Dinamiche e politiche dell'immigrazione
Sociologia delle migrazioni
Definizione ampia: Wikipedia italiano: "disciplina scientifica" -> dal punto di vista tecnico non c'è settore disciplinare; "si sta delineando da pochi anni" -> recente nel contesto italiano ('90) → in altri contesti è più strutturata e consolidata.
Wikipedia inglese: definizione più articolata → “fornisce comprensione sociologica di cultura, etnicità, assimilazione e processi di marginalizzazione” → non solo migranti in senso stretto, ma anche di gruppi della società che devono adattarsi → studio rapporti fra migranti, autoctoni.
Padri fondatori
- Scuola di Chicago: immigrazione e questioni interetniche. Si interroga su mutamenti a livello urbano dati da ondate migratorie. Idea di immigrato come uomo marginale. Ciclo delle relazioni interetniche.
- Simmel (sociologo tedesco): straniero = legato a processi positivi di mutamento sociale (mercanti, intellettuali). Lo straniero porta innovazione.
- Sombart: straniero = imprenditore (es. cinesi, portano prodotti, innovazioni).
Lo studio delle migrazioni è condizionato da contesti storico-politici di riferimento: USA '900 molte persone arrivano con mezzi di fortuna e poche risorse e capitali ➔ EU '900 persone altamente qualificate, intellettuali ➔ Espressione di Sayed (sociologo francese) “pensiero di stato” → migrazioni pensate in contesto politico → modo di vedere lo straniero riflette dottrina Stato e sua visione dell'essere straniero → es. caso italiano: idea contratto di integrazione per permesso di soggiorno → dopo 2 anni deve conoscere la lingua e la Costituzione → elemento distintivo dell'Italia è la legge.
Dibattito su nazionalismo metodologico
Es. Francia ius soli → le seconde generazioni sono francesi → in Italia no, sono stranieri anche bambini nati da immigrati ma in Italia → lo status influisce sul percorso di integrazione.
Approccio sociologico-politologico vs approccio pratico
- Prospettiva del praticante: coinvolgimento positivo o negativo, ricerca delle soluzioni, problemi/esperienze concrete.
- Prospettiva del sociologo-politologo: analisi a distanza, ricerca di spiegazioni generali del fenomeno, dialogo con teorie che cercano di spiegare fenomeno, tentativo di andare oltre esperienza concreta, questioni di metodo (di osservazione, di raccolta dati MTRS).
- Prospettiva della sociologia critica e ricerca azione: espliciti e politicamente orientati, obiettivi interventisti: portare il ricercatore a immedesimarsi con gli immigrati → NO tecniche statistiche, ma etnografiche; svelare le retoriche di molte politiche mostrandone il lato meno evidente; sostenere il cambiamento degli attori (es. delle sanatorie → svelare gli impliciti) sociali.
Perseguire questi obiettivi non è facile soprattutto “mettersi nei panni di”, si tende a trasferire sul soggetto la propria visione (es. vittima, debole, da aiutare), il cambiamento sociale è un processo complesso (es. centri di accoglienza '90 Bologna – Davide – . Però).
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Concetti chiave
- Emigrato: esce da un Paese.
- Immigrato: arriva in un Paese.
- Società di origine: dell'emigrato.
- Società riceventi / di accoglienza: dell'immigrato.
- Migrante: molti studiosi preferiscono questa espressione. Può riferirsi a una migrazione di tipo stagionale o non definitiva e non necessariamente il migrante entra in una nuova società in modo definitivo.
Nelle recenti migrazioni dalla Libia arrivano in Italia e poi ulteriore spostamento → più spostamenti periodici. Le seconde generazioni in Italia, durante la crisi economica, migravano altrove.
Transmigrante: concetto della letteratura antropologica: molte persone vivono l'esperienza migratoria sempre sentendosi in transizione → esperienza soggettiva → mantengono relazioni sociali con paese di origine, di arrivo e altri paesi terzi → identità di tipo soggettivo.
Chi sono gli immigrati?
La definizione varia molto a seconda dei sistemi giuridici dei vari paesi, delle vicende storiche (colonialismo) e delle contingenze politiche (alcuni gruppi ricevono accesso più facilitato a cittadinanza, es. allargamento UE). Dipende da un confine fra cittadini nazionali e immigrati stranieri (es. 1982 legge spagnola), è un confine labile e dipende dalla storia nazionale dei vari paesi.
Es: Italia, legge restrittiva, le persone che acquisiscono la cittadinanza hanno origini diverse, è difficile rintracciare i percorsi di integrazione di queste persone. Per molti la cittadinanza è avere passaporto, non avere più permesso di soggiorno → si rintracciano i censimenti per avere un quadro più chiaro (risalire ai genitori, ecc).
Diverse definizioni di immigrato rendono difficile la statistica comparata, il conteggio degli immigrati. Es: Francia e Germania hanno dati molto diversi, Germania normative restrittive per molti anni, poi una sorta di ius soli → la popolazione straniera è più ampia rispetto alla Francia, anche se forse la Francia ha più immigrati, ma oggi c'è stata naturalizzazione (ne contano meno).
Problema definizione di migrante → definizione dell'ONU prescinde dalla cittadinanza: “migrante persona che si è spostata da un paese di origine in un altro e ci vive da più di un anno”.
- Spostamento nello spazio verso un paese diverso da quello di nascita.
- Permanenza prolungata, più di un anno.
Problemi: migrazione fenomeno sfaccettato.
- Non tiene conto delle migrazioni interne (da sud a nord in Italia, Africa).
- Non tiene conto delle migrazioni stagionali (periodo inferiore a 1 anno) → talvolta si ripetono, es. periodo della vendemmia, colture stagionali.
- Non tiene conto delle diverse visioni sociali e giuridiche delle migrazioni. Es. le seconde generazioni a Zurigo nate da genitori italiani salentini decidono di tornare al paese di origine dei genitori quando questi non l'avevano mai sentito come necessario. Quando arrivano trovano realtà diversa da come l'avevano immaginata.
Migrazioni
- Processi che comportano adattamenti e modificazioni nel tempo.
- Sistemi di relazioni che coinvolgono una pluralità di attori (autorità, organi di mediazione, comunità dello stesso paese di nascita, famiglia), le aree di transito e destinazione.
- Costruzioni sociali complesse in cui agiscono tre attori principali: la società di origine, i migranti attuali e potenziali, le società riceventi.
Minoranze etniche
Prodotto dell'interazione fra popolazioni immigrate e società di arrivo → da un lato insediamento stabile di immigrati stranieri e emergere di nuove generazioni → dall’altro atteggiamenti di esclusione delle società di arrivo.
Castles e Miller (1993) due studiosi anglosassoni, hanno parlato di 4 caratteristiche che devono coesistere perché esista una minoranza etnica:
- Gruppi subordinati: relegati in nicchie del mercato del lavoro non molto attraenti.
- Aspetti fisici o culturali soggetti a valutazione negativa da parte della maggioranza.
- Autocoscienza di gruppo → anche il gruppo deve percepirsi come diverso es. endogamia.
- Identità minoritaria che si trasmette alle generazioni successive.
Diverse categorie giuridiche e sociali di migranti
- Immigrati per lavoro / economici: componente importante e al centro della contabilità amministrativa → immigrati stagionali → immigrati qualificati e imprenditori.
- Familiari ricongiunti: raggiungono persone che già si trovano in un altro paese (marito, moglie, figli). Es. in Italia sotto Napolitano ingresso facilitato per i genitori (nucleo familiare primario Legge 6 marzo 1998, n. 40).
- Richiedenti asilo: arrivano per ragioni politiche e chiedono tempo di permanenza (domanda di asilo).
- Rifugiati: ottengono lo status richiesto e quando la richiesta viene accettata diventano rifugiati.
- Immigrati irregolari: entrano regolarmente e restano nel paese oltre la scadenza del permesso o dopo un diniego.
- Clandestini: eludono del tutto i controlli e la loro presenza è sconosciuta, non vengono identificati ai controlli in ingresso.
- Vittime del traffico di esseri umani: es. donne entrate regolarmente ma (es. nigeriane) migrazione sponsorizzata da organizzazioni criminali per sfruttamento (es. sessuale).
- Seconde generazioni: figli di stranieri, es. in Italia rimangono stranieri molto a lungo.
- Migranti di ritorno: portano problemi anche per il reinsediamento.
Storia delle migrazioni europee
L'Europa per molti secoli fu continente sovrapopolato da cui si partiva → periodo dello sviluppo industriale (1830 – 1GM) verso altri continenti e verso altri paesi europei → espulsioni dalle campagne, concentrazione nelle città, troppa gente, poco lavoro → le persone migrano altrove per cercare uno stile di vita migliore → c'era popolazione in eccesso → problema → emigrazione come valvola di sfogo per allontanare i poveri (società basata ancora sulle classi) → America del Sud e America del Nord continenti poco popolati, c'era bisogno di popolazione, lavoratori, ecc.
Periodo fra le due guerre: rigidità al movimento delle persone nel continente e all'esterno → perdere uomini = perdere soldati. Anche i paesi di arrivo iniziano a porre paletti: a immigrare erano gruppi sgraditi perchè rivoluzionari o con idee politiche pericolose (opposizione ai regimi es. gruppi anarchici).
Ricostruzione post-bellica (1945 – primi anni '50): emigrazione di esuli dai paesi dell'Est (favorita l'espulsione di alcuni soggetti non graditi), ritorno di forza lavoro dai campi profughi e spostamenti interni al blocco europeo, arrivi da ex-colonie (visti con favore perché contribuiscono a forza lavoro, non si pensava che si sarebbero fermati a lungo).
Boom economico (anni '50 – '60): atteggiamento liberale, favorita la regolarizzazione perché c'è richiesta di forza lavoro (es. miniere: italiani in Belgio). Anche se migranti irregolari è favorita la rapida regolarizzazione.
Recessione economica ('68-'69) e blocco delle frontiere (anni '70): nel 1973 aumento del prezzo del petrolio → ristrutturazione profonda della struttura economica, aumento dei prezzi di produzione → stagnazione → recessione. Governi europei restrizione ai nuovi ingressi fino al blocco delle frontiere (es. Inghilterra prime restrizioni nel 1965 verso i cittadini delle ex-colonie; Francia e Belgio introducono lo stop e non concedono regolarizzazioni; la Germania revoca gli accordi bilaterali). Si impone regolarizzazione sempre più rigida degli ingressi (controlli, permessi di soggiorno, ecc). L'immigrazione verso l'Europa però non diminuisce, diventa immigrazione di famiglie che si ricongiungono.
Scenario contemporaneo influenzato dagli eventi degli anni '70: contesto post-fordista ('80) → sistemi migratori europei cambiano → allargamento delle aree di partenza e di destinazione e accelerazione dei flussi: venir meno di canali privilegiati, accelerazione e frammentazione, più persone migrano verso un paese e arrivano in maniera spontanea → globalizzazione delle migrazioni. Meno centralità della grande impresa dei settori economici, prima centrali → frammentazione in distretti di piccole-medie imprese. Città globali: lavori pesanti, poco riconosciuti. Femminilizzazione delle migrazioni: donne si dedicano a lavori di servizi e cura. Differenziazione delle migrazioni: tipi diversi di migranti non solo per lavoro ma per asilo politico, motivi familiari.
Fasi e cicli dei processi migratori
Come hanno descritto gli studiosi la storia europea delle migrazioni? Bohning, Castles e Miller, Basteiner e Dassetto mettono in luce 4 fasi di questo processo:
- Arrivo per lavoro ('50 – '60) da paesi più poveri con idea di ritornarci presto.
- Prolungamento del processo migratorio: conveniente continuare a stare nei paesi di arrivo.
- Coincide con la crisi del 1973: immigrati abbandonano il progetto del ritorno perché la crisi ha deteriorato i loro paesi di origine e nel tempo hanno maturato contributi (sanità, ecc). Anche i paesi di arrivo devono modificare l'approccio verso le migrazioni. Le istituzioni per la prima volta devono interessarsi alla questione.
- Inclusione nella cittadinanza giuridica, acquisizione del passaporto, crescente impegno su piano sostanziale.
Ciclo migratorio → da fase iniziale di marginalità a crescente integrazione.
Problemi e critiche di queste 4 fasi: rappresentazione delle migrazioni dei paesi del sud Europa, ad esempio non tengono conto delle ex-colonie e dei migranti "coloniali". Sono modelli rigidi, fanno fatica a cogliere la realtà dei flussi migratori contemporanei. Ad oggi considerate poco valide queste fasi.
Perché le migrazioni?
Tre spiegazioni
- Spiegazioni macrosociologiche: economia, guerre, cambiamenti climatici → cause esterne.
- Spiegazioni microsociologiche: decisioni individuali.
- Spiegazioni di livello intermedio o meso: importanza delle relazioni sociali → spiegazioni sociologiche, guardano all'importanza di gruppi, della famiglia.
Spiegazioni macro
- Push/pull factors: alcuni demografi sottolineano che le migrazioni originano da fattori di spinta; alcuni tendono a sottolineare fattori di attrazione → teoria dualistica del mercato del lavoro → attrazione costante delle economie verso paesi meno ricchi.
- Spiegazioni macrosociologiche di matrice strutturalista: es. teoria neomarxista della dipendenza (Amin 1974) → dipendenza economica = dipendenza culturale: ex-madrepatria punto di riferimento di supremazia, continua a proiettare progresso, dipendenza culturale. → ci sono relazioni di dipendenza economica, sociale, culturale es. Sud Europa si vive meglio e offre situazioni di pre-periferia, periferia (Sud del Mondo) e il centro in cui si vive meglio e genera attrazione verso le periferie.
- Teoria sistemica delle migrazioni: idea di un sistema migratorio → i paesi sono legati da relazioni privilegiate che i flussi migratori seguono es. Sicilia – Tunisia ruotano attorno al settore della pesca → canale di accesso privilegiato per i tunisini per poi andare altrove attraverso la Sicilia.
Critiche alle spiegazioni macro
Dati sui flussi migratori evidenziano che i migranti non provengono necessariamente dai paesi del Mondo più poveri in assoluto. Gli emigrati non appartengono a classi sociali più povere delle società anzi molte ricerche dicono che provengono da strati delle classi medie che hanno subito improvviso impoverimento causato da crisi economiche, politiche. Sono classi che si trovano a veder danneggiata la propria condizione sociale. Non accettano questo improvviso impoverimento e cercano un'altra via per colmare questo improvviso impoverimento.
Teorie push: superficiali, tengono conto dei migranti come soggetti passivi, non prendono decisioni autonome, sono vittime della situazione → immagine di soggetto passivo → in realtà molte ricerche sottolineano una certa imprenditorialità dei migranti (progetti di vita per i figli, per la famiglia, progetti sul dove andare, ecc).
Lato push/pull e teorie che si incentrano sui fattori pull: danno per scontato che il mercato del lavoro dei Paesi sviluppati sia scarsamente attraente → ci sono leggi, norme che favoriscono arrivo di lavoratori stranieri? Gli immigrati scelgono anche sulla base della regolarizzazione che alcuni paesi danno, rispetto ad altri. Ruolo della regolazione normativa → non tutte le economie sviluppate attraggono le stesse quantità di migranti.
Es. Corea e Giappone: legislazione molto favorevole agli immigrati. Tassi elevati dei matrimoni internazionali → molte donne arrivano direttamente nelle famiglie come spose (matrimonio attraverso agenzie, ecc.) es. ingresso in Giappone di spose cinesi o filippine → non arrivano come lavoratrici immigrate e spariscono dalle statistiche diventando cittadine, sposando un connazionale. Diversità di età fra queste donne e l'uomo che sposano, lavorano per la famiglia allargata, alcune volte accedono al mercato del lavoro della cura aperto solo a donne nazionali (lo sono diventate, ma non lo sono per nascita).
Spiegazioni micro
- Spiegazione neoclassica (Borjas 1990): teoria neoclassica → migrante come individuo razionale spinto alla massimizzazione dell'utilità (prospettive dei propri guadagni). Fa un calcolo preciso di quanto la migrazione gli conviene. Secondo Borjas (economista) autore di questa chiave interpretativa, emigrano coloro che nel calcolo costi-benefici pensano di avere un guadagno, un'utilità marginale positiva al netto di quelli che sono i post dell'immigrazione.
- La nuova economia delle migrazioni. Le strategie famigliari (Stark 1991): parte da una critica all'approccio dell'economia neoclassica perché ritiene che il migrante non sia un individuo astratto, isolato che decide in modo individuale dove andare.
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