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Cap. 1: Le scale Wechsler per adulti (test cognitivo)

1.1 Evoluzione dello strumento

Le scale Wechsler per adulti sono un corpus di strumenti per la valutazione dell'intelligenza che nasce dalle ricerche e dagli studi condotti dall'autore a partire dal 1932. Secondo l'autore, l'intelligenza è una capacità generale, multidimensionale e multideterminata: nella sua valutazione non è, quindi, possibile "isolare" e misurare le singole abilità ignorando che esistono anche altre variabili, differenti da quelle cognitive, che incidono sulla prestazione del soggetto. Tra queste variabili, denominate non test factors, Wechsler indica specificatamente gli interessi, la motivazione, la capacità di tolleranza della frustrazione, la volontà e la perseveranza del soggetto.

Come prima ricordato, la Wechsler-Bellevue Intelligence Scale, Form I (W-B I), è la capostipite di una dinastia di strumenti che, nonostante il trascorrere degli anni e l'avvento di modelli dell'intelligenza specifici, mantengono costanti alcune caratteristiche strutturali. Come tutte le edizioni fino a oggi pubblicate in Italia, la W-B I comprende 11 prove, composte da item di difficoltà crescente e propone due elementi innovativi rispetto agli strumenti in auge in quello stesso periodo: il raggruppamento dei subtest in una scala verbale e una non verbale di performance e la sostituzione del quoziente intellettivo di rapporto (età mentale/età cronologica) con il quoziente intellettivo di deviazione.

Il vantaggio di utilizzare prove verbali e non verbali è quello di poter valutare le abilità cognitive senza che alcune variabili (quali la conoscenza della lingua, un vocabolario ampio) incidano in maniera significativa sul risultato. Il quoziente intellettivo di deviazione è calcolato per gruppi di età distinti, per cui si elimina il problema della variabile del QI alle diverse età ed è possibile confrontare la prestazione del soggetto con quella dei suoi coetanei.

1.1.1 La Wechsler Adult Intelligence Scale – Revised (WAIS – R)

Nel 1981 è pubblicata la revisione della WAIS, tradotta e tarata per l'Italia nel 1997, tuttora in uso. La scala è sempre composta da 11 subtest che sono raggruppati in una scala verbale e in una scala di performance. La prima comprende i subtest informazione, vocabolario, analogie, comprensione, ragionamento aritmetico e memoria di cifre. La seconda include i subtest completamento di figure, disegno con cubi, riordinamento di storie figurate, ricostruzione di oggetti e associazioni di simboli e numeri.

Se i precedenti subtest erano somministrati in successione, prima tutti quelli verbali e successivamente tutti quelli di performance, in questa scala la somministrazione è alternata: un subtest verbale e uno di performance. Questo cambiamento è finalizzato a migliorare i livelli di interesse e collaborazione da parte del soggetto.

1.1.2 La Wechsler Adult Intelligence Scale – Third Edition (WAIS – III)

Negli Stati Uniti, nel 1997, è pubblicata la WAIS - III, non ancora disponibile in Italia. La sua struttura è identica a quella della WAIS-R, ma questo strumento presenta una grande innovazione. Per la prima volta una scala Wechsler viene realizzata abbandonando, sia pure parzialmente, il modello di intelligenza assimilabile a quello dicotomico (verbale/non verbale) in favore del modello psicometrico delle abilità plurime.

Mentre la WAIS–R è destinata a soggetti dai 16 ai 74 anni, la WAIS-III può essere somministrata a soggetti di età compresa tra i 16 e i 89 anni. Sono aggiunti tre nuovi subtest (matrici, ricerca di simboli, sequenze di lettere e numeri) e alcune procedure supplementari (apprendimento incidentale e copia di simboli). Il materiale stimolo è sicuramente più accattivante e meno ambiguo, inoltre tale scala permette di individuare meglio i possibili problemi che il soggetto incontra nella fase di input dello stimolo.

1.2 Interpretazione dei risultati

Ogni volta che un clinico si appresta alla lettura dei dati di un test, deve decidere quale modello teorico utilizzare. Spesso questa scelta è semplice: quando lo strumento è stato esplicitamente costruito in base a un modello, allora la griglia di lettura dei dati è intrinseca al modello stesso. Il clinico che utilizza la WAIS, invece, si trova di fronte a due ordini di problemi. In primo luogo, la mancanza di un modello teorico di intelligenza specificatamente indicato dall'autore. Anche se è indiscutibile che, per la sua struttura, la WAIS risponde ai criteri di un modello di intelligenza assimilabile a quello delle abilità dicotomiche (abilità verbali/abilità non verbali), Wechsler non ha mai indicato esplicitamente questa posizione.

In secondo luogo, il ridotto potere esplicativo delle informazioni che il clinico ottiene con l'uso e la lettura tradizionale della scala. Nella nostra esperienza clinica, l'integrazione della lettura standard dei dati della WAIS con quella derivata da modelli teorici dell'intelligenza costruiti in anni successivi alla pubblicazione della scala, ha permesso di ridurre questo limite. I dati che si ottengono sono quantitativi e qualitativi: per alcuni di questi esistono dei valori normativi di riferimento calcolati sui campioni di standardizzazione statunitensi, che invece mancano per altri.

1.2.1 WAIS-R e interpretazione “standard”

Anche se il clinico nella relazione psicodiagnostica descrive il risultato ottenuto dal paziente ai subtest incominciando con la valutazione del QI totale, l'incipit dell'analisi del protocollo, in realtà, è costituito dai valori che il soggetto ottiene ai subtest e dalla loro eventuale discrepanza: valori tra loro fortemente disomogenei, infatti, riducono la rappresentatività del punteggio totale.

Una volta corrette le risposte e fatti i calcoli, il clinico inizia l'analisi del protocollo e verifica la presenza di un'eventuale discrepanza statisticamente significativa tra il QIV e il QIP. È possibile formulare ipotesi su due diversi gruppi di dati: uno riguarda l'intelligenza generale e l'altro sui due dati dei QI (verbale e di performance). Lo scopo è identificare i punti di forza e di debolezza del soggetto.

1.2.2 WAIS-R e modello CHC

Il modello di intelligenza proposto da Cattell, Horn e Carroll è un modello psicometrico a struttura gerarchica: il fattore g è al vertice, il livello intermedio include sette abilità ampie e il livello più basso comprende molteplici attività strette. Secondo i principi del CHC XBA, per valutare il funzionamento cognitivo di un soggetto è necessario misurare almeno cinque abilità ampie; per la valutazione di un'abilità ampia sono necessari e sufficienti i risultati di due subtest che, anche se provenienti da scale differenti, devono misurare rispettivamente un unico costrutto.

Il clinico che decide di leggere i dati della WAIS-R secondo il modello CHC potrà valutare in maniera adeguata due abilità ampie, mentre altre due abilità saranno sottorappresentate, vale a dire che la valutazione ottenuta potrebbe non risultare attendibile in quanto misurata da un unico subtest.

1.2.3 WAIS-R e Boston Process Approach

Secondo il Boston Process Approach, che è il modello di elaborazione delle informazioni proposto dalla scuola di Boston, per comprendere il modo in cui il soggetto elabora l'informazione, è necessario condurre l'indagine specifica, vale a dire quantificare gli aspetti qualitativi del comportamento, per razionalizzare i modi in cui condurre ulteriori indagini e modificare i parametri di somministrazione o introdurre prove aggiuntive al fine di rendere rilevabili diversi fattori implicati nelle prove tradizionali, che spesso, sono multifattoriali.

Nel caso il clinico che somministra la WAIS-R abbia la necessità di comprendere il modo in cui il soggetto elabora le informazioni, deve attenersi alle procedure indicate nella WAIS-R NI, che prevedono modifiche nella somministrazione nel materiale stimolo, la registrazione dettagliata e specifica del comportamento del soggetto, l'analisi degli errori e delle strategie e il calcolo di punteggi aggiuntivi, che permettono di differenziare meglio il livello della prestazione.

1.3 Gli errori in cui il clinico può incorrere

Gli errori in cui il clinico può incorrere sono fondamentalmente raggruppabili in due aree: gli errori manuali e gli errori di strategia nell'uso dello strumento. Alla prima area appartengono gli errori di somministrazione, gli errori di valutazione delle risposte e gli errori meccanici. Tra gli errori di somministrazione rientrano gli errori che sono la conseguenza di una somministrazione impropria della scala: questi errori hanno ripercussioni significative sul calcolo del punteggio totale.

Gli errori di strategia nell'impiego dello strumento avvengono quando il clinico sottovaluta la necessità di avere dati che provengono da fonti diverse per formulare una diagnosi e si limita solo al risultato ottenuto alla WAIS. Altri errori di strategia possono essere fatti se si considera la WAIS-R uno strumento di elezione per la valutazione di alcuni quadri psicopatologici quali il disturbo mentale, i disturbi di apprendimento oppure se si somministra la sola parte di performance a persone con disabilità.

Cap. 2: Strumenti non verbali per la valutazione dell'intelligenza (test cognitivo)

2.1 Strumenti non verbali o strumenti culture-free?

L'espressione valutazione non verbale può essere riferita sia alla somministrazione di un test in cui al soggetto e all’esaminatore è richiesto di non usare il linguaggio recettivo inespressivo, sia la somministrazione di test non verbali dando delle consegne verbali. Attualmente gli strumenti non verbali si propongono di valutare l'intelligenza di soggetti tra loro molto eterogenei: persone non madrelingua o persone bilingui, con una scarsa padronanza della lingua in cui avviene l'esame, individui che appartengono a contesti culturali diversi da quelli in cui si sono storicamente sviluppati gli strumenti di misura, persone affette da qualche deficit sensoriale, oltre a persone con disturbi del linguaggio ricettivo e/o espressivo, che incontrano difficoltà nella manipolazione del materiale standard e/o che hanno gravi problemi emotivi, come un mutismo selettivo.

Gli strumenti non verbali che storicamente nascono per colmare il gap dovuto a una non adeguata padronanza della lingua in cui viene somministrato il test, hanno però un bias di fondo costituito dall'idea che sia possibile superare il problema della diversa cultura, aggirando il problema del livello di competenza linguistica. Un bias analogo permane quando si utilizzano questi strumenti come alternativa a quelli standard nella versione della somministrazione modificata per la valutazione delle cosiddette popolazioni speciali, perché per esempio non richiedono la mediazione linguistica. In realtà anche in questo caso esiste un bias perché non si tiene conto del fatto che i soggetti che appartengono alle popolazioni speciali possono avere problemi che interferiscono proprio con l'acquisizione delle informazioni richieste da strumenti così concepiti.

L'eterogeneità culturale ha costituito un forte stimolo per la costruzione di nuovi strumenti che avrebbero dovuto avere una somministrazione interamente o parzialmente non verbale ed essere culture-free, scevri cioè da influenze culturali. I tentativi di eliminare queste ultime si sono però dimostrati irrealizzabili, in quanto tutto il comportamento, che è espressione della cultura di provenienza, è influenzato da fattori ambientali culturali. Non è quindi possibile pensare di applicare lo stesso reattivo a tutte le popolazioni del mondo, in quanto qualsiasi test inevitabilmente privilegia le persone che appartengono al contesto culturale in cui è stato costruito. Si è cercato di costruire strumenti che misurino l'intelligenza nelle sue diverse manifestazioni eliminando per quanto possibile la variabile culturale, considerata in parte equivalente a quella verbale.

2.1.1 L’evoluzione storica

L'evoluzione di questi strumenti è stata influenzata da tre diversi orientamenti. Un primo orientamento adattativo in base al quale lo strumento già esistente è modificato in modo da poter essere somministrato senza il tramite verbale. Un secondo orientamento coincide con una modalità innovativa: si creano nuovi strumenti in cui è escluso il vincolo verbale ma il modello di intelligenza sotteso non è definito.

Il terzo orientamento si propone di conciliare aspetti differenti: strumenti di intelligenza dell'ultima generazione come il CHC e che quindi comportano implicitamente l’opzione per un'architettura delle attività plurime o multiple che vengono somministrati senza la mediazione verbale per cui si ricorre a pantomime o a cartoncini esplicativi. La somministrazione al campione normativo è fatta senza mediazione verbale.

In questo modo viene scelta una popolazione di elezione per l'impiego di strumenti che si propongono di misurare abilità cognitive di ordine superiore organizzate gerarchicamente e che tentano di sistematizzare l'interazione tra abilità cognitive e altre variabili non cognitive, fattori cioè che facilitano o ostacolano la capacità di risposta del soggetto al compito.

L'orientamento adattativo ha portato alla modificazione di test di intelligenza già in uso in modo da renderli utilizzabili anche con soggetti che provenissero da altre culture e che avessero una lingua madre diversa da quella in cui veniva somministrato il test o che fossero bilingui. L'obiettivo attuale è quello di arrivare a una misurazione dell'intelligenza non verbale attraverso strumenti che si fondano su un modello di intelligenza dell'ultima generazione che non richiedono nessun tipo di linguaggio né recettivo né espressivo durante la somministrazione, che valutino abilità diverse, che propongano stimoli interessanti, possibilmente attuali, che rispecchino la cultura di appartenenza.

2.1.2 Un’ipotesi di classificazione

Il procedimento è sostanzialmente quello di pensare a test non più costituiti da prove supposte, libere da influenze culturali, ma costituiti da prove comuni a culture che sono diverse. Per costruirli si devono cioè selezionare item che riflettano le esperienze, le conoscenze, le abilità comuni alle diverse culture e ingaggino nella loro esecuzione individui di varie culture: in questo senso il discrimine non è più costituito dalla lingua.

Se si classificano questi strumenti in base all'ampiezza del costrutto misurato, si creano due gruppi: i testi unidimensionali e quelli multidimensionali. I primi sono brevi composti da pochi subtest e sacrificano il grado di accuratezza clinica in favore della rapidità di somministrazione quindi del risparmio di tempo. Prevedono esclusivamente prove non verbali che valutino alcune abilità cognitive ristrette trascurando la valutazione di alternative importanti come la memoria. Per questo si possono utilizzare solo per uno screening iniziale.

I test multidimensionali invece sono formati da più subtest diversamente combinati tra loro e permettono di ottenere alcuni punteggi parziali e un punteggio globale definito scala totale, scala generale o abilità globale misurata. Hanno buone proprietà psicometriche e sono spesso utilizzati per pianificare interventi educativi: per questo sono definiti “high stakes”, ad alta scommessa. Questi test non linguistici sono completamente non verbali nelle istruzioni, nei contenuti, nelle risposte e valutano le abilità collegate al pensiero analogico, alla formulazione di categorie e al ragionamento sequenziale.

2.1.3 La valutazione dei risultati

I risultati che si ottengono da questi strumenti sono fondamentalmente di due tipi: se lo strumento è unidimensionale, il clinico avrà a disposizione un unico punteggio globale, che può essere letto come quoziente d'intelligenza o punteggio percentile e tradotto in un'etichetta descrittiva.

Se gli strumenti sono multidimensionali, l'interpretazione può essere più complicata, infatti, richiede che gli esaminatori seguano una serie di step e regole di codifica, consultino numerose tabelle, considerano una molteplicità di modelli cognitivi, ma soprattutto devono porre grande attenzione ai limiti degli strumenti che utilizzano e devono fare in modo che i risultati dei test siano significativi rispetto all'impiego e all'applicazione che ne può essere fatta nel mondo reale.

2.2 Gli strumenti

2.2.1 Beta III

Il Beta III del 1999 è la revisione più recente dello strumento, come molti altri test brevi per la valutazione delle funzioni cognitive, presenta i limiti specifici degli strumenti unidimensionali: sacrifica il grado di accuratezza clinica in favore della rapidità e del risparmio di tempo, non favorisce né una misura dell'intelligenza generale né una valutazione esaustiva del funzionamento intellettivo globale di un soggetto. Lo strumento è stato costruito per soggetti che non parlano la lingua inglese, analfabeti o con livelli di istruzione bassi, per pazienti con difficoltà nella composizione o nella produzione linguistica.

Si propone di misurare l'intelligenza in senso lato di soggetti che non presentano patologie particolari. È composto da cinque subtest che devono essere presentati seguendo l'ordine indicato dal manuale: associazioni di simboli a numeri, completamento di figure, verifica di somiglianza, analogie e assurdità delle figure, matrici. Il tempo previsto per la somministrazione dell'intera batteria varia tra i 25 e i 30 minuti. È prevista una somministrazione sia individuale sia di gruppo.

2.2.2 Comprehensive Test of Nonverbal Intelligence

Il CTONI viene pubblicato per la prima volta nel 1996 ed è rivolto a soggetti dai 6 ai 90 anni di età.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione diagnostica in contesti di marginalità e devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Guariglia Paola.
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