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Derrate - Modulo 2 Appunti scolastici Premium

Appunti di Patologia delle derrate Vegetali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Saracchi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Agraria, Patologia delle derrate Vegetali
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Esame di Patologia delle derrate vegetali docente Prof. M. Saracchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

CAUSE:

- Errore umano per cui gli operatori si trovano a leggere termometri difettosi o tarati con

un’altra scala.

- Composizione dell’atmosfera:

La composizione anomala dell’atmosfera porta ad un aumento della probabilità che si

verifichi un danno da freddo. Come composizione anomala si fa riferimento alla presenza

di composti estranei proveniente da problemi tecnologici o da forme inquinanti. Ci può

essere carenza di ossigeno con un limite di 0,5-1% che porta ad imbrunimenti e di sapore e

odore di fermentato. Si ha una diminuzione della concentrazione di ossigeno a causa della

naturale respirazione dei prodotti che produce anidride carbonica che porta ad

imbrunimenti interni e al cuore duro dell’actinidia.

ASFISSIA dovuta sia alla diminuzione dell’ossigeno che all’aumento di anidride

à

carbonica.

+ presenza di gas fitotossici quali SO e NH che portano macchie rosse e ferite. Al giorno

2 3

d’oggi l’ammoniaca non è così diffuso al contrario di una volta quando i liquidi refrigeranti

erano legati ad un impianto contenente ammoniaca. C H etilene prodotto

à

2 4

sostanzialmente dal vegetale non di derivazione ambientale.

FISIOPATIE DA ILLUMINAZIONE – PROBLEMATICHE DI TIPO ABIOTICO

La luce induce la formazione della clorofilla, la motilità degli stomi e modifica la

permeabilità della membrana. Nelle solanacee si forma la solanina. Se non si tiene un

vegetale alla luce, ad esempio il radicchio, non si forma la clorofilla ma si sviluppo la tipica

colorazione rosa/rossa. (Aspetto tecnologico per portare ad una caratteristica merciologica

tale prodotto) DANNI FISICI/MECCANICI

I danni fisici sono sostanzialmente lesioni dell’epidermide che vede delle aperture da cui

entrano microrganismi e gas che portano ad imbrunimenti, alterazioni di colore.

I danni fisici si possono avere dalla stasi in campo e dalla raccolta alla consegna e vendita

del prodotto.

Riguardo alla raccolta ogni frutto alla sua modalità e il suo tempo di raccolta per evitare i

danni fisici.

In campo banane e cipolle a causa di venti forti hanno alterazioni esterne, solo estetiche e

non grossolane.

I danni fisici sono dovuti a fattori quali il trattamento di una grossa quantità di prodotti che

vengono trattati a mano ma i principali danni si hanno con un trattamento meccanicizzato,

quindi i danni sono dovuti alla raccolta, a trattamenti post raccolta come il trasporto in

cassette di plastica che può vedere l’alterazione con il peso dei frutti stessi, al trasporto

(sfregamento) , alla conservazione e alla disposizione nel punto vendita con l’azione dei

clienti sulla cernita, sulla scelta della frutta.

10/10/2017

FUNGHI

NON USARE IL TERMINE MUFFA PER INDICARE I FUNGHI

I funghi sono microrganismi eucarioti tipicamente miceliari, tipicamente perché la maggior

parte sono miceliari ma non tutti hanno quella composizione. Tali microrganismi sono

eterotrofi e hanno un’elevata capacità di adattamento a svariate condizioni ambientali. Sono

eterotrofi, non sono in grado di sintetizzare molecole organiche partendo ma molecole

inorganiche molto semplici, e si nutrono per assorbimento assorbendo sostanze nutritive da

un substrato senza inglobarlo.

Riguardo alla riproduzione si riproducono con spore, strutture in grado di germinare e in grado

di dare origine ad un corpo fruttifero. Inizialmente (1866) i funghi non venivano classificati

come eucarioti ma come piante in quanto non si muovono, non sono animati, non parlano,

non fanno versi etc.

Successivamente viene creato il regno dei protisti che comprende batteri, piante e funghi.

La classificazione successiva vede 5 regni che si dividono in due grossi domini: eucarioti e

procarioti. Attualmente il regno dei funghi, insieme a piante protisti e animali, è un regno a se

stante. Funghi veri e propri eumiceti

à

Muffe mucillaginose protozoi

à

Oomiceti cromisti

à

Considereremo principalmente gli eumiceti, non le muffe mucillaginose perché non provocano

danni seri agli alimenti vivendo sul materiale vegetale in decomposizione e sono caratterizzati

da materiali sgargianti.

Tratteremo gli oomiceti perché di essi fanno parte numerosi funghi patogeni.

STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DEI FUNGHI

Il corpo del fungo prende il nome di TALLO; esistono due tipi di tallo, uno di tipo olocarpico e

uno di tipo eucarpico.

Il corpo olocarpico è un corpo che, al momento della riproduzione, diventa interamente una

struttura riproduttiva.

Il corpo eucarpico è caratterizzato da una zona deputata all’accrescimento e una zona del

corpo destinata alla riproduzione.

Tipo di crescita: crescita in forma levuliforme e in forma miceliare.

Riproduzione: gemmazione, forma di riproduzione più semplice per un fungo per cui si forma

un rigonfiamento sulla cellula madre, una volta formato il nucleo e il citoplasma tale

rigonfiamento si stacca dal corpo della cellula madre. Anche se la gemmazione è un processo

semplice la cellula figlia non viene emessa ovunque, in tutte le condizioni. Nel caso di

saccharomyces cerevisiae in 10 ore passa da un centinaio di cellule a qualche milione di cellule

perché la cellula madre produce cellule figlie per molti cicli di gemmazione.

Lo sviluppo di una colonia di lievito è simile a quello di una colonia batterica.

Non vi sono funghi che germinano e basta ma vi sono funghi miceliari che assumono un

comportamento intermedio, quando i funghi crescono nelle piante si comportano da funghi

miceliari altrimenti si comportano da lieviti se isolati.

LA PARETE E I COSTITUENTI DELLE CELLULE FUNGINE

FUNZIONI:

- Conferisce protezione alla struttura sia fisica che luminosa, dai raggi UV oltre che dagli

enzimi di altri microrganismi.

- Contiene la pressione osmotica

- Ha un comportamento selettivo, fa passare molecole più piccole degli interstizi e non fa

passare molecole più grandi anche se sono molecole utili ma, tra i lati negativi, non

permette il passaggio di macromolecole patogene.

PRINCIPALI COSTITUENTI DELLA PARETE

Parte Fibrillare: chitina e glucano ( polimeri dell’acetilglucosammina) + cellulosa ( polimero

glucosio)

Parte Amorfa: Chitosano, glucani, mannani, proteine e lipidi.

STRATI:

- GLUCANI AMORFI

- GLICOPROTEINE E PROTEINE

- PROTEINE

- CHITINA

CELLULA FUNGINA: Membrana cellulare, reticolo endoplasmatico, mitocondri, vacuoli

(molti) e nuclei (più di uno, spesso diversi tra loro).

IFA

L’ifa è il singolo filamento che costituisce i funghi che, come sappiamo, sono una struttura

filamentosa.

Le ife non crescono lungo tutta la loro lunghezza ma solo in fase apicale, in corrispondenza

dell’apice più estremo. Ife e fibrille longitudinali cooperano per l’allungamento e

l’ispessimento della struttura. Se le fibrille si pongono trsversalmente non avviene più

l’accrescimento. All’esterno dell’ifa c’è una matrice esterna detta “matrice extra ifale”. La

crescita avviene per decomposizione della materia ad esempio cellulosa.

TROPISMI IFALI: La crescita dell’ifa non è una crescita con una direzione casuale ma

avviene verso qualcosa che lo interessa e lontano da qualcosa che lo infastidisce. Non è

detto che la molecola che lo attrae è quella di cui si nutrirà ma viene comunque

direzionato. Attratto verso radici, legno e sostanze in composizione. Riguardo ad altri

tropismi possono essere differenti in base alla fase del ciclo vitale; ad esempio la luce li può

infastidire ma ci può essere un’esposizione alla stessa in fase riproduttiva quando il fungo

necessita di spazio.

La crescita regolata da tali fattori non è unidirezionale ma avviene in diverse direzioni

contemporaneamente dando origine a delle ramificazioni dette “ramificazioni ifali”. Tali

ramificazioni sono differenti da specie a specie in quanto vari la distanza della prima

ramificazione dall’apice a seconda della specie. Il fungo cresce ma a furia di allungarsi

quello che era il corpo del fungo viene svuotato, muore mantenendo in quiescenza solo le

strutture riproduttive e rimane viva solo l’ifa nella sua parte apicale. Man mano viene

abbandonata la parte vecchia per cui LA PARTE VIVA È SEMPRE QUELLA APICALE, AGLI

ESTREMI.

Sostanzialmente si ha una crescita radiale delle ife, in tutte le direzioni.

CERCHIO DELLE STREGHE o DELLE FATE.

Le caratteristiche non sono solo strutturali ma si differenziano anche in base al fenotipo,

alla colorazione visibile e alla composizione visibile utile alla classificazione fungina.

ANASTOMOSI IFALI: Il fenomeno di anastomosi ifali consiste nello scambio di nuclei tra funghi,

tra individui simili tra loro che si scambiano nuclei e materiale citoplasmatico ALL’INTERNO

DELLA STESSA SPECIE.

L’anastomosi avviene anche tra funghi della stessa specie anche di colonie e ceppi diversi.

L’anastomosi non inizia con la prossimità ma a distanza e può essere apicale, tra apico oppure

avvenire lungo le ife.

Le ife possono esse settate oppure asettate. Quelle settate formano un setto che isola, setta

due settori al contrario della continuità citoplasmatica tipica dei funghi che rimane a livello

delle ife asettate ( setto completo). Le ife vengono settate in presenza di una situazione

anomale, di un pericolo, in presenza di una lesione per isolare la zona lesionata.

Ife dei basidiomiceti:

Le ife dei basidiomiceti sono una sorta di porta girevole, una connessione a ponte tra due

porzioni di ifa seperate da un setto. DERRATE (D3)

16/10/2017

Le ife non hanno tutte una stessa struttura e funzione ma possono specializzarsi. l’utilità della

specializzazione sta nel fatto che nel fatto che nell’ambiente di crescita fungina c’è una grossa

competizione tra le varie specie fungine per cui le ife risultano avere poi un diametro incostante e

variabile. Le strutture sono utili quindi alla colonizzazione, alla riproduzione, alla diffusione

nell’ambiente e alla sopravvivenza in presenza di condizioni ambientali avversi.

STRUTTURE UTILI A REAGIRE ALLE CONDIZIONI AVVERSE:

I principali funghi che colonizzano le derrate alimentari sono i RIZOIDI. Tali funghi non hanno una

funzione di parassita, non sottraggono sostanze nutritive ma si sviluppano strutturalmente, sono

strutturalmente invasivi sulle derrate. Le ife dei rizoidi assumono una struttura che presenta delle

“fondamenta” nel substrato le quali fungono da base di ancoraggio per il corpo, per le ife del

fungo. Tali strutture sono poi caratterizzate da una melanizzazione che rende più rigida la

struttura complessiva del fungo.

Un’altra modalità per far fronte alle condizioni avverse è la sintesi di spore, di CLAMIDOSPORE.

Tali spore vengono sintetizzate lungo il micelio del fungo, soprattutto all’ apice e nelle zone

mediane dove il fungo ispessisce le pareti, concentra all’interno citoplasma e sostanze di riserva.

Il citoplasma viene chiuso dalla parete e si forma la spora, la clamidospora. Dopo la formazione

della spora il micelio muore, continua a crescere solo nella parte apicale colonizzando il substrato.

Le clamidospore, come tutte le spore, sono strutture quiescenti in grado di germinare in presenza

di condizioni favorevoli. Con la germinazione ha di nuovo origine l’ifa fungina che colonizzerà il

substrato e, in caso di condizioni sfavorevoli, compie lo stesso tipo di adattamento.

Modificazione della struttura dell’ifa dando origine a SCLEROZI; le pareti esterne del fungo hanno

melanizzato le pareti ispessendole e rendendole più rigide. Tale ispessimento porta ad una

protezione delle ife centrali dalle condizioni avverse.

Tale sclerozio cresce nella segale, ad esempio, e con il suo sviluppo crea una struttura rigida

esternamente più grossa della cariosside di segale stessa.

Lo sclerozio va ad immagazzinare una serie di tossine e di alcaloidi quindi risulta essere dannoso se

ingerito. ( sclerozio di Claviceps Purpurea -> Cancrena e morte + ergotismo ( Fuoco di S.Antonio )

).

Tale malattia viene chiamata così perché nel XVI secolo colpì soprattutto la congregazione

religiosa di S.Antonio.

Gli sclerozi vanno da pochi millimetri ad una decina di centimetri per cui in alcuni paesi tipo

l’australia alcuni sclerozi selezionati vengono utilizzati per l’alimentazione.

APPRESSORI E FRONDE MICELIARI

Gli appressori sono una sorta di ventose per far aderire meglio il fungo ad una data superficie. Tale

ventosa viene determinata allargando, aumentando la superficie dell’ifa che sta meglio adesa sia

per la maggiore superficie che per la presenza di sostanze colloidali, adesive. Le sezioni che forano

una parete sono i cosiddetti “stiletti di penetrazione” nell’ordine di Micron. Tali ventose sono utili

per forzare una parete vegetale di un’altra struttura o semplicemente hanno una funzione di

adesione per non far staccare il proprio micelio.

Le fronde miceliari sono dei punti in cui le ife si dipartono in ramificazioni che risultano essere dei

piccoli ventagli in grado di produrre enzimi rilasciati dai molti apici del ventaglio.

Tali fronde miceliari sono associate agli appressori ma forzano enzimaticamente e non

meccanicamente. AUSTORI

Gli austori sono funghi che prelevano nutrimenti da cellule vive (FUNGHI BIOTROFI) , non uccidono

le cellule cibandosene in un secondo tempo. La cellula deve essere mantenuta viva, Tali funghi con

gli stiletti di penetrazione forano la membrana senza penetrare nel citoplasma della cellula quindi

la cellula viene mantenuta viva quindi nelle condizioni idonee per la sottrazione del nutrimento

alla cellula da parte del fungo stesso.

ARBUSCOLI (basidiomiceti): Tali funghi hanno una struttura molto simile ad un austorio ma essi

non utilizzano solo le strutture cellulari dell’acqua ma vivono in simbiosi con la stessa. Il fungo

ricava dalla pianta gli zuccheri e la pianta ricava dal fungo acqua e sali minerali.

(ES. Porcini)

TRAPPOLE:

Riguardo all’approvigionamento ci sono funghi che integrano la propria dieta ingerendo azoto da

nematodi (vermi) nel caso in cui tali funghi crescano in ambienti poveri di azoto. I funghi

producono sostanze colloidali, bottoni grossi ricoperti da sostanze colloidali sui quali passa il

nematode che rimane adeso al bottone. Altre trappole sono degli anelli con la colla che si

stringono e strozzano il nematode. AGGREGAZIONI IFALI:

Cordone: le ife si appressano, si concentrano in piccole aree sfruttando meglio il substrato

degradandolo meglio. Tale struttura altererà maggiormente il substrato.

Rizomorfe: Tale modificazione riguarda non aggregati di ife ma solo le ife più esterne che vedono

melanizzate le pareti che diventano più dure. Tali strutture crescono velocemente e la rizomorfa è

in grado di attraversare substrati, zone povere di nutrimento raggiungendo zone favorevoli alla

colonizzazione. Tali rizomorfe possono crescere anche per 1/1,5 m ogni anno.

Tra le rizomorfe vi sono i cosiddetti “chiodini” che sono i principali responsabili della degradazione

radicali delle piante quindi della morte delle stesse perché tali funghi passano da una pianta

all’altra vista l’elevata capacità di estendersi e di attraversare ambienti ostili.

17/10/2017

STRUTTURE RIPRODUTTIVE E TASSONOMIA FUNGINA

La resistenza e la variabilità dei funghi è legata alle strutture riproduttive in quanto siano le uniche

responsabili della “ripartenza” della diffusione di una data specie fungina.

Tassonomia dei funghi, nomi :

- Oomycota ( oomiceti)

- Chytridiomycota ( chitridiomiceti)

- Zygomycota ( zigomiceti)

- Ascomycota ( Ascomiceti)

Non si parla più di mastigomycotina e figomiceti.

Funghi mitosporici (…) . Venivano chiamati funghi imperfetti perché non avevano la riproduzione

sessuata ma si riproducono solo per mitosi.

Riproduzione vegetativa: divisione del micelio o formazione di porzioni di micelio per resistere

all’ambiente esterno. Tali porzioni possono dare origine ad una nuova colonia. Quindi la

riproduzione è sessuata, asessuata e di tipo vegetativo.

Le pareti delle spore, dato che sono strutture quiescenti che devono resistere a condizioni ostili,

sono più spesse e melanizzate in modo da avere una maggior resistenza. Hanno un citoplasma

denso, organuli poco sviluppati e un contenuto idrico ridotto per ridurre l’attività metabolica ma

hanno un’elevata quantità di energia di riserva .

RIPRODUZIONE SESSUATA

La riproduzione sessuata aumenta la variabilità genetica ed è associata a strutture di protezione, a

spore per svilupparsi in ambienti ostili. IN fase sessuata la spora ha più riserve energetiche ed è

più spessa la parete della spora in modo da dar origine a molte più spore.

La fase asessuata ha una spora più piccola e una parete meno spessa quindi vi sono anche minori

riserve di energia (minori riserve = ridotta capacità di sopravvivenza).

PROPAGAZIONE DELLE SPORE: CAUSE ( con anche attività antropiche, contatto tra spore e

contenitori che passano da un campo all’altro )

OOMICETI (CICLO DI UN OOMYCOTA) : Riguardo alla riproduzione gli oomiceti si riproducono sia

per via sessuata che per via asessuata; essi sono gli unici funghi diploidi, con un doppio corredo

cromosomico che sono per brevissime fasi hanno una fase aploide. Tutti gli altri funghi hanno un

ciclo di vita aploide e solo in brevissime fasi avviene la formazione di cellule diploidi.

La struttura di resistenza degli oomiceti è la cosiddetta oospora la quale, in presenza di condizioni

ambientali favorevoli, germina dando origine ad uno sporangio costituito da uno sporangioforo

che sostiene lo sporangio. Nello sporangio i nuclei diploidi vanno in contro a mitosi.

Successivamente si formano delle zoospore e poi delle cisti che germinano con il tubetto

germinativo dal quale si forma un’ifa E POI UN MICELIO. Dall’ifa si riformano le oospore e si

riinnesca il ciclo.

Se i funghi si accorgono che manca il nutrimento passano dalla riproduzione asessuata da quella

sessuata. Per meiosi si formano l’anteridio (struttura maschile) e l’oogonio ( struttura femminile).

All’interno di queste strutture si dividono per meiosi i nuclei dimezzando il patrimonio genetico da

2n a n; poi l’anteridio riversa i nuclei nell’oogonio e nell’oogonio i nuclei si rimescolano, si

abbinano a coppie e si fondono in un unico nucleo diploide. ( la distinzione tra maschile e

femminile viene fatta in base a chi cede e a chi acquista nuclei).

Il vantaggio non sta nella rigenerazione del corredo cromosomico diploide ma nel fatto che con la

fusione tra i nuclei avviene il crossing over che favorisce la variabilità genetica e lo scambio del

materiale genetico.

Con la crescita i nuclei verranno contenuti nelle oospore, strutture di resistenza che hanno un

materiale genetico più variato rispetto a quello dei “genitori”.

ZIGOMICETI (CICLO DI UNO ZYGOMYCOTA): Anche gli zigomiceti si possono riprodurre in entrambi

i modi. Il micelio produce sempre degli sporangiofori i quali sono caratterizzati da degli

allargamenti e da un sacchetto che è lo sporangio. Dallo sporangio hanno luogo delle

sporangiospore le quali hanno come destino non quello di dare origine ad un’ifa come gli

zigomiceti ma vengono diffuse nell’aria. In presenza di condizioni favorevoli si forma ancora lo

sporangio e ricomincia il ciclo.

Nel caso in cui vi siano condizioni ostili si formano strutture dette “progametangi” che vengono a

contatto con altri progametangi, si fondono formando nuclei diploidi e successivamente una

meiosi li fa tornare aploidi. La fase diploide è stata breve ma il fungo ha fronteggiato le condizioni

ostili e ha ricombinato il materiale genetico.

ASCOMICETI (CICLO DI UNO ASCOMYCOTA):

Il micelio in accrescimento vede formarsi su di esso strutture diverse, sia maschili che femminili

dette anche loro anteridio + ascogonio femminile. Le strutture entrano in contatto, la parte

maschile riversa i nuclei nella parte femminile e i nuclei si mischiando, NON SI FONDONO.

L’evoluzione ha fatto si che i nuclei appartenenti alla stessa colonia non si immettono nella stesso

compartimento, l’anteridio di una colonia deve venire a contatto con l’ascogonio di un’altra

colonia. Il nucleo da origine ad ife e poi al micelio che contiene entrambi i nuclei, sia proveniente

dalla parte maschile che da quella femminile. L’apice dell’ifa si dispone ad uncino, i nuclei si

moltiplicano e poi un setto separa il punto di piegatura e i due nuclei sotto il setto si fondono in

una cellula dispoide detto” cellula madre dell’asco”. Tale nucleo 2N poi, tramite meiosi, da origine

a 4 nuclei n. La parte superiore al setto da origine a 8 ascospore contenute in contenitore che

prende il nome di asco. Tornando a parlare dei due nuclei sotto il setto si torna alla fase D.

Ciascun asco contenenti le ascospore da origine a più corpi fruttiferi che, in generale, prendono il

nome di ascocarpi. Gli ascocarpi si dividono in Aschi singoli detti: apotecio ( a coppa con la parte

fertile sul lato superiore), peritecio ( a forma di fiasco più o meno voluminoso) e cleistotecio ( a

forma di scatola sferica che non ha aperture quindi dovrà rompersi per liberare il contenuto).

Dal punto di vista della resistenza li consideriamo con un ordine contrario, 3.2.1.

(cleistoteci,periteci e apoteci).

Alcuni aschi crescono sotto terra.

In italia si apprezza il porcino e si disdegnano e morchelle, il contrario in america. Nel nord europa

disdegnano entrambi. DERRATE – D4

25/10/2017

Ascomiceti: La riproduzione asessuata degli ascomiceti corrisponde a quelle dei funghi mitosporici

(VERRANNO DESCRITTI IN SEGUITO). BASIDIOMICETI:

Descrivendo il ciclo riproduttivo partiamo dalla Basidiospora Dotata di un patrimonio genetico

aploide N e rilasciata, alla fine del ciclo precedente dai funghi fruttiferi e dai carpofori. Le

basidiospore, come tutte le spore, sono forme di resistenza e vivono circa tre giorni. Tali strutture

germinano in presenza di un substrato che permette loro di germinare. In presenza di condizioni

favorevoli si forma il cosiddetto micelio primario, un insieme di ife primario. I miceli che si

formano hanno polarità differenti, non si parla di micelio maschio e micelio femmina ma si

uniscono miceli con polarità differenti, si uniscono ife positive e ife negative dei miceli.

Con tale unione si forma un micelio secondario. Riguardo ai nuclei nella parte apicale del micelio

secondario i nuclei dei diversi miceli iniziano a duplicarsi. Dopo tale duplicazione ciascuno dei due

nuclei formati e con polarità differenti passano nella zona vecchio, nell’altro micelio.

Il passaggio dei nuclei formatosi nella parte vecchia avviene attraverso i cosiddetti “setti a fibbia”,

dei “ponti” che oltrepassano la separazione tra le parti apicali come un ponte, la bypassano.

Il micelio formatosi dopo la fusione dei miceli primari non viene definito diploide ma n+n e può

svilupparsi per mesi se non per anni prima di iniziare la fase sessuata del ciclo.

Il micelio cresce per anni e in alcuni casi da origine al carpoforo, il porcino (armillaria) ad esempio.

La morfologia del carpoforo è legata alle caratteristiche nutrizionali e tossicologiche.

N+n = micelio secondario.

Sulla parte apicale, dopo la duplicazione, di ogni singolo apice vi sono due nuclei e avviene la

fuzione dei nuclei che passano da n+n a 2n attraverso la cosiddetta CARIOGAMIA . Poi per meiosi

si formano quattro nuclei n e da ciascun nucleo si formano le basidiospore. Poi si rinnesca il ciclo .

Per i basidiomiceti il 95% della riproduzione è sessuata e raramente, solo in determinate

condizioni compiono una riproduzione asessuata molto semplice.

FUNGHI MITOSPORICI

I funghi mitosporici sono quei funghi che in passato venivano chiamati funghi imperfetti perché

non si conosceva la riproduzione sessuata. Inizialmente si riconoscevano i funghi in tal modo ma

quando si scoprì la loro riproduzione sessuata vennero collocati in categorie idonee.

FUSARIUM: Tale fungo produce conidi, estroflessioni delle ife che vengono tagliati ( come gli

gnocchi ). DERRATE – D5

30/10/2017

SPORE: dispersione, latenza e germinazione.

Le spore sono il punto iniziale ma, allo stesso tempo, il punto finale dei cicli vitali dei funghi;

I principali scopi delle spore, per cui un fungo dedica molte energie, sono:

- il perpetuarsi della specie nel tempo

- la diffusione della specie nello spazio.

Una pianta, per difendersi dalle malattie fungine, inibisce la germinazione delle spore su di essa.

Il termine spora è sostanzialmente generico, vi sono spore di dimensioni differenti e con resistenze

differenti.

RIGUARDO AL PERPETUARSI DELLA SPECIE NEL TEMPO una spora, a tale scopo, ha una

composizione completa e simile all’ifa del micelio; contiene le membrane, il nucleo, il mitocondrio.

Una spora però, rispetto al micelio, contiene meno acqua in modo da avere una situazione di

quiescenza che le permette di resistere in condizioni ostili. D’altro canto le spore hanno un

numero maggiore di riserve rispetto ad un’ifa. La parete della spora è importante più degli

organuli interni perché la parete è regola la resistenza alla luce, la permeabilità e percepisce

quando nell’ ambiente esterno vi sono condizioni idonee alla loro germinazione.

Alla fine del ciclo vitale di un fungo le spore vengono rilasciate dal micelio o nell’aria o nell’acqua,

l’allontanamento delle spore è dovuto ad eventi ambientali (vento e pioggia).

I funghi devono portare quindi il più possibile le spore più vicino al substrato, sulla parte aerea per

favorire la dispersione delle stesse.

Il distacco della spora viene regolato dalla pressione osmotica che, variando, spinge la spora verso

l’esterno portando a 20-30 cm di lancio mentre vi sono funghi che lasciano cadere le spore

sperando che un evento ambientale le disperda.

FASE DI LATENZA

La fase di latenza è quella fase in cui la spora percepisce le condizioni che le contornano, è quella

fase in cui una spora verifica quale condizione c’è all’esterno per poter germinare

successivamente. Le spore non compiono la germinazione quando riconoscono una minima

condizione ma quando sono certe che le condizioni siano veramente ottimali per la crescita del

micelio senza che esso muoia e degeneri in poco tempo, ad una spora non basta percepire una

condizione ma la deve verificare in modo concreto.

Esiste una latenza che viene detta COSTITUZIONALE o ENDOGENA, relativa a fenomeni interni.

Tale latenza dipende dalla variazione di componenti della parete che possono degradarsi in

presenza di luce e quindi inibire il passaggio di acqua dalla parete e quindi la germinazione.

La latenza viene favorita dalla autoinibizione, inibizione reciproca delle spore che germinano

attaccate tra loro andando ad inibire la loro singola funzione. Le spore germineranno quando si

staccheranno e potranno colonizzare ambienti differenti.

Alla latenza endogena si contrappone quella ESOGENA che influisce molto di più sulla

germinazione.

I fattori esogeni sono legati a parametri ambientali, a fattori fisici e chimici come temperatura,

umidità e pH. Il fungo non ha un range largo ma ha un intervallo ristretto, tende a non far avvenire

la germinazione se si trova anche lontano di poco rispetto al valore ottimale di temperatura

piuttosto che di pH. ( una spora germina se ha un valore corrispondente a quello di optimum )

Una spora germina a determinate temperature ma non viene per forza emessa dal micelio in

presenza della temperatura ottimale. In questo caso, se una spora germina a temperature più o

meno elevate, può essere costituita prima dell’autunno per cui rimane latenze per tutto l’autunno

e per tutto l’inverno per poi germinare in primavera germinando, dando vita ad un nuovo

individuo GERMINAZIONE.

à GERMINAZIONE

Come germinazione si intende il processo tramite il quale un fungo da vita ad un nuovo

individuo.

I fattori che influiscono sulla germinazione sono:

- Composizione del substrato

- reazione del substrato

- acqua

- temperatura

- concentrazioni gassose di O e CO

2 2

MODALITÁ DI GERMINAZIONE: DIRETTA O INDIRETTA

GERMINAZIONE DIRETTA: Si ha quando da una spora nasce un’ifa e un micelio successivo

1- Divisione dei nuclei.

2- La spora assume inevitabilmente acqua per rigonfiarsi e germinare: tale elemento viene

utilizzato per limitare lo sviluppo dei funghi in quanto si pone in acqua il fungicida che

limita la crescita fungina.

3- Emissione del tubetto germinativo dalla spora: è difficile distinguere il tubetto germinativo

dalla successiva ifa in ogni caso si parla di germinazione della spora, germinazione del

fungo se ha una lunghezza almeno doppia rispetto a quella della spora.

GERMINAZIONE INDIRETTA: Non si forma un’ifa e un micelio successivo

La spora forma una struttura secondaria che poi da origine ad un tubetto germinativo, il tubetto

germinativo non viene costituito direttamente.

31/10/2017

LA CRESCITA FUNGINA

Fattori che influenzano la crescita fungina:

- Acqua, umidità e acqua libera

- Temperatura

- Ossigeno e CO 2

- Fonti di carbonio

- Fonti di azoto

- Reazione del substrato FUNGHI :

Acqua: - XEROFILI: il contenuto dei substrati è molto povero di acqua, crescono in substrati poveri

di acqua, con quantitativi di acqua molto limitati.

- OSMOFILI: Crescono con pressioni osmotiche molto elevate dovute a dosi elevatissime di soluti

come sale o zucchero.

- ALOFILI: Crescono in presenza di un’elevata concentrazione di sali, crescono quando il sale è

particolarmente abbondante.

Attività dell’acqua: non acqua presente in assoluto ma acqua libera, acqua disponibile ai funghi. +

definizione + La maggior parte dei funghi cresce con un a > 0,98 come oomiceti e zigomiceti.

w

A 0,95 crescono i basidiomiceti e a 0,90 lieviti e ascomiceti.

Fonti di Carbonio:

Le principali fonti di carbonio sono gli zuccheri che vengono metabolizzati soprattutto se già

presenti sottoforma di glucosio. Se vi sono polisaccaridi più sarà difficile prelevare carbonio. Vi

sono funghi che degradano anche chitina, cheratina e lignina.

I funghi non prelevano carbonio solo dallo zucchero ma anche da amminoacidi.

Se un fungo ha una sola fonte di carbonio utilizza quelle invece se ha molte fonti di carbonio si

serve prima di quella che metabolizza meglio e poi dell’altra.

In base alla concentrazione di substrato, esempio zucchero, la modalità di riproduzione varia in

base alla concentrazione di substrato.

Temperatura:

Psicrofili: Crescono a temperature comprese tra 0 e 20°C

Mesofili: tra 20 e 25°C

Pseudotermofili: Crescono a temperature ambiente ma riescono a crescere anche a temperature

elevate, 35 e 65 °C

Termofilo: tra 35 e 65°C I BATTERI FITOPATOGENI

Si dicono batteri fitopatogeni i batteri dannosi per le piante. Le caratteristiche principali dei batteri

fitopatogeni sono:

- Il fatto che non formino strutture di resistenza come spore

- Non penetrano direttamente nelle strutture vegetali, non rompono le strutture vegetali

- Prediligono ambienti alcalini o pseudoalcalini

- La diffusione naturale a lunghe distanze è ostacolata, non hanno capacità di

movimento a lunga distanza Cellula Batterica

- Cellula procariote

- Cellula a bastoncino, TUTTI I BATTERI FITOPATOGENI HANNO UNA FORMA A

BASTONCINO

- Dimensione 1-5 x 0,5-1 µm

+ CAPSULA: strato di polimeri che sta al di fuori, che ricopre la cellula batterica. La capsula non è

indispensabile per la vita del batterio ma è importante, gli conferisce una maggiore resistenza.

Il materiale che costituisce la capsula è un materiale idrofilico, è in grado di trattenere acqua e

diventa “appiccicoso”, aderisce alle superfici dell’ospite.

Flagelli, pili e fimbrie: I flagelli e pili + fimbrie sono strutture rispettivamente allungate e corte. I

flagelli consentono motilità al batterio mentre pili e fimbrie favoriscono il contatto tra il batterio e

la superficie di un ospite.

I batteri fitopatogeni hanno i flagelli, sono pochi a batteri che non hanno i flagelli. Il flagello è più

lungo della cellula batterica e porta il batterio ad una velocità dai 40-70 km/h.

Pili e fimbrie permettono ai batteri di aderire ad un substrato e sono agli apici della cellula a

bastoncino.

TALI STRUTTURE POSSONO NON ESSERCI MA IL BATTERIO SOPRAVVIVE COMUNQUE.

Patrimonio Genetico

Essendo una cellula procariote non presenta un nucleo ben definito che contiene i cromosomi ma

il DNA è presente sottoforma di singoli pezzi di DNA che si chiamano “plasmidi”.

RAPPORTO PIANTA/BATTERIO

Epifitia: crescita di un batterio sulla superficie esterna delle piante. Un batterio vivendo all’esterno

non trova sempre le condizioni favorevoli per crescere. Le superfici possono bagnarsi, asciugarsi in

tempi differenti quindi gli sbalzi idrici, gli sbalzi termici o il repentino cambio di condizione non

permettono al batterio di crescere in modo idoneo. All’esterno i batteri sono anche soggetti ai

raggi UV.

È bene che sopravviva un numero sufficiente di funghi

Endofitia: i batteri crescono all’interno dei tessuti vegetali, negli spazi intercellulari e nei vasi.

All’interno della pianta le condizioni non sono opposte ma il batterio risulta essere più protetto

agli sbalzi termici, alle radiazioni uv etc.

Riguardo alle sostanze prodotto i batteri le possono utilizzare facilmente in quanto non le rilascino

all’esterno. PROCESSO INFETTIVO DEI BATTERI

Lenticelle: aperture che a differenza dello stoma non sono regolate ma sono sempre aperte.

DERRATE – D6

6/11/2017

I BATTERI, RIGUARDO ALLE MODALITÁ DI ATTACCO DELLA PIANTA, entrano nei tessuti ma non

nelle cellule, stanno negli spazi tra le cellule che prendono complessivamente il nome di

APOPLASTO, la regione dove si stanziano i batteri si chiama apoplasto.

L’apoplasto non è una regione così ricca di nutrienti, la maggior parte del nutrimento sta

all’interno della cellula quindi il nutrimento deve essere captato dal batterio.

Nell’apoplasto il batterio si lega comunque alla membrana delle cellule attraverso LA FASE DI

ANCORAGGIO che si divide in due fasi:

- ADSORBIMENTO: Fase in cui il batterio adsorbe, si fonde con la metrice della superficie

cellulare. Tale fenomeno è reversibile.

-

- ADESIONE: Fase irreversibile, una volta adeso alla superficie esterna delle cellule il batterio

non potrà più rilasciare la superficie.

Nel caso in cui siamo presenza di un patogeno dall’adesione esso compie la sua azione

mentre, in presenza di una specie saprofita o di un batterio presente in un ospite diverso

dal suo, l’attività di un batterio si ferma alla fase di adesione e non compirà la propria

azione più o meno alterante.

AZIONE DEL BATTERIO PATOGENI NEGLI SPAZI INTERCELLULARI:

Una volta negli spazi intercellulari il batterio induce le membrane cellulari a cedere acqua e

nutrienti verso l’esterno di conseguenza l’apoplasto, una regione in cui generalmente vi è aria, si

riempie di acqua. Tale fase di riempimento prende il nome di “fase idropica”, fase in cui in cui si

hanno delle manifestazioni esterne come il fatto che il tessuto diventi verde scuro, il tessuto

diventa verde scuro a causa dell’azione dei patogeni sul tessuto vegetale.

In alcune foglie dotate di nervatura si può notare che non tutta la superficie presenta una

variazione del colore, si vedono solo delle ” macchie idropiche poligonali” tipiche di un batterio.

Un batterio, a differenza di un fungo, porta le macchie idropiche ad avere una forma poligonale.

Le macchie idropiche non sono su tutta la superficie perché le nervature sostanzialmente

compiono da protezione, vanno a fermare l’azione di un batterie a livello di un altro apoplasto

adiacente. MECCANISMI DI PATOGENESI & SINTOMI

I meccanismi patogenici sono quelle modalità tramite le quali un patogeno aaltera l’attività delle

cellule vegetali.

- Sottrazione di acqua e nutrienti -> la cellula muore in 2/3 giorni

- Produzione di tossine (fito tossine) -> Il batterio dotato di tossina non deve rispettare un

ospite specifico ma un batterio in grado di produrre una tossina ha una gamma di ospiti

molto ampia, attacca anche ospiti di specie differenti. Addirittura vi sono batteri in grado di

attaccare non specie ma generi diversi per non parlare di quelle tossine capaci di attaccare

famiglie diverse.

- Induzione di scompensi ormonali -> I batteri inducono scompensi ormonali o creando loro

stessi degli ormoni con un azione antagonista o agiscono sui sistemi di sintesi degli ormoni

provocando una diversa o minore sintesi degli stessi creando uno squilibrio.

- Destabilizzazione fisica -> Vi sono le pectine che legano le cellule del tessuto vegetale,

fungono da collante. I batteri vanno a sottrarre e a destabilizzare tali pectine scollando le

cellule e destabilizzando a sua volta la struttura complessiva della membrana cellulare.

I PATOGENI BIOTROFICI provocano SINTOMI quali:

- Necrosi -> morte dei tessuti denotata da una formazione di strutture scure

- Clorosi -> attenuamento dei colori e/o prevalenza di colori tendenti al giallo

È impossibile che vi sia un solo sintomo ma i patogeni portano a più sintomi a livello della

superficie del frutto.

Una delle dirette conseguenze sono:

- La perdita di liquidi

- Un rammollimento, un indebolimento della consistenza

- La formazione di cavità

NON È DETTO CHE IL PATOGENO MANIFESTI SINTOMI dando origine ad un’infezione latente per

cui il patogeno permane a lungo nei tessuti senza manifestarsi.

Cause:

- Il patogeno è troppo debole per manifestarsi

- Il tessuto vegetale è moto resistente

- Occlusione dei vasi -> I batteri non si stanziano solo nell’APOPLASTO tra le cellule vegetali

ma anche nel VASO LINFATICO, formano delle colonie nelle anse del vaso linfatico

bloccando e rallentando il flusso del vaso linfatico; tutto ciò che viene irrorato da un vaso

linfatico più o meno ostruito non riceverà più acqua. Il batterio del vaso è in grado

anch’esso di produrre tossine non solo sulle giunzioni e nelle anse ma anche a livello di

altre strutture, le tossine vengono trasmesse a distanza portando ad effetti a distanza

causati da tossine. ( a distanza rispetto all’origine dei vasi linfatici ).

SOPRAVVIVENZA DEI BATTERI:

- Tessuti Lesionati in generale o da lui stesso

- Infezioni Latenti

- Semi

- Terreno


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Dgigi

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3 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dgigi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia delle derrate vegetali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Saracchi Marco.

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