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Design oggi fra globalizzazione e nuove tecnologie

Lezione #1

I nuovi materiali hanno enorme importanza in campi come la sicurezza e lo sport, meno nel mondo del mobile. Nell'illuminazione, le lampade hanno sempre seguito l'evoluzione della fonte luminosa. L'evoluzione nel campo del mobile delle tecnologie non è altissima. C'è un altro fattore, la globalizzazione: oggi un gran numero di paesi nel mondo investe nel design. Come mai il design è diventato "di moda", si è diffuso in scala mondiale? A Taiwan, per esempio, è stata emanata una legge che ogni 5 anni stanzia una cifra molto massiccia destinata agli studi di design. Più degli aspetti culturali, il design ha acquisito una grande importanza economica e nel know-how della produzione di oggetti.

Che cos'è il design?

Non è il disegno, che in inglese si intende con il termine "Drawing". Il design è nato con l'uomo. Ma il problema non è quando è nato il design, bensì quando è nato il designer, cioè la figura professionale a cui è richiesta la sua competenza. Il designer è nato con l'ingegnere; quando si crea un bisogno sociale ed economico, nasce una scuola. Le scuole di ingegneria nascono nel 1700, quando c'erano i grandi eserciti che avevano necessità di entrare negli altri paesi. Nell'esercito francese si crea l'esigenza di formare figure che si occupano di creare ponti e strade, per agevolare gli spostamenti, di rendere praticabili i percorsi che l'esercito doveva fare. Dalla "Scuola di ponti e strade" nacque a breve l'Ecole Polytechnique.

Alla fine del '700, nell'esercito entra la figura di Gaspar Monge, che fonda il metodo di geometria descrittiva che viene utilizzato per le rappresentazioni. Il metodo di Monge nasce per affrontare temi concreti: se devo realizzare un ponte, anche di tronchi, non posso andare "a occhio", serve metodo e precisione. Nei disegni architettonici del '500 e '600, bellissimi, non si potevano interpretare misure e forme senza consultare direttamente il progettista. Nella realizzazione, l'artista doveva partecipare alla produzione in officina. Con il metodo di Monge, il progettista e l'artigiano non hanno bisogno di entrare in contatto per la realizzazione di un oggetto, perché con la tecnica e il metodo scientifico di rappresentazione, tutte le informazioni devono essere incluse nel progetto, il progettista ha il dovere di produrre disegni che non possano venire equivocati nella realizzazione.

Un designer è uno con una formazione scolastica in cui il metodo di Monge è parte. L'industria è certamente il metodo di produzione più diffuso (non assoluto, l'artigianato c'è ancora). I treni sono la prima grande rete di comunicazione, poi il telegrafo e così via fino a internet. Un posto che era isolato viene collegato alla luce, al gas, all'acqua, alle fogne, alle strade... La casa diventa parte di un sistema di reti. In Inghilterra, dove esplode la rivoluzione industriale, si pone il problema di come dare qualità alla merce prodotta, soprattutto i tessuti, i più prodotti. Gli inglesi, che hanno più forza di produzione, sfornano prodotti di una qualità infima, e la gente compra dall'estero. Come dare qualità? Creando scuole per formare designer. Henry Cole fonda una rivista, il "Giornale del progetto e dell'imprenditoria". Nasce così la School of Design. L'Esposizione del 1851 è il primo grande passo verso la globalizzazione, l'inizio di scambi culturali a livello mondiale.

Un progettista amico di Cole, Dresser, si accorge che si hanno a disposizione più materiali che tecniche di produzione. Le energie fino ad allora conosciute erano acqua, vento e schiavi. Con l'avvento del vapore e l'innovazione nel campo dei materiali, Dresser ottiene che nelle scuole si formino laboratori per lo studio e la lavorazione dei nuovi materiali. Il designer alla fine dell'800 è saldamente precisato come figura professionale. Disegna e firma i suoi progetti, che vengono passati a chi dovrà produrli. Nasce l'innovazione secondo cui l'oggetto non è più un unicum, ma è composto da più parti diverse (come la pistola: canna + tamburo + impugnatura). La macchina da cucire viene premiata il primo giorno che fu esposta, tanto che il francese che la inventò, che arrivò in ritardo, fu ignorato.

La macchina del vapore segna l'inizio della Rivoluzione industriale, è la prima energia artificiale. L'energia del vapore consente di estrarre l'acqua dalle miniere, quindi si riesce a scavare più a fondo e a estrarre il carbone che non si riusciva ad estrarre. Questa è la prima fase della Rivoluzione industriale (prima perché anche oggi viviamo nella Rivoluzione industriale). La prima è proprio quella del vapore, la nuova energia, che consente nuovi metodi di trasporti, i treni, ma i problemi legati alle distanze vengono molto diminuiti (il senso di distanza viene ridimensionato - qualcosa che era irraggiungibile diventa raggiungibile). Questo causa anche la fuga dalle campagne alle città, l'urbanizzazione. La popolazione urbana ha superato la popolazione che non vive in città; ma l'urbanizzazione determina anche altri problemi. Nelle città nascono i negozi, che in pochi decenni si trasformano in grandi magazzini, a Parigi in particolare. Il rapporto tra l'uomo e le cose cambia radicalmente, l'uomo può desiderare ciò che prima non poteva. La società moderna non è solo industria, è commercio, trasporti, viaggi...

La seconda fase della Rivoluzione industriale si fa nascere convenzionalmente nel 1870, quando la Prussia, poi Germania, vince la guerra con la Francia. Germania e Stati Uniti diventano i nuovi paesi dominanti (al posto di Inghilterra e Francia). Edison sperimenta la lampadina come fonte di luce ma soprattutto come qualcosa che può essere prodotto in serie, come energia che si trasporta attraverso i cavi. Questo comporta anche la luce nelle strade, nei mezzi di trasporto pubblici. È il boom della chimica, che mette a disposizione cose molto innovative, come gli anestetici. In Inghilterra agli inizi le madri portavano i propri bambini in fabbrica perché non sapevano dove lasciarli, e l'unica medicina conosciuta era un estratto dell'oppio che placava il dolore, ma che era una droga. Solo in seguito furono sviluppati i disinfettanti. In Italia negli anni '50 arrivò la penicillina, e l'introduzione degli antibiotici fu un'innovazione enorme. Il terzo grande impatto fu il motore a scoppio, la benzina, da cui ne conseguirà il fordismo e tutto il resto.

La terza fase della Rivoluzione industriale è quella odierna, databile dagli anni '70, la fase della globalizzazione, la comunicazione in tempo reale. Nuove tecnologie e globalizzazione sono i dati centrali della terza fase. Tirate le somme, premettendo che il designer è un professionista, è ovvio che questa figura sviluppa delle competenze in rapporto alle tecniche con cui si trova a lavorare.

Oggi di design si parla in (quasi) tutti i paesi. A scuola, nei paesi, il design era suddiviso in ceramico, automobili, fashion, grafica. C'era sempre un riferimento a un campo di prodotti. Adesso si parla di eco design, design of sustainability, cioè ci si concentra sul processo. Barry Katz, su una rivista scrive che Il design industriale addomestica le nuove tecnologie e le rende disponibili per l'uso dell'uomo. In realtà spesso ha spinto per crearle, nuove tecnologie. Il problema oggi è che l'impatto delle nuove tecnologie è violentissimo, ormai è a 360°, spesso non ce ne si rende conto. Le stampanti 3D sono state sviluppate all'MIT da uno che inventò la banca etica in India, che concedeva piccolissimi prestiti alle donne che avviavano piccole attività e che erano in grado di restituirli in breve tempo. Sempre per queste persone, pensava che le stampanti 3D potessero aiutare queste donne a produrre i loro piccoli manufatti. La loro evoluzione è stata imprevedibile, oggi ci si fanno componenti, pezzi e parti di oggetti più complessi. C'è però il rovescio della medaglia, che è l'impoverimento del concetto di design, cioè il senso di progetto. Bisogna stare attenti insomma, a come si vogliono impiegare le nuove tecnologie.

Design oggi fra globalizzazione e nuove tecnologie – Lezione #2

"La plastica è l'unico materiale che il Padre Eterno si è dimenticato di inventare". - Giulio Natta

Nuovi materiali artificiali, nuovi macchinari come i telai a vapore nascono nella rivoluzione industriale. Dalle campagne la vita si sposta verso le città, inizia il processo di urbanizzazione. I treni poi sono un elemento che favorisce questi spostamenti. Oggi le innovazioni si susseguono l'una con l'altra, ma sono decenni che ormai si vive di innovazioni; nel XVIII e XIX secolo l'innovazione era qualcosa di incredibile. Il commercio diventa un elemento fondamentale, oltre alla città, al treno, alla fabbrica: è proprio in questo clima che nasce il design e il designer. Non tanto perché c'è una realtà industriale che ne necessita, ma perché è una figura utile, che si fa strada nella collettività.

Il modo di produzione industriale diventa il modo di produzione dominante; quello artigianale invece diventa di nicchia. Le città sono il luogo dove si sviluppano le fabbriche, sono il nodo di scambio di comunicazioni, le stazioni ferroviarie, e anche dove nascono le scuole di design. E con il metodo di Monge, artigiano e progettista diventano indipendenti: il secondo non ha bisogno di stare a contatto con il primo durante la progettazione, non ha bisogno di formarsi nella sua bottega. Ma deve soprattutto avere una approfondita conoscenza dei nuovi materiali, inventati (o scoperti). Quello che modifica tutto è lo sviluppo rapidissimo della tecnica, della scienza. E questo per quanto riguarda la prima fase.

La seconda è strettamente collegata allo sviluppo della chimica, che significa migliori medicinali, e dunque minori possibilità di morire. Tutto ciò comporta dunque l'inizio di un enorme sviluppo della popolazione. Intorno al 1880 un medico scoprì che le donne che partoriscono morivano in un numero impressionante, questo perché i medici prima di visitarle, osservavano la situazione dei cadaveri, e le assistevano senza igienizzarsi; per questo si scoprì un veleno intrinseco nei cadaveri, destabilizzante per le pazienti. Quando furono introdotti i tubetti di colore fatti a macchina, fu un duro colpo per i pittori come Renoir, che fino ad allora i colori li producevano da sé. Però rese anche possibile la pittura En plein air, fuori dallo studio. E allora, la novità comporta sempre qualche perdita, ma rende anche disponibile molto altro. È inutile dunque piangere su ciò che è stato perso, perché è da considerarsi il "prezzo" per il progresso.

Non per ultima, la nascita della benzina e del motore a scoppio. La prima macchina a vapore di Watt era rozza e rudimentale; alla prima esposizione universale invece le macchine erano molto più perfezionate. Ma con la nascita degli oggetti tecnici, nasce anche la necessità di venderli ad altri, e quindi di comunicarli: per questo nasce la pubblicità. La prima pubblicità della Oldsmobile diceva finemente "È talmente facile da guidare, che possono farlo anche loro", con l'immagine di due donne alla guida, che notoriamente erano considerate non capaci di fare granché ai tempi. Con gli oggetti tecnici, nasce la comunicazione degli oggetti tecnici, la grafica compie un balzo in avanti di proporzioni gigantesche. Nasce l'oggetto che ha necessità di essere comunicato, la comunicazione lo rende più conosciuto. La pubblicità della Kodak Brownie Camera è geniale, perché fonde ben 3 doppi sensi: BROWNIE CAMERAS richiamava il colore scuro della scatola, il dolcetto di cioccolato Brownie e perfino la "Brunetta" nel senso di ragazza castana (oggi ne richiamerebbe anche un quarto, la "Camera oscura", ma allora nessuno ne sapeva ancora nulla). Sulla figura inoltre, comparivano dei bambini che ci giocavano, sempre ad evidenziare il fatto che è molto semplice da utilizzare, anche i bambini possono farlo. Il messaggio che pubblicità come queste volevano far passare era l'essere friendly, di semplice approccio e utilizzo, adatti anche a donne e bambini.

Nasce anche l'automobile, con un grande tema: la componibilità delle parti. Il metodo di produzione americano, che si traduce in componibilità, comporta che se si rompe una parte dell'automobile, non è necessario buttare l'auto, ma sostituire il pezzo guasto. Il signor Ford, figlio di contadini, lavorò per un periodo con automobili che venivano prodotte in numero molto limitato, quasi ad personam. Erano artigiani che facevano pezzi unici per le automobili. A Ford venne l'idea che l'America era un paese fondamentalmente agricolo, in cui le famiglie vivevano in fattorie, e che si spostavano con il calesse solo per assistere alla messa o per comprare gli approvvigionamenti. Era un popolo che aveva bisogno di un mezzo economico per spostarsi. Il punto di breakeven in un reparto come le automobili non viene raggiunto facilmente se ci sono più modelli, dunque Ford aveva necessità di avere un solo modello. "Ogni americano ha diritto alla macchina del colore che vuole, purché sia nera" perché la vernice nera a base di pesce asciugava più velocemente, e permetteva di venderle più velocemente. Nel giro di 23 anni, la Ford T motorizza l'America. Il metodo fordista resiste ovviamente fino al '29, anno della Grande Crisi, che verrà assorbita in un decennio. Fu una crisi che dilaga in ogni angolo del globo, ne risente dunque anche l'Europa, al confronto la crisi odierna non è nulla.

La Ford T dunque significa modello unico, e la sua vendita funziona così bene che Ford riesce a diminuire le ore lavorative a 8 per fare 3 turni lavorativi e mantenere la fabbrica in ciclo continuo, tutto il giorno. Per incentivare, permette che gli operai possano comprare la Ford T pagandola meno. Viene introdotta la catena di montaggio, che nasce insieme all'altro elemento che nasce insieme al fordismo, il taylorismo. Agli inizi del '900 un ingegnere di nome Taylor si chiede come sia possibile che uno stesso oggetto fabbricato in due posti diversi richieda un numero diverso di ore per essere prodotto. Taylor deve intervenire sull'organizzazione del lavoro, non sulle macchine. Cronometrando i tempi di produzione di diverse fabbriche, conclude che nelle fabbriche non c'è un'organizzazione vera e propria, gli operai anziani istruiscono i giovani durante la produzione. Fissa i tempi minimi di produzione per un operaio, facendo una media fra quelli più rapidi e quelli più lenti. Da qui nasce la catena di montaggio, sul nastro corrono i componenti, e ogni operaio deve fare la propria parte in un tempo fissato, altrimenti il nastro non può continuare.

Le floride vendite della Ford T diminuiscono negli anni '20, proprio per il fatto di essere sempre uguale a se stessa. Il signor Sloan chiama il signor Earls, che a Hollywood progettava veicoli di ogni tipo, e gli chiede un prototipo sperimentale: nacque così nel 1927 la Lasalle, un veicolo di lusso che dà non poco fastidio alla Ford. La General Motors assume Earls, che si occupa dello stile. Ford si rende conto che la Ford T sempre uguale non è più vincente come prima. Introduce la A, una nuova Ford che somigliava alla T, della stessa rudimentalità, ma disponibile in un altro colore. Alla fine degli anni '20 tramonta l'idea del modello universale. E in questo periodo nasce la radio, che diventa un po' il centro della vita familiare, ruolo che poi verrà assunto dalla televisione.

Il futurismo è un'avanguardia, espressione dell'arte del '900. Le avanguardie riunivano dei gruppi, avevano un manifesto e ognuno esprimeva la propria idea di arte. Li accomuna l'idea che l'arte non dovesse più essere quella che era stata fino ad allora, l'idea che dovesse rompere con la tradizione. La gente non riesce più a interpretarla, l'arte, perciò bisogna riabituare il loro occhio, bisogna riapriglielo. Come si raggiunge ciò? Con lo shock estetico, cioè mettendosi davanti a qualcosa di così insolito e scioccante, appunto, che all'improvviso fa uscire dall'abitudine. Ognuno lo fa a modo suo, e ognuno lo fa a modo suo, influenzato dagli avvenimenti della propria epoca.

Ne Il treno che passa, Boccioni rappresenta un treno che passa in mezzo a una prateria. Il treno era considerato una creatura infernale, che portava le persone alla morte più rapidamente. L'altro fenomeno è la fotografia, che in sequenza tenta di catturare il movimento. Molte opere di Boccioni e Balla rappresentano le città in evoluzione. Questo tema della velocità e del movimento, soprattutto con linee in ripetizione che sembra che fendano l'aria, verranno riprese poi nel movimento aerodinamico in America negli anni '30. Anche la grafica subisce un'ulteriore evoluzione in questo senso: le lettere, i font, le parole, cercano di comporre forme usando come linee.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FagaLaunch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Design oggi fra globalizzazione e nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Pasca Giovanni.
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