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5) se la sentenza è nulla, a norma e nei limiti dell’art. 522 c.p.p., in relazione a un reato concorrente o è nulla, a norma e

nei limiti dell’articolo 522 c.p.p., in relazione a un fatto nuovo;

6) se la condanna è stata pronunciata a seguito di errore di persona;

7) se vi è contraddizione fra la sentenza e un’altra precedente riguardante la stessa persona e il medesimo oggetto,

pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale;

8) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è consentito l’appello;

9) in ogni altro caso in cui la corte ritiene che il rinvio sia superfluo;

- annullamento con rinvio: questo tipo di pronuncia viene adottata nei casi indicati all’art. 623 c.p.p. ovvero:

1) se è annullata un’ordinanza; in questo caso la corte dispone che gli atti siano trasmessi al giudice che l’ha

pronunciata, il quale provvede uniformandosi alla sentenza di annullamento;

b) se è annullata una sentenza di condanna per questioni di nullità di cui art. 604 comma 1 c.p.p.; in questo caso la corte

dispone che gli atti siano trasmessi al giudice di primo grado;

c) se è annullata la sentenza di una corte di assise di appello o di una corte di appello ovvero di una corte di assise o di

un tribunale in composizione collegiale; in questo caso il giudizio è rinviato rispettivamente a un’altra sezione della

stessa corte o dello stesso tribunale o, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini;

4) se è annullata la sentenza di un tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari; in questo caso la

corte di cassazione dispone che gli atti siano trasmessi al medesimo tribunale ma il giudice deve essere diverso da

quello che ha pronunciato la sentenza annullata.

APPELLO

Si tratta di un mezzo di impugnazione ordinario, a carattere devolutivo, attraverso il quale la parte chiede la riforma di

un provvedimento del giudice, mediante lo svolgimento di un nuovo giudizio.

L’appello non è proponibile avverso ogni tipo di sentenza, come è invece diversamente previsto per il ricorso in

Cassazione (art. 111 Cost.).

A seguito dell’entrata in vigore della Legge 46 del 20.2.2006 (c.d. Legge Pecorella), è stata infatti introdotta

l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento.

L’art. 593 co. 1 c.p.p., ("Casi di appello"), così come modificato dalla legge succitata, prevede pertanto che l’imputato e

il PM, fatte salve alcune eccezioni, possono proporre appello solo contro le sentenze di condanna.

L’appello non è quindi consentito avverso le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per ipotesi in cui vi si il

rinnovo dell’istruzione dibattimentale ai sensi dell’art. 603 co. 2 c.p.p., e sempre che le nuove prove, sopravvenute o

scoperte, siano decisive (art. 593 co. 2 c.p.p.).

Lo stesso articolo prevede inoltre l’inappellabilità delle sentenze di condanna per le quali è stata applicata la pena

pecuniaria dell’ammenda.

Sono altresì inappellabili:

- le sentenze di non luogo a procedere emesse nel corso dell’udienza preliminare, per le quali l’art. 428 c.p.p. prevede il

rimedio del ricorso in cassazione;

- le sentenze di proscioglimento emesse prima del dibattimento quando non vi è opposizione del PM e dell’imputato

(art. 469 c.p.p.);

- le sentenze emesse a seguito di patteggiamento;

- le sentenze di proscioglimento pronunciate dal Giudice di Pace.

Le parti :

I soggetti che possono proporre appello avverso i capi penali della sentenza sono il PM e l’imputato. In questo ultimo

caso tuttavia opera il divieto della reformatio in pejus. Il giudice quindi potrà statuire solo a vantaggio dell’imputato o,

in mancanza, limitarsi a confermare la sentenza di primo grado.

La cognizione del giudice di appello:

Con la proposizione dell’appello si attribuisce al giudice del gravame "la cognizione del procedimento limitatamente ai

punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti" (art. 597 c.p.p.).

A tale proposito si deve distinguere a seconda che a proporre l’impugnazione sia il PM o l’imputato.

Quando ad appellare è il PM, infatti, l’art. 597 co. 2 c.p.p., prevede che:

"se l’appello riguarda una sentenza di condanna, il giudice può entro i limiti della competenza del giudice di

primo grado, dare al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie o aumentare la quantità della

pena, revocare benefici, applicare quando occorre, misure di sicurezza e adottare ogni altro provvedimento

imposto o consentito dalla legge;

se l’appello riguarda una sentenza di prosciogliemmo, il giudice può pronunciare condanna ed emettere i

provvedimenti indicati nella lettera a), ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella

sentenza di condanna;

se conferma la sentenza di primo grado, il giudice può applicare, modificare o escludere, nei casi determinati

dalla legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza".

Quando ad appellare è l’imputato, l’art. 597 co. 2 c.p.p., in ottemperanza al divieto di reformatio in pejus,

prevede che "il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di

sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l’imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella

sentenza appellata né revocare benefici".

Il giudice del gravame può inoltre attribuire al fatto una definizione giuridica più grave, purché non sia

superata la competenza del giudice di prime cure (art. 567 u.c. c.p.p).

L’appello incidentale:

La parte che non ha proposto appello può comunque proporre appello incidentale, purché lo presenti entro il

termine di quindici giorni "da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione" dell’impugnazione

principale (595 co. 1 c.p.p.).

Si tratta di una particolare forma di "remissione in termini" per la parte che non ha proposto tempestivamente il

gravame.

Tuttavia proprio perché l’appello incidentale è proposto a seguito dell’impugnazione di una altro soggetto,

subisce le sorti di quest’ultimo e, quindi, se l’appello principale è dichiarato inammissibile o vi è rinuncia allo

stesso, l’appello incidentale perde efficacia (595 u.c. c.p.p.).

L’appello incidentale si propone, presenta e notifica secondo quanto previsto dagli artt. 581, 582, 583 e 584

c.p.p. che dettano le regole generali in materia di impugnazioni.

Il giudice :

Per quanto riguarda la competenza, essa spetta generalmente al giudice di grado superiore a quello che ha

emesso il provvedimento.

L’art. 596 c.p.p stabilisce infatti che per l’appello proposto avverso le sentenze del Tribunale decide la Corte di

Appello; avverso le sentenze della Corte di Assise, la Corte di Assise di Appello; fatte salve alcune eccezioni,

avverso le sentenze pronunciate dal G.I.P. decidono, a seconda che si tratti di reato di competenza del

Tribunale o della Corte di Assise, rispettivamente la Corte di Appello o la Corte di Assise di Appello.

Il procedimento:

Per quanto riguarda il procedimento, l’art. 598 c.p.p. prevede, in linea generale, l’estensione delle norme che

regolano il giudizio di primo grado al giudizio di appello, in quanto compatibili.

Si predilige il rito camerale che è celebrato in tutti i casi indicati all’art. 599 c.p.p., al di fuori dei quali

l’appello è celebrato in udienza pubblica.

Il decreto di citazione per il giudizio di appello:

L’art. 601 c.p.p. prevede che, fatte salve alcune eccezioni, il presidente ordini la citazione dell’imputato

appellante e, inoltre, di quello non appellante quando a proporre appello sia stato il PM, oppure quando ricorre

uno dei casi previsti dall’art. 587 c.p.p. (estensione dell’impugnazione) o, infine, nel caso in cui l’appello sia

stato proposto per i soli interessi civili.

E’ in ogni caso "ordinata" la citazione del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena

pecuniaria e della parte civile.

L’avviso è altresì notificato almeno venti giorni prima dell’udienza ai difensori (art. 601 co. 5 c.p.p.).

Il decreto di citazione, a norma dell’art. 601 c.p.p. deve contenere i seguenti requisiti:

- l’indicazione del giudice competente;

- le generalità dell’imputato e le indicazioni che servono ad identificarlo, oltre alle generalità delle parti

private, con le indicazioni dei difensori (art. 429 co. 1 lett. a) c.p.p.);

- il luogo, il giorno e l’ora della comparizione, con l’avvertimento in caso di mancata comparizione, l’imputato

sarà giudicato in contumacia (art. 429 co. 1 lett. f) c.p.p.);

- la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario (art. 429 co. 1 lett. g) c.p.p.).

La norma inoltre prevede che il termine a comparire non possa essere inferiore a venti giorni.

La sentenza:

Il giudice di appello può dichiarare la nullità totale o parziale della sentenza appellata disponendo la

trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando ricorrono i casi indicati dall’art. 604 c.p.p. o, al di

fuori di questi, pronunciare "sentenza con la quale conferma o riforma quella appellata" ai sensi dell’art. 605

c.p.p.:

LA REVISIONE:

A differenza dell’appello e del ricorso per cassazione, la revisione è un mezzo di impugnazione c.d. straordinario in

quanto esperibile senza limiti di tempo a favore dei condannati.

La straordinarietà di questo mezzo di impugnazione è giustificata dalla tassatività dei casi in cui lo si può azionare.

L’art. 630 c.p.p., infatti, prevede che la revisione può essere richiesta:

- se vi è la non conciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza di condanna o del decreto penale di condanna

con quelli di un’altra sentenza penale irrevocabile;

- se interviene la revoca di una sentenza civile o amministrativa di carattere pregiudiziale che è stata posta a fondamento

della sentenza di condanna o del decreto penale di condanna;

- se sopravvengono nuove prove che da sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere

prosciolto;

- se viene dimostrato che la condanna è stata pronunciata a seguito di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto che la

legge prevede come reato.

A pena di inammissibilità della domanda, l’art. 631 c.p.p. sancisce che gli elementi in base ai quali la revisione va

richiesta siano tali da dimostrare, se accertati, che il condannato debba essere prosciolto con sentenza di assoluzione

(art. 530 cp.p.p), di non doversi procedere (art. 529 c.p.p.) o di non doversi procedere per estinzione del reato (art. 531

c.p.p.).

I soggetti legittimati:

L’art. 632 c.p.p. individua i soggetti che possono domandare la revisione che sono:

- il condannato o un prossimo congiunto o il tutore o, se il condannato è morto, l’erede o un prossimo congiunto;

- il procuratore generale presso la corte di appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza di condanna.

Il procedimento:

La richiesta di revisione delle sentenze di condanna dei decreti penali di condanna divenuti irrevocabili può essere

avanzata senza limiti di tempo a favore dei condannati.

La richiesta, ai sensi dell’art. 633 c.p.p., va presentata personalmente o per mezzo di un procuratore speciale e deve

contenere "l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano" ed essere presentata insieme alla

eventuale documentazione, nella cancelleria della Corte di Appello individuata in base ai criteri dell’art. 11 c.p.p..

La Corte, con ordinanza, potrà in qualunque momento disporre la sospensione della pena o della misura di sicurezza

(art. 635 c.p.p.).

Per quanto riguarda il giudizio di revisione l’art. 636 c.p.p., "dopo aver precisato che il presidente della corte emette

decreto di citazione ai sensi dell’art. 601 c.p.p.", stabilisce che per la revisione si osservano le disposizioni che regolano

gli atti preliminari al dibattimento e il dibattimento (Libro VII, Titolo I e II) per quanto compatibili.

Fatta eccezione per il caso in cui vi sia una declaratoria di inammissibilità (art. 634 c.p.p.), il giudizio di revisione

termina con sentenza di accoglimento o di rigetto (art. 637 c.p.p.).

Nel primo caso "il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il

proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo".


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto amministrativo II sul ricorso per Cassazione, con analisi dei seguenti argomenti: i cinque ordini di motivi per i quali può essere presentato il ricorso, i soggetti legittimati, il ricorso “per saltum”, le fasi del procedimento (atti preliminari, dibattimento, sentenza), i tipi di sentenza che possono essere adottate (inammissibilità, rigetto, rettifica, annullamento senza rinvio), la cognizione del giudice in appello.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Meale Agostino.

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