Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAP. I IL NOVECENTO: IL SECOLO DELLA DIDATTICA.

Lo sviluppo evolutivo dell’uomo è stato segnato da attraverso le quali le

pratiche istituzionali

generazioni adulte hanno trasmesso le loro conoscenze a quelle più giovani.

Successivamente si è vista una dei ruoli che ha visto l’assunzione del compito di

specializzazione

insegnare da parte di alcuni, e di quello di imparare da parte di altri.

In seguito il compito di apprendere in contesti formali è andato progressivamente generalizzandosi,

con il consecutivo aumento di coloro che hanno assunto la funzione di insegnare.

A causa di vari eventi storici, quali, Riforma protestante, rivoluzione francese, rivoluzione

industriale, nel 900 si è giunti a un’offerta generalizzata di istruzione formale.

Per la prima volta una parte consistente della popolazione è stata messa nella condizione di

acquisire le conoscenze alfabetiche di base: imparare a leggere e scrivere ha assunto un valore

emancipatorio.

Da qui il ricorso di una sempre più ampia fetta della popolazione verso livelli di istruzione sempre

più elevati. È nata così una dimostrata dal progressivo elevamento d’età per

lotta all’analfabetismo,

l’obbligo scolastico: da 14 a 16 a 18 anni.

Se non è possibile dare un inizio alla funzione dell’insegnamento, il XVII secolo si può datare come

secolo d’inizio della , con la Didactica Magna di Comenio.

riflessione teorica sull’insegnamento

Ma è nel 900 che la Didattica è inserita nella struttura della Pedagogia e poi delle scienze

dell’educazione, promuovendo lo sviluppo delle teorie didattiche.

In Italia la Didattica ha dovuto affrontare non poche per darsi uno statuto epistemologico,

difficoltà

sia per acquistare spazio e consenso nell’università.

Essa è poi stata condizionata dalla presenza dello sia sul piano teorico che su quello pratico,

Stato,

attraverso leggi, circolari, programmi, controllo della scuola e degli insegnanti.

l’azione legislativa:

Essa si è così dovuta scontrare con un sistema scolastico burocratico, poco disponibile al

cambiamento e alle innovazioni, con un forte potere di controllo da parte delle istituzioni

egemoniche.

Proviamo a sintetizzare le caratteristiche dominanti delle principali teorie che si sono succedute.

La prima metà del secolo è stata caratterizzata da quella che il Damiano chiamo

secondo il quale la Didattica traduceva in atto i principi della Pedagogia,

APPLICAZIONISMO,

sancendone la dipendenza.

Fu nei primi anni 50 a porre in essere una prima sistemazione delle teorie

Gaetano Santomauro

didattiche, raccolti attorno a due centri di polarizzazione:

1. il bisogno di una della Didattica;

fondazione pedagogica

2. il bisogno di non la Didattica nella Pedagogia e nelle scienze dell’educazione.

vanificare

La Didattica come sistema di pressione.

La sociologia accentua la valenza sociale del fine educativo.

La Didattica non può prescindere quindi da una radice sociale, in quanto esprime una volontà

di organizzare un che eserciti un efficace azione plasmatrice

collettiva sistema di pressioni

dell’intelligenza e dei sentimenti individuali.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

La che si esercita sul singolo e sui contenuti storico- sociali

PRESSIONE DISCIPLINARE

dell’insegnamento, è ordinata da alcune che, mentre confermano il carattere

norme didattiche

imitativo dell’apprendimento, non escludono nuove forme di adattamento e di variazioni

individuali.

Secondo Durkeim una forma di pressione sociale che ha una efficace azione plasmatrice

dell’esperienza dello scolaro è la ripetizione.

La Didattica finisce così per essere quella che la realtà sociale esercita sul

costrizione esteriore

singolo per plasmarlo secondo un modello oggettivo, che costituisce un tipo sociale.

La Didattica dunque è intesa come un sistema di pressioni, attraverso il quale si esprime il primato

del collettivo nell’educazione e nella scuola, volta a produrre un’ordinata assimilazione del sapere,

somministrato in tante unità di apprendimento, che garantiscano la completa aattuazione dei

programmi.

Per questo in essa sono dominanti i centralità del sapere,

temi del formalismo didattico:

mnemonismo, oggettività, emulazione, ripetizione.

Si cade così nell’errore proprio del disciplinarismo: la Didattica è concepita come metodo e tecnica

dell’adattamento del soggetto ad un modulo culturale e sociale esterno.

La Didattica come caso concreto del problema pedagogico.

Fra le due guerre mondiali, la prospettiva pedagogica dominante è stata quella

che ha esercitato una profonda incidenza nella cultura e nel costume

NEOIDEALISTICA,

educativo, trovando nella del 23 la sua applicazione.

Riforma della scuola

Con tale riforma l’idealismo diventò la cultura dominante che si rifletté sulla politica, nelle scelte

ministeriali, nella scuola.

Mentre la Pedagogia è considerata scienza dell’educazione, la Didattica è definita scienza

dell’insegnare.

Dato che l’insegnare è una forma dell’educare, quindi dipendente dalla Pedagogia, come questa è

dipendente da un Questo ha portato a considerare la Didattica in termini

problema filosofico.

filosofici. sostiene che i problemi della Didattica, ponendosi in termini filosofici evadono

Santomauro

continuamente dalla sfera del singolare, per giungere a una considerazione sintetica e universale

del caso particolare.

La sua struttura, costituendosi nella sfera del filosofico, prescinde dall’empirismo.

La didattica esisteva come scienza solo grazie all’applicazionismo, ridotta a una collocazione

inferiore in quanto esclusivamente considerata in prossimità del fare.

L’idealismo, con tradusse con i discorsi agli insegnanti, con le raccomandazioni

Lombardo Radice,

e con istruzioni per la pratica, fece leva sulle migliori qualità morali e comunicative della persona

del maestro, il che creò anche un nuovo clima morale nella scuola.

Alla fine degli anni 20, la però creo una situazione politica educativa e scolastica

Riforma Bottai

non favorevole all’innovazione didattica e alle sperimentazioni.

La e il venir meno dell’associazionismo magistrale e pedagogico ridussero le

fascistizzazione

opportunità di dibattito attorno alle metodologie.

La Didattica così fece pochi progressi sul terreno della qualificazione scientifica.

Con gli anni 50 il riportò in primo piano la ricerca scientifica, l’uso di

decadere dell’idealismo

metodi ad essa ispirati, reinserendo l’Italia nei circuiti pedagogici internazionali.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

L’erlebnisdidaktik.

Con l’influsso dell’herbartismo si sente forte l’esigenza di i limiti del

rompere formalismo,

considerando il processo didattico al di la di ogni schematismo.

C’è nell’Erlebnisdidaktik una forte avversione per la che mortifica la singolarità

didattica empirica

di ogni educando.

Si fa inoltre costante riferimento alla personalità del Le norme e le indicazioni didattiche,

maestro.

infatti, sono ritenute valide ed efficaci solo nelle mani di un educatore geniale.

Questa didattica non riesce però ad alimentare un autentico impegno di ricerca in senso scientifico.

La Didattica di orientamento sperimentalistico.

Le residue spinte positiviste hanno fatto sorgere l’interesse per un atteggiamento sperimentale. La

Didattica sperimentale non è un aspetto ristretto della metodologia pedagogica.

Il suo è mettere alla prova procedure e strumenti per ottimizzare la qualità

oggetto

dell’insegnamento.

Il suo va:

campo

- dalla coltivazione delle funzioni mentali alla formazione di buone abitudini intellettuali,

- dalle abilità di studio all’individuazione delle forme più agevoli di acquisizione delle nuove

conoscenze,

- dalla definizione dei mezzi che favoriscono il possesso dei saperi al controllo scientifico del

rendimento scolastico.

Il suo si avvale di strumenti quantitativi.

metodo

Tuttavia se è vero che la Didattica di orientamento sperimentalistico gode di una certa autonomia

nel suo procedere scientifico, è anche vero che il reperimento di taluni fattori e di certe condizioni

dell’insegnare e dell’apprendere viene effettuato Quindi tra senso

in vista dell’atto educativo.

e didattica sperimentale non vi deve essere assoluta separazione.

dell’atto educativo

Fu lo a porsi su questa linea. Il primo nucleo di pedagogisti cattolici in

sperimentalismo cattolico

Italia, attivi in campo didattico e sperimentale, si costitui all’interno dell’università di

salesiana

Torino.

Ma bisognerà attendere gli quando gli approcci descrittivi dell’insegnamento si avvarranno

anni 80,

non poco della sperimentazione, perché questo orientamento della ricerca si possa manifestare tutto

il suo potenziale.

Nella infatti la Didattica era vista come pura applicazione di regole esterne,

prima metà del 900

anche se ci si culla nell’illusione che tali regole, in quanto ricavate da analisi e metodologie

rigorose, siano non solo corrette, ma non è stata significativa sul piano della

universali,

qualificazione scientifica.

Inoltre anche se tale Didattica ha della connessione con la Pedagogia, l’importanza del

tenuto conto

contesto sociale e della socializzazione nell’attività scolastica, altri aspetti, come le

ha trascurato

teorie dello sviluppo di Piaget e Vigotskij e le ricerche sui climi di gruppo e sugli stili di

apprendimento.

Nella l’elaborazione teorica sulla Didattica si è fatta più consistente, ha

seconda metà del 900

disegnato linee di sviluppo, avvalendosi non poco della crescente conoscenza della Pedagogia

straniera.

La Didattica come teoria del learning by doing.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Nella Didattica intesa come teoria del learning by doing, centrale è l’accentuazione dell’ambiente

sociologico, inteso come fattore di condizionamento sia positivo che negativo, in quanto punta sui

fattori di stimolazione dell’esterno e sulla valenza educativo didattica del contesto.

Contro le forme di disciplinarismo didattico si pone la Didattica di ispirazione pragmatistica, che ha

avuto in Dewey la massima espressione.

Per Dewey l’apprendimento passa per l’azione (learning by doing), azione che a sua volta ha

significato solo se risponde a un bisogno individuale o sociale effettivamente avvertito.

Nel processo di apprendimento l’interazione con gli esseri e con i soggetti è determinante. Ne

consegue che l’uomo non solo si sviluppa in un ambiente, ma a causa di esso e attraverso

un’interazione con esso. Assume pertanto estrema rilevanza l’ambiente- scuola nel quale si

specifica il problema didattico.

Tra gli anni 50 e 70 si sviluppò in Italia l’ATTIVISMO, con la relativa Didattica.

Precedentemente questi influssi di scuola nuova non furono accolti in Italia, tant’è che esponenti

come la trovarono più entusiasmi all’estero che in patria.

Montessori

In tutto il mondo il suo nome è associato a una Con la Montessori si

scuola a misura di bambino.

propone un’impostazione didattica diretta a stimolare, ordinare e migliorare l’apprendimento, nel

senso che non si tratta di mettere solo a contatto il bambino con le cose da imparare, ma soprattutto

di favorire nello stesso bambino tutto un processo di acquisizione di capacità di analisi, di sintesi

ecc, attraverso una serie di esperienze graduate e di esercizi coordinati.

La Didattica italiana e la Pedagogia erano estranee alle della scuola nuova, in

nuove tendenze estere

quanto era ancora forte la diffidenza verso gli apporti sperimentali.

Tra la fine degli e per gli anni le vicende dell’attivismo furono al centro

anni venti 30

dell’attenzione di tutti i maggiori esponenti della Pedagogia cattolica.

Solo tra la fine degli anni e l’inizio degli anni aumentò la circolazione della cultura

40 50

statunitense, attraverso una maggiore conoscenza delle opere pedagogiche di Si trattò di un

Dewey.

fenomeno complesso che propugnava:

- la formazione dell’uomo inserito in un contesto sociale,

- il mito del progresso

- la fiducia nella prassi umana.

Negli anni e il nostro paese, da società prevalentemente agricola, con caratteristiche

50 60

preindustriali, a con una forte crescita economica, espansione del lavoro e

società industriale,

crescita del benessere: entravano in crisi gli antichi valori, i comportamenti della vita familiare.

La scuola dovette affrontare problemi sociali non risolti. Nacque così tra gli insegnanti una

coscienza didattica più attenta alla esistenti.

natura dei problemi

Erano così poste le condizioni favorevoli per la Didattica attivistica.

Tale Didattica è centrata sul anziché sull’information oriented. Essa ha:

process oriented

- posto così un particolare accento sul soggetto vivo, nelle modalità concrete del suo processo

di apprendimento;

- ne ha sottolineato la capacità di autoattività,

- ha rilevato l’importanza dei fattori personali, come gli istinti, i bisogni e gli interessi;

- ha evidenziato la funzione dell’esperienza, basando l’insegnamento sui processi naturali di

apprendimento a partire appunto dall’esperienza diretta dell’alunno;

- ha sottolineato la fruttuosità della libera iniziativa personale.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Caratteristica principale è quindi che ha rimarcato infine l’importanza dell’imparare La

facendo.

scuola diviene così e centro di ricerca, mentre l’apprendimento diviene un’attività di

laboratorio

scoperta da parte degli alunni.

La Didattica attivista ha così contribuito alla nascita di una nuova Didattica, meno accademica e più

attenta ai problemi reali dell’insegnamento.

In questo orientamento rientra il ( Cooperativa tipografia scuola) che, sorta tra il 50 e il 51, ad

CTS

opera di un gruppo di operatori, intende progettare una in cui tutti

scuola democratica e egualitaria

gli alunni possano realizzare veramente se stessi e prepararsi a divenire cittadini consapevoli e

attivi.

Collegata al learning by doing si diffonde la che ha rinnovato il costume

Didattica della ricerca,

scolastico, precedentemente segnato dal nozionismo e autoritarismo, in favore degli aspetti

dell’insegnamento, quali motivazione e interesse, ma anche degli

dinamici aspetti strumentali,

come sussidi e attrezzature.

Questo orientamento propone l’ adozione del e dei processi di produzione

primato dell’indagine

della conoscenza.

In tale Didattica però e razionale finisce però con l’essere

l’insegnamento intenzionale

compromesso.

Nell’immediato dopoguerra, mentre in Italia era la Didattica attivistica ad acquisire numerosi

consensi, in si diffuse però l’esigenza di rivedere programmi e metodi, con

campo internazionale

particolare attenzione alle tecniche e alle strategie conoscitive, alle competenze linguistiche e

scientifiche.

La Didattica dedotta dalle teorie dell’apprendimento.

A partire dagli anni 60 le elaborazioni della ( da Piaget a Bruner a

psicologia cognitivista

Vygotskij) hanno aperto la possibilità di nuovi rapporti tra Didattica e psicologia, mettendo in crisi

la tesi secondo la quale l’apprendimento era riconducibile al paradigma

comportamentista,

stimolo- risposta.

Il ha invece focalizzato l’attenzione sulla dinamica interna del soggetto

costruttivismo cognitivista

che apprende, così lo stesso soggetto, che non subisce passivamente gli stimoli

valorizzando con questi ultimi.

ambientali, ma interagisce attivamente

Esso ha così richiamato gli al rispetto delle fasi evolutive di crescita e di sviluppo dei

insegnanti

discenti, favorendo conseguentemente più attivi e l’allievo

orientamenti didattici individualizzati:

non è più chiamato ad adeguarsi passivamente ad un sapere immutabile.

La va da Piaget a Bruner, disegnando una traiettoria che copre la

prospettiva cognitivistica

seconda metà degli anni facendo sentire la sua influenza anche negli anni

60, 70.

In quegli anni sono emerse concezioni sempre più volte a favorire e rispettare una partecipazione

viva dell’alunno all’evento educativo e didattico.

Sono gli anni in cui, dall’istituzione della scuola media nel 62, alla formulazione dei relativi

Programmi nel 79, attraverso la contestazione studentesca del 68, si giungerà alla scuola di massa

in cui si verifica una vera e propria rivoluzione sociale, culturale, pedagogica e didattica.

I da affrontare non erano pochi: abbandoni, ripetente, disaffezione scolastica, livelli

problemi

minimi di apprendimento.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

La in quegli anni è stata frequentemente indotta a rimettersi in discussione sui modi di

scuola

operare. La ha finito così col presentarsi non più solo come l’arte di insegnare, ma anche

Didattica

come arte di apprendere e soprattutto capire in che modo ottimizzare l’apprendimento.

Con si diffuse il concetto che l’apprendimento è una costruzione attiva di risposte da parte

Bruner

del soggetto. Tale concetto si accostò a quello si intesa come idee- guida di un sapere

struttura,

disciplinare.

Questo comporta una e delle discipline, in quanto capaci di contribuire

rivalutazione dell’istruzione

in modo decisivo a migliorare ed accelerare i processi cognitivi.

La necessità di trasmettere il sapere per la sua efficacia nell’attivazione dei processi cognitivi e

l’individuazione delle strutture fondamentali delle discipline di studio, hanno esercitato una forte

influenza sulla Le discipline divenivano così

prassi didattica. materie di insegnamento.

Fino ad allora la non aveva impostato dei singoli

Didattica studi specifici sull’insegnamento

aspetti della cultura.

La svolta si ebbe solo con gli studi sullo sviluppo dei processi cognitivi che , diffusisi sempre con

Bruner, suggerivano di utilizzare le diverse forme di intelligenza che maturano nell’età evolutiva

per far caratterizzanti le varie discipline.

apprendere i procedimenti mentali,

Lo Didattico esercitò una forte influenza sulla ricerca Didattica, ponendo maggiore

strutturalismo

attenzione sulle incentrate sull’autenticità delle conoscenze da insegnare,

Didattiche disciplinari,

garantita dallo scienziato che la produce.

L’implicazione più interessante di tale Didattica riguarda che ogni

l’attenzione portata sui processi

allievo mette in atto quando apprende, e non sulle prestazioni finali degli allievi.

Dalla seconda metà degli anni la riscoperta del ruolo che può giocare l’apprendimento scolastico

80

per lo sviluppo cognitivo ha portato ad un riaccendersi dell’interesse per che aveva

Vygotskij,

anticipato il tema dell’influenza dei e dunque dell’insegnamento sullo sviluppo

fattori culturali

cognitivo.

L’enfasi sulla trasmissione di contenuti ha favorito il passaggio dell’allievo da soggetto cognitivo a

soggetto epistemico.

Una volta affrontato il tema delle didattiche disciplinari, si è fatta sentire l’esigenza di una migliore

degli studi nella scuola: il modo di utilizzare al meglio il di insegnamento-

organizzazione tempo

apprendimento,e quindi nei definendo finalità generali ed obiettivi specifici per ogni

programmi,

tipo e grado di s.

Il termine con cui si indica il corso di studi così programmato ed organizzato è curricolo.

La Didattica come teoria del curricolo.

Nata nell’ambiente culturale anglosassone, la sua origine sta nel richiamo alla razionalizzazione dei

processi educativi.

La Didattica come teoria programmatorio- curricolare ha cercato di scientificizzare, razionalizzare

e ottimizzare le procedure, le tecniche e i risultati dell’azione di insegnamento.

Ciò è possibile:

se si hanno di mira gli che, a loro volta, possono essere scientificamente

obiettivi,

• individuati e scanditi (momento tassonomico);

se si hanno mezzi per valutare e misurare quali di essi siano stati raggiunti e quali no

• (momento docimologico)

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Tra gli spetti significativi troviamo la dominante ambientaistica, la fiducia nella possibilità di

manipolare tutte le variabili del processo di insegnamento, l’uso di sturmenti sofisticati.

Il tratto forte di questa didattica è costituito dalla figura del al centro del rapporto

docente:

educativo sta colui che sceglie cosa insegnare e come insegnare, all’interno di una cornice generale

che da delle direttive.

Usare tale modello significa sottrarre l’insegnante alla stretta morsa dei vecchi e rigidi programmi,

facendo di lui un che sa adattare le proprie risorse intellettuali e i modi didattici a

professionista

seconda del contesto e della situazione reale della classe.

Si ha così una della funzione docente. L’insegnante diviene consapevole che la

rivalutazione

validità del suo lavoro dipende dalle informazioni di cui dispone, dalla capacità di aggiornarle e

adattarle al contesto in cui opera, dalla possibilità di controllare la qualità dei risultati, registrandoli

in ordine agli a livello nazionale.

standard di rendimento

deve essere efficace ed efficiente sia a livello scolastico che sociale, favorendo la

L’insegnamento

progettazione e il controllo dell’intero processo didattico.

Ma vediamo qualche punto critico:

1. essa si espone al rischio di ridurre il alla della

variabile dipendente

discente

programmazione e dall’altro canto al rischio di ridurre un programma oggetto a variabile

di una programmazione che disegna tanti programmi per quante sono le variabili

flessibile

psicologiche, culturali, localistiche.

2. tale teoria è facile preda del formalismo.

Tra gli effetti positivi vediamo che questa teoria ha:

- stimolato la discussione sia sulla dell’azione di insegnamento, sia sul

razionalità finalismo

che la distingue rispetto ad altre azioni;

- ha ampliato il della Didattica, che era ridotto alla sola dimensione

raggio di azione

trasmissiva e alla sola classe; la teoria del curricolo ha riconosciuto alla Didattica un campo

che comprende sia il cognitivo che l’affettivo, il relazionale e l’organizzativo,

comprendendo poi non solo la classe, ma l’intera istituzione scolastica e l’extra- scuola.

- Ha precisato i strutturali per consentire ai discenti un apprendimento

criteri di selezione

progressivo e sicuro.

La Didattica come tecnologia dell’istruzione.

La soluzione tecnologica dei problemi dell’insegnamento ha assunto a partire dagli ultimi anni 50

sempre maggior vigore in coincidenza con la crescita quantitativa della scuola e con l’accumularsi

di nuove risorse conoscitive e tecniche.

La proposta tecnologica ha attraversato 4 fasi, ognuna delle quali si è andata sovrapponendo alle

altre, in quanto alle fasi successive sopravvivevano tratti di quelle precedenti:

1. formulazione ingenua e ottimistica di una tecnologia dell’istruzione

2. una degli aspetti più deterministici della proposta a favore di uno

revisione empirica

sviluppo e di un arricchimento delle potenzialità delle singole risorse

3. un dell’intervento formativo di cui la tecnologia dell’educazione

recupero sistematico

costituisce il necessario riferimento scientifico nonché la stessa logica operativa

4. è la fase definita anche Media education.

multimediale,

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Le possono ricondursi al modello del di skinner. Esso

comportamentismo classico

prime due fasi in modo scientifico, pretendendo di costruire il soggetto discente tramite

vede l’intervento educativo

una serie di tali da convertirsi in condotte replicabili,

condizionamenti operanti e rinforzanti,

decifrabili e costruibili in laboratorio.

Con l’ipotesi skinneriana si ha una didattica dell’istruzione come apparato di procedimenti e

sistemi sperimentalmente elaborati, in grado di preparare e ottenere soggetti capaci di replicare

condotte accuratamente e preventivamente programmate.

In queste due prime fasi va messa in risalto l’esigenza di diffondere pratiche didattiche

dirette ed emancipare il docente dalle condizioni di bricolage e di

scientificamente forti,

subalternità.

Nella la Didattica tecnologica vede una forte e dei media

penetrazione del computer

terza fase

nella società civile, come mediatori delle dinamiche didattico- istruttive.

Negli anni si ha così una vera e propria espansione di letteratura pedagogica che riflette sul

80

rapporto tra educazione e informatica.

Le hanno progressivamente acquisito maggior e importanza , sia per la crescita

nuove tecnologie

del nostro Paese che per la Cultura.

Occorre individuare l’impatto fra l’ambiente multimediale è pensato con

tecnologia e conoscenza:

categorie diverse rispetto a quelle tradizionali, come la formazione libresca.

Si tratta di rimettere in gioco modalità e di accesso alle conoscenze,

codici tradizionali

ricombinandoli in una dell’apprendimento che considera una pluralità di stili

diversa concezione e più forme

cognitivi, fra loro interagenti, e che realizzano più possibilità della mente

dell’intelligenza e della memoria, mettendo al centro il piuttosto che il

soggetto che apprende

sapere.

Una simile innovazione non pio non rivoluzionare i processi di apprendimento, ma anche lo stile e

le modalità di insegnamento.

La tecnologia multimediale si configura quasi come un fattore di crisi della Didattica, in quanto

mette in discussione la cultura della scuola, cioè l’insieme dei suoi riferimenti valoriali e culturali,

le sue abitudini e la sua routine.

Il ruolo tradizionale dell’insegnante appare superato. Occorre quindi adoperarsi per rilegittimare il

ruolo del docente.

Si profila così l’esigenza di , in cui il docente deve essere aperto e disponibile

mediare i media

verso l’auto apprendimento continuo,dal quale nessuno è escluso.

Ci si avvia così una trasformazione del ruolo dell’insegnante, che ora deve mediare i saperi, le

informazioni, diventando un mediatori del sapere.

- Il problema del rapporto fra concezione del e quella dell’infrastruttura

soggetto tecnologica

e tecnica si pone come problema fra tecniche e valori, fra uomo, come soggettività, e mezzi,

procedure, sistemi.

- In secondo luogo non può essere ignorata la indotta in tale approccio: nei

passivizzazione

giovani spesso i media appaiono come finestre sul mondo e non come costruttori di senso.

Il computer appare come canale privilegiato e a volte unico di conoscenza, così come di

svago e divertimento.

Si profila per la Didattica un ruolo fondamentale di esperienza e di problematizzazione

dell’apprendimento nel contesto multimediale.

- In terzo luogo la Didattica in esame può attivare ma soltanto dal punto di

l’apprendimento,

vista non è in grado invece di realizzare nella classe quell’atmosfera che nasce dai

cognitivo:

rapporti umani, dalle occasioni di stima o disistima fra persone e che ha soprattutto effetti

educativi sul terreno della formazione del carattere.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Gli orientamenti attuali.

Dagli anni in poi la Didattica ha fatto passi da gigante. Le suggestioni e le istanze provenienti dai

80

diversi versanti della hanno fortemente sollecitato la ricerca.

cultura contemporanea

La Didattica vive oggi una fase di effervescenza non solo sul piano delle ma

proposte innovative,

anche sul piano della ricerca teorica.

Fino agli anni il che ha dominato la ricerca educativa è stato di tipo la

70 paradigma prescrittivo:

aveva il compito di dire come ovvero indicare agli

teoria pensare correttamente l’insegnamento,

insegnanti come dovevano pensare la loro attività.

La Didattica finiva con l’essere posizionata approssimativamente intorno al problema della

fattibilità e della in vista del lavoro in aula.

concretizzazione operativa

Oggi il termine può essere considerato dell’avvento di un

l’indicatore semantico

MODELLO

nuovo paradigma degli studi sull’insegnamento.

In particolare gli studi sui non si limitano più a trattare l’insegnamento in

modelli descrittivi

termini prescrittivi.

Per molto tempo è prevalsa la cattiva abitudine di trattare la storia dei in modo

modelli educativi

staccato sia dalle vicende culturali politiche e sociali, che dalla in cui si

situazione concreta

realizzano.

La legittima reazione nei confronti di una interpretazione troppo a lungo illusa di poter rendere

conto dei processi formativi a partire solo dalle ha orientato le ricerche più recenti

analisi teoriche

soprattutto sul versante dei vissuti e dei dati oggettivi.

Si sono così aperti ampi spazi di indagine.

La non si pone più come da cui derivano le applicazioni operative ,

discorso teorico

Didattica

quanto come una che si costruisce anche sulla riflessione sistematica degli eventi e dei

scienza

processi di insegnamento e finisce col configurarsi come una scienza empirica vera e propria.

Va subito detto che la Didattica all’inizio del nuovo millennio si qualifica con le seguenti

connotazioni:

- significatività crescente dell’analisi delle pratiche di insegnamento

- indispensabilità del nesso con i problemi organizzativi

- la necessità di considerare tutti i fattori dell’insegnare

- la complessità della formazione docente: le nuove modalità con cui si presenta il suo

esercizio toccano una serie di aspetti che chiedono una completa reimpostazione dei modi e

dei tempi dei processi di insegnamento.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

CAP. II

LA DIDATTICA COME SCIENZA PEDAGOGICA.

La nascita e l’affermarsi della ha aperto alla fine dell’800 e all’inizio del 900

scienza moderna

nuovi orizzonti di alla quale sono seguiti gli apporti di come la

nuovi saperi

ricerca pedagogica,

sociologia, la psicologia e la psicoanalisi.

Il graduale differenziarsi e arricchirsi delle tematiche della Pedagogia è poi anche dovuto:

- comprendente non solo la fanciullezza, ma anche l’infanzia e l’adolescente

al nuovo target,

e anche altri soggetti sociali: donne, anziani, portatori di handicap.

- A come concetti di educazione, istruzione, formazione,

specifiche questioni teoriche,

informazione

- Al cioè al proliferare di nuove forme,

moltiplicarsi della analisi pratiche educative,

procedure e metodologie intese a capire sempre di più l’azione educativa.

- A i fenomeni della scolarizzazione, della rivoluzione

problemi sociali e culturali:

tecnologica e informatica, le trasformazioni dell’istituto familiare

Tutti questi elementi hanno contribuito ad approfondimenti critici della cultura pedagogica.

La Pedagogia e le scienze dell’educazione.

Gli anni sono stati caratterizzati dalla contrassegnata da una

90 continuata ricerca teorica,

condizione di riflessività avanzata dal pluralismo critico- dialettico.

Nuove si sono venute articolando nell’università italiana ed hanno

definizioni disciplinari

consentito il passaggio di un discorso d’insieme a interpretazioni sempre più mirate e specifiche. La

Pedagogia ha così finito con l’identificarsi con un’enciclopedia di saperi, di scienze

dell’educazione o addirittura con il suggestivo termine di poliglottismo.

In Italia è risultata una Pedagogia risolta in chiave esclusivamente strettamente

scientifico- tecnica,

congiunta alle cosiddette scienze dell’educazione, quindi interdisciplinare e orientata alla soluzione

di problemi ben definiti.

Affermatosi in Italia nel corso degli anni 70, questo stile di pedagogia subì assai sensibile

un’eclissi

negli anni della contestazione.

In seguito la tradizione scientifico- cognitivistico didattica della Pedagogia è tornata al centro della

ricerca e del dibattito educativo. Specialmente nel corso degli anni questo orientamento si è

80

confermato come via di riprova di una netta specificità della Pedagogia, ricollegandola strettamente

al suo ruolo di di elaborazione di mezzi e tecniche per

trasmissione della cultura e dei saperi,

favorire tale trasmissione nel modo più efficace e, quindi, riconducendola direttamente al mondo

della scuola, dei programmi di insegnamento, dei problemi didattici.

La è la direzione che tutti gli ambiti di studio e di ricerca hanno intrapreso, nella

specializzazione

prospettiva di affinare il proprio metodo di affrontare e intendere i problemi teorici e pratici. E

anche la Pedagogia si è aperta a e di intervento significativi.

procedure specifiche di ricerca

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

In questo modo la Pedagogia ha l’opportunità di comprendere e interpretare meglio i problemi

educativi del nostro tempo, prospettandone anche le soluzioni

La raggiera dei saperi pedagogici sarà plausibile:

- se essa si presenterà come un insieme connotato alla in quanto intesa a

discorsività,

“discorrere” su una moltitudine di argomenti;

- se si riconoscerà sempre alla Pedagogia generale il e di assunzione

primato della ricerca

critica dell’educazione. La Pedagogia ha infatti un spetta

carattere sintetico e unificante:

alla Pedagogia il compito di riconoscere all’educazione il senso totale e unitario.

È una teoria che consenta di porsi non in alternativa alla ma in stretta interazione con

prassi,

essa.

Per questo si distinguono i concetti di:

- in cui si affrontano solo i singoli eventi;

scienze,

- in cui prevale la ricerca di una visione sistematica generale e unitaria.

scienza

Il proprium dell’educazione.

è una nozione complessa che spetta alla Pedagogia cercare di spiegare e compren-

L’educazione

dere.

Parlare di educazione significa fare i conti con i giudizi di valore.

In precedenza, col dominio del note erano le affermazioni del tipo:

riduzionismo scientista,

“bisogna occuparsi di apprendimento non di valori”.

In realtà senza valori non c’è apprendimento orientato verso la del soggetto.

crescita personale

L’educazione infatti avviene nell’ordine dell’essere: un modo di vivere, di agire dell’esperienza

personale.

Educare nell’ordine dei valori vuol dire che l’educazione si realizza nell’ordine della verità, del

bene morale, della giustizia, della bellezza della pace, ma anche nell’ordine del dolore e sofferenza.

Quindi si realizza nell’ordine considerata come fine e non

della persona umana,

l’educazione

come mezzo.

Solo nell’ordine di questi valori si da educazione, altrimenti non si va oltre l’apprendimento –

addestramento, inteso come e acculturazione.

indottrinamento

L’educazione è così vista come la presa di della strutturazione del proprio di quello

coscienza io,

che si è, ma anche di ciò che si accetta o si rifiuta in riferimento a quei valori che attestano la

propria umanità.

Nel si da conferma della propria struttura personale, del

caso dell’accettazione di se

proprio modo di essere;

Nel occorre destrutturati per ristrutturarsi in vista

riprogettarsi:

caso del rifiuto di se

di quei valori che qualificano il soggetto sul piano dell’essere persona, infrangendo

se necessario le regole socialmente condivise.

Solitamente è il secondo caso quello più frequente, in cui si tende a mutare la determinazione

cioè ciò che è puramente dato, in cioè ciò che è volutamente scelto,

passiva, determinazione attiva

con un esercizio dell’autonomia.

L’educazione deve così garantire la più ricco, eliminando quelle parti di

padronanza di un sé

cultura che non sono condivise.

Questo impegno naturalmente può durare tutta la vita, in un’ottica di educazione permanente,

attraverso varie modalità:

attraverso la revisione di ciò che Goffman chiamava piccoli comportamenti, come

Per gradi

• sguardi, gesti ecc..

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Attraverso con modalità ad alto gradiente di visibilità.

gesti eclatanti,

Importante inoltre in questo senso è il concetto di che coincide con la capacità

DOMINIO DI SE,

di sottrarsi al che non è il nostro io autentico e con cui bisogna imparare

dominio da parte del noi,

a convivere, sapendolo gestire in vista di un umana del proprio

autentica realizzazione se.

sosteneva che chi non è capace di dominare i propri sensi e le passioni è uno schiavo.

Socrate

Quindi il dominio di sé è la condizione di e indipendenza. Man mano che l’uomo

massima libertà

riesce nello sforzo di gestire i sensi, acquista chiarezza nella comprensione del e non essendo

bene

più intralciato da veri ostacoli, lo compie anche.

è vista così come imparare ad avere coraggio di imparando a

cambiare per essere,

Educazione

gestire le proprie emozioni.

Fin qui l’educazione è stata vista da parte di chi si educa.

Educare in senso cioè da significa aiutare il soggetto in questo processo

parte di chi educa

dativo,

di destrutturazione e ristrutturazione in vista dell’autoconquista personale.

Per tutto questo l’educazione si presenta come una nozione non scientificizzabile, almeno non

totalmente. Essa non si concede mai del tutto alla nostra capacità di previsione, alla nostra pretesa di

controllo.

Il deve essere caratterizzato dai seguenti tratti:

lavoro pedagogico

ANALISI. significa fornire il perché del suo manifestarsi, individuarne la

Spiegare un fenomeno

causa. Questa si ricava attraverso:

- il fenomeno è deducibile da leggi generali, in quanto il fenomeno è un

taglio deduttivo:

esempio di esse. Questo procedimento è proprio delle che si fonda

scienze della natura,

sulla netta distinzione tra soggetto (uomo) e oggetto (natura);

- proprio delle e delle scienze storiche, in

scienze dello spirito

taglio storico ermeneutico,

cui il soggetto che conosce si trova dinanzi come oggetto della conoscenza non la natura,

bensi se stesso. Per questo la e storica può essere conosciuta solo

realtà personale sociale

dal di dentro, fondandosi sugli stati interni del soggetto, come pensiero, sentimento, volontà.

COMPRENSIONE.

Nel secondo caso occorre adottare il modello conoscitivo della cioè

comprensione,

coglierne il significato.

La è componente essenziale della natura umana. Essa però non si esprime solo

ragione

come cioè come ragione che cerca i mezzi migliori per raggiungere

ragione strumentale,

un fine determinato, bensì anche come che si interroga sul valore e sul

ragione valutante,

senso della vita umana.

In una visione dell’uomo in cui prevale la si considera l’uomo solo

visione strumentale,

come oggetto di scienza. Questo porta a una sua mancata comprensione.

Non basta quindi un’antropologia epistemico- descrittiva...occorre anche una fenomeno-

dell’uomo che permetta di coglierne gli essenziali orientamenti esistenziali, il radicale

logia

riferimento della persona alla trascendenza (immaterialità). Senza questo riconoscimento la

risulta incompleta e porta a una impostazione distorta dei

rappresentazione dell’uomo

problemi educativi.

La pur avvalendosi della teorizzazione scientifica, non aderisce a una

Pedagogia,

concezione dell’educazione scientificamente intesa, ma ritiene necessaria una riflessione

sulla costruzione di senso della persona e dei suoi possibili sviluppi sul piano dei significati.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

PROGETTAZIONE.

La Pedagogia è fra i saperi contemporanei uno di quelli più dotati di carica progettuale.

Infatti essa non si limita all’interpretazione delle connessioni tra cause ed effetti, né si limita

ad una mera descrizione di avvenimenti e di fatti educativi: essa cerca di cogliere le linee di

sviluppo.

Le risultanze dell’analisi pedagogica non hanno solo descrittiva, esplicativa, ma

valenza

anche per l’azione e per l’elaborazione di programmi di intervento significativi.

orientativa

Oltre la Didattica come teoria dell’istruzione.

La Didattica dopo un periodo di alla Pedagogia ha visto profilarsi la sua

subordinazione

consistenza scientifica.

Essa ha un l’insegnamento, un la scuola e l’extrascuola, un sia

oggetto, campo, metodo,

quantitativo che qualitativo.

La studia e lo configura come intesa a creare tutte quelle

l’insegnamento l’azione

Didattica per far apprendere al soggetto quel sapere costituente e realizzante il

condizioni favorevoli

progetto educativo.

L’insegnamento si presenta come una nozione perché ha ampi margini

scientificamente spiegabile,

di dimostrabilità, calcolabilità e descrivibilità.

In questo senso positive sono le ricerche dirette ad analizzare la pratica d’insegnamento, attraverso i

metodi osservativi- descrittivi, tassonomici e clinici, che hanno ampia diffusione nella ricerca

didattica.

La Didattica dunque utilizza sia i paradigmi delle che tutto ciò che può essere

scienze pratiche

compreso con i paradigmi delle scienze descrittive.

ricavate dalle analisi descrittive non significa però conseguire

Applicare all’insegnamento le leggi

con certezza i risultati attesi. Infatti anche quando la costruzione di quelle condizioni appare

scientificamente corretta, non è detto che essa determini nel discente, in quanto ad

apprendimento

esso spetta sempre l’ultima parola di accettazione o di rifiuto della proposta didattica (libero

consenso).

Ne consegue che se molti dell’insegnamento sono calcolabili, non lo sono tutti. Se questo

aspetti

poi è vero per il problema diviene più complesso quando si parla di

l’istruzione, educazione.

I due concetti anche se differenti sul piano teorico, sono molto vicini sul piano della pratica.

Ipotizzare oggi costituisce una tesi debole. L’osservazione e

un’istruzione senza educazione

l’analisi delle situazioni di insegnamento- apprendimento non possono prescindere dalla

più o meno esplicita sottesa a qualsiasi intervento didattico.

finalizzazione educativa

Un insegnamento fuori da un orizzonte di senso sfocerebbe in un apprendimento insignificante,

diverrebbe un didatticismo vuoto e immotivato.

Così l’insegnamento – apprendimento delle discipline ha una più ampia risonanza educativa,

portando a una costante direzione del senso dell’azione didattica rispetto ad una cultura e a una

società, e anche al rispetto dei valori.

della intesa come studio del rapporto del conoscere con i valori e la

L’allontanamento Pedagogia

conseguente concezione tecnico- applicativa della tendenze che si sono protratte negli

Didattica,

anni, sono da considerare i punti di massimo oscuramento della teorizzazione didattica.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Una Didattica critica e matura non può prescindere da una che le fornisca

teoria pedagogica

risposte fondanti circa la natura e le finalità dell’azione insegnativa.

Prima di individuare metodi e tecniche d’insegnamento, occorre avere chiare le ragioni di tale

istruire, riflettere sull’educabilità dell’uomo: insomma dare al processo didattico

contenuto di senso

stesso.

La Didattica infatti non può ignorare che la concretezza della situazione d’insegnamento

apprendimento è un e quindi caratterizzato da tutti i fattori che strutturano

rapporto tra persone

l’essere e il fare della persona.

Entra in gioco il rapporto che assume di volta in volta specifiche

insegnante/discente,

configurazioni dovuta all’incontro scontro tra le due personalità.

Da qui l’importanza e l’imprescindibilità di una radicale tra Pedagogia e Didattica: la

connessione

Pedagogia da orientamento alla Didattica, inserendola nel discorso dell’educazione..

Con questo si vuol dire che la Didattica è alla Pedagogia, alla quale anzi

non subordinata

contribuisce ad offrire spunti, suggerimenti, apporti non secondari come quelli derivanti dalle

analisi delle pratiche d’insegnamento.

Quindi la può legittimamente configurarsi come Va inoltre

scienza pedagogica.

Didattica

riconosciuta una continua interrelazione tra Didattica e Pedagogia.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

CAP III

LA DIDATTICA D’AULA. INSEGNARE IN CLASSE.

In uno scenario culturale segnato dal longlife learning e dal superamento di un luogo privilegiato

per lo svolgimento delle attività formative, insegnare cioè in un

riproporre una Didattica d’aula,

ambiente circoscritto, può apparire superato. Eppure proprio in tale Didattica, se ben impostata, cioè

se si recupera il si pongono le basi formative idonee a generare produttivi

valore del contesto,

sviluppi nell’intero arco della vita.

Nella Didattica d’aula si deve tenere presente innanzitutto l’idea di qualità.

Una Didattica si dice di qualità: e

- se sa dare soddisfacenti ai problemi della sintonizzazione fra Didattica generale

risposte

discipline;

- se sa soddisfare i dei discenti in relazione agli standard culturali da conseguire

bisogni opportunamente fra loro.

- se gli insiemi degli che la caratterizzano interagiscono

aspetti

Le sono strumenti necessari nel contesto di insegnamento/apprendimento, ma non

nuove tecnologie

devono trasformare il lavoro in classe in una un’aula cioè predisposta come ambiente

tecno classe,

in cui promuovere solo esperienze di apprendimento modellate su quello che i new media

consentono di realizzare. Le nuove tecnologie sono necessari ma non unici strumenti da usare a

seconda delle diverse esigenze scolastiche.

Il contesto.

Per si intende il complesso delle fisico- strutturali, socio- culturali ed

condizioni

contesto

organizzative entro cui ha luogo un particolare al quale per la sua

evento interattivo, offre risorse

realizzazione e dal quale è a sua volta e grazie agli interventi di tutti i

arricchito modificato

partecipanti.

In esso un ruolo rilevante svolgono:

- le attraverso cui gli alunni apprendono ciò che gli insegnanti

dinamiche concrete,

richiedono loro;

- gli cioè le forme linguistiche, le pratiche discorsive, i contenuti culturali

artefatti culturali,

e le tecnologie d’informazione, cioè i media.

è non solo il contenitore delle attività che in essa si svolgono, ma anche uno spazio di

L’aula perché evoca valori.

socializzazione e di acculturazione,

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

L’aula, o meglio la classe si configura come una (community of

comunità di apprendimento

learning), cioè come una comunità di persone che collaborano, condividono progressivamente

conoscenze, regole, comportamenti e valori e stabiliscono specifiche modalità comportamentali, di

comunicazione e di relazioni interpersonali.

A volte gli insegnanti invece tendono a non comprendere il ruolo della discussione o delle

situazioni di microconflittualità, confinandole ad non oggetto di particolare

aspetti secondari,

attenzione. Invece esse, quali modalità relazionali sono estremamente importanti.

Nell’aula quindi l’apprendimento è: in quanto dipende dal in cui i partecipanti lo

modo

APPRENDIMENTO SITUATO,

• ciò che si apprende è strettamente legato ai luoghi in cui si manifestano le

contestualizzano:

azioni sociali e le pratiche culturali di gruppo.

in quanto esiste sia nella dei partecipanti,

mente

APPRENDIMENTO DISTRIBUITO,

• che negli usati, come libri, appunti ecc, nonché nella capacità di servirsi degli

strumenti

provenienti dai diversi partecipanti, come risorse da consultare quando è necessario.

apporti

La scolastica tende a coltivare un’immagine individualistica dell’appren-

tradizionale cultura

dimento, per cui si impara solo se si studia da soli, anche se c’è ormai una consistente linea di

che mostra l’efficacia dell’apprendere nello scambio e interazione sociale.

ricerca

Crescente attenzione va rivolta così alle che si stabiliscono.

relazioni sociali

Il clima sociale.

Solitamente il è considerato come dell’apprendimento e non come

condizione

contesto sociale

ignorando così che esistono insegnamenti- apprendimento diversi da quelli puramente

situazione,

cognitivi, che proprio in tali situazioni si realizzano: apprendimento di comportamenti,

atteggiamenti, regole...

Il processo di di questo tipo è raramente oggetto di un’azione

trasmissione di apprendimento

consapevole da parte del docente, tanto che è definita Didattica dell’oscuro.

Solitamente creare le condizioni di lavoro di gruppo o di discussione, sono utilizzate in vista del

raggiungimento di trascurando così di considerare gli di tale scelta sul

obiettivi istituzionali, effetti

piano degli apprendimento relazionali, sociali, emotivi.

Occorre pertanto:

Che le situazioni sociali nelle quali i discenti si vengono a trovare siano sufficientemente

• così che le che le caratterizzano risultino trasparenti e fluide, in modo che

strutturate, regole

ognuno vi trovi la sua collocazione.

I da situazione a situazione dovrebbero essere per consentire un

passaggi marcati,

• adattamento a ogni situazione nuova, e in modo da consentire il riorientamento e il

graduati,

mantenimento dell’attenzione.

Ogni situazione dovrebbe consentire margini di individuale, alle seguenti

libera espressione

• condizioni:

- che tutti i partecipanti siano coinvolti, non solo docente e alunni, ma anche dirigente,

famiglie, bidelli...

- che sia le situazioni di insegnamento- apprendimento che le operazioni connesse alla

vita d’aula ( ingresso, intervallo ecc) rientrino in queste modalità.

Particolare cura va rivolta adottando modalità di diverse in

all’ambiente aula, gestione

• relazione al ruolo assunto dal docente: modalità dirette ( lezione o spiegazione), intermedie e

indirette, quando l’attività risulta informale e libera.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Queste considerazioni sottolineano l’importanza di che sono sottese

governare i sistemi di regole

alle interazioni d’insegnamento- apprendimento nella classe, sotto due profili:

1. da una parte costituiscono il che la scuola possiede per

patrimonio culturale

trasmettere alle generazioni successive non solo conoscenze, ma anche specifici

modi di organizzare le conoscenze e specifici modi di organizzare le menti degli

alunni.

2. dall’altra gli che gli insegnanti e gli allievi reinterpretano per esercitare

strumenti

concretamente i loro ruoli e soddisfare i reciproci obblighi.

Le relazioni insegnante- discente.

È necessario la situazione in classe. Occorre rivolgere una particolare attenzione agli

rivalorizzare

aspetti affettivi, interattivi ed emotivi.

Negli ultimi decenni si è verificata una profonda nel modo di studiare e valutare

evoluzione

si è passati da una visione monodimensionale a una concezione più articolata e

l’intelligenza:

plurale.

L’assunto di fondo di questi studi è che il buon funzionamento della mente dipende dal giusto

fra competenze cognitive e dimensione emotiva.

equilibrio

Secondo la gestione delle emozioni diviene in grado di definire le possibilità

Golemann, un’abilità

di utilizzo delle nostre cognitive.

potenzialità

Viene così ribadito che se il momento costitutivo della ragione è l’intelligenza, altrettanto costitutivi

sono l’immaginazione e il sentimento.

Si tratta quindi di insegnare a saper in modo che

vivere intelligentemente le proprie emozioni,

diventino un supporto per il pensiero.

Cura specifica deve essere rivolta dall’insegnante perché favorisca nel discente,

dei propri sentimenti, affini la capacità di gestire le emozioni, ne promuova

l’autoconsapevolezza

l’automotivazione, ne solleciti la gestione delle relazioni interpersonali: cioè imparare a

comunicare efficacemente.

Le pratiche didattiche si trovano a dover sviluppare un nuovo esercizio della relazione, dove il

discente sarà al centro di ogni strategia di insegnamento o programma di costruzione sociale.

Una serena disponibilità affettiva favorisce la coniugazione della logica dell’insegnamento,

centrata sull’intelletto, con la centrata sulla persona.

logica dell’apprendimento,

Gli atteggiamenti educativi secondo cui l’insegnante interagisce con i discenti costituiscono uno dei

temi più studiati della ricerca sulla relazione educativa.

I principali atteggiamenti sono due:

riguarda che si manifesta attraverso

l’incontro affettivo

DIMENSIONE EMOZIONALE,

la qualità degli atteggiamenti e la forma del relazionarsi del docente.

Queste esprimono la valutazione che egli ha della persona e del

manifestazioni

comportamento dei discenti.

Dal punto di sono da individuare per esempio il pregiudizio, la superficialità,

vista negativo,

l’apprezzamento frettoloso. Dal punto di l’attenzione della persona, il rispetto,

vista positivo

la flessibilità intellettuale, l’ascolto...

Se i discenti si sentono cioè percepiscono che l’insegnante non si

trattati come degli oggetti,

cura dei loro sentimenti e di conseguenza interagiscono in modo difensivo o reattivo.

Quando l’insegnante invece incondizionata, vera disponibilità, allora

esprime accettazione

gli alunni si sentiranno rinforzati e disposti a interagire con lui.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

Infine il docente deve saper di non sapere, di accettare e mantenere

tollerare la frustrazione

il giudizio sospeso, non andando continuamente alla ricerca di spiegazioni, che risultano poi

essere solo razionalizzazioni utili a sedare le proprie ansie e non a comprendere le situazioni

problematiche dell’allievo.

si riferisce a quei che stabiliscono il

fatti di autorità

DIMENSIONE DEL CONTROLLO

confine di competenza tra insegnanti e discenti.

se è vero che ha un ruolo di guida è vero che eviterà espressioni e forme

L’insegnante

autoritarie e si presenterà sempre come anche se sempre della

propositivo, gestore

microconflittualità del gruppo classe per cercare di superare le difficoltà che ostacolano gli

scambi comunicativi reali ed una partecipazione ampia condivisa e attiva. Per troppo tempo

l’organizzazione della vita quotidiana delle classi è stato affrontato solo sotto il profilo del

mantenimento dell’ordine.

Tra le utilizzate vediamo:

FORME DI CONTROLLO

- la creare cioè condizioni nelle quali il discente ispirate si

osserva condotte

testimonianza:

principi educativi di riferimento, che si porranno come suoi modelli di vita. L’insegnante

amministrando correttamente non

dovrà effettuare una corretta valorizzazione dei tempi,

solo le situazioni formali dell’insegnamento apprendimento, ma anche di quelle non

funzionali all’apprendimento.

- L’esperienza cioè in azioni, interazioni, avventure

l’essere direttamente coinvolti

diretta,

ricche di valori e significati, tali da suscitare non solo percezione positiva, ma anche

desiderio di coinvolgimento e ulteriore sviluppo.

- La intende del discente, cercando di formare in

influire sul mondo interiore

persuasione

ritenute positive e di modificare credenze considerate negative, in modo tale

lui convinzioni

che le sue scelte di vita siano educativi che si intendono promuovere.

coerenti con i valori

Tale relazione si realizza nell’aula, o meglio in una che assume forme comunitarie, si

classe

esperimenta un conversare che assume il ruolo di orientamento culturale e valoriale oltre che di

sollecitazione verso comportamenti sociali e singolari.

Per la creazione di un clima umano positivo un fattore determinante è la comunicazione.

La comunicazione didattica.

si raffigura come comunicazione, anche se non è del tutto riconducibile ad essa.

L’insegnamento

Le scienze sociali descrivono la come quell’attività atta a trasmettere

intenzionale,

comunicazione

alle nuove generazioni aspetti della cultura del gruppo sociale.

L’insegnamento come comunicazione mira a far acquisire non solo una quantità di ma

conoscenze,

anche e soprattutto un sapere aperto a revisioni e reintrpretazioni.

nuovi punti di vista,

La non può infatti limitarsi a fornire esclusivamente nozioni o contenuti

comunicazione didattica

precostituiti, ma deve preoccuparsi di fondare e costruire logicamente il processo conoscitivo,

operando il controllo su di esso e sui suoi contenuti, e su come esso possa essere argomentato e

valutato.

La comunicazione didattica si differenzia dalla divulgazione.

Per consiste nella del contenuto concettuale, per rendere

diluizione

DIVULGAZIONE

comprensibili alcuni aspetti sui quali si vuole richiamare l’attenzione. Gli elementi da essa

utilizzati sono slogan, parole banali... quindi chi riceve tale comunicazione non è in grado di

utilizzare congitivamente tali elementi conoscitivi e riescono quindi a su quella realtà a

non operare

cui l’informazione si riferisce.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

La non mira a trasmettere solo in quanto il suo

informazione,

COMUNICAZIONE DIDATTICA

intento è di far acquisire una e quindi determinate competenze cognitive abilitative e

cultura

valoriali. Quindi si configura come l’esito di un progetto esplicitamente elaborato e

intenzionalmente realizzato al fine di crescere il sapere del discente.

- La comunicazione Didattica deve essere chiara.

Compito dell’insegnante è di creare quelle affinché essa possa essere accessibile al

soluzioni idonee

discente, rendendo evidenti quelli elementi che non sono colti con chiarezza dal discente.

La comunicazione didattica si propone così di far conseguire e non semplice

apprendimento

informazione. Ne deriva un più volte ripreso ristrutturato, manifestazione del

sapere strutturato,

significato proprio di apprendimento, che vuol dire “prendere più volte”, affinché il soggetto abbia

piena padronanza delle nozioni.

Non si ha pieno apprendimento se non vi è uno che vada al di la dell’acquisizione di

sforzo mentale

parole ridotte a suoni, al fine di costruire significato..

- La comunicazione Didattica deve destare intreresse.

La comunicazione didattica quindi non può solo essere chiara, attraverso la sola spiegazione, ma

deve anche e si curi di tutte le operazioni di consolidamento e

indurre interesse e curiosità,

rinforzo, rendendo il discente capace di imparare davvero. Quindi mette in gioco:

- il cioè spiegare

docere,

- il cioè spronare, sollecitare, richiamare

movere

- il cioè far provare piacere e porre cioè le premesse per continuare ad apprendere.

delectare

Solo così l’apprendimento non sarà solo apprendimento cognitivo, ma anche valoriale,

comprendendo quindi non solo sapere e saper fare, ma anche saper essere.

- La comunicazione Didattica favorisce l’adattamento culturale.

La comunicazione Didattica favorisce nei discenti l’adattamento ad un repertorio culturale,

e le caratteristiche personali dei soggetti.

cercando il tra tale repertorio

punto di incontro

Il repertorio da mediare ha una moltitudine di Compito della mediazione

significati impliciti.

Didattica è di filtrare tali significati impliciti, tali da renderli accessibili agli allievi, dando così

alla moltitudine di informazioni provenienti da tale repertorio.

senso

La comunicazione Didattica non si avvale solo di ma anche di

messaggi verbali, messaggi non

che non possono essere interpretati univocamente. Nella loro interpretazione il contesto

verbali,

acquista un’importanza decisiva. I sue sistemi comunicativi si presentano combinati insieme, ma

spesso portano ad dovuta alla divergenza di significato tra messaggio verbale e

ambiguità

messaggio non verbale.

Occorre quindi che ponga attenzione a non mettere in atto tale ambiguità. Egli si deve

l’insegnante

anche preoccupare di strutturare messaggi diversi da quelli della comunicazione di massa, specie

televisiva, facendo in modo che ogni nozione sia supportata da argomenti e sia sintonizzata con le

altre nozioni.

I contenuti.

Investire sulla conoscenza è la meta del 3° millennio, tanto da intendere la nostra società come

Knowledge society.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net

All’inizio del XXI secolo il si configura non sui termini da inserire, quanto

problema dei contenuti

piuttosto su quanto escludere, occorre selezionare le informazioni, passando da un problema di

quantità a un problema qualitativo.

Al fine di scegliere i contenuti, occorre innanzitutto distinguere gli da prendere in

ambiti

considerazione:

CONOSCENZE.

Le conoscenze rappresentano la sfera del sapere.

Oggi i saperi, i contenuti disciplinari, sono in continuo cambiamento, risultando sempre più

Si nota però una scarsa cura per e la riflessione, con la

specializzati. l’approfondimento

scarsa attenzione alle connessioni intradisciplinari e ai rapporti interdisciplinari.

Occorre riorientare il sapere al e non farlo rimanere ancorato a

paradigma della ricerca

quello della ripetizione. Occorre preferire linguaggio e strumenti che stimolino

l’interpretazione e la costruzione di significati, per giungere così da un sapere unico, a un

approccio ermeneutica, critico e problematizzante.

Ne deriva che nel microsistema classe non occorre solo mirare a memorizzare, ma anche e

soprattutto avvertire i problemi.

Le del processo didattico- educativo consiste così essere non solo di

l’acquisizione

finalità

conoscenze consolidate, ma anche la capacità di porsi interrogativi per affrontare situazioni

nuove: nel ricercare le vere domande e non le giuste risposte.

ABILITA’.

Le abilità rappresentano la sfera del saper fare.

Attualmente sapere vuol dire sempre più utilizzare le nuove tecnologie...il

know how,

prende sempre più il posto della conoscenza.

pensiero tecnico

In realtà accanto ai saperi puramente tecnici, occorrono da sviluppare nel

altre abilità

contesto classe: saper chiedere informazioni a un’insegnante, seguire le sue istruzioni ecc.,

ma anche esprimere i propri sentimenti, comunicare le proprie idee, esprimersi

adeguatamente con messaggio verbali e non verbali.

La promozione di questi obiettivi richiede quindi richiede un particolare riconoscimento non

solo all’area cognitiva, ma anche a quella socio- affettiva.

Quindi tra i compiti dell’apprendimento rientrano le come la

abilità affettivo- relazionali,

motivazione, l’interesse per una disciplina e l’atteggiamento nei confronti dello studio.

COMPETENZE.

Le competenze riguardano la sfera del saper essere.

La scuola italiana del 900 è stata fortemente influenzata dal che

primato della conoscenza

su quello della competenza.

Questo primato è durato a lungo, anche dopo le riforme egualitarie dell’istruzione media e

secondaria.

A partire dagli anni si è però affacciato un approccio diverso al problema formativo,

80

centrato sul primato della competenza.

Per si intende la capacità di le conoscenze, norme d’uso in

utilizzare

competenza a un saper

determinati Questo concetto designa il passaggio da un sapere inerte

contesti.

fare.

Il però non basta, perché ogni nostra attività è sostenuta da un’energia psichica,

saper fare

che non solo ci consente di fare qualcosa, ma fa nascere in noi il desiderio di farlo e di

continuare a farlo, coinvolgendo la sfera dell’essere.

Scaricato da www.formazione.forumcommunity.net


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

45

PESO

418.75 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Didattica Generale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il processo di umanizzazione, elaborazione, ricerca e creatività, La Didattica non banalizza il sapere, Lo sviluppo evolutivo dell’uomo, offerta generalizzata di istruzione formale, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica Generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fabbri Loretta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Didattica generale

Didattica Generale – Progettare la didattica
Appunto
Didattica Generale – Elementi
Appunto
Didattica Generale – Scritture pratiche
Appunto
Didattica Generale – Scrittura e pratica educativa
Appunto