquidità di emergenza”.

L’ELA è un meccanismo attraverso il quale, in circostanze eccezionali è la banca centrale nazionale (BCN)

del singolo Paese, previo consenso da parte della BCE stessa, ad emettere denaro fresco ed erogarlo alla

banca richiedente, ricevendo in garanzia quell’asset che la Banca Centrale Europea non accetta.

Con la crisi finanziaria, l’Ela è stata oggetto di riconoscimento nel 2008. In particolare, sono stati:

-fissati i presupposti e i limiti dell’intervento della Banca d’Italia per operazioni di “assistenza di liquidità di

emergenza”;

-esclusi interventi in favore di soggetti insolventi;

-è stato rafforzato il regime delle garanzie a tutela del prestito erogato.

La Commissione europea ha individuato le condizioni in presenza delle quali l’Ela è compatibile con la

disciplina sugli aiuti di Stato:

-il finanziamento deve essere “isolato”: non deve cioè far parte di un pacchetto di aiuti; -l’intermediario deve

essere solvibile secondo l’autorità di vigilanza;

-il finanziamento deve essere pienamente garantito da attività adeguate;

-il tasso di interesse applicato deve essere penalizzante;

-la misura deve essere assunta dalla Banca centrale;

-non deve essere prevista una garanzia dello Stato

30. Il salvataggio del Banco di Napoli

Nel 1996 il Governo operò il salvataggio del Banco di Napoli, che intervenne con decreto, prevedendo

plurimi strumenti: piano di ristrutturazione della banca e ricapitalizzazione da parte del Tesoro. Gli elementi

dell’attivo con scarse probabilità di recupero sono stati ceduti ad una nexco, una bad bank denominata Sga

incaricata del recupero. La Banca d’Italia è intervenuta, in base al decreto Sindona per coprire le perdite. Nel

1997, la banca è stata acquistata da un altro gruppo bancario e ricapitalizzata.

31. L'art. 123 del Trattato UE

L’art. 123 del Trattato UE vieta al settore pubblico la concessione di facilitazioni creditizie da parte di banche

centrali. La norma è stata interpretata in modo rigido, ragion per cui sono vietate anche forme di

finanziamento indiretto: quali, ad es., l’assunzione da parte di Banche centrali di impegni formalmente

spettanti al settore pubblico (: salvataggi di imprese in crisi non reversibili).

32 il decreto Sindona.

Il decreto Sindona del 1974 fu così definito perché impiegato per la prima volta per il salvataggio della

Banca privata; in modo indiretto e "misterioso", finanziava la banca salvatrice con linee di credito a tasso

super-agevolato in modo che il differenziale fra i tassi passivi, bassissimi, e i tassi attivi, altissimi,

ricostituisse magicamente in un solo anno l'attivo mancante. Il finanziamento di cui al “decreto Sindona” non

può più essere utilizzato perché è contrario agli impegni assunti nell’ambito del Sistema europeo della

banche centrali. Viene, in particolare, in considerazione l’art. 123 del Trattato UE che vieta al settore

pubblico la concessione di facilitazioni creditizie da parte di banche centrali.

33. La disciplina degli aiuti di Stato

Con la crisi finanziaria recente, vi sono stati numerosi casi di salvataggio. Nel 2008-2009, la Commissione

europea ha dettato (e successivamente aggiornato) una disciplina speciale per gli aiuti di Stato. In particolare,

con la comunicazione del 2013, la Commissione ha previsto che un piano di sostegno in favore di banche in

difficoltà è ammissibile solo se le misure si inseriscono in un piano di ristrutturazione o liquidazione

ordinata. Se è prevista una ricapitalizzazione, le perdite devono comunque essere sostenute prima da

azionisti e titolari di crediti subordinati.

34. Il sostegno finanziario pubblico straordinario

35. Le forme di intervento finanziario pubblico straordinario previste dalla Direttiva 2014/59/UE

36. La Direttiva 2014/59/UE

I principi e le regole dettati dalla Direttiva sono:

-il ricorso all’intervento straordinario pubblico deve essere ridotto al minimo;

-gli strumenti di risoluzione dovrebbero essere applicati prima di una ricapitalizzazione con capitale pubblico

o di un equivalente sostegno finanziario pubblico straordinario a favore di una banca;

-le autorità competenti, nel valutare la possibilità di risoluzione, devono verificarne la possibilità senza un

intervento straordinario pubblico;

-una situazione di dissesto è dimostrata anche dalla necessità di un intervento straordinario pubblico;

-agli interventi straordinari pubblici si applicano le norme sugli aiuti di Stato

37. L'acquisizione del controllo da parte della banca centrale nel caso di crisi dell'impresa bancaria

Con l’acquisizione del controllo, lo Stato partecipa al capitale della banca con diverse forme. Ad esempio:

-le acquisizioni delle banche commerciali da parte dell’Iri nel 1933 (v. le precedenti lezioni);

-nel 1996 il salvataggio del Banco di Napoli da parte del Governo, che intervenne con decreto, prevedendo

plurimi strumenti: piano di ristrutturazione della banca e ricapitalizzazione da parte del Tesoro; gli attivi con

scarse probabilità di recupero sono stati ceduti ad una nexco, una bad bank denominata Sga incaricata del

recupero. La Banca d’Italia è intervenuta, in base al decreto Sindona per coprire le perdite. Nel 1997, la

banca è stata acquistata da un altro gruppo bancario e ricapitalizzata.

38. Ela e aiuti di Stato: condizioni di compatibilità

La Commissione europea ha individuato le condizioni in presenza delle quali l’Ela è compatibile con la

disciplina sugli aiuti di Stato:

-il finanziamento deve essere “isolato”: non deve cioè far parte di un pacchetto di aiuti; -l’intermediario deve

essere solvibile secondo l’autorità di vigilanza;

-il finanziamento deve essere pienamente garantito da attività adeguate;

-il tasso di interesse applicato deve essere penalizzante;

-la misura deve essere assunta dalla Banca centrale;

-non deve essere prevista una garanzia dello Stato

Il significato di banca risolvibile

Il problema del bail –in nell’ordinamento italiano

Il meccanismo del bail –in presenta numerosi profili problematici: impone che venga, naturalmente

effettuata una determinaione ex ante delle attività e delle passività. Tale valutazione, che è affidata ad un

esperto indipendente dell’autorità di risoluzione, risulta assai complessa. È tuttavia prevista la possibilità di

una correzione ex post;

-la conversione deve essere effettuata ad un determinato tasso che diluisca la partecipazione degli azionisti e

compensi adeguatamente i creditori interessati, Il problema è individuare quali sono i criteri da applicare per

ritenere rispettato il principio. Si ritiene che i creditori devo aver ristoro almeno pari a quello che avrebbero

avuto in procedura concorsuale. Nell’ordinamento italiano , in cui il meccanismo come si è già rilevato

nuovo il bail in potrebbe innalzare i costi della raccolta, determinando mutamenti rilevanti nel

mercato delle obbligazioni e delle altre passività non protette dalle banche.

I centri decisionali coinvolti nell’ambito del Mvu

Quando il comitato adotta il programma di risoluzione?

Quando il consiglio UE può oppporsi al programma di risoluzione?

Entro 24 ore dall’approvazione del programma, il consiglio Ue e la commissione europea possono fare

opposizione

Il processo decisionale nell’ordinamento italiano

L’avvio del procedimento, per una banca meno significativa spetta alla Banca d’Italia. In sintesi:- la banca di

italia può nominare uno o più commisari speciali,- nel caso di nomina di commissari speciali sono sospesi

anche i diritti di voto in assemblea di azionisti e di altri partecipanti al capitale, -i commissari speciali

assumono i poteri degli azionisti e degli organi di amministrazione; -con i commissari è nominato anche un

comitato di sorveglianza con compiti di controllo interno.Nell’ipotesi in cui la banca in risoluzione si trovi in

stato di insolvenza, il tribunale competente dichiara lo stato di insolvenza con la conseguente applicazione di

alcune disposizioni di della legge fallimentare. Cfr, ad esempio, le disposizioni sulle azioni revocatorie.

La banca D’italia nella L.C.A.

Il comitato di sorveglianza nella L.C.A.

( vedi organi nella L.C.A seconda parte)

I commissari liquidatori nella L.C.A.

( vedi organi l.c.a. prima parte)

Gli organi nella L.C.A

Gli effetti decorrenti dalla data di insediamento degli organi della procedura nella L.C.A.

Il procedimento di l.c.a.

I presupposti della L.C.A. nel sistema previgente.

I presupposti della L.C.A. che è disciplinata dal tub:

nel sistema previgente erano: -irregolarità nella gestione; -violazioni di leggi e di regole bancarie di

eccezionale gravità; -perdite di eccezionale gravità; -grave crisi di liquidità che possa recare pregiudizio alla

stabilità del sistema finanziario; dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza; - richiesta motivata da

parte degli organi amministrativi; dei commissari giudiziari straordinari o dei liquidatori se l’impresa si trovi

in liquidazione volontaria. Mentre nel sistema vigente( dopo l’entrata in vigore della direttiva su risanamento

e risoluzione) : sono più ampi della sola insolvenza: ( dissesto, rischio di dissesto. Si tratta di casi in cui

l’autorità di risoluzione ha escluso la capacità , con strumenti privati e di vigilanza, di risolvere la crisi in

modo definitivo.

I presupposti nella L.C.A.

La funzione della L.C.A.

La l.c.a. è una procedura che è funzionale a determinare l’uscita ordinata dell’intermediario dal mercato.

I criteri da applicare per la determinazione del tasso nel bail-in

Profili problematici del bail-in

Le competenze del comitato nella valutazione della sussistenza dei presupposti per l’attivazione delle procedure di

risolu

Qual è la funzione dello strumento della separazione delle attività?

La funzione è quella di consentire alle autorità di trasferire le attività deteriorate o in sofferenza della banca in dissesto a

un veicolo di gestione, in cui tali attività verranno esercitate per massimizzarne il valore con la vendita finale o la loro

liquidazione ordinata.

La separazione delle attività

Il bail –in

I principi nell’individuazione degli strumenti per la risoluzione

Le funzioni dell’autorità nel c.d. bridge institution

Il c.d bridge institution

Qual è la funzione dell’ente ponte?

Perché lo strumento della separazione delle attività può essere utilizzato solo congiuntamente ad un altro strumento di

risoluzione

La clausola che consente alle autorità di risoluzione di non applicare il bail-in

Che cosa devono fare glistati membri ai fini dell’attivazione dello strumento della separazione di attività

I fini per perseguire i quali gli stati membri provvedono affinchè le autorità di risoluzione possano applicare lo

strumento di bail-in con loscopo rispettare gli obiettivi di risoluzione

Gli strumenti per la risoluzione

La funzione del bail-in

Il processo decisionale nell’ambito del mvu

Le competenze della banca d’italia nella valutazione della sussistenza dei presupposti per l’attivazione delle procedure

di risol

La creazione di un ente ponte

Vedi domanda del c.d bridge institution.

L’art 70 t.u.b.

Gli organi nell’amministrazione straordinaria

Profili di disciplina dell’amministrazione straordinaria

La nozione di gravi irregolarità nell’amministrazione straordinaria.

L’art 53 –bis, lett e) e il comma 2 , t.u.b.

I provvedimenti specifici dell’art. 53-bis, lett. D) t.u.b.

L’art. 53 bis tub

Le autorità coinvolte nella predisposizione dei piani di risanamento

I poteri delle autorità competenti nell’ambito delle misure di intervento precoce

Le misure di intervento meno invasive

Le misure di intervento più invasive

Le tipologie di misure di intervento

I provvedimenti in caso di anomalie gestionli rilevanti

Le anomalie gestionali rilevanti

I poteri dell banca d’italia nell’amministrazione straordinaria

La funzione dei piani di risoluzione

La competenza sulla valutazione della sussistenza dei presupposti per l’attivazione delle procedure di risoluzione

L’ordine temporale e procedurale nell’ordinazione della procedura di crisi

Gli obiettivi individuati dall’unione

I casi in cui la liquidazione risulta necessaria nell’interesse pubblico

I presupposti comuni a tutte le procedure di scelta della procedura di crisi

La differenza tra riduzione conversione, da una parte, e ball –in

I casi in cui può essere disposta la riduzione o conversione anche in casi di dissesto o di richio di dissesto

Il write down risolutivo

L’individuazione della procedura di crisi

Gli strumenti di gestione della crisi

La chiusura della L.C.A.

La funzione dei piani di risoluzione

Il contenuto dei piani di risanamento

I piani di risoluzione

I piani di risanamento

Gli strumenti di prevenzione della crisi.

I sistemi di garanzia dei depositi

La funzione dei sistemi di garanzia dei depositi

Gli elementi fondamentali per il funzionamento dei sistemi di garanzia dei depositi

Il sistema unico di assicurazione dei depositi

Isistemi di garanzia dei depositi nell’ordinamento italiano

Il D.lgs.659/1996 che ha dato attuazione alla dir.94/19/CE ha introdotto nel testo unico una nuova sezione( denominata= i sistemi di garanzia dei

depositanti) formata dagli articoli 96,96 bis, 96 ter e quater. Tale modifica normativa ha sancito l’obbligo per le banche italiane di aderire ad uno

dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti in Italia e per le banche di credito cooperativo di aderire al sistema di garanzia dei

depositanti costituito nel loro ambito.( art.96tub modificato dalla L. 147/2013) Prima dell’emanazione della direttiva , l’adesione delle banche adun

sistema di garanzia era del tutto facoltativa , anche se quasi tutte aderivano a due sistemi operanti in italia.

La tutela offerta dai sistemi di garanzia prevede :

-il rimborso del capitale dei depositanti delle banche italiane operanti nel nostro Paese e tramite succursali in stati comunitari

-il rimborso delle banche dei depositanti di banche extracomunitarie autorizzate in Italia,

-i rimborsi dei depositi di banche comunitarie, soltanto nei casi in cui sia intervenuto il sistema di garanzia dello stato di appartenenza.

Sono ammessi al rimborso fino ad un limite massimo prestabilito, che è pari a 100000 euro per ciascun depositante , tutti i crediti relativi ai fondi

acquisiti delle banche con obbligo di restituzione , sotto forma di depositi pìo sotto altra forma, nonché agli assegni circolari e agli altri titoli doi

credito ad essi assimilabili.

Il rafforzamento dei sistemi nazionali di assicurazione dei depositi

La funzione del fondo di risoluzione

Il fondo interbancario

il più importante sistema di garanzia attualmente operante in Itakia è il fondo interbancario di tutela dei depositi istituito nel 1987 al quale

aderiscono tutte le banche italiane ad eccezione di quelle di credito cooperstivo( che convengono nel fondo centrale di categoria delle casse

rurali ed artigiane) , il fondo interviene previa autorizzazione dellaBanca d’italia in due diversi momenti:

-concorre al pagamento dei depositi bancari e delle altre attività nei casi di liquidazione coatta amministrativa delle banche consorziate

autorizzate in Italia e poi per le succursali di banche comunitarie consorziate operanti in Italia, nei casi in cui sia intervenuto il sistema di garanzia

operante nello stato di appartenenza, attraverso il rimborso dei depositi ai rispamìatori entro determinati limiti e a certe condizioni ( attività di

assicurazione).

-procede ad operazioni di sostegno finanziario nei casi di amministrazione straordinaria delle banche autorizzate in italia, attraverso operazioni

di finanziamento, di concessione di garanzie etc. ( attività di prevenzione)

Lo statuto del fondo prevede che esso operi in stretta collaborazione con la Banca d’Italia che, tra l’altro , ne approva lo Statuto ed il regolamento

e partecipa con un proprio rappresentante alle riunioni del comitato di gestione del fondo.

I poteri della banca d’italia nei sistemi di garanzia dei depositi nell’ordinamento italiano

L’attività di vigilanza e coordinamento dei sistemi di garanzia è affidata dall’art. 96 ter del T.U.B. alla Banca d’italia alla quale spetta il compito di:

-riconoscere i sistemi di garanzia, approvandone gli statuti.

-coordianare l’attività dei sistemi di garanzia con la disciplina delle crisi bancarie e con l’attività di vigilanza

-disciplinare le modalità di rimborso

-autorizzare gli interventi dei sistemi di garanzia e le esclusione delle banche dai sistemi stessi

-verificare che la tutela offerta dai sistemi di garanzia esteri cui aderiscono le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia si

equivalente a quella offerta dai sistemi di garanzia italiani.

-disciplinare la pubblicità che le banche sono tenute ad attuare per informare i depositanti sul sistama di garanzia cui aderiscono e sull’inclusione

nella garanzia medesima delle singole tipologie di crediti.

-disciplinare le procedure di coordinamento con le autorità competenti degli altri stati membri

-emanare disposizioni attuative.

Sistemi di assicurazione e aiuti di stato

Il back stop

L’importanza crescente delle associazioni a tutela dei consumatori

Il provvedimento della Banca d’italia n.12 del 1994

La legge 154/1992

L’asimmetria tra banca e cliente

Vantaggi e svantaggi della standardizzazione dei contratti bancari

La normativa di riferimento nel codice del consumo Qualificazione giuridica

delle norme bancarie

uniformi

I difetti della sistemazione

codicistica sui contratti

bancari

La sistemazione dei contratti bancari nel codice civile

Tipologie di fonti dei contratti bancari.

L’arbitrato presso il conciliatore

L’arbitro per le controversie finanziarie

La piattaforma ODR per le controversie di consumo on line

L’attivitià di mediazione presso il conciliatore

La relazione annuale sull’attività dell’ ABF

Differenza tra inadempimento e mancata collaborazione degli intermediari

Caratteristiche del procedimento di fronte all’ABF

Modalità di adesione alla procedura e di gestione dei ricorsi

Il collegio di coordinamento

I compiti delle segreterie tecniche

Il conciliatore bancario –finanziario

Fonti nazionali dell’ABF

FORMA SCRITTA AD SUBSTANTIAM E SUE DEROGHE

STRUMENTI TIPICI DI INFORMAZIONE BANCARIA

LE COMPONENTI DEL PREZZO DEL PRODOTTO BANCARIO

LA PUBBLICITà DELLE CONDIZIONI CONTRATTUALI IN GENERALE

IL PRINCIPIO DI TRASPARENZA

I VARI LIMITI AL SEGRETO BANCARIO

IL CONTENUTO DELSEGRETO BANCARIO

IL DOVERE DI RISERVATEZZA DELLA BANCA

EFFETTI E DEROGHE DELLE FORME PUBBLICITARIE

NULLITà RELATIVA A TUTELA DEL CLIENTE

LA FONTE DEL SEGRETO BANCARIO.

L’impianto normativo originario del tub in materia ius variandi

Il decreto bersani e lo ius variandi


PAGINE

106

PESO

6.61 MB

AUTORE

Crikia95

PUBBLICATO

2 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto bancario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Abu Awwad Amal.

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