Premessa
I colori del teatro dell'educazione. Didattica: sottolineare i due elementi che la pedagogia e politiche culturali hanno posto a sostegno dell'edificio didattico (l'idea di bambino/infanzia + scuola/sistema formativo).
Uso di una sceneggiatura con fotogrammi contrastivi
- Rosso: 3 immagini no (cifre oscure, patogene, a rischio)
- Verde: 3 immagini sì (cifre solari, in salute, vincenti)
Far parlare i fatti (fotografando in rosso le anomalie che travagliano bambino e scuola), poi far scattare una rottura euristica col compito di far emergere i fotogrammi verdi che illustrano come va progettata una nuova qualità di vita per infanzia e dell'istruzione per scuola.
Parte 1 - Alle fonti della didattica: l'idea di infanzia e scuola
C.1 L'infanzia tra presente e futuro
3 immagini no di un bambino colorato di rosso
Sensibilizzazione dell'opinione pubblica del nostro paese perché prenda coscienza che oggi l'infanzia rischia di tramontare e scomparire dalla cultura contemporanea, risulta derubata del suo diritto di essere soggetto esistenziale e storico (bambino costretto ad indossare una pelle non sua che ostacola qualsiasi progetto pedagogico di emancipazione/liberazione.
- L'infanzia dimezzata. Ovvero il bambino fuori gioco: emarginazione/esclusione dell'infanzia va addebitata al suo essere letta e scritta altrove: è decifrata dentro la società dei grandi, ma solo come infanzia domestica (bambino considerato socialmente nei panni particolaristici: il mio, il tuo bambino) + è narrata nell'universo dei circuiti massmediologici dove il bambino = spettacolo (immagine retorica, agiografica, inesistente consegnata dai serial e spot televisivi = infanzia di celluloide). Identikit di un'infanzia ideologizzata nel privato e nei consumi che ha favorito il moltiplicarsi di un modello di bambino ad una dimensione (sentimento, immagine, consumo e non creatività, pensiero, conoscenza). Infanzia dimezzata perché tutta corpo e niente testa, tesi anticognitivista che penalizza il loro diritto inalienabile di autonomia intellettuale, bambino costretto a nascondere i propri potenziali cognitivi + infanzia disarmata (facile conformismo, omologazione dei comportamenti sociali divulgati dai mass media)
- Infanzia schizofrenica. Ovvero il bambino che si perde nel bosco. Cosa significa essere bambino nel 2000? L'infanzia contemporanea è come gettata tra due mondi, costretta schizofrenicamente a respirare due atmosfere (sdoppiata e dissociata) perché continuamente posta di fronte a due schermi che proiettano immagini, linguaggi, modelli assai diversi tra loro = il bambino, di fronte ai martellanti meccanismi di identificazione/modellamento che società e scuola gli impongono, rischia di smarrirsi come in boschi inestricabili, facendosi catturare dalle ideologie sottese nei serial di vita che gli si trasmette + infanzia sprovvista delle grammatiche di decifrazione dei mondi quotidiani in cui vive. Gli si forniscono "occhiali inadeguati dalla società": lenti non sintonizzabili ai suoi livelli di comprensione (col risultato di vedere confuso e sdoppiato, incapacità di ricomporre il complesso universo di esperienze) oppure "occhiali sprovvisti di lenti" (i modelli etici e civili proposti dalla scuola sono lontanissimi dal XXI secolo, scenario esistenziale oggi anacronistico e tramontato)
- L'infanzia invisibile. Ovvero il bambino senza le chiavi della città: nuovi paesaggi del villaggio globale stanno profondamente modificando il volto e l'identità culturale di famiglia e scuola, queste tradizionali agenzie formative si trovano in compagnia di nuovi presenzialismi culturali, alcuni intenzionalmente educativi (enti locali, associazionismo) altri no perché subordinati al mercato e consumi di massa. La città sta dilatando a dismisura il raggio delle offerte formative, da quelle disinteressate/ a progetto (promosse da famiglia, scuola, enti locali) a quelle a pagamento/di mercato (massmedia) = ramificazione policentrica dell'educativo (potrebbe portare a una fecondità pedagogica, come risposta alla crescente mobilità dei bisogni, la città offre una rete diversificata di opportunità e luoghi formativi). In realtà, dissolvenza di questa irrefrenabile linea di tendenza culturale, politica dimissionaria dello stato nei confronti del suo compito di direzione dello sviluppo sociale, economico, culturale del paese, stato che abbandona la guida dell'emancipazione culturale della sua collettività (per esempio non regolamenta la quantità/qualità delle info di massa, non riforma la scuola alle esigenze sociali) = provoca un indebolimento e marginalizzazione del quadrilatero delle agenzie intenzionalmente educative (famiglia + scuola + enti locali + associazionismo). Così si profila un'infanzia pallida e muta, rinchiusa nei tempi e spazi e consumi di mercato (desaparecida = senza le chiavi della città). Il bambino è visibile solo nelle gabbie specializzate e ultraistituzionali (davanti alla TV, banco di scuola, attività pomeridiane). Nella città dei consumi il bambino diventa prodotto della mercificazione contemporanea a cui sono strappati i suoi diritti fondamentali: socializzazione/comunicazione, autonomia, movimento, conoscenza, fantasia, cooperazione/solidarietà.
3 immagini sì di un bambino colorato di verde
Di fronte al tragico naufragio del pensiero e creatività del bambino, appello pedagogico che chiama famiglia e scuola a progettare una nuova immagine di bambino = ricomparsa dell'infanzia come bambino della ragione.
- Il bambino ecologico. Ovvero l'infanzia a più dimensioni: che vive dentro un'antropologia territoriale (linguaggi, costumi, valori) che ne ritaglia il volto storico/culturale, un'infanzia che entra finalmente nella storia, coi suoi diritti inalienabili di cittadinanza. Bambino come soggetto sociale, dotato di tre zaini socioculturali: per la conoscenza dei territori quotidiani di esperienza domestica/scolastica; ricerca e valorizzazione delle esperienze esistenziali che la società tende a marginalizzare sotto la spinta delle logiche omologanti del mercato; per relazioni sociali
- Il bambino omerico. Ovvero quando l'infanzia incontra le colonne d'Ercole: piccolo Ulisse che sfida e trascende le colonne d'Ercole con un'inesauribile voglia di sconoscere il suo universo esistenziale. Bambino serio, concentrato, impegnato ad ingrandire da solo i propri orizzonti di conoscenza tramite un'incessante attività esplorativa e sceglie autonomamente i propri percorsi formativi.
- Il bambino ritrovato. Ovvero l'infanzia diventa città: l'ente locale scommette sulle agenzie intenzionalmente formative, il mercato dell'info può essere regolamentato da un ente locale capace di governare e gestire la complessa rete di risorse e opportunità culturali di cui dispone un territorio, esso deve promuovere un sistema formativo integrato che sappia chiamare a raccolta tutti i soggetti istituzionali impegnati a dare risposte pedagogiche per discutere e decidere interventi coordinati e congiunti = alleanza pedagogica capace di rifornire l'infanzia di occasioni e risorse educative in grado di elevare la qualità della vita in città.
C.2 Dalla scuola del caso alla scuola del progetto
Tre immagini di una scuola colorata di rosso
La scuola si presenta come un giocattolo culturale rotto nei suoi gradi interni e in relazione alle altre agenzie formative = discontinuità che colpisce l'integrazione e unitarietà dei cicli scolastici (longitudinale) + raccordo formativo tra saperi del dentro e fuori scuola (trasversale). Condizione di isolamento e separazione dalla società che provoca improduttività delle conoscenze, la scuola produce un'istruzione non più spendibile nella società che dispone di merci culturali molto più avanzati dei suoi alfabeti e saperi.
- Il vagone lento del convoglio sociale: due carte perdenti della scuola di oggi: raffigura un modello di socializzazione obsoleto e fuori dal tempo (difficile reciprocità con ambiente esterno, non si presenta come filtro formativo nel repertorio dei comportamenti sociali, non è in grado di preparare un uomo sociale dotato di quegli strumenti interattivi che gli permettono di essere un attivo protagonista storico-sociale) + raffigura un modello di inculturazione fuori corso (cumulo di conoscenze inattuali, immobilità e improduttività culturale) = appello pedagogico: impegnare sollecitamente la coscienza della collettività sociale a saper cogliere il senso politico di questa persistente collocazione della scuola nella propria stagione storica. Praticare saperi fuori corso rispetto ai nuovi coniati dalla ricerca scientifica e cultura elettronica significa abdicare al proprio compito istituzionale di agenzia di acculturazione democratica.
- Se la scuola va a due cilindri (inattualità e anacronismo): trionfa ancora l'istruzione come riproduzione delle conoscenze + primato dei saperi freddi (mediati, indiretti, depositari, senza contatto con realtà) + mode didattiche (scuola che accusa diffusi coefficienti di nozionismo, enciclopedismo, verbalismo = macchina inadeguata per fornire all'allievo la capacità di vedere autonomamente il mondo e pensare con propria testa). Cultura disattenta ai fermenti del nostro secolo che sterilizza ogni forma di rielaborazione personale dell'allievo. Prospettiva culturale de-futurizzata che preclude alla scuola la possibilità di avventurarsi sul domani. Necessità di un'altra istruzione di base tale da assicurare all'utenza il massimo delle opportunità cognitive, garantendo a tutti gli strumenti di comprensione, partecipazione al tessuto sociale in continuo cambiamento.
- La scuola NO: separata e solitaria. Due malattie antiche: separazione dall'ambiente esterno (istituzione isolata e segregante, separata dal territorio socioculturale, rottura culturale tra i saperi del dentro/fuori, provoca blocchi cognitivi nell'allievo perché produce saperi estranei alla vita quotidiana) + isolamento didattico del docente dagli altri docenti (modello dominante della professionalità docente è individualistico).
3 immagini di una scuola colorata di verde
Soluzioni correttive che permettano di costruire un progetto-scuola che le assegni una centralità culturale e formativa.
- Una scuola locomotiva del sistema formativo: democratica + pubblica + euristica (può contribuire a un governo democratico).
- Quando la scuola si fidanza con la ricerca e sperimentazione: sdogmatizza la conoscenza e adegua ai bisogni reali dell'allievo. La ricerca consente di assumere il modello pedagogico razionalista e problematicista (postula che gli oggetti empirici della sua ricognizione critica teorizzino la conoscibilità/progettualità dell'allievo in prospettiva educativa). Necessità di una pedagogia e scuola come sistema di assunti teorici e itinerari formativi interessati a teorizzare e realizzare processi di elevata qualità formativa, equipaggiate di procedure scientifiche ed empiriche. La sperimentazione rifiuta qualsiasi vincolo a metodi storicamente datati, inevitabilmente sfasati nei confronti della complessa rete di variabili educative che intralciano gli itinerari ipotizzati dall'insegnante. Adottare un modello pedagogico in grado di tener conto continuamente delle ragioni motivazionali del soggetto che apprende e delle ragioni culturali dell'oggetto di conoscenza. Duplice obiettivo: valorizzare bisogni/attitudini/aspirazioni dell'alunno storicamente definito + le strutture cognitive/formative del curricolo centrato sui processi di maturazione sociale e culturale dell'infanzia.
Per una scuola a nuovo indirizzo
Progetto/scuola come attento interprete delle complesse domande di istruzione e cultura di questa stagione storica e dei diritti di conoscenza e creatività di un'infanzia nel pianeta dell'info elettronica e computerizzata.
Nuovo modello chiamato a:
- Sul piano pedagogico: sostenere lo sviluppo di una scuola pubblica, colta, competitiva nei confronti della privata e agenzie extrascolastiche + stipulare un'alleanza con queste ultime per arginare l'aggressiva avanzata del mercato elettronico
- Moltiplicare le occasioni di interconnessione e apertura con l'ambiente esterno + contrastare la concezione individualistica dell'insegnamento (lavoro d'equipe)
Parte 2. Per una teoria della didattica
Premessa. 2001 il secolo della didattica
Società contemporanea caratterizzata da mutamento – complessità – transizione. Pone al centro l'avvento e il primato dell'economia immateriale (triangolo economico di mezzi di produzione + mercato + consumi) filtrato da automazione elettronica. Il risultato è diffusione in ogni angolo del pianeta di un'enorme quantità di info e conoscenza verso:
- Pubblici tradizionali: il sistema formativo ha allargato i contesti della trasmissione culturale: sistema formale (scuola), non formale (agenzie intenzionalmente informative) e informale (massmedia, self service, formativo a pagamento)
- Pubblici nuovi (postscolastici): prospettiva formativa che va oltre l'età scolastica, modello di educazione permanente, una scuola per tutta la vita capace di dare risposte al crescente bisogno di conoscenza proveniente da ogni età generazionale
Il XX secolo è stato il secolo della pedagogia, il XXI sarà quello della didattica, frutto di due processi di liberazione culturale e affrancamento epistemologico: nel XX secolo la pedagogia si è svincolata dalla filosofia, nel prossimo la didattica dovrà liberarsi dalla pedagogia. Il limite della pedagogia è che, dopo aver fondato un'autonoma teoria/prassi, si è rivolta solo all'universo teoretico, delegando alla didattica la prassi (il versante operativo dei processi formativi).
C.1 La didattica: ramo autonomo nell'albero delle scienze dell'educazione
Una Cenerentola al gran ballo dell'educazione
Didattica come ramo autorevole dell'albero delle scienze dell'educazione, corredata di propri oggetti di riflessione teorica e progettazione empirica. Nel '900 immagine della didattica come scientificamente non spendibile, fuori corso, la causa è la pedagogia (ideologica, ascientifica, metafisica che professa ancora la scissione epistemologia tra teoria/prassi), ha marginalizzato la didattica a mera prassi. La conseguenza è considerare la didattica come priva di formalizzazione scientifica (quasi un'arte, talento innato del docente). Contro la didattica si pone la concezione dell'inconoscibilità dell'allievo, così si ottiene solo una didattica casualistica. La didattica genera una professionalità docente asettica e rinunciataria, di basso profilo etico-politico, disimpegnato culturalmente di fronte ai processi di alfabetizzazione che la scuola è chiamata a innescare per rispondere all'omologazione dell'odierna cultura. La causa è la pedagogia figlia della filosofia idealistica: interessi solo assiomatico-ideologici, ma disinteressata ai fatti educativi = una pedagogia che enfatizza gli assunti responsabili della scissione teoria/prassi e della rinuncia della prassi che viene consegnata alla didattica, perciò didattica preclusa nella mera pratica educativa + le è precluso il diritto di un'autonoma teoria/prassi.
Una scienza che già c'è
Legittimazione della didattica sia sul fronte teorico che pratico, una didattica scientifica può essere garantita da una metodologia induttiva (i fatti educativi precedono la teoria, la generalizzazione teoretica è possibile a partire dai fatti, didattica come sintesi a posteriori dei fatti educativi) o deduttiva (la teoria precede i fatti educativi, didattica come sintesi a priori abilitata ad analizzare e interpretare i fatti educativi). Le esperienze/fatti devono essere preparati teoricamente attraverso un sistema di ipotesi (modello razionalista, empirico-induttivo). La didattica deve vestirsi di due abiti: epistemologico (teoria-prassi che la svincoli dalla mera prassi) e metodologico (metodologia della ricerca educativa in direzione prassi-teoria-prassi). I processi di apprendimento/insegnamento caratterizzati da istruzione (trasmissione/acquisizione degli alfabeti di base, mira alla padronanza degli strumenti del conoscere e capire), ricerca (offre opportunità di svolgere supplementi d'indagine sulle info raccolte, itinerari metacognitivi che insegnano a imparare a imparare), creatività (attività di ritrascrizione e reinventazione per nuove scoperte).
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