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1) l’accuratezza dell’informazione sulla natura della ricerca per ottenere spontaneamente il consenso da parte del

soggetto sperimentale alla ricerca stessa;

2) la presentazione spontanea e necessaria, da parte dello sperimentatore, della propria identità, del suo status

scientifico e professionale ed eventualmente anche dell’istituzione a cui afferisce;

3) la garanzia attribuita ai soggetti sperimentali da parte dello sperimentatore circa la loro piena libertà di aderire

e di sottoporsi alla ricerca, ovvero di rifiutare e anche di ritirare;

4) se la natura della ricerca non permette un’informazione preventiva, lo sp.è obbligato a dare le info dovute e a

ricevere il consenso rispetto all’uso dei dati raccolti almeno alla conclusione della ricerca o della raccolta dei

dati;

5) il consenso, se le persone sono incapaci di esprimerlo validamente di persona per età o per altri motivi, deve

essere espresso formalmente da coloro che ne hanno la potestà genitoriale o la tutela;

6) lo ps che fa ricerca sarà impegnato a tutelare il diritto dei soggetti sperimentali alla riservatezza, alla loro non

riconoscibilità e all’anonimato.

Il tema del consenso informato è al centro di ogni trattazione che abbia come oggetto di studio la questione etica nella

ricerca condotta in laboratorio o sul campo; il consenso informato costituisce l’essenza stessa della ricerca quando

questa sia basata sulla relazione tra sperimentatore e soggetto sperimentale: anche la comprensione del disegno

sperimentale della ricerca contribuisce ad attribuirgli libertà e autonomia nella relazione per quanto riguarda il

consenso.

Costituiscono il consenso: l’informazione, la comprensione, la volontarietà, il prendere decisioni.

Costituiscono la competenza a dare il consenso: la capacità decisionale, il ragionamento sulle decisioni, la previsione

dei risultati delle decisioni.

Il tema trattato assume ulteriore valenza significativa se rapportato al dibattito sulla possibilità/necessità di un’etica

nell’epoca della scienza e della tecnica.

1° tema articolo: la responsabilità del ricercatore deriva dal fatto che deve ottenere sempre il consenso del soggetto

sperimentale prima di sottoporlo ad indagine e anche per poter utilizzare qualsiasi tipo di dati. Il consenso deve poter

essere “informato”, cioè emesso in piena libertà e nella comprensione di tutti gli aspetti della ricerca. La libertà del

soggetto di aderire o no alla ricerca deve essere accertata se il soggetto appartiene all’infanzia, all’adolescenza, alla

vecchiaia, o se è istituzionalizzato, ospedalizzato o detenuto. Il consenso informato deve essere ottenuto a riguardo

dell’utilizzo dei dati della ricerca e in ogni caso al soggetto deve essere lasciata la possibilità dell’anonimato. Quando

l’obiettivo scientifico della ricerca richiedesse che il soggetto sia tenuto all’oscuro su alcuni aspetti parziali di essa, lo

ps. deve informare in merito esaurientemente il soggetto.

Il consenso deve essere ottenuto per iscritto nei casi in cui potrebbe essere ipotizzato o prevedibile uno stato

temporaneo di disagio; infine quando il soggetto non è in grado di esprimerlo, deve essere richiesto e ottenuto da chi ha

la responsabilità legale.

2° tema articolo: il partecipante alla ricerca non deve mai essere riconoscibile personalmente. Se non fosse possibile

tutelare l’anonimato, o fosse violata la privacy, il consenso del soggetto sperimentale deve essere ottenuto per iscritto.

Questo articolo non prevede le eccezioni alla riservatezza, contemplate nel “Codice Etico” dell’Associazione Italiana di

Psicologia, per motivi di consulenza con altri psicologi, o per la tutela dello stesso soggetto.

Art. 10

Ha per oggetto il trattamento e il rapporto che potrebbe intercorrere tra lo ps. e il soggetto animale: occorre

salvaguardare la dignità degli interessi degli animali, soggetti di valore non solo per la vita biologica, ma anche per

quella psichica. L’animale è soggetto-di-una-vita e in quanto tale ha valore inerente (intrinseco) e quindi non è una

cosa.

L’ambito della ricerca e della sperimentazione sugli animali è oggi soggetto a un severo controllo. Anche se gli

esperimenti in ps. potrebbero sembrare meno invasivi e meno dannosi, si pone il problema del trattamento dell’animale

in ogni momento della sua esistenza nei laboratori.

Inoltre l’animale è un soggetto avente diritto di essere rispettato nella sua natura specifica, che allude a una dimensione

del suo benessere fisico e psicologico: occorre preservare l’animale dalla sofferenza fisica e psichica durante tutta la

durata della ricerca. Ultimo problema l’intervento chirurgico e l’eliminazione: il primo deve essere eseguito in

anestesia, il secondo in modo rapido ed indolore.

Art. 11

Il rapporto che lo ps. intrattiene professionalmente con il paziente/utente è per sua natura confidenziale. Altrimenti, il

paziente sarebbe indotto ad alterare, nascondere od omettere informazioni. Ovviamente non rincorre la violazione del

segreto per es. se il paziente ha già comunicato quanto lo psicologo ha già rivelato.

Le notizie da non rivelare devono essere apprese in ragione del rapporto professionale, e quindi il segreto non riguarda

notizie che si sono conosciute accidentalmente o in contesti diversi da quello professionale, ad es. amichevole.

La violazione dell’obbligo del segreto comporta la violazione dell’art. 662 del c.p. (pag. 99). La “giusta causa” può

derivare da ragioni diverse, es. lo psicologo che violi il segreto al fine di difendersi da una falsa accusa, per es di un

paziente che lo ha denunciato per molestie sessuali e quando sa, in ragione dell’attività psicoterapeutica, che la paziente

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abbia già coinvolto in tali denunce altre persone innocenti. La Cassazione ha ammesso la violazione del segreto

d’ufficio per l’esercizio di un diritto come quello della propria difesa in giudizio.

Art. 12

Rafforza e specifica il contenuto dell’art. 11. Lo ps non deve violare il segreto professionale neanche in occasione di

una testimonianza processuale (art. 200 del c.p.p.) Ai fini deontologici tali previsioni relative al segreto professionale

non si applicano al tirocinante, pertanto non ancora iscritto all’Albo. Diverso è il caso se il tirocinante presta la sua

opera in un contesto che abbia stipulato con gli enti locali o unità sanitarie locali le convenzioni, in quanto viene

privilegiata l’attività terapeutica rispetto a quella giudiziaria.

Sussistendo il segreto nell’interesse del paziente/utente l’art consente che questi dia consenso allo ps di testimoniare su

quanto da lui conosciuto professionalmente (es. imputato in un processo di omicidio che ha interesse che il suo ps

deponga circa le sue condizioni psichiche per ottenere infermità mentale).

Perché il consenso sia valido deve essere informato (il soggetto deve rendersi conto delle conseguenze della

testimonianza e deve essere valido, cioè prestato da persona in grado di vagliare, giudicare e decidere per quanto lo

riguarda. Nell’interesse dello ps sarà meglio che il consenso sia dimostrabile o documentalmente (dichiarazione scritta)

o testimonialmente.

Viene anche ribadita la prevalenza dell’interesse alla tutela psicologica rispetto all’attività giudiziaria (lo ps, anche con

consenso valido e dimostrabile, può decidere di non testimoniare, nell’interesse del paziente). Il Consiglio dell’Ordine

dirimerà il conflitto con il magistrato.

Art. 13.

Nel caso di obbligo di referto o obbligo di denuncia, lo ps limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso

in ragione del proprio rapporto prof.le, ai fini della tutela psicol. del soggetto

Negli altri casi valuta la necessità di derogare alla propria riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la

vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi

Articolo fra i più spinosi e complessi da interpretare per la previsione dell’obbligo del referto e della deroga al segreto

per la tutela della salute del paziente o di terzi.

Lo ps è obbligato a denunciare fatti costituenti reato, soprattutto quando riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di

incaricato di pubblico servizio (es. consulente tecnico d’ufficio o come dipendente ente pubblico – artt. 361-362 c.p). La

notizia gli può pervenire “a causa delle sue funzioni”, quindi oltre la conoscenza occasionale.

Non si applica se il reato è punibile a querela della persona offesa/ai responsabili delle comunità terapeutiche per fatti

commessi da tossicodipendenti)

Chi lavora nel pubblico, oltre all’Autorità giudiz., deve deferire a chi di competenza(es direttore sanitario) Non bisogna

riferire fatti per cui il paz potrebbe essere esposto a procedimento penale; se è un familiare in cura, non si dovrà riferire

se il reo è un parente.

Più complesso è stabilire se lo ps abbia o meno l’obbligo del referto, ad es. se lo ps non esercita la professione di

psicoterapeuta non ha l’obbligo del referto. Il problema si pone per lo ps non medico che presti la propria assistenza o

operi privatamente in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per cui si debba procedere d’ufficio: la risposta

dipende dal fatto che si ritenga che l’attività psicoterapica rientri nell’ambito delle professioni sanitarie.

Principio di specialità (art 15 CP): la norma speciale per cui i professionisti devono denunciare o fare referto nei casi

previsti, prevale su quella generale che dice di mantenere il segreto

Altro tema spinoso: il possibile contrasto tra la riservatezza e il segreto da un lato e dall’altro il pericolo per la vita o

per la salute psicofisica del soggetto o di terzi (es. il paziente che dice di aver comprato una pistola per suicidarsi o per

uccidere la moglie). Dovranno bilanciarsi gli interessi in gioco per cui il bene protetto con la riservatezza abbia un

contraltare forte nella tutela della vita e della salute psicofisica del soggetto e/o di terzi, chiedendo anche un parere al

Consiglio dell’Ordine. (vista anche la difficoltà di prevedere la condotta umana sulla base di quanto viene riferito dal

paz..) Fra i terzi potrebbe esserci lo stesso ps che potrebbe derogare alla riservatezza per la tutela della propria vita e

salute.

Art 14

Per interventi su o attraverso gruppi (gruppo=oggetto/strumento), lo ps è tenuto, nella fase iniziale, ad informare circa

le regole che governano tale intervento. Inoltre deve impegnare i comportamenti del gruppo al rispetto del diritto di

ciascuno alla riservatezza.

Ai diritti/regole riguardo la relazione prof.le col singolo, si sovrappongono quelli del gruppo

Vengono trattati i temi del contratto prof.le e della riservatezza in termini molto generici (eterogeneicità dei contesti

gruppali): - l’intervento psicol. con gruppi necessita di un’esplicitazione chiara delle specifiche regole che lo

governano

- lo ps deve provvedere affinché i soggetti, pur non essendo legalmente tenuti al segreto prof.le,

rispettino il diritto soggettivo di ciascuno alla riservatezza 

Rapporti professionista-individuo/professionista-gruppo/componenti gruppo ciò implica diversi tipi di regole da

esplicitare nella fase iniziale

Vengono considerati gruppi anche le famiglie e le coppie. Gruppi terapeutici, di formazione, di dipendenti.. 5

Lo ps deve chiarire le sue funzioni

Art 15

Nel caso si collaborazione con altri soggetti tenuti al segreto pref.le, lo ps può condividere solo le info strettamente

necessarie in relazione al tipo di collaborazione

Tale collaborazione si presuppone esista col consenso dell’avente diritto

Le info fornite devono essere strettamente collegate al tipo di utilizzazione prevista nel rapporto di collaborazione

La riservatezza può essere limitata in alcune circostanze: mandato di giudice-valida ragione-protezione

Art 16

Redazione di comunicazioni scientifiche (anche per pubblico di professionisti tenuti a segreto pref.le) salvaguardando

l’anonimato del destinatario della prestazione.(omissione dei nomisigle-iniziali-nomi fittizi/omissione di particolari

che possono ricondurvi)

Vale sia per comunicazioni scientifiche scritte-orali-videoregistrazioni

Si ricollega anche all’art 15

Art 17

La segretezza delle comunicazioni deve essere protetta anche attraverso custodia e controllo dei appunti, note, scritti,

registrazioni di qualsiasi genere-forma, che riguarda il rapporto prof.le. Tale documentazione deve essere conservata

per almeno 5 anni dalla conclusione (salvo norme specifiche)

Lo ps deve provvedere affinché, in caso di sua morte-impedimento la protezione sia affidata a collega o Ordine

Lo ps che collabora alla costituzione-uso di sistemi di documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di

tutela dei soggetti interessati

Oggi=vari metodi di archivioovunque lavora, lo ps deve avere comportamenti e accortezza per tutelare la privacy del

paz

Va educato tutto il personale che per qualche motivo viene a contatto.

Particolare è il contesto del lavoro di gruppo(CSM, consultori..)equipe multidisciplinare: lo ps deve valutare se

trascrivere in cartella tutto quanto di delicato riferito dal paz e come la riservatezza debba essere assicurata

Problema dell’archivio i PC o dischetti(codici di accesso!) e del trasferimento di info per fax o e-mail, agende

tascabili (può esere smarrita o dimenticata..), cellulari o segreterie telefoniche, videoregistrazioni

Gli strumenti odierni possono sfuggire al controllo dello ps che non ne ha ancora piena padronanza

Problema del personale non soggetto a segreto prof.le (soprattutto segretari-tirocinanti)lo ps deve far in modo che la

loro conoscenza sia limitata alla stretto necessario e della responsabilità che hanno nel caso di divulgazione

L675/96: tutela delle persone e altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali

Inoltre l’individuo dovrebbe avere accesso a tutte le info che lo riguardano

Art 18

In ogni contesto prof.le lo ps deve adoperarsi affinchè sia il pù possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del

cliente-paz, del professionista a cui rivolgersi

Lo ps può dover fare riferimento ai fini diagnostici-terapeutici ad altri specialisti: è necessario che il paz venga

informato sul perché e che questi accetti consapevolmente (se ambito privatolo ps deve fornire più di un nominativo).

A volte il paz accetta solo perché non vuole contrariare il terapeuta..

Lo ps deve porre sempre l’interesse del cliente al di sopra di ogni sua convenienza (vedi il caso di invio presso altri, per

rassicurarsi in caso di non condivisione di diagnosi-terapia..)

Art 19

Lo ps che presta opera in contesti di selezione-valutazione è tenuto a rispettare esclusivamente i criteri della specifica

competenza, qualificazione o preparazione, e non avalla decisioni contrarie a tali principi

Lo ps non può e non deve avventurarsi al di fuori delle proprie competenze-qualificazione-preparazione (anche nel caso

in cui la selezione e la valutazione sono fatti da altri, non dovrà avallarne i contenuti se sono contrari a tali principi.

L300/70 (Statuto dei Lavoratori): vietato effettuare indagini anche, a mezzo di terzi,su opinioni politiche-religiose-

sindacali e su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine prof.le del lavoratore

Non può eseguire-avallare somministrazione-valutazione di test o questionari creati e/o somministrati da persone senza

preparazione specifica o che valutino aspetti non attinenti allo specifico impiego

Art 20

Nell’attività di docenza-didattica-formazione lo ps stimola negli studenti-allievi-tirocinanti l’interesse per i principi

deontologici, anche ispirando ad essi al propria condotta prof.le

Tale formazione deve avvenire attraverso contenuti informativi e attraverso l’esempio (condotta congrua con i

contenuti: si insegna ciò che si è)

Il trasferimento di conoscenze deve avvenire a diversi livelli di astrazione, relativamente: 6

- al contenuto concernente la materia insegnata

- alle norme deontologiche

- alla condotta dell’insegnante-tutor

E’ opportuno prevedere una formazione esplicita della deontologia!

Art 21

Lo ps, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di sturmenti conoscitivi e di

intervento riservati alla professione di ps, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali

soggetti discipline psicologiche (salvo laureandi in psicol., tirocinanti, specializzandi in materie psicol).

Tali strumenti sono utilizzabili solo se supportati da bagaglio di conoscenze proprie dello ps (da considerare anche il

discorso della deontol.)

Insegnamento è diverso da addestramento all’uso!(p130)

CAPO II RAPPORTI CON L’UTENZA E CON LA COMMITTENZA

Art 22

Lo ps adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente e non utilizza il proprio ruolo e i

propri strumenti prof.li per assicurare per sé o ad altri indebiti vantaggi

Elevato livello di sovrapposizione con norme penali-civili, tende a rilevare le implicazioni deontol. di comportamenti

legalmente perseguibili o ai margini della perseguibilità

Si correla e va interpretato in razione ad art 2-3-4-5

Attenzione al professionista (norme penali-civili sono attente sulla persona e i suoi diritti) su qualità e correttezza della

sua prestazione (a prescindere dalla presenza di lesione o no)

Per “condotte lesive” non si intende solo la tutela concreta dell’utente, ma anche delle condotte prof.li che possono

risultare lesive in relazione al dovere di interpretare correttamente il proprio ruolo prof.le e di applicare metodologie e

strumenti in coerenza con modello teorici riconoscibili ed accreditati scientificamente

Infrazione deontol. è l’ABUSO (non corretto uso di ruolo-strumenti prof.le)squilibrio esistente tra il professionista e

il destinatario delle sue prestazioni (asimmetricità della relazione, che, se utilizzata al di fuori degli ambiti e delle

finalità previsti, costituisce abuso)

Sono sanzionati dal CD i comportamenti scorretti finalizzati all’ottenimento, attraverso il potere derivante dalla proprie

conoscenze o ruolo, di vantaggi indebiti, per sé-altri

L’unico vantaggio che può cercare il professionista è il compenso per la prestazione erogata

Vantaggi indebiti sono anche quelli conseguiti attraverso l’utilizzo di notizie apprese in ragione dell’esercizio prof.le o

di altri tipi di rapporti (personali, sessuali, economici)

Particolare valenza nelle attività cliniche (squilibrio più accentuato!)

CP art 643: circonvenzione di incapace (minori-infermi-deficienti psichici)

Condotta lesiva quando:

- non vengono scelte e applicate metodologie e strumenti in coerenza coi modelli teorici riconoscibili e

accreditati scientificamente

- si configura estranea alla natura della professione di ps e alla sua definizione formale (art 1 LP/art 3

CD)

- il potere conferito dal ruolo prof.le non è esercitato esclusivamente per le finalità connesse al mandato

ricevuto, al contratto definito dalle parti e al benessere psicol. del soggetto

Delinea il profilo di uno ps competente professionalmente e corretto sul piano etico.

DA pdv disciplinare art 22 evidenzia valenze dontol. Di atti-omissioni che procurino lesioni a diritti degli utenti o danni

e sopr. di quelli che costituiscono abuso-scorrettezza-malpratica/anche a tutela dell’immagine della categoria nei casi di

comportamenti scorretti di singoli

Considera anche la mancata definizione di settino adeguato al tipo di intervento

Uso del ruolo prof.le per ottenere vantaggi non connessi con il corrispettivo dovuto:

- uso di info apprese in contesto prof.le per acquisire vantaggi economici

- rapporti di affari o condivisione di interessi economici contemporanei a rapporti prof.li

- richiesta o accettazione di beni-servizi (aggiuntivi al corrispettivo legittimo)

Art 23

Lo ps pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso prof.le

In ambito clinico il compenso non può essere condizionato all’esito-risultto dell’intervento prof.le. In tutti gli ambiti lo

ps è tenuto al rispetto delle tariffe ordinistiche, minime e massime

Clima di chiarezza e trasparenza.

Accordo ps-cliente con oggetto le prestazioni prof.li, pone in essere un negozio giuridico regolato dal CC (art 2229-

2238: professioni intellettuali): 7

- NATURA DEL RAPPORTO: contratto d’opera intellettuale, a prestazioni corrispettive. E’stipulato con riguardo alle

doti del professionista (che ha il dovere di eseguire personalmente l’incarico o eccezionalmente facendosi sostituire o

coadiuvare sotto sua responsabilità). Il contratto prende vigore nel momento in cui si incontrano le volontà delle parti. Il

più delle volte è verbale.

L’obbligo del professionista (sopr. ambito clinico)=obbligazione di mezzi (garantisce che si adopererà con tutte le

risorse professionali disponibili per ottenere il risultato desiderato, ma non potrà mai assicurare l’esito della sua

prestazione). Se risultato non raggiuntoprofessionista non è considerato inadempiente se ha agito secondo criteri di

correttezza-competenza.

Quando la variabile in gioco è la competenza prof.le (es ricerca, indagine di mercato), l’obbligazione è di fine, quindi:

retribuzione condizionata al raggiungimento del risultato convenuto.

- COMPENSO: commisurato all’importanza del lavoro svolto ed al decoro della professione. Contenuto nei limiti

previsti dalla tariffa, generalmente convenuto dalle parti.

La legge prevede che il cliente possa risolvere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo (anche non espresso) il

rapporto (rimborsandolo). Il professionista può recedere solo per giusta causa e in modo da evitare pregiudizio per il

cliente.

Il CD prevede che il compenso sia pattuito nella fase iniziale del rapporto (anche se può essere soggetta a variazioni,

contenute, durante l’opera)

La gratuità della prestazione non è vietata, sotto il profilo deontol., quando non costituisca un artificio per accaparrarsi

clienti (affinché ciò non avvenga, deve essere saltuario-occasionale)

Art 24

Lo ps, nella fase iniziale del rapporto prof.le, fornisce all’individuo-gruppo-istituzione o comunità, siano essi utenti o

committenti, info adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse e circa il grado

e i limiti giuridici della riservatezza.

Opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato.

Se la prestazione ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile la prevedibile durata.

Info=fornite nella fase iniziale del rapporto prof.le, su prestazioni dello ps, finalità, modalità di svolgimento.

Il consenso è adeguatamente informato quando:

- soggetto sia e appaia in grado di comprendere la materia su cui presta il consenso

- le info fornite sono espresse in modo chiaro e comprensibile

- le info sono pertinenti, rilevanti, complete (tenendo conto delle capacità di comprensione del

soggetto)

- è libero=non ottenuto con violenza o minaccia di terzi (anche se non sempre può essere libero..)

Lo ps deve informare che le notizie conosciute dello ps sono coperte dal segreto e oggetto di particolare riservatezza

(ma che vi sono dei limiti deventi dalla situazione-contesti-particolari contenuti)

Riassumendo, lo ps deve informare circa:

- modalità-finalità prestazione

- proprio ruolo e competenze

- rischi e disagi possibili

- tempi-durata-costi (approssimativi)

- alternative

- disponibilità per ogni chiarimento

- possibilità di revocare il consenso in ogni momento

- diritto di interruzione in qualsiasi momento

- caratteristiche del segreto prof.le e limiti (terzi che hanno diritto di sapere, reati procedibili d’ufficio,

ipotesi di lesioni gravi per integrità psicofisica sua o altrui)

Art 25

Lo ps non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone.

Per interventi commissionati da terzi, informa i sogg circa la natura del suo interv. prof.le, e non utilizza, se non nei

limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio.

Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, lo ps è tenuto a regolare tale comunicaz

anche in relazione alla tutela psicol dei sogg.

Importante sopr in ambito clinico, dove è marcato lo squilibrio di potere tra le parti(asimmetricità).

Gli strumenti diagnostici-valutativi devono essere utilizzati esclusivamente per finalità di aiuto o all’interno di un

mandato in cui ruoli e finalità siano chiaramente riconoscibili.

Affronta il problema dell’etica nella relazione prof.le, all’interno di rapporti triadici(utente e committente non

corrispondono), dove possono divergere finalità e interessi tra utenti e committenti.

Necessità di salvaguardare la tutela psicol del sogg e la corretta info delle parti circa i ruoli-vincoli del professionista nei

confronti di entrambe. 8

Quando deve restituire propria valutazione in relazione al mandato ricevuto, deve escludere ciò che, risultando ad esso

estraneo, può avere ricadute sul sogg.

Frequenti casi in cui committente è un datore di lavoro.

Lo ps è chiamato a ricercare il l’equilibrio tra il corretto esercizio del mandato valutativo o diagnostico, e la necessità di

tutela psicol del sogg.

Art dedicato all’ambito della diagnosi e della valutaz psicol e si pone l’obiettivo di definire i vincoli deontol,

incrociando la tematica attraverso 4 assi di analisi:

-l’uso delle competenze professionali

-i riferimenti per lo sviluppo della relazione prof.le quando questa non è “semplicemente”diadica

-il diritto-dovere ad informare e la tutela psicol dei sogg

Per uso improprio di strumenti psicol occorre avere un doppio riferimento rispetto a:

2- uso degli strumenti di diagnosi e valutazione dal pdv tecnico:

- scelte corretta di tali strumenti rispetto a ciò che deve essere diagnosticato e valutato

- uso degli strumenti in relazione a ciò x cui sono stati valicati scientificamente

- uso degli strumenti secondo procedure corrette che garantiscano la loro efficacia valutativa

3- uso improprio degli strumenti di diagnosi e valutazione dal pdv della relazione col sogg:

- gli strumenti di cui lo ps dispone possono essere utilizzati unicamente all’interno di contesti e relazioni

prof.li .

-l’uso degli strumenti psicol deve essere coerente con le finalità specifiche del rapporto prof.le instaurato

Art definisce il dovere di informare e i limiti dell’uso delle info acquisite in ambito diagnostico e valutativo.

L’obbligo all’info comporta la chiarezza e trasparenza di termini formali della relazione prof.le

La valutazione dello ps deve tenere conto del dovere di rispondere in scienza e coscienza al mandato ricevuto e della

necessità di utilizzare terminologie e forme espressive che non possano costituire grave turbamento psicol del sogg..

Sono quindi importanti un’adeguata preparazione “di contesto ed un’attenta scelta anche dei termini, precisi e chiari.

Art 26

Lo ps si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività prof.le ove propri problemi o conflitti personali

(cioè dati di vita interiore- soggettivi), interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni , le rendano inadeguate o

dannose alle persone cui sono rivolte.

Lo ps evita di assumere ruoli prof.li e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’autorità

giudiziaria, qualora la natura dei precedenti rapporti(dati più “formali=maggiormente oggettivabili) possa

compromettere la credibilità e l’efficacia.(sono molti i ruoli prof.li assumibili, gli interventi che possono essere

compiuti, e molte le nature dei precedenti rapporti).

Art presuppone qualità autovalutativa dello ps

Lo ps dovrebbe quanto più possibile salvaguardare la propria attività prof.le dal preesistente potenzialmente

contaminante(sia problema che conflitto) o un precedente rapporto(anche di stessa natura prole). Altrimenti tale attività

rischia la propria credibilità-efficacia.

Art 27

Lo ps valuta ed event propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paz non trae alcun

beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura.

Se richiesto, fornisce al paz le info necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.

Il cliente(coincidente o meno col paz) è libero di interrompere in qualsiasi momento il rapporto col terapeuta, mentre

questi può esercitare tale diritto solo ove ricorra una giusta causa, la cui valutazione è delicata: essa sussiste quando

eventi est o int al rapporto abbiano fatto venir meno la fiducia del professionista nei confronti del cliente, o quando

situazioni oggettive (es malattia, protratta inabilità, trasferimento) impediscono di assistere efficacemente il cliente.

Il recesso del profess. Deve avvenire senza arrecare alcun danno dal cliente.

Tale art si pone in modo complementare al codice civile.

In ambito psicoterapeutico, lo ps ha obbligo deontol di non decidere unilateralmente l’interruzione del rapporto, ma di

proporre-prendere in considerazione di discutere col paz l’ipotesi di porre fine al trattamento (di cui se ne constati

l’inutilità anche in prospettiva futura). L’inutilità può derivare da molte cuase, in ogni caso ciò che importa è l’assenza

di beneficio per il paz. (che richiede una valutazione prognostica)

Nel caso di interruzione della psicoterapia, è obbligo fornire al paz ogni utile info perché questi possa trovare altre vie

terapeutiche

Notevoli problemi possono insorgere quando cliente e paz no coincidono(cliente può decidere interruzione , senza

condivisione dello ps e/o del paz). L’interesse del paz impone allo ps l’obbligo deontol di tentare di convincere, previo

consenso informato del paz, il cliente a mantenere il rapporto prof.le; ove tale tentativo non sortisca effetto, lo ps dovrà

chiarire col paz le cause di interruz del rapporto.

Art 28 9


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Deontologia professionaleCodice deontologico. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: L’esercizio di una professione comporta dilemmi circa l’opportunità, la correttezza, la liceità di talune condotte. Si dice che i C.D. siano connessi alla morale e all’etica. Le norme deontologiche sono tuttavia norme giuridiche e per questo il loro studio rientra nell’ambito della psicologia giuridica. Dopo la loro promulgazione le norme deontologiche sono diventate vere e proprie norme giuridiche che rientrano in un corpus...


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Zara Georgia.

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