Dinamiche Industriali
18/09/19
Prerequisiti Economia Industriale
Individuazione di un settore o mercato:
Elementi di offerta:
Similarità tecnologica: insieme di imprese che utilizzano tecnologie di processo
simili e possiedono esperienze e conoscenze comuni
Utilizzo della stessa materia prima (industria del ferro o dell’acciaio)
Esistenza ed estensione di reti e/o sistemi di distribuzione
Elementi di domanda
Prodotti che soddisfano lo stesso bisogno. Elasticità incrociata della domanda: tanto
è maggiore tanto più i prodotti sono sostituti e quindi appartengono alla stessa
industria/settore
Elasticità: più un bene ha elasticità elevata, più al variare del prezzo varia la quantità
domandata
Elasticità Incrociata: variazione del prezzo di un bene fa variare la quantità
domandata dell’altro
Della domanda
Se maggiore di zero i beni sono sostituti
Se minore di zero sono complementi
Dell’offerta
Se maggiore di zero i beni sono il risultato di produzioni tecnicamente congiunte
Se minore di zero sono beni sostituti dal lato dell’offerta
Mercato: luogo di incontro tra i soggetti che portano le merci sul mercato e coloro che
acquistano i beni
Dinamica Industriale:
Le analisi di dinamica industriale sempre più microeconomiche -> nell’approccio
tradizionale l’impresa è fortemente influenzata dall’industria di cui fa parte e quindi
basta studiare le caratteristiche dell’industria di cui fa parte.
Nell’approccio più moderno si è arrivati a comprendere che le caratteristiche
dell’industria dipendono dal comportamento delle imprese.
Es. Industria telefonia mobile.
La configurazione dei maggiori players che si suddividevano le quote di mercato è
totalmente cambiata -> conseguenza del comportamento delle aziende del settore
stesso.
Ambito Competitivo o “relevant market”: è l’insieme delle porzioni della domanda
e dell’offerta che presentano un’elevata elasticità incrociata dell’offerta e della domanda
Mercato di Marshall: è quello in cui può essere identificato un unico prezzo e nel quale
è valida l’analisi dell’equilibrio parziale
Distretti Industriali: Esteso numero di piccole imprese, legate da relazioni verticali di
cooperazione e da relazioni orizzontali di concorrenza specializzate in una o più industrie
complementari in un’area delimitata naturalmente e storicamente.
Connotazione merceologica, ma anche geografica legata al concetto di economie
esterne (esternalità)
Cluster: concentrazione di imprese, in un ambito territoriale definito, interconnesse tra
loro che si trovano in taluni casi in competizione e in altri a cooperare
Classificazioni Industriali: derivano da standard internazionali
ISIC livello internazionale
SIC livello USA
NACE livello Europeo
ATECO livello italiano
Sono equiparabili le une alle altre e vengono riviste periodicamente
Classificazione ATECO:
Sezioni (prima lettera)
Divisioni (due cifre)
Gruppi (tre cifre)
Classi (quattro cifre)
Categorie (cinque cifre)
Viene modificata di tanto in tanto per andare incontro ai mutamenti industriali (ad
esempio, è stata creata la sezione Informazione e comunicazione).
Industrie per intensità tecnologica:
L’Impresa
Versione microeconomica textbook: entità «astratta» dai comportamenti e obiettivi
basilari: massimizza i profitti scegliendo quanto e come produrre
Coase – Ruolo Costi di Transazione:
«al di fuori dell’impresa i movimenti dei prezzi guidano la produzione che si realizza
attraverso una serie di transazioni di scambio sul mercato.
All’interno dell’impresa tali transazioni sono eliminate, e in luogo della complicata
struttura basata sullo scambio sono le decisioni dell’imprenditore a guidare la
produzione»
I Confini di un’Impresa:
Estensione orizzontale: quanto un’impresa produce e quante linee di
• prodotti porta nel mercato. È determinata dalla struttura di costo.
Integrazione verticale: quanti stadi del processo produttivo sono svolti
• all’interno dell’impresa.
Esempi:
La Toyota è principalmente impegnata in IDE orizzontali. Il suo sistema di
produzione si basa su impianti di assemblaggio completamente di sua proprietà che
usano componenti e parti in gran parte acquistati da fornitori esterni.
L’Intel è impegnata principalmente in IDE verticali. Mentre la parte del processo di
produzione ad alta intensità di lavoro qualificato si trova nei paesi sviluppati, la parte
ad alta intensità di manodopera non qualificata (ad esempio, montaggio e collaudo)
si trova nei paesi in via di sviluppo. Tutti gli impianti di produzione sono
completamente di proprietà di Intel.
La Nike è principalmente impegnata in offshoring. Le scarpe da ginnastica Nike non
sono prodotte negli Stati Uniti né da un impianto di produzione di proprietà di Nike.
Nike subappalta a società estere tutta la sua produzione di calzature a imprese
indipendenti di proprietà e gestione estera
McDonald opera principalmente in franchising internazionale. Più del 75 per cento
dei ristoranti McDonald in tutto il mondo non sono né proprietà, né gestite dal gruppo
McDonald.
Eterogeneità Imprese: Le imprese sono molto diverse in termini di dimensione,
performance, produttività, ecc.
Il saggio di profitto differisce anche tra imprese che operano nello stesso settore e hanno
più o meno la stessa dimensione
Le differenze nel saggio di profitto tendono a permanere nel tempo
Innovazione e conoscenze tacite
Strategia
Storia
Struttura del Mercato: Un mercato è un insieme di acquirenti e venditori (agenti) che,
attraverso la loro interazione, sia reale che potenziale, determinano il prezzo di un bene
o di un insieme di beni.
Il concetto di struttura di mercato quindi si riferisce a quelle caratteristiche che
influenzano il comportamento e i risultati delle imprese che operano in tale mercato.
Gli aspetti che determinano strutture di mercato sono:
1. il numero di agenti del mercato, sia i venditori che gli acquirenti;
2. il loro potere negoziale, in termini di capacità di fissare i prezzi;
3. il grado di concentrazione;
4. il grado di differenziazione dei prodotti (sostituibilità);
5. la facilità di entrare e uscire dal mercato
Struttura di mercato: teoria ed evidenza empirica
Lo studio della struttura di mercato è oggetto di grande interesse perché caratterizzato
da regolarità empiriche derivate da due meccanismi:
Il primo collega la natura della concorrenza sui prezzi in un settore al livello di
concentrazione del mercato.
- Ci dice, ad esempio, come un cambiamento delle regole della politica di
concorrenza influenzerà la concentrazione
Il secondo meccanismo riguarda la concorrenza non basata sul prezzo.
In quei settori dove la R&S o la pubblicità giocano un ruolo significativo, le imprese
incorrono in costi non recuperabili,
- per far sì che i consumatori siano disposti a pagare un prezzo più alto per il prodotto
- per abbattere i costi (variabili) di produzione, aumentando le quantità vendute a
parità di prezzo
Questo meccanismo pone un limite alla possibilità di mantenere una configurazione
di mercato con bassa concentrazione
L’approccio S-C-P
La performance (di un mercato o di un settore) dipende
dalla ‘condotta’ dei produttori e dei consumatori, che a
sua volta dipende dalla struttura del mercato
Si tratta di un modello descrittivo e non analitico
Si basa sulle seguenti assunzioni:
la struttura del mercato influisce sul
• comportamento adottato dalle imprese e ne
determina la performance;
la struttura di un’industria
• - dimensione delle imprese rispetto alla domanda del mercato,
- numero delle imprese,
- la presenza di barriere all’entrata e all’uscita
Il comportamento delle imprese include la natura della funzione obiettivo e
l’atteggiamento delle imprese nei confronti dei rivali potenziali o effettivi:
politiche di prezzo,
• pubblicità,
• spese in ricerca e sviluppo,
• acquisizioni orizzontali e verticali
•
La performance è rappresentata dai risultati economici conseguiti dall’impresa.
Come si fa uno studio S-C-P?
Si misura la performance di diversi settori.
1. Si usano alcune misure della struttura di mercato per spiegare le
2. differenze tra le performance dei settori.
Indici di Performance
Attraverso la misurazione dei risultati economici si cerca di desumere il potere di
mercato esercitato dalle imprese.
Tre sono i più popolari:
1. il tasso di rendimento
2. il margine prezzo-costo (MPC), o Indice di Lerner
3. la q di Tobin
Tasso di Rendimento: r
Il tasso di rendimento è una misura del profitto per ogni
Euro investito, che rappresenta il costo opportunità del capitale.
Il profitto economico differisce dal profitto contabile in quanto include tutti i costi
impliciti ed espliciti compreso il costo opportunità del capitale (che non è conteggiato nel
profitto contabile).
Costo del Capitale: Ciò che è immesso nel processo produttivo è l’”uso” o
“servizio” del capitale
Il costo unitario del capitale è r+d dove r è il costo opportunità dell’utilizzo
alternativo del capitale finanziario usato per l’acquisto dei servizi del capitale
(tasso di rendimento) e d è il deterioramento fisico del capitale reale e
l’obsolescenza tecnologica (tasso di ammortamento).
Capital Asset Pricing Model:
r è il rendimento atteso del titolo
• r è il tasso dell’attività priva di rischio
• f
b la sensibilità del rendimento del titolo a quello del mercato
• (r -r ) è la differenza tra il rendimento atteso del mercato e il tasso privo di
• m f
rischio (premio per il rischio).
Il profitto economico si calcola come:
TR sono i ricavi totali
• W il costo del lavoro
• M il costo dei materiali
• (P
i costi del capitale è il valore del capitale, d il tasso di ammortamento).
k
La condizione di equilibrio di concorrenza perfetta richiede che
p=0, quindi si ottiene:
Se il tasso di rendimento ottenuto è superiore al tasso ritenuto normale (calcolato
partendo da imprese concorrenziali in progetti con livello di rischio pari a quella
analizzata), allora l’impresa applica un prezzo superiore al costo marginale, producendo
un extraprofitto.
La condizione di profitti nulli garantisce che tutte le risorse siano state remunerate ad un
tasso di rendimento normale.
Limiti: uso del costo storico invece del costo di sostituzione nella valutazione del
• capitale fisso;
errata valutazione e ammortamento delle attività di pubblicità e di R&D;
• incoerenza nel trattare l’inflazione (tasso di rendimento reale o nominale);
• uso di ricavi al lordo delle imposte invece che al netto
•
Margine prezzo-costo (indice di Lerner):
L’indice di Lerner è uguale al margine di profitto per ogni unità
venduta:
L = 0 per le imprese di un’industria in concorrenza perfetta, ed è tanto maggiore quanto
maggiore è il potere di mercato dell’impresa.
L’indice è uguale al reciproco con segno negativo dell’elasticità della domanda al
prezzo, e di un’impresa che massimizza i suoi profitti.
Se i costi marginali sono diversi:
Limiti: Poiché è difficilmente disponibile, in sostituzione del costo marginale viene
• utilizzato il costo medio variabile
Se nel calcolo si ignorano il capitale immateriale, le attività di R&D e i costi
• della pubblicità, questo conduce ad una distorsione. Il potere di mercato così
calcolato risulta essere sovrastimato
Q di Tobin:
La q di Tobin è il rapporto tra il valore di mercato del capitale fisso di un’impresa
(misurato dal valore di mercato delle azioni e del debito) e il costo di sostituzione del
R
q=
capitale fisso dell’impresa P k
P è il valore del capitale (il costo unitario di sostituzione del
• k
capitale fisso)
R è il prezzo del servizio di un’unità di capitale (costo d’uso
• del capitale - canone affitto)
Limiti: Perché la misura abbia senso, servono misure appropriate del valore di
• mercato e di rimpiazzo del capitale
Tipicamente, il capitale intangibile non viene considerato, portando a una
• sovrastima di q
Indici di concentrazione:
Due gli elementi caratterizzanti le misure di concentrazione :
numerosità (fewness) delle imprese
• uguaglianza/disuguaglianza (inequality) delle quote di mercato.
•
Laddove si impieghino tali indicatori si assume implicitamente che una struttura di
mercato sia tanto più concorrenziale quanto più bassa è la porzione di domanda servita
da ciascuna impresa.
Caratteristiche:
Ranking Condition: Se la curva di concentrazione per un settore/mercato si trova
sempre al di sopra di quella di un altro settore, il primo settore/mercato dovrebbe
essere quello meno concentrato (es. curva di Lorenz)
Sales Transfer Condition: Il trasferimento di vendite da imprese più piccole alle
grandi dovrebbe aumentare la misura di concentrazione
Entry Condition L'ingresso di nuove imprese di dimensioni al di sotto della media
delle incumbent dovrebbe ridurre la concentrazione, mentre l'uscita di imprese di
sotto di tale soglia dovrebbe aumentarla
Merger Condition: Le fusioni dovrebbero comportare un aumento della misura di
concentrazione
Non tutte le misure di concentrazione soddisfano tutti i criteri; tuttavia sono fortemente
correlate.
Esistono due tipi di misura di concentrazione:
Misure ‘assolute’, che utilizzano le informazioni sia sul numero delle imprese (N) sia
• sulla varianza delle dimensioni aziendali (σ );
2
Misure ‘relative’ che utilizzano le informazioni solo su σ .
2
•
Rapporto di Concentrazione (k-firm concentration ratio):
È in grado di cogliere cambiamenti nella ripartizione delle quote di mercato dovute a
ingresso/uscita di imprese o a operazioni di finanza straordinaria
Sono gli indici sintetici più impiegati nelle istruttorie delle Autorità Antitrust.
k
∑ (s
la somma delle prime k quote di mercato )delle N imprese
=
CR s i
k i
i=1
Indice di Herfindahl-Hirschman (HHI):
Utilizza pesi crescenti rispetto alla dimensione dell’impresa e tutte le N imprese
vengono considerate.
È il più usato tra gli indici di concentrazione, rappresenta la misura di potere di mercato
di riferimento nelle Linee guida dell’Antitrust Authority nella valutazione di fusioni e
acquisizioni
N
∑ 2 la relazione tra HHI e numero di imprese non è chiara, basta riscrivere:
=
HHI s ❑
i
i=1 N 1
∑ 2
2 + N σ
=
( )
= + −
HHI ś s ś N
i
i=1 N E
∑
Entropia: ℜ=
E=− s ln s Entropia relativa lnN
i i
i=1
Disordine o incertezza caratterizzante una data industria
N 1
∑
E= s ln
i s
i=1 i
Nel caso di monopolio è zero (s =1).
i N 1
∑ ( )=ln ( )
Nel caso di molte piccole imprese di uguale dimensione: E= ln n n
n
i=1
Indice di Gini: È l’area compresa tra la curva di Lorenz e la diagonale
N
∑
+1−2
N i s
i
i=1
G= N
Indice VL: N
∑ 2
( )
−log
log s ś
La varianza dei log delle quote di mercato i
i=1
VL= N
È un indice molto influenzato da imprese con quota di mercato molto alta
Concentrazione e potere di mercato:
In un modello di Cournot con n imprese si può dimostrare che:
Relazione diretta tra potere di mercato e concentrazione.
Esempio: consideriamo 2 mercati con curve di domanda identiche. In un mercato ci sono
2 imprese con quote di mercato identiche, nell’altro c’è un’impresa con quota di mercato
del 70% e due con quota 15%. In quale dei due il potere di mercato è più elevato?
Problemi di interpretazione:
L’ipotesi della collusione è che la concentrazione causi potere di mercato facendo
aumentare la collusione tra le imprese: le fusioni potrebbero accrescere il potere di
mercato in modo pregiudizievole per i consumatori. Ma un’interpretazione alternativa
della relazione tra struttura e risultato è l’ipotesi di efficienza. Supponiamo un
oligopolio simmetrico e supponiamo che un’impresa riduca il costo marginale con un
aumento di concentrazione e potere di mercato. In questo caso la concentrazione è
necessariamente un male?
30/10/19
Struttura di mercato: teoria ed evidenza empirica (2)
Come si definisce il settore? il mercato? come si tiene in considerazione il commercio
internazionale? e le imprese multiprodotto?
Normalmente quando si fa uno studio di questo tipo, si ha a monte l’idea di vedere
un certo ambito competitivo e poi si definisce il settore così che l’ambito competitivo
sia ben rappresentato.
Abbiamo poi il problema del commercio internazionale poiché in realtà, l’ambito
competitivo può essere più grande rispetto a quello che andiamo a considerare.
Un altro problema è di tipo definitorio: la maggior parte delle imprese sono multi-
prodotto e in tal caso viene classificata all’interno di un unico settore.
La classif
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