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Diritto assicurativo

Appunti di diritto dei prodotti bancari e assicurativi basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Lembo dell’università degli Studi di Udine - Uniud, facoltà di economia, Corso di laurea in economia aziendale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto dei prodotti bancari e assicurativi docente Prof. M. Lembo

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I RAMI D'ASSICURAZIONE

Sono i settori in cui opera una compagnia di assicurazione.

Il contratto di assicurazione si divide in due grandi famiglie:

● le assicurazioni contro i danni

● le assicurazioni sulla vita

Intermedie sono le assicurazioni sulle malattie e sugli infortuni.

I rami assicurativi sono un raggruppamento di rischi similari in un'unica categoria. Da ogni ramo discendono

diverse tecniche di gestione della forma assicurativa, condizioni generali e particolari, principi assuntivi e

liquidativi.

I due grandi rami delle assicurazioni sono quindi il ramo danni e il ramo vita.

■ Le assicurazioni ramo danni tutelano l'assicurato da eventi che possano danneggiare il suo patrimonio e le

sue possibilità di guadagno, reintegrandone l'entità al momento della liquidazione del risarcimento. I rami

elementari (i sottogruppi) di questa area sono i danni contro le cose, i danni contro le persone, la

responsabilità civile (obbligatoria), i rischi commerciali e i rischi finanziari.

■ Nel ramo vita l'entità della polizza e del premio si basa principalmente sulla possibilità che l'assicurato ha

di vivere o morire entro una certa data. Si tratta di una forma di risparmio, il cui scopo è tutelare l'assicurato

e i suoi familiari dalla non conoscenza della durata della vita umana. Gli eventi da cui proteggersi sono

quindi la morte, ma anche l'invalidità e la vecchiaia. Queste tipologie di danno vengono risarcite attraverso

tecniche e modalità diverse: l'erogazione di un capitale (soprattutto in caso di morte), di una rendita o di un

indennizzo (anche in caso di morte, ma soprattutto per invalidità e vecchiaia).

DICHIARAZIONI INESATTE O RETICENTI

- Art 1892 - Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che

l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse

conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito

con dolo o con colpa grave.

• L'assicuratore decade dal diritto d'impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto

l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare

l'impugnazione.

• L'assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha

domandato l'annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno.

• Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto

a pagare la somma assicurata.

• Se l'assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle

cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza.

•Quando si stipula un contratto di assicurazione, l'assicuratore, normalmente richiede un questionario con lo

scopo di raccogliere le informazioni che servono per valutare in maniera completa il rischio che si assume e

per determinare l'entità del premio.

Siccome siamo nella fase precontrattuale, in base al criterio generale di correttezza e buona, l'aspirante

assicurato è tenuto a dire il vero e a non tacere informazioni rilevanti alla determinazione del rischio.

In buona sostanza, con la disciplina in esame, da una parte si esonera del tutto l'assicuratore dal condurre

particolari indagini sulla veridicità di quanto dichiarato dall'assicurato in fase precontrattuale e dall'altra si

pone a carico di quest'ultimo un vero e proprio obbligo di rendere tutte le dichiarazioni richieste dalla

controparte in modo esatto e completo, senza reticenze o semplice colpa nella preventiva ricerca o verifica

delle informazioni da comunicare.

Se l'assicurato non dovesse adempiere a tale obbligo si dovrà stabilire se il suo comportamento è stato

determinato da dolo o colpa grave e in questo caso il contratto sarebbe annullabile.

Il secondo comma obbliga l'assicuratore che vuole recedere al rispetto di un termine di decadenza di 3 mesi

che parte dal momento in cui è venuto a conoscenza della reticenza o dell'inesattezza.

L'assicuratore in ogni caso conserva il diritto a trattenere tutti i premi già corrispostigli e a percepire quello

relativo al periodo in corso. Se il sinistro si verificasse durante il periodo di decadenza, l'assicuratore non è,

inoltre, tenuto ad indennizzare.

L'assicuratore ha comunque due opzioni:

1) recedere dal contratto entro 30 giorni

2) non recedere e rinegoziare il contratto in base alle informazioni giunte a conoscenza

- Art 1893 - Se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, le dichiarazioni inesatte e le reticenze non

sono causa di annullamento del contratto, ma l'assicuratore può recedere dal contratto stesso, mediante

dichiarazione da farsi all'assicurato nei 3 mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della

dichiarazione o la reticenza.

• Se il sinistro si verifica prima che l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza sia conosciuta

dall'assicuratore, o prima che questi abbia dichiarato di recedere dal contratto, la somma dovuta è ridotta

in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si fosse

conosciuto il vero stato delle cose.

•La dichiarazione, intenzionalmente non veritiera o reticente, gioca contro l'assicurato che rischia di vedersi

impugnare il contratto nei 3 mesi che cominciano a decorrere nel momento in cui l'assicuratore ne viene a

conoscenza. Nel frattempo l'assicuratore trattiene i premi e se impugna il contratto e dovesse, nei 3 mesi,

verificarsi il sinistro, non è tenuto a indennizzare.

L'assicuratore può stabilire se recedere dal contratto o meno una volta che è venuto a conoscenza del fatto

che le dichiarazioni non erano vere o reticenti. Il premio può, nel caso in cui il contratto non venga sciolto,

essere aumentato proporzionalmente così come l'indennizzo, allo stesso modo, può essere ridotto

dall'impresa assicuratrice.

Questa disposizione disciplina il caso in cui le dichiarazioni reticenti o inesatte vengano fatte senza dolo o

colpa grave. Il contratto in tal caso resta valido ma l'assicuratore ha la facoltà di recedere con dichiarazione

unilaterale da comunicare alla controparte entro 3 mesi.

Se il sinistro si è già verificato o si verifichi prima della scadenza l'assicuratore non è tenuto a pagare alcuna

somma se può dimostrare che, avendo saputo la situazione, non avrebbe assicurato il rischio. In caso

contrario può anche corrispondere un indennizzo ridotto proporzionalmente in base al premio che avrebbe

richiesto se inizialmente avesse saputo la situazione.

C0-ASSICURAZIONE E RIASSICURAZIONE

La co-assicurazione è quella fattispecie in cui un assicurato stipula una polizza con più assicuratori i quali

non hanno obbligo di solidarietà l'uno con l'altro.

La riassicurazione invece si ha nel caso in cui un impresa di assicurazione si riassicura con altri assicuratori.

Per gestire in maniera ottimale i premi lo strumento utilizzato è quello della riserva tecnica.

Per gestire in maniera ottimale i rischi lo strumento utilizzato è quello della riassicurazione.

Attraverso la riassicurazione l'assicuratore, infatti, suddivide il rischio tra vari assicuratori.

La riassicurazione è quindi una tecnica attraverso la quale un impresa di assicurazione, valuta i grandi rischi

che ha preso e in base al sua situazione patrimoniale ed economica decide se rivalutare parte dei suoi rischi

su un altra impresa di assicurazione.

INESISTENZA DEL RISCHIO

- Art 1895 - Il contratto è nullo se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima della

conclusione del contratto.

L'esistenza del rischio è una condizione necessaria perché si abbia un valido contratto di assicurazione;

infatti, se il rischio non esiste al momento della stipula del contratto, lo stesso non sorge (es.: viene assicurata

un'auto che già è stata rubata). L'importanza del rischio deriva dal fatto che la funzione essenziale

dell'assicurazione consiste nel trasferire il rischio da un soggetto (assicurato) ad altro soggetto (assicuratore).

La nullità del contratto è prevista anche nel caso in cui il rischio inizialmente esisteva ma poi è venuto meno

prima che il contratto si concludesse.

CESSAZIONE DEL RISCHIO DURANTE L'ASSICURAZIONE

- Art 1896 - Il contratto si scioglie se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del contratto stesso, ma

l'assicuratore ha diritto al pagamento dei premi finché la cessazione del rischio non gli sia comunicata o

non venga altrimenti a sua conoscenza. I premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento

della comunicazione o della conoscenza sono dovuti per intero.

Qualora gli effetti dell'assicurazione debbano avere inizio in un momento posteriore alla conclusione del

contratto e il rischio cessi nell'intervallo, l'assicuratore ha diritto al solo rimborso delle spese.

Il rischio è quell'elemento che deve sempre sussistere per la validità di un contratto assicurativo.

Se durante la vita del contratto il rischio viene meno, l'assicurato ha l'onere di informare l'assicuratore. Il

contratto resta in piedi fintanto che l'assicuratore non viene informato. Il premio relativo al periodo in essere

è garantito per l'assicuratore.

Se l'assicurato non informa, il contratto resta in piedi ed i premi devono essere pagati fino al momento in cui

l'assicuratore non viene a conoscenza della cessazione del rischio.

LA DIMINUZIONE DEL RISCHIO

- Art 1897 - Se il contraente comunica all'assicuratore mutamenti che producono una diminuzione del

rischio tale che, se fosse stata conosciuta al momento della conclusione del contratto, avrebbe portato alla

stipulazione di un premio minore

L'assicuratore, a decorrere dalla scadenza del premio o della rata di premio successiva alla comunicazione

suddetta, non può esigere che il minor premio, ma ha facoltà di recedere dal contratto entro due mesi dal

giorno in cui è stata fatta la comunicazione.

La dichiarazione di recesso dal contratto ha effetto dopo un mese.

La diminuzione del rischio impone in capo all'assicurato l'onere di informare l'assicuratore come nel caso

della cessazione.

Dal momento in cui viene fatta la comunicazione l'assicuratore ha due opzioni:

– recedere dal contratto entro 2 mesi dalla comunicazione.

– non recedere applicando una riduzione del premio.

La dichiarazione di recesso ha effetto dopo un mese dalla sua comunicazione, restando fermo l'obbligo

dell'assicuratore al pagamento qualora, prima di tale termine, dovesse verificarsi l'evento indicato in tale

polizza.

Dietro a queste ultime due norme vi è il principio della indivisibilità del premio in quanto l'assicurato ha il

diritto a trattenere i premi già incassati e a ricevere quello del periodo in corso.

AGGRAVAMENTO DEL RISCHIO

- Art 1898 - Il contraente ha l'obbligo di dare immediato avviso all'assicuratore dei mutamenti che

aggravano il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto

dall'assicuratore al momento della conclusione del contratto, l'assicuratore non avrebbe consentito

l'assicurazione o l'avrebbe consentita per un premio più elevato.

L'assicuratore può recedere dal contratto, dandone comunicazione per iscritto all'assicurato entro un mese

dal giorno in cui ha ricevuto l'avviso o ha avuto in altro modo conoscenza dell'aggravamento del rischio.

Il recesso dell'assicuratore ha effetto immediato se l'aggravamento è tale che l'assicuratore non avrebbe

consentito l'assicurazione; ha effetto dopo quindici giorni, se l'aggravamento del rischio è tale che per

l'assicurazione sarebbe stato richiesto un premio maggiore.

Spettano all'assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è

comunicata la dichiarazione di recesso.

Se il sinistro si verifica prima che siano trascorsi i termini per la comunicazione e per l'efficacia del recesso,

l'assicuratore non risponde qualora l'aggravamento del rischio sia tale che egli non avrebbe consentito

l'assicurazione se il nuovo stato di cose fosse esistito al momento del contratto; altrimenti, la somma dovuta

è ridotta, tenuto conto del rapporto tra il premio stabilito nel contratto e quello che sarebbe stato fissato se

il maggiore rischio fosse esistito al tempo del contratto stesso.

Se si aggrava il rischio c'è un disequilibrio rispetto alle condizioni iniziali.

A differenza dei casi precedenti l'assicurato non ha l'onere di comunicare l'aggravamento del rischio ma ha

l'obbligo di farlo.

Non comunicando, infatti, non mette in condizione l'assicuratore di rivalutare il rischio.

Se non comunica non beneficia della copertura assicurativa perché è venuto meno l'equilibrio tra rischio e

premio.

Dopo la comunicazione l'assicuratore può, entro 1 mese:

– recedere

– non recedere

Qualora non receda le opzioni che può scegliere sono:

1) aumento proporzionale del premio

2) riduzione proporzionale dell'indennizzo

In ogni caso all'assicuratore spettano i premi relativi al periodo in corso al momento del recesso.

Se il sinistro dovesse verificarsi prima della scadenza del termine (1 mese) l'assicuratore ha diritto a non

effettuare alcun pagamento o a corrispondere una somma inferiore e proporzionale all'aumento del rischio.

Questa norma non si applica sulla assicurazione sulla vita poiché vi è già l'articolo 1926 (riguardante un

cambio di professione tale da modificare il rischio).

Spesso, nei casi di aggravamento temporaneo del rischio, l'assicurazione originaria viene sospesa e può

essere attivata una copertura più onerosa a breve termine che copre il danno relativamente al periodo in cui il

rischio è maggiore.

SINISTRI CAGIONATI CON DOLO O COLPA GRAVE DELL'ASSICURATO O

DEI DIPENDENTI.

- Art 1900 - L'assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente,

del l'assicurato o del beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpi grave.

L'assicuratore è obbligato per il sinistro cagionato da dolo o da colpa grave delle persone del fatto della

quali l'assicurato deve rispondere.

Egli è obbligato altresì, nonostante patto contrario, per i sinistri conseguenti ad atti del contraente,

dell'assicurato o del beneficiario, compiuti per dovere di solidarietà umana o nella tutela degli interessi

comuni all'assicuratore.

In caso di dolo la compagnia non risponde mai.

Anche nel caso di colpa grave la compagnia di solito non risponde ma può essere prevista una clausola

derogatoria che preveda la copertura anche in caso di colpa grave.

La differenza tra dolo e colpa grave.

Dolo: coscienza e volontà di compiere un atto.

Colpa grave: non c'è la coscienza e la volontà ma c'è imprudenza, imperizia e inosservanza di leggi o

regolamenti.

MANCATO PAGAMENTO DEL PREMIO

- Art 1901 - Se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto,

l'assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui

dovuto.

Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi l'assicurazione resta sospesa dalle ore

ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza.

Nelle ipotesi previste dai due commi precedenti il contratto è risoluto di diritto se l'assicuratore, nel termine

di sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione; l'assicuratore ha

diritto soltanto al pagamento del premio relativo al periodo di assicurazione in corso e al rimborso delle

spese. La presente norma non si applica alle assicurazioni sulla vita.

Il mancato pagamento del premio sospende l'efficacia dell'assicurazione con decorrenza diversa a seconda

che si tratti di quello iniziale o di uno successivo.

1) Se si tratta del primo premio l'assicurazione resta sospesa fino alle ore 24 del giorno in cui il

contraente paga il premio.

2) Se si tratta di uno successivo, l'assicurazione resta sospesa dopo un termine di tolleranza di 15 giorni.

L'assicurato può riattivare la garanzia assicurativa in qualsiasi momento a meno che il contratto non sia

risolto ovvero non siano passati 6 mesi, dal giorno in cui il premio è scaduto, senza che l'assicuratore abbia

agito per la riscossione. L'ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI

INTERSSE DELL'ASSICURAZIONE

- Art 1904 - Il contratto di assicurazione contro i danni è nullo se, nel momento in cui l'assicurazione deve

avere inizio, non esiste un interesse dell'assicurato al risarcimento del danno.

Quando abbiamo parlato degli elementi essenziali del contratto di assicurazione abbiamo detto che gli

elementi erano 3: premio, rischio e prestazione dell'assicuratore.

Non abbiamo parlato dell'interesse dell'assicurato perché, mentre questi 3 elementi sono presenti in

qualunque contratto di assicurazione, questa norma vale solo per l'assicurazione contro i danni.

Per interesse dell'assicurato si intende una relazione di natura economico-giuridica fra la cosa oggetto della

garanzia e l'assicurato.

Il contratto di assicurazione contro i danni ha previsto una norma di questo genere perché il legislatore vuole

che ci sia una relazione significativa (un interesse) tra l'assicurato e il bene oggetto dell'assicurazione, in

assenza del quale il contratto è nullo.

L'interesse può giustificare l'assicurazione ad esempio se:

1) il bene è di proprietà dell'assicurato

2) il bene è in custodia presso l'assicurato

3) l'assicurato ha assunto delle obbligazioni che riguardano il bene

4) l'assicurato ha l'usufrutto del bene

5) l'assicurato ha acquisito il bene attraverso un contratto di leasing

LIMITI AL RISARCIMENTO

- Art 1905 - L'assicuratore è tenuto a risarcire, nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, il danno sofferto

dall'assicurato in conseguenza del sinistro.

L'assicuratore risponde del profitto sperato solo se si è espressamente obbligato.

Questa norma dice due cose:

1) la modalità con cui avviene la prestazione dell'assicuratore: l'assicuratore è tenuto alla sua

prestazione entro certi limiti. Il contratto prevede una franchigia e un massimale.

Questi sono i limiti stabiliti nel contratto che riguardano la prestazione dell'assicuratore.

2) In questa norma viene enfatizzato il principio indennitario. Per impedire che il sinistro possa

trasformarsi in un motivo di arricchimento, infatti, viene limitato l'ammontare del risarcimento al

solo danno emergente, rimanendo così escluso il profitto sperato.

Il secondo comma deroga tale principio dicendo che, nel silenzio, l'assicuratore non risponde del

profitto sperato e quindi l'assicurato non viene rimborsato per il mancato guadagno ma solamente per

il danno diretto. Se però le parti pattuiscono (a monte) anche la copertura del lucro cessante è

necessario che vi sia una clausola aggiuntiva. In relazione ad essa devono essere inoltre aggiunti una

franchigia ed un massimale che si sommano a quelli relativi al danno diretto.

Questa norma, in sostanza prevede che possa essere assicurato anche il profitto sperato se si verificano due

condizioni:

● vi è una relazione di causa-effetto tra il sinistro cagionato ed il mancato guadagno.

● vi è una clausola aggiuntiva, pattuita dalle parti, che deroga il principio indennitario e prevede un

massimale ed una franchigia relativi al lucro cessante.

Non possono essere assicurati però:

- i rischi d'impresa

- l'esito di una causa

- il buon fine di un intervento chirurgico

DANNI CAGIONATI DAL VIZIO DELLA COSA

- Art 1906 - Salvo patto contrario, l'assicuratore non risponde dei danni prodotti da vizio intrinseco della

cosa assicurata, che non gli sia stato denunziato.

Se il vizio ha aggravato il danno, l'assicuratore, salvo patto contrario, risponde del danno nella misura in

cui sarebbe stato a suo carico, qualora il vizio non fosse esistito.

La norma disciplina il caso in cui l'assicurato abbia concluso il contratto di assicurazione ignorando

l'esistenza di un vizio nella cosa assicurata che non è stato quindi comunicato all'assicuratore.

Mentre nelle dichiarazioni inesatte o reticenti l’assicurato volutamente non ha comunicato i difetti della cosa,

qui l’assicurato può non essere a conoscenza del vizio intrinseco.

Viene distinto dalla norma il caso in cui il vizio costituisce la causa del danno o il caso in cui aggrava il

danno.

Nella prima ipotesi l'assicuratore non è tenuto a indennizzare, nella seconda, è tenuto a risarcire nei limiti del

danno che l'assicurato avesse patito qualora il vizio non esistesse.

In entrambe le ipotesi sono fatti salvi i patti contrari.

VALORE DELLA COSA ASSICURATA

- Art 1908 - nell’accertare il danno non si può attribuire alle cose perite o danneggiate un valore superiore

a quello che avevano al tempo del sinistro. Il valore delle cose assicurate può essere tuttavia stabilito al

tempo della conclusione del contratto, mediante stima accettata per iscritto dalle parti. Non equivale a stima

la dichiarazione di valore delle cose assicurate contenuta nella polizza o in altri documenti.

Nell’assicurazione dei prodotti del suolo il danno si determina in relazione al valore che i prodotti

avrebbero avuto al tempo della maturazione o al tempo in cui ordinariamente si raccolgono.

Questa disposizione costituisce la principale applicazione del principio indennitario stabilendo che il valore

della cosa assicurata deve essere determinato al momento del sinistro e che l'entità del risarcimento non può

superare tale valore.

Durante la vita del contratto, normalmente il bene assicurato perde il suo valore originale.

La norma ci dice che si va a guardare il valore del bene al momento del sinistro.

Le parti possono pattuire, a monte, la somma indennizzabile a prescindere del valore del bene.

Il valore del bene può essere convenuto dalle parti ma solitamente il bene viene fatto esaminare da un perito

terzo.

Eccezione: nel caso in cui si tratti di prodotti del suolo il valore dell’indennizzo si calcola sul valore che i

beni che avrebbero avuto una volta maturi.

ASSICURAZIONE PER SOMMA ECCEDENTE IL VALORE DELLE COSE

- Art 1909 - l’assicurazione per somma che eccede il valore reale della cosa assicurata non è valida se vi è

stato dolo da parte dell’assicurato; l’assicuratore, se è in buona fede, ha diritto ai premi del periodo di

assicurazione in corso. Se non vi è stato dolo da parte del contraente, il contratto ha effetto fino alla

concorrenza del valore reale della cosa assicurata, e il contraente ha diritto di ottenere per l’avvenire una

proporzionale riduzione del premio.

L’assicuratore potrebbe assicurare per un valore eccedente alla cosa.

L'assicurazione non è valida se c’è stato dolo da parte dell’assicurato.

Se il maggior valore attribuito in sede di stipula non è frutto di dolo ma deriva da uno errore di valutazione, il

contraente ha il diritto ad avere una riduzione dei primi successivi.

OBBLIGO DI SALVATAGGIO

- Art 1914 - (obbligo di salvataggio): l’assicurato deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il

danno.

Le spese fatte a questo scopo dall’assicurato sono a carico dell’assicurazione, in proporzione del valore

assicurato rispetto a quello che la cosa aveva nel tempo del sinistro, anche se il loro ammontare, unitamente

a quello del danno, supera la somma assicurata, e anche se non si è raggiunto lo scopo, salvo che

l’assicuratore provi che le spese sono state fatte inconsideratamente.

L’assicuratore risponde dei danni materiali direttamente derivati alle cose assicurate dai mezzi adoperati

dall’assicurato per evitare o diminuire i danni del sinistro, salvo che egli provi che tali mezzi sono stati

adoperati inconsideratamente.

L’intervento dell’assicuratore per il salvataggio delle cose assicurate e per la loro conservazione non

pregiudica i suoi diritti. L’assicuratore che interviene al salvataggio deve, se richiesto dall’assicurato,

anticiparne le spese o concorrere in proporzione del valore assicurato.

L’assicurato nel momento in cui accade il sinistro deve comportarsi secondo buona fede, facendo quanto è

possibile per limitare il danno e avvisando tempestivamente l'assicuratore. Fare quanto è possibile si intende

agire in modo ragionevole, usando ordinaria diligenza. L’assicurato coopera con l’assicuratore per far in

modo che l'indennizzo sia il più contenuto possibile.

Le spese sostenute dall’assicurato in esecuzione all’obbligo di salvataggio sono a carico dell’assicuratore

secondo un criterio di razionalità; se le spese sostenute non sono risultate efficaci a limitare il danno non

importa, esse sono rimborsate lo stesso.

INADEMPIMENTO DELL'OBBLIGO DI AVVISO O DI SALVATAGGIO

- Art. 1915 - l’assicurato che dolosamente non adempie l’obbligo dell’avviso o del salvataggio perde il

diritto all’indennità. Se l’assicurato omette colposamente di adempiere tale obbligo, l’assicuratore ha diritto

di ridurre l’indennità in ragione del pregiudizio sofferto.

L’assicurato che intenzionalmente (dolosamente) non procede ad avvisare tempestivamente l’assicuratore né

al salvataggio, perde il diritto all’indennizzo.

Sostanzialmente quindi se l’assicurato dolosamente non attua il salvataggio e non avvisa l’assicuratore libera

l’assicuratore dalla prestazione assicurativa.

Se vi è colpa grave, invece, vi è una riduzione dell'indennizzo in proporzione al pregiudizio sofferto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bakoboralda96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dei prodotti bancari e assicurativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Lembo Massimo.

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