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Dialogo e comunicazione: l'implicito

General linguistics

3, 4, 5 maggio 2006

References

Queste lezioni si inseriscono nel contesto sviluppato entro il capitolo secondo del volume di E. Rigotti – S. Cigada, La comunicazione verbale. Particolare attenzione è dedicata ad alcuni modelli della comunicazione per i quali il coding (decodifica) non è capace di spiegare la comunicazione (cfr. code models à la Saussure). Si propone, invece, di considerare l’interpretazione come attività fondamentale di comprensione di un evento comunicativo verbale.

Esprimere vs comunicare

Vi è differenza tra il contenuto espresso e il contenuto comunicato. Ma a volte si comunica un contenuto implicito. L’espressione serve per cogliere il senso comunicato.

Come l'interlocutore recupera l'implicito?

Attraverso un ragionamento (inferenza) il soggetto della comunicazione considera non solo le parole espresse, ma anche tutti gli altri fattori della comunicazione/dell’esperienza in gioco.

Decodifica vs interpretazione

Vi è dunque un’interpretazione, non una semplice decodifica (cfr. Rigotti-Cigada 2004) – code model – un significante rinvia a un signifié (non si richiede contributo da parte della persona; la lingua costruisce il significato). La comunicazione funziona anche e soprattutto mediante interpretazione. L’interpretazione invece tiene conto di tutti i fattori della comunicazione.

Il caso del dialogo

Un dialogo si può descrivere come una adjacency pair – coppia di sequenze adiacenti. Per esempio: saluti – replica dei saluti; complimenti – ringraziamenti; rimproveri – giustificazioni ecc. Spesso, la prima sequenza è una domanda. Per lo più si esprime con una frase interrogativa. Se la prima è una domanda, la seconda sequenza può essere una asserzione, una promessa, una richiesta di azione, a seconda della domanda.

Cooperazione

Secondo Grice, lo scambio dialogico è un tipico «lavoro in collaborazione». A ciascuno stadio della comunicazione verbale, i due locutori gestiscono la continuazione dello scambio. Essi per esempio escludono certe mosse in quanto sono giudicate conversazionalmente improprie (farebbero sorgere conflitti). Grice ipotizza l’esistenza di un “principio” che guida la conversazione cooperativa.

Principio di cooperazione

Make your conversational contribution such as is required, at the stage at which it occurs, by the accepted purpose or direction of the talk exchange in which you are engaged. H.P. Grice, Logic and Conversation, in Syntax and Semantics. Speech Acts, P. Cole - J.L. Morgan ed., Academic Press, New York - London 1975

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gatti Maria Cristina.
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