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Riassunto esame Valutazione Diagnostica, prof. Guariglia, libro consigliato I Dieci Test che lo Psicologo Deve Conoscere, Lang

Riassunto per l'esame di Valutazione Diagnostica in Contesti di Marginalità e Devianza, basato su appunti personali e studio autonomo del testo I Dieci Test che lo Psicologo Deve Conoscere di Lang consigliato dalla docente Guariglia. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'evouzione dello strumento, la Wechsler Adult Intelligence Scale – Revised (WAIS – R), la Wechsler Adult Intelligence... Vedi di più

Esame di Valutazione diagnostica in contesti di marginalità e devianza docente Prof. P. Guariglia

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ESTRATTO DOCUMENTO

4.3.1 Le situazioni in cui è critico somministrarlo

Nonostante la GFC di Rey sia un test piuttosto semplice dal punto di vista della somministrazione

utilizzabile con un largo spettro di categorie di pazienti, esistono comunque alcune situazioni

cliniche per cui esiste una controindicazione. Ne costituiscono un esempio i casi in cui sia già nota

la presenza di disturbi, attentivi con o senza iperattività. Stesso discorso vale per quei casi dove sia

presente un problema nel controllo degli impulsi. Ancora la somministrazione del test può divenire

problematico o comunque poco proficuo dal punto di vista della comprensione clinica del paziente,

qualora siano presenti difficoltà motorie, problemi di acuità visiva o altre condizioni che possono

compromettere la prestazione, quali per esempio un tremore derivante dall'assunzione di farmaci.

4.4 I DATI STANDARD

Dal punto di vista clinico, il BQSS costituisce un metodo di valutazione della GFC di Rey

certamente vincente perché a fronte di un tempo per lo scoring piuttosto limitato, consente di

ottenere numerosi dati sia di natura qualitativa, sia di tipo quantitativo. Questo duplice registro

permette, infatti, di leggere la prestazione in modo approfondito, sia individuando il livello della

performance sulla base di svariati indici (dalla presenza e precisione degli elementi, alla memoria

pianificazione) rispetto al campione normativo, sia permettendo una lettura degli aspetti qualitativi

della prestazione. Di particolare interesse clinico, la capacità del metodo di evidenziare eventuali

deficit a carico delle abilità di pianificazione di organizzazione.

4.6 GLI ERRORI IN CUI È FACILE CHE IN CLINICO

Somministrare la GFC di Rey secondo le indicazioni fornite dal BQSS è piuttosto semplice e non

dovrebbe comportare particolari errori da parte del clinico. Gli errori in cui il clinico può incorrere

facilmente possono essere legati alla somministrazione e alla correzione. Il BQSS prevede, infatti,

criteri di siglatura dei protocolli specifici particolarmente dettagliati che sono esposti nel manuale e

riassunti nel modulo di siglatura. Attenersi scrupolosamente ai criteri, unitamente all'acquisizione

della pratica necessaria per muoversi agevolmente, consente di ridurre drasticamente eventuali

inesattezze in questo senso nel corso della siglatura comunque è necessario prestare particolare

attenzione ad una misura precisa degli spazi, delle sbavature e delle misure degli elementi riprodotti

dal soggetto, in modo da non incorrere in grossolani errori. Un altro errore in cui può incorrere il

clinico è legato agli errori di valutazione. Infatti, se la somministrazione e la siglatura del test

secondo il metodo del BQSS possono essere facilmente padroneggiate attraverso uno studio curato

del manuale, la fase interpretativa maggiormente complessa richiede una certa esperienza, come

peraltro accade con quasi tutti gli strumenti statistici. Tuttavia la ricchezza dei dati forniti dal BQSS

sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo, consente una lettura esaustiva e approfondita del

funzionamento di un soggetto al test e si rivela pertanto decisamente utile ai fini della valutazione

clinica.

CAP. 5

TEST RORSCHACH VALUTATO SECONDO IL SISTEMA COMPRENSIVO DI EXNER

(TEST DI PERSONALITA’)

5.1 INTRODUZIONE

Il test Rorschach è costruito negli anni 20 da Hermann Rorschach. Il test è stato pensato come prova

per analizzare la relazione tra personalità e percezione, in modo da poter discriminare tra gruppi

patologici diversi. Solo in un momento successivo ha avuto una grande diffusione tra i clinici

poiché considerato una tecnica proiettiva, vale a dire basato su metodi di studi della personalità, che

consistono nel mettere il soggetto di fronte a una situazione, cui risponderà conformemente al

significato che questa ha per lui, alla sua maniera di sentire, al suo vissuto. Probabilmente questa

scelta è stata dettata dal fatto che lo strumento Rorschach è composto da stimoli poco definiti che

possono, di fatto, elicitare il ricorso alle libere associazioni nel momento in cui si dirà soggetto di

cercare di interpretare cosa siano le macchie stimolo.

5.2 LO STRUMENTO

Il test Rorschach è composto da 10 tavole che raffigurano macchie non completamente strutturate,

in ogni macchia proposta da Rorschach, esiste un aspetto saliente dal punto di vista percettivo che

può essere ricondotto alla forma, al colore o alla posizione delle macchie. Punto centrale diventa il

meccanismo osservabile, vale a dire cosa succede al paziente nel momento in cui cerca di

rispondere al test.

5.3 LE CARATTERISTICHE PSICOMETRICHE: EVIDENZE ESSE CONTROVERSIE

Somministrazione standard, codifica capace di rispondere a criteri soddisfacenti di fedeltà tra

giudici e interpretazione che si avvale di costrutti empiricamente validati, nonché di solidi

riferimenti normativi, rappresentano sicuramente i traguardi più stabili. Di seguito alcune

peculiarità che connotano il lavoro empirico con il test Rorschach: la difficoltà di raccogliere i

campioni e di poter disporre di diversi esaminatori, in modo da confrontare tra i dati

comprovandone la fedeltà; la complessità delle analisi a causa della non facile applicazione dei

parametri statistici della variabilità del numero di risposte; il problema dei gruppi di controllo e/o

dei dati che consentono di formulare confronti normativi accurati.

5.4 REGOLE PER LA SOMMINISTRAZIONE DELLA CODIFICA DEI PROTOCOLLI

Seguire le indicazioni del sistema comprensivo permette di raccogliere un protocollo secondo una

modalità standard, in quanto le consegne precise e le indicazioni minuziose consentono di

fronteggiare qualsiasi richiesta che esclude dal contesto strettamente legato al compito di rispondere

alla domanda “cosa può essere” lo stimolo presentato. La comprensione del funzionamento

psicologico di un paziente è legata alla frequenza delle diverse variabili codificate e raggruppate in

indici e rapporti. Le siglature proposte da Exner si dividono in: localizzazione e qualità evolutiva;

determinanti e qualità formale; contenuti popolari, punteggi Zeta; siglature speciali. Per ogni

singola tavola è proposto l'elemento completo con tutti i diversi dettagli numerati e suddivisi in due

categorie: i comuni, maggiore frequenza di riconoscimento, e insoliti, minore frequenza. L'altro

aspetto sicuramente importante per raggiungere una sempre migliore standardizzazione delle

procedure di scoring è rappresentato dall'inserimento nei manuali di numerosi esempi che

esemplificano l'applicazione pratica delle diverse regole tecniche di codifica. Si pensa di introdurre

una scala di contenuto utile a cogliere informazioni sulle immagini di sé e dell'altro e anche sulle

rappresentazioni oggettuali o sugli schemi di relazione se-altro. La griglia consente di lavorare sul

protocollo utilizzando una logica diversa dalla tecnica della sigillatura. Se la siglatura classica,

infatti, si basa sulle caratteristiche percettive, spesso la griglia fa riferimento al concetto di

narrazione e alla possibilità di individuare alcuni temi salienti all'interno della stessa.

I soggetti quindi nel momento in cui rispondono al test utilizzano meccanismi cognitivi che si

traducono in molteplici categorie di siglatura; meccanismi associativi, che sono ben rappresentati

dalle dimensioni delle griglie di contenuto; meccanismi interpersonali, che sono rilevati dalle

notazioni qualitative sulla relazione clinico paziente e in ultimo meccanismi sequenziali che offrono

una prospettiva di come gli aspetti conflittuali, problematici e le difficoltà identificate dai precedenti

livelli di analisi, si presentano all'interno del contesto unico e irripetibile di quello specifico

protocollo Rorschach.

5.5 L'INTERPRETAZIONE DEI PROTOCOLLI

Per interpretare un protocollo Rorschach il clinico deve avere familiarità con il sommario

strutturale, vale a dire con il foglio riassuntivo che contiene tutti i valori numerici adottati all'interno

del sistema comprensivo. Nella parte superiore del foglio si possono identificare graficamente

contenuti, determinanti e alcuni indici e costellazioni, mentre nella parte inferiore sono riportate

sette principali cluster, che rappresentano le dimensioni relative al funzionamento psicologico del

paziente: controlli, affetti, relazioni interpersonali, percezione del se, processamento, mediazione e

ideazione. Nell'ultima riga del sommario si trovano infine le costellazioni psicopatologiche, vale a

dire i cluster di indice e di variabili raggruppati in base alla correlazione con specifiche

caratteristiche come le abilità di coping, i disturbi affettivi, i disturbi del pensiero e così via. Nel

tentativo di schematizzare il ragionamento clinico su cui si basa la lettura interpretativa di un

protocollo Rorschach, possiamo individuare due fasi principali: un primo momento che si basa

sull'analisi dei riferimenti normativi e che si avvale di affermazioni ateoriche e altamente

operazionalizzate, seguito da una seconda fase, in cui i primi dati sono integrati con riflessioni

qualitativo-contenutistiche, formulate generalmente all'interno di uno specifico quadro di

riferimento teorico.

5.6 L'ANALISI CLINICA DEL MATERIALE

Un nodo centrale a volte sottovalutato è che il sistema comprensivo non è esclusivamente un

metodo oggettivo o statistico che esaurisce le informazioni ricavabili dal Rorschach in una serie di

indici e rapporti matematici, ma, al contrario, considera questi dati come una base necessaria ma

non sufficiente per la lettura del protocollo, infatti, è indispensabile il ragionamento clinico sui dati

contenutistici e qualitativi in linea con uno specifico orientamento teorico.

5.7 CONCLUSIONI

La sensibilità è l'accuratezza del test lo rendono così idoneo ad una varietà di studi clinici come la

diagnosi clinica, l'identificazione dei punti di forza e di debolezza psicologici, la pianificazione e la

valutazione degli esiti di un trattamento. Il fatto che il test di Rorschach sia spendibile in diversi

contesti si collega alla possibilità di valutare la validità integrando le diverse dimensioni che la

compongono, quali: 1. La modalità di percepire, di organizzare e di modulare le esperienze e i

propri vissuti, queste caratteristiche si ricavano dalla modalità con cui il soggetto organizza a livello

percettivo-cognitivo gli aspetti ambigui delle macchie. 2. Bisogni, atteggiamenti, conflitti,

preoccupazione, fantasie sottostanti l’apparentemente semplice processo percettivo. Queste

informazioni emergono dalle modalità con cui il soggetto arricchisce le proprie risposte, vale a dire

con quei movimenti proiettivi che, secondo Exner, sono presenti in tutto ciò che il soggetto

aggiunge spontaneamente al compito richiesto. 3. Le strategie di problem solving e di decision

making, che possono essere desunte dal comportamento del soggetto in relazione con il clinico e

con il materiale del test. 4. Eventuali interferenze di fattori stressanti di difesa e di meccanismi di

coping impiegati per gestirle.

CAP. 6

IL MILLON CLINICAL MULTIAXIAL INVENTORY – III

(TEST OGGETTIVO DI PERSONALITA’)

Il MCMI nasce nel 1983 come strumento operativo per la misurazione della personalità ed è basato

sulla teoria sviluppata da Millon e dal suo gruppo. Rispetto ad altri inventari, il MCMI si

caratterizza per l'esame dei disturbi di personalità, anche alla luce delle teorie prototipiche sugli stili

di personalità sviluppate dall'autore. Il MCMI-III è un questionario autosomministrato

particolarmente interessante e utile ai fini dell'applicazione clinica: è breve (175 domande) e si

compila in 20-30 minuti. Il test può essere sottoposto a soggetti di età pari o superiore ai diciotto

anni e richiede perlomeno otto anni di scolarità. Per la semplicità di somministrazione e la

disponibilità di procedure interpretative computerizzate, il MCMI-III può essere usato in modo

routinario con pazienti ambulatoriali. Lo scopo principale del MCMI-III è quello di fornire

informazioni ai clinici che devono esprimere delle valutazioni e prendere delle decisioni su

individui che presentano difficoltà emotive interpersonali. In effetti, il test è decisamente utile nel

corroborare impressioni cliniche rispetto a possibili disturbi di personalità senza la necessità di

dover ricorrere a lunghe interviste.

6.1 STORIA E FONDAMENTI TEORICI DEL MCMI

La persona funziona con modalità di pensare, percepire e comportarsi durature che sono definite

“stili”, che di per sé non sono patologici, ma possono determinare meccanismi più complessi e

difficoltosi di adattamento alla vita. La personalità si estende su un continuum tra la normalità e la

patologia e le personalità patologiche si caratterizzano per tre componenti: scarsa stabilità sotto

stress; scarsa flessibilità relativa; tendenza a coinvolgersi ripetutamente in processi che perpetuano

le stesse difficoltà, senza possibilità di apprendere dall'esperienza metodi per evitare di ricadere

nelle situazioni problematiche. Nel 1969 Millon propone otto varianti di stili di personalità

incrociando: il comportamento del soggetto nell'ambiente e la fonte dalla quale il soggetto ritiene di

poter ottenere il massimo rinforzo. La teorizzazione di Millon oltre agli otto stili di base prevede la

presenza di ulteriori tre stili di personalità (schizzo tipico, borderline, paranoide), forme severe di

uno degli otto stili di base che si sviluppano sotto la pressione di persistenti avversità. Nel 1987

Millon aggiunse due ulteriori stili di personalità, l'aggressivo sadico e l'autofrustrante masochista, e

ancora nel 1997 viene inserito il disturbo depressivo.

6.3 CRITERI DI APPLICAZIONE

Il MCMI-III non è uno strumento per valutare la personalità in genere, da usare nelle popolazioni

normali o per scopi diversi dallo screening diagnostico o dalla valutazione clinica. Lo strumento

può essere utilizzato anche con persone normali e, in effetti, anche nei casi in cui non sia stata posta

la diagnosi psichiatrica e lo strumento può fornire indicazioni utili sugli stili di personalità, sulle

sindromi e sull'adattamento che l'individuo presenta. L'applicazione dello strumento è quindi utile

per uno screening generale di tipo psichiatrico e la sua correlazione con strumenti tradizionali di

valutazione dei disturbi di personalità dei termini del DSM-IV è buona per alcuni profili.

6.4 STRUTTURA DEL MCMI-III

Il test è costituito da quattro scale di validità, undici scale cliniche di personalità, tre scale gravi di

personalità, sette scale sindromiche e tre scale psicopatologiche inerenti le sindromi gravi. La

suddivisione delle scale ripete la distinzione tra le caratteristiche durature di personalità, lo stato

attuale dei sintomi e i livelli di gravità della patologia. Tutte le scale, tranne quelle di validità, sono

composte da un certo numero di item prototipici, che sono caratteristici di quel disturbo, da un

insieme di item non prototipici, che siano meno centrali per quella specifica condizione. Agli item

prototipici è assegnato un peso maggiore nella valutazione del protocollo.

6.5 INTERPRETAZIONE DEL MCMI-III

L'interpretazione del MCMI-III si svolge in tre passaggi: 1. La valutazione della validità del

protocollo; 2. La formulazione di decisioni diagnostiche relative a ogni singola scala; 3. La

formulazione del funzionamento clinico complessivo.

6.5.1 Validità del protocollo

Un profilo del MCMI-III è considerato non valido se si riscontra una qualunque delle seguenti

condizioni: 1. Il sesso del soggetto non è indicato; 2. L’età è inferiore a 18 anni o non è indicata;

3.Non è stata fornita risposta o sono stati invalidati 12 o più item; 4. Due o più item della scala di

validità sono stati segnati vero; 5. Il punteggio grezzo alla scala x è inferiore a 34 o superiore a 178;

6. Nessuno dei punteggi BR alle scale degli schemi clinici di personalità è al di sopra di 59.

L'indice di apertura (scala x) valuta il grado di sincerità del paziente quanto egli sia stato franco o

reticente o riservato nel parlare di se stesso rispondendo agli item del test. L'indice di desiderabilità

è la misura con cui i punteggi sono influenzati dalla tendenza della persona a mostrarsi socialmente

attraente e moralmente virtuosa ed emotivamente ben controllata. L'indice di falsificazione, scala z,

generalmente riflette le tendenze opposte a quelle indicate dalla scala y. Tuttavia, in alcuni casi

entrambi gli indici sono alti, specialmente tra pazienti molto riservati. Il punteggio alla prova può

risultare distorto se il soggetto al momento in cui ha effettuato il test era in una condizione ansiosa.

6.5.2. Analisi delle scale cliniche

Dopo aver vagliato la validità del protocollo e aver esaminato lo stile di risposta del paziente,

l’esaminatore può passare a interpretare le scale cliniche di personalità e i quadri sintomatologici.

Millon afferma che punteggi elevati nelle singole scale indicano le caratteristiche più frequenti e

comunemente riscontrate tra i pazienti che mostrano configurazione di personalità e/o la sindrome

clinica rilevate dalle scale. Nella teoria di Millon la sintomatologia sull’Asse I, nella maggior parte

dei casi, deriva dalla sottostante struttura di personalità e ne rappresenta l'evoluzione peggiorativa o

una complicazione e perciò il livello di stabilità dei punteggi relativi all’Asse I è basso.

6.5.2.1 Disturbi di personalità

Schizoide: individui con gravi deficit nelle relazioni interpersonali e restrizione dell'espressione

emotiva. Evitante: individui che evitano le situazioni sociali e hanno insicurezza personale.

Depressivo: individui continuamente infelici, pessimisti, passivi. Dipendente: individui

acquiescenti, inadeguati, con bassa autonomia. Istrionico: individui che desiderano essere al centro

dell'attenzione e adottano uno stile relazionale drammatico-plateale. Narcisista: individui

egocentrici, grandiosi, che si sentono costantemente superiore. Antisociale: individui indipendenti,

responsabili, con assenza di senso di colpa. Aggressivo: individui che controllano gli altri con

soprusi e umiliazioni. Compulsivo: individui efficienti, perfezionisti, ordinati, scrupolosi.

Negativista: individui petulanti, negativisti, polemici. Masochista: individui con uno stile

relazionale da martire. Schizzotipico: individui eccentrici, assorbiti nei loro pensieri e discorsi.

Borderline: individui con affettività labile e comportamento incostante. Paranoico: individui rigidi,

con pensiero persecutorio.

6.5.2.2. Sindromi cliniche

Disturbo d'ansia: individui ansiosi, tesa, apprensivi. Disturbo somatoforme: individui preoccupati

per il proprio funzionamento fisico. Disturbo bipolare: individui con umore instabile. Disturbo

isterico: individui disforici, pessimisti, depressi. Dipendenza da alcol: individui che ammettono

serie problematiche da uso di alcol. Dipendenza da droga: individui che ammettono serie

problematiche da uso di sostanze. Disturbo post traumatico da stress: individui con pensieri

intrusivi, flashback. Disturbo del pensiero: individui con disturbi di tipo psicotico. Depressione

maggiore: individuo con depressione grave. Disturbo paranoide: individuo con disturbi del pensiero

di paranoide.

6.6 QUANTO È POSSIBILE SIMULARE ALL'MCMI-III?

Bisogna saper spiegare il test, poiché ha alcuni aspetti peculiari rispetto al campione di riferimento

ed è costruito in modo sostanzialmente diverso dal MMPI, per cui le inferenze che si possono

effettuare sono diverse. I dati sulla capacità di identificare la simulazione al test sono limitati e

vanno aggiornati costantemente. Il test non va utilizzato con persone che non hanno una

psicopatologia, ma i dati di ricerca indicano che vi possono essere elevazioni alle scale istrionica,

narcisistica e compulsiva anche in assenza di psicopatologia nei normali, il che va considerato nella

valutazione globale del testo. Il test contiene scale di valutazione dell'abuso di sostanze e per il

disturbo post-traumatico da stress che hanno una capacità predittiva obiettiva, i cui dati sono però

continuamente rivisti dalla ricerca. I dati di validità e affidabilità del test vanno conosciuti. Non

vanno utilizzati referti computerizzati in corso di valutazione forense.

6.7 CONGRUITÀ DEL MCMI- III CON IL DSM-IV

La struttura del MCMI-III combacia con il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali solo

per un certo numero di variabili. Le scale del MCMI-III sono raggruppate nelle categorie

personalità e sindromi, riflettendo la distinzione del DSM-IV fra l’asse II e l’asse I. Le scale

all’interno di ciascun asse però sono raggruppate nel MCMI-III a seconda dei livelli di gravità della

psicopatologia, aspetto che il DSM non contempla. Nel MCMI-III alcuni item corrispondono e si

sovrappongono ai criteri del DSM-IV, altri derivano unicamente dalle teorie di Millon.

6.8 STUDI DI ANALISI FATTORIALE CONSIDERAZIONI CLINICHE

Come per gli altri test oggettivi di personalità, i risultati al MCMI-III possono essere influenzati

dalla simulazione, amplificazione o minimizzazione del soggetto. Il MCMI-III quando viene

utilizzato come un'integrazione rapida all'intervista clinica, costituisce una misura relativamente

efficace e valida per il clinico al fine di integrare i dati dell'esame clinico, una volta che i limiti e le

possibilità delle diverse scale siano ben compresi. È l'unico strumento psicometrico che misuri sia i

disturbi di personalità sia la psicopatologia attuale basandosi su una teoria propria comunque

rapportata il più possibile al DSM-IV. Per usare adeguatamente il test bisogna ben comprendere

quali scale si modificano a seconda dello stato mentale del soggetto. È certamente efficace

nell'escludere la presenza di una psicopatologia e fornisce indicazioni cliniche che possono sfuggire

con gli abituali sistemi di misurazione.

CAP. 7

IL MINNESOTA MULTIPHASIC PERSONALITY INVENTORY – 2

(TEST OGGETTIVO DI PERSONALITA’)

7.1 LE SCALE DEL MMPI2

Il MMPI2 è un questionario di personalità autosomministrato, composto da 567 item dal contenuto

eterogeneo che prevede risposte dicotomiche del tipo vero/falso. Il MMPI2 ha mantenuto le

originali 10 scale cliniche/di personalità e le tre scale di validità anche se il loro numero è stato

incrementato. I primi 370 item del MMPI2 consentono di ottenere un profilo delle scale cliniche e

di validità, i cambiamenti riguardano principalmente la forma e il contenuto degli item.

7.1.1. Scale di validità

Per ottenere dalla somministrazione del MMPI2 informazioni quanto più possibile accurate e utili è

necessario che il comportamento del soggetto esaminato aderisca alle istruzioni standard fornite dal

suo somministratore. Ci si aspetta che il soggetto esaminato legga ogni item che ne consideri il

contenuto e che dia una risposta diretta e onesta. Se questo modo di procedere subisce deviazioni

significative, il protocollo deve essere considerato non valido e non si deve procedere a ulteriori

interpretazioni dello stesso; e anche quando l'atteggiamento del soggetto esaminato dovesse

presentare solo piccole deviazioni che potrebbero ottenere risultati non del tutto validi,

l'esaminatore deve poterle considerare durante l'interpretazione dei profili. Gli indicatori di validità

sviluppati per valutare in modo specifico l'atteggiamento del soggetto esaminato nel MMPI2 sono la

scala lie; la scala infrequency e la scala correction. Nel MMPI2 viene anche considerato il

punteggio della scala “non so”. Nuove scale di validità sono inoltre divenute parte integrante del

MMPI2 nella sua forma standard: la scala variable response inconsistency, la scala true response

inconsistency, la scala back f, la scala infrequency psychopathology e la scala superlative self-

presentation.

7.1.2. Scale cliniche

Le scale cliniche sono state costruite empiricamente utilizzando il metodo dei gruppi di contrasto.

La modalità seguita è stata quella di effettuare un confronto per ogni scala fra un gruppo di soggetti

che mostravano un preciso quadro psicopatologico e un gruppo di soggetti normali. Gli item che

hanno consentito di discriminare a livello statisticamente significativo il gruppo clinico dal gruppo

non clinico sono stati scelti per costruire una specifica scala clinica.

7.1.4. Scale supplementari

L'originario set di item del MMPI2 è stato anche utilizzato per sviluppare diverse scale definite

supplementari, attraverso la ricerca di ulteriori fattori comuni di associazione. Le scale hanno

svariate etichette: dalle più tradizionali come dominanza e sospettosità alle più inusuali come

successo nel baseball, scelta della baby-sitter, la casalinga stanca. Le scale variano

considerevolmente nei termini di ciò che si prefiggono di misurare, nel modo in cui sono state

costruite, nel grado di attendibilità e validità e nella disponibilità di dati normativi. Le scale si

differenziano anche rispetto alla frequenza con cui sono stati utilizzati in campo clinico e di ricerca.

7.2 LA SOMMINISTRAZIONE: AUMENTARE LA POSSIBILITÀ DI OTTENERE UN

PROTOCOLLO VALIDO

È assolutamente necessario, per ottenere risultati realmente significativi dal MMPI2, che il soggetto

possa leggere sufficientemente bene per poter comprendere gli item e rispondere ad essi in modo

adeguato. È indicato per persone adulte dai 18 anni in su. Se, infatti, non ci sono problemi visivi o

altri problemi fisici, non vi è alcun limite superiore di età che impedisca di poter utilizzare il

MMPI2.

È importante tuttavia prima di somministrare il questionario considerare le condizioni cliniche del

soggetto esaminato. È stata proprio l'eccessiva lunghezza del MMPI2 ad aver incoraggiato la

costruzione di svariate forme ridotte del test. Nessuna di queste short forms tuttavia è risultata

sufficientemente attendibile o valida da essere considerato reale sostituto dalla forma completa.

Qualsiasi somministrazione del questionario, quindi dovrebbe seguire da vicino le procedure di

somministrazione utilizzate per il campione normativo. Questo significa fornire istruzioni chiare e

coerenti, assicurarsi che la consegna sia stata compresa dal soggetto, fornire un'adeguata

supervisione e assicurarsi che il setting sostenga la concentrazione limitando il rumore o le

potenziali interruzioni. Si dovrebbero inoltre prendere in considerazione le cancellature presente sul

foglio di risposta.

PREGI E LIMITI DEL MMPI2

Pregi: il questionario è stato sviluppato con metodi che enfatizzano la validità del test;

l'identificazione statistica dei criteri attraverso il confronto di differenti gruppi di riferimento. Una

vasta letteratura dei correlati empirici degli item, delle scale dei pattern di profilo. Facilità di

somministrazione. Scoring oggettivo e valori di attendibilità. La stabilità temporale delle scale

cliniche standard risulta adeguata a riflettere sia la continuità sia il cambiamento nei sintomi e nella

personalità. La validità soprattutto la validità convergente è risultata elevata in migliaia di studi che

hanno utilizzato campioni diversi e differenti disegni di ricerca. La validità incrementale è modesta

e coerente. La valutazione di un ampio range di atteggiamenti, tratti e comportamenti in popolazioni

normali e non. La disponibilità di numerose misure che in combinazione permettono di identificare

in modo relativamente preciso l'atteggiamento del soggetto esaminato. Disponibilità di numerose

procedure interpretative che in modo vario enfatizzano le scale individuali, i pattern di profilo

contenuto degli item.

Limiti: gli originali gruppi utilizzati per determinare i criteri sono ormai datati. La confusione

esistente fra modelli di misure dimensionali e categoriali ha condotto a volte ad'ambiguità

inferenziali. Molti item si sovrappongono nelle diverse scale. Questo aumenta le loro

intercorrelazioni e diminuisce la loro validità discriminante. Il numero delle scale e la complessità

di alcune di esse (soprattutto quelle di validità) rendono lo scoring senza il supporto elettronico

automatizzato molto lungo, lento e faticoso. Per massimizzare l'utilità e l'accuratezza dei risultati

sono necessarie delle buone capacità di lettura del soggetto e un atteggiamento di collaborazione

durante la somministrazione. Il processo di interpretazione e l'insieme delle procedure sono molto

più complessi e sottili di quanto sembri in apparenza soprattutto se si pensa al fatto che si tratta di

un certo self-report.

CAP. 8

IL THEMATIC APPERCEPTION TEST

(TEST PRIETTIVO NARRATIVO

Sono note come thematic apperceptive techniques quelle tecniche utilizzate nella valutazione della

personalità che richiedono l'interpretazione di storie raccontate e una risposta a tavole che

rappresentano situazioni sociali. Queste tecniche rientrano nella più ampia categoria dei metodi

proiettivi. L'ipotesi proiettiva è che i bisogni, le motivazioni, i sentimenti e i set percettivi e la

struttura cognitiva degli individui guidano la percezione e l'organizzazione degli stimoli ambientali,

questo processo si verifica in modo del tutto involontario e fuori dalla consapevolezza. Le tecniche

proiettive richiedono dunque al soggetto di confrontarsi con compiti che gli permettano di

esprimere la propria individualità nel modo di percepire il compito stesso e di organizzare la

risposta. In altri termini le produzioni ottenute sono vere e proprie misure della performance della

personalità. Il TAT introdotto da Morgan e Murray nel 1935 è il più popolare set di figure designato

ad elicitare la produzione di storia.

8.1 IL MATERIALE STIMOLO E LA SOMMINISTRAZIONE

Il TAT è dunque la tecnica proiettiva tematica che si serve di una serie di tavole che rappresentano

un ampio range di situazioni e di contesti interpersonali. La consegna del TAT implica la creazione

da parte del soggetto esaminato di una storia che ha per oggetto ciò che lui crede stia avvenendo

nella figura rappresentata nella tavola.

8.1.1 La somministrazione

Il TAT è stato originariamente pensato per essere somministrato in un contesto interpersonale in cui

il soggetto risponde verbalmente alle tavole presentate dall'esaminatore. Le risposte dovrebbero

essere trascritte per intero o registrate insieme ad alcune note sul comportamento tenuto dal

soggetto durante la somministrazione del test.

8.1.2 Il materiale del test

Complessivamente il materiale del test include 31 tavole (30 in bianco e nero più una tavola

bianca). Le tavole sono riproduzioni di dipinti, fotografie e opere d'arte. Le tavole del TAT sono

numerate in modo da poter somministrare a ciascun soggetto 20 tavole che variano in funzione del

sesso e dell'età: maschi adulti, femmine adulte ragazzi e ragazze. Sulla parte posteriore della tavola

è scritto un codice composto da un numero e/o da una lettera che indica il gruppo di soggetti a cui

quella tavola è rivolta.

8.1.3 La consegna

È fondamentale che le storie siano caratterizzate da: 1. la descrizione di ciò che sta avvenendo nella

figura; 2. la descrizione di ciò che ha condotto a questa situazione; 3. la descrizione di cosa pensano

e cosa sentono i personaggi; 4. un finale. Il prodotto finale consisterà nella produzione di storie

caratterizzate da un passato, un presente, un futuro.

8.2 I TRADIZIONALI SISTEMI DI SCORRING

La personalità secondo Murray è la risultante di forze biologiche, sociali ed ambientali che danno

luogo alla complessità del comportamento. Il bisogno può essere definito come quella tensione

dominante che deriva dalla percezione coscia o inconscia di uno stato specifico interno e di specifici

eventi esterni. Le condizioni ambientali hanno una funzione fondamentale nel produrre specifici

comportamenti, offrono all'individuo opportunità di soddisfazione oppure esercitano sull'individuo

stesso vari tipi di pressione. È proprio a questo proposito che Murray introduce il concetto di tema,

che è una piccola unità di comportamento formata da uno specifico intreccio di bisogni e di

pressioni che combinandosi con altri temi da vita a temi complessi.

L'unità tematica individuale, invece, è quella particolare combinazione di bisogni e di pressioni che

spiega la maggior parte del comportamento dell'individuo. Il metodo raccomandato da Murray per

l'analisi del contenuto delle storie del TAT si fonda dunque sull'individuazione in ciascun

avvenimento delle forze provenienti dal protagonista e dalle forze provenienti dall'ambiente. Il

primo passo da fare per analizzare una storia è quello di individuare il personaggio con cui il

soggetto sembra essersi identificato: l'eroe. Dopo aver identificato l'eroe che generalmente è il

personaggio attorno cui ruota la trama della storia, il secondo compito dell'esaminatore consiste

nell'osservare tutto quello che ciascun personaggio della storia sente, pensa teme fa. Dopo aver

individuato i suoi bisogni che in realtà sono i bisogni del soggetto esaminato e l’attenzione

dell'interprete si sposta sui dettagli e sulla natura generale delle situazioni. Arrivati a questo punto,

l'esaminatore identificherà le combinazioni di bisogni o pressioni ricorretti nelle storie.

Quest'interazione fra bisogno o fusione di bisogni del protagonista e pressioni o fusioni di pressioni

esercitate dall'ambiente verrà in seguito esaminata in relazione ai suoi risultati (successi o fallimenti

del protagonista), formando così quell'unità di analisi definita come tema semplice.

8.3 LE QUALITA’ PSICOMETRICHE: VERSO UN UTILIZZO PIU’ EFFICACE DEL TAT

8.3.1 L'attendibilità

È comprensibile che l'applicazione di gran parte dei metodi utilizzati per valutare l'attendibilità del

test incontri seri problemi, comunque sviluppando sistemi di scoring quantitativi e rating scales si è

ottenuto un grado soddisfacente di interrater reliability. Rimane discutibile se diversi clinici pur

basandosi sugli stessi punteggi quantitativi riescono a trarre le stesse inferenze sulla personalità del

soggetto esaminato. Una buona interrater reliability, infatti, è stata ottenuta riguardo ad alcune aree,

come il peso dei differenti bisogni, ma l'accordo tra le conclusioni tratte a partire da questi punteggi

non è stata ancora adeguatamente dimostrato. Un'ulteriore complicazione risiede nel fatto che i

clinici spesso variano i set di istruzioni somministrate in base alle caratteristiche del soggetto

esaminato e passano la loro interpretazione delle produzioni TAT principalmente sui giudizi

intuitivi. Un'altra difficoltà riscontrata nella valutazione psicometrica del TAT consiste nell'ampia

variabilità delle diverse storie prodotte dal soggetto.

8.3.2 Validità

Gli studi fatti sulla validità di criterio mostrano un discreto equilibrio tra risultati positivi e negativi.

In questo caso uno dei problemi più difficili da affrontare consiste nel trovare un accordo rispetto ai

criteri esterni da utilizzare. Quando il criterio di riferimento scelto si fonda sul comportamento

manifesto del soggetto, i risultati rivelano correlazioni minime con i punteggi del test: non è dunque

possibile inferire dal TAT la tendenza di una persona a comportarsi in modo aggressivo. Le

produzioni fantastiche possono essere utilizzate per predire disposizioni motivazionali nascoste, le

fantasie, infatti, potrebbero addirittura servire per compensare l'assenza totale di certi

comportamenti manifesti. Come per gli studi sulla validità di criterio anche i lavori sulla validità di

costrutto del TAT hanno riportato risultati estremamente variabili: alcuni studi forniscono un forte

sostegno all'ipotesi secondo cui soggetti che sono stati frustati sperimentalmente producono

sottosequenze di storie in cui è evidente una maggiore aggressività nelle azioni dei protagonisti.

8.4 IL TAT E L'ANALISI DELLE RELAZIONI OGGETTUALI: UN SISTEMA DI

SCORRING ALTERNATIVO

Il TAT si propone di indagare la relazione esistente tra le rappresentazioni mentali e i

comportamenti interpersonali e il modo in cui questa relazione si declina nei casi specifici. Il

sistema di scoring più adatto a far ciò è quello proposto da Western per la valutazione

multidimensionale della social cognitions e delle relazioni oggettuali attraverso l'analisi quantitativa

e qualitativa delle produzioni TAT.

La SCORS è composta da quattro scale tese a valutare dimensioni diverse delle relazioni oggettuali

e delle social cognition: 1. complessità delle rappresentazioni degli altri, 2. tono affettivo dei

paradigmi relazionali, 3. capacità di investimento emotivo nelle relazioni e negli standard morali, 4.

comprensione della casualità sociale.

Le relazioni oggettuali sono quindi concettualizzate come un costrutto multidimensionale composto

da linee di sviluppo interdipendenti ma distinte, differenziabili nella loro maturità e nella loro

qualità tra un individuo e l'altro e nello stesso individuo nel corso del tempo.

8.5 IL TAT NELLA CLINICA: UN TEST INADEGUATO?

Per poter trarre informazioni effettivamente utili all'analisi delle storie TAT è importante che chi

utilizza conosca perfettamente i suoi limiti e i suoi pregi. L'aspetto del TAT più criticato, infatti, è la

mancanza di un sistema di scoring e di interpretazione unitario e consensualmente accettato. Questa

molteplicità di usi fa sì che il TAT sia considerato come uno strumento essenzialmente

impressionistico e le cui interpretazioni più che essere il risultato dell'applicazione di un sistema di

scoring predefinito sono il frutto di una felice combinazione di intuizioni ed esperienza clinica. È

ovvio che questa situazione ha pesanti ricadute sulla possibilità di standardizzazione del test,

alimentando le controversie sulla sua adeguatezza, attendibilità e validità. Ciò mette gravemente in

discussione le reali capacità applicative del TAT. L'utilità di sviluppare una sequenza standard di

somministrazione delle tavole del TAT per i soggettivi entrambi i sessi è davvero notevole. La

sequenza standard è un passo importante verso lo sviluppo di norme per un sistema di scoring

quantitativo e generalizzabile. L'uso di una sequenza standard inoltre offre il vantaggio di aiutare i

valutatori non esperti a sviluppare un proprio data base dei temi tipici elicitati da un certo set di

tavole che come ovvio lo aiuteranno nell'analisi di tutto quello che di inusuale è presente nella storia

raccontata da soggetto.

CAP. 9 LA TECNICA DELLE RELAZIONI OGGETTUALI: L'OBJECT RELATIONS

TECHNIQUE (TEST PROIETTIVO NARRATIVO)

9.1 IL COSTRUTTO TEORICO RELAZIONI OGGETTUALI

Il reattivo proiettivo narrativo ORT di Philips è un metodo sviluppato per analizzare le

rappresentazioni di se degli altri e che è in grado di fornire ampie informazioni sullo stile

relazionale individuale. La modalità di un individuo di relazionarsi con il mondo interno ed esterno

è il riflesso di un processo di apprendimento che deriva principalmente dal rapporto con i primi

oggetti dell'infanzia. Questo modello relazionale personale si evolve poi con lo sviluppo

influenzando la globalità delle relazioni dell'individuo nonché altri aspetti della personalità: la

percezione, la regolazione dell'emozione, l'intelligenza, in stretta connessione con la loro

evoluzione sana o patologica. Philips elabora l'ORT come un metodo per analizzare la capacità

dell'individuo di utilizzare modelli di relazioni oggettuali funzionali e adeguati; per verificare la

forza delle fantasie inconsce e la misura in cui esse trovano espressione nelle interazioni attuali;

infine per indagare fino a che punto soggetto è in grado di utilizzare risorse interne ed esterne per

modulare l'influenza delle relazioni oggettuali inconsce.

9.2 DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO

L'ORT è composto da 13 tavole suddivise in tre serie di 4 più una tavola bianca presentata per

ultima. Ogni serie presenta un'ampia gamma di tipologie relazionali che rispecchiano la modalità

dell'individuo di entrare in relazione con il mondo: le tavole sono suddivise in quattro gruppi che

rappresentano una due o tre silhouette, nonché interazioni gruppo-singolo. Secondo Philips le

caratteristiche cromatiche dello stimolo permettono di elicitare specifiche tematiche affettive. La

diffusione chiaroscurale presenta nella serie A sollecita aspetti relativi all'ansia e alla dipendenza. Il

chiaroscuro definito e netto della serie B elicita tematiche connesse alla perdita, alla privazione e

all'ostilità. Mentre l’introduzione del colore nella serie C ha l'intento di sollecitare in modo più

diretto l'affettività, per osservarne la qualità e il modo in cui viene gestita. Quanto alla tavola

bianca, secondo Philips l'assenza di contenuto in realtà favorisce una visione più chiara del mondo

interno del soggetto, poiché le fantasie inconsce possono esprimersi secondo modalità meno

mascherate e distorte, grazie all'assenza di elementi figurativi.

9.3.1 La consegna

L'ORT può essere utilizzato con pazienti adolescenti, a partire da 14 anni, e con pazienti adulti. Alla

conclusione del racconto della prima storia, il paziente può essere esortato a completare la

narrazione nel caso in cui abbia lasciato delle lacune o vi siano delle incertezze nello sviluppo della

trama. Si può incoraggiare a indicare l'origine della situazione descritta, ad approfondire la

descrizione dei personaggi e degli eventi, nonché stimolare soggetti a fornire opportune conclusioni.

In seguito, le successive narrazioni saranno accolte spontaneamente senza fornire incoraggiamenti,

anche se è concesso per pazienti con particolari difficoltà porre ulteriori sollecitazioni con domande

non direttive, basate sul materiale già espresso al soggetto.

9.3.2 L'inchiesta

Philips propone di utilizzare l'inchiesta alla fine della somministrazione di tutte le tavole allo scopo

di chiarire alcuni elementi per una maggiore comprensione delle narrazioni. Ogni tavola sarà

riproposta e il clinico leggerà brevemente la narrazione al paziente, in seguito potrà formulare una

serie di domande, sulla base del proprio giudizio. Secondo Philips l'inchiesta è utile per

comprendere quali sono gli elementi percettivi delle tavole utilizzate del paziente nella costruzione

delle narrazioni; chiarire il significato di parole o di idee introdotte nelle storie; chiarire le sequenze

temporali ed eventuali punti dubbi o critici; comprendere la qualità delle relazioni rappresentate.

L'inchiesta può essere utilizzata per comprendere alcuni aspetti dubbi delle narrazioni e per

arricchire l'analisi del protocollo con eventuali elementi qualitativi.

9.4 METODI DI INTERPRETAZIONE

9.4.1. Il metodo di Philips

Philips afferma che per quanto lo strumento si possa focalizzare su molteplici aspetti, l'analisi deve

sempre mantenere come punto privilegiato la relazione oggettuale. La valutazione potrà quindi

essere effettuata in riferimento a quattro dimensioni principali: percezione, appercezione, contenuto

delle relazioni oggettuali, struttura della storia.

9.4.2 La Bagby Adaptation

Bagby nel 1958 propone una revisione dell'impiego dello strumento. La somministrazione dell'ORT

non assume solo funzione di valutazione della personalità, ma acquista anche un valore terapeutico.

L'autore elaborò una procedura di scoring che per ogni narrazione esamina 5 aree di indagine: chi

compie l'azione, caratteristiche dell'azione, oggetto verso cui è diretta l’azione, azione bloccata o

portata a termine, risultati dell'azione che includono gli affetti generati e le difese.

9.4.3 Il metodo di Shaw

Shaw riprende il lavoro di Bagby ampliando il sistema di scoring e la procedura di analisi della

narrazione. Il sistema proposto dall'autore si basa su cinque passaggi: 1. Identificazione di una

singola frase che catturi l'assenza di ogni narrazione eliminando gli elementi non essenziali.

2.Suddivisione di ogni frase in sequenze analizzate secondo lo schema proposto da Bagby.

3.Estrazione da ogni sequenza di uno schema finale che ne esprime la struttura dinamica profonda.

4. Valutazione degli effetti e delle difese associati ad ogni schema. 5. Analisi della varianza dello

stimolo intesa come deviazione percettiva dal numero standard di figure umane in ciascuna tavola.

9.4.4. La griglia di Lis, Zennaro e collaboratori

La griglia di Lis, Zennaro e collaboratori ha come riferimento l'approccio strutturale della

psicologia dell'io, integrato con la teoria evolutiva della meta psicologia di Anna Freud. Le aree

d'indagine della griglia sono composte da più variabili operazionalizzate. Ogni variabile assume un

significato clinico in base al confronto dei risultati del soggetto con il campione normativo: aspetto

narrativo, aspetto percettivo, elementi strutturali relativi alla relazione, descrizione dei contenuti,

aspetti psicodinamici.

9.4.5 La griglia di Del Corno e Lang

La griglia di analisi di Del Corno e Lang è articolata in più aree di indagine ognuna delle quali

esplora variabili che gli autori hanno operazionalizzato, rifacendosi alla letteratura e alla loro

esperienza clinica. Nella loro nella guida all'utilizzo della griglia sono anche forniti numerosi

esempi tratti da materiale clinico e non clinico che possono servire da traccia nella lettura dei

protocolli. Le aree prese in considerazione sono: percezione, azione, relazione, clima emotivo.

9.5 INDICAZIONI CLINICHE

L’ORT è uno strumento di assessment delle relazioni oggettuali potenzialmente utile in due

momenti differenti della pratica clinica: nella valutazione diagnostica del paziente e durante o al

termine di un trattamento. Per quanto riguarda la fase di screening diagnostico, lo strumento può

essere utilizzato all'interno di una batteria di test come punto di osservazione privilegiato rivolta la

comprensione del mondo interpersonale del paziente, le sue modalità cognitive e affettive, e di

rappresentare se stesso e gli altri, di percepire le relazioni umane. L'ORT può risultare poi

particolarmente utile nella pianificazione del trattamento terapeutico. L'utilizzo dell'ORT durante il

trattamento psicoterapeutico né evidenzia la particolare utilità sia sul piano della clinica sia su

quello della ricerca. La possibilità di valutare in modo attendibile un costrutto nucleare della

personalità consente di osservare eventuali modifiche di quest'ultimo attraverso un re-test.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Valutazione Diagnostica in Contesti di Marginalità e Devianza, basato su appunti personali e studio autonomo del testo I Dieci Test che lo Psicologo Deve Conoscere di Lang consigliato dalla docente Guariglia. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'evouzione dello strumento, la Wechsler Adult Intelligence Scale – Revised (WAIS – R), la Wechsler Adult Intelligence Scale – Third Edition (WAIS – III).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Psicologia clinica
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione diagnostica in contesti di marginalità e devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Guariglia Paola.

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