L'edificio multimediale
1° piano: i critici delle macchine
Secondo il punto di vista della politica ed economia, il multimediale è effetto della concentrazione produttiva che abbraccia diversi media. È un’accezione negativa: chi detiene la proprietà dei mezzi impone la propria volontà; sotto la veste di una democratizzazione dell’informazione si nasconde una nuova forma di potere che limita lo spazio e autonomia del singolo. Si teme che l’aumento dei mezzi e la confusione da essi generata accresca il pericolo di appiattimento culturale programmato da chi è padrone delle macchine per affermare un interesse di parte.
2° piano: i volenterosi dei media
Multimedialità come intreccio fra le diverse fonti e canali di comunicazione collettiva, ciò significa non solo cospirazione da parte di chi ne detiene il potere, ma anche molti discorsi (pluralità di voci) e dialogo. L’utente è portato a collegare un codice con l’altro, far scorrere un elemento di informazione da un mezzo all’altro, verificare la veridicità di una fonte (dal caos possono nascere criteri e modalità di distinzioni). La moltiplicazione dei mezzi favorisce la moltiplicazione delle intelligenze e linguaggi, è l’approccio più utile per un’elaborazione pedagogica ma non sempre attuato dalla pratica scolastica.
Moltiplicazione/differenziazione dei mezzi come modalità che eguaglia la pluralità delle voci e forme rappresenta un avvicinamento agli ideali della trasparenza conoscitiva, compiutezza personale e senso di sé.
3° piano: gli asceti della tecnologia
Praticato dagli ingegneri della comunicazione/informazione: multimedialità come possibilità di importare e trattare congiuntamente materiali audio, video, audiovisivi. La prospettiva è avere una macchina senza limiti capace di inglobare gli elementi più disparati, interagire continuamente con l’utente e porlo in un costante rapporto di dialogo. Ciò che attrae gli asceti è il dispositivo tecnologico in sé.
I parenti prossimi della reticolarità e multimedialità
Ipotesi sui possibili sviluppi del rapporto multimedialità/formazione:
- Una macchina informatica multimediale non è nuova per il tipo di conoscenza che veicola, il suo destino è attivare forme di sapere che già albergano il mondo; un lettore competente svolge su un libro di divulgazione le stesse operazioni di quelle attivate da un ipertesto (evidenziare i particolari, approfondire un tema, collegare scrittura/immagini). Il testo di stampa, per quanto articolato, è fisicamente chiuso e compatto, un ipertesto è un repertorio aperto che razionalizza e articola ulteriormente nel medesimo ambito materiale le procedure d’uso più avanzate.
- Diventa una buona macchina didattica se riesce ad inglobare in sé i livelli più avanzati della didattica basata sul testo e aiutare a superarne i limiti. Chi vive nello spazio della multimedialità fa esperienza continuamente di contaminazioni, collegamenti analogici, il suo spazio mentale e immaginativo sono già multimediali perché attingono da luoghi diversi e utilizzano una miriade di materiali, schemi, collegamenti. È sempre stato così, la multimedialità non è solo espressione di intelligenza artificiale, ma il campo della simulazione/organizzazione delle dinamiche più profonde ed elementari del conoscere.
- La maggior parte delle volte si registra un vuoto tra l’universo delle comunicazioni di massa e il mondo degli ipertesti e applicazioni della multimedialità digitale (possibilità fornite dai media non sufficientemente sfruttate, e c’è ancora molto da fare per fecondare la cultura dell’insegnamento/apprendimento formale con gli apporti della cultura del senso comune, dell’intrattenimento e apprendimento informale). L’aspirazione attuale è riorganizzare nel nuovo ambiente le caratteristiche cognitive degli ambienti tecnologici precedenti (basati su trasmissione unidirezionale di testi come stampa e cinema o sui flussi di informazione come TV e radio o sull’interazione di rete come telefono) e dare alla macchina digitale una funzione epistemologica con possibilità di intrecciare le dinamiche testuali, di flusso e reticolari in un unico ambiente ricco di risorse manipolative ed interattive.
- I nuovi media offrono strumenti non solo per ricezione e uso, ma anche per produzione originale dei materiali (sollecita la personalità di autore). L’introduzione della multimedialità della didattica permette di relativizzare due assunti tradizionali: la fissità della natura umana e l’oggettività del sapere.
Tra immersione e astrazione
Scegliamo il 2° piano. Oggi la formazione del giovane vive parti sempre meno marginali della sua esperienza conoscitiva e affettiva negli spazi della multimedialità. La multimedialità non deve essere trattata come oggetto di insegnamento, ma come ambiente generale in cui collocare le azioni formative. I media non sono veicoli, ma ambienti del sapere, saper fare e saper essere (non come strumenti per trasmettere qualcosa che è già dato, ma agenti di una nuova sensibilità culturale, sociale ed esistenziale). Oggi si profilano nuovi scenari della conoscenza, con un rapporto sempre più stretto tra media/esperienza individuale.
Il giovane si trova meglio nel multimediale perché gli tiene occupate zone corporee e mentali più estese di quelle della lettura e lo vincola ad un rapporto di complicità. L’apprendimento multimediale opera per immersione (non solo nella dimensione della visione, ma anche dell’ascolto), quello monomediale per astrazione (collegamento tra meccanismi astrattivi e modalità della visione). Da metà del 900 la musica è diventata un fattore d’identità per il giovane: entra in relazione con l’altro soprattutto attraverso l’esperienza della partecipazione sonora, attraverso le pratiche corporali, sensuali, cognitive dell’ascolto. È una trasformazione semiotica e antropologica su cui ha un gran peso la tecnologia, ogni individuo in crescita percorre un itinerario nell’universo sonoro che procede attraverso un avvicinamento della fonte sonora alla corporeità del ricettore. Negli spazi del multimediale, il suono è qualcosa di più di una componente linguistica, è una modalità generale di conoscenza. Occorre considerare quanto le dimensioni dell’oralità (suono) siano presenti negli spazi della comunicazione elettronica (pur servendosi della mediazione scritta, la trasfigura immergendola nei ritmi della parola parlata). Questa è la civiltà del suono.
Noi e loro
Gli adulti hanno imparato a subordinare l’ascolto alla visione, i giovani al contrario. La TV è in genere concepita come dannosa perché non fa ragionare, appiattisce le menti, non consente di fissare le conoscenze, per il bambino è più piacere e compagnia. L’adulto vi cerca quanto in essa può sfamare il suo bisogno di astrazione, il bimbo vi trova un ambiente acustico in cui stare piacevolmente. Come uscire da questo contrasto? Con la multimedialità: nella famiglia allargata delle tecnologie dello schermo sono nati mezzi che riducono il tasso di immersione dell’audiovisivo a favore delle componenti astrattive (videoregistratore che traduce in testo il flusso TV e consente di sottoporlo ad un lavoro di analisi e scomposizione; il videogioco che sollecita il pensiero strategico e le modalità interattive). Necessità di aprire alle logiche dell’immersione costituendo un terreno di interazione con le logiche dell’astrazione.
Multimedialità come zona di confluenza di tre tradizioni mediali e culturali:
- Stampa (oggettività, analiticità, sistematicità, chiusura)
- Audiovisione (globalità, soggettività, compartecipazione, apertura)
- Interattività (utente con funzione co-autoriale)
Suono e scrittura devono essere intesi non solo come risorse materiali per i media, ma come paradigmi cognitivi, finora hanno agito in modo concorrenziale, riservandosi spazi autonomi; ora la multimedialità consente di trattare il suono come scrittura e viceversa, le due matrici si incontrano e danno vita a qualcosa di nuovo.
Il territorio dei media
Cosa si nasconde dietro le parole
Generalmente parole come ‘mezzi di comunicazione, media, mass media’ hanno attribuzioni negative che accentuano la materialità delle procedure meccaniche artificiali da cui derivano conformismo e appiattimento. Rivela il senso di disagio diffuso di essere invasi e di perdere autonomia e creatività.
Da dove viene la diffidenza per le tecnologie moderne? Considerare il ruolo del libro, non tanto come sussidio didattico o semplice risorsa materiale, ma come modello culturale di portata generale, manifestazione di una forma mentis, metafora di un comportamento intellettuale ed esistenziale. Il libro è talmente interiorizzato nel modo d’essere, agire e pensarsi della pedagogia che non può essere colto e interpretato come medium/macchina. La pedagogia continua a privilegiare l’articolazione lineare della conoscenza, la sua divisione in blocchi autonomi (testi), la logica dimostrativa, il ragionamento ipotetico-deduttivo, perciò esprime diffidenza verso tutto ciò che può insidiare la garanzia esclusiva di conoscenza e coscienza. I nuovi media sono destabilizzanti perché attivano contemporaneità, contaminazione, logica mostrativa, altre forme di ragionamento analogico, procedure connettive. Se la pedagogia accettasse il dialogo con i mezzi diversi e forme del sapere ne guadagnerebbe in termini di chiarezza terminologica, si aprirebbero nuove prospettive di analisi.
L’interfaccia della macchina
Cosa sono le tecnologie? Macchine che aiutano l’uomo nelle sue attività. La tecnologia si differenzia da tecnica (procedure utilizzate per ottenere un risultato o produrre un’opera); ogni tecnica anche se indica un insieme di procedure, non si riduce all’efficienza del fare, ma implica una conoscenza che se formulata sfocia in una forma di intenzionalità e coscienza. Le macchine non marciano da sole, hanno bisogno di chi le metta in azione, organizzazione di queste funzioni e comunicazione.
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