La pratica del dettato e il suo impatto sull'apprendimento
Dietro la diffusa pratica del dettato vi è l'idea che lo sviluppo di abilità percettive e motorie sia condizione imprescindibile per poter leggere e scrivere. Quindi, presentando gradualmente lettere, sillabe e parole, si favorisce il processo di apprendimento: questa è la visione sequenziale.
Teorie psicogenetiche sull'apprendimento della scrittura
Secondo Ferreiro e Toberosky, sia la ricerca di senso che quella di significato guidano i bambini a costruire idee sul funzionamento del sistema di scrittura.
I presupposti teorici
Le ricerche psicogenetiche relative alla lingua scritta in Italia, condotte da un gruppo di ricercatori della scuola piagetiana, suggeriscono che l'individuo cerca attivamente di comprendere il mondo che lo circonda trovando diverse soluzioni ai suoi interrogativi, come affermato da Piaget.
Secondo Ferreiro, il bambino che fa questo raramente ha la possibilità di emergere in realtà scolastiche. Se ciò è vero, lo si può supporre anche nell'apprendimento della lingua, considerata come un soggetto attivo che formula ipotesi circa il funzionamento della lingua. Il suo processo di apprendimento è indipendente dai metodi usati per l'acquisizione di determinate conoscenze: il metodo può aiutare, frenare, facilitare l'apprendimento, ma non può crearlo.
Il ruolo del metodo nell'apprendimento della lingua
Molto spesso la preoccupazione dei docenti è sul metodo adatto per l'acquisizione del codice scritto e poco sulle conoscenze già possedute e sulle riflessioni che gli studenti fanno sul funzionamento della lingua parlata. È praticamente assente nelle classi il bambino piagetiano, e questo ha spinto Farina a interrogarsi sul senso di alcune pratiche diffuse, in quanto la scrittura non può essere considerata come mera traduzione dei fonemi in grafemi, ma è un processo complesso che richiede conoscenze anche nella lingua scritta.
Queste ricerche mettono in crisi la progressione classica con cui si insegna a scrivere (vocali, vocali + consonanti, sillabe). L'insegnamento tradizionale ha costretto i bambini ad apprendere nuovamente i suoni del parlato perché si basa su delle premesse false.
Le premesse false dell'insegnamento tradizionale
- Un bambino di 6 anni non sa distinguere i fonemi della lingua.
- La scrittura alfabetica è trasposizione fonetica della lingua.
I bambini necessitano solo di essere guidati a portare a un livello di consapevolezza le proprie conoscenze sulla lingua, quindi creare situazioni di apprendimento affinché le conoscenze implicite possano emergere divenendo oggetti di reale presa di coscienza. Tra le tante pratiche tradizionali a scuola per l'apprendimento del codice scritto vi è il dettato, dove spesso è difficile capirne la finalità, osservato già da Ferreiro in Argentina. Questa pratica non sembra essere supportata da un'adeguata letteratura che ne illumini i limiti.
Storia di una pratica di insegnamento
La figura dello scriba può essere considerata emblema di questa pratica, poiché vi era una trascrizione grafica di un pensiero espresso oralmente da qualcun altro. Già nel 1992, all'Istituto Oratoria di Quintiliano, era presente il dettato come suggerimento didattico accanto all'insegnamento delle lettere e sillabe per far scrivere ciò che successivamente avrebbe dovuto essere ricopiato.
Da qui fino al secolo scorso si hanno poche testimonianze fino a quando torna ad essere un tema "caldo": varie questioni sulla modalità, sul rapporto all'arredamento dell'ortografia e grammatica, sui criteri di valutazione (dettato come esercizio ≠ dettato come verifica). Usato soprattutto per far comprendere le convenzionalità ortografiche, nel periodo fascista si rifonde come mezzo per trasmettere in modo chiaro i valori fascisti, perdendo il ruolo di insegnamento della lingua. Fino a scomparire nei Programmi dell'85, vengono pubblicati vari testi con esercizi graduati per arrivare al dettato come consolidamento dell'ortografia con contenuti di stampo cattolico (anni '50).
Critiche e persistenza del dettato
La pratica resiste nonostante le critiche degli anni '70, vista come incapace di promuovere lo sviluppo linguistico dei cittadini (denunciate nelle 10 tesi per l'educazione linguistica democratica). Ma oggi questa pratica è ancora presente e va indagato il senso che non può necessariamente essere lo stesso di un secolo fa.
Analisi di una pratica di insegnamento
La ricerca empirica, entrando nelle aule, ha modificato l'obiettivo dal motivo per cui le insegnanti dettano ancora al contenuto e alla modalità con cui viene fatta questa pratica. Se, a partire dall'Unità d'Italia, il dettato è presente nei Programmi per la scuola elementare come pratica per sconfiggere il dialetto, come mai è ancora così frequente anche quando i Programmi non ne trattano più?
È utile il dettato in classi dove i bambini sono già alfabetizzati o ci sono alunni con lingue "non trasparenti"?
- Riescono i bambini meno competenti a svolgerlo?
Domande che indirizzeranno il lavoro. Il lavoro di ricerca intrapreso si colloca nell'analisi delle pratiche di insegnamento, indagando la modalità di lavoro delle insegnanti cercando di coglierne il loro pensiero. Mira a favorire il passaggio da una riflessione occasionale a pratica riflessiva migliorando la loro formazione. Questa analisi costituisce un modello interazionista capace di intrecciare diverse variabili che riguardano insegnanti, alunni e contenuto, per questo risulta complessa.
Possibilità e limiti del dettato
Più numerose sono le ricerche sul dettato in ambito psicologico, usato come test per valutare le competenze ortografiche e individuare casi di difficoltà dell'apprendimento della lingua scritta. È una pratica usata nelle prove CEO (classificazione errori ortografici) che ha elaborato una griglia di valutazione degli errori finalizzata a progettare interventi specifici nella lingua scritta, fornendo dati sulla natura dell'errore e sulla gravità del deficit. La più famosa griglia degli errori è quella di Cornoldi e Tressoldi: usa due dettati per individuare errori fonologici e non.
Anche in ambito internazionale, soprattutto in Inghilterra, il dettato non è visto come pratica didattica ma come strumento/test di valutazione della competenza linguistica (Gouin, fine 1800 - gravar translation method, per poi divenire dettato fonetico inteso come più scientifico). Lado critica il dettato come scarsamente efficace come valutazione della competenza linguistica. Oller osserva che il dettato è un test valido per la competenza linguistica perché permette allo studente di attingere alla sua grammatica interna e fare previsioni durante l'ascolto (cioè formula ipotesi di quello che verrà detto dopo).
Il dettato nell'insegnamento della lingua italiana
Molte scelte didattiche, più che basarsi su teorie di riferimento, sono giustificate da "saggezza didattica" tramandata nel tempo come ricette/routine quotidiane: dettato e tema sono quelle più tramandate senza interrogarsi sulla loro utilità (oltre riassunto, analisi grammaticale, versione in prosa, diario). Senza che le competenze ortografiche degli alunni ne traggano beneficio senza alcuna componente creativa.
Gli studiosi sono preoccupati di questa pratica fine a se stessa senza reali finalità comunicative. Nei Programmi dell'85 si chiedeva di evitare esercitazioni di scrittura se non necessario per comunicare qualcosa. Zoi è critico con il dettato tradizionalmente inteso perché focalizza l'attenzione sul significante a scapito del significato. Per lui, per un apprendimento duraturo, bisogna attraversare esperienze significative per i bambini; da solo il significante non dice nulla e ciò ne spiegherebbe la scarsa efficacia.
Quindi, lui propone il dettato muto o autodettato che parte da un’esperienza comune vissuta dagli alunni attorno al quale è stata avviata una conversazione. Monighetti assume un approccio interattivo il cui obiettivo è tenere unite le strategie per l'acquisizione della lingua orientate verso il codice con quelle orientate verso il senso per evitare di separare la dimensione tecnica da quella del significato. Il dettato, per lui, rischia di perdere la funzione sociale e culturale della lingua perché non finalizzato alla ricerca di senso.
È bene proporre attività che inizialmente facciano comprendere gli scopi comunicativi, usi della lingua per finalità sociali e il dettato lo inserisce al termine del percorso didattico dopo tutte le sperimentazioni. Non lo rifiuta, ma necessita di un lavoro riflessivo precedente. Il bambino deve comprendere che il segno scritto non rappresenta l'oggetto o il referente ma l'immagine acustica corrispondente (cosa che non sempre sanno all'inizio della Primaria quando viene solitamente proposto il dettato).
È bene lavorare fin da subito all'analisi della parola, sul rapporto grafema-fonema. Spesso poi i docenti segmentano la parola in sillabe per facilitare, ma ciò decontestualizza ancora di più l’esercizio. Anche Deva individua il dettato come difficile e non possibile per un bambino all’inizio della scolarizzazione perché è richiesta un’analisi e individuazione dei suoni che compongono la parola. Anche perché si pensa di insegnare il rapporto grafema-fonema con il dettato, ma non esiste una perfetta corrispondenza, quindi il bambino deve imparare a segmentare la catena sonora in fonemi e la catena scritta in grafemi e ciò richiede la capacità di posizionare il fonema in una parola e considerarlo parte di una e diverse parole.
Per questo motivo le insegnanti, quando dettano, cercano di far percepire ai bambini quelle unità fonologiche che non vengono individuate nell’unità acustica (dettatura accentuata). Questo spiega perché sotto dettatura alcuni bambini scrivono in modo convenzionale, ma la scrittura spontanea non è tale. Questa mancanza di relazione diretta tra grafema-fonema è la causa dell'artificiosità del dettato (Eynard) perché se l’insegnante non esagerasse con la pronuncia ci sarebbero moltissimi errori (dipendenti anche dall’area geografica in cui si trovano - al sud verrebbero raddoppiate alcune /b/d/t/).
Conclusioni sul ruolo del dettato
Per Morghetti, se proposti al momento giusto, i dettati possono suscitare grande interesse perché gli alunni si rendono conto di poter scrivere autonomamente qualsiasi cosa. Anche Deva lo considera come mezzo di controllo dell’apprendimento al termine di un lavoro di analisi e sintesi di un gruppo di parole. Per Eynard diviene strumento di verifica nell’iter di scrittura.
Le diverse forme di dettato nel contesto nazionale e internazionale
I limiti del dettato diventano oggetto della letteratura internazionale:
- Carattere artificiale perché situazione di scrittura usata quasi esclusivamente nell’insegnamento infantile di letto-scrittura; non utile alla vita quotidiana, non richiesto.
- Visione riduzionista dell’apprendimento della scrittura considerato come semplice traduzione dell’oralità.
- Modello didattico tradizionale e conservatore (Cassany e Camps) dove l’errore è male da evitare - pedagogia dell’errore e della sanzione; pratica antica e centrata sul docente.
Da questi limiti e accuse, alcuni offrono delle indicazioni per rivisitare questa pratica che può offrire dei vantaggi. In primis, bisognerebbe variare frequentemente le modalità in cui il dettato viene presentato, per lavorare su diversi aspetti della lingua, sovvertendo l’idea che il potere è in mano al docente perché non è solo l’adulto che può dettare ma ciascun alunno, poiché lo scopo non è più il voto.
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