Che materia stai cercando?

Dinamiche e Politiche dell'immigrazione: Appunti Lezioni Appunti scolastici Premium

Appunti di [materia] su dinamiche e politiche dell'immigrazione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Caponio dell’università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di Scienze politiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Dinamiche e politiche dell'immigrazione docente Prof. T. Caponio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

evidente ; sostenere il cambiamento degli attori

(es delle sanatorie → svelare gli impliciti)

sociali,

perseguire questi ob non è facile soprattutto “mettersi nei panni di”, si tende a trasferire sul

– sogg la propria visione ,

(es vittima, debole, da aiutare)

il cambiamento sociale è un processo complesso (es centri di accoglienza '90 Bologna – Davide

– .

Però)

La ricerca oggi in Europa → IMISCOE network finanziato dall'UE

26/09

Concetti chiave:

EMIGRATO esce da un Paese

IMMIGRATO arriva in un Paese

SOCIETA DI ORIGINE dell'emigrato

SOCIETA RICEVENTI / DI ACCOGLIENZA dell'immigrato

MIGRANTE molti studiosi preferiscono questa espressione. Può riferirsi a una migrazione di tipo

stagionale o non definitiva e non necessariamente il migrante entra in una nuova società in modo

definitivo

Nelle recenti migrazioni dalla Libia arrivano in Italia e poi ulteriore spostamento → più spostamenti

periodici.

Le seconde generazioni in Italia, durante la crisi economica, migravano altrove.

TRANSMIGRANTE concetto della letteratura antropologica: molte persone vivono l'esperienza

migratoria sempre sentendosi in transizione → esperienza soggettiva → mantengono relazioni

sociali con paese di origine, di arrivo e altri paesi terzi → identità di tipo soggettivo

Chi sono gli IMMIGRATI?

La definizione varia molto a seconda dei sistemi giuridici dei vari paesi, delle vicende

– storiche (colonialismo) e delle contingenze politiche (alcuni gruppi ricevono accesso più

.

facilitato a cittadinanza, es allargamento UE)

Dipende da un confine fra cittadini nazionali e immigrati stranieri (es 1982 legge spagnola

– , è un confine labile e dipende dalla storia nazionale dei vari paesi.

sulla cittadinanza) Es: Italia,

legge restrittiva, le persone che acquisiscono la cittadinanza hanno origini diverse, è difficile

rintracciare i percorsi di integrazione di queste persone. Per molti la cittadinanza è avere passaporto,

non avere più permesso di soggiorno → si rintracciano i censimenti per avere un quadro più chiaro

(risalire ai genitori, ecc).

Diverse definizioni di immigrato rendono difficile la statistica comparata, il conteggio degli

– immigrati. Es: Francia e Germania hanno dati molto diversi, Germania normative restrittive per

molti anni, poi una sorta di ius soli → la popolazione straniera è più ampia rispetto alla Francia, .

anche se forse la Francia ha più immigrati, ma oggi c'è stata naturalizzazione (ne contano meno)

Problema definizione di migrante → definizione dell'ONU prescinde dalla cittadinanza: “migrante

persona che si è spostata da un paese di origine in un altro e ci vive da più di un anno”.

→ spostamento nello spazio verso un paese diverso da quello di nascita

→ permanenza prolungata, più di un anno

Problemi: migrazione fenomeno sfaccettato

non tiene conto delle migrazioni interne (da sud a nord in Italia, Africa)

– non tiene conto delle migrazioni stagionali (periodo inferiore a 1 anno) → talvolta si

– ripetono, es periodo della vendemmia, colture stagionali.

non tiene conto delle diverse visioni sociali e giuridiche delle migrazioni. Es le seconde

– generazioni a Zurigo nate da genitori italiani salentini decidono di tornare al paese di origine

dei genitori quando questi non l'avevano mai sentito come necessario. Quando arrivano

trovano realtà diversa da come l'avevano immaginata.

Migrazioni:

Processi che comportano adattamenti e modificazioni nel tempo

– Sistemi di relazioni che coinvolgono una pluralità di attori (autorità, organi di mediazione,

– comunità dello stesso paese di nascita, famiglia), le aree di transito e destinazione

Costruzioni sociali complesse in cui agiscono tre attori principali: la società di origine, i

– migranti attuali e potenziali, le società riceventi.

MINORANZE ETNICHE: prodotto dell'interazione fra popolazioni immigrate e società di arrivo

→ da un lato insediamento stabile di immigrai stranieri e emergere di nuove generazioni

→ dall'altro atteggiamenti di esclusione delle società di arrivo

Castles e Miller (1993) due studiosi anglosassoni, hanno parlato di 4 caratteristiche che devono

coesistere perché esista una minoranza etnica:

gruppi subordinati: relegati in nicchie del mercato del lavoro non molto attraenti

– aspetti fisici o culturali soggetti a valutazione negativa da parte della maggioranza

– autocoscienza di gruppo → anche il gruppo deve percepirsi come diverso es endogamia

– identità minoritaria che si trasmette alle generazioni successive

Diverse categorie giuridiche e sociali di migranti:

immigrati per lavoro / economici : componente importante e al centro della contabilità

– amministrativa

→ immigrati stagionali

→ immigrati qualificati e imprenditori

familiari ricongiunti : raggiungono persone che già si trovano in un altro paese (marito,

– moglie, figli). Es in Italia sotto Napolitano ingresso facilitato per i genitori (nucleo familiare

.

primario Legge 6 marzo 1998, n. 40)

richiedenti asilo : arrivano per ragioni politiche e chiedono tempo di permanenza (domanda

– di asilo)

rifugiati : ottengono lo status richiesto e quando la richiesta viene accettata diventano

– rifugiati

immigrati irregolari : entrano regolarmente e restano nel paese oltre la scadenza del

– permesso o dopo un diniego

clandestini : eludono del tutto i controlli e la loro presenza è sconosciuta, non vengono

– identificati ai controlli in ingresso

vittime del traffico di esseri umani : es donne entrate regolarmente ma

(es nigeriane)

– migrazione sponsorizzata da organizzazioni criminali per sfruttamento (es sessuale)

seconde generazioni : figli di stranieri, es in Italia rimangono stranieri molto a lungo

– migranti di ritorno : portano problemi anche per il reinsediamento

27/09

Queste categorie emergono nella storia delle migrazioni europee:

L'Europa per molti secoli fu continente sovrapopolato da cui si partiva → periodo dello

– sviluppo industriale (1830 – 1GM) verso altri continenti e verso altri paesi europei

→ espulsioni dalle campagne, concentrazione nelle città, troppa gente, poco lavoro → le persone

migrano altrove per cercare uno stile di vita migliore → c'era popolazione in eccesso → problema

→ emigrazione come valvola di sfogo per allontanare i poveri (società basata ancora sulle classi) →

America del Sud e America del Nord continenti poco popolati, c'era bisogno di popolazione,

lavoratori, ecc

Periodo fra le due guerre: rigidità al movimento delle persone nel continente e all'esterno →

– perdere uomini = perdere soldati. Anche i paesi di arrivo iniziano a porre paletti: a

immigrare erano gruppi sgraditi perchè rivoluzionari o con idee politiche pericolose

(opposizione ai regimi es gruppi anarchici).

Ricostruzione post-bellica (1945 – primi anni '50): emigrazione di esuli dai paesi dell'Est

– (favorita l'espulsione di alcuni soggetti non graditi), ritorno di forza lavoro dai campi

profughi e spostamenti interni al blocco europeo, arrivi da ex-colonie (visti con favore

perchè contribuiscono a forza lavoro, non si pensava che si sarebbero fermati a lungo)

Boom economico (anni '50 – '60) : atteggiamento liberale, favorita la regolarizzazione

– perchè c'è richiesta di forza lavoro (es miniere: italiani in Belgio). Anche se migranti

irregolari è favorita la rapida regolarizzazione.

Recessione economica ('68-'69) e blocco delle frontiere (anni '70): nel 1973 aumento del

– prezzo del petrolio → ristutturazione profonda della struttura economica, aumento dei prezzi

di produzione → stagnazione → recessione

Governi europei restrizione ai nuovi ingressi fino al blocco delle frontiere (es Inghilterra prime

restrizioni nel 1965 verso i cittadini delle ex-colonie; Francia e Belgio introducono lo stop e non

concedono regolarizzazioni; la Germania revoca gli accordi bilaterali). Si impone regolarizzazione

sempre più rigida degli ingressi (controlli, permessi di soggiorno, ecc). L'immigrazione verso

l'Europa però non diminuisce, diventa immigrazione di famiglie che si ricongiungono.

Scenario contemporaneo influenzato dagli eventi degli anni '70: contesto post-fordista ('80)

→ sistemi migratori europei cambiano → allargamento delle aree di partenza e di destinazione e

accelerazione dei flussi: venir meno di canali privilegiati, accelerazione e frammentazione, più

persone migrano verso un paese e arrivano in maniera spontanea → globalizzazione delle

migrazioni

Meno centralità della grande impresa dei settori economici, prima centrali → frammentazione in

distretti di piccole-medie imprese.

Città globali: lavori pesanti, poco riconosciuti

Femminilizzazione delle migrazioni: donne si dedicano a lavori di servizi e cura.

Differenziazione delle migrazioni: tipi diversi di migranti non solo per lavoro ma per asilo politico,

motivi familiari.

Come hanno descritto gli studiosi la storia europea delle migrazioni? Fasi e cicli dei processi

migratori: Bohning, Castles e Miller, Basteiner e Dassetto mettono in luce 4 fasi di questo processo:

1) arrivo per lavoro ( '50 – '60) da paesi più poveri con idea di ritornarci presto

2) prolungamento del processo migratorio: conveniente continuare a stare nei pesi di arrivo

3) coincide con la crisi del 1973: immigrati abbandonano il progetto del ritorno perchè la crisi

ha deteriorato i loro paesi di origine e nel tempo hanno maturato contributi (sanità, ecc).

Anche i paesi di arrivo devono modificare l'approccio verso le migrazioni. Le isittuzioni per

la prima volta devono interessarsi alla questione.

4) Inclusione nella cittadinanza giuridica, acquisizione del passaporto, crescente impegno su

piano sostanziale.

Ciclo migratorio → da fase iniziale di marginalità a crescente integrazione.

Problemi e critiche di queste 4 fasi: rappresentazione delle migrazioni dei paesi del sud europa, ad

esempio non tengono conto delle ex-colonie e dei migranti "coloniali". Sono modelli rigidi, fanno

fatica a cogliere la realtà dei flussi migratori contemporanei. Ad oggi considerate poco valide queste

fasi.

Perchè le migrazioni? Tre spiegazioni

1) spiegazioni macrosociologiche : economia, guerre, cambiamenti climatici → cause esterne

2) spiegazioni microsociologiche : decisioni individuali

3) spiegazioni di livello intermedio o meso : importanza delle relazioni sociali → spiegazioni

sociologiche, guardano all'importanza di gruppi, della famiglia

SPIEGAZIONI MACRO

push/pull factors : alcuni demografi sottolineano che le migrazioni originano da fattori di

– spinta; alcuni tendono a sottolineare fattori di attrazione → teoria dualistica del mercato del

lavoro → attrazione costante delle economie verso paesi meno ricchi

spiegazioni marosociologiche di matrice strutturalista : es teoria neomarxista della

– → dipendenza economica = dipendenza culturale : ex-madrepatria

dipendenza (Amin 1974)

punto di riferimento di supremazia, continua a proiettare progresso, dipendenza culturale.

→ ci sono relazioni di dipendenza economica, sociale,

Es teoria del sistema mondo (Wallerstein 1982)

culturale es Sud Europa si vive meglio e offre situazioni di pre-periferia, periferia (Sud del Mondo)

e il centro in cui si vive meglio e genera attrazione verso le periferie.

Teoria sistemica delle migrazioni : idea di un sistema migratorio → i paesi sono legati da

– relazioni privilegiate che i flussi migratori seguono es Sicilia – Tunisia ruotano attorno al settore

della pesca → canale di accesso privilegiato per i tunisini per poi andare altrove attraverso la Sicilia

02/10

[Manuale di Ambrosini → cap.Imprenditoria etnica, donne migranti e nuove generazioni solo chi fa

9 cfu. Chi fa 6 cfu si ferma al cap. 4.]

Critiche alle spiegazioni macro: emergere di schemi interpretativi diversi

Dati sui flussi migratori evidenziano che i migranti non provengono necessariamente dai

– paesi del Mondo più poveri in assoluti.

Gli emigrati non appartengono a classi sociali più povere delle società anzi molte ricerche

– dicono che provengono da strati delle classi medie che hanno subito improvviso

impoverimento causato da crisi economiche, politiche. Sono classi che si trovano a veder

danneggiata la propria condizione sociale. Non accettano questo improvviso impoverimento

e cercano un'altra via x colmare questo improvviso impoverimento.

Teorie push: superficiali, tengono conto dei migranti come soggetti passivi, non prendono

– decisioni autonome, sono vittime della situazione → immagine di soggetto passivo → in

realtà molte ricerche sottolineano una certa imprenditorialità dei migranti (progetti di vita

per i figli, per la famiglia, progetti sul dove andare, ecc).

Lato push/pull e teorie che si incentrano sui fattori pull: danno x scontato che il mercato del

– lavoro dei Paesi sviluppati sia scarsamente attraente → ci sono leggi, norme che favoriscono

arrivo di lavoratori stranieri? Gli immigrati scelgono anche sulla base della regolarizzazione

che alcuni paesi danno, rispetto ad altri. Ruolo della regolazione normativa → non tutte le

economie sviluppate attraggono le stesse quantità di migranti.

Es. Corea e Giappone: legislazione molto favorevole agli immigrati. Tassi elevati dei matrimoni

internazionali → molte donne arrivano direttamente nelle famiglie come spose (matrimonio

attraverso agenzie, ecc) es ingresso in Giappone di spose cinesi o filippine → non arrivano come

lavoratrici immigrate e spariscono dalle statistiche diventando cittadine, sposando un connazionale.

Diversità di età fra queste donne e l'uomo che sposano, lavorano per la famiglia allargata, alcune

volte accedono al mercato del lavoro della cura aperto solo a donne nazionali (lo sono diventate, ma

non lo sono x nascita).

SPIEGAZIONI MICRO

1) Spiegazione neoclassica (Borjas 1990): teoria neoclassica → migrante come individuo

razionale spinto alla massimizzazione dell'utilità (prospettive dei propri guadagni). Fa un

calcolo preciso di quanto la migrazione gli conviene. Secondo Borjas (economista) autore di

questa chiave interpretativa, emigrano coloro che nel calcolo costi-benefici pensano di avere

un guadagno, un'utilità marginale positiva al netto di quelli che sono i posti

dell'immigrazione.

2) La nuova economia delle migrazioni. Le strategie famigliari (Stark 1991): parte da una

critica all'approccio dell'economia neoclassica perchè ritiene che il migrante non sia un

individuo astratto, isolato che decide in modo individuale dove andare. Per Stark sono più

importanti le strategie famigliari → obiettivo di massimizzare i redditi (andare in paesi con

salari più alti), ma anche tiene conto della diversificazione dei rischi → la famiglia che è un

nucleo decisionale allargato, nel decidere verso quali paesi migrare, tiene conto dei progetti

migratori di alcuni di loro e li sostituisce per sopperire a eventuali rischi o fallimenti. Se tutti

andrebbero nello stesso paese si rischia di non ricevere entrate da chi è emigrato.

Questo modello è stato proposto da studiosi che lavorano su contesti africani o asiatici in cui la

famiglia è allargata e spesso coincide con il villaggio. Funziona poco nelle migrazioni dell'Est in cui

ci sono nuclei famigliari limitati, le scelte migratori non seguono queste strategie. Di solito è una

donna per famiglia che emigra in un paese in cui ci sono buone possibilità di massimizzare utilità

(spiegazione 1).

Critiche alle spiegazioni micro:

Riduzionismo eonomico : non si muovono solo per ragioni economiche, ma anche politiche,

– riunire il nucleo famigliare (poco razionale). Queste teorie non tengono conto di aspetti

politici, emotivi, sociali che sono la realtà del processo migratorio.

Problema dell'assunto della completezza delle informazioni : queste teorie danno per

– scontato che l'attore razionale abbia un controllo completo sulle informazioni rilevanti. Per

calcolare dove migrare bisogna avere informazioni chiare su ciò che ci si può aspettare in

termini di costi, salario, ecc. Questo di solito i migranti non ce l'hanno. Si basano molto sul

sentito dire, su quanto è stato riportato dai connazionali e spesso su informazioni

contraddittorie.

Assunto della famiglia come unità comunitaria e consensuale : in realtà le ricerche sulle

– famiglie migranti mettono in luce come a volte alcuni membri della famiglia sono obbligati

a emigrare quando non vorrebbero. Talvolta sono famiglie patriarcali in cui decide il marito,

il padre ed è difficile esprimere la propria volontà di non emigrare o di emigrare in un

contesto diverso. Talvolta padri o mariti obbligano mogli o figlie a emigrare in paesi per

lavorare come badanti, colf, domestiche contro la loro volontà.

Problema di collegamento tra opportunità strutturali e scelte individuali : tante volte i

– migranti si dirigono verso contesti che sulla carta avrebbero scarsa attrattività e quindi è

difficile collegare queste scelte sulla base di quella che è l'utilità presunta. Es. oggi in Europa

sarebbe scontato voler andare in Germania, ma invece molti scelgono l'Italia.

SPIEGAZIONI MESO spiegazioni sociologiche, richiamano rapporti fra gli uomini.

1) La teoria dei network:

- si basa sull'idea che le migrazioni siano l'esito di reti di relazioni interpersonali fra immigrati e

potenziali migranti. La decisione di immigrare in un certo contesto matura sulla base di relazioni

interpersonali. Il potenziale migrante riceve informazioni da parenti o amici.

- Grazie alle reti, spesso i processi migratori continuano anche in mancanza di condizioni

economiche favorevoli → si va in un certo paese perché c'è un parente, un amico che ha promesso

un lavoro, un aiuto, ecc. I cittadini di un certo paese che risiedono a Torino provengono quasi tutti

dalla stessa città di origine . Grazie alle reti spesso i flussi cambiano

(es marocchini da Marrakesh)

anche in termini di composizione interna, magari all'inizio sono lavoratori e poi man mano arrivano

famigliari ricongiunti, amici, ecc.

- La decisione di emigrare quindi non è una decisione strettamente individuale ma è il prodotto di

gruppi sociali che mediano → decisione di emigrare = decisione sociale.

- Un'evoluzione della teoria dei network è quella dell'approccio transnazionale → i soggetti non

emigrano mai totalmente in un altro paese ma mantengono identità fluida che li porta ad avere

contatti frequenti con il proprio paese di origine o con connazionali. Transmigranti intrattengono

relazioni in diversi luoghi e creano campi sociali attraverso le frontiere nazionali. Spesso si arriva

con un visto provvisorio, che viene preparato dalla persona già presente nel paese.

2) Teoria delle istituzioni migratorie:

Importanza delle strutture che mediano fra le aspirazioni individuali all'emigrazione e la concreta

possibilità di trasferirsi all'estero.

Es. le imprese che reclutano lavoratori all'estero, le associazioni di immigrati (es USA associazioni

, sistemi di parentela (rimandano ai network), agenzie governative (si

forti anche a livello politico)

occupano del reclutamento di lavoratori all'estero), agenzie illegali (scafisti, trafficanti). Critica →

troviamo un coacervo di attori molto diversi fra loro che mette sullo stesso piano organizzazioni e

istituzioni di tipo formale (es agenzie di reclutamento pubbliche es Germania aveva agenzie di

e organizzazioni di tipo diverso, illegali

reclutamento in Italia, Belgio, Grecia) (es agenzie turistiche,

. Chiamarle tutte istituzioni migratorie non è

organizzazioni che si occupano di traffico di migranti)

corretto, sono diverse.

3) La regolazione normativa:

Mette in luce come la regolazione statuale delle migrazioni è importante nel determinarne i flussi

(quantità) e può esercitare influenza sul tipo di flussi (Es sud-est asiatico donne giovani che emigrano

come mogli; es donne filippine vs Europa sono donne che arrivano da posizioni sociali di classe media,

Le leggi

tenore di vita minacciato per effetto di crisi economiche, ecc avevano mezzi per emigrare).

possono rendere più o meno facile passare da un canale piuttosto che un altro e possono influenzare

l'arrivo di flussi, il loro livello di istruzione, classe sociale, ecc. Le leggi, le politiche, gli strumenti

di controllo sul territorio possono avere funzione selettiva e favorire o meno l'arrivo di migranti.

Es in Italia migranti arrivati attraverso canali legali e poi rimasti in modo illegale → scarsa capacità di tenere

conto delle presenze.

Es Germania database in comunicazione fra loro, in ospedale ci sono database collegati con anagrafe, si sa se

un paziente è regolare o irregolare.

Tendenze recenti dei flussi migratori sottolineano l'importanza dei fattori politici → possono

contenere, allargare i flussi, indirizzarli.

Es allargamento ad Est dell'UE → favorisce flussi migratori circolari → molti cittadini dell'UE dell'Est (es

donne inserite nel settore della cura) entrano e poi escono, rientrano, ecc.

Es skilled migrations = migrazioni altamente qualificate → attrazione di migranti con qualificazioni elevate e

spendibili nei settori economicamente più dinamici dei paesi di arrivo. La presenza di lavoratori altamente

qualificati si trovano in Nord Europa → paesi con GB, Svezia hanno messo in atto politiche che favoriscono

ingresso di migranti con dottorati, lauree specialistiche, ecc.

Es politiche rigide di controllo ha spostato migrazioni in paesi dove i controlli sono meno rigidi.

Es immigrazioni irregolari e sanatorie producono effetto di incentivo, es Italia flussi maggiori si producono a

ridosso delle sanatorie → effetto di richiamo → si genera la speranza che prima o poi la propria posizione

sarà sanata.

Critiche al sistema meso:

Problema dell'inizio dei flussi migratori qual è il fattore scatenante che porta allo stabilirsi di

– una reta migratoria in un paese piuttosto che in un altro. Es caso delle missioni cattoliche in

alcuni paesi di origine di importanti flussi migratori come Filippine e Capo Verde.

Scarsa considerazione dei vincoli esterni (network e istituzioni migratorie) i network si

– autoalimentano secondo che lavora in questa prospettiva teorica, ma le leggi possono

inasprirsi di condizioni restrittive in ingresso e possono rappresentare un ostacolo. In realtà

spesso i network si modificano nel corso del tempo anche per far fronte a nuove norme,

nuove rigidità o a volte possono essere favoriti da normative favorevoli (es allargamento ad

La normazione può favorire o meno l'espansione del network.

Est dell'UE).

Funzionalismo implicito (network come elemento in ogni caso positivo) critica alla teoria

– dei network e al loro funzionalismo implicito cioè idea che la rete sia un elemento in ogni

caso positivo (favorisce l'arrivo, rappresenta un punto di appoggio per il migrante, può

arrivare senza correre eccessivi rischi che deriverebbero dall'andare in un contesto

sconosciuto) però questi network nel tempo tengono a effettuare condizione di

marginalizzazione (es donne migranti).

Come spiegare le migrazioni?

Necessità di spiegazioni multicausali e di maggiore intenzione ai contesti

– Passaggio da modelli deterministi a formulazioni più dinamiche e flessibili

– Problema ancora difficile da gestire è quello di studiare l'interazione fra struttura

– macroeconomica e le strategie familiari, decisioni individuali

03/10

L'integrazione degli immigrati.

[Manuale Ambrosini non ne parla molto (introduzione) → vedi dispensa]

Inserimento nella società di arrivo → i migranti arrivano da luoghi differenti → problema di come

avviene l'inserimento, se crea problemi, se assume una direzione positiva per entrambe le parti, ecc.

Letteratura e dibattito pubblico: troviamo diversi termini x alludere a questo processo di

inserimento → inserimento.

Altri due termini importanti che ricorrono in letteratura e nel dibattito pubblico sono quelli di

assimilazione e incorporazione.

INSERIMENTO

→ questo concetto è neutro, è privo di forti connotazioni di valore (vantaggio). L'inserimento deve

avvenire in un modo o nell'altro, può essere positivo o negativo.

→ Però è un concetto vago (il fatto di non indicare una direzione positiva, negativa; non è stato

utilizzato molto in letteratura se non legato all'inserimento lavorativo positivo o negativo), si

riferisce per lo più alla dimensione economica e al mercato del lavoro (svantaggio dal pto di vista

scientifico).

ASSIMILAZIONE → concetto più impegnativo.

→ Concetto classico della sociologia americana dell'immigrazione e delle relazioni etniche

(vantaggio)→ ci sono teorie, forte dibattito teorico, letteratura.

→ Spesso termine usato in letteratura con accezioni diverse dandone una definizione più neutra

(riferimento a assimilazione nel mercato del lavoro o con accezione culturale). Lo svantaggio

principale nel contesto Europeo è la connotazione sul piano ideologico-normativo perchè in Europa

rimanda al passato coloniale dei vari paesi (es Francia metodo di colonizzazione fortemente improntato

sul "cambiamento delle teste" → sistema di valori e convinzioni, idee proprie della matrepatria → sistema

coloniale francese non basato solo sul controllo politico economico, ma anche culturale (es utilizzo lingua

francese, principi del sistema politico francese presentati come superiori rispetto a quelli delle culture locali)

es Impero Britannico meno invasivo → adozione di un metodo più pragmatico di dominio → i notabili

esercitavano a livello locale il potere, non c'era pretesa che a livello popolare ci fosse riconoscimento o totale

ciò fa sì che questo termine “assimilazione” in Europa suoni un po' sospetto,

cambiamento di idee)

visto con fastidio → sembra implicare volontà di intervenire cambiando le teste, modo di pensare.

Negli USA invece è molto più diffuso come termine e anche meno connotato dal pto di vista

valoriale nel dibattito pubblico (svantaggio).

INCORPORAZIONE/INCLUSIONE

→ considerato più neutro rispetto ai due precedenti. Indica una situazione di fatto → gli immigrati

arrivano in un certo contesto e vengono inclusi in alcune istituzioni chiave della società del paese

(vengono inclusi nell'economia, nella sfera politica, nel mercato del lavoro, organizzazioni culturali)

(vantaggio).

Es scuola in Italia → inclusione dei bambini inevitabile, è accaduto senza preparazione

→ questi processi di inclusione sembrano dare per scontato una certa passibilità dei migranti che in

qualche modo vengono incorporati nelle istituzioni presenti ma sembrano non modificarle a proprio

favore → indica uno stato più che un processo. Mette in ombra l'aspetto interattivo. (svantaggio).

INTEGRAZIONE

→ concetto sociologico classico. Accento sulla dimensione processuale → l'integrazione, partendo

dall'idea del sistema politico, implicherebbe anche riadattamento del sistema → la presenza di

stranieri richiede interazione fra le due parti (vantaggi).

→ connotazione funzionalista → rimanda all'idea di ordine sociale → la società si modifica ma lo

fa per mantenere il suo equilibrio. L'apporto degli stranieri deve essere contenuto e limitato →

obiettivo ristabilire lo status quo. Accezione prevalentemente a senso unico → è l'immigrato che

deve integrarsi, soprattutto nel dibattito pubblico. L'UE ha cambiato un po' l'utilizzo di questo

termine, definendolo come un processo a doppio senso. Anche la società di accoglienza si deve

ridefinire per effetto della presenza di stranieri con diverse origini. (Es. metà anni 2000 l'UE inizia a

parlare di processo a triplo senso → integrazione deve tenere conto che nell'ambito dei processi migratori, a

essere messi in discussione sono anche le società di origine (ricevono risorse che possono favorire anche lo

sviluppo economico; ricevono modelli culturali diversi da quelli tradizionali (es ruolo donne in molte società

(svantaggi).

tradizionali))

La tradizione americana

il concetto di assimilazione → utilizzato molto dalla tradizione americana, indica un

– processo contemporaneo, la storia americana prescinde da regimi politici particolarmente

aggressivi.

Questo termine è stato usato già agli albori della sociologia americana → Scuola di

– Chicago (1920 circa) → gruppo di studiosi che studiano contesto delle relazioni fra gruppi

etnici diversi in una città che era polo di riferimento nell'arrivo degli immigrati nel

Continente. Contesto di osservazione: contesto urbano, città, grande metropoli. Obiettivo

analisi relazioni fra diversi gruppi etnici che compongono la popolazione della città di

Chicago.

1. Park e Burgess (1921) propongono l'idea di un ciclo delle relazioni etniche:

La prima fase sarebbe quella della competizione → arrivano i migranti in

◦ una città e devono posizionarsi, devono trovare risorse per vivere,

competono fra loro e con i gruppi già presenti nella città (accesso

all'abitazione, ecc).

La seconda fase è quella del conflitto che vede creazione di gruppi, di

◦ identità di gruppo attorno alle identità etniche di origine che consentono

di trovare degli alleati e di confrontarsi come gruppi rispetto all'accesso

delle risorse materiali, quartieri ecc. Opposizione fra i vari gruppi. (Es

coreani vivono nelle loro comunità, non parlano inglese, non si assimilano più di

tanto).

La terza fase di aggiustamento, i gruppi si dividono il territorio,

◦ riconoscono le egemonie che sono andate affermandosi nei vari settori,

mercato del lavoro, ecc. Per fare in modo che si crei un certo equilibrio.

Però i gruppi sono ancora separati fra loro → non c'è ancora interazione.

L'assimilazione sarebbe l'ultima fase in cui abbandonate le tribolazioni

◦ caratteristiche del periodo in cui bisogna predominare. Sarebbe melting

pot → i diversi gruppi partecipano alla costruzione di un'identità nuova

→ cucina fatta di tanti elementi (pizza, noodles, bistecca al sangue, ecc)

anche la lingua è uno slang, convivere di tradizioni religiose e a volte

contaminazione (comunità diventano più laiche).

1. Warner e Srole (1965) parlano di una relazione fra subordinazione e assimilazione

→ scala di subordinazione e assimilazione mette i diversi gruppi su diversi livelli in

base a quelli che sono considerati elementi che possono facilitare o ostacolare il

progredire dei diversi gruppi sulla scala dell'assimilazione. I gruppi nuovi partono da

un livello di svantaggio e possono avere caratteristiche che tendono a svantaggiarli

perennemente oppure possono man mano avere la possibilità di progredire. Ostacolo

all'incorporazione: di tipo somatico, religione, lingua diversa dall'inglese. Alcuni

gruppi hanno più chances di assimilarsi (culturalmente), altri gruppi hanno maggiori

problemi (hanno caratteristiche che li rendono difficilmente assimilabili).

L'assimilazione diventa un processo lineare che non si esaurisce nell'ambito di una

sola generazione. Man mano alcuni progrediscono e altri (se si tengono legati alle

proprie tradizioni) no (es comunità di origine ebraica) e altri sono destinati a

incontrare sempre problemi e essere parte dello scalino più basso della scala.

La crisi dell'approccio lineare → l'assimilazione migliora nel corso del tempo, fra le

– generazioni

1) Gordon (1964) critica la visione deterministica di Warner e Srole → propone teoria

multidimensionale dell'assimilazione: 7 dimensioni

1. acculturazione → acquisizione di valori, atteggiamenti e modelli culturali della società ospitante

(lingua, storia).

2. strutturale → effettivo ingresso all'interno dei gruppi e delle istituzioni dei paesi di arrivo nei

gruppi informali (es vicinato), nelle organizzazioni (es club, associazioni) e nelle istituzioni del

contesto di accoglienza → interazione crescente con la popolazione maggioritaria nelle istituzioni

chiave della società.

3. matrimoniale

4. identificazione

5. ricettiva negli atteggiamenti

6. recettiva nei comportamenti

7. civica

1-2 separazione, 5-6 come pre-condizioni per avvio di un processo di assimilazione strutturale

(assenza pregiudizi/assenza di comportamenti discriminatori).

L'elemento che più contraddistingue questa teoria è la separazione fra queste due dimensioni cioè si

può mantenere la propria identità ma andare comunque d'accordo con la popolazione del paese

ospitante, con la società.

Gruppi distinti, a volte strutturalmente integrati nella maggioranza del paese di accoglienza, a volte

invece i gruppi possono scegliere direzione diversa, cioè creare ethnic subsocieties nicchie in cui

l'immigrato può trascorrere gran parte della propria vita → la società non vede il progredire di

assimilazione costante sulla dimensione culturale.

Anni '90

– 1. Gans (1992) separazione fra dimensione culturale e socio-economica

dell'integrazione (mercato lavorativo, miglioramento condizioni socio-economiche

del gruppo) → non è detto che la dimensione culturale vada di pari passo con quella

economica → ci sono casi di comunità che mantengono forte specificità culturale ma

risultino fortemente integrate dal pto di vista economico (hanno propria base e

struttura economica di protezione della ricchezza es banche del paese di origine).

Es. Cubani (Florida) comunità con forte livello di integrazione socio-economica (comunità ricca, è riuscita a

che

costruire quartieri (es Little Havana a Miami per pubblico autoctono a cui piace l'etnico, ecc)

rappresentano attrazione turistica e culturale per queste città, hanno costruito economia dell'etnico

→ mantenimento della propria specificità culturale, tendono ad avere in questi quartieri tutti i loro

punti di riferimento, le loro attività economiche → si tratta di enclaves etniche.

Vede due direzioni alternative di assimilazione

→ verso l'alto straight-line : si diventa sempre più simili al mainstream (es comunità di italo-

americani: l'origine etnica si sente nel cognome, ma oramai si parla inglese, non più italiano).

→ bumpy-line assimilation assimilazione sconnessa, mantengono forte specificità culturale, scuola

di lingua x bambini, banche del paese di origine, chiesa cattolica, però non è rimasto gruppo

subordinato, è diventato gruppo di successo di un certo rilievo. Si vedono le due dimensioni

procedere in maniera sconnessa (es. cubani).

2. Portes e Zhou (1993) è un elemento virtuoso la capacità di riuscire a combinare

specificità etnica culturale con buon livello di integrazione economica. Teoria

dell'assimilazione segmentata → comunità che

→ downward assimilation

4/10 Porthes e Zhou sottolineano come l’integrazione non avvenga mai un main stream

omogeneo. P. e Z. mettono in luce come non ci sia un vero parametro di riferimento. Il

ghetto spesso è caratterizzato da una contro-cultura.

Porthes e Zhou parlano di processi di assimilazione verso il basso (downward

assimilation) nel senso che queste minoranze vengono socializzati a valori di rifiuto

della legge, scarsa fiducia nelle istituzioni. Diverso è il caso della cultura selettiva

facendo riferimento a gruppi che pur vivendo in costei non favorevoli mantengono una

maggiore separazione pur sapendo le regole del ghetto e proteggendo i processi di

assimilazione verso il basso e costruiscono un processo si assimilazione del successo.

L’acculturazione selettiva indica la capacità dei gruppi di combinare alcune

caratteristiche come la lingua. Sono processi che vedono la presenza di comunità molto

forti e istituzionalizzate. Questi studiosi arrivano a formulare le ipotesi di diverse forme

di incorporazione dei diversi gruppi, i gruppi possono essere differenti in base alle

risorse.

La tradizione europea

Parte da un presupposto diverso perché il concetto di assimilazione è diversa. La scuola

di riferimento è quella di Durkheim uno dei primi sociologi insieme a Weber. Durkheim

non si occupa di migrazione, ma di integrazione sistemica. Il concetto di integrazione di

Durkheim osservavano lo stato-nazione dopo la seconda guerra mondiale.

L’immigrazione rappresenta una sfida recente che non era uno degli oggetti di studio di

Durkheim. I primi tentativi di analisi dei processi di integrazione sociale degli immigrati

propongono l’idea di un ciclo che parte da una situazione di marginalità degli immigrati

fino ad essere parte integrante del paese di accoglienza. Queste teorie si limitano a

mettere in luce l’operare delle istituzioni. La tradizione europea negli anni ’90 si è

“specializzata2 dell’analisi dei modelli di integrazione e l’obiettivo era di analizzare

come lo straniere viene incorporato all’interno di stati-nazione che sono pensati come

omogenei o quasi caratterizzati da identità storiche definite e differenziate. Nell’ultimo

decennio in Europa si inizia a prestare maggiore attenzione per i processi di

integrazione sociale.

Le dimensioni dell’integrazione sociale

Esser nel 2000-2004 afferma che l’integrazione sociale possa avere varie dimensioni, e

sono quattro:

1. Acculturazione: consiste nella trasmissione e nell’acquisizione di conoscenze

e competenze di tipo culturale come la lingua. Essa riguarda la sfera cognitiva.

2. Posizionamento: riprende la dimensione socio economica di Gans, essa

consiste nell’acquizione di posizioni nella società ( ambito lavorativo, educatibo,

ecc..).

3. Interazione: interazione tra i migrati e i cittadini nazionali e formazione di

relazioni e network.

4. Identificazione: rimanda l’idea della specificità dei diversi contesti di arrivo e

riguarda atteggiamento “emotivo-soggettivo” nei confronti nel sistema sociale.

Il dibattito attuale. Segni di convergenza

Negli USA il concetto di assimilazione, a partire dalla constatazione che nella storia

migratoria secolare degli USA si è indubbiamente assistito a un processo di

attenuazione delle differenze di origine etnica tra i gruppi. Assimilazione come

“diventare più simili” o processo di attenuazione delle differenze non tanto dal punto di

vista culturale ma sotto il profilo dell’attenuazione delle differenze di status di ruolo.

Il dibattito attuale. Linee di convergenza

Questa possibilità di mettere insieme questi due concetti (integrazione/assimilazione) è

visto come un processo attraverso cui si attenuano le differenze e gli immigrati

diventano nel tempo sempre più simili (dal punto di vista socio-economico) alla

popolazione autoctona. Il processo nord-america e europeo si da per scontato che sia un

processo dinamico ed è un processo che implica più generazioni.

L’inserimento nel mercato del lavoro

Immigrazione per lavoro. Domande di ricerca

Lavoratore che attraversa le frontiere per cercare lavoro all’estero che può essere una

figura classica dei fenomeni migratori. Le domande di ricerca sui lavori immigrati sono

che con il tempo si assimileranno/integreranno nella forza lavoro nazionale?

Migliorando in questo modo le loro condizioni (guardare slide).

Tre prospettive teoriche

• Approccio liberale e assimilazionista

• Approccio strutturalista

• Costruzione sociale dei processi economici e capitale sociale: prospettiva che

mette in luce l’importanza delle reti e delle risorse che i diversi gruppi sono in grado

di mettere in atto nell’approccio del lavoro

Approccio liberale e assimilazionista

Scuola di Chicago negli anni ’20-’30. Ha un punto di vista ottimistico che man mano

procede nel processo di acculturazione (apprendimento della lingua e della cultura).

L’assimilazione viene visto come un processo individuale e desiderabile.

Approccio strutturalista

Prevale in Europa, rimanda alla sociologia critica come gli studiosi marxisti, che guarda

gli immigrati come un esercito industriale di riserva  rappresentano una riserva comoda

da un punto di vista salariale e contrattuale. Piore va in questa direzione (settore

primario e secondario del mercato del lavoro) si trova in una situazione subalterna in cui

è difficile uscirne. Piore parla delle pratiche discriminatorie verso le seconde

generazioni che scoraggia l’investimento nell’istruzione e nella formazione

professionale. Castles e Miller parlano di nicchie separate (lavori all’interno di famiglie,

case di riposo) dove i lavoratori stranieri si trovano più concentrati. Secondo lo

studioso queste nicchie rendono difficile la mobilità. Sassen parla di città globali  rende

difficile il pieno inserimento degli immigranti nel mercato del lavoro. Sono articolate in

centro dove vivono i professional e periferie in cui si concentrano poveri immigrati che

svolgono servizi meno qualificati (pulizia degli uffici, alberghi).

09/10

Inserimento lavorativo

→ approccio strutturalista: vede confluire studiosi europei, e non solo.

Richiama la visione della sociologia critica (accenno all'inizio del corso → si occupa

– soprattutto di fare ricerca su soggetti subordinati della società) → prospettiva importante

Visione più pessimista:

1- Studiosi che si rifanno a visione marxista della società → l'economia viene prima della sfera

sociale. “esercito industriale di riserva” espressione applicata al caso degli immigrati, parte meno

protetta della popolazione lavoratrice (no cittadinanza, facilmente esclusi da godimento di certi

diritti) → a seconda della congiuntura economica positiva o negativa verrà più o meno utilizzato,

funzionale rispetto a esigenze di determinate congiunzioni economiche.

2- Secondo Piore “settore secondario del mercato del lavoro” → pratiche discriminatorie che

rendono difficile passaggio da lavori meno retribuiti, precari, ecc a lavori migliori in cui troviamo la

forza lavoro nazionale → pratiche discriminatorie rendono questo passaggio complicato anche per

le seconde generazioni → sistemi dell'istruzione, educazione che tendono a privilegiare i figli dei

cittadini nazionali → scoraggiano investimento delle famiglie immigrate nell'istruzione e nella

formazione professionale → figlio di immigrato = maggiore difficoltà di accesso a professioni più

ambite

3- Castles e Miller (1993) segmentazione mercato lavoro in nicchie separate (es. settore della cura:

nicchie differenziate se cura di anziani o nicchia più privilegiata se si tratta di bambini, asili nido,

nicchie di case di riposo, ecc no mercato omogeneo → strutturazione per nicchie separate →

lavoratori stranieri in nicchie meno ambite → biforcazione fra nicchie di interesse x cittadini

nazionali e quelle di totale appannaggio di cittadini stranieri)

4- Sassen (1997) “città globali” rende difficile il pieno inserimento degli immigrati nel mercato del

lavoro → articolate in centro dove vivono i professional e periferie in cui si concentrano poveri

immigrati che svolgono servizi meno qualificati.

Pratiche discriminatorie e condizioni svantaggiate degli immigrati e delle seconde

– generazioni → concentrazione nelle nicchie meno interessanti del mercato del lavoro dei

paesi di arrivo → difficoltà del miglioramento delle condizioni socio-economiche degli

immigrati

→ ristrutturazione delle economie industriali a partire dagli anni '70 → i lavori più pesanti non solo

continuano a essere svolti da immigrati, ma anche in condizioni peggiori rispetto al passato (es.

svolti in piccola impresa che non assicura protezioni, condizioni salariali,ecc).

→ l'arrivo di nuovi immigrati peggiora queste condizioni → tendono a essere spinti vs queste

imprese più piccole.

Costruzione sociale dei processi economici

Tra approccio liberale e strutturalista → terza via dell'approccio basato su costruzione sociale dei

processi economici e sottolinea importanza dei legami sociali nel mondo del lavoro → non si entra

meccanicamente in un settore → prospettiva che porta in primo piano importanza appartenenza

culturale, relazioni fra gruppi x comprendere come gli immigrati agiscono e si inseriscono nella

sfera economica (Polanyi 1974 e Granovetter 1985).

capitale sociale e embeddednes = radicamento, incapsulamento → l'azione economica non

– può prescindere da altre relazioni sociali, l'azione economica si incapsula in altri contesti

sociali che la modificano, la vincolano

al centro di questa prospettiva attenzione per gli attori sociali cioè datori di lavoro e

– lavoratori, che non si incontrano casualmente, ma hanno relazioni fra di loro, sono coinvolti

in reti sociali di relazioni → quando un datore di lavoro cerca una persona da introdurre in

un determinato settore, non è detto che avvii subito procedura formale, ma tenderà a vagliare

le proprie conoscenze, a utilizzare le proprie risorse relazionali x avere informazioni su chi

potrebbe essere valido, affidabile ecc. I lavoratori quando cercano lavoro mandano

curriculum, ma fanno affidamento soprattutto alle proprie reti di relazioni.

Azione economica degli immigrati → caso tipico di costruzione sociale dei processi

– economici → rete etnica è di importanza cruciale → le relazioni sociali quindi influenzano x

molti aspetti le decisioni economiche (es. studi sull'inserimento in fabbrica negli anni '80 di

gruppi di senegalesi nel bergamasco → i primi arrivati che avevano trovato lavoro nelle

occupazioni più difficili, si erano poi fatti agenti x questa comunità, gli stessi datori di

lavoro non attivavano procedure di assunzione, ma cercavano di capire fra i lavoratori

senegalesi se conoscevano qualcuno disponibile e interessato).

Le decisioni economiche sono incastonate in reti di relazioni in cui c'è reciprocità →

contraccambiare favore se una persona ti aiuta a trovare lavoro, ecc.

Ricerche sull'inserimento lavorativo degli immigrati

Hanno cercato di rispondere ad alcune domande, innanzitutto a livello macro si sono interrogate su

specificità dei paesi del Sud-Europa → importanza delle relazioni sociali, passaparola, ecc in

sistema economico più arretrato → è così o l'importanza delle relazioni sociali riguarda tutto il

continente europeo?

C'è forse stato un trend comune a livello europeo? Da economia fordista a sistema basato su

piccole-medie imprese.

Dal modello mediterraneo di immigrazione

Dibattito sul modello mediterraneo

Seconda metà anni '70 → cambiamento status dei paesi dell'Eu mediterranea da esportatori a

– importatori di manodopera

Il modello di immigrazione nel contesto di immigrazione è caratterizzato da:

1- flussi spontanei e improvvisi → in sud-europa, no agenzie governative, imprese, ecc tutto si

attiva spontaneamente, arrivano flussi in maniera meno programmata (es prima crisi dei rifugiati in

Italia albanesi anni '90).

2- grande diversità dei paesi di origine → in sud-europa troviamo (es Italia) frammentazione di

gruppi, non ci sono corrispondenze fra Paese e gruppo (es Spagna; Portogallo; Grecia).

3- asimmetrie di genere → flussi contemporanei crescente femminilizzazione delle migrazioni, a

seconda del gruppo c'è forte connotazione femminile, altre miste, altre prevalentemente maschile

(es Senegal o Nord Africa).

4- irregolarità e clandestinità → molti immigrati arrivano o in maniera totalmente clandestina

superando frontiere via terra (es Italia attraversamenti di immigrati che passano da confine fra Friuli

e Slovenia, piuttosto che con i barconi fenomeno recente), arrivi con visti turistici e si fermano oltre

la scadenza → migranti irregolari.

5- marginalità sociale → migranti arrivavano e trovavano lavoro soprattutto in lavori di fortuna,

soprattutto autoimpiego all'interno di commercio di prodotti di scarso valore (es. fenomeno dei vu

cumprà forte marginalità sociale).

6- occupazioni precarie → accontentarsi di ciò che offrre il contesto nei settori più marginali

dell'economia

Sistemi fordisti e post-fordisti → dibattito

altri studiosi hanno messo in luce come anche mercati del lavori dei paesi del centro-nord

– Europa sono cambiati nel senso di crescente terziarizzazione (basati su servizi altamente o

scarsamente qualificati), flessibilizzazione (anche nelle fabbriche non più lavori stabili, ma

si assiste a fondersi di posizioni a termine, contratti temporanei, contratti con meno diritti,

ecc) e informalizzazione (interessa un po' tutti i mercati del lavoro, soprattutto lavori

scarsamente qualificati si ricorre a passaparola, comunicazione verbale, conoscenza

pratica)a partire dagli anni '80.

tutti i sistemi economici contemporanei sono caratterizzati da lavori sgraditi o delle 5P cioè

– pesanti, pericolosi, precari, poco pagati, penalizzati socialmente

paesi sviluppati come importatori riluttanti di questo tipo di lavoratori → non

– organizzano selezioni su larga scala di gente x settore della cura, ecc ma si limitano a

assecondare arrivo informali di migranti come turisti di cui poi si tollera presenza

continuativa sul territorio x lavori poco qualificati ecc.

Migrazioni nei sistemi fordisti e post-fordisti

p.65 Ambrosini

Differenze in termini di:

provenienze → non c'è più meccanica corrispondenza fra paesi di origine e di arrivo (es

– subcontinente indiano vanno ovunque)

aree di destinazione → presenza di immigrati anche nei paesi mediterranei (es economie

– emergenti del sud-est asiatico come Corea, Taiwan)

caratteristiche demografiche

– settori di inserimento

– politiche migratorie → prima presupposto di scoraggiare competizione fra lavoratori

– nazionali e immigrati, oggi anche i diritti a cui gli immigrati hanno accesso sono legati al

settore in cui trovano lavoro; legate all'inquadramento normativo del lavoro; sono reattive

più che attive (regolarizzazione) e poi tendono a limitare l'accesso ai diritti

inquadramento normativo del lavoro

– sistema economico → è cambiato molto, prima anni '50-'60 espansione industriale,

– benessere (es in Germania premio a immigrato numero 100.000)

ruolo dell'offerta immigrata

– orizzonte temporale

– cittadinanza sociale

Domanda di lavoro immigrato: incentrato su settori non permeabili all'innovazione tecnologica

(es. agricoltura), e non trasferibili in paesi con eccedenze di manodopera a basso costo (es. sempre

settore agricolo). I servizi alle persone sono un altro settore che non può essere de-localizzato.

…..e offerta: in reazione a cambiamenti di domanda, anche l'offerta è mutata rispetto al passato e

vede in primo piano una maggiore autonomia e imprenditività delle reti.

Il caso italiano. Caratteristiche generali.

Rappresenta paese che ha anticipato molte tendenze → sistema post-fordista, in fase fordista solo

migrazioni sud-nord:

Anni '70-'80 → da Pese di emigrazione e paese di immigrazione → prima inversione di

– tendenza nel 1965: saldo migratorio in entrata superiore a quello in uscita → in gran parte si

spiega con rientro di migranti di origine italiana nel loro paese. Da anni '70 in poi questo

saldo resta sempre positivo.

Fattori che hanno originato la domanda di lavoratori immigrati:

1- struttura industriale basata su piccole-medie imprese → soprattutto Veneto, Emilia Romagna,

Friuli Venezia Giulia, Toscana distretti monoproduttivi, producono determinati prodotti (es. tessile,

cucine, ecc), piccoli settori in cui le imprese sono delle stesse dimensioni. Questa struttura ha

favorito lavori delle 5P e l'attrazione di immigrati disponibili a favorire questi lavori.

2- Settori caratterizzati da stagionalità, discontinuità dell'occupazione, lavoro sommerso → es

edilizia, settori turistici, raccolta prodotti agricoli

3- terziario urbano non qualificato

4- sostituzione delle donne nell'ambito della cura

5- squilibri territoriali tra nord e sud del paese non più compensati dalle migrazioni interne →

continua a essere elemento importante x capire movimenti interni alla Penisola → talvolta migranti

trovano lavoro al sud e poi magari si spostano a nord

10/10 domanda di lavoro immigrato → embedded (prospettiva di Polany) la domanda di lavoro

– straniero riflette le contraddizioni del sistema di produzione, della società italiana (ruolo

donne → in assenza di servizi, la responsabilità delle persone più fragili ricade sulla donna).

Si creano molte opportunità di lavoro x gli stranieri → rischio che però l'adattabilità degli stranieri

di fatto continui a perpetuare un sistema caratterizzato da molte contraddizioni (es famiglie: donne

migranti ruolo di badanti, babysitter ecc. ciò rende meno urgente esigenza di servizi che risolvano

questi problemi, come in altri paesi o sistemi sociali).

Problematiche:

- sfruttamento

- violazione dei diritti → più facile nei lavori in casa, dove spesso si lavora in nero

- non rispetto del trattamento minimo contrattuale → giorni di riposo, situazioni di violenza, ecc. →

ricerca su colf e badanti (600 donne) molte raccontavano di dover dormire insieme al datore di

lavoro

- elevato tasso di esposizione a infortuni e flessibilità estrema → per esempio nel settore

dell'edilizia (lavoratori non assicurati, no contratto di lavoro, no garanzie sul piano degli infortuni)

- spreco dei cervelli e deficit di qualità del lavoro immigrato → molti arrivano con titoli di studio,

non facili da accertare, ma dei sistemi si possono inventare x capire se le competenze acquisite nel

paese di origine, possono essere spendibili nel paese di arrivo

pluralità di modelli territoriali [Ambrosini p.73] → sulla base di analisi di dati ISTAT e

– INAIL e di alcuni studi locali condotti sul territorio nazionale, Ambrosini individua tre

modelli principali:

1- industria diffusa (area nord est)

2- economie metropolitane

3- lavoro stagionale (regioni del sud / regioni del nord)

Modello dell'industria diffusa

Area territoriale : Lombardia orientale, Nord-Est, Centro (escluso Lazio)

– Datori di lavoro : piccole-medie imprese, soprattutto manifatturiere (tessile in Toscana,

– piastrelle Reggio Emilia, occhiali in Veneto,ecc) che producono dei beni di consumo e che

per essere competitive hanno bisogno di lavoro flessibile e possibilmente non troppo caro

Attività : lavoro operaio stabile (dopo crisi economica 2008 è diventato molto meno stabile,

– Ambrosini si concentra su situazione fine anni '90 primi anni 2000), servizi per le imprese

(spedizioni, facchinaggio, pulizia delle imprese, manutenzione macchinari), lavoro di cura

Immigrati coinvolti : uomini a bassa qualificazione e donne per lavori di cura

– Lavoro irregolare : nell'edilizia, nei sub-appalti della catena produttiva (es. caso del distretto

– del tessile di Prato → manifatturiere cinesi dove si scopre che ci sono persone in condizioni

di segregazione che lavorano x orari impossibili, ecc), attività terziaria e lavoro di cura.

Punti critici : richiesta di manodopera qualificata e difficoltà riconoscimento qualifiche

– (oggi una delle sfide principali riguarda l'irregolarità → in questi contesti elevati livelli di

irregolarità), disoccupazione per effetto della crisi.

Modello delle economie metropolitane

Area territoriale : Grandi città come Roma, Milano, ma anche sempre più città di medie

– dimensioni

Datori di lavoro : basso terziario (pulizie, facchinaggio, ecc), servizi alle persone, famiglie,

– imprese edili

Attività : collaboratrici domestiche, assistenti domiciliari, operai edili, varie figure nei

– servizi

Immigrati coinvolti : compresenza di uomini e donne

– Lavoro irregolare : piuttosto diffuso

– Punti critici : difficoltà di uscire dal settore domestico, imprenditoria immigrata

– disoccupazione

Modello delle attività stagionali del Mezzogiorno

Area territoriale : aree agricole e in parte turistiche (anche Lazio) del Sud Italia

– Datori di lavoro : imprese agricole, ristoranti, alberghi e famiglie (soprattutto x cura degli

– anziani)

Attività : raccolta di prodotti agricoli (raccolta che in parte è meccanizzata ma non può

– esserlo del tutto), stagioni turistiche, attività domestiche e di assistenza (settore anziani)

Immigrati coinvolti : prevalentemente maschi a bassa qualificazione (richiedenti asilo →

– sussistenza nell'attesa dell'esito della procedura lavorando come braccianti in maniera

sottopagata), donne presenti soprattutto in ambito della cura

Lavoro irregolare : molto importante, soprattutto in ambito agricolo (difficile trovare

– presenza di lavoratori stranieri assunti regolarmente)

Punti critici : emersione del sommerso (problema che però richiede una volontà politica di

– intervento), accesso ai diritti sociali (forte presenza di irregolari senza diritti pone problemi

per quanto riguarda l'aspetto per esempio della sicurezza sul lavoro, della sanità, ecc).

Modello delle attività stagionali del Centro-nord

Area territoriale : aree turistiche e agricoltura stagionale (es Piemonte → vendemmie)

– Datori di lavoro : imprese agricole, ristoranti, alberghi, edilizia (es. settore alberghiero in

– Liguria, zone di montagna)

Attività : raccolta di prodotto agricoli, stagioni turistiche → più organizzata rispetto al Sud,

– possibilità di visti di lavoro x lavoro stagionale con difficoltà burocratiche, quindi si trova

anche lavoro irregolare. Maggiore organizzazione (imprese agricole attraverso consorzi

ecc).

Immigrati coinvolti : Mista, anche se con prevalenza maschile

– Lavoro irregolare : presente ma minoritario rispetto al Sud (visti stagionali)

– Punti critici : Consolidamento dello status occupazionale frenato dalla recessione, sviluppo

– attività indipendenti

Immigrazione ed economia sommersa

Che cos'è l'economia sommersa? Castles e Portes (1989) danno una definizione come un

– insieme di attività, capaci di generare reddito, ma che hanno come caratteristica comune il

fatto che devono essere regolate, ma vengono condotte in maniera slegata e non soggetta a

queste norme. Se ne parla x quei settori che dovrebbero essere regolati, ma di fatto sfuggono

a questa regolarizzazione.

(es. settore commercio → nei paesi sviluppati è regolato da norme, ma all'interno di questo quadro

ci sono imprenditori che svolgono questa attività senza conformarsi a queste regole).

La carenza di regolazione può riguardare:

- lo status del lavoratore → avere o no contratto, numero di ore, ecc

- le condizioni del lavoro → non svolgere lavoro in sicurezza, in contesti insalubri (normative sulla

sicurezza dei luoghi di lavoro impongono costi)

- le forme di gestione dell'attività → fatturazione in nero, non emettere scontrini

L'economia sommersa. Un retaggio del passato?

no, al contrario : fenomeno universale, diffuso in maniera differenziata in diverse regioni del

– Mondo (aree in cui è più importante e aree in cui lo è meno es. Sud-Europa); fenomeno

eterogeneo; è in crescita perché il modello di sviluppo post-fordista rende ancora più

importante la quantità di lavori che sono concorrenziali se svolti in maniera informale;

strettamente intrecciato con economia ufficiale (es. catene di sub-appalti).

In Italia: fenomeno che ha radici profonde nel sistema economico basato sulla piccola-media

– impresa; è un fenomeno che precede l'arrivo degli immigrati (es. caporalato in agricoltura);

gli immigrati rappresentano però bacino di reclutamento privilegiato ad oggi (soprattutto per

lavori scarsamente qualificati) → all'inizio del percorso migratorio molti migranti si trovano

a non poter avere lavoro regolare x via di permesso di soggiorno di lavoro, ecc.

Economia sommersa e lavoro irregolare

Può generare lavoro irregolare → elemento della presenza degli stranieri. La relazione fra economia

sommersa e lavoro irregolare è un fenomeno differenziato che può dare luogo a diversi lavori

irregolari attraverso delle variabili:

natura dipendente o indipendente del lavoro stesso → lavori svolti da una persona anche

– senza contratti oppure caso di stranieri che lavorano contemporaneamente per diversi datori

di lavoro

continuità nel tempo → attività che dura anni o stagionale

– volontarietà dei partecipanti

– possibilità di evoluzione verso forme regolari di lavoro

– convenienze rispettive → fra datore di lavoro e lavoratore che fa sì che certe forme di lavoro

– irregolare vengano accettate (es. settore domestico)

Le forme del lavoro sommerso degli immigrati

Sulla base delle prime tre variabili è possibile individuare tre grandi ambiti di lavoro sommerso

degli immigrati:

lavoro irregolare dipendente → forme che si avvicinano a lavoro con relazione stretta fra

– datore di lavoro e lavoratore simile a lavoro dipendente ma che si svolge in maniera

informale,

- su base occasionale e stagionale;

- lavoro semi-continuativo (es. imprese immigrate a cui viene sub-appaltata lavorazione di parte dei

prodotti di moda o di arredamento, ci sono picchi di domanda);

- lavoro stabile e continuativo (es. ambito domestico)

lavoro irregolare indipendente → quando non c'è relazione forte con datore di lavoro

- autoimpiego di rifugio (vendita di suppellettili per strada → vu cumprà)

- inserimento promozionale (imprese etniche es negozi, sale da ballo, piccoli laboratori artigianali,

saloni di bellezza) → utilizzato come volano x aprire propria impresa

lavoro coatto → emerge la non volontarietà dell'immigrato rispetto alla proposta e al lavoro

– in modo informale, ma ci si trova in situazioni in cui non si può dire di no

- lavoro coatto in azienda

- lavoro coatto nella prostituzione

11/10

Il funzionamento del lavoro immigrato (in Italia e non solo)

[Figura 3.2 p.80 Ambrosini

Domanda di lavoro immigrato : prevalenza di attori economici piccoli (piccole e medie

– dimensioni, attività di servizio, famiglie, piccole imprese es. settore dell'edilizia)

Reti sociali autoctone → reti sociali fra datori di lavoro, sia nell'ambito delle piccole imprese (si

passano info su lavoratori stranieri alla ricerca) sia dal lato delle famiglie, settore della cura.

Offerta : formata da reti informali degli stessi immigrati → cercano di rispondere a

– sollecitazioni che arrivano da datori di lavoro consigliando parenti, amici, ecc.

Istituzioni solidaristiche (es. Chiese con sportelli in cui ci si reca x cercare colf, badanti, raccolgono

inserzioni di lavoro da parte di migranti che cercano lavoro; es. Caritas, Acri), servizi specializzati

(Centro-nord Europa → agenzie interinali (Italia)).

Anche organizzazioni criminali (es. ambito della tratta, dello sfruttamento → alcune comunità sono

particolarmente organizzate attorno ad organizzazioni che facilitano arrivo di persone che poi

vengono sfruttate all'interno di fabbriche, ecc) e agenzie di reclutamento private poco trasparenti.

Regolazione micro-sociale (Reyneri 2002) : l'incontro fra D e O di lavoro non avviene in

– modo neutrale, basata su selezione di curriculum di persone valutate in maniera anonima,

ma al contrario, l'incontro fra D e O nel settore del lavoro immigrato avviene attraverso fra

scambi fra reti immigrate e autoctone che danno e cercano di far circolare info su possibili

offerte di lavoro, attraverso mediazione delle istituzioni solidaristiche, ma non solo → ci

possono essere organizzazioni criminali, agenzie private, ecc.

Il capitale sociale degli individui (appartenenze etniche, comunitarie) ha peso cruciale alla ricerca di

un'occupazione, un lavoratore affidabile, ecc.

E la regolazione normativa? Interviene in questi scambi favorendo, bloccando o

– selezionando le possibilità di ricorrere al lavoro immigrato.

Caso del lavoro domestico in Italia → ha favorito inserimento delle donne straniere.

Le reti migratorie. Definizioni

Massey 1988 : reti come “complessi di legami interpersonali che collegano migranti,

– migranti precedenti e non migranti nelle aree di origine e di destinazione, attraverso i

vincoli di parentale, amicizia e comunanza di origine” → mette in primo piano relazioni

sociali, non solo in contesti di arrivo, ma anche di partenza → questi legami producono

relazioni sociali significative

Fernandez Kelly 1995 : definizione analoga x molti aspetti “raggruppamenti di individui

– che mantengono contatti ricorrenti gli uni con gli altri, attraverso legami occupazionali,

familiare, culturali o affettivi. Inoltre, sono complesse formazioni che incanalano, filtrano e

interpretano informazioni, articolano significati, allocano risorse e controllano i

comportamenti” → sottolinea il ruolo che le reti svolgono → possono avere controllo sui

comportamenti sociali

Chiarificazioni concettuali

Reti etniche : sinonimo di reti migratorie, soprattutto in letteratura anglosassone si usa

– ethnic network perché associa migrazione a presenza di certi gruppi etnici, sottolineando che

le persone condividono comune origine nazionale. Altri studi mostrano come comunanza di

religione può essere elemento che unisce persone magari con cittadinanza differente (es.

comunità musulmana non è divisa al suo interno per appartenenza nazionale;es. studi su

comunità di paesi dell'Est comunanza di lingua → fra rumeni le reti con cittadini moldavi

sono frequenti).

Specializzazioni etniche : concetto che fa riferimento alla sfera del mercato del lavoro, si

– parla di specializzazione etnica quando le reti di connazionali si insediano in maniera

significativa in una determinata nicchia del mercato del lavoro (es. filippini e lavoro

domestico; es. donne rumene e lavoro di badanti). Un certo gruppo si insedia in maniera

significativa (non tutti ma gran parte) in una certa branca del marcato del lavoro

determinando forte associazione fra provenienza e lavoro svolto → etichettamento →

risvolto sociale

Enclaves etniche (Portes e Jensens 1989) : fenomeno molto americano, ma in espansione

– anche in Europa. Si basano sull'elemento della concentrazione territoriale di un gruppo

immigrato, che all'interno di un quartiere dà vita a imprese e istituzioni proprie (es. scuole

private, scuole di lingua, banche, chiese, giornali in lingua, ecc; es. insediamenti cubani a

Miami; es. a Torino in San Salvario banche marocchine, sale di preghiera, ecc; es. in Europa

ciò coincide con emergere di molte attività commerciali, China Town, quartieri indonesiani

(Amsterdam)).

Sono contesti che consentono di vivere agevolmente nel paese di immigrazione, senza conoscerne a

fondo la lingua, le istituzioni (in questi quartieri agenzie di mediazione → es. Little Havana studi legali,

.

commercialisti, ecc che operano in lingua spagnola)

C'è un dibattito sulle enclaves perché possono essere assimilate a forme di auto-ghettizzazione →

riduce gli scambi con la popolazione americana in generale. Però il ghetto è una cosa diversa → di

solito è contesto di controcultura oppositiva, vi si concentrano popolazioni marginalizzate.

Rappresenta elemento di arricchimento del tessuto urbano → sotto aspetto culturale, commerciale,

ecc. → rappresentano attrazione turistica per molti aspetti.

Reti migranti come caso di costruzione sociale dei processi economici

Visione economicistica e unidimensionale del mercato del lavoro : domanda come

– variabile determinante, a cui l'offerta non farebbe che adeguarsi.

Visione inadeguata, non rende conto della centralità delle relazioni sociali nello strutturare l'azione

economica

vs approccio interattivo e dinamico : più realistico; l'autorganizzazione dell'offerta (slides)

Reti migranti e funzionamento del mercato del lavoro

Tilly e Tilly (1994) : la selezione operata attraverso le reti riduce efficienza del mercato del

– lavoro (cercare chi è più capace, non su nazionalità).

Anche i lavoratori non trovano il lavoro che fa per loro, rischia di non essere soddisfatta né una

parte né l'altra.

Le reti hanno però vantaggio dal punto di vista dei costi che implica raccolta di informazioni,

accelerano circolazione delle notizie, permettono scambi di favori (passaparola in pochi giorni fa

trovare la persona adatta x svolgere la determinata attività), forniscono anche garanzie circa gli

impegni assunti.

Reti migranti e funzionamento del mercato del lavoro in Italia

Reti di connazionali come principale agenzia di supporto e punto di riferimento

– Le reti occupano, con la loro mediazione spontanea e informale, gli spazi lasciati aperti

– dall'assenza di politiche e mettono in luce discontinuità delle politiche pubbliche in termini

di inserimento lavorativo → valore positivo perché riempiono vuoti.

Operano in maniera semi sommersa → valore negativo; operano in modo particolaristico e

– frammentario (chi rimane escluso riceve danno consistente) → la rete opera con le persone

che ne fanno parte.

Elementi distintivi delle reti migratorie rispetto a quelle autoctone

Reti più concentrate ed esclusive → si incentrano in un certo gruppo, a volte si identificano

– su una o due famiglie, tutti gli altri ne sono fuori, sono esclusi.

Prevalenza di legami forti (Granovetter 1995) si beneficia della rete quanto più si è

– membri di un gruppo famigliare (consanguinei, frequentazione abituale) e sono meno

presenti i legami deboli che sono legami basati sulla conoscenza, sulle frequentazioni

occasionali, però sono importanti (es. ambito lavorativo soprattutto se si aspira a professioni

diverse da quelle in cui sono concentrati i propri simili), (es. donne filippine → nelle loro reti vedono

compresenza di legami forti con altri membri famiglia, amicizie, ecc ma allo stesso tempo presenza

legami deboli con famiglie ricche in cui hanno lavorato a lungo, con cui spesso mantengono i

Le reti migranti si basano sul prevalere del capitale sociale di solidarietà, che

contatti).

produce mutuo sostengo, più forte del capitale sociale di reciprocità, derivante da rapporti

che si formano al di fuori del gruppo di appartenenza.

Esser 2004

Autore che cerca di distinguere le diverse forme di capitale sociale.

capitale sociale etnico : capitale sociale specifico che dipende da esistenza di comunità

– etnica insediata nella società ricevente

capitale sociale generalizzato : più flessibile e spendibile in contesti diversi, è un tipo di

– capitale sociale che può essere utilizzato anche da persone che non appartengono alla

cerchia delle famiglie aristocratiche.

Ambivalenza delle reti migratorie

Le reti migratorie si caratterizzano per la combinazione di fragilità e forza

- reti deboli perché formate da soggetti che occupano posizioni subalterne nel mercato del lavoro e

hanno scarse risorse; rischio creazione di stereotipi collettivi, appiattimento dei singoli

- reti forti per effetto della solidarietà vincolata (Portes e Sensenbrenner 1993)

Ambiti in cui opera il sostegno reciproco e funzioni delle reti

1. Accoglienza e sistemazione logistica → periodo da amici o parenti inizialmente

2. Ricerca del lavoro

3. Promozione professionale → quando in una comunità prende forma l'imprenditoria etnica

4. Passaparola → approvvigionamento di informazioni di vario tipo (posti disponibili, scuole

più adatte per i propri figli, accesso a certi servizi, ecc)

5. Supporto sociale in situazioni di difficoltà → abbandono da parte del coniuge,

organizzazione di collette x sostenere una famiglia in difficoltà, rimpatrio delle salme, ecc.

6. Sostegno emotivo e psicologico, nonché riscoperta e rielaborazione dell'identità culturale →

soprattutto all'inizio con impatto con una nuova realtà; con il tempo creazione di

associazioni dove si festeggiano ricorrenze nazionali → riaffermazione propria identità

16/10

Prezi → per le presentazioni lavori di gruppo

Fattori di mutamento delle funzioni delle reti

le funzioni delle reti possono mutare a seconda delle fasi del processo di insediamento e del

– tipo di immigrati

→ inizio del percorso migratorio vs crescente stabilizzazione e socializzazione

→ immigrati meno qualificati (accesso alla casa, primi servizi) vs altamente qualificati (funzione

culturale delle reti, mantenimento dell'identità, richiamo alla cultura di origine, ecc)

Minoranze consolidate (minoranze etniche, stabilmente insediate in un paese)

→ reti come serbatoio di forza lavoro e mercati per un'offerta imprenditoriale dedicata

→ consolidamento/ritrovamento/riscoperta dell'identità culturale e costruzione di istituzioni e

servizi (giornali in lingua, attività culturali di vario genere, per bambini, ecc)

Tipologie di reti

Direzione della solidarietà → reti a struttura orizzontale (tutti i membri sullo stesso piano)

– vs struttura verticale (quando la comuinità è autorizzata attraverso figure religiose, ad

esempio. Ci sono leader naturali che rimandano alla più alta classe sociale del pese di

origine)

Densità istituzionale → reti informali e reti più formalizzate (elemento religioso) e

– istituzionalizzate

Genere delle reti → donne (es. Settore lavoro domestico) vs uomini (es. Uomini senegalesi)

– Grado di organizzazione interna e capacità di sostegno nei confronti dei partecipanti → ci

– sono reti disorganizzate e poco efficaci (scarsa organizzazione interna es. Immigrazione

albanese → reti scarse, hanno scelto strategia di rapida assimilizzazione, associazioni deboli,

supporto fra di loro meno efficace, ecc). Ci sono reti coese e organizzate ma la cui capacità

di sostegno è limitata all'inserimento in alcune nicchie del lavoro specializzate (es.

Filippini). Ci sono reti coese, organizzate che sostengono solo attività imprenditoriali della

comunità (es. Cinesi → organzzate, coese, sostengono inserimento attività imprenditoriale).

Ci sono reti più flessibili e diversificate (es. Egiziani a Milano → forte presenza di cittadini

– italiani, famiglie miste. Più opportunità di diversificare il loro lavoro, grazie alla famiglia

italiana della moglie, per esempio).

Figure tipiche delle reti

Scout → elementi che aprono la rete, sono i pionieri. I primi che arrivano e iniziano a

– intrecciare relazioni, favoriscono arrivo di altre persone dal pese di origine

Broker → è un mediatore fra domanda e offerta di lavoro

– Leader comunitario → legato alla tradizione religiosa, leader naturale della comunità o

– emerge in emigrazione attraverso fondazione di un'associazione → funzioni di

rappresentanza nei confronti della comunità ospitante

Provider → non si specializza nell'ambito lavorativo, ma può fornire servizi di diverso tipo

– (posti letto, disbrigo pratiche burocratiche, ecc) traendo profitto. Quando si costituiscono

associazioni questo ruolo viene rivestito in modo più formale (es. Sanatorie, consulenze,

ecc)

Corriere → centrale per mantenimento di rapporti con paese di origine → svolge viaggi

– regolari di andata e ritorno con paese di origine (es. Romania, Moldova molto diffuso) per

trasportare persone che ritornano x brevi periodi a casa, per trasporto di beni, prodotti tipici,

ecc.

Le dimensioni della solidarietà etnica

La solidarietà si struttura in maniera differente a seconda di alcune dimensioni che caratterizzano le

reti numerosità: spesso va ricondotta all'ambito locale, più è numerosa maggiori sono i

– problemi di organizzazione e di operare in modo efficace (es. Inserimento mercato del

lavoro, figura del broker, se ci sono troppe domande ci sarà difficoltà a soddisfare tutte le

domande) → scarsa efficienza. Molto dipende dai legami interpersonali fra i reticoli →

sottoarticolazioni (es. Membro della cerchia parentale del leader di un certo gruppo più

facile accesso a certe risorse, ecc). Reti più piccole probabilmente sono più egualitarie. (es.

Rumeni comunità numerosa)

concentrazione: o spaziale o occupazionale → quanto più i membri della rete sono

– concentrati in un certo quartiere, in un certo settore lavorativo, tanto più tenderanno ad

aiutarsi e allora la rete sarà più efficiente

composizione: differente in base alle risorse di cui sono portatori i membri → ci sono reti di

– lavoratori scarsamente qualificati (scarse risorse materiali, sociali, ecc), ci sono anche reti

con capitale sociale proprio (es. Borghesia cubana a Miami → si è insediata con avvento del

regime castrista → alta borghesia, cercava di spostare i propri capitali in USA → storia di Little

Havana)

coesione interna: tipo di legami che tengono insieme i partecipanti, li vincolano al

– sostegno reciproco, base della fiducia. Più sono basati su elemento famigliare, tanto più la

rete è coesa e funziona come sostegno forte x i membri della comunità. La coesione interna

non dipende necessariamente dalla concentrazione (es. Donne filippine negli anni di espansione

'70-'80 erano concentrate soprattutto fra Roma e Milano, ma non solo. La loro coesione interna

basata su legami famigliari consentiva loro di spostarsi in altre città, mantenendo forti relazioni fra di

La coesione interna non dipende necessariamente dal vivere nello

loro, aiutandosi fra di loro)

stesso luogo.

Capacità di controllo sociale: capacità di influenzare i comportamenti individuali e

– sanzionare la devianza → manda messaggi agli altri membri della comunità stessa → ciò

può avvenire in maniera informale, ma può essere favorito da presenza di leader e istituzioni

religiose autorevoli ( .

es confraternite muride fra i senegalesi)

Variabili che incidono sulle dimensioni della solidarietà

Distanza geografica: alcuni studiosi hanno messo in luce come da contesti più vicini è un

– elemento che tende a indebolire le reti. Chi proviene da paese vicino, ha sempre l'idea di

poter tornare. Reti migranti giapponesi (più frammentate su territorio americano, si

sostengono perchè sanno che non torneranno in tempi brevi nel loro paese di origine) vs reti

migranti messicane (si concentrano nelle città più vicine al confine, risultano però meno

coesi fra di loro, per idea di poter fare sempre rientro)

Fattore tempo: chi arriva per primo di solito occupa spazi disponibili su mercato del lavoro,

– li rende meno accessibili ad altri. (es. Comunità filippine in Italia hanno saturato un certo

segmento del lavoro domestico (famiglie più benestanti, colf co-residente) ciò rende

coesione interna più forte). Incide nel rendere reti al loro interno più coese per mantenere

vantaggi.

Ricezione societale: società di arrivo può favorire o meno formarsi di reti, quanto etichetta

– determinati gruppi rendendo la rete elemento poco conveniente o controproducente (es.

Immigrati albanesi in Italia, esempio di rete scarsamente strutturata, poco coesa → spiegato da

alcuni con gli stereotipi negativi attribuiti loro dopo gli improvvisi sbarchi → scelta di non farsi

identificare come albanesi; es. In USA studio che mette in luce strategie diverse di immigrati latino-

americani (colombiani, venezuelani) identificati con generalizzazioni come narcotraffico, tendono a

non farsi identificare come appartenenti a quel determinato gruppo. Si identificano generalmente

. Integrazione subalterna: si può cercare di sfuggire ai fenomeni di etichettatura o

come latini)

di rafforzare una certa immagine (es. Donne filippine vantaggi dal punto di vista del lavoro,

.

aumento coesione interna del gruppo)

Stratificazione interna del gruppo : differenze di capitale sociale a seconda di periodo e

– contesto di arrivo, status socio-economico di origine, genere, generazione, ecc.

Le reti migranti. Un bilancio

Aspetti negativi delle reti: possono limitare la mobilità individuale, rafforzare la

– segregazione occupazionale e persino coinvolgere i partecipanti in attività devianti. La

scarsa mobilità però dipende non tanto dalla incapacità delle reti di offrire sostegno nella

ricerca di lavoro qualificato, ma dall'assenza di politiche e servizi che vadano in questa

direzione (es. Riconoscimento di titoli : offrono poco incentivo ad uscire dalla rete).

Ma anche e soprattutto aspetti positivi: inserimento nel mercato del lavoro, soprattutto in

– contesti caratterizzati da regolazione microsociale; mantenimento di riferimenti identitari;

bease per organizzazione collettiva ed eventualmente politica (associazionismo?).

Etnicizzazione: non solo dequalificazione e assenza di prospettive; nicchie di alto livello

– professionale; niche upgrading – Light e Gold 2000 -> armeni in California del Sud, da

raccolta dei rifiuti all'inserimento nelle professioni qualificate delle tecnologie e dei servizi

per la tutela dell'ambienti; in Italia passaggi da lavoratore dipendente ad autonomo.

17/10

L'imprenditoria immigrata. Un fenomeno in crescita

Tasso di lavoro autonomo degli immigrati in crescita sia negli USA che nei principali paesi

– europei

Fenomeno che non riguarda necessariamente i gruppi più integrati -> anche minoranze

– culturalmente poco integrate (es. Coreani e cubani in USA)

Domande della ricerca sull'imprenditoria immigrata

1. Spiegare la crescita del lavoro autonomo degli immigrati, anche in contesti di recente

immigrazione (Italia) e comunità poco acculturate

2. Spiegare le differenze nei tassi di lavoro autonomo degli immigrati in diversi contesti

nazionali e locali -> a seconda dei paesi troviamo tassi differenti di inserimento nell'ambito

del lavoro autonomo

3. Spiegare le differenze tra i gruppi coinvolti nel lavoro autonomo, che non è detto siano

sempre necessariamente gli stessi, ma possono variare a seconda dei contesti locali/nazionali

Quattro approcci

In letteratura troviamo 4 approcci allo studio dell'imprenditoria immigrata:

approccio che privilegia il lato dell'offerta -> privilegia l'attenzione per come i diversi

– gruppi si organizzano e danno vita a forme di imprenditoria immigrata

approccio che si concentra sulla domanda di imprenditori, di beni etnici espressa nei paesi

– di arrivo, si incentra sul mercato dove si inseriscono gli immigrati

approccio incentrato sul contesto normativo-istituzionale leggi che possono favorire più o

– meno l'ingresso nel settore autonomo

approccio misto che combina fattori dell'offerta, della domanda e del contesto normativo

– istituzionale

Il versante dell'offerta. Sette ipostesi esplicative.

Capacità degli immigrati a inserirsi nel settore dell'imprenditoria → prospettiva micro o macro

sociologia, parte dal basso, dagli immigrati

1. spiegazioni di tipo culturale

2. teoria dello svantaggio

3. ipotesi della mobilità bloccata

4. ipotesi delle middleman minorities

5. Successione economica

6. Economie di enclave

7. Risorse etniche collettive

Spiegazioni culturali

Rimandano al backgroud psicologico, religioso e socioculturale che renderebbe alcuni gruppi più

propensi di altri all'attività imprenditoriale

idipendenza, frugalità, autodisciplina, ecc.

es. puritanesimo ebraico e tradizione confuciana nel caso dei giapponesi negli USA → le sette che

praticano un ebraismo di tipo più "radicale" / puritano orientato alla pratica della frugalità,

contenimento dei consumi, vicinanza a visione tradizionale della famiglia, autodisciplina nel lavoro

favorisce emergere di soggetti che hanno particolare successo economico all'interno della comunità

Teoria weberiana delle origini religiose del capitalismo → sfera economica riflesso degli

– aspetti culturali e religiosi dei diversi gruppi

Teoria dello svantaggio (Newcomer, Collins) applicata a prime generazioni

lavoro autonomo come risposta reattiva alle difficoltà di inserimento sociale e

– disoccupazione → piuttosto che restare disoccupati preferiscono mettere su attività di

commercio per cercare di mantenere la famiglia

Rifugio in attività indipendenti che richiedono ridotti investimenti in capitale e tecnologie

– → vendita di oggetti di scarso valore, ambulanti, imprenditoria incentrata su beni di scarso

valore → questi studiosi parlano di questi immigrati come "rifugiati del mercato del lavoro"

o riprendendo l'espressione marxista parlano di lupenbourgeosie cioè sotto borghesia,

vivono alla giornata, ma non è una vera e propria classe emergente, sia adatta alla situazione

Molte ricerche in Canada, GB e USA mettono in luce come se si guardano dati aggregati le

– minoranze etniche sono concentrate in settori dell'imprenditoria in cui prevalgono settori

con bassi salari, bassi livelli di sindacalizzazione e lavoro femminile (spesso le donne

aiutano in questa piccola attività). Le minoranze di successo invece (indiani in GB sono

riusciti a inserirsi in attività indipendenti, attività economiche di tipo esotico) sono meno

presenti in questi settori dell'imprenditoria più marginale.

Mobilità bloccata

Teoria che apparentemente segue un procedimento simile alla teoria dello svantaggio, ma in realtà è

diversa mette in luce come il passaggio al lavoro indipendente è determinato dal fatto che nel lavoro

– dipendente gli immigrati non riescono ad avanzare di carriera, ad acquisire posizioni di

dirigenti, ecc.

Ciò porterebbe alla decisione di creare un'impresa autonoma all'interno della quali ci si

– possono assumere responsabilità, ecc.

Questa teoria è stata elaborata guardando i casi delle seconde generazioni, nati nel paese di

– arrivo dei genitori, ma fanno comunque fatica → per loro l'imprenditoria sarebbe una

risposta alla discriminazione che sentono di subire all'interno delle grandi imprese,

fabbriche, burocrazie, ecc. → Raijman e Tienda (2000) due studiose americane

contrappongono caso dei coreani (comunità che vede emergere di 2 generazione altamente

istruita soprattutto nelle nuove tecnologie che fanno fatica a inserirsi nel mercato del lavoro

e aprono attività indipendenti che sono di un certo livello, vedono importanza del loro

capitale umano, della loro formazione) vs ispanici (si muovono sul versante della teoria

dello svantaggio, con immigrati che sembrano ripiegare (1 e 2 gen) sul commercio etnico,

sul piccolo commercio (vendita di gelati, bancarelle, piccoli negozi) che sono attività più

povere, meno sofisticate).

Le due teorie non si escludono a vicenda.

Differenze tra teoria dello svantaggio e ipotesi della mobilità bloccata

Teoria dello svantaggio

- auto-impiego come alternativa estrema alla disoccupazione

- meno ambito dell'occupazione dipendente → sarebbe preferibile rimanere in posizione di lavoro

dipendente (salario stabile, no investimento di capitali propri), la decisione di aprire attività

economica segue l'uscita dal lavoro dipendente

- correlazione inversa con l'istruzione (istruzione più bassa)

Mobilità bloccata

- risposta alla discriminazione

- passo avanti rispetto all'occupazione salariata

- correlazione positiva con istruzione

Middleman minorities (Bonacich)

Riprende la teoria culturale → rappresentano retaggio del passato, si trovano un po' in tutti i paesi

Middleman minorities sono minoranze di classe media , sono gruppi etnici che nel mondo hanno

tradizionalmente ricoperto e ancora ricoprono il ruolo di minoranze di intermediari

Ebrei, armeni (Est Europa, Ex Unione Sovietica → ruolo di intermediari nell'ambito del

– commercio), indiani in Sud-Africa (commercianti), cinesi in Thailandia (lavoro autonomo)

Condividono alcune caratteristiche:

- Non intendono insediarsi in maniera permanente nel paese di arrivo → mito del ritorno, che

magari non si realizza (es. Ebrei, sono rimasti ma mantengono mito del ritorno in madrepatria)

- Forte senso di coesione e solidarietà interna (presente endogamia → ci si tende a sposare con

esponenti della stessa comunità)

Per queste ragioni preferiscono attività commerciali che non li vincolano al paese di approdo

– e consentono liquidità di capitale, il lavoro dipendente li legherebbe troppo al paese di arrivo

→ imprese labour intensive (lavoro della famiglia, investono poco in innovazione e molto

nell'impiego di tutta la famiglia, comunità, ecc) e gestite in modo paternalistico (capitalismo

preindustriale) → in cui il capo famiglia detta la linea dell'impresa, tutto il resto della

famiglia partecipa all'impresa ma in maniera subordinata

Dalle Middleman minorities all'imprenditoria etnica

Light e Bonacich (1988)

Categoria più generale di imprenditoria immigrata, tipica di quei gruppi in cui il tasso di

– lavoratori autonomi immigrati supera il tasso di lavoratori autonomi della media della

popolazione di arrivo

Imprenditoria etnica → quando una 2 gen continua la specializzazione nel lavoro autonomo

– iniziata dai genitori

Middleman minorities → caso particolare di imprenditoria etnica; 2 gen + resistenza

– all'assimilazione

Successione ecologica (Aldrich)

Riprende alcune delle teorie viste, ma le elabora in maniera più dinamica. Guarda all'inserimento

degli immigrati nel settore autonomo come una conseguenza delle trasformazioni della piccola

borghesia del lavoro autonomo negli stessi paesi

La piccola borghesia non più in grafo di riprodursi in maniera sufficiente, sopravvive

– attraverso il reclutamento di piccoli imprenditori della classi sociali più basse (spesso

immigrati → spesso diventano a loro volta piccoli imprenditori, rilevano l'attività del datore


PAGINE

56

PESO

169.44 KB

AUTORE

itscay

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze internazionali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher itscay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dinamiche e politiche dell'immigrazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Caponio Tiziana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in scienze internazionali

Appunti Il ruolo Internazionale dell'Unione Europea
Appunto
Riassunto esame Sociologia politica del Medio Oriente, prof. Di Peri, libro consigliato Sociologia Politica del Medio Oriente, Bozarslan
Appunto
Riassunto esame Politiche Istituzioni e Culture del Medio Oriente, prof. Di Peri
Appunto